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Greta Thunberg arrestata a Londra per un cartello di sostegno a Palestine Action
L’attivista svedese Greta Thunberg, 22 anni, è stata arrestata oggi a Londra e poi rilasciata su cauzione, per un cartello in cui esprimeva il suo sostegno agli attivisti di Palestine Action in prigione e l’opposizione al genocidio in atto a Gaza. Si trovava davanti alla sede londinese di Aspen Insurance, legata alla Elbit Systems, la più grande industria bellica israeliana, che ha diverse fabbriche nel Regno Unito. Come lei, migliaia di persone di tutte le età, tra cui molti anziani, sono state arrestate negli ultimi mesi per aver sostenuto pubblicamente Palestine Action, un’organizzazione che il governo britannico di Starmer ha messo al bando con l’accusa di terrorismo, nonostante non abbia mai compiuto atti di violenza contro persone, ma solo azioni di disubbidienza civile e denunce dei legami tra il Regno Unito e Israele. Otto dei suoi attivisti, in carcere preventivo da mesi, stanno conducendo uno sciopero della fame a oltranza da oltre 50 giorni e sono in gravi condizioni di salute. Con la consueta franchezza, Greta Thunberg si è detta disgustata dal governo laburista di Starmer, complice come tanti altri governi occidentali del genocidio compiuto da Israele e ha rilanciato le richieste dei giovani detenuti in sciopero della fame: rilascio su cauzione, un processo equo, fine della censura, cancellazione della messa al bando di Palestine Action e chiusura della Elbit Systems.   Redazione Italia
Regno Unito: in pochi giorni 600.000 persone aderiscono al nuovo partito lanciato da Jeremy Corbyn e Zarah Sultana
Lo scorso 24 luglio Jeremy Corbyn e Zarah Sultana, entrambi parlamentari indipendenti ed ex membri del Partito Laburista britannico hanno annunciato il progetto di creare un nuovo partito di sinistra, alternativo ai laburisti e invitato a iscriversi al sito yourparty.uk. In pochi giorni sono arrivate 600.000 adesioni. Non è la prima volta che Corbyn suscita una simile, entusiastica risposta: negli anni tra il 2015 e il 2020, quando era leader del Partito Laburista, c’è stato un enorme aumento del numero di iscritti, soprattutto giovani, in un’atmosfera di rinnovamento e fervore quale non si conosceva da tempo, tanto che alle elezioni del 2017 i laburisti ottennero quasi 13 milioni di voti. Corbyn ha dovuto però affrontare un’aspra battaglia interna scatenata dall’ala destra del partito, che non gli ha mai perdonato le sue posizioni “troppo” a sinistra. A questa si è aggiunta una campagna di degradazione, manipolazione e calunnie da parte della maggior parte dei media, in cui l’accusa di antisemitismo ha svolto un ruolo centrale, tanto che nel 2020 è stato sospeso dal partito e nel 2024 espulso. Questo non gli ha impedito di ottenere una vittoria schiacciante nel suo storico collegio di Islington North, che l’anno scorso lo ha eletto come indipendente. Tornando al presente, l’obiettivo di Corbyn e Sultana è quello di “costruire una vera alternativa alla povertà, alla disuguaglianza e alla guerra”, un nuovo tipo di partito politico, legato alle comunità, ai sindacati e ai movimenti sociali. In settembre si terrà una conferenza inaugurale per definire il nome del partito e le sue proposte, ma alcuni punti sono già chiari: ridistribuzione della ricchezza e maggiori tasse per i ricchi, servizio sanitario nazionale libero dalla privatizzazione, nazionalizzazione di energia, acqua, ferrovie e poste, opposizione ai giganti dei combustibili fossili, fine della complicità con il genocidio a Gaza e giustizia per il popolo palestinese. Jeremy Corbyn al corteo pro Palestina del 19 luglio. https://www.facebook.com/JeremyCorbynMP Sono tutte proposte che si contrappongono alle scelte del governo Starmer su temi cruciali quali le politiche migratorie (con deportazioni brutali assai simili a quelle attuate da Trump), i tagli alle spese sociali e l’aumento di quelle militari, scelte che hanno provocato uno scontento di massa a cui il nuovo partito vuole offrire una risposta e uno spazio di azione. In un articolo pubblicato sul Guardian, Corbyn denuncia il fallimento laburista dopo le speranze suscitate dalla vittoria elettorale dell’anno scorso, ma sottolinea anche la risposta di sindacati e attivisti antirazzisti, pacifisti e ambientalisti e il bisogno di una visione politica guidata dalla speranza e non dalla paura. A questo proposito ricorda che migranti e minoranze non sono i responsabili degli attuali problemi sociali, come il governo Starmer e soprattutto il partito razzista Reform UK vogliono far credere. Tali problemi sono causati da un sistema economico e politico che protegge gli interessi dei miliardari e delle grandi aziende a scapito della maggioranza della popolazione. La situazione è ancora in movimento e sono senz’altro in corso incontri e negoziati tra le varie componenti di questo progetto, ma la risposta entusiastica rappresentata dalle adesioni raccolte in poco tempo lascia ben sperare… Anna Polo