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Mobilitazione nazionale contro remigrazione, razzismo e sfruttamento lavorativo
Nella data di domenica 24 maggio, si sono riuniti a Roma al Cinema L’Aquila decine di lavoratori immigrati e di rappresentanti di diverse comunità straniere presenti in Italia. L’assemblea ha concordato sulla necessità di una lotta organizzata contro sfruttamento, discriminazioni e il razzismo che vorrebbero dilagare in Italia e in Europa. La consapevolezza dei lavoratori immigrati di essere protagonisti della vita sociale, politica ed economica di questo Paese ha caratterizzato l’assemblea, nella quale sono state discusse le criticità di questo sistema capitalista che rapina i territori di provenienza dei lavoratori immigrati e che al tempo stesso li sfrutta e ricatta quando questi emigrano in Italia e in Europa alla ricerca di una vita migliore. L’assemblea ha portato al lancio di alcune proposte concrete, a partire da una mobilitazione diffusa sul territorio nazionale il 13 giugno, data in cui alcune organizzazioni fasciste stanno organizzando un corteo nazionale a Roma per la remigrazione e a cui ci opporremmo per ribadire il no alla remigrazione e il sì alla regolarizzazione di tutti i lavoratori e lavoratrici presenti sul territorio nazionale. Di seguito il testo di proposta prodotto dall’assemblea: Nel ricordo di SAKO BAKARI, SOUMALIA SACKO, ABDEL SAALAM, MOUSSA DIARRA, SATMAN SINGH, DAOUDA DIANE, BALA SAGOR  uccisi sul lavoro, uccisi da criminali italiani, uccisi perché stranieri. Oggi 24 maggio si sono riuniti a Roma decine di lavoratori migranti e di rappresentanti delle diverse comunità straniere in Italia, l’assemblea ha concordato che di fronte alla pericolosa azione razzista e fascista portata avanti con la proposta di legge popolare sulla remigrazione presentata da CasaPound Italia, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads, e Brescia ai Bresciani tutti i lavoratori stranieri devono rivendicare con forza il riconoscimento in Italia di tutti i diritti previsti, dalla cittadinanza alla al riconoscimento rapido del permesso di soggiorno, dal diritto alla casa, al diritto alla salute che sempre più negli anni i governi italiani hanno reso complicato e difficile. Siamo lavoratori e lavoratrici, produciamo ricchezza per questo paese, raccogliamo il cibo che arriva sulle vostre tavole, assistiamo i vostri familiari, lavoriamo nei magazzini e nei cantieri per portare merci e costruire case, vi serviamo nei negozi, nei ristoranti, vi portiamo il pranzo a casa. Siamo veramente stufi. Vogliamo i nostri diritti, volgiamo essere regolarizzati! Basta discriminazioni, basta file per ottenere i documenti, basta attese e diritti negati. Abbiamo più volte denunciato le modalità con cui veniamo trattati dalle istituzioni, Comuni, Commissariati, Uffici Immigrazione, Prefetture: ovunque file e ritardi che incidono sulla vita quotidiana, espressione di un razzismo istituzionale che ci condanna all’invisibilità, dentro un sistema non solo inefficace ma profondamente iniquo, pensato per negare diritti anziché garantirli. Dobbiamo invertire la tendenza esistente in questo paese e in Europa, dobbiamo respingere le politiche della remigrazione, e ridare dignità e rispetto a tutti noi. Regolarizzazione rapida di tutti i lavoratori presenti. Permesso di soggiorno per ricerca di lavoro. Diritto alla casa, alla residenza e alla cittadinanza in 5 anni. Per questo invitiamo tutti i lavoratori stranieri, tutti i cittadini italiani, tutte le Comunità straniere, tutte le associazioni democratiche, antirazziste, antifasciste Ad unirsi alla giornata di lotta contro la REMIGRAZIONE E PER LA IMMEDIATA REGOLARIZZAZIONE DI TUTTI I LAVORATORI STRANIERI, a partecipare alla giornata nazionale di lotta contro la REMIGRAZIONE organizzando in ogni città manifestazioni di protesta contro ogni forma di razzismo istituzionale. IL 13 GIUGNO ORGANIZZIAMO INIZIATIVE DI PROTESTA IN OGNI CITTA’. L’Unione Sindacale di Base aderisce e promuove iniziative in ogni città per rispondere con la forza della solidarietà a questo ennesimo attacco fascista. Unione Sindacale di Base
May 26, 2026
Pressenza
Dio non è mica obbligato
di Mauro Armanino Tra bambini soldato, Tabaski e guerre dimenticate: il racconto di un’Africa in cui fede, violenza e sopravvivenza convivono sotto lo sguardo di un Dio che non promette …
Per un’immaginazione femminista anticoloniale: intrecciare le …
… le radici contro capitalismo e patriarcato Riprendiamo, per gentile concessione di autrice e direttore, un interessante “saggio” di Alice Salimbeni da Machina  C’è una rimozione che attraversa l’Europa – e l’Italia – come una ferita mal cicatrizzata: l’idea di essere «oltre» il colonialismo, di averlo relegato altrove, in un tempo e, soprattutto, in uno spazio che non ci riguarda
La cancellazione della memoria storica in Palestina
Insieme ad Andrea, un fotografo che è stato più volte nella Palestina occupata, e a Chiara, un'archeologa specializzata in Asia occidentale, raccontiamo innanzitutto la sua esperienza di viaggio e i cambiamenti intercorsi nel tempo sul territorio, soprattutto a seguito del 7 ottobre 2023. Ci focalizziamo quindi sulle diverse forme di repressione attuate da Israele, soffermandoci in particolare sull'aspetto dello spossessamento identitario e culturale. A questo proposito, è emblematico il caso dell'area archeologica di Sebastia, vicino a Nablus, dove Israele ha requisito più di 180 ettari di territorio, destinati a essere riconvertiti in un gigantesco "parco a tema" funzionale al solo sfruttamento turistico. Il sequestro di una porzione di territorio così vasta ha evidenti implicazioni anche sotto il profilo economico, in quanto priva le comunità locali di importanti fonti di sostentamento e di prospettive di futuro. In termini più generali, del resto, l'archeologia viene piegata da Israele alla mera ricerca di "testimonianze bibliche" che possano legittimare la presenza coloniale, cancellando qualsiasi altra forma di sopravvivenza storica.
May 20, 2026
Radio Onda Rossa
La Valsesia e i “nuovi insediamenti” israeliani
Nessuno sembra chiedersi cosa significhi politicamente e simbolicamente che una delle prime comunità straniere a “rilanciare” una zona montana italiana sia composta da cittadini di uno Stato che in questo momento sta perpetrando un genocidio. La Valsesia è una delle valli alpine piemontesi più interessata, già dal dopoguerra, da un […] L'articolo La Valsesia e i “nuovi insediamenti” israeliani su Contropiano.
May 20, 2026
Contropiano
78 anni dalla Nakba: una Storia di colonialismo di insediamento ancora in corso
InfoPal. Di Angela Lano. Sono passati 78 anni dalla Nakba, il disastro della nascita di Israele, il 15 maggio 1948, costruita sul territorio e sulla pulizia etnica dei nativi palestinesi.  E’ una tragedia immane, che non ha fine, e che, per sviluppo temporale, può essere paragonata soltanto al genocidio dei nativi del continente americano, sterminati a decine di milioni nell’arco di 500 anni. Il genocidio in corso a Gaza dall’ottobre del 2023 è uno stupro di orrore e violenza perpetrato in diretta davanti a miliardi di esseri umani. Una vergogna, un’infamia dell’Umanità. E’ un grido di dolore che squarcia le anime e le menti di chi assiste impotente allo smembramento, alla dissoluzione dei corpi di bambini, donne, adulti, anziani. Non si era mai visto tanto orrore sfrontato, arrogante e impunito. Ciò che sta succedendo a Gaza va al di là…, è al di là di ogni paragone storico.  E’ la nuova frontiera della mostruosità, della disumanità perversa e psicopatica. Tutti noi, giornalisti indipendenti, studiosi, attivisti, semplici cittadini che seguono giorno dopo giorno la cronaca del macello sionista nella piccola striscia di terra, siamo pervasi da un’onda di morte, di ingiustizia e di rabbia. Proviamo odio contro tale barbarie e ne desideriamo la fine con ogni mezzo e, insieme, la dissoluzione di ciò che ne è causa: il colonialismo israeliano. Il genocidio nella Striscia di Gaza, il genocidio incrementale e la pulizia etnica in Cisgiordania, a Gerusalemme e nei Territori del 1948, e l’occupazione di parte del Libano e della Siria, evidenziano i progetti coloniali di insediamento israeliani in atto: la peggiore forma di colonialismo che l’Occidente egemonico abbia prodotto, quella che passa attraverso lo sterminio delle popolazioni native e la loro sostituzione etnica con coloni che arrivano da fuori come invasori fanatici e cruenti, forti di una millantata “elezione divina” basata su suprematismo etnico-religioso e politico. E’ ciò che accade nella Palestina storica da oltre 80 anni, ed è il piano in atto nella Striscia di Gaza e nell’Asia occidentale tutta. Questa forma particolarmente atroce e barbara di colonialismo ha origini storico-ideologiche in Occidente, nella visione razzista del colonialismo europeo, a partire dal XVI-XVII secolo, e vede nell’ideologia suprematista cristiana, protestante e cattolica, i suoi “miti di origine”. Il Sionismo, difatti, nasce in seno al protestantesimo anglosassone e poi si sviluppa tra le comunità ebraiche europee solo molto più tardi, in piena epoca coloniale europea di fine Ottocento-inizi Novecento. Chi ha creato il sionismo è la Gran Bretagna protestante e imperialista. Tali responsabilità storiche, e attuali, non vanno dimenticate. I fondatori di Israele, i suoi politici e i suoi coloni – ieri come oggi – sono, a tutti gli effetti, colonizzatori bianchi europei. Il colonialismo di insediamento genocida israeliano ha il sostegno dell’Occidente collettivo e di parte del mondo arabo, e di tutte le istituzioni internazionali che non agiscono per fermare gli assassini coloniali e la loro potente lobby.  Questa carneficina giornaliera segna la fine etico-morale, e chissà, anche giuridica, della cosiddetta “comunità internazionale” e delle sue organizzazioni, ONU in primis, del “diritto internazionale”, della “legalità internazionale” e quant’altro abbia mostrato finora i doppi standard e i due-pesi due-misure, il volto razzista e suprematista dell’Occidente egemonico in declino. Le tappe della Catastrofe palestinese: una Storia di colonialismo che non ha fine. 1840. Prima proposta di colonizzazione ebraica. Lord Palmerston, primo ministro inglese suggerisce l’insediamento di ebrei in Palestina per “tener aperta la Porta d’Oriente alle truppe ed ai commerci inglesi”. 1882. Comincia la prima ondata migratoria di ebrei in Palestina (circa 25.000 dalla Russia), favorita dagli inglesi per questioni di colonialismo, provocando i primi disordini contro la popolazione araba. 1891. Petizione di notabili e protesta palestinese contro la vendita di terre agli ebrei e gli abusi da parte dei coloni ebrei. 1896. Theodor Herzl, giornalista ungherese, in seguito all’”affare Dreyfuss”” (ufficiale ebreo francese condannato per alto tradimento senza alcuna prova), pubblica “Lo Stato ebraico”, che segna l’atto di nascita del sionismo politico, del progetto e dell’organizzazione di un movimento per il ritorno degli ebrei in Palestina. 1897. Primo congresso sionista a Basilea (Svizzera), nel quale vengono prese numerose decisioni, prima di tutte quella di fondare “una sede nazionale ebraica” in Palestina. 1900 ca. In Palestina vivono 50.000 ebrei e 600.000 arabi. 1901/3. Disordini a Tiberiade e a Jafa (Jaffa). 1905/6. In seguito al fallimento della rivoluzione russa del 1905, alcuni ebrei russi sbarcarono in Palestina. 1908. Viene fondato il giornale arabo “Al Karmal” a carattere nazionalistico. 1914. Con lo scoppio del primo conflitto mondiale, l’Inghilterra promette l’indipendenza a tutti gli stati arabi che combatteranno l’Impero ottomano. 1915. L’alto commissario britannico al Cairo, Mac Mahon, promette allo sceriffo della Mecca, Hussein, uno stato arabo indipendente che comprenda la Palestina, in cambio della partecipazione araba allo sforzo bellico. 1916. Con gli accordi di Sykes-Picot, la Francia e la Gran Bretagna si spartiscono il Medio Oriente in zone di influenza, senza tenere in alcun conto le promesse britanniche allo sceriffo Hussein, in base al quale la Siria e il Libano diventano francesi, la Giordania e l’Iraq inglesi; la Palestina avrebbe dovuto avere uno status internazionale. 1917. 2 novembre – Lord Balfour a nome di Sua Maestà Britannica invia a Lord Rothschild, per la federazione sionista, una lettera in cui si dichiara che la Gran Bretagna “vede con favore lo stabilirsi in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico…”. Al momento della dichiarazione, la popolazione totale della Palestina è di 700.000 persone: 574.000 musulmani, 74.000 cristiani e 56.000 ebrei. 1917/18. Le truppe inglesi occupano la Palestina. 1918/20. Esodo delle comunità ebraiche russe a seguito di violenze e devastazioni dovute la guerra civile che segue la rivoluzione russa. Come già in occasione dei pogrom del 1881 e del 1904 solo una piccola parte emigra in Palestina. 1919. Primo congresso palestinese a Gerusalemme. 1920. Conferenza di Sanremo: la Palestina diventa protettorato britannico. Manifestazioni e rivolte arabe contro il mandato britannico. Gli inglesi riconoscono come lingua ufficiale accanto ad inglese ed arabo l’ebraico, modernizzato da Eliezer Ben Yehudi. In Palestina gli arabi sono circa 800.000 e gli ebrei 80.000. Fondazione dell’organizzazione sionista militare Haganah (nucleo originario del futuro esercito israeliano). 1921. In seguito ai disordini arabi del maggio 1921, viene nominata la Commissione d’Inchiesta Haycraft nel tentativo di alleggerire l’atmosfera in Palestina. Nonostante ritenga gli arabi responsabili dello scoppio della violenza, la commissione sostiene che la radice del problema è l’ansia araba causata dagli impegni pro-sionisti presi dalla diplomazia britannica. La commissione Haycraft fa parte di un processo che porta alla pubblicazione della Carta Bianca di Churchill. 1922. La Lega delle Nazioni ratifica il mandato alla Gran Bretagna per l’amministrazione della Palestina. Il mandato è un sistema creato dalla Lega delle Nazioni secondo il quale “i popoli non ancora in grado di auto-governarsi” sarebbero amministrati da “nazioni più evolute”. Con il tempo queste nazioni, principalmente le Potenze Alleate, avrebbero trasferito l’autorità alla popolazione del luogo. Il trattato non parla della tutela della popolazione residente e la parola “arabo” non viene menzionata.  1925. ‘Izz al-din Qassam, siriano stabilitosi in Palestina qualche anno prima, forma un’organizzazione di rivolta anti-sionista e anti-colonialista con cellule segrete. 1927. Gli ebrei che vivono in Palestina sono ora 150.000. 1928. Insurrezione di grande portata scatenata dai contadini palestinesi: gli inglesi rispondono con una terribile repressione che fa migliaia e migliaia di vittime. Insurrezioni si susseguiranno senza interruzione fino alla grande rivolta del 1936. 1929. Viene costituita l’Agenzia Ebraica al fine di favorire l’immigrazione e la formazione di colonie ebraiche in Palestina. Dal 1880 al 1929 gli ebrei immigrati in Palestina sono 120.000 su circa 4 milioni fuggiti dall’Europa centro-orientale. 1935/36. Qassam inizia la lotta armata e viene ucciso dalle truppe inglesi a Jenin. Gli ebrei in Palestina sono ora 355.000. Rivolta palestinese contro l’occupazione britannica e la crescente immigrazione ebraica. Lo sciopero generale, durato sei mesi, si trasforma nell’estate del ’36 in aperta ribellione armata. Al termine della rivolta, nel ’39, le vittime palestinesi saranno 15.000. 1937. La commissione britannica presieduta da lord Peel propone la spartizione della Palestina tra ebrei e arabi, con 1) la creazione a nord-ovest di uno stato ebraico, 2) una zona comprendente Gerusalemme e Jaffa sotto dominio britannico e 3) il resto del paese riunito alla Transgiordania. Il piano viene rifiutato dai sionisti e dagli arabi. In seguito a una nuova sollevazione della popolazione araba, viene deportata la maggior parte dei suoi leader politici. Al momento gli ebrei sono il 28% della popolazione totale. Terrorismo ebraico-sionista. Iniziano le azioni terroristiche dell’Irgun Zvai Leumi, corpo paramilitare della destra sionista, fondato dal filo-fascista Jabotinskij, contro palestinesi e britannici. 1939. Gli inglesi promettono la costituzione di uno stato arabo-ebraico; rifiuto risoluto da parte araba. 1939/45. In Europa inizia lo sterminio sistematico degli ebrei ad opera dei nazisti. L’Agenzia Ebraica organizza l’immigrazione clandestina in Palestina respingendo le limitazioni imposte dal “Libro Bianco” britannico del ’39. 1944. Il gruppo terroristico ebraico “Stern”, nato da una scissione dell’Irgun, uccide Lord Moyne, ministro britannico per il Medio Oriente. 1945. Gli ebrei residenti in Palestina raggiungono il numero di 608.000 (un numero undici volte superiore a quello del 1917), contro 1.200.000 arabi. 1946. L’Irgun fa saltare con la dinamite la segreteria generale dell’Alto commissariato britannico a Gerusalemme (Hotel King David), causando oltre 90 vittime. 1947, 29 settembre. La Gran Bretagna rimette il proprio mandato sulla Palestina alle Nazioni Unite. 29 novembre. Le Nazioni Uniti approvano la risoluzione 181. Votano a favore URSS, USA e Francia, ma gli Stati arabi votano contro; la Gran Bretagna, la Cina ed altri si astengono. La risoluzione prevede la divisione della Palestina in tre parti: 1) uno stato ebraico sul 56% del territorio, 2) uno stato palestinese, 3) una zona internazionale che comprenda Gerusalemme e Betlemme. Il confine tracciato viene definito “Linea Verde”. 1948. La proclamazione dello stato d’Israele è prevista per il mese di maggio, ma i gruppi armati sionisti muovono una violenta offensiva contro la popolazione palestinese con l’obiettivo di realizzarne l’espulsione dalle loro terre. Nasce l’esercito di liberazione della Palestina, composto da cinquemila volontari tra cui anche iracheni ed egiziani. 9 aprile. A Deir Yassin, sulla strada di Gerusalemme, un commando dell’Irgun, diretto da Begin, uccide 254 persone, in buona parte bambini e vecchi. 11 maggio. I residenti palestinesi di Lydda sono deportati a Ramallah. È la marcia della morte, con numerose vittime. Le deportazioni di massa e l’esodo proseguono a catena. 14 maggio. David Ben Gurion proclama, a Tel Aviv, la nascita dello stato d’Israele, riconosciuto immediatamente da Stati Uniti, URSS ed altri paesi. Gli israeliani controllano, non più il 56%, bensì, il 77% del territorio. Gerusalemme viene divisa tra Israele e Giordania: la Città Vecchia con la parte est passa sotto il controllo della Giordania, la parte occidentale e quella meridionale sotto Israele. 150.000 palestinesi continuano a vivere in Israele, praticamente senza diritti e sottoposti a regime militare. Nasce anche l’esercito di Israele “Tsahal”, chiamato Forza di Difesa d’Israele (IDF), che incorpora tutte le organizzazioni sioniste paramilitari. La Lega araba (Siria, Iraq, Egitto e Giordania) invade il nuovo stato il giorno stesso della sua nascita, ma sarà sconfitta. 15 luglio. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ordina ad arabi e israeliani il cessate il fuoco. 17 settembre. Viene ucciso, a Gerusalemme, il conte Folke Bernadotte, inviato delle Nazioni Unite per la trattativa di mediazione nel conflitto arabo-israeliano. 23 anni dopo, Baruch Nadel, che nel  ’48 era capo del controspionaggio del gruppo “Stern”, ammette di aver organizzato quell’attentato, allo scopo di far fallire il tentativo di mediazione dell’ONU. 11 dicembre. Le Nazioni Unite votano la risoluzione 194 che chiede il ritorno in patria, o un indennizzo, per i quasi 800.000 palestinesi espulsi dalle loro terre. 1949, 11 maggio. Israele, grazie alla risoluzione 273, diventa membro delle Nazioni Unite. 8 dicembre. L’ONU costituisce l’Ufficio di Soccorso e di Lavoro delle Nazioni Unite per i profughi di Palestina (UNRWA) e decreta l’internazionalizzazione di Gerusalemme. Nel corso dell’anno, vengono rase al suolo 387, su 475, cittadine e villaggi palestinesi nel territorio “israeliano”. Un milione di palestinesi, costretti ad abbandonare le loro terre, si riversano a Gaza, in Cisgiordania e Libano, nei campi profughi. Gli ebrei, in Palestina, sono già un milione. Fonti: Fanon, Frantz. The Wretched of the Earth, 1963 Lano, A. Falchetta, J. Nakba. La tragedia del 1948, Edizioni Al Hikma, 2009 Losurdo, D. Colonialismo e Luta Anticolonial, 2020 Masalha, N. The Palestine Nakba. Zed Books, 2012 Pappe, I. The Ethnic Cleansing of Palestine. Oneworld, 2006. La pulizia etnica della Palestina, Fazi Editore Veracini, L. Settler Colonialism: A Theoretical Overview. Palgrave, 2010 Veracini, L. Settler Colonialism: Career of a Concept. The Journal of Imperial and Commonwealth History, n.41/2013 Veracini, L. The Settler Colonial Present. Hampshire: Palgrave MacMillan, 2015 https://www.palestineremembered.com/ https://www.un.org/unispal/event/nakba75/
May 15, 2026
InfoPal
Innocenti sovversioni
Da piazza De Ferrari a Genova prendete il bus numero 17 dall’adiacente via Ceccardi. Andando verso Nervi, a levante, scendete alla fermata Europa-Schiaffino poi attraversate il corso. Prendete la destra e, non lontano dalle Poste vedrete un condominio accanto al marciapiede. Giusto all’angolo, scritto con una bomboletta di colore nero, […] L'articolo Innocenti sovversioni su Contropiano.
May 14, 2026
Contropiano
Hondurasgate, Pròspera e il biohacking sulle terre ancestrali
Qualche giorno fa, il portale Honduras Gate ha denunciato di aver subito degli attacchi DDoS (Distributed Denial of Service), dopo aver pubblicato, a fine aprile, dei documenti audio che rivelano l’esistenza di una struttura di ingerenza per orientare la politica nella regione sudamericana,con l’Honduras usato come piattaforma. Gli audio, disponibili anche su Canal Red, indicano un patto tra l’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández (precedentemente condannato negli USA e graziato da Donald Trump a fine 2025, proprio durante la tanto sbandierata “war on drugs“), l’attuale presidente dell’Honduras Nasry Asfura, anch’egli di estrema destra, e figure internazionali tra cui il presidente argentino Javier Milei, figure come Roger Stone e finanziamenti provenienti da Israele per sostenere il ritorno politico di Hernández. I tentativi di attacco informatico sono iniziati subito dopo la diffusione degli audio che espongono la presunta rete di corruzione e ingerenza internazionale, e, come si vede dalle immagini, provengono da USA e Israele. Secondo i messaggi audio —  resi pubblici da Canal RED e Hondurasgate — Juan Orlando Hernández, starebbe tramando per tornare al potere nel Paese, grazie al supporto decisivo di Stati Uniti e Israele che in cambio otterrebbero facilitazioni per la costruzione di una nuova base militare e di centri di confinamento per presunti terroristi, su modello di quelli voluti dal presidente Nayib Bukele in El Salvador; una legge su misura per le loro esigenze al fine di incentivare gli investimenti nell’intelligenza artificiale, con contratti che verrebbero assegnati direttamente a società private americane come la General Electric; e, infine, l’espansione delle cosiddette Zone economiche speciali, veri e propri dispositivi di espropriazione territoriale e sovranità limitata a beneficio di capitali stranieri, che l’amministrazione di Xiomara Castro, prima presidente donna dell’Honduras — in carica dal 2021 al 2025 —, aveva iniziato a smantellare. La più discussa tra queste realtà è Próspera — che sorge sull’isola di Roatán —  una vera e propria città privata, porto franco libero dalle maglie dello Stato, in cui sono investitori del calibro di Peter Thiel a dettare interamente le regole. Diversi miliardari investono nella costruzione della città privata. Próspera, di fatto una “città-stato” privata sull’isola di Roatán in Honduras, è diventata un hub globale per il biohacking e la ricerca sulla longevità grazie alla mancanza di una istituzione sanitaria regolamentata al suo interno. Molte aziende specializzate vi testano terapie geniche e trattamenti anti-invecchiamento, attirando imprenditori e biohacker come Bryan Johnson. A Pròspera si può pagare e presentare il bilancio delle proprie aziende in criptovalute e non vi è alcuna autorità che imponga regole, nè sull’uso di AI, nè sullo smaltimento dei rifiuti, nè su esperimenti medici e biotecnologici. L’isola di Roatán, dove sorge Pròspera, è abitata dal popolo Garifuna, che lotta contro la turistificazione dell’isola, e per la difesa della sua terra. Ovviamente, Pròspera non è per loro, il confine con il resto dell’isola è rigido. Una strada, controllata da una guardia di una società di sicurezza privata, conduce al complesso residenziale. L’accesso è controllato. Chi vuole entrare deve richiedere un pass online, e allo stesso tempo può registrare la propria azienda con pochi clic. All’interno della comunità di expat del Duna Tower (torre che svetta tra la vegetazione dell’isola, superando di molto l’altezza consentita per gli edifici a Roatan), tutti hanno una start-up. Tra loro c’è Rich Lee, 47 anni, statunitense, che si definisce un “biohacker”: senza studi di biologia o medicina, sperimenta terapie geniche e impianti elettronici. Rich Lee mostra uno dei suoi microchip sottopelle. Con in studio due compagne dall’Honduras, ci facciamo raccontare i vecchi e nuovi presidenti del Paese centroamericano, parliamo di Pròspera e delle lotte dei popoli originari e afro caraibici per la liberazione dei territori. Per informarsi sulla resistenza hondurenha: https://barracondigital.org https://www.instagram.com/barracondigitalhn?igsh=MW9tMG04d3N6cjh2Nw== https://systerserver.town/@barracondigital https://www.facebook.com/barracondigital https://codigosur.org Citati nella puntata: Hondurasgate – Sito ufficiale Pròspera – Sito ufficiale I edited my DNA on a secret island (to live forever) – Video di Bryan Johnson su Youtube Cayos Cochinos – Isola su cui girano “Supervivientes – Perdidos en Honduras” reality show spagnolo Approfondimento sull’Hondurasgate – Info di Blackout Canzoni: 1. Ana Tijoux – Antifa dance 2. Bruja Incendiaria – La kumbia de las grillas 3. Cafè Guancasco – El club de los idiotas 4. Varios Artista – Wagaira Le 5. Puras mujeres – Somos trabajadoras 6. Aurelio – Landini