Tag - prigionieri politici

Il dott. Abu Safiya sottoposto a gravi abusi
Gaza. Ex detenuti palestinesi hanno condiviso testimonianze strazianti sulle condizioni del medico palestinese Hussam Abu Safiya, detenuto da oltre 450 giorni nelle carceri israeliane dopo essere stato rapito durante il genocidio a Gaza. Secondo le testimonianze, è stato sottoposto a gravi abusi e negligenza medica; uno di loro ha affermato che le guardie israeliane lo hanno spogliato nudo e gli hanno aizzato contro dei cani poliziotto.
May 8, 2026
InfoPal
Non l’hanno liberata, ma Aung San Suu Kyi è viva?
No, non l’hanno liberata. La giunta militare del Myanmar che ha posto fine a un decennio di quasi democrazia con il colpo di stato del 1° febbraio 2021 in quello stesso giorno imprigionò la Consigliera di Stato Aung San Suu Kyi e il presidente democraticamente eletto U Win Myint. Nei giorni scorsi, Min Aung Hlain, il Presidente autoproclamato del nuovo governo militare del Myanmar, ha annunciato che in occasione della tradizionale amnistia per il primo dell’anno birmano che ricorre il 17 aprile, verranno liberati più di 4.000 detenuti- di questi solo 290 sono detenuti politici. Ma lei non c’è. Hanno rilasciato di prima mattina il presidente eletto U Win Myint e con il passare delle ore è diventato sempre più chiaro che la consigliera non era tra i detenuti liberati; non si sa se verrà nuovamente posta agli arresti domiciliari, come molti sperano. Il figlio più giovane di Aung San Suu Kyi, Kim Aris, il 19 aprile ha lanciato l’ennesima appello perché la giunta dia notizie sulle condizioni di salute della madre. In questi giorni sui social media giovani birmani  attivisti per i diritti civili hanno lanciato la campagna  “Proof of Life”: chiedono di fornire prove che la Consigliera di Stato sia ancora viva. Il 19 giugno compirà 81 anni. Da quando è stata arrestata la Cina ha fatto rinnovate richieste di poterla incontrare, ma senza successo. L’ultima notizia risale al 2023, quando il Ministro degli Esteri thailandesi disse che gli era stato concesso un incontro di un’ora con lei e ne diede conto in un incontro dell’ASEAN nel luglio di quell’anno. Agli appelli sul suo rilascio si sono aggiunti quelli ufficiali dell’ambasciata inglese a Yangon e quello della rappresentante per gli affari esteri dell’Unione Europea, ma è evidente che l’Europa non è più interessata alle vicende di quella che considera una ex “paladina dei diritti umani”. Ignora che è proprio grazie ad Aung San Suu Kyi se generazioni di birmani hanno conosciuto prima e abbracciato poi le politiche dei diritti umani e sempre grazie a lei, dopo il colpo di Stato del 1° febbraio 2021 hanno dato vita a quel movimento nonviolento, unico nel suo genere oggi nel mondo, di difesa dei diritti umani, diventato la spina dorsale della Resistenza e che il 1° febbraio 2026 ha compiuto cinque anni: il Movimento di Disobbedienza Civile (CDM). Le reazioni si sono fatte sentire soprattutto in Asia, in particolare l’appello per il suo immediato rilascio dal Paese in carica per la presidenza dell’ASEAN (Association of South East Asia Nations), le Filippine. Il Myanmar è stato bandito dall’ASEAN a causa del continuo stato di violenza in cui versa il Paese e del suo rifiuto di rilasciare i numerosi prigionieri politici. Ciò nonostante, proprio in questi giorni Ming Aung Hlaing, in vesti civili, dismesse quelle di generale dell’esercito da quando si è proclamato Presidente, ha chiesto di poter tornare a far parte dell’ASEAN, nel tentativo di legittimare se stesso e il suo governo di militari. Questa richiesta fa parte del percorso in cui da qualche tempo si trova il Myanmar, una road map disegnata del suo potente partner commerciale, la Cina. Ma su di lui e altri undici membri del suo governo, pendono rinnovate sanzioni per crimini di guerra della Corte Penale Internazionale (ICP) e le accuse di genocidio in corso presso la Corte di Giustizia Internazionale (ICJ).     Fiorella Carollo
April 23, 2026
Pressenza
Prigionieri politici: quando il concetto dipende dal nemico
Il termine “prigioniero politico” è spesso presentato come una categoria oggettiva, quasi tecnica. Tuttavia, il suo uso reale da parte dei governi rivela qualcosa di molto diverso: non funziona come concetto giuridico stabile, ma come strumento politico selettivo. La recente reazione dello Stato spagnolo alle scarcerazioni in Venezuela, contrastata con […] L'articolo Prigionieri politici: quando il concetto dipende dal nemico su Contropiano.
January 18, 2026
Contropiano
Tunisia, Saadia Mosbah, il sogno sotto processo
Saadia Mosbah è la presidente dell’associazione Mnemty, che in arabo tunisino significa “il mio sogno”. Un nome che richiama esplicitamente la celebre frase di Martin Luther King, “I have a dream”: il sogno di una società fondata sull’uguaglianza, sulla dignità e sulla giustizia. Mnemty nasce proprio con questo obiettivo: contrastare il razzismo sistemico in Tunisia, difendere i diritti delle persone migranti e afrodiscendenti e smascherare le discriminazioni strutturali che attraversano lo Stato e la società tunisina. Oggi quel sogno è sotto processo. Saadia Mosbah è in carcere non per un reato, ma per una scelta politica: aver difeso i diritti dei migranti e aver rifiutato la deriva razzista e autoritaria imposta dal presidente Kaïs Saied, in particolare dopo il discorso del 21 febbraio 2023, in cui Saied ha apertamente criminalizzato le persone migranti subsahariane, legittimando una campagna di odio, violenza e repressione senza precedenti. Figura di primo piano della lotta contro il razzismo in Tunisia, Saadia Mosbah, 65 anni, è stata arrestata il 6 maggio 2024 nella sua abitazione, al termine di una lunga campagna di diffamazione e incitamento all’odio sui social network, che ha preso di mira lei, l’associazione Mnemty e altri attivisti. L’organizzazione è stata accusata, senza prove credibili, di partecipare a un presunto “complotto” per favorire l’insediamento dei migranti subsahariani in Tunisia: una narrazione costruita ad arte per criminalizzare la solidarietà e reprimere ogni voce critica. Il suo processo, previsto il 21 dicembre 2025, si inserisce in un contesto più ampio di persecuzione giudiziaria contro oppositori politici, difensori dei diritti umani, giornalisti e attivisti. Saadia Mosbah, insieme ad altri prigionieri politici, resta detenuta nelle carceri del regime di Saied. La loro unica “colpa” è aver osato opporsi, denunciare, resistere. Questo caso smaschera l’ipocrisia della narrazione europea che continua a definire la Tunisia “Paese terzo di origine sicuro”, mentre: * gli attivisti antirazzisti vengono incarcerati, * la solidarietà viene equiparata a un crimine, * il razzismo di Stato diventa strumento di governo, * la repressione politica viene normalizzata con la complicità internazionale. Il processo a Saadia Mosbah non è un fatto isolato: è un processo alla libertà di espressione, alla giustizia sociale e alla possibilità stessa di difendere i diritti umani in Tunisia. È il simbolo di un sistema che punisce chi sogna l’uguaglianza e premia chi alimenta paura e odio. Difendere Saadia Mosbah significa difendere tutte e tutti coloro che rifiutano il razzismo, l’autoritarismo e la criminalizzazione delle migrazioni. Il suo sogno non è un crimine. Il crimine è reprimerlo. Redazione Italia
December 23, 2025
Pressenza
Iniziativa a Firenze per chiedere la liberazione dei detenuti politici
Questa mattina in Palazzo Vecchio a Firenze, conferenza stampa indetta da Casa dei diritti dei Popoli , rete internazionalista toscana, per promuovere a breve un presidio che chieda la liberazione di tutti i prigionieri politici. Al tavolo insieme a CddP  anche le numerose associazioni del territorio che hanno aderito alla iniziativa, fra queste Assopace Palestina , la comunità Palestinese, la rete Saharawi,  Donne, Vita, Libertà Ass. Culturale Iraniana, Alessandro Orsetti  per  i Kurdi. La Campagna per la liberazione di Marwan Barghuti , il leader palestinese condannato a diversi ergastoli  e vessato nelle carceri israeliane è già iniziata a livello nazionale. Qui a Firenze  si propone di collegarla alla liberazione di Abdullah Ocalan leader kurdo anch’esso detenuto in isolamento dal governo turco di Erdogan  ma non solo,  anche in Iran e in Turchia  e in  molti altri paesi  le carceri sono  state riempite di prigionieri politici da regimi sempre più autoritari ed antidemocratici. Audio di presentazone di CDDP https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2025/12/audio-1.mp3       Redazione Toscana
December 10, 2025
Pressenza
L’attivista saharawi Ahmed Sbaai soffre di un grave deterioramento della salute in carcere a causa di farmaci scaduti
Un’organizzazione per i diritti umani ha rivelato oggi che Ahmed Sbaai, un attivista politico saharawi detenuto, ha subito gravi complicazioni di salute dopo che l’amministrazione del carcere centrale di Kenitra, in Marocco, gli ha somministrato farmaci scaduti. Sbaai è detenuto, insieme ad un gruppo di altri attivisti saharawi, dal novembre 2010, in quello che è noto come il caso dei “detenuti di Gdeim Izik”. In una dichiarazione rilasciata a “Equipe Media”, la sorella dell’attivista ha affermato che suo fratello “soffre di malattie cardiache e respiratorie che si sono aggravate negli ultimi anni a causa delle torture, dei maltrattamenti e delle cattive condizioni di detenzione a cui è stato sottoposto”. Ha aggiunto che “gli sono stati somministrati farmaci scaduti provenienti dall’infermeria della prigione, causandogli nuove e gravi complicazioni di salute che minacciano la sua vita”. La sorella di Sbaai ha chiesto “ai governi del mondo libero e a tutte le organizzazioni e gli organismi internazionali di intervenire con urgenza per ottenere l’immediata liberazione di suo fratello e degli altri detenuti politici saharawi”. La famiglia ha attribuito la piena responsabilità allo Stato marocchino e ai suoi funzionari per ciò che queste «persone innocenti» stanno subendo, secondo quanto descritto, a causa delle «politiche repressive dell’occupazione», avvertendo che la vita di suo fratello è in pericolo reale. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dallo spagnolo di Thomas Schmid con l’ausilio di traduttore automatico. Equipe Media
October 22, 2025
Pressenza