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SVILUPPARE UNA CAPACITÀ INCISIVA, RENDERE LE AZIONI EFFICACI
> Da Abolition media, 04.03.2024 Un recente testo1 che delinea un percorso per lo sviluppo di capacità d’azione conclude che anche lo “studio delle vulnerabilità del dominio” richiede attenzione. Se esiste una capacità di distruzione, allora sorge spontanea la domanda su come indirizzarla in modo che colpisca dove fa più male. Immaginiamo cosa potrebbe comportare un approccio di questo tipo rivolgendo lo sguardo a un pilastro centrale del potere globale e della controinsurrezione: l’“industria della difesa” statunitense. Gli anarchici e gli altri ribelli presenti negli Stati Uniti si trovano in una posizione privilegiata per colpire la macchina da guerra nordamericana: gli anni ’60 sono stati segnati da un prolungato sconvolgimento sociale, guidato principalmente da questo obiettivo, e negli anni successivi gli anarchici hanno occasionalmente superato la semplice opposizione alla guerra, arrivando ad attaccarla. L’attuale genocidio in Palestina ha acuito le tensioni sociali contro il militarismo statunitense, ma le azioni degli anarchici, al momento, hanno avuto un impatto limitato sui loro obiettivi e non hanno contribuito in modo significativo a far sì che il militarismo entrasse nell’immaginario popolare come qualcosa che può essere attaccato. Cosa potrebbe consentire agli anarchici di sferrare attacchi più significativi e di affinare una qualità d’azione che vada oltre il simbolico? A questo proposito, merita di essere discussa la proposta avanzata da “Frammenti per una lotta insurrezionale contro il militarismo e il mondo che ne ha bisogno”2: concentrarsi su attacchi ben ideati che prendano di mira i punti deboli della produzione e delle infrastrutture belliche. Spezzare gli anelli della catena La produzione della guerra inizia qui: gli Stati Uniti sono di gran lunga il più grande esportatore mondiale di armi. Delle “100 principali aziende produttrici di armi e servizi militari” stilate dal SIPRI3, 42 hanno sede negli Stati Uniti e rappresentano il 51% dei ricavi globali totali. Le fabbriche che producono armi, munizioni e altre attrezzature belliche sono le più visibili. Meno visibili sono le catene di approvvigionamento che trasformano le materie prime nei componenti necessari alle fabbriche (catene di approvvigionamento nella fase di produzione) o che trasportano il prodotto finito nelle mani degli Stati (catene di approvvigionamento nella fase di distribuzione). “Frammenti per una lotta insurrezionale…” propone di concentrare l’attenzione sui colli di bottiglia dei fornitori a monte del settore della produzione high-tech, un settore “dipendente da numerose risorse costose e difficili da ottenere”, piuttosto che sugli stabilimenti di assemblaggio ben protetti. “Gli attacchi incendiari ai veicoli delle aziende produttrici di armi e dei loro fornitori, così come ai veicoli delle aziende logistiche che trasportavano il loro materiale bellico, ecc., e una serie forse ancora più ampia di attacchi come vernice contro le sedi centrali di queste aziende, hanno offerto e offrono tuttora una prospettiva militante di intervento nella produzione bellica. Eppure, non mi risulta che i rifornimenti ai fronti di guerra si siano mai impantanati a causa di ciò. L’interruzione della produzione è troppo breve, il sabotaggio della logistica troppo insignificante. Niente che non possa essere compensato da un turno di notte aggiuntivo. E il danno finanziario? Beh, diciamo che la dirigenza di queste aziende fa calcoli di tutt’altra portata. Non è mia intenzione sminuire questi tentativi di intervento né scoraggiare le persone dall’attaccare, anche quando il nemico sembra schiacciante e il proprio margine di manovra sembra troppo piccolo, o il proprio agire troppo insignificante. Nessuna di queste cose è per me un motivo per astenersi dall’attaccare. Piuttosto, ritengo che sia opportuno riconsiderare di tanto in tanto le proprie strategie consolidate e, se necessario, modificarle quando diventa evidente che le azioni che ne derivano sono in gran parte inefficaci o prevedibili.” Lockheed Martin, il più grande appaltatore mondiale nel settore della difesa, ha registrato un calo del fatturato annuo dell’8,9% tra il 2021 e il 2022 a causa delle limitazioni della catena di approvvigionamento (in altre parole, non è riuscita a produrre armi per un valore di 6 miliardi di dollari). Delle altre 41 aziende statunitensi presenti nella “Top 100”, 31 hanno registrato un calo del fatturato annuo per lo stesso motivo. Identificando le strozzature specifiche della catena di approvvigionamento che stanno già ostacolando gravemente queste grandi aziende, è possibile aggravare la carenza in modo da influire concretamente sulla produzione di armi. Le catene di approvvigionamento sono costituite da “livelli” e assomigliano più a una rete che a una “catena” lineare. I fornitori di primo livello riforniscono direttamente aziende come Lockheed Martin, quelli di secondo livello riforniscono i fornitori di primo livello e così via. L’azienda aerospaziale statunitense media si affida a circa 200 fornitori di primo livello, mentre il secondo e il terzo livello coinvolgono più di 12.000 aziende. I fornitori insostituibili sono detti “fornitori unici” e sono spesso presenti a tutti i livelli. Come ha recentemente affermato un ingegnere su una rivista specializzata: “Dassault ha cinquemila fornitori per il suo Rafale e basta che uno solo si blocchi per inceppare tutto”. Oltre a fornire i componenti dei prodotti, le catene di approvvigionamento devono anche fornire macchinari industriali altamente specializzati. Ad esempio, la produzione dei macchinari necessari per la microelettronica (semiconduttori), utilizzata praticamente in tutta la tecnologia militare, rappresenta un grave collo di bottiglia che causa carenze in questo settore. Nel febbraio 2022, il Dipartimento della Difesa (DoD) ha pubblicato un piano d’azione intitolato “Garantire la sicurezza delle catene di approvvigionamento critiche per la difesa”, nel quale si avverte che “l’azienda high-tech ASML (Paesi Bassi) è attualmente l’unica fonte di strumenti di litografia a ultravioletti estremi (EUV) necessari per la produzione di grandi quantità di matrici di semiconduttori con nodi tecnologici inferiori a 7 nm4. Tale consolidamento aumenta il rischio di dipendenza da un unico fornitore nella catena di approvvigionamento globale della microelettronica”. ASML produce solo circa 40 macchine all’anno, ciascuna delle quali richiede 12-18 mesi e coinvolge più di 1.000 fornitori di primo livello. L’azienda ha un portafoglio ordini da 50 miliardi di dollari e i suoi concorrenti più vicini sono indietro di un decennio rispetto alla tecnologia EUV. Tutte le catene di approvvigionamento presentano dei colli di bottiglia e la maggior parte di esse ha dei punti critici: basta solo individuarli. Gli strumenti per rintracciarli rientrano nell’ambito delle politiche di “gestione dei rischi delle catene di approvvigionamento”: i nostri nemici stanno pubblicando gran parte di queste informazioni. Lo stesso piano d’azione del Dipartimento della Difesa descrive “vulnerabilità persistenti nella catena di approvvigionamento di sottolivello5, dalla carenza di materie prime e prodotti chimici ai sottocomponenti critici prodotti da fornitori vulnerabili”. Il piano prosegue fornendo una panoramica generale delle problematiche della catena di approvvigionamento per le aree in cui le vulnerabilità critiche rappresentano la minaccia più urgente: missili, batterie, fonderie, microelettronica e minerali critici. Più recentemente, per la prima volta nella sua storia, il Dipartimento della Difesa ha pubblicato una “Strategia industriale per la difesa nazionale” per fornire una tabella di marcia per “lo sviluppo di catene di approvvigionamento più resilienti e innovative”. Tuttavia, i loro piani non sono infallibili: un consulente ha definito il documento carente di “un’attenzione alle soluzioni a lungo termine per i problemi della catena di approvvigionamento che affliggono l’industria della difesa”. Altrettanto interessanti sono le pubblicazioni della Divisione Ricerca sulla Sicurezza Nazionale della RAND, in particolare quelle del suo Istituto per la Sicurezza Nazionale della Catena di Approvvigionamento. L’infrastruttura della pace è l’infrastruttura della guerra Per logistica si intende il trasporto e lo stoccaggio delle merci tra diversi punti della catena di approvvigionamento (ad esempio, dagli stabilimenti di produzione agli impianti di assemblaggio fino ai centri di distribuzione). La logistica opera attraverso le infrastrutture. Tuttavia, non tutti i problemi della catena di approvvigionamento riguardano la logistica: ad esempio, un incendio nello stabilimento di un fornitore non influisce sulla capacità di trasportare efficacemente i componenti, ma piuttosto sulla capacità di produrli. I punti di attacco possono essere adattati al contesto: una vulnerabilità dell’approvvigionamento dipende dai “colli di bottiglia” dei fornitori, mentre una vulnerabilità logistica dipende dai “colli di bottiglia” infrastrutturali. Ad esempio, una fabbrica di armi potrebbe essere situata in una regione con un’ampia capacità infrastrutturale che renderebbe difficile sabotarne la logistica, ma potrebbe avere un unico fornitore. Al contrario, la fabbrica potrebbe aver investito nella creazione di una catena di approvvigionamento flessibile, ma il suo prodotto potrebbe essere spedito verso il mercato attraverso porti con collegamenti ferroviari limitati. Indipendentemente dai flussi di approvvigionamento e logistica (che, va ripetuto, sono generalmente caratterizzati da gravi strozzature), una fabbrica deve essere collegata a una rete elettrica funzionante per poter operare e, spesso, deve essere collegata a Internet tramite cavi in fibra ottica. Le vulnerabilità energetiche e delle telecomunicazioni vanno ben oltre il perimetro ben protetto di una fabbrica, essendo tanto ramificate che nemmeno una forza di polizia militarizzata sarebbe in grado di proteggerle. Tornando alla proposta contenuta in “Frammenti per una lotta insurrezionale”, essa suggerisce una pratica antimilitarista volta a sabotare “l’intero sistema logistico attraverso cui le armi vengono spedite, caricate su camion o trasportate su rotaia, piuttosto che limitarsi ad attaccare le aziende di logistica”, concentrandosi sui “continui collegamenti ferroviari tra i siti produttivi delle aziende produttrici di armi” Le infrastrutture “dual use” utilizzate per la logistica diventano rapidamente infrastrutture belliche quando lo Stato entra in guerra o deve rivolgersi contro la propria popolazione in uno scenario insurrezionale. Il testo “La guerra inizia qui: paralizziamo le infrastrutture dove possiamo”6 critica il fatto che “Frammenti per una lotta insurrezionale…” tralasci “la materia prima più importante della guerra: il petrolio o l’energia in generale. All’inizio di una guerra, la quantità di energia necessaria per spostare le truppe è enorme, ma durante tutto il conflitto il carburante deve essere trasportato dai depositi e/o dalle raffinerie verso il fronte, dove è necessario per alimentare i motori dei mezzi militari. Inoltre, quando una guerra non si svolge direttamente nel proprio territorio, ma la logistica per rifornire le truppe di energia deve attraversarlo, potrebbe valere la pena di studiare più da vicino questa infrastruttura”. In una recente azione molto significativa, i compagni hanno fatto esattamente questo7 nell’ambito delle infrastrutture belliche dell’UE. Le loro parole sono altrettanto ispiratrici: “Incoraggiamo le persone a fare le proprie ricerche sul complesso militare-industriale, sulle sue materie prime e sulla sua logistica, avendo come obiettivo nient’altro che sabotarlo efficacemente. Sentiamo la forte mancanza di analisi di questo tipo, perché crediamo che la nostra capacità di combattere il dominio (e le sue guerre) dipenda irrevocabilmente dalla conoscenza delle sue infrastrutture, dalla comprensione dei meccanismi che le fanno funzionare e, non da ultimo, dallo sviluppo delle competenze e dell’abitudine necessarie per attaccare le sue vulnerabilità.“ Una lotta insurrezionale contro il militarismo Identificare le vulnerabilità è sicuramente un passo nella giusta direzione. Mappare le “fondamenta dell’industria della difesa” tenendo conto delle sue vulnerabilità è un progetto enorme e a lungo termine che gli anarchici negli Stati Uniti hanno appena iniziato. Un’iniziativa nel contesto tedesco potrebbe essere d’ispirazione: “Attack the Arms Industry”8 (Attacca l’industria delle armi). Il progetto raggruppa aziende e istituzioni in categorie quali produttori, fornitori, logistica, ricerca, finanziamento e legittimazione. é stato anche scritto un tutorial in cui condividono il loro approccio, intitolato “An Introduction to Mapping the Local Arms Industry and its Vulnerable Points”9 (Introduzione alla mappatura dell’industria locale delle armi e dei suoi punti vulnerabili). Come negli anni ’60, i soldati e i veterani disillusi si trovano in una posizione privilegiata per minare l’esercito, grazie al loro accesso a informazioni riservate che sarebbero più facili da condividere in modo anonimo se esistesse un progetto equivalente nel contesto statunitense. Studiare il nemico per identificarne i punti deboli consente di agire con efficacia, ma è mettere in pratica tale conoscenza che rende l’azione davvero incisiva. Quali sono gli ostacoli attuali che impediscono agli anarchici di sviluppare una capacità d’azione su di una scala significativa, organizzati in piccoli gruppi autonomi in grado di coordinarsi attorno a un obiettivo specifico? In altre parole, cosa deve accadere affinché un numero maggiore di anarchici acquisisca le competenze e l’esperienza necessarie per attaccare i punti deboli individuati? Solo promuovendo una qualità d’azione incisiva possiamo sperare di fermare le fabbriche di morte, distruggere le infrastrutture belliche e, più in generale, contribuire significativamente ai cambiamenti sociali che si profilano all’orizzonte. Il compito che ci attende non è semplice, ma ciò non lo rende meno necessario. 1https://www.notrace.how/resources/download/developing-action-capacity-a-path/developing-action-capacity-a-path-read.pdf 2Ndt: Testo presente all’interno di “Guerra alla guerra. Prospettive anarchiche e internazionaliste” https://actforfree.noblogs.org/2022/04/10/publication-war-against-war/ 3Ndt: Stockholm International Peace Research Institute 4 I prodotti microelettronici contenenti chip al silicio sono generalmente descritti come fabbricati con una determinata tecnologia (ad esempio, 45 nm), che si riferisce alla dimensione in nanometri (nm) dell’elemento più piccolo in un transistor. Attualmente, lo Stato dell’Arte (SOTA) è considerato inferiore a 10 nm ed è utilizzato nell’informatica avanzata (data center, intelligenza artificiale, supercomputer, ecc.). Lo Stato [dell’Arte] della Pratica (SOTP) è compreso tra 10 nm e 90 nm ed è generalmente quello utilizzato nelle armi convenzionali, anche se l’attuale SOTA diventerà SOTP e l’attualità del futuro. L’industria ha bisogno della tecnologia EUV di ASML per mantenere viva la legge di Moore (“il numero di transistor sui microchip raddoppia ogni 2 anni”), fondamentale per il progresso dell’informatica. Il piano d’azione del Dipartimento della Difesa prosegue affermando che “sebbene la maggior parte dei sistemi attuali del Dipartimento si basi sulla tecnologia microelettronica allo SOTP, la tecnologia microelettronica all’avanguardia (SOTA) è il principale fattore di differenziazione del Dipartimento per il vantaggio tecnologico asimmetrico rispetto ai potenziali avversari”. 5 Un sottolivello è qualsiasi livello al di sotto del primo. 6Ndt: Anche questo testo è presente all’interno di “War against war” 7Ndt: https://actforfree.noblogs.org/2023/12/19/ten-t-military-logistics-and-availability-using-the-scan-med-corridor-and-its-current-sub-projects-as-an-example/ 8Ndt: https://ruestungsindustrie.noblogs.org/ 9Ndt: https://ruestungsindustrie.noblogs.org/eine-einfuehrung-in-die-kartografierung-lokaler-ruestungsindustrie-und-ihrer-sensiblen-punkte/
[Bourges, Francia]: Attacchi incendiari coordinati contro la rete elettrica del distretto militare
> Da Attaque, 07.04.26 Aggiornamento dell’8 aprile: è uscita la rivendicazione (a seguire, estratti degli articoli della stampa di regime) DI FRONTE ALLE GUERRE TRA STATI: INSUBORDINAZIONE E SABOTAGGIO! da Indymedia Lille, 08.04.26 Nella notte tra il 6 e il 7 aprile, abbiamo sabotato la rete elettrica che alimenta la “roccaforte della difesa terrestre nazionale” di Bourges e dintorni, dove scuole militari, la Direzione Generale dell’Armamento Tecnico Terrestre e centri di formazione tecnica convivono con il “primo polo di concentrazione di industriali della difesa in Europa”: l’azienda produttrice di missili MBDA, quella produttrice di cannoni KNDS (Nexter), i fornitori di equipaggiamenti Roxel, Michelin, Mécachrome, Auxitrol, Weston, ASB Aerospatiale e le loro decine di subappaltatori. Le guerre sono l’atto di nascita degli Stati, i loro arsenali e i loro eserciti sono la loro carta d’identità e il loro biglietto da visita. Per gli Stati, la corsa al potere militare è una questione di sopravvivenza, in cui attacco e difesa si confondono, e dove sono sempre le popolazioni a pagarne il prezzo. Le armi non vengono prodotte per le parate del 14 luglio, ma per essere vendute e utilizzate. Questo paese di merda è comunque il secondo esportatore mondiale di tecnologie di morte che fornisce a una sessantina di Stati. Questa militarizzazione genera ovunque obbedienza, conquiste, massacri, stupri, reclusioni e distruzioni. Guerra e Pace sono le false alternative di una strategia di continuità di tutti i poteri: asservire e appropriarsi di tutto ciò che possono ridurre a risorse. Questa cruda realtà viene quotidianamente velata da una propaganda tanto sottile quanto grossolana. Ogni campo manipola gli stessi fili: “l’altro è una minaccia”, “l’altro è un mostro”, “i nostri valori e la nostra causa sono gli unici giusti”, “stiamo solo rispondendo a un’aggressione”. Noi siamo tra coloro che vogliono smantellare i miti che legano gli oppressi ai loro oppressori. Dal fronte alle retrovie, lo sforzo bellico si basa sulla nostra adesione e sulla nostra mobilitazione di massa, proprio come in questo complesso militare-industriale. Qui e altrove, ognuno, attivamente o passivamente, ha la propria parte di responsabilità nel fatto che questa macchina da guerra continui a funzionare. Eppure, lontani dalle gerarchie virili e dal loro fetore disciplinare, cosa ci impedisce di lanciarci, un bel mattino, in una lotta di logoramento contro tutte le guerre e le loro cause, le dominazioni? Opporsi ai fautori di guerra è sempre possibile e assolutamente necessario, quindi disertiamo tutti i ranghi e avanziamo! -------------------------------------------------------------------------------- Estratto da Ici (ex France Bleu) / martedì 7 aprile 2026 […] Un’azione coordinata che, a quanto pare, mirava all’industria della difesa, molto presente a Bourges. Tre siti sono stati colpiti da questi incendi intorno alle 4 del mattino. Si tratta di una stazione di trasformazione a La Chapelle Saint-Ursin, a poche centinaia di metri dal produttore di munizioni KNDS, di un trasformatore a Saint-Florent sur Cher, non lontano da Subdray, dove ha sede il costruttore di missili MBDA, e di un traliccio a Bourges, vicino all’altro stabilimento MBDA. È lì che è stata scoperta la scritta “Azioni contro la guerra”. […] -------------------------------------------------------------------------------- Estratto da France Info, martedì 7 aprile 2026 «Fatti coordinati e di particolare gravità». Rimane l’incomprensione [mah? Più chiaro di così… NdAtt.] nel dipartimento del Cher, questo martedì 7 aprile, dopo la scoperta di danni molto ingenti alle infrastrutture elettriche. Durante la notte, diversi incendi hanno colpito le infrastrutture a Bourges, La Chapelle-Saint-Ursin e Saint-Florent-sur-Cher, come riferito dalla prefettura in un comunicato. A La Chapelle-Saint-Ursin è stata incendiata una sottostazione dell’alta tensione, un sito strategico poiché alimenta le fabbriche dell’industria degli armamenti situate nelle vicinanze. Secondo una fonte della polizia citata dall’AFP, su uno dei siti vandalizzati è stato ritrovato uno striscione con la scritta “Azioni contro la guerra”. […] -------------------------------------------------------------------------------- L’éveil de la Haute-Loire, martedì 7 aprile 2026 Martedì 7 aprile 2026, diversi incendi dolosi hanno colpito impianti elettrici a Bourges, in Chemin de Villeneuve, e a La Chapelle-Saint-Ursin, in Avenue de l’Europe. Secondo le nostre informazioni, si tratterebbe di trasformatori elettrici. Diversi testimoni hanno riferito di aver notato «archi elettrici» intorno alle 4 di martedì mattina. È stata rinvenuta una scritta: “Azioni contro la guerra”. Da notare che gli stabilimenti delle aziende produttrici di missili KNDS (ex Nexter Munitions) e MBDA si trovano nelle vicinanze. Secondo quanto comunicato martedì mattina dalla prefettura del Cher, il costo dei danni ammonterebbe a diversi milioni di euro. La durata prevista dei lavori di ripristino «potrebbe essere di diversi mesi». […] Si stima che 3.000 abitazioni hanno subito interruzioni di corrente in diversi comuni, in particolare a Bourges, Trouy, Marmagne e La Chapelle-Saint-Ursin. Enedis ha ripristinato provvisoriamente l’alimentazione. […]
[Pardubice, Repubblica Ceca]: attacco incendiario contro Elbit Systems e Archer-LPP, fabbricanti di armi per Israele e Ucraina: due comunicati di Earthquake Faction
> Da Earthquake Faction, 20.03.26 e 24.03.26 All’alba del 20 marzo ignoti sono riusciti a introdursi in una fabbrica appartenente ad Archer, filiale di LPP-Holding che collabora con il colosso israeliano Elbit Systems, notoriamente tra i principali fornitori di armamenti usati dall’esercito israeliano nel genocidio a Gaza e nella guerra contro Iran e Libano, provocando un incendio che ha distrutto un capannone, propagandosi anche agli uffici amministrativi. L’attacco è stato poco dopo rivendicato da Earthquake Faction, che si definisce “una rete clandestina internazionalista che prende di mira siti chiave, fondamentali per l’entità sionista. Il nostro obiettivo è distruggere dall’interno ogni ramo dell’impero, con qualsiasi mezzo efficace“. Qui il video dell’azione: Di seguito la traduzione dei due comunicati di rivendicazione. -------------------------------------------------------------------------------- COMUNICATO #1 20/03/26 Finché la terra continuerà a sanguinare sotto le bombe israeliane in Palestina e in tutta l’Asia occidentale, il suolo dovrà continuare a tremare sotto i piedi di chi sostiene l’occupazione. Noi siamo The Earthquake Faction, una rete clandestina internazionalista che prende di mira siti chiave fondamentali per l’entità sionista. Il nostro obiettivo è distruggere dall’interno tutti i rami dell’impero, con qualsiasi mezzo efficace. Il 20 marzo 2026 abbiamo colpito l’epicentro dell’industria bellica israeliana in Europa. A Pardubice, in Repubblica Ceca, il “Centro di Eccellenza” di Elbit Systems, costruito in collaborazione con LPP per supportare l’espansione globale del più grande produttore di armi israeliano, era stato appena inaugurato. Mentre il centro di sviluppo, produzione e addestramento era vuoto, la Earthquake Faction è intervenuta per distruggere le sue attrezzature e dare fuoco alla fabbrica. Nessuno è rimasto ferito. Durante il genocidio di Gaza del 2024, l’amministratore delegato di LPP ha dichiarato: “Uno dei progetti che stiamo preparando con Elbit riguarda l’esercito israeliano”. Il loro “Centro di Eccellenza” viene utilizzato per sviluppare le armi impiegate dall’entità sionista per massacrare quotidianamente la popolazione in Palestina, Libano, Iran e in tutta l’Asia occidentale. Ogni arma sviluppata da Elbit Systems viene prima “testata” sui palestinesi, prima di essere venduta ai governi internazionali, espandendo così l’impero costruito sulla distruzione della Palestina. Ovunque Elbit Systems e i suoi complici cerchino di occultare e nascondere i loro affari grondanti sangue in tutto il mondo, noi li raggiungeremo. Siamo nel ventre della bestia, circondati dal fetore del male. La tecnologia, le armi e il capitale necessari per sostenere la violenza imperiale e sionista sono tutti alla nostra portata. La Earthquake Faction farà tremare il terreno sotto gli stivali dei colonizzatori e finché rimarrà anche solo un briciolo del loro male, lo elimineremo. Non c’è tempo per supplicare i governi internazionali complici. Non sprecheremo il nostro fiato a chiedere gentilmente. Al contrario, intraprenderemo le azioni necessarie per annientare i loro strumenti di morte. -------------------------------------------------------------------------------- COMUNICATO #2 24/03/26 Con il crollo del tetto dello stabilimento di Elbit, è crollata anche la loro partnership. LPP Holding ha trascorso l’intera durata di un genocidio trasmesso in diretta televisiva vantandosi della propria collaborazione e del proprio sostegno. Hanno collaborato con Elbit Systems mentre i nostri compagni in Palestina venivano assassinati e mutilati e i bambini venivano annientati in frazioni di secondo da tecnologie di precisione prodotte in fabbriche come questa di Pardubice, gestite da vili codardi in uffici climatizzati. A sottolineare la loro meschina vigliaccheria, c’è l’improvviso passo indietro pubblico, le giustificazioni e il panico, solo quando si rendono conto che il loro potere di togliere la vita può essere distrutto da poche persone dotate di coscienza. Il vostro panico e imbarazzo sventolano al vento sotto gli occhi del mondo: dopotutto, che razza di azienda della “difesa” non ha un allarme? Sanno che non c’è angolo sicuro su questa terra per i complici del genocidio dei nostri compagni in Palestina. Noi viviamo nel ventre di questa miserabile bestia, attraverso i continenti, i paesi e le città in cui queste aziende operano. Ogni azienda che collabora con Elbit Systems è un bersaglio e colpiremo dove e quando vorremo. A LPP Holding: abbiamo preso i vostri documenti riservati e abbiamo bruciato il resto. Avete tempo fino alle 07:00 UTC del 20 aprile per tagliare pubblicamente ogni legame con Elbit Systems e denunciare l’occupazione barbarica della Palestina, altrimenti renderemo pubblici questi documenti. Per tutti gli altri che collaborano con Elbit, avete due opzioni: aspettare la nostra visita o rilasciare una dichiarazione pubblica in cui si attesti l’interruzione dei rapporti con Elbit Systems.
Guerra alla guerra. Assemblea internazionale dei giovani contro leva e militarizzazione
Guerra alla guerra: noi non ci arruoliamo! – Assemblea internazionale e internazionalista dei giovani contro la leva e la militarizzazione. Appuntamento a Milano il 21 marzo. Le classi dirigenti europee e occidentali ci stanno portando alla guerra, un fatto ormai innegabile e sotto gli occhi di tutti. Ma vorrebbero anche […] L'articolo Guerra alla guerra. Assemblea internazionale dei giovani contro leva e militarizzazione su Contropiano.
February 15, 2026
Contropiano
RBO al Festival Alta Felicità: Assemblea nazionale “Guerra alla guerra”
Durante il Festival Alta Felicità di quest’anno è stato chiamato un momento di assemblea nazionale dal titolo “Guerra alla guerra” con l’obiettivo di condividere una proposta di mobilitazione contro la guerra, contro il riarmo e contro il genocidio in Palestina. Nell’introduzione sono state sottolineate le caratteristiche che questo percorso debba avere per essere incisivo: l’importanza […]
August 5, 2025
Radio Blackout - Info
“GUERRA ALLA GUERRA”, ASSEMBLEA DEI MOVIMENTI: LANCIATA PER L’8 NOVEMBRE UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA
E’ iniziata con le parole di Nicoletta Dosio, storica attivista della Val di Susa, l’assemblea nazionale “Guerra alla Guerra”, svoltasi domenica 27 luglio durante il Festival Alta Felicità al presidio di Venaus, Torino. Davanti a una platea di oltre 300 persone, riunitasi sotto il tendone dei dibattiti, si è svolta dunque una lunga assemblea nazionale contro guerra e riarmo, ospitata dal Movimento valsusino e che ha visto la partecipazione di decine tra collettivi, realtà, sindacati di base e partiti. E’ necessario “mettere insieme le ragioni della lotta con le pratiche della lotta“, ha ricordato in primis Nicoletta Dosio, sottolineando come – nella lunga e decennale storia del Movimento Notav – “la pratica della lotta è riuscita a mettere insieme idee diverse, modi diversi di approcciarsi alla realtà, ed è riuscita a farli crescere insieme”. “Guerra alla Guerra” è in realtà il titolo di un libro pubblicato ormai 100 anni fa da un cittadino prussiano, Ernest Friedrich. Reduce dal carcere per essersi rifiutato di partecipare al primo conflitto mondiale, ha dato alle stampe Krieg dem Kriege! (Guerra alla guerra), in cui raccolta con oltre 180 immagini della Prima guerra mondiale tratte da archivi medici e militari tedeschi, cos’erano gli orrori della guerra, cosa era accaduto nelle trincee e nei campi di combattimento. Il nostro tempo ha imposto di recuperare questo slogan (ripreso poi, a vario titolo, nei conflitti del ‘900) e il suo rifiuto nei confronti di un mondo che sta alzando sempre più muri spinati, che sta trasformando le proprie economie, armandosi, arruolando. Da qui l’idea – partendo dall’assemblea di domenica – di costruire (come scritto nel comunicato di indizione) un percorso contro la guerra, il riarmo e il genocidio in Palestina. Durante l’apertura è stata ricordata la solidarietà all’equipaggio della nave Handala della Freedom Flotilla, arrestato la notte precedente dall’esercito israeliano, ed è stata salutata la liberazione di George Ibrahim Abdallah, attivista libanese detenuto in Francia per 40 anni. E’ intervenuto poi Quarticciolo Ribelle, da Roma, che ha sottolineato l’importanza di parlare il più possibile alla società civile e non solo “a noi stessi”, intesi come collettivi, realtà, movimenti. Durante l’assemblea si sono susseguiti numerosi interventi da parte delle realtà organizzate presenti: il movimento No Base di Pisa, contro la realizzazione di una nuova base militare sul territorio; i Giovani palestinesi, l’Intifada studentesca, l’Udap, tra le realtà che hanno dato vita a un ampio movimento per la Palestina in Italia e che hanno ricordato l’appuntamento nazionale del 4 ottobre; i lavoratori portuali di Livorno dei GAP e gli operai del collettivo di fabbrica Gkn da Firenze che ha chiuso l’intervento con la frase emblematica “questo autunno compatti: non sfilacciati ma convergenti”, per riprendere il loro storico slogan. Hanno fatto seguito gli interventi delle realtà transfemministe di Non Una di Meno dei Nodi di Torino e Pisa; il Movimento disoccupati 7 novemebre da Bagnoli; il movimento Notav di Vicenza e i Boschi recentemente liberati dalla città veneta; e poi ancora: Extinction Rebellion, la campagna Stop Riarmo, l’Arci nazionale in un forte e sentito intervento che ha parlato della mobilitazione europea Stop Rearm Europe, i Centri sociali del nord est e la rete No dl sicurezza che ha ricordato l’appuntamento del 21 settembre, Potere al Popolo, Reset di Roma, Zam di Milano, operai della Tubiflex, Brancaleone, Usb, Movimenti di lotta per la casa di Roma, Militant. Una lunga e fitta assemblea che, con le dovute differenze e defezioni, ha fatto emergere che se c’è una profonda e diffusa “ragione di lotta” – come sottolineato da Nicoletta Dosio a inizio assemblea – si può partire da una base comune: in primis “l’importanza di muoversi per sabotare la guerra”. Per questo è stata individuata nell’8 novembre la data di mobilitazione nazionale a Roma. L’intervento di Nicoletta Dosio, del Movimento Notav, a inizio assemblea. Ascolta o scarica. Il report di Giulia della redazione di Radio Onda d’Urto dall’assemblea “Guerra alla Guerra”. Ascolta o scarica.
July 28, 2025
Radio Onda d`Urto