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La 41ª missione della nave SAR Life Support nel Mediterraneo
Martedì 17 marzo alle ore 14 si è concluso nel porto di Civitavecchia lo sbarco delle 123 persone portate in salvo dalla Life Support, la nave di ricerca e soccorso di EMERGENCY, in tre distinti interventi realizzati in meno di 48 ore, tra il 13 e il 14 marzo, nelle acque internazionali del Mediterraneo centrale. “Questa mattina siamo arrivati a Civitavecchia, il POS assegnatoci dalle autorità italiane competenti dopo aver effettuato due soccorsi in zona SAR Libica e uno in zona SAR maltese. Abbiamo da poco concluso lo sbarco delle persone soccorse in questa missione – afferma Domenico Pugliese, comandante della Life Support di EMERGENCY – Ringraziamo le autorità e i volontari che ci hanno supportato, è anche grazie a loro se le operazioni si sono svolte senza difficoltà e se le persone sono state accolte in maniera degna. Auguriamo a tutti i naufraghi appena arrivati a terra il meglio. Intanto la Life Support si prepara a una nuova missione nel Mediterraneo centrale, dove c’è più bisogno”. Durante questa missione EMERGENCY è stata testimone di episodi di possibile intercettazione. Ad esempio, ha ricevuto da Alarm Phone la segnalazione di un mezzo in pericolo verso cui si è diretta e che non è stata trovato. Probabilmente l’imbarcazione è stata individuata dalla Guardia costiera libica, come confermato dal velivolo Seabird che sorvolando la zona ha individuato un assetto libico con circa 80 persone a bordo. Le intercettazioni collettive sono atti illegali, come pure i respingimenti verso la Libia, che non è un Paese sicuro bensì un luogo dove violenze, detenzioni arbitrarie e tratta di esseri umani sono documentate dalle Nazioni Unite e da organizzazioni indipendenti.   3 INTERVENTI IN 48 ORE Con il primo soccorso, venerdì 13 mattina, la nave di EMERGENCY ha portato in salvo 41 persone, nella serata dello stesso giorno ha soccorso altre 57 persone e sabato 14 verso le ore 20 altre 25. Nessuno dei tre mezzi in difficoltà su cui la Life Support è intervenuta era adatto ad affrontare la traversata del Mediterraneo e tutti erano pericolosamente sovraffollati e non dotati di salvagenti né di altri dispositivi di sicurezza. Concluso il primo intervento la Life Support ha informato le autorità compenti e si è vista assegnare il Place of Safety (POS) di Civitavecchia, a oltre 500 miglia di distanza e a tre giorni di navigazione dal punto in cui si trovava. Una scelta che ha costretto i 123 naufraghi a bordo, già in condizioni di fragilità per le esperienze traumatiche vissute, a ulteriori giorni di viaggio con il mare mosso e che ha portato la Life Support lontano dalla zona operativa, dove c’è forte bisogno di assetti SAR. Lo testimoniamo anche i numeri: dall’inizio del 2026 sulla sola rotta del Mediterraneo centrale l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha registrato 550 vittime, in forte aumento rispetto alle 1˙330 dell’intero 2025. Con lo sbarco del 17 marzo a Civitavecchia della Life Support ha effettuato la propria 41esima missione nel Mediterraneo centrale, una regione in cui dal dicembre 2022 a oggi la nave SAR di EMERGENCY ha soccorso complessivamente di 3˙371 persone.   123 PERSONE SOCCORSE I 123 naufraghi portati in salvo nelle giornate scorse, il 13 e 14 marzo 2026, sono per la maggior parte uomini, ma tra loro ci sono anche 20 donne e 26 minori non accompagnati. Erano partiti dalle coste libiche e sono di diverse nazionalità, provengono in prevalenza da Nigeria, Sudan, Sud Sudan e Somalia. Paesi caratterizzati da violenze, conflitti, insicurezza alimentare e conseguenze dei cambiamenti climatici in atto. In particolare, EMERGENCY conosce bene le condizioni devastanti in cui sono costretti a vivere i sudanesi, in un Paese martoriato da tre anni continui di guerra cruenta, essendo l’organizzazione stessa attiva in Sudan con i suoi progetti di assistenza sanitaria gratuita e di elevata qualità. “Le persone soccorse hanno alle spalle viaggi molto lunghi, complessi e rischiosi –  commenta Annachiara Burgio, mediatrice culturale a bordo della Life Support di EMERGENCY – Molti ci hanno riferito di aver subito violenze, torture fisiche e psicologiche durante la permanenza in Libia. Un ragazzo del Sud Sudan ha condiviso con noi la propria esperienza e ci ha raccontato di aver dovuto interrompere gli studi a causa della guerra e di uccisioni di massa. Il suo desiderio più grande è poter riprendere gli studi, a lui e a tutti i naufraghi auguro di trovare la protezione che meritano e di riuscire a realizzare le loro aspirazioni”. “Sono uno studente universitario, ma con la guerra l’ateneo ha chiuso e la tribù cui appartengo ha iniziato ad essere perseguitata. Le condizioni di vita sono diventate sempre più difficili, senza sicurezza, sempre con il rischio che un drone possa arrivare e colpirti. Per questo ho deciso di andarmene – ha raccontato il giovane sudanese – Prima di lasciare il Paese sono stato tre mesi a Khartoum durante la guerra, ho visto le violazioni, le ruberie, le violenze, sperando di trovare una situazione migliore sono andato ad El Fasher. Poi la guerra è arrivata pure lì, ci siamo spostati nuovamente ma non è bastato, così con la mia famiglia abbiamo deciso di scappare in Ciad. Ci siamo rifugiati in un campo profughi vicino al confine, dove il cibo non era mai abbastanza. Ho provato a lavorare come facchino ma la situazione non migliorava di molto, quindi, mi sono messo in cerca di una nuova vita in Europa, dove poter continuare i miei studi ed essere al sicuro. Sono partito alla volta della Libia, dove ho sofferto per la violenza, il razzismo, la prigionia arbitraria. Ora che ce l’ho fatta ad attraversare il Mediterraneo e ad arrivare in Europa, mi aspetto protezione, sicurezza e supporto psicologico come richiedente asilo”. Emergency
March 18, 2026
Pressenza
La presenza rassicurante della nave Life Support di Emergency. Diario di bordo dalla Global Sumud Flotilla
Secondo giorno di navigazione e tutto procede per il meglio, sebbene l’onda lunga faccia soffrire molte persone in quasi tutti gli equipaggi. Sulla barca Zefiro si viaggia con un parlamentare dissidente della parte maggioritaria al Parlamento polacco e proprio per la fortuita coincidenza tra questa presenza e la bandiera polacca dell’imbarcazione il team legale del deputato sta valutando tutte le ripercussioni in caso di abbordaggio delle truppe scelte israeliane:  per esempio, un’imbarcazione che batte bandiera polacca può essere considerata territorio polacco a tutti gli effetti e quindi interpretare l’azione e il conseguente rapimento dei membri dell’equipaggio come un atto di guerra? Come si comporterà il governo polacco nei confronti di quello israeliano rispetto a tale azione? Sicuramente questo metterà in difficoltà il governo Netanyahu, così come gli eventuali segnali di SOS lanciati dalle barche attraverso l’EPIRB, un sistema satellitare di ricerca e soccorso previsto nelle convenzioni marittime internazionali, che obbliga ciascun Paese responsabile nella propria zona SAR a intervenire. Anche questo fa parte della strategia di disobbedienza civile inserita nel quadro di una pressione politica contro il governo israeliano, affinché sospenda l’assedio a Gaza, interrompa il regime di apartheid e si sieda ad un tavolo per il raggiungimento di una convivenza pacifica per le prossime generazioni palestinesi ed israeliane. Nel frattempo vediamo alla nostra poppa la nave Life Support di Emergency, una presenza rassicurante per tutta la flottiglia che ogni giorno discute su tutte le ipotesi possibili di reazione violenta dell’esercito sionista: blocco navale con fuoco di avvertimento, utilizzo di droni con sistemi avanzati di repressione, affondamento delle imbarcazioni,  abbordaggio, ecc… Ciò che può ottenere alto il morale, oltre alla nave ospedale all’orizzonte, è l’ipotesi di una reazione tutto sommato nonviolenta, perché qualsiasi atto contro la flottiglia sarebbe un boomerang insostenibile per un Paese che ormai da molti anni e soprattutto negli ultimi due, si sta isolando da tutto il contesto geopolitico internazionale, ma soprattutto dalla maggioranza delle popolazioni, che in quasi tutti i Paesi cominciano a manifestare in piazza sempre più duramente contro la cinica strategia geopolitica israelo-statunitense. Non si tratta ovviamente di fenomeni di recrudescenza di un presunto, strisciante antisemitismo, ma semmai della presa di coscienza di che cosa realmente rappresentino il sionismo e la sua ideologia portata alle massime conseguenze nei confronti di una popolazione inerme, sottoposta a un regime di apartheid da oltre 80 anni anche grazie al supporto di un padrino facoltoso come gli Stati Uniti, senza il quale tutto ciò non sarebbe stato possibile. Stefano Bertoldi
September 21, 2025
Pressenza
Ogni sbarco un progetto di vita
Emergency Life Support: Sbarcati oggi ad Ancona 71 naufraghi soccorsi in acque internazionali della zona SAR libica Un ragazzo sudanese a bordo racconta: “Sono scappato in Libia dal Sudan in guerra per lavorare, ma una volta arrivato mi sono reso conto che neanche lì c’era sicurezza. Venivi aggredito in strada e ti entravano anche in casa per derubarti”. Domenico Pugliese, comandante della Life Support, dichiara: “Auguriamo il meglio alle persone soccorse e ci prepariamo a una nuova missione”. Milano, 26 luglio 2025 – Si è concluso alle ore 15.05 di oggi nel porto di Ancona lo sbarco delle 71 persone soccorse dalla Life Support, la nave di ricerca e soccorso di EMERGENCY, nelle acque internazionali della zona Sar libica.  Lunedì 21 luglio, in due diversi interventi, la Life Support era andata in aiuto di due imbarcazioni entrambe sovraffollate e in condizioni precarie: un gommone con 50 persone e un forte odore di benzina a bordo nel primo caso, un barchino in vetroresina con 21 persone nel secondo caso. Nessuno dei naufraghi indossava il salvagente e tutte le persone soccorse, tra cui 2 donne di cui una al nono mese di gravidanza e 15 minori non accompagnati, sono state portate al sicuro a bordo della nave di EMERGENCY. “Le operazioni di sbarco si sono svolte senza difficoltà grazie anche alla collaborazione con le autorità e ai volontari che ci hanno assistito – commenta Domenico Pugliese, comandante della Life Support -. Mentre ci prepariamo per una nuova missione, ora che i naufraghi sono finalmente al sicuro a terra non possiamo che augurare a tutti loro e al nascituro il meglio per il futuro.”  Ben 46 dei naufraghi recuperati con il primo intervento di soccorso provenivano dal Sudan, paese in guerra da oltre 2 anni. Gli altri da Egitto, Eritrea, Somalia, Bangladesh e Myanmar, paesi afflitti da violenze, povertà, instabilità politica e crisi climatica. “Durante questi giorni di navigazione abbiamo avuto modo di parlare con le persone soccorse, alcune si sono aperte e ci hanno raccontato la loro storia. Mi ha colpito quella di un musicista che è scappato dal Sudan, più precisamente dal Darfur – afferma Abdu Ali Ahmed, mediatore culturale a bordo della Life Support – ha perso la moglie, uccisa nel conflitto, e non ha potuto portare con sé la figlia di 13 anni. Lui ha deciso di partire ed è andato in Libia, di cui ha conosciuto le famigerate carceri, con annesse violenze. È stato trattenuto e maltrattato, ha dovuto pagare più volte il riscatto per comprare la sua libertà e ha provato la traversata più volte venendo intercettato e riportato indietro. Questa volta finalmente ce l’ha fatta”.  Un altro ragazzo sudanese soccorso dalla Life Support condivide la sua esperienza: “Sono nato e cresciuto a Nyala, ho deciso di lasciare la mia città perché non avevo un lavoro, né una possibilità concreta di avere una vita decente e in quanto parte di una minoranza ero anche a rischio della stessa vita. Sono andato in Libia pensando di lavorare, ma una volta arrivato lì mi sono reso conto che non c’era alcuna sicurezza: le persone non solo ti aggredivano in strada ma ti entravano anche in casa per derubarti di soldi e beni. A quel punto ho deciso di tentare il viaggio verso l’Europa e avevo abbastanza soldi per provarci. Le prime due volte con i miei compagni di sventura sono stato intercettato dai libici, riportato indietro e trattenuto per giorni in prigione. La terza volta è andata bene: abbiamo navigato tutta la notte e siamo stati soccorsi da voi.  Quando sono arrivati i gommoni di soccorso e ho letto il vostro nome – prosegue l’uomo –  ho capito che non erano i libici a prenderci, ma persone venute per aiutarci: avevo già conosciuto EMERGENCY a Nyala, dove l’Ong ha una clinica*. Molte persone in città conoscono la clinica. Io non ho mai usato i suoi servizi, ma tutti quanti ne parlano bene. Non so cosa aspettarmi dal futuro, ma spero solo che sia migliore di ciò che ho vissuto finora”.                                                                      Con lo sbarco di oggi la Life Support ha completato la sua 34a missione nel Mediterraneo centrale. La nave Sar di EMERGENCY opera in questa regione dal dicembre 2022 e in questo periodo ha soccorso un totale di 2.854 persone.    *il Centro pediatrico di EMERGENCY a Nyala   Emergency
July 26, 2025
Pressenza