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Zohran Mamdani è pronto a chiedere l’arresto di Netanyahu se andrà a New York per l’Assemblea Generale dell’ONU
Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha dichiarato che sta valutando la possibilità di chiedere l’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu qualora si rechi nella città a settembre per partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. “Credo che il Primo Ministro Netanyahu debba essere processato all’Aia”, ha affermato il sindaco durante la trasmissione The Interview del New York Times, riferendosi al mandato di arresto emesso dei suoi confronti e di quelli dell’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant dalla Corte Penale Internazionale per presunti crimini di guerra commessi nella Striscia di Gaza. “È un criminale di guerra e dopo quello che il suo governo ha fatto negli ultimi anni questa è un’opinione condivisa da molti.” Mamdani ha sempre criticato duramente la politica di Israele. Durante la campagna elettorale aveva promesso, se fosse diventato sindaco, di ordinare l’arresto di Netanyahu nel caso avesse visitato la città. Ora ha chiesto il parere dell’ufficio legale della città e avviato delle consultazioni per capire se il sindaco ha l’autorità di ordinare alla polizia locale l’arresto di un capo di stato straniero. “Faremo tutto ciò che la legge ci consente di fare a New York, ma non scriveremo nuove leggi per raggiungere questo obiettivo”, ha precisato. La reazione di Netanyahu non si è fatta attendere: come al solito ha accusato il sindaco di essere un sostenitore di Hamas e un nemico di Israele. Anna Polo
July 18, 2026
Pressenza
Perché il governo Netanyahu è Israele
LA VIOLENZA DEI COLONI NON È PIÙ UN’ECCEZIONE. È IL SINTOMO DI UN PROGETTO POLITICO CHE L’EUROPA CONTINUA A GUARDARE SENZA TROVARE IL CORAGGIO DI CHIAMARLO CON IL SUO NOME. Sarò breve. Perché i giorni trascorsi dall’inizio dello sterminio dei palestinesi sono 1003. Perché le parole per nominarlo sono finite e anche quelle che ci siamo inventati per definire la distruzione deliberata di un gruppo etnico o religioso in quanto tale non bastano più. E perché un amico mi ha detto che ne uso troppe e che non c’è tempo per leggerle tutte. Dopo questo preambolo, vengo al sodo. Questo fine settimana, come ogni santo maledetto giorno che c’è sulla terra, oltre venti tra palestinesi e attivisti sono rimasti feriti durante attacchi compiuti da bande di teppisti israeliani in Cisgiordania. Non riesco più a chiamarli semplicemente «coloni». Quando la violenza contro civili, contadini e attivisti si ripete con tale regolarità e brutalità, la parola perde la sua neutralità descrittiva e rischia di diventare un eufemismo. Nominiamoli dunque per quello che sono: cavernicoli. E forse nemmeno al tempo di Neanderthal erano così animaleschi nella loro primordiale ferocia e ripugnanza. Le aggressioni verificatesi fra ieri e oggi sono avvenute in diverse località della Cisgiordania. Secondo le testimonianze, «le forze di sicurezza israeliane non sono riuscite a impedire diversi di questi assalti». Non sono riuscite o non hanno voluto? È una domanda che non può più essere elusa, considerato che troppo spesso – anzi, quasi sempre – i militari assistono, intervengono tardivamente o operano in un contesto in cui queste violenze continuano a ripetersi senza essere fermate in modo efficace. «La gente ha paura di recarsi da sola sui propri terreni», ha dichiarato un palestinese il cui villaggio è stato preso di mira. Ed è per questo che continuo a sostenere che il governo Netanyahu è Israele. Non perché in Israele non esistano dissenso, opposizione e persone che si battono per un’altra strada. Esistono, e meritano rispetto. Ma oggi rappresentano una minoranza politica e sociale incapace di incidere sugli indirizzi dello Stato. Quando la violenza dei coloni si ripete ogni giorno, da anni, sotto gli occhi dell’esercito; quando ministri e parlamentari ne condividono apertamente il linguaggio e gli obiettivi e alcuni di loro distribuiscono gratuitamente dei mitra; quando l’annessione strisciante della Cisgiordania procede senza incontrare una reale opposizione interna capace di fermarla, allora non siamo più davanti alle azioni di poche mele marce. Siamo davanti a un sistema politico e a un orientamento collettivo che, nei fatti, hanno reso quella violenza parte integrante del proprio progetto. Francamente, mi vergogno del governo che rappresenta l’Italia e di quelle erinni che siedono a Bruxelles, guidate da Ursula von der Leyen. Anche lei, come Angela Merkel, ha la sua divisa: stesso taglio della camicia e della giacca – delle quali cambiano soltanto i colori –, stessi pantaloni, stesse scarpe, stessa uniforme quasi rituale e persino lo stesso taglio di capelli, con il quale comincio a credere sia nata direttamente. Ma qui finiscono le somiglianze. Perché la statura politica e morale non si indossa. Si misura nella capacità di difendere i principi che si proclamano anche quando è scomodo farlo. E sotto questo profilo, il divario tra le due è abissale. P.S. Io i coloni li considero dei criminali e come tali vorrei che fossero trattati. M. Alessandra Filippi
July 5, 2026
Pressenza
Netanyahu punta al controllo sul 70% di Gaza, in barba al cessate il fuoco
Mentre le forze armate israeliane continuano a colpire obiettivi in Libano (oltre cento negli ultimi giorni stando alle dichiarazioni di Effie Defrin, portavoce delle IDF), Netanyahu conferma che il problema non è Ben Gvir, ma Israele stesso come entità sionista, e dunque coloniale e suprematista, votata all’occupazione delle terre dei […] L'articolo Netanyahu punta al controllo sul 70% di Gaza, in barba al cessate il fuoco su Contropiano.
May 31, 2026
Contropiano
Vecchi e nuovi duci
Non c’è più spazio per questo governo e per ministeri che sostengono una cultura giuli-va, varano nuove leggi truffaldine e hanno il tempo di vedere a scoppio ritardato gli attivisti liberati con le ossa rotte e con la giustizia fatta, barattata e liquidata da viscide scuse… che bastano e avanzano. Non c’è più spazio per questo governo affratellato dagli stessi spiriti di un passato nero, che fanno cadere la pesante croce della speranza sui popoli colonizzati da un neo-duce scagliato contro la mitezza di un Papa-Leone che predica la pace evangelica e la tiene lontana dalle orride visioni… diffuse a macchia d’olio. Non c’è più spazio per questo governo e per le belve sovraniste che hanno perso le staffe e, con la bibbia stretta sotto il braccio della vendetta, tengono in groppa uno Stato canaglia e si fanno beffa della decenza umana e della brava gente che continua a versare una emorragia di parole in-sensate… piene d’amore. Non c’è più spazio per questo governo e per il suo amico che comanda, corrompe e rinchiude il suo popolo tra le mura di una terra-santa dove la maggioranza rimane vittima permissiva e non reagisce e si lascia rovesciare addosso le torte al cappio… mangiate e digerite da chi festeggia la fine del mondo e dei popoli nemici. Pino Dicevi
May 25, 2026
Pressenza
Colonizzazione America Latina: piano di Trump e Netanyahu
Le registrazioni dei file audio confermano il progetto di trasformare l’intera regione in un’enclave estrattivista basata su carceri disumane e manipolazione religiosa finanziata con fondi pubblici sottratti alle infrastrutture statali. di Giorgio Trucchi (*) Si tratta di un vero e proprio piano strategico per riappropriarsi di territori, per imporre, anche militarmente, una sempre più feroce politica espansionistica e un modello
Scene di basso impero – di Gianni Giovannelli
La stragrande maggioranza degli uomini di potere si fa facilmente e regolarmente    trascinare dalla stupidità a ripetere i crimini dei predecessori e torna a commettere con tutta disinvoltura gli stessi errori del passato Procopio di Cesarea  (Anekdota, Carte segrete, trad. L.R. Cresci Sacchini)   La figura di Donald Trump, sempre in bilico fra il [...]
May 12, 2026
Effimera
Milano, 25 aprile: ore 15,30
Maurizio Fantoni Minnella riflette sulla provocazione della cosiddetta Brigata Ebraica. Milano, 25 aprile, ore 15.30 Il “muro” fatto di uomini e donne di ogni età s’infittisce a vista d’occhio in sfregio alla cosiddetta “Brigata ebraica”, un manipolo di circa trenta-quaranta persone, super protetta da due cordoni di braccia e scudi: sono i “City Angels” e i carabinieri, supportati da uomini
Israele approva la pena di morte: solo contro i palestinesi
di Mario Sommella (*) Una legge razzista che sancisce il suprematismo sionista e sfida il diritto internazionale. Il voto della vergogna Il 30 marzo 2026 sarà ricordato come il giorno in cui lo Stato di Israele ha legalizzato la pena capitale su base etnica. La Knesset, dopo quasi dodici ore di dibattito, ha approvato con 62 voti favorevoli e 48
Il processo messo in scena mentre cominciava il procedimento “In nome della legge, giù le armi”
In concomitanza della prima udienza dell’azione legale collettiva italiana promossa da diverse associazioni per chiedere l’annullamento dei contratti di fornitura di armamenti tra Leonardo Spa e Israele, venerdì 27 marzo in provincia di Varese abbiamo organizzato un flashmob. Con la recit-azione abbiamo rappresentato il processo a Netanyahu, impersonato da un attivista che ne indossava la maschera e che aveva le mani legate (ammanettate) e appeso al collo un cartello con scritto “criminale di guerra”. Mentre Netanyahu veniva condotto davanti alla Corte Penale Internazionale, raffigurata da un attivista travestito da giudice, gli si avvicinava un attore che impersonava l’AD di Leonardo SpA, Cingolani, che con al proprio fianco un’attrice che impersonava Giorgia Meloni consegnava al premier israeliano un M346 (riprodotto su cartone). Sullo sfondo della scena della performance c’era lo striscione con il titolo della campagna “In nome della legge, giù le armi Leonardo!“, l’iniziativa di sostegno ai promotori dell’azione legale collettiva che mira a far rispettare la legge 185/90 e la Costituzione e, sostenendo che la fornitura ad Israele alimenti la violazioni dei diritti umani e il genocidio della popolazione palestinese, far annullare i contratti che impegnano Leonardo SpA e lo Stato italiano alla consegna di armi e mezzi e strumenti bellici all’IDF. Il filmato che documenta il flash mob ora è diffuso sui social media e verrà consegnato agli organizzatori della campagna, la cittadina palestinese Hala Abulebdeh che nei bombardamenti contro Gaza ha perso tutta la propria famiglia ed è impegnata nell’azione legale collettiva insieme alle associazioni italiane A Buon Diritto, Acli, Arci, AssoPace-Palestina, Attac Italia, Pax Christi e Un Ponte Per.   L’Italia continua a esportare armamenti verso Israele mentre Gaza viene devastata da bombardamenti che hanno causato decine di migliaia di vittime civili. Nel frattempo, la guerra si è allargata all’Iran, Libano e Iraq, con attacchi di Israele all’intera regione. Noi abbiamo deciso di agire in tribunale per dichiarare nulli i contratti stipulati da Leonardo Spa e le sue controllate con lo Stato di Israele. Insieme alla dott.ssa Hala Abulebdeh (Abu Lebdeh), cittadina palestinese, abbiamo promosso questa azione legale per fermare la vendita di armi italiane a Israele. Il 29 settembre 2025 abbiamo depositato una citazione presso il Tribunale civile di Roma per chiedere che vengano dichiarati nulli i contratti di fornitura di armamenti stipulati da Leonardo S.p.A., dalle sue controllate o da soggetti intermediari, con lo Stato di Israele. La citazione chiede l’accertamento della violazione: della Costituzione italiana; della normativa nazionale sull’export di armi; delle norme sovranazionali e degli accertamenti dei competenti organi delle Nazioni Unite. Se il Tribunale riconoscerà la nullità di questi contratti, Leonardo e lo Stato italiano non potranno più garantire sostegno militare a Israele. Chiediamo alla magistratura di accertare le violazioni della Costituzione, della legge 185/1990 e del diritto internazionale umanitario. Chiediamo che sia vietata ogni futura vendita di armi e tecnologie militari a Israele, in particolare quelle utilizzate nelle operazioni militari a terra e in cielo condotte contro la popolazione palestinese – https://www.produzionidalbasso.com/project/fermiamo-la-vendita-di-armi-verso-israele/ Redazione Italia
March 31, 2026
Pressenza
Come l’Italia continua a rifornire la macchina di guerra israeliana
Il dossier “Made in Italy per l’industria del genocidio” documenta la complicità dell’Italia nel genocidio dei palestinesi portato avanti da Israele; una complicità strutturale e materiale. di Marianna Lentini (*) Mentre il governo assicura di aver “fermato” o “limitato” le esportazioni di armi verso Israele dopo il 7 ottobre 2023, dal nostro Paese sono partite almeno 416 spedizioni legate a