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La Local March for Gaza riparte da Albenga
Stamattina erano in 52 alla partenza della seconda Local March for Gaza da Albenga. Fiorite dalla prima sul Cammino di Oropa  che ha aperto la strada a ben altre 9 marce. Con oltre 160 pellegrini, quella di Oropa ha attraversato luoghi significativi del Piemonte orientale, per poi culminare a Milano, portando una richiesta chiara, consegnata in Prefettura: la petizione già firmata da oltre 500 persone per un cessate il fuoco immediato, la sospensione delle armi e l’accesso umanitario a Gaza. Oggi, 23 agosto, ad Albenga in Liguria c’erano 52 persone alla partenza, che hanno percorso 7,4 km e raccolto firme per la petizione. Stavolta le firme verranno raggruppate tutte, da tutte le Local March for Gaza d’Italia e portate a Roma a fine ottobre. Domani, 24 agosto, partirà la terza Local March for Gaza, stavolta da Sante Marie in Abruzzo e percorrerà il Cammino dei Briganti. Dice Ivana in viaggio con me: > “Cammino dei Briganti. 1 giorno > Partiti! Alla stazione di Torino la mia bandiera palestinese è stata accolta > con dei “brava”, “grazie signora”, sorrisi, approvazioni. > Domani saremo sul Cammino dei Briganti con la Local March for Gaza. > Sventoleremo le bandiere di un popolo vessato, imprigionato, torturato, > affamato, assassinato per dire “Basta” al nostro governo opportunista e > guerrafondaio. Per chiedere che finalmente apra gli occhi su una tragedia > umanitaria di cui continua a negarne l’esistenza, per chiedere che sospenda il > commercio di armi con Israele, che spinga per l’apertura di un corridoio > umanitario a Gaza, e si attivi perché si fermi l’avanzata dei coloni in > Cisgiordania. > Domani saremo in tanti, saremo un lungo arcobaleno nato da qualche goccia di > rugiada nel cuore di alcune persone speciali; un arcobaleno che occuperà il > cielo d’Italia e raggiungerà Roma per scuoterla dall’inedia. Cammineremo > pacificamente, ci armeremo di non violenza contro la violenza. Per fermare > tutte le guerre. E ci riusciremo perché saremo sempre di più ad “invadere” > senz’armi i sentieri del mondo.” Chi vi scrive è in viaggio su un treno notte per raggiungere insieme a altri 3 sodali, di cui una è appunto Ivana,  la marcia abruzzese. Anche ad Albenga ci sono tra i camminatori dei partecipanti alla prima Local March. Una sorta di staffetta che si realizza e fa tesoro delle esperienze, Viaggiamo con negli occhi e nel cuore le parole di Muin Masri, scrittore palestinese residente a Ivrea: > “Non so se un giorno riavrò la mia patria e se tornerò a casa mia da uomo > libero, ma ho aspettato 77 anni e, se necessario, ne aspetterò ancora 2000 ai > bordi della Storia. Non importa se pioveranno missili per sempre sulla mia > testa o se ci sarà, finalmente, il sole; non importa se dormirò ancora per > molto nelle tende con la mia donna, i miei figli e i miei nipoti o se, prima o > poi, troverò una sistemazione dignitosa all’ombra del vecchio ulivo. > > Quando nasci e vivi da palestinese non ti importa niente di niente, non ti > importa a quanti funerali devi ancora assistere o se un giorno avrai un > matrimonio con musica, balli e tanti invitati. Una delle cose più importanti è > vedere tanta gente mai conosciuta prima, dedicare il loro tempo libero a > portare la tua causa in giro per il Belpaese, camminare ovunque per venirti > incontro e abbracciarti con lo sguardo. > > Carissimi camminatori delle LocalMarchforGaza, a nome di ogni palestinese e di > ogni oppresso, vi ringrazio di cuore, siete la nostra unica speranza, luce in > questo mondo di buio.” Stiamo viaggiando con il buio non solo per impattare meno sull’ambiente, ma soprattutto perché non abbiamo paura. Come hai detto tu, Muin, la libertà esiste quando si vince la paura e si fa quello che serve a tutti, in primo luogo agli oppressi. Ettore Macchieraldo
August 23, 2025
Pressenza
Vendesi croce alla Trappa di Sordevolo
È passato già un mese dalla prima Local March for Gaza, l’iniziativa che ha visto un gruppo di cittadini attraversare le aree interne lungo il cammino di Oropa marciando per boschi, sentieri e piccoli paesi al fine di portare un messaggio di pace, una richiesta di giustizia, una petizione. Mentre la petizione è pronta a ripartire lungo altri otto percorsi, altre otto Local March for Gaza lungo l’Italia, noi qui continuiamo a incontrarci, a tener viva la fiamma di una resistenza che mette radici nel territorio. È così che un sabato di metà agosto ci trova alla Trappa di Sordevolo, immersi fra le montagne, con lo scrittore palestinese Muin Masri. L’incontro, Parole per Gaza, inizia con una lettura itinerante, corale e coreografica del libro Vendesi Croce di Muin Masri. Le parole, a tratti macigni sul cuore, a tratti balsamo per le ferite, ci lasciano in silenzi densi che spezziamo con i passi, ora salendo in cima a una collina, aprendoci alla vista delle montagne, ora stringendoci nelle sale pietrose della Trappa. Ha un che di rituale, di artistico, di umano, camminare e ascoltare così, insieme. Le emozioni, solitamente tenute a bada per potersi occupare delle cose di tutti i giorni, tornano a fluire. Mentre il velo che normalmente le copre si assottiglia, per un attimo il mio pensiero va al libro Hospicing Modernity di Vanessa Machado de Oliveira, che molto parla dell’importanza di ricostruire la nostra capacità di stare a contatto con i problemi, di sostenere il dolore senza dissociarci, scappare via, impazzire. Non è cosa da poco, mi dico, anzi, come scrive l’antropologa Stefania Consigliere «Quando la struttura profonda di un mondo costruito sulla violenza si mostra senza orpelli, c’è da restare inebetite”. Di recente un uomo di grande intelligenza e sensibilità ci diceva che, se all’improvviso tutti i cittadini del primo mondo avvertissero la violenza, lo sfruttamento e la crudeltà che fondano e che rendono possibile il nostro mondo, non potrebbero resistere all’impatto.» Eppure la cornice artistica e lo stare assieme non solo ci consentono di resistere all’impatto, ma anche di trarne significati e intenti comuni, di rafforzare i legami. Il giro ad anello, nel frattempo, ci ha riportati in una sala con un proiettore. Ci sediamo e insieme guardiamo il video della Local March for Gaza. «Ogni volta che lo vedo mi torna la pelle d’oca», dice Muin Masri, che ha partecipato al cammino insieme alla sua famiglia. Qualcuno, nella tappa di Magnano, gli aveva chiesto «Questa marcia servirà a qualcosa?», ci racconta, e lui aveva risposto di sì. Se vi sentite in colpa voi siamo persi, aggiunge, sottolineando l’importanza di celebrare ogni breccia di umanità che apriamo. Inizia così il racconto del suo percorso, del suo arrivo in Italia negli anni 80 senza neppure salutare la madre. «L’ho chiamata appena ho messo piede a Roma, per dirle che non tornavo a cena», ci dice. «Perché sapete, le madri tendono ad aspettare sempre che i figli tornino a cena. Lei all’inizio pensava che scherzassi. Noi palestinesi scherziamo molto, perché sappiamo che la vita potrebbe finire in qualsiasi momento. Poi quando mi ha preso sul serio mi ha detto due cose. La prima è stata: attento perché in Italia c’è la mafia. La seconda è stata: racconta quello che hai visto e vissuto qui. Io ho risposto che non c’era niente da raccontare lì, che non c’era niente. “Racconta di quello che non c’è, dell’acqua che manca, della corrente interrotta, degli studenti che si mettono a studiare sotto i lampioni della luce perché è l’unico spazio in cui poter leggere”, ha risposto lei.» Muin Masri, tenendo fede alla richiesta della madre, racconta, si fa testimone. L’importanza dello studio come forma di resistenza è un elemento che ritorna a più riprese nella sua storia, come anche la necessità di non lasciarsi mangiare dall’odio, dal rancore, di agire per rendere il fardello delle future generazioni via via più leggero. «Mia figlia, quando facciamo la spesa, scannerizza sempre tutto», ha raccontato Muin ad un certo punto sorridendo, e il discorso si è aperto ad interventi sull’importanza delle iniziative che vanno a toccare dal vivo l’economia, dal boicottaggio alla più recente iniziativa partita dall’appello della giornalista Bisan Owda Global Strike for Gaza che chiede a partire dal 21 agosto, ogni giovedì, di non fare acquisti di nessun tipo, fino al risparmio critico, controllando se i propri risparmi sono in una banca armata e spostandoli in banche etiche. La serata si è conclusa con un pasto condiviso. «Con quanto sta succedendo non ci siamo sentiti di proporre una vera e propria cena», ha spiegato Nazarena Lanza, che ha proposto invece a chi si è voluto fermare una schiacciata con lo zatar, formaggi locali, un’insalata di pomodori e cetrioli di CadalPum, e poi pizza casereccia portata da due partecipanti, Cristina e Alberto. Sotto un cielo che si faceva buio e annunciava tempesta, seduti ai tavoli, abbiamo continuato a scambiare parole, esperienze, tornando più e più volte sulla necessità di coltivare uno sguardo che non disumanizzi mai l’altro, chiunque esso sia. di Cristina Diana Bargu Redazione Piemonte Orientale
August 18, 2025
Pressenza
Cristo si è fermato a Gaza
SERATA CON GAZA – Occhieppo Superiore (BI) accoglie i camminatori della Local March for Gaza con invitati palestinesi d’eccezione. Ad ogni passo che abbiamo fatto insieme, Ad ogni emozione condivisa, Ad ogni abbraccio che ci siamo dati, Alla voglia condivisa di dire no alle ingiustizie, al dolore, alla guerra. Alla speranza, che ci continua a guidare e a farci urlare, che qualcosa può ancora cambiare. Sono partita per una firma, sono tornata con la convinzione che la pace, può ancora camminare. Queste le parole di Aurora, insegnante barese che vive e lavora a Rivarolo Canavese, condivise nella chat del gruppetto che, partito da Oropa, ha percorso i 63 km di cammino e poi in treno fino a Milano, per consegnare in Prefettura le 509 firme raccolte durante le soste nei 14 comuni attraversati. E’ venuta a Villa Mossa, a Occhieppo superiore, per ritrovare i compagni e le compagne di viaggio, ascoltare le testimonianze di due illustri palestinesi, condividere le emozioni e il dolore per quanto accade sotto gli occhi del mondo a Gaza, ma anche farsi forza e continuare a camminare. La “Serata con Gaza” a Villa Mossa è stata densa di emozioni. Gratitudine è la parola che meglio la descrive per noi che abbiamo potuto prendervi parte. Muin Masri, autore del bellissimo libro “Vendesi croce” e di parole di amore nonostante “non possa più sognare”, scriveva oggi sulla sua pagina facebook: > “Cristo ripartito da Occhieppo Ieri sera ad Occhieppo c’era l’umanità con > tutta la sua fragilità, il peso della testimonianza, l’amore, i dubbi e la > paura. Gente semplice, gente impegnata socialmente, gente che sente il peso > del dramma delle guerre, gente piena di fede, di speranza e di cicatrici, > gente che crede in quello che fa e allo stesso tempo pensa che non sia > abbastanza per poter fermare i crimini di guerra. Ieri sera a Villa Mossa > Cristo non poteva esserci, si è fermato a Gaza, ma qualcuno per lui sta > continuando il suo cammino.” Dopo di lui Safwat Kahlout, giornalista di Gaza, racconta scorci di quotidianità a Gaza, dove ha famiglia, amici e colleghi giornalisti, continuamente uccisi da cecchini, missili e dalla fame. “I nazisti davano da mangiare agli ebrei prima di ucciderli. Perché i palestinesi non possono almeno ricevere del cibo, prima di morire?” Parole che non si possono sentire, ma che devono essere ascoltate perché non c’è giustificazione possibile a questo orrore. “Gaza è distrutta, ora pensate alla Cisgiordania”. Parole come un pugno nello stomaco. Ma l’obiettivo non è annichilire la speranza, è anzi necessario continuare a parlare, a camminare, a pretendere che i nostri governi e l’Europa smettano di essere complici di questo genocidio, coltivare l’umanità e in questo modo salvare anche noi stessi. Ettore Macchieraldo, tra gli organizzatori della marcia cita dall’ultimo numero di Animazione Sociale l’intervista a Miguel Benasayag: > “Non si tratta di sperare, ma neanche di disperare. Si tratta di impegnarci > con uno sforzo senza garanzie di successo per aprire nuove possibilità di > esistenza. La speranza, diceva Spinoza, è una passione triste perché ci lascia > in attesa, perché diminuisce la nostra potenza di agire. Noi invece dobbiamo > ritrovare la nostra potenza di agire, per proteggere la vita, la cultura, il > pensiero, l’amore”. Leggiamo la petizione, come a turno abbiamo fatto in ogni sosta del cammino. Questa volta legge Sofia, studentessa dell’artistico che per la Trappa ha realizzato un grande manoscritto della petizione da appendere nella sala capitolare, perché la gente continui a leggere e a lasciare la propria firma. Le Proloco di Occhieppo Superiore e Inferiore hanno avuto un ruolo centrale nell’organizzazione della Local March for Gaza e questa sera a Villa Mossa, ancora insieme, ci hanno accolto e preparato da mangiare. Bruschette con zaatar, il mix di spezie – timo, sesamo e summacco – tradizionale palestinese, fatto da Doha, contadina di un villaggio palestinese della Cisgiordania – Burin – circondato da colonie israeliane che le hanno bruciato gli ulivi e ucciso il padre, quando ancora era bambina. Doha, donna forte e meravigliosa, era venuta a Biella a settembre scorso, approfittando del viaggio a Torino per Terra Madre 2024. Il duo Terra Santa, padre palestinese, moglie italiana più la loro bambina con un violino, suona musiche tradizionali palestinesi, tra applausi e stupore generali. Poi la proiezione del film realizzato da Alberto Conte sulla Local march for Gaza sul Cammino di Oropa, molto attesa da tutti ma soprattutto dal più giovane camminatore, Enea di 7 anni, che resiste al sonno. L’emozione è palpabile. Alberto ha saputo mettere insieme i momenti e sentimenti più intensi di questi 5 giorni di manifestazione, di processione laica, di riconnessione con se stessi, con gli altri e con i paesi attraversati, per un popolo neanche così lontano. Perché “siamo uno”, come diceva la poesia letta dalla ragazza durante la sosta a Viverone. Perché quando Muin ci chiede perché ci occupiamo della lontana Palestina, Ettore risponde che tempo fa un vecchio saggio gli disse che non è vero che “la mia libertà esiste dove finisce la tua, bensì la mia libertà esiste esattamente dove inizia la tua”. Nessuno sarà libero fino a quando tutti non saremo liberi di Nazarena Lanza Le local march for Gaza si stanno moltiplicando in tutta Italia, cosi come gli eventi di sensibilizzazione e raccolta firme autografe per la petizione, che saranno portate a Roma in autunno. Sul sito localmarchforgaza.it è possibile trovare i resoconti della Local March for Gaza nel Biellese e le informazioni sulle altre in partenza. Sempre nel sito è disponibile il kit per organizzarne una. Redazione Piemonte Orientale
July 27, 2025
Pressenza