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Sostegno alla petizione del comitato calabrese per bloccare le pre-intese sulla autonomia differenziata
I Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e il Tavolo NOAD plaudono all’iniziativa del comitato calabrese NOAD che, insieme al comitato Difendiamo la Costituzione di Lamezia Terme, ha promosso una petizione online (che preghiamo caldamente di sottoscrivere) per bloccare il processo di ratifica definitiva delle Intese preliminari tra il governo nazionale e le Regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria su alcune materie pretestuosamente (alla luce della sentenza 192/2024 della Corte Costituzionale) definite “non Lep”: previdenza complementare e integrativa, professioni, protezione civile, sanità. La petizione si rivolge poi al presidente Occhiuto e al Consiglio regionale calabrese, affinché ricorrano alla Corte Costituzionale contro le Intese preliminari stesse; ciò che, come già annunciato, faranno le Regioni Puglia e Campania; con l’auspicio che ad esse, oltre la Calabria, si associno le altre Regioni guidate dall’attuale opposizione parlamentare. La petizione – che si inserisce in continuità con le analoghe petizioni presentate lo scorso inverno in Lombardia, Lazio, Piemonte e Campania – appare particolarmente significativa, non solo perché coinvolge una Regione a guida centro-destra; ma anche perché il presidente Occhiuto, nel corso del lungo e tortuoso cammino per la realizzazione del progetto eversivo di rottura dell’unità della Repubblica attraverso l’autonomia differenziata, è parso caratterizzarsi per un profilo differente rispetto ai propri colleghi presidenti di Regione dello stesso schieramento politico. Ricordiamo, ad esempio, il suo plauso in occasione della sentenza 192/2024 della Consulta, che – tra le altre cose, come lo stesso Occhiuto aveva in precedenza ribadito in varie occasioni precedenti – vincolava l’autonomia differenziata alla definizione e garanzia dei Lep; che – come sappiamo – sono provvedimenti ben lungi dal verificarsi. Le evidenze espresse in corso di audizione da organismi quali l’Ufficio Parlamentare di Bilancio – nonché la semplice osservazione della realtà e delle condizioni di vita – ribadiscono quello che da sempre i Comitati affermano: esiste un divario presumibilmente incolmabile – al netto di investimenti letteralmente straordinari, difficili da preventivare – tra garanzia dei diritti sociali in Calabria e nel Meridione rispetto alle Regioni del Nord, e nelle stesse Regioni del Nord tra territori urbanizzati e zone interne, tra periferie urbane e le zone gentrificate delle metropoli. Le disuguaglianze sociali in tutto il Paese si aggraveranno a causa dell’autonomia differenziata, che mira a rafforzare economicamente e socialmente le cosiddette ‘locomotive italiane’, cioè gli imprenditori delle Regioni del Nord, a scapito dei lavoratori e dei ceti meno abbienti. L’autonomia differenziata mira alla secessione dei ricchi, concentrati nel Nord del Paese. Per questo la petizione ha un respiro nazionale: perché chiama cittadini/e a dire no alle disuguaglianze sociali e ai divari territoriali; dicendo no all’autonomia differenziata, che renderà più ricchi i ricchi e darà più potere ai potenti. E’ necessario, come la petizione fa, far sentire la propria voce, mobilitare l’opinione pubblica per difendere l’unità della Repubblica, che è garanzia affinché chiunque – ovunque risieda e dovunque sia nato – goda degli stessi diritti civili, politici e sociali. Due anni fa di questi tempi eravamo concentrati sulla raccolta di firme per il referendum per abrogare la legge 86/24 (la cosiddetta Calderoli). In quell’occasione, come in tante altre (non ultimo il referendum sulla magistratura) il Sud ha fatto sentire la propria voce, apportando un contributo fondamentale a quella raccolta (per un referendum che purtroppo non è stato celebrato) e per la vittoria del No su quella sulla magistratura. I Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata e il Tavolo NOAD sono convinti che un eventuale consenso da parte delle regioni del Sud sull’Autonomia Differenziata non rappresenterebbe un plauso popolare, ma sarebbe il frutto di decisioni prese altrove. La petizione ha il merito indiscusso di chiedere al popolo calabrese innanzitutto un’esplicitazione chiara del proprio dissenso. E come tale va sostenuta e condivisa. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD
Comunicato stampa 3 agosto 2026: un colpo di mano in pieno luglio
Il fatto che il Governo in pieno luglio abbia – con un vero e proprio colpo di mano, prima al Senato e poi alla Camera – approvato le Risoluzioni per consegnare la potestà legislativa a Veneto, Liguria, Lombardia e Piemonte su professioni, previdenza complementare, protezione civile e sanità, non ha generato alcuna reazione particolare da parte dei sindaci dei capoluoghi di quelle regioni; per lo più comuni grandi o molto grandi, in 3 casi su 4 governati da partiti dell’opposizione parlamentare. Un silenzio misterioso, considerate le circostanze; tacciono coloro che dall’autonomia differenziata non possono che vedere modificate le proprie prerogative e i propri poteri. In peggio. Evidentemente i sindaci di Milano, Genova e Torino o stanno sottovalutando o ignorano i danni che il raggiungimento dell’autonomia differenziata da parte delle regioni di cui sono capoluogo provocherebbe loro. Avremo modo di parlarne, si tratterebbe di danni non da poco. Di tutt’altro segno la reazione dei primi e delle prime cittadini/e pugliesi che, con un appello ben calibrato, promosso dal sindaco di Bari, Vito Leccese, sottolinea da una parte il fatto che le mosse del Governo contraddicano clamorosamente la sentenza 192/24 della Corte Costituzionale; dall’altra come l’approvazione delle Risoluzioni rappresenti un passo verso la disgregazione dell’unità della Repubblica e dunque dell’esigibilità di diritti uguali per tutti e tutte, ovunque risiedano. “Ci preoccupa il modo in cui questa maggioranza di Governo vuole attuare l’autonomia differenziata. Infatti, procedere senza prima determinare e finanziare i LEP e senza istituire il fondo perequativo previsto dall’articolo 119, terzo comma, della Costituzione significa esporre il Paese a un rischio concreto: nuove disuguaglianze territoriali, in contrasto con gli articoli 2 e 3 della Costituzione. A pagarne il prezzo più alto sarebbero i territori con minore capacità fiscale per abitante, dalle aree interne e montane a molte realtà del Mezzogiorno e con essi i Comuni che vi operano. Il luogo di nascita o di residenza non può decidere l’accesso alla salute, all’istruzione, ai servizi sociali, alla protezione civile, alle infrastrutture, al lavoro. L’autonomia differenziata non deve diventare l’occasione per mettere i territori gli uni contro gli altri”. Proprio per questi motivi i sindaci e le sindache pugliesi – l’appello ha già raccolto oltre 260 firme, allargandosi anche ad amministratori di altre regioni del Sud come Basilicata e Campania – plaudono all’iniziativa del presidente della Regione Puglia, che ha annunciato il ricorso presso la Consulta contro le preintese delle 4 regioni del Nord, seguito dal presidente della Campania, Roberto Fico. A loro volta, i Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti sostengono l’iniziativa dei sindaci e delle sindache del Sud, così come quella dei due presidenti di Regione, cui auspicano si aggiungano presto le altre regioni governate da forze di opposizione nazionale, in primis l’Emilia-Romagna. La presa di posizione dei primi cittadini e delle prime cittadine e di amministratori e amministratrici di comuni pugliesi si inserisce a pieno titolo nel ripudio della “secessione dei ricchi”, ma anche nella chiara consapevolezza che il Sud possa giocare un ruolo molto significativo nella spregiudicata partita che il Governo sta portando avanti, incurante non solo della sentenza 192/24, ma anche e soprattutto della sorte di territori che certamente – nonostante le rassicurazioni del ministro Calderoli – registrerebbero uno svantaggio incolmabile, se il processo andasse avanti. Siamo convinte e convinti che tanti amministratori e amministratrici (e non solo quelli aderenti ai partiti dell’attuale opposizione parlamentare) del nostro Meridione siano perfettamente consapevoli che il processo eversivo dell’autonomia differenziata andrà a penalizzare territori le cui disuguaglianze sociali e squilibri territoriali subiranno un ulteriore aggravamento. I sottoscrittori e le sottoscrittrici chiedono “l’immediata sospensione del procedimento relativo agli schemi di intesa preliminare” fino al completamento di una complessiva rivalutazione costituzionale, finanziaria e amministrativa; richiesta che da tempo i Comitati e il Tavolo NOAD stanno esprimendo. Un appello che il governo non dovrebbe sottovalutare, anche considerando l’avvicinarsi delle elezioni politiche. Sarà interessante capire se sul piatto della bilancia peserà più lo scambio scellerato tra legge elettorale e autonomia differenziata; o la paura di perdere consenso in un Sud che – già nel referendum di marzo sulla riforma della magistratura – ha riservato alle destre al governo una brutta e imprevista sorpresa. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD
Comunicato Stampa 18 luglio 2026 – Tutti in piazza Montecitorio, martedì 21 luglio ore 16,30
Un governo autoritario, in cui vige la logica dello scambio e del ricatto reciproco, sta producendo l’ennesima forzatura; incurante non solo, come diciamo da più di un anno, della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale; ma di tutta una letterale valanga di critiche che gli sono cadute addosso a proposito dell’approvazione delle intese per 4 regioni (Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto) su 3 materie non Lep – protezione civile, professioni, previdenza complementare – e una, la sanità, che richiede la definizione dei livelli essenziali di prestazione (LEP) fatti coincidere arbitrariamente con I livelli essenziali di assistenza (LEA), che come è ben noto aggravano le disparità territoriali. L’Aula di Palazzo Madama ha mosso un passo importante nella realizzazione del progetto eversivo dell’unità della Repubblica e dell’uguaglianza dei diritti nella giornata di giovedì 16 luglio, approvando le relative Risoluzioni e sostanzialmente impedendo qualsiasi mossa delle opposizioni, che avevano preparato ben 800 ordini del giorno e presentato comuni Risoluzioni chiedendo il ritiro delle Intese preliminari. Ora tocca alla Camera. È ancora una volta il momento di scendere in piazza: martedì 21 luglio le Risoluzioni di maggioranza approderanno in Aula e verranno votate. I Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata indicono un presidio – dalle ore 16,30 alle ore 20,30 – in piazza Montecitorio, cui aderiscono – tra gli altri – la Cgil Roma e Lazio, Cobas, Usb, e a cui prenderanno parte i/le deputate/i delle opposizioni. Chi abbia pensato che l’autonomia fosse diventata un problema superato e risolto ha sbagliato; chi ha raccolto le firme per un referendum che la Consulta ha bocciato, sulla base degli interventi demolitori che la Corte aveva operato sulla legge 86/24 come chi ha firmato per quella raccolta, tutti devono sapere che l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti stanno subendo un pesantissimo attacco, merce di scambio di un governo spregiudicato che vuole introdurre surrettiziamente il premierato assoluto con la nuova legge elettorale e legittimare le disuguaglianze sociali e le disparità territoriali con l’autonomia differenziata. Plaudiamo alla condotta delle opposizioni in Senato, che hanno messo in campo un tentativo di resistenza neutralizzato dalla prevaricazione di un uso spregiudicato dei margini concessi dal regolamento; così come plaudiamo alle dichiarazioni del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, rivolte alle forze politiche del Consiglio Regionale: “La vera minaccia è nel futuro, e ha un nome preciso: autonomia differenziata. Stiamo correndo verso un baratro con lo sguardo rivolto all’indietro, litigando su chi guida mentre l’automobile sta per andare a sbattere. Se le preintese (accordi tra Stato e Regioni) verranno approvate così come sono scritte, sarà la fine della sanità pubblica per come la conosciamo, soprattutto nei territori più fragili. Il Mezzogiorno per primo. Non è autonomia, è secessione a rate: perché non sposta soltanto competenze, sposta risorse di mobilità passiva e professionisti, dal Sud verso il Nord, un’emorragia silenziosa che svuoterà i nostri ospedali proprio mentre lottiamo per accorciare le liste d’attesa. Rischiamo di trasformare il Sud in terra da cui i medici partono, non in terra dove i pazienti guariscono. Un disastro di questa portata si ferma solo con un fronte meridionale unito, che parli con una voce sola: tutta la classe politica del Mezzogiorno, senza distinzione di schieramento, risponderà domani di questo passaggio se lascerà travolgere la sanità del Sud. Non è una battaglia di parte, è una battaglia di sopravvivenza. Per questo mi rivolgo a tutte le forze civili e politiche pugliesi: fermiamo insieme questo disegno, prima che diventi irreversibile». E’ necessario mobilitarsi e moltiplicare le azioni a ogni livello, territoriale e nazionale, e in ogni ambito, sociale, politico e istituzionale, affinché questo progetto distruttivo dell’unità della Repubblica non vada in porto. Tutti in piazza Montecitorio, martedì 21 ore 16,30. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD
“La nostra lotta, Le nostre lotte” – Assemblea nazionale dei Comitati e del Tavolo NO Autonomia Differenziata
𝐐𝐮𝐢 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐭𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐢 𝐬𝐢𝐧𝐠𝐨𝐥𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢. Il ministro Roberto Calderoli non si ferma, il 13 luglio si passa alla discussione in plenaria. La Lega vuole ottenere il risultato entro la legislatura. Abbiamo bisogno della collaborazione di tutte e di tutti!
CS 6 giugno 2026 Assemblea Pubblica Nazionale – “La nostra lotta, le nostre lotte”
Sono esattamente 7 anni che i Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti hanno abbandonato la lotta esclusivamente in difesa della scuola della Costituzione, minacciata dall’autonomia differenziata, per estenderla ai moltissimi, ulteriori aspetti della vita quotidiana che sono attaccati dal progetto scellerato; un progetto che nega l’uguale garanzia di diritti sociali e civili su tutto il territorio della Repubblica, sostenendo – al contrario – diritti diseguali, a seconda del certificato di residenza; laddove chi ha già tanto avrà di più, chi ha meno starà sempre peggio. Della Repubblica si è festeggiato il 2 giugno l’ottantesimo anniversario; una Repubblica minacciata dalla prepotenza tipica della maggioranza di destra che, indifferente alle prescrizioni della Corte Costituzionale, accelera, sotto la spinta del ministro leghista Calderoli, nel percorso verso la “secessione dei ricchi”. Sabato 6 giugno, dalle ore 9,30 alle 16,30, presso la Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria, al Maschio Angioino a Napoli, si terrà l’assemblea nazionale dei Comitati e del Tavolo NO Autonomia Differenziata: “La nostra lotta, le nostre lotte”. Un appuntamento che ha l’ambizione di lanciare il necessario allarme nei confronti della strategia del governo che – complice anche il silenzio dei media – sta tentando di portare a compimento il processo che provammo ad interrompere con il referendum 2 anni fa (con un milione e 300mila firme raccolte) e che, comunque, la sentenza 192/24 della Corte costituzionale ha in parte smontato. Nonostante la bocciatura della legge Calderoli, (86/2024), il governo Meloni-Calderoli va avanti. Infatti, presso le commissioni I Affari Costituzionali di Senato e Camera si trovano le 4 pre-intese siglate da Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte su 4 materie cosiddette non LEP (Protezione Civile, Professioni, Coordinamento della finanza pubblica e Sanità, Previdenza integrativa), già precedentemente approvate dalla Conferenza Unificata, con il parere negativo di 6 regioni, guidate dal PD o dal M5S, e dell’Anci. Le commissioni – presso le quali si stanno svolgendo audizioni che, come nelle precedenti occasioni, rilevano pareri negativi da parte di giuristi, economisti, esponenti della società civile, sindacati – dovranno formulare un atto di indirizzo; quindi, verranno predisposte e firmate le Intese, che il Parlamento potrà emendare: ci auguriamo che vengano sotterrate attraverso una valanga di emendamenti. Contestualmente, al Senato l’AS 1623 è il testo che Calderoli ha predisposto per determinare i livelli essenziali delle prestazioni, prerequisito per poter attaccare anche le cosiddette materie LEP, come la scuola. Oltre al fatto che determinare i LEP non significa garantirli (atto che prevederebbe milioni di euro), numerosi sono gli elementi di incostituzionalità nei testi siglati con le regioni. Siamo certi che le regioni guidate dal PD e dal M5S, ricorrendo alla Corte costituzionale, si batteranno per impedire che le Intese, andando in porto, possano aggravare ulteriormente le disuguaglianze sociali e territoriali. A Napoli, la mattina si aprirà con gli interventi di Emiliano Brancaccio, Antonella Bundu, reduce dalla Flotilla, Marco Esposito, Pietro Spirito, Massimo Villone. Interverrà il Presidente della regione Emilia- Romagna Michele De Pascale. Il pomeriggio, con un’introduzione di Antonio Mazzeo, esponente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e della lotta NO Ponte, prenderanno la parola esponenti di movimenti territoriali e studenteschi, sindacati, associazioni. Ed è proprio dal pomeriggio che l’iniziativa prende il nome e trova il proprio senso precipuo: qualora il progetto eversivo di autonomia differenziata si concretizzasse, tutte le lotte e tutti i movimenti – di qualsiasi cosa si occupino – verrebbero coinvolti. Il Sud del nostro Paese, i Sud di tutte le regioni, verrebbero definitivamente affossati, oggetto di politiche predatorie, senza speranza di emancipazione dalle proprie attuali condizioni. Da Napoli – una delle città del Sud che ha tirato la volata al trionfo del NO nel referendum sulla riforma della magistratura, un no che, vogliamo crederlo, parla anche di autonomia differenziata – parte una nuova fase della lotta dei Comitati e del Tavolo NOAD. Una fase di mobilitazione intensa, che avrà una significativa scadenza nelle elezioni del 2027: nei programmi dei partiti, o delle liste, che chiederanno il voto per battere le destre, proponiamo sia inserita l’abolizione del comma 3 dell’articolo 116 della Costituzione, strumento per minare l’unità della Repubblica. Nei prossimi mesi continueremo a contrastare il disegno della secessione dei ricchi con sit-in, assemblee, manifestazioni di piazza, incontri di informazione. Il nostro obiettivo è quello che hanno espresso milioni e milioni di cittadini/e con il referendum sulla giustizia: la Costituzione non si tocca, va rispettata e applicata. Il referendum sulla giustizia ha liquidato anche il disegno del premierato assoluto; ora tutti/e devono mobilitarsi per impedire che si realizzi la terza controriforma, quella dell’autonomia differenziata: difendiamo l’unità della Repubblica, cioè l’uguaglianza dei diritti sociali, civili e politici. Solo così potremo sperare di sconfiggere le politiche di discriminazione razziste verso i migranti, di suprematismo nordista, e le misure securitarie che distruggono le libertà civili di manifestare e di lottare per una società dove si affermi il valore supremo della pari dignità di ogni persona, dovunque risieda e da qualunque parte del mondo provenga. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD
Allarme per l’unità della Repubblica
Il voto referendario sulla magistratura ha detto con forza e chiarezza che la Costituzione non si tocca e non si deve toccare, a difesa dei diritti di libertà e sociali, e ha sostanzialmente cancellato dall’agenda politica il premierato. Giovani e Mezzogiorno, con il loro voto, hanno sconfitto Giorgia Meloni. Con questo voto referendario si sono cancellate due deforme della Costituzione. Tuttavia siamo allarmati. E vogliamo trasmettere il nostro allarme. C’è un’insidia che continua a minacciare il nostro Paese, l’Autonomia Differenziata; il ministro leghista Calderoli lavora in silenzio, ma con determinazione, portandola avanti: troppi – distratti – la considerano archiviata con la sentenza 192/2024 della Corte Costituzionale. La Consulta, ponendo dei paletti, certamente ha modificato la drammaticità della situazione precedente; però il Governo deliberatamente li ignora, e così – con le pre-Intese con quattro Regioni del Nord e con il ddl Calderoli sui LEP, attualmente in Senato – l’Autonomia differenziata ha ripreso il cammino; che va, invece, bloccato. Passo dopo passo, nell’indifferenza generale, si va avanti, assegnando diritti a chi già ne ha e – di conseguenza – negandoli a chi ne ha già pochi. Basta leggere anche solo superficialmente le parole del presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, uno dei potenziali beneficiari delle regalie di questa de-forma costituzionale, che istituzionalizza le diseguaglianze: “Bisogna trovare il modo di mettere il Nord, che è la parte sana e produttiva del Paese, in grado di competere con le Regioni europee più avanzate […]. L’Autonomia è solo un primo passo, il nodo di fondo è che bisogna cambiare la forma dello Stato in senso federale.” Ecco, come – con poche, ma inequivocabili parole – si dà voce a quello che il razzismo nostrano pensa da tempo, forse da sempre: che esista una parte “sana” (e quindi una malata) nel Paese. Come liberarsi di questa “palla al piede” che è il Meridione è presto detto: il federalismo secessionista consentirà alle regioni del Nord di unirsi alla “locomotiva europea”, per proteggere la propria industria, “per esempio a cominciare dall’automotive”. In linea di continuità con tali, sconcertanti affermazioni, il quotidiano “Libero”, il 24 marzo titolava l’esito referendario in modo inequivocabile: “Il no sfonda soprattutto tra i ceti improduttivi del Meridione e i giovani pro Pal”. Inefficienti e pure improduttivi, dunque. Ma non basta. Sulla scorta del “modello” (per modo di dire) di Roma Capitale, che impone un’ulteriore modifica della Carta, quella dell’art. 114, sponsorizzato convintamente dal sindaco Gualtieri, il sindaco Sala a Milano e a Venezia il segretario del PD, Martella, coadiuvato dall’ex presidente della Regione, Zaia, caldeggiano proposte analoghe. Ogni potentato locale rivendica più potere; ma non è la scissione dell’atomo, è la secessione dei ricchi: è la frammentazione progressiva delle istituzioni per spartirsi la torta del potere. E l’unità della Repubblica? E l’uguaglianza dei diritti di tutti/e i/le cittadini, ovunque risiedano? E il Mezzogiorno? In un mondo sconvolto dalle guerre e in un Paese segnato dalle diseguaglianze queste parole e questi provvedimenti significano una sola cosa: vadano avanti i potenti e i ricchi, che per di più rivendicano il merito di esserlo, mentre godono solo dei privilegi del potere e della ricchezza; gli altri si arrangino, se riescono. E, comunque, non disturbino il progetto della secessione. Però: il risultato del voto referendario ci racconta un’altra storia; ci parla di un altro progetto, quello del rispetto e dell’attuazione della Costituzione, fondata sull’antifascismo, sui diritti politici e sociali. Più bello, più socialmente responsabile, più democratico. Perché è un progetto di uguaglianza sostanziale. È un progetto popolare; che, con il referendum del 23 marzo, ha fondato la propria affermazione sul voto dei giovani e sul Meridione, inedito connubio e forza liberatrice. Ignorarlo sarebbe diabolico. Almeno quanto ignorare il fatto che quel voto del Sud è una condanna delle parole di Fontana, dei volgari commenti di “Libero” e – più in generale – dell’autonomia differenziata. E’ un voto che -superando stanchezza e delusione, frutti di un’oppressione antica – esprime e sprigiona energie nuove. È un voto contro le diseguaglianze e l’ingiustizia. Con i referendum del 2006, del 2016 e con quest’ultimo, cittadini e cittadine hanno inviato un messaggio forte e chiaro: la Costituzione non si tocca. Ma la Costituzione è già stata toccata nel 2001 con la deforma del suo Titolo V. Ed è stata violata al punto da contraddire i suoi principi fondamentali. Meloni e Calderoli ora vogliono far passare in quel varco le autonomie differenziate e, con pre-Intese e Intese, realizzare le secessioni regionali, che aggraveranno disuguaglianze sociali e territoriali. Sta a noi tutti/e impedire la realizzazione di questo disegno di frammentazione dell’unità della Repubblica. Si può riparare il danno del 2001, impedendo ora che prosegua il processo delle Intese e poi provvedendo a cancellare il comma 3 dell’articolo 116 e a ridefinire i rapporti tra i diversi livelli istituzionali secondo i principi del regionalismo cooperativo. Da tempo, pressoché inascoltati, gridiamo che la sentenza 192 della Corte Costituzionale non ha archiviato la questione; e che l’autonomia differenziata sta procedendo. Le prime due colonne del patto scellerato – controriforma del CSM e premierato, che tenevano coese le forze delle destre – sono state demolite; ora dobbiamo fronteggiare la rabbia degli sconfitti, che si accaniranno sul punto sopravvissuto del loro progetto, il più grave: l’autonomia differenziata, che non solo diversificherà i diritti delle persone sulla base del certificato di residenza, ma modificherà drammaticamente l’assetto istituzionale del Paese, mettendo in discussione la forma di Stato, la Repubblica democratica. Temiamo possa essere l’unica deforma che andrà avanti. È per questo che lanciamo un grido di allarme: presto le pre-Intese siglate dal Governo con Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte su 4 materie “non LEP” (nonostante la sentenza della Consulta) approderanno in un Parlamento defraudato della sua prerogativa istituzionale e costituzionale, trattato come un organo passacarte, prono al volere del Governo. E la legge Calderoli sui LEP, AS 1623, sta continuando il suo iter in Senato. Nulla è concluso, dunque; tutto continua sottotraccia, nel silenzio e nella disinformazione. Con questo nostro Allarme ci appelliamo a tutte le forze democratiche del Paese – dalle associazioni, ai sindacati, ai partiti politici – affinché assumano la responsabilità di non lasciare questo appello inascoltato. E per lanciarlo, organizzeremo un’Assemblea nazionale a Napoli il 6 giugno prossimo. Segnate la data, siate presenti. Auspichiamo che tutte /i coloro che hanno detto no al Referendum del 22- 23 marzo si mobilitino per bloccare il disegno dell’Autonomia differenziata, per dire alto e forte No alla secessione dei ricchi. Vi aspettiamo a Napoli. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
Contro i preti pedofili e l’omertà di Chiesa-Stato
Un appello della rete «L’abuso» che sottoscriviamo come “bottega”. Mentre nel resto del mondo e in Europa – la Francia, la Spagna, il Portogallo, la Svizzera, il Belgio, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Germania, l’Irlanda – ci sono Stati che rendono giustizia e in molti casi risarcimenti alle vittime dei preti pedofili, in Italia il Governo non ha mai