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30 Luglio. Giornata mondiale contro la tratta di persone
In occasione della Giornata mondiale contro la tratta di persone del 30 luglio riceviamo e pubblichiamo alcuni passaggi del Report della Associazione Giovanni XXIII Un fenomeno che continua a evolversi Nel 2025 la tratta ha continuato a evolversi: accanto allo sfruttamento sessuale sono cresciuti lo sfruttamento lavorativo e le forme di controllo digitale, dal grooming – l’adescamento di minori – alla sextortion, quella forma di ricatto online in cui un criminale minaccia di pubblicare foto o video intimi di una persona per ottenere denaro. Il controllo sulle vittime avviene sempre più spesso anche a distanza attraverso minacce, debiti, geolocalizzazione e ricatti con immagini intime. Nel Sistema Nazionale Antitratta sono state prese in carico 845 nuove persone (dati Sirit 2025): il 42 per cento sono vittime di sfruttamento lavorativo, mentre il 25 per cento di sfruttamento sessuale. Per la prima volta dal 2000, gli uomini hanno superato numericamente le donne tra le persone assistite, segno di un fenomeno che riguarda sempre più lo sfruttamento lavorativo maschile e le persone transgender. La Comunità Papa Giovanni XXIII ha accompagnato 76 persone (31 donne, 44 uomini, 1 persona transgender) e cinque bambini accolti con le madri, offrendo percorsi di ascolto, protezione e autonomia mettendo al centro la persona, senza ridurla alla sua esperienza di sfruttamento, superando ogni forma di stigma e rivittimizzazione, attraverso percorsi che valorizzano il protagonismo delle persone sopravvissute. Il report evidenzia come gli sfruttatori costruiscano relazioni di controllo e dipendenza, mentre il contrasto alla tratta passa attraverso legami di fiducia, reti territoriali e comunità capaci di accogliere e rigenerare. Il progetto ALMA e la prevenzione nelle comunità Tra le novità più significative del 2025 c’è il progetto ALMA, promosso con il contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità, che ha coinvolto leader religiosi e rappresentanti di comunità etniche — maliane, indiane, camerunensi, filippine, colombiane, senegalesi, nigeriane, rumene e albanesi, nelle province di Modena, Torino, Ascoli Piceno, Brindisi e Massa Carrara — insieme a Fondazione Migrantes e UCOII, che hanno aderito al progetto, per prevenire lo sfruttamento delle donne migranti, anche negli ambienti digitali. Dalla ricerca sono emerse le principali forme di sfruttamento e violenza: controllo del partner e violenza psicologica (22%), sfruttamento sessuale e digitale (20%), sfruttamento lavorativo (15%) e violenza economica (15%), oltre a matrimoni forzati, violenza vicaria e minacce alla famiglia d’origine. Sono stati coinvolti anche giovani pari provenienti da tali comunità, formati sulle forme di violenza e grave sfruttamento nel contesto femminile, per promuovere messaggi sul rispetto e sulla pari dignità tra uomini e donne — argine concreto contro ogni forma di violenza e mercificazione — attraverso iniziative di sensibilizzazione nelle scuole che saranno avviate nel prossimo autunno. Un impegno internazionale L’impegno della Comunità Papa Giovanni XXIII è proseguito anche a livello internazionale, con progetti dedicati alla prevenzione della tratta, alla tutela delle persone migranti e all’empowerment delle donne: il progetto Eyefon in Nigeria, contro la cosiddetta “Japa syndrome”, l’emigrazione di massa di giovani con ottimi livelli di professionalità ed istruzione; il progetto Amini Home in Kenya, per il sostegno alle donne uscite dalla prostituzione; il progetto europeo AMIR, in partenariato con ANCI, per l’integrazione delle persone migranti; e la rete internazionale con OIM, Save the Children Italia ed Espacio de Mujeres in Colombia. A questi si affiancano le attività di advocacy della rappresentanza permanente della Giovanni XXIII a Ginevra — intervenuta alla 60ª sessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite denunciando i rischi della tratta legati alle politiche migratorie restrittive — e il contributo portato al Parlamento europeo a Bruxelles sul legame tra tratta e maternità surrogata commerciale. A questo link si può scaricare il Report Antitratta 2026: https://www.apg23.org/traffico-di-esseri-umani/ Redazione Italia
July 29, 2026
Pressenza
Nel mondo 1 persona su 4 in condizione di sfruttamento o schiavitù moderna è minorenne
La maggior parte dei 12,3 milioni di bambini in condizione di sfruttamento o schiavitù moderna, ovvero circa 9 milioni, è coinvolta in matrimoni forzati, mentre i restanti 3,2 milioni sono divisi in sfruttamento sessuale (1,6 milioni), sfruttamento lavorativo o in attività illecite (1,3 milioni) e lavori forzati imposti dalle autorità statali (320.000). Per quanto riguarda la tratta, nel 2022 è minore più di una vittima su 3 (il 38% del totale delle 68.836 persone coinvolte per cui è stata rilevata l’età, cioè oltre 26mila bambini e adolescenti). E’ senz’altro una sottostima, ma in ogni caso il numero di minori identificati come vittime di tratta è aumentato del 31% rispetto al 2019, evidenziando una crescita significativa nella rilevazione del fenomeno minorile a livello globale. L’incremento è attribuibile alla maggiore incidenza delle ragazze tra le vittime trafficate a fini di sfruttamento sessuale e all’aumento dei ragazzi vittime di tratta per lavoro forzato, in particolare in Europa e nel Nord America, e alla forte crescita delle vittime minorenni in Africa Sub-Sahariana. Sono alcuni dei dati della XV edizione del Dossier Piccoli Schiavi Invisibili di Save the Children sul fenomeno della tratta e dello sfruttamento dei minori, un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto una dimensione sempre più complessa e dinamica, alimentata da crisi globali interconnesse. Le ragazze rappresentano il 57% delle vittime minorenni rilevate a livello globale e nel 60% dei casi il loro sfruttamento è di tipo sessuale. I ragazzi, al contrario, risultano maggiormente coinvolti in situazioni di lavoro forzato (45%). I Paesi dell’America Centrale e dei Caraibi si presentano come quelli con la più alta incidenza di vittime minorenni: più di 3 vittime su 5, tra quelle rilevate, sono sotto i 18 anni (67%). Seguono l’Africa Sub-Sahariana e i Paesi del Nord Africa con, rispettivamente, il 61% e il 60% dei minori tra le vittime di tratta. Per quanto riguarda l’Europa, nel 2023 le vittime minorenni di tratta costituiscono il 12,6%, pari a 1.358 bambine, bambini e adolescenti, per lo più identificate in Francia (29,4%), Germania (17,7%) e Romania (16,3%), sfruttate nel 70% dei casi a fini sessuali, mentre il restante 30% è impiegato in lavoro forzato (13%) o in altre forme come l’accattonaggio forzato o attività criminali forzate (17%) come rapine, borseggi o spaccio di sostanze stupefacenti. “Rilevante sottolineare – sottolinea Save the Children –  che, nel periodo 2021-2022, l’81% delle vittime di tratta minorenni (2.401) in Europa era rappresentato da cittadini dell’UE e l’88% di essi (2.120) è stato sfruttato nello Stato membro di appartenenza. Generalmente, i trafficanti cercano di adescare minori che provengono da contesti sociali e familiari fragili, che vivono in condizioni di povertà e in alcuni casi soffrono di disturbi psicologici”. In Italia, invece, la tratta e lo sfruttamento dei minori rappresentano una realtà sommersa, che coinvolge sia flussi migratori internazionali – il Paese si conferma crocevia di transito e destinazione di minori vittime di tratta – sia contesti interni di vulnerabilità sociale.  Le vittime sono spesso coinvolte in forme multiple di sfruttamento: sessuale, lavorativo, forzato in ambito domestico, fino al coinvolgimento in attività criminali forzate o accattonaggio coatto. La digitalizzazione della società contemporanea ha profondamente trasformato il panorama della tratta e dello sfruttamento minorile. In questo contesto, si parla sempre più spesso di “e-trafficking”, che include tutte le forme di tratta e sfruttamento di esseri umani che si avvalgono in modo determinante delle tecnologie digitali, sia per il reclutamento, l’adescamento e il controllo delle vittime, sia per la gestione logistica, il pagamento e la distribuzione dei profitti. “L’e-trafficking, sottolinea Save the Children, caratterizzato dall’uso sistematico di piattaforme online, social network, app di messaggistica e strumenti digitali, consente di abbattere le barriere geografiche, rendere più rapidi ed efficienti i processi di tratta e sfruttamento e ridurre i rischi per gli sfruttatori. Questa modalità – utilizzata sia per sfruttamento sessuale che per il coinvolgimento dei minori in attività criminali forzate, il lavoro forzato e la produzione e/o distribuzione di materiale di abuso online – permette di raggiungere un numero molto più ampio di potenziali vittime, di agire in modo anonimo e di rendere più difficile l’individuazione e il contrasto da parte delle autorità”. Una nuova frontiera è la “gamification” dello sfruttamento, una strategia che utilizza gli sviluppi della tecnologia – che ha trasformato le esperienze di gioco online facendole passare da piattaforme chiuse a spazi virtuali che consentono un’ampia gamma di interazioni sociali – e la risposta psicologica associata alle fasi del gioco – come il progresso (es. Il passaggio a un livello successivo del gioco) o i premi e le ricompense (es. i badge che si ottengono quando si completa un’attività o si vince una sfida) – per rendere più accettabile e “normale” la partecipazione a reti criminali, mascherando lo sfruttamento dietro dinamiche ludiche e sociali apparentemente innocue. Qui il Rapporto: https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/piccoli-schiavi-invisibili-2025. Giovanni Caprio
August 1, 2025
Pressenza