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Campagna per la Palestina
INDIGNARSI NON BASTA. AGIAMO INSIEME! Trasforma l’indignazione in pressione politica. Scrivi oggi stesso ai tuoi deputati, senatori e parlamentari europei. Pretendi azioni concrete contro pena di morte, torture e maltrattamenti dei prigionieri palestinesi e chiedi la liberazione di Marwan Barghouti, del dott. Hussam Abu Safiya e degli altri palestinesi detenuti arbitrariamente. Accedendo al link seguente, è possibile generare una mail indirizzata ai parlamentari del proprio collegio elettorale, richiedendo interventi urgenti contro la nuova legge israeliana sulla pena di morte e la tutela dei palestinesi detenuti da Israele. Nella mail viene ribadita l’opposizione alla pena di morte, incompatibile con il diritto alla vita e con la dignità umana, e si richiede di sollecitare il governo italiano affinché: * Condanni pubblicamente la legge israeliana sulla pena di morte e chieda la sua immediata abrogazione *  Agisca in sede diplomatica ed europea per prevenire qualsiasi esecuzione di prigionieri palestinesi *  Chieda l’accesso immediato e regolare del Comitato Internazionale della Croce Rossa ai detenuti palestinesi * Sostenga il rilascio immediato di Marwan Barghouti, in linea con l’ultima decisione dell’Unione Interparlamentare * Chieda il rilascio immediato e incondizionato del dott. Hussam Abu Safiya e operatori Sanitari Palestinesi detenuti arbitrariamente *  Promuova indagini indipendenti su torture, maltrattamenti, negligenza medica, detenzioni arbitrarie, sostenga misure concrete perché Israele rispetti il diritto internazionale umanitario. Accedi qui per scrivere la tua mail ______________________________________ MATERIALE PER LA CAMPAGNA * Locandina colori * Locandina bianco/nero * Locandina PDF con link
August 30, 2026
Assopace Palestina
Lettera aperta alle rettrici e ai rettori delle università italiane
Per la sospensione dei rapporti di collaborazione con le istituzioni israeliane coinvolte nel genocidio, nell'occupazione e nell'apartheid, e con la filiera bellica. L'università è l’istituzione deputata alla produzione critica del sapere e si fonda sui principi della cooperazione internazionale, della solidarietà tra i popoli e del pacifismo. In un contesto internazionale segnato da genocidi e da conflitti armati, da crimini di guerra e violazioni sistemiche del diritto internazionale, che coinvolgono attori statali e non statali, l'istituzione universitaria ha il dovere di dotarsi di strumenti normativi e procedurali adeguati a impedire che le proprie attività di ricerca e i propri accordi di collaborazione si traducano in un contributo, diretto o indiretto, alla violazione di tali principi fondativi. Ciò implica in primo luogo la definizione di criteri chiari per la sospensione o la cessazione dei rapporti istituzionali con soggetti responsabili di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. Implica, in secondo luogo, una regolamentazione rigorosa delle ricerche e delle loro applicazioni dual use, in conformità con la Raccomandazione (UE) 2021/1700 della Commissione europea del 15 settembre 2021, relativa ai programmi interni di conformità per i controlli sulla ricerca riguardante prodotti a duplice uso.
Francia: dalle discussioni informali in sala insegnanti alla campagna nazionale. Chi vuole la pace, prepara la pace.
Anche in Francia insegnanti e genitori si mobilitano contro la guerra. È quanto accaduto alla scuola media “Jean Lolive” di Pantin, nella provincia di Seine – Saint-Denis (nell’Île de France, stessa regione di Parigi), dove a maggio è stata lanciata la campagna “École contre la guerre“. Su iniziativa del personale scolastico e dei genitori degli alunni di quella scuola, con il sostegno dei rappresentanti sindacali dell’Istruzione si è svolta un’affollata assemblea che ha visto la rappresentanza di 14 istituti scolastici della provincia. È durante l’incontro che si è deciso di condividere l’appello per trasformarlo in una petizione. Come denuncia l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, il ritorno della leva, in qualsivoglia forma e definizione (incluso quindi tutte le misure volte ad aumentare gli arruolamenti volontari), appare come un fenomeno strutturale europeo e, in tutta Europa, passa attraverso la militarizzazione delle scuole. Oltre a quanto mostrano la campagna de La conoscenza non marcia, le ricerche dell’Osservatorio e le stesse narrazioni delle varie istituzioni, ora anche questa notizia francese arriva a conferma che la “difesa” europea si è di fatto sostituita all’impegno green, dai fondi di investimento fino ai banchi di scuola. Riportiamo qui alcuni dei contenuti della petizione e le parole di un docente francese (clicca qui per visionare e firmare il testo completo della petizione). > «Non lasceremo sensibilizzare i nostri studenti alle questioni relative alla > difesa al fine di un riarmo morale della popolazione e in particolare dei > giovani». È dall’inizio dell’anno scolastico che il personale docente e non docente, discute della crescente militarizzazione della società in generale e della scuola in particolare. All’unisono denunciano questa militarizzazione messa in atto da Emmanuel Macron. Durante le assemblee sindacali hanno denunciato la necessità di fermare queste collaborazioni e questi moduli di propaganda, così come i corsi di difesa, i raduni civici, i libretti didattici che servono solo a catturare i giovani. Le e i firmatari chiedono fermamente che vengano sospesi sia la legge Blanchet, una legge ad hoc per militarizzare le scuole, in quanto volta a «rafforzare l’insegnamento della difesa nazionale nell’ambito del percorso di cittadinanza», sia l’aggiornamento della legge di programmazione militare che aggiungerebbe 36 miliardi di euro ai 432 già previsti per 2026-2030 a sostegno del riarmo. > «Questi dispositivi propagandistici mirano a distruggere la Scuola nelle sue > fondamenta, trasformandola in un luogo di indottrinamento. Laddove invece le > nostre professioni mirano a trasmettere le conoscenze e le competenze delle > nostre discipline, a stimolare lo spirito critico e la capacità di > riflessione». «Prima delle vacanze, con una mozione approvata all’unanimità e poi ripresa dal Consiglio di Istituto, abbiamo chiesto l’abbandono della legge Blanchet», dice un docente della scuola media Jean Lolive di Pantin e aggiunge: «Se dovesse essere approvata, non la applicheremo». Denunciano che malgrado molti e molte insegnanti abbiano manifestato contro il genocidio a Gaza, i sanguinosi attacchi di Trump in Iran, la guerra di Israele in Libano, la propaganda bellica dilaga e si è fatta più intesa. «Il governo e la presidenza della Repubblica intendono fare di noi, della scuola, «punti di riferimento per i giovani» a favore dell’esercito», scrivono le e gli insegnanti, che indicano come il militarismo serva anche a minare i diritti. L’aggiornamento della legge di programmazione militare poi prevede la possibilità di derogare alle norme in caso di “minaccia grave e attuale” – una formulazione ampia e vaga che consente ogni tipo di abuso. Come se non bastasse, le misure attuali vengono attuate a scapito delle ore di lezione. «Sono inoltre concepite per dividere la categoria. Tutti noi subiamo la precarietà delle nostre professioni, a causa della mancata rivalutazione dei nostri stipendi sotto E. Macron e, prima di lui, sotto F. Hollande, N. Sarkozy, J. Chirac e compagnia. Alcuni colleghi, per mancanza di denaro, accettano questi «progetti», non per ideologia, ma per necessità», continua il collega. > «Insomma, vogliamo insegnare. Vogliamo ore di lezione per le nostre materie. > Vogliamo che il numero di alunni per classe sia limitato. Come insegnanti, > assistenti sociali, infermieri e medici scolastici, non ce la facciamo più. > Vogliamo porre fine a questa politica di armamento che sta distruggendo i > nostri servizi pubblici». > «Chi vuole la pace, prepara la pace». Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Comunicato di solidarietà all’Hotel Decumani
Esprimiamo la nostra piena solidarietà al “Decumani Hotel de Charme” di Napoli, aderente alle campagne BDS “Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana” (SPLAI) e  "No Room for Genocide", finito al centro di una  serie di azioni diffamatorie dopo che alcuni media israeliani hanno dato risalto alla decisione di una turista israeliana di cancellare la propria prenotazione presso la struttura. Dopo aver ricevuto il messaggio automatico di benvenuto inviato dall’hotel, la turista ha optato volontariamente per la disdetta. Nel messaggio la struttura dichiarava la propria adesione alla campagna internazionale "No Room for Genocide", ribadiva “il proprio impegno per la libertà e i diritti umani delle comunità vittime di razzismo, discriminazione e oppressione” ed esprimeva il proprio benvenuto “ai palestinesi, ai rifugiati e a tutte le persone che resistono pacificamente all'oppressione nel perseguimento dei diritti riconosciuti dal diritto internazionale”. Va sottolineato che la struttura non ha rifiutato una prenotazione, né discriminato in alcun modo i potenziali clienti, ma siamo di fronte a una rinuncia unilaterale da parte della cliente. È bastato questo perché il “Decumani Hotel de Charme” diventasse bersaglio di una campagna diffamatoria. La struttura ha denunciato false prenotazioni, recensioni “fake” pubblicate da persone che non hanno mai soggiornato nell'hotel e tentativi di danneggiamento all'attività. Questi attacchi confermano come l'accusa di antisemitismo venga troppo spesso utilizzata per colpire chi sostiene i diritti del popolo palestinese. Non è la prima volta che accade: in Italia e in altri paesi, realtà che aderiscono alle campagne promosse dal BDS sono periodicamente oggetto di denigrazione e discredito con l'obiettivo di scoraggiare ogni forma di azione non-violenta e solidarietà con la causa palestinese. La campagna "No Room for Genocide", così come la rete degli Spazi SPLAI, si fondano sui principi di uguaglianza, giustizia e rispetto del diritto internazionale. Le campagne si basano sui principi del movimento BDS che sostiene la parità di diritti per tutt* e pertanto si oppone ad ogni forma di razzismo, fascismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia, discriminazione etnica e religiosa. Criticare le politiche di uno Stato o denunciare un genocidio non significa discriminare un popolo o una comunità religiosa. Rinnoviamo la nostra piena solidarietà al “Decumani Hotel de Charme”, al proprietario e ai dipendenti.  Lo stesso sostegno va a tutte le strutture che, come questa, hanno il coraggio di esporsi pubblicamente in difesa dei diritti del popolo palestinese e del diritto internazionale, nonostante le pressioni e le ritorsioni che questo comporta. BDS Italia
BARI: CONDIZIONI INDEGNE PER 4MILA BRACCIANTI STIPATI NEI GHETTI DELLE CAMPAGNE PUGLIESI. IN 200 OCCUPANO LA BASILICA
Caporalato nelle campagne pugliesi. È terminata la protesta di centinaia di braccianti che insieme a Usb hanno occupato simbolicamente la basilica di San Nicola a Bari, per chiedere acqua e condizioni di lavoro minime, in quello che è il più grande ghetto di braccianti d’Europa, in settimane di caldo asfissiante. Quello tra Foggia e Bari è infatti un buco nero dello sfruttamento, dove vivono in condizioni indegne oltre 4mila braccianti. Dopo l’occupazione, una delegazione di lavoratori di Torretta Antonacci ha incontrato il presidente della Regione Puglia. “Chi raccoglie il cibo muore di sete accanto ai campi. Buttati i fondi Pnrr, ora il governo e la Regione intervengano”, fa sapere il sindacato Usb. Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Francesco Caruso, funzionario di Usb. Ascolta o scarica.  
July 6, 2026
Radio Onda d`Urto
La scuola di Leonardo
SCUOLE E INDUSTRIA MILITARE: FORME E DISPOSITIVI DELLA COMPLICITÀ CON IL GENOCIDIO. IL CASO DI ROMA SCARICARE IL DOSSIER IN VERSIONE PDF La campagna internazionale per l’embargo militare promossa dal movimento BDS (Boycott, Divestment and Sanctions) rappresenta oggi uno degli strumenti politici e civili più efficaci per contribuire a isolare politicamente ed economicamente il regime israeliano di occupazione coloniale, apartheid e genocidio in corso nei confronti del popolo palestinese. Colpire le reti economiche, finanziarie, tecnologiche e istituzionali che sostengono la produzione, la sperimentazione, la commercializzazione e la legittimazione degli apparati militari significa infatti incidere sulle condizioni materiali che rendono possibile la prosecuzione della violenza sistemica e l’impunità internazionale di Israele. In questo quadro, assume rilevanza l’analisi delle relazioni tra aziende che producono armi e il sistema dell’istruzione e della formazione. Le collaborazioni con scuole, università, enti di ricerca e percorsi di formazione professionale, frequentemente presentate come opportunità di qualificazione tecnico professionale e inserimento occupazionale, contribuiscono non soltanto alla legittimazione culturale, simbolica e politica dell’industria bellica, ma anche ai processi di normalizzazione della violenza coloniale e del genocidio in corso nei confronti della popolazione palestinese all’interno degli spazi educativi pubblici.  Interrogare criticamente tali connessioni significa dunque riflettere sul ruolo delle istituzioni educative nella riproduzione di modelli economici e geopolitici fondati sul colonialismo, sulla militarizzazione, sulla guerra e sulle disuguaglianze globali, nonché sulle responsabilità etiche e pedagogiche che attraversano il mondo della formazione. A partire da queste considerazioni, il presente dossier intende offrire strumenti di analisi, documentazione e proposte per sostenere pratiche di consapevolezza critica, trasparenza e mobilitazione collettiva. In che modo le scuole, e quindi il personale docente, educativo e tecnico amministrativo, le altre figure lavoratrici e la popolazione studentesca, possono contribuire concretamente alla campagna internazionale per l’embargo militare e alla costruzione di spazi educativi sottratti alla normalizzazione della guerra e dell’industria bellica? Dossier a cura di BDS Roma
BDS Italia con Francesca!
Da giovedì 28 maggio Francesca Albanese è stata nuovamente inserita nella lista nera americana. La Corte d'Appello ha infatti accolto la richiesta di sospensione urgente presentata dall'amministrazione Trump, bloccando così il provvedimento del tribunale di primo grado che aveva eliminato le sanzioni contro la Relatrice ONU per violazione dei diritti di libertà d'espressione. Il Dipartimento del Tesoro ha pertanto reintegrato le misure restrittive con una rapidità straordinaria, dimostrando la linea intransigente di Washington e il congelamento immediato dei beni finanziari della funzionaria internazionale.  BDS Italia esprime la sua profonda stima e il proprio sostegno incondizionato alla Relatrice ONU Francesca Albanese, vittima, per la seconda volta, di un sistema coercitivo che viola il suo diritto di libertà di parola e le impone sanzioni discriminatorie tramite OFAC, l’ufficio per il controllo dei beni esteri del Tesoro statunitense. Il caso di Francesca Albanese sta inoltre dimostrando che, oggi, nemmeno la finanza etica è tale fino in fondo, perché costretta dalle prescrizioni delle principali centrali operative politiche del pianeta a definire i propri perimetri sui diversi fronti. Mentre l'Europa ufficiale è rimasta a guardare, solo il premier spagnolo Pedro Sánchez, in una lettera indirizzata a Ursula von der Leyen, ha invocato una manovra diplomatica d'emergenza: l'attivazione del cosiddetto "Statuto di blocco" (Regolamento CE n. 2271/1996). E lo ha chiesto come scudo per i diritti umani non solo per Francesca Albanese, ma per denunciare un attacco sistemico alla giustizia internazionale, che coinvolgeva anche undici giudici e procuratori della Corte Penale Internazionale. L'Europa ha manifestato un’assenza ingombrante e  l'Italia continua a brillare per la sua ignavia. Nonostante Francesca Albanese sia una cittadina italiana, il governo Meloni ha scelto la strada del silenzio assordante e nessuna autorità ha intrapreso iniziative pubbliche contro il blocco dei suoi conti. Questa mancanza di tutela diplomatica verso una propria cittadina impegnata in un mandato ONU è un vulnus senza precedenti. La diplomazia italiana ed europea sembrano aver abdicato al proprio ruolo, preferendo non indispettire Washington piuttosto che difendere il principio di legalità internazionale. Chiediamo con forza che la Presidenza del Consiglio si muova in tutte le sedi istituzionali al fine di tutelare i diritti e la dignità di una cittadina italiana, gravemente danneggiata dall’arroganza del governo USA. E auspichiamo la creazione di un sistema finanziario non più sottoposto ai colossi di oltre Atlantico e al potere geo-finanziario di Washington, oggi utilizzato in modo discrezionale contro chi è ritenuto scomodo per le proprie politiche. L'esecutivo italiano ha a disposizione diverse azioni pratiche di natura diplomatica, legale e politica per tutelare una propria cittadina e funzionaria ONU. 1. Canali diplomatici bilaterali e multilaterali  Negoziato diretto con gli USA: il Ministero degli Affari Esteri può avviare interlocuzioni diplomatiche formali con il Dipartimento di Stato americano per richiedere l'esclusione di Albanese dalla SDN List dell’OFAC.  Azione coordinata in sede UE: l'Italia può farsi promotrice di un'azione comune a livello di Unione Europea. L'UE dispone del cosiddetto "Regolamento di Blocco" (Blocking Statute), uno strumento giuridico nato proprio per contrastare gli effetti extraterritoriali delle sanzioni statunitensi e proteggere i cittadini e le imprese europee. Asse con le Nazioni Unite: il governo può supportare ufficialmente le interlocuzioni già avviate dall'ONU, chiedendo il rispetto delle tutele e delle immunità funzionali legate al mandato di Relatrice Speciale. 2. Strumenti finanziari e di supporto tecnico-legale Istituzione di un canale bancario protetto: il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), d'intesa con la Banca d'Italia, potrebbe esaminare deroghe straordinarie per motivi umanitari o di sussistenza. Questo permetterebbe a un istituto nazionale di aprirle un conto corrente tecnico per ricevere lo stipendio, isolando l'operatività dai circuiti in dollari per evitare sanzioni secondarie. Supporto legale e amicus curiae: lo Stato italiano può intervenire indirettamente nei ricorsi legali ancora pendenti negli Stati Uniti. Può presentare una memoria scritta (amicus curiae) a sostegno delle tesi dei legali di Albanese, attestando la violazione dei diritti fondamentali della propria cittadina. 3. Azioni politiche e di protezione istituzionale Rilascio del passaporto diplomatico: il governo può garantire la massima protezione nei viaggi istituzionali emettendo o rinnovando passaporti diplomatici o di servizio, agevolando la sua mobilità internazionale laddove possibile. Tutela consolare attiva: garantire una costante assistenza tramite l'Ambasciata italiana a Washington, monitorando ogni fase del procedimento giudiziario americano. Presa di posizione pubblica: il superamento dell'attuale linea di riservatezza attraverso dichiarazioni ufficiali di solidarietà istituzionale aumenterebbe la pressione politica internazionale sull'amministrazione statunitense.
Chi decide chi odiare oggi?
Una raccomandazione per i lettori organizzati. Se incontrate qualcuno che continua dire “la destra fa schifo, ma il problema della ‘sensazione di insicurezza’ esiste e va affrontato con misure urgenti“, prima prendetelo a schiaffi. Poi fategli leggere il seguito. O viceversa. ***** Un’ex MAGA ci svela come funziona la propaganda […] L'articolo Chi decide chi odiare oggi? su Contropiano.
May 11, 2026
Contropiano
Alimentare il genocidio - Quando la finanza è complice
Roma,  10 giugno 2026 BDS Italia promuove dal 10 al 20 giugno il rilancio della campagna nazionale "Banche complici", un'iniziativa di pressione focalizzata su tre grandi istituti di credito italiani profondamente integrati nell’occupazione della Palestina e nelle guerre di Israele. Obiettivo è dare visibilità con un rilancio social e un convinto invio di email da parte dei correntisti e cittadini comuni che sostengono le richieste. La campagna si rivolge a UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL-BNP Paribas, tra le istituzioni finanziarie italiane più coinvolte in operazioni non etiche che supportano la colonizzazione illegale e l'apartheid in Palestina, lo sfollamento e il genocidio israeliano ora estesi alla Cisgiordania.         Invia la tua email di pressione alle banche complici ✉️ Scrivi a UniCredit ✉️ Scrivi a Intesa Sanpaolo ✉️ Scrivi a BNL BNP Paribas Cliccando sul pulsante si aprirà il tuo client di posta con il messaggio già precompilato. L'analisi della complicità finanziaria L'analisi condotta da BDS Italia esamina nel dettaglio l'esposizione delle tre banche verso Israele, valutando: * Finanziamenti diretti al settore armamenti  * Relazioni con grandi aziende belliche  * Supporto a programmi militari  * Investimenti in Israele e territori occupati  * Sottoscrizione e collocamento di strumenti finanziari legati alla guerra  Il supporto al complesso militare-industriale si articola attraverso una sofisticata strategia a tre livelli: 1. Finanziamento diretto a società che forniscono armi utilizzate nel genocidio dei palestinesi  2. Distribuzione ai risparmiatori di Titoli di Stato Israeliani ("War Bonds") accanto a titoli di aziende come Leonardo ed ENI  3. Allocazione di capitali in fondi d'investimento legati a settori che violano sistematicamente il diritto internazionale  Sostegno autorevole e obiettivi concreti La campagna trova un'importante sponda nella Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) che valorizza il  disinvestimento nei confronti dei soggetti finanziari come forma per esprimere una volontà di partecipazione da parte dei singoli e delle istituzioni  L'iniziativa, realizzata in collaborazione con Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi, periodici cattolici italiani che dal 2000 promuovono la campagna sulle "banche armate", si propone tre obiettivi principali: 1. Informare l'opinione pubblica e le persone di coscienza sul ruolo di queste banche nel genocidio in corso, nell'occupazione e negli insediamenti coloniali  2. Determinare un reale danno d’immagine 3. Sollecitare azioni concrete da parte dei clienti per trasferire i propri risparmi a istituti meno complici  "Non si tratta di una protesta simbolica ma di una pressione economica diretta. Chiediamo ai correntisti di queste banche di trasferire tutti o in parte i propri risparmi e investimenti a istituti meno complici, fino a quando non dimostreranno di aver interrotto in modo permanente le loro complicità."   La campagna invita tutti i cittadini e le cittadine ad inviare email e a partecipare a momenti informativi dal 10 al 20 giugno, per chiedere l’immediata cessazione di ogni forma di complicità con le violazioni del diritto alla vita dei Palestinesi.. Nella pagina trovi inoltre le bozze di lettere da inviare agli indirizzi dei referenti degli Istituti di credito o una versione generale che può essere rivolta anche dai cittadini che non hanno un conto corrente aperto ma desiderano sostenere e rilanciare le richieste della pressione. Dalla pagina della campagna sul sito BDS Italia si può scaricare il volantino aggiornato e tutti i materiali di presentazione con video e slide da proiettare.    Link al volantinaggio tenuto dal gruppo BDS di BOLOGNA venerdì 12 giugno 2026.  LETTERE da spedire via e-mail Lettere dei correntisti alle tre banche complici   -  modelli di lettera in pdf Lettera dei cittadini attivi NON correntisti a tutte e tre le banche   VOLANTINO A4 - BANCHE COMPLICI Volantino A5 doppio su A4 - Banche complici     Altri materiali di presentazione su drive (vedere anche in Risorse): - Slide di presentazione della campagna   - Video di presentazione della campagna   Contatti BDS Italia Embargo Militare:  bds.banchecomplici@gmail.com Cellulare: (+39) 333-8312194 Per ulteriori informazioni sulla Campagna BDS Italia (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) Banche Complici: bdsitalia.org Per ulteriori informazioni su La Campagna di pressione alle “banche armate”: banchearmate.org    
Banche complici - campagna di pressione nonviolenta
Roma, giovedì 25 marzo 2026 BDS Italia annuncia il lancio della campagna nazionale Banche Complici, inizialmente rivolta a UniCredit, Intesa San Paolo, BNL-BNP Paribas - tra le istituzioni finanziarie italiane più coinvolte, causa operazioni non etiche, in operazioni di supporto nella colonizzazione illegale e nell’apartheid in Palestina, nello sfollamento e genocidio di Israele ora estesi alla Cisgiordania. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi, tre periodici cattolici italiani che dal 2000 hanno promosso la Campagna di pressione sulle “banche armate”. Anche la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), guidata da Matteo Zuppi, invita al disinvestimento da aziende produttrici di armi. UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL- BNP Paribas sono coinvolte in una o più delle seguenti pratiche che supportano Israele: * Il finanziamento o l’estensione di linee di credito/prestiti a società operanti nella produzione e nella fornitura di armi a Israele e utilizzate anche nel genocidio dei palestinesi. * La sottoscrizione e/o distribuzione di Titoli di Stato Israeliani (“War Bonds”) e di titoli azionari/obbligazionari di società presenti nella lista BDS che colludono con il genocidio di Israele (tra le quali ENI e Leonardo). * L’allocazione - attraverso acquisti individuali o fondi d’investimento gestiti - di capitale proprio o dei clienti - in obbligazioni/azioni di società in settori industriali complici del genocidio di Israele, dell’occupazione e delle sue crescenti violazioni del diritto internazionale. Prima di attivarci, abbiamo chiesto alle tre banche se, in base alle loro direttive, avessero escluso operazioni riguardanti il settore degli armamenti con lo Stato di Israele. La risposta è stata evasiva o assente. I due obiettivi principali della Campagna BDS Banche Complici sono: 1. Informare l’opinione pubblica e le persone di coscienza del ruolo e della complicità di queste banche italiane nel genocidio in corso, nell’occupazione, negli insediamenti coloniali e nell’incessante violazione dei diritti umani da parte di Israele in Palestina (Gaza e Cisgiordania). 2. Sollecitare azioni da parte degli attuali clienti privati e istituzionali delle banche affinché i loro risparmi e investimenti presso di esse non siano più associati a pratiche non etiche. Fino a quando tali istituti non dimostreranno di aver interrotto in modo permanente le loro complicità, chiediamo ai clienti di queste banche di trasferire tutti o in parte i propri risparmi e investimenti a istituti meno complici. Lettere dei correntisti alle tre banche complici Contatti BDS Italia Embargo Militare: bdsitalia.embargomilitare@gmail.com  Cellulare: (+39) 333-8312194 Rosa Siciliano (Segreteria Campagna “banche armate”) - Cellulare: (+39) 339.138.0637 - Email: campagnabanchearmate@gmail.com Per ulteriori informazioni sulla Campagna BDS Italia (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) Banche Complici: bdsitalia.org Per ulteriori informazioni su La Campagna di pressione alle “banche armate”: banchearmate.org