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ATTENTATO AL SI COBAS E AL DIRITTO DI SCIOPERO!
LA COMMISSIONE DI GARANZIA FA RIENTRARE LA LOGISTICA NELLA LEGGE 146 COME SERVIZIO PUBBLICO  ESSENZIALE PENSANDO DI  INGABBIARE LE LOTTE. La delibera 26/88 dell’11 marzo 2026 della Commissione di Garanzia non è un passaggio tecnico né un intervento neutrale. È una scelta politica precisa: colpire il SI COBAS (perchè questa è la vera ragione della delibera, lo ha detto anche il ministro Piantedosi in parlamento)   per restringere  il diritto di sciopero proprio in uno dei settori in cui, negli ultimi anni, le lotte operaie hanno inciso davvero sui rapporti di forza. La Commissione sostiene che, quando si parla di approvvigionamento di energie, prodotti energetici, risorse naturali e beni di prima necessità, non conta solo il trasporto in senso stretto, ma l’intera filiera logistica: ricezione, deposito, custodia, trasferimento, spedizione e distribuzione. In un successivo chiarimento precisa che il riferimento riguarda le attività connesse ai beni di prima necessità. Ma si tratta di una formulazione ambigua, elastica e politicamente pericolosa, soprattutto dentro un’economia capitalistica privata fondata sulla libera circolazione di ogni tipo di merce. Il punto, infatti, è chiaro: allargare il perimetro dei vincoli e delle limitazioni sugli scioperi nella logistica. In pratica, basta che un’azienda tratti anche beni classificabili come essenziali perché lo sciopero debba sottostare alla legge 146/1990, con preavviso obbligatorio, procedure di raffreddamento e tutti gli strumenti utili ai padroni per riorganizzare i flussi, deviare le merci e depotenziare la forza della mobilitazione. È una forzatura evidente. Pensiamo alla logistica alimentare di un grande player che movimenta diversi marchi di pasta, riso, pelati e migliaia di altri prodotti in decine di magazzini distribuiti in tutta Italia. Davvero si può sostenere che l’intera movimentazione di questa enorme massa di merci debba essere considerata, senza distinzione, essenziale per la collettività? Davvero la sopravvivenza delle persone dipenderebbe dalla possibilità di avere sempre scaffali pieni di infiniti prodotti equivalenti, di marche diverse e provenienti da paesi diversi? La verità è un’altra. Gli scioperi nella logistica non mettono in discussione, in via generale, l’accesso della popolazione ai beni essenziali. Colpiscono piuttosto la continuità operativa delle grandi piattaforme, degli hub distributivi, dei committenti e delle multinazionali che organizzano la circolazione delle merci su scala globale. In un settore dominato dalla libera concorrenza, dalla saturazione dei magazzini, dall’intensificazione dei ritmi e dalla circolazione continua delle merci, ciò che si vuole proteggere non sono anzitutto i diritti fondamentali delle persone, ma i profitti privati. Questa è la contraddizione politica di fondo. La logistica non viene considerata essenziale quando i lavoratori rivendicano salari più alti, stabilità, sicurezza, fine degli appalti e dei subappalti, diritti sindacali e dignità. Diventa improvvisamente essenziale quando lo sciopero può interrompere la valorizzazione del capitale e inceppare la circolazione delle merci. Non siamo quindi di fronte a una tutela imparziale dell’interesse collettivo, ma alla trasformazione degli interessi economici dei grandi gruppi della logistica, della distribuzione e dei trasporti in un presunto interesse pubblico. Per questo siamo di fronte a un provvedimento gravissimo, che rischia di diventare uno dei peggiori precedenti di repressione antioperaia degli ultimi decenni. Non arriva per caso. Si inserisce in un quadro più ampio di stretta repressiva, di riduzione degli spazi di agibilità del conflitto, di contenimento sistematico di ogni forma di protesta e di dissenso. Nelle piazze come nei luoghi di lavoro, il messaggio è lo stesso: impedire che la protesta produca effetti reali e soprattutto che la logistica sia a misura preventiva  di terza guerra mondiale imprigionando gli scioperi pensando di fermare il si cobas. Nella logistica questo significa colpire il punto in cui i lavoratori possono ancora esercitare una forza concreta: la continuità dei flussi, la catena delle consegne, la circolazione delle merci. È qui che il conflitto può ancora mettere in difficoltà il sistema. Ed è proprio questo che si vuole disinnescare. Dentro questo quadro, parlare di economia di guerra non è uno slogan. È la descrizione di una tendenza materiale fatta di attacco ai diritti collettivi, subordinazione della vita, della salute e della sicurezza sul lavoro alle esigenze della produzione e della continuità dei flussi. In questo contesto la logistica diventa uno snodo strategico da mettere al riparo dal conflitto sociale. Non è un caso che questo orientamento arrivi mentre crescono il carovita, la competizione tra potenze capitaliste e gli effetti sociali della guerra, e mentre negli ultimi mesi la combattività operaia ha colpito anche la logistica bellica, bloccando snodi portuali e intermodali attraversati da un flusso crescente di armi, come negli scioperi contro il genocidio in Palestina. Anche da questo punto di vista, il tentativo di ingabbiare ulteriormente il diritto di sciopero risponde all’esigenza di impedire che la classe lavoratrice possa ostacolare concretamente i meccanismi economici e logistici della guerra. Le lotte operaie nella logistica hanno avuto in poco più di un decennio un merito enorme: rompere il muro di invisibilità che copriva evasione fiscale, appalti e subappalti, ricatti, ritmi insostenibili, precarietà e supersfruttamento sistematico di una forza lavoro quasi sempre migrante. Hanno mostrato che dietro la retorica dell’efficienza si regge in realtà un modello fondato sul ricatto permanente e sulla compressione dei diritti. Ed è proprio per questo che oggi si tenta di riportare tutto indietro. Colpire lo sciopero significa colpire il significato politico di quelle lotte e provare a rendere di nuovo normale ciò che i lavoratori hanno avuto il merito di rendere visibile e di contrastare. Sono state lotte che hanno strappato aumenti salariali, scatti di livello, indennità, ticket mensa, diritti per i lavoratori interinali, e che hanno imposto un argine al caporalato, alle discriminazioni razziali, al ricatto del permesso di soggiorno, al lavoro a cottimo e al lavoro senza garanzie. Lotte dure, pagate a caro prezzo, ma capaci di restituire dignità e forza collettiva. Per questo la delibera 26/88 non è un semplice atto amministrativo. È un tassello di una più ampia offensiva contro chi, attraverso lo sciopero, può ancora inceppare la macchina degli extraprofitti. E non è secondario che, proprio mentre si tenta questa stretta, il Comitato Europeo dei Diritti Sociali abbia messo in discussione l’impianto della legge 146/1990 e la sua natura fortemente restrittiva nei confronti del diritto di sciopero. Non sarà la Commissione di Garanzia a fermare la lotta operaia e il SI COBAS. Valuteremo tutte le iniziative legali necessarie per contrastare questa misura repressiva gravissima e illegittima. Ma soprattutto è urgente unire le lotte della classe lavoratrice e rilanciare una mobilitazione permanente contro la repressione crescente e contro l’economia di guerra, che già oggi peggiora salari, condizioni di lavoro, sicurezza, stabilità e possibilità di organizzazione per milioni di lavoratrici e lavoratori. Il diritto di sciopero non si tocca. Lo difenderemo con la lotta. Si cobas nazionale L'articolo ATTENTATO AL SI COBAS E AL DIRITTO DI SCIOPERO! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
TRIBUNALE DI NOVARA CONDANNA A 8 MESI DI RECLUSIONE DUE COORDINATORI PER IL PRESIDIO IN MEMORIA DI ADIL BELAKHDIM!
IL TRIBUNALE DI NOVARA HA EMESSO UNA SENTENZA DI CONDANNA A 8 MESI DI RECLUSIONE  CONTRO LA COORDINATRICE DEL SI COBAS DI NOVARA LOUBNA NOAMANE E IL COORDINATORE PROVINCIALE DI MILANO ALESSANDRO ZADRA CON L’ACCUSA DI  “INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO”. IL DUALISMO DELLA GIUSTIZIA BORGHESE NON SI SMENTISCE MAI QUANDO DEVE PUNIRE CHI LOTTA E SALVARE  CHI HA UCCISO ADIL BELAKHDIM. L’ASSASSINONIO DI ADIL E STATO DERUBRICATO A OMICIDIO STRADALE, COME UN NORMALE INCIDENTE, PERMETTENDO A CHI LO HA AMMAZZATO DI  SALVARSI DALLA GALERA,  IL GIUDICE   SI ACCANISCE, INVECE,  CONTRO I DUE DIRIGENTI DEL SI COBAS CHE PRESIDIAVANO IN SOLIDARIETA,’ INSIEME   A  UN MIGLIAIO DI  LAVORATORI E SOLIDALI GIUNTI DA TUTTO IL  CENTRO NORD, DAVANTI AL TRIBUNALE DI NOVARA  L’ULTIMO ATTO DELL’UDIENZA. L’UNICA INTERRUZIONE DI SERVIZIO  PUBBLICO LO HA PROVOCATO  LA STESSA POLIZIA E LA DIGOS  PERCHE’ SONO STATI LORO A CHIUDERE LA STRADA MENTRE NOI ABBIAMO FATTO PASSARE I PULMAN PUBBLICI. LE MOTIVAZIONI DELLA CONDANNA SI SAPRANNO FRA 90 GIORNI E POI SI RICORRERA’ OVVIAMENTE  IN APPELLO, MA E’ EVIDENTE CHE LA CONDANNA  MIRA A COLPIRE CHI SI ORGANIZZA, COMPRESI TUTTI I MOVIMENTI SOCIALI, COME IL SI COBAS  IN OPPOSIZIONE AL GOVERNO  E   ALLLE SUE  POLITICHE REPRESSIVE. ARRIVA OGGI LA NOTIZIA, A PROPOSITO DI POLITICHE REPRESSIVE,  CHE LA COMMISSIONE DI GARANZIA HA DELIBERATO UNA CIRCOLARE SUGLI SCIOPERI  NEL  SETTORE DELLA LOGISTICA FACENDOLI RIENTARE NELLA LEGGE 146 COME BENI ESSENZIALI. QUESTA E’ UNA CIRCOLARE ANTI  SI COBAS E I SUOI SCIOPERI A DIFESA DEI LAVORATORI. IL S.I. COBAS SAPRA’  COME RISPONDERE ALLA CONDANNA E ALLA REPRESSIONE DEGLI SCIOPERI. S.I. COBAS NAZIONALE     L'articolo TRIBUNALE DI NOVARA CONDANNA A 8 MESI DI RECLUSIONE DUE COORDINATORI PER IL PRESIDIO IN MEMORIA DI ADIL BELAKHDIM! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Sciopero autisti
Il caso Protopapa ci dimostra una cosa: il sistema degli appalti scarica i costi sulle spalle dei lavoratori. 80 camionisti lasciati da un giorno all’altro senza stipendio, senza alcuna possibilità di accedere ad ammortizzatori sociali, senza tutele, senza futuro. Nel caso specifico di Protopapa, le linee di trasporto commesse da GLS non sono state soppresse, ma ridistribuite ad altri. La committenza ha scelto di non ricollocare gli autisti pur avendone la piena possibilità. Una scelta politica precisa e che GLS tenta di giustificare nascondendosi dietro una presunta assenza di responsabilità in solido. Questa vicenda mette ancora una volta in luce le gravi lacune del CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione, che per anni non ha garantito alcuna clausola sociale a una parte fondamentale della categoria. Per questo da San Giuliano a Sordio, fino al resto d’Italia, diciamo ancora: sciopero. Si cobas L'articolo Sciopero autisti proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Condoglianze alla famiglia del nostro compagno di lotta
Abbiamo ricevuto notizia che un nostro compagno di lotte, operaio in Number 1 nel magazzino di Paullo sia da poco venuto a mancare. Solo pochi giorni fa, era come sempre al nostro fianco alla manifestazione a Brescia, in piazza contro sfruttatori e oppressori. Dalle strade attraversate nei cortei da Roma a Milano, dai cancelli della fabbrica dove restano i tuoi compagni fino a quello dove hai portato la tua forza e la tua solidarietà, dalla tua terra ai nostri cuori, ti ricorderemo col sorriso, Nassar. Che la terra ti sia lieve. Sì cobas L'articolo Condoglianze alla famiglia del nostro compagno di lotta proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Palestina:   nessun testimone! Venezuela:  il petrolio è mio!
RICEVIAMO E VOLENTIRI PUBBLICHIAMO QUESTA PRESA DI POSIZIONE DEL CIP TAGARELLI SULLA PALESTINA  E IL VENEZUELA  CHE METTE IN LUCE VARI ASPETTI ATTUALI CHE MARCIANO VERSO LA TERZA GUERRA MONDIALE A PARTIRE DA CASA NOSTRA. SI COBAS NAZIONALE. Senza tante parole. Palestina. Come aveva annunciato in dicembre, dal 1° gennaio di quest’anno lo stato genocida di Israele ha praticamente messo fuorilegge 37 ONG, tra cui la Caritas, Medici senza Frontiere, Save the Children, l’OXFAM, che da anni operano in Palestina.  Dopo aver ucciso “selettivamente” più di 270 giornalisti palestinesi nel – vano – tentativo di nascondere il genocidio del popolo palestinese, dopo aver negato l’ingresso nella Striscia ai media internazionali, ora Israele accusa le ONG è di essere anch’esse legate ad “Hamas”, cioè alla Resistenza e al suo popolo che non si piegano. Con una concatenazione di tempi piuttosto sospetta, il Tribunale di Genova il 27 dicembre ha arrestato Mohammad Hannoun ed altre 7 persone accusandole di utilizzare somme raccolte (7 milioni in circa 20 anni) in tutta Italia per “finanziare Hamas”. Le prove? Documenti forniti da … Israele, che erano stati ritenuti dai tribunali “non utilizzabili” in due precedenti processi proprio perché provenivano dallo stato genocida.  Il genocidio a Gaza non è finito con il “piano di pace” di Trump; violato ogni giorno da dallo stato nazi-sionista di Israele, continua più lento a Gaza ma  accelera nella Cisgiordania illegalmente occupata; i palestinesi continuano a morire di bombe, di pallottole, di fame, di sete e di freddo. E questo richiede che non ci siano più testimoni né alcun tipo di aiuto umanitario. A sparire, intanto, è stata Yifat Tomer-Yerushalmi, procuratrice generale israeliana, l’avocata che avrebbe dovuto difendere l’esercito nazi-sionista israeliano accusato di genocidio e crimini contro l’umanità davanti alla Corte Penale Internazionale. La sua colpa? Aver diffuso un video girato nell’ottobre 2024 che mostrava l’aggressione e la violenza sessuale con un coltello delle guardie carcerarie del campo di tortura e sterminio di Sde Teiman – pratiche che denunciava due anni fa il 3° quotidiano israeliano Haaretz – confermate sia dai prigionieri palestinesi usciti dalle carceri che dalle ferite rilevate sui corpi dei palestinesi uccisi nelle galere israeliane restituiti durante lo scambio di “prigionieri” avvenuto nell’ottobre scorso. Venezuela. Blitz delle Delta Forces statunitensi che bombardano Caracas e rapiscono il legittimo presidente eletto del Venezuela Nicolàs Maduro e sua moglie. Circa 100 vittime, la maggioranza dei quali civili. Trump fa cadere tutte le maschere e dice che il petrolio venezuelano appartiene agli USA, come quello di altri paesi, minaccia mezza America Latina e annuncia di volersi impadronire …. della Groenlandia, regione che appartiene allo stato europeo della Danimarca, che fa parte della NATO. A parte le chiacchiere sul Venezuela paese governato da un “dittatore” (sono “dittatori” e “terroristi” tutti coloro -paesi e individui – che si rifiutano di essere rapinati, di essere venduti, di essere cancellati), vediamo cosa ha detto la donna/madre/cristiana Meloni, che non ha mai emesso un pigolìo sul genocidio di oltre 71.000 palestinesi (tra cui più di 20.000 bambini smembrati dalle bombe, bruciati vivi nelle loro misere tende, morti di fame e di freddo):. “legittimo intervento per difendersi dalla guerra ibrida…”. La ribellione, la protesta, la lotta di classe contro gli sfruttatori – come già in altri paesi tipo l’Inghilterra –  diventano “guerra ibrida” o “sostegno al terrorismo”.. Qual è il messaggio che unisce Palestina, Venezuela e altri paesi… ma diretto anche a noi? A te, operaio delle oltre 70 fabbriche che chiudono licenziandoti da un giorno all’altro, a te camallo di Genova o aeroportuale che ti rifiuti di caricare armi per Israele, a te lavoratore che ogni giorno rischi di morire stritolato da un macchinario o di cadere da un ponteggio, a te giovane lavoratore a cui stanno sottraendo una vita e un futuro decente, a te pensionato che non puoi più curarti né arrivare a fine mese, . a te studente che tra poco verrai sbattuto su un campo di battaglia a diventare carne da cannone per i capitalisti? Chinate la testa, siete schiavi salariati, carne da macello  che ha diritto di vivere solo se produce abbastanza profitto per i capitalisti. Beh, non lo faremo. Il capitalismo è sfruttamento, fame, miseria, guerra e morte. Socialismo o barbarie (e nella barbarie ci siamo già). L'articolo Palestina:   nessun testimone! Venezuela:  il petrolio è mio! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
LA VOSTRA REPRESSIONE NON FERMERÀ LE NOSTRE LOTTE!
Venerdì 12 dicembre nell’ambito di uno sciopero fuori dai cancelli del magazzino Mondo Convenienza, Abbas uno dei coordinatori del S.I. Cobas di Brescia ha ricevuto il foglio di via per due anni dal Comune di Brescia e l’avvio del procedimento amministrativo di revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo. Lo sciopero rivendicava diritti per gli autisti e il reintegro di uno di loro, colpito da una sospensione dal fornitore Geo Fm in appalto presso Mondo Convenienza. Ancora una volta su Brescia il DL “sicurezza” (sicurezza di chi??? Dei padroni!) colpisce i lavoratori, i delegati e i referenti sindacali con provvedimenti che prendono di mira il permesso di soggiorno, come strumento per impaurire i lavoratori immigrati. E’ l’esempio eclatante della politica repressiva innescata dal governo, attraverso il ministero dell’interno. Come coordinamento provinciale di Brescia siamo pronti a difendere Abbas e i lavoratori in lotta! NOI ANDIAMO AVANTI! FORZA SI COBAS! L'articolo LA VOSTRA REPRESSIONE NON FERMERÀ LE NOSTRE LOTTE! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
I DISOCCUPATI HANNO VINTO!
riceviamo e diffondiamo volentieri dal Movimento di Lotta – Disoccupati “7 Novembre” RICORDANDO  CHE  I  LAVORATORI DEL SI COBAS SONO SEMPRE UNITI E A FIANCO   DEI DISOCCUPATI  PER RESISTERE E RAFFORZARE IL  MOVIMENTO DEI LAVORATORI CONTRO IL DEGRADO SOCIALE ,LA POVERTA’ E  CONTRO IL GOVERNO. “ HA VINTO LA LOTTA”         LA LOTTA CONTINUA. Possiamo dirlo. Oggi in Prefettura si è sancito che finalmente inizierà il progetto di lavoro-tirocinio per tutta l’intera platea di oltre 1200 disoccupati/e di Napoli. Un unica platea di idonei per un unico progetto finanziato dal Ministero del Lavoro, dalla Città Metropolitana e dal Comune di Napoli. Un cronoprogramma (che controlleremo tutti i giorni) dovrà garantire che dalle prossime settimane entro due mesi e mezzo faccia partire tutti quanti. Avvisiamo che per Giovedì pomeriggio verrà convocata l’assemblea per tutto il movimento. Convocheremo un assemblea per tutta la città pubblica aperta per fare un bilancio collettivo per rilanciare la lotta per la garanzia di tutti/e. Le assemblee ed un comunicato più dettagliato spiegherà bene i dettagli. La dedichiamo a Ciro, Luisa, Zi Padella, Roberto e tutti/e coloro che oggi non possono festeggiare con noi. VIVA LA LOTTA DI CLASSE!!! “ S.I. COBAS NAZIONALE L'articolo I DISOCCUPATI HANNO VINTO! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
CORTEO NAZIONALE 29/11/2025 A MILANO
29 NOVEMBRE CORTEO NAZIONALE A MILANO!! Ieri migliaia di persone presenti a #Milano per il corteo contro economia di guerra e per rilanciare ancora una volta la visione di lotta di classe all’interno di un percorso unitario a fianco del popolo Palestinese. Il si cobas si è ancora una volta superato in una due giorni di lotta complessa e costruita con assemblee e impegno assoluto come sempre dai luoghi di lavoro! In un momento storico che perdura da anni in cui la repressione, il taglio ai servizi, l’abbassamento progressivo dei salari, gli assassini nei luoghi di lavoro, l’aumento delle spese militari e di riconversione in chiave bellicista della produzione e dei servizi, i tagli alla cultura e all’istruzione e i programmi scolastici sempre più pervasi da una logica di guerra, il Si cobas prosegue il percorso in un’ottica di costruzione di percorsi condivisi, trasversali e unitari per rispondere in maniera coesa e organizzata a queste dinamiche e minacce dirette alla classe condotte dal sistema capitalista, con la lotta.. Consapevoli che se tocca uno, tocca tuttə! Lotta dura senza paura!! Avanti si cobas Si cobas L'articolo CORTEO NAZIONALE 29/11/2025 A MILANO proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
28 NOVEMBRE 2025: UN’ALTRA MAGNIFICA GIORNATA DI SCIOPERO E LOTTA.
Dopo lo sciopero generale  del 3 e la manifestazione del 4 Ottobre 2025 a Roma per la Palestina , che ha visto un milione di persone in piazza  si doveva dare una continuità al fine di non far decrescere la forza di quelle due  grandi giornate di lotta, per questo i sindacati di base hanno deciso, come  prosecuzione  naturale,  un’altra due giorni a Novembre che mira a segnare   una ripartenza del movimento dei lavoratori  in Italia: il 28 novembre 2025 sciopero generale contro la finanziaria, riarmo e guerre imperialiste, stop a sfruttamento, morti sul lavoro e repressione. Il 29 novembre 2025 manifestazione a Milano in solidarietà al popolo palestinese richiesta da tutte le organizzazioni palestinesi a  cui il si cobas non si sottrae di certo visto che è stato protagonista in questi ultimi due anni nell’indicare le giornate di sciopero a loro sostegno  . Come Si Cobas, nella giornata dello sciopero generale, come sempre, siamo stati presenti davanti ai cancelli della logistica e delle fabbriche con presidi a Milano davanti alla Marsch che vende armi ai sionisti, passando, da Novara, Torino e Genova,  Parma e Modena, salendo a Verona,  proseguendo dal tribunale di Bologna per il processo d’appello al coordinatore nazionale, assolto di nuovo con formula in piena, fino a Roma e Napoli per finire a Ragusa , in Sicilia, tanto per citare solo i principali snodi  dello sciopero del 28-Novembre. La giornata di sciopero del 28-11-25 ha ancora una volta messo in luce e dimostrato in termini concreti che la parte  più cosciente  di lavoratori continua a lottare   e a vedere che il   conflitto sindacale, che il S.I. Cobas  porta avanti, – nonostante denunce, arresti, attacchi al diritto di sciopero e repressione fuori dai cancelli,-  è l’unica strada per rialzare la testa e  organizzarsi per opporre resistenza ai piani criminali dei padroni e del governo. . Siamo sicuri che anche il  29 Novembre i lavoratori del  si cobas non faranno mancare il loro sostegno nella manifestazione Per una Palestina libera dal fiume al mare, a sostegno della sua resistenza e contro il piano Trump supportato dal governo italiano, dai governi Europei e dall’Autorità Palestinese asservita al sionismo. Contro i piani di riarmo e la partecipazione alla sanguinosa guerra in Ucraina che vede i proletari di entrambi i fronti scannarsi tra loro per gli interessi dei capitalisti. Al fianco del popolo sudanese, il cui sollevamento è stato represso nel sangue dagli stessi militari di entrambe le fazioni in guerra, che oggi massacrano civili e attuano la pulizia etnica su intere regioni, provocando la fuga di 13 milioni di persone, spalleggiati dalle potenze regionali e imperialiste. La lotta per il salario, quella per una Palestina libera, quella contro il riarmo e le guerre imperialiste hanno lo stesso nemico:  il ns governo in primis e quello dei governi delle principali potenze Europee e mondiali  che prima ci spremono  come limoni nelle aziende e poi come carne da cannone  nelle loro guerre. Le nostre rivendicazioni hanno lo stesso traguardo in prospettiva: una società dove il lavoro sia liberato dal capitale, dal suo sfruttamento, dalle sue guerre. : aumenti salariali pari almeno a 300 euro nette al mese, l’abolizione della precarizzazione e del Jobs Act, sanità e istruzione pubblica, gratuita e universale, aumento delle pensioni e la fine dei morti sul lavoro e malattie professionali! Patrimoniale del 10% sul 10% più ricco della popolazione! SI COBAS NAZIONALE L'articolo 28 NOVEMBRE 2025: UN’ALTRA MAGNIFICA GIORNATA DI SCIOPERO E LOTTA. proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.