Sea-Watch punita con la massima sanzione per aver disobbedito agli ordini disumani del governo italiano
La Sea-Watch 5 è stata fermata per 20 giorni e multata di 10.000 euro, cioè con
la sanzione massima prevista dalla Legge Piantedosi in questi casi, dopo il
rifiuto dell’equipaggio di eseguire ordini che mettevano a rischio la vita delle
persone soccorse e che le avrebbero sottoposte a una vera e propria tortura di
Stato, costringendole a giorni di navigazione verso un porto lontano.
Due settimane fa, la Sea-Watch 5 ha soccorso 93 persone in pericolo in acque
internazionali, tra cui donne incinte, bambini e minori non accompagnati. Nelle
ore successive, 36 persone sono state evacuate per emergenze mediche su
disposizione del Tribunale dei Minori di Palermo. Tra loro c’erano una bambina
di due anni in condizioni critiche e diversi minori con le loro famiglie.
Nonostante la situazione sanitaria a bordo, con persone che presentavano ustioni
da carburante e gravi condizioni di vulnerabilità, le autorità italiane hanno
assegnato un porto a oltre 1.100 km dal luogo del soccorso, imponendo giorni di
navigazione aggiuntiva. Di fronte al peggioramento delle condizioni a bordo,
l’equipaggio ha rifiutato di eseguire ordini incompatibili con il diritto
internazionale, procedendo allo sbarco delle persone rimaste a bordo nel porto
di Trapani.
Con l’applicazione della Legge Piantedosi le navi umanitarie sono state
costrette a percorrere tra 300 e 800 miglia nautiche per raggiungere i porti
assegnati, con un surplus di 155–425 miglia per missione e una media di due o
tre giorni di navigazione in più, sottratti alla ricerca e soccorso.
Parliamo di 4.260 miglia nautiche in più per la sola Sea-Watch 5, per un totale
di almeno 213.000 euro spesi per solo carburante extra: risorse sottratte al
soccorso per adeguarsi a politiche che ritardano lo sbarco, riducono la presenza
in mare e mettono ulteriormente a rischio vite umane.
“La punizione nei confronti di Sea Watch per l’azione di disobbedienza civile in
difesa del diritto internazionale è purtroppo in linea con l’approccio
repressivo che il governo sta adottando in maniera sempre più aggressiva nei
confronti delle libertà e dei diritti civili”, dichiara la portavoce di
Sea-Watch Giorgia Linardi. “Tutto ciò nel silenzio della politica sull’ecatombe
nel Mediterraneo, dove solo negli ultimi giorni hanno perso la vita altre 65
persone, morte annegate o di stenti alla deriva, in attesa di soccorsi.
Sea-Watch risponde con una nuova missione della nostra nave veloce Aurora.”
Sea Watch