La nuova Politica energetica di Cassa Depositi e Prestiti rischia di aumentare la dipendenza energetica dalle fonti fossili
Action Aid Italia, Focsiv, Legambiente, Movimento Laudato Si’ e ReCommon – con
il sostegno internazionale di CAN Europe, Counter Balance e Oil Change
International – esprimono rammarico per la nuova Politica del settore energia di
Cassa Depositi e Prestiti (CDP), che introduce modifiche limitate rispetto alla
precedente versione e non risponde all’urgenza di un riallineamento degli
investimenti coerentemente agli obiettivi climatici.
Nonostante la diminuzione dei progetti finanziati da Cassa Depositi e Prestiti
relativi al settore dell’energia derivante dai combustibili fossili, la Politica
non introduce un consolidamento chiaro e strutturato verso gli obiettivi
climatici. Tale aspettativa era rafforzata dal fatto che la sua revisione fosse
stata preceduta da una consultazione pubblica, volta a valutare anche il
contributo della società civile.
In particolare, le organizzazioni osservano come la Politica faccia ancora
riferimento al gas come “un contributo importante alla transizione energetica”,
necessario “a preservare la sicurezza energetica”.
Numerosi studi mostrano come l’attuale infrastruttura di gas esistente in Italia
sia in grado di soddisfare la domanda interna. Inoltre, in uno scenario coerente
con gli obiettivi climatici, l’infrastruttura di gas odierna ha margini di
riserva ampiamente soddisfacenti e tali da garantire un sistema energetico
sicuro dal punto di vista dei volumi, senza la necessità di investire in
un’espansione ulteriore della produzione.
In questo quadro, ulteriori investimenti nel gas rischiano di tradursi in
capacità inutilizzata e, quindi, in stranded asset. Per Cassa Depositi e
Prestiti ciò significherebbe esporsi al rischio di allocare capitale in
infrastrutture destinate a perdere valore prima del termine della loro vita
economica, con possibili ricadute sulla solidità degli investimenti e
sull’utilizzo efficiente del risparmio pubblico.
La politica attua, inoltre, una distinzione formale tra gas convenzionale e
non-convenzionale, concedendo quindi potenziale supporto incondizionato a
infrastrutture legate al gas fossile convenzionale.
Per quanto concerne invece il gas non-convenzionale, l’istituzione finanziaria
applica il termine in maniera limitata, tralasciando le operazioni in acque
ultra-profonde, nel Bacino della foresta amazzonica e nella Regione artica. Di
conseguenza, anche progetti caratterizzati da elevati rischi ambientali e
climatici potrebbero restare finanziabili.
CDP considera positivamente i biocarburanti prodotti “da biomasse residuali o di
scarto e da materie prime sostenibili, ovvero non-competitive con la filiera
alimentare e compatibili con l’uso sostenibile del suolo”, senza tuttavia
esplicitare quale sia la metodologia adottata nel valutare la sussistenza di
questi criteri.
In ultimo, nonostante CDP sia chiamata costantemente a gestire fondi di terze
parti – ad esempio, il Fondo Italiano per il Clima – i riferimenti a questo
aspetto contenuti nella Politica sono marginali e, di conseguenza, non normati,
con il rischio che l’istituzione permetta il finanziamento con fondi di terze
parti di operazioni che, al contrario, non potrebbe finanziare con i fondi
propri.
Il timore delle organizzazioni è che, in assenza di una stringente Politica del
settore energia, i volumi finanziati da CDP per infrastrutture fossili possano
nuovamente aumentare, come avvenuto nel caso dell’altra istituzione finanziaria
pubblica italiana, SACE.
Re: Common