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Democrazia in tempo di guerra: Milano apre un varco nel consenso di guerra
Un incontro alla Camera del Lavoro prova a riaccendere il dibattito su guerra, censura e riarmo in un Paese dove il conflitto appare sempre più ineluttabile. Venerdì scorso, alla Camera del Lavoro di Milano, nella Sala Di Vittorio, si è parlato di una parola che negli ultimi mesi è tornata con forza nello spazio pubblico: guerra. Vent’anni fa, quando iniziò la guerra in Iraq, in Italia si respirava una tensione diversa. Le piazze si riempivano, il dibattito attraversava la società, la guerra divideva il Paese e costringeva tutti a prendere posizione. Oggi il clima è molto diverso. Mentre l’Europa si riarma e i conflitti si moltiplicano, la guerra sembra scivolare nel linguaggio della politica quasi senza provocare scosse nel corpo della società. È proprio dentro questo clima che si inseriva l’incontro milanese. Il titolo dell’iniziativa “Democrazia in tempo di guerra ossia l’Italia ai tempi della censura, della repressione e del riarmo”. Non un titolo scelto per provocare, ma per descrivere il momento storico. L’iniziativa è stata organizzata dal Coordinamento per la Pace Milano insieme ad altre organizzazioni, in un contesto internazionale segnato da conflitti armati, corsa al riarmo e crescente tensione sul terreno della libertà di espressione. Sul palco, in presenza, lo storico Angelo d’Orsi e l’ex ambasciatrice Elena Basile. Durante la serata sono stati proiettati anche i messaggi video di Alessandro Di Battista e Moni Ovadia. Accanto a loro hanno portato il loro contributo anche Roberta Leoni, presidente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Roman Froz Gorsky, ex campione europeo di breakdance, ed Emanuele Lepore dell’Associazione Nazionale Vittime dell’Uranio Impoverito, ricordando come la guerra non resti confinata nei teatri di conflitto ma produca conseguenze concrete nella società, nelle istituzioni educative e nella vita delle persone. Angelo D’Orsi ha parlato di un passaggio storico che ricorda altri momenti della storia europea: quando la guerra torna a occupare il centro della politica, il primo effetto non si vede sui campi di battaglia ma nello spazio pubblico. Cambia il linguaggio e i confini di ciò che si può dire. Elena Basile, diplomatica con una lunga esperienza internazionale, ha insistito su un punto che negli ultimi mesi è diventato sempre più evidente: l’Europa parla sempre più spesso il linguaggio del riarmo mentre lo spazio per il dissenso si restringe. I messaggi video di Alessandro Di Battista e Moni Ovadia hanno riportato la discussione sul terreno politico e culturale italiano: la sensazione che il Paese stia scivolando dentro una logica di guerra senza che si apra un vero confronto democratico. Non è un caso che l’iniziativa abbia già provocato polemiche prima ancora di svolgersi. Alcuni commentatori hanno accusato l’incontro di rappresentare un pacifismo “filorusso”, segno di quanto il tema della guerra sia ormai diventato un terreno politico esplosivo anche nel dibattito italiano. Ed è proprio questo, forse, il punto più interessante della serata milanese. Non tanto quello che è stato detto sul palco. Ma il fatto che oggi, nel cuore di una città europea, parlare apertamente di guerra, riarmo e libertà di parola sia diventato un gesto politico. Vent’anni fa la guerra in Iraq provocò una reazione potente nella società italiana. Milioni di persone scesero in piazza. Il conflitto entrò nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro. Oggi quella tensione sembra essersi dissolta proprio mentre la guerra torna a occupare il centro della scena internazionale. Forse anche per questo incontri come quello di Milano assumono un significato che va oltre la singola serata. Perché quando la guerra torna al centro della politica, la prima battaglia non si combatte al fronte, si combatte nello spazio pubblico. E riaprire quello spazio, riaprire il dibattito, il dissenso, la possibilità di discutere, è il primo passo per incrinare il consenso che rende la guerra possibile. Un primo passo che molti dei presenti hanno indicato con chiarezza: non limitarsi a osservare, ma tornare a unirsi, organizzarsi e costruire insieme una voce pubblica capace di farsi sentire. https://www.facebook.com/coordinamentopacemilano https://www.instagram.com/coordinamentopacemilano?igsh=ZHo3bWh5N245am5l Cristina Mirra
March 16, 2026
Pressenza
Democrazia in tempo di guerra: l’Italia ai tempi della censura, della responsabilità e del riarmo
“Occorre silenziare i dissenzienti, far tacere il pensiero critico, annullare il dissenso ancor prima che venga espresso, impedire che il dibattito politico venga connotato dalla conoscenza storica, che rende più difficile la costruzione della menzogna” Con queste parole il Professor Angelo d’Orsi fa una fotografia della democrazia nel nostro Paese, con la propaganda di guerra e la militarizzazione in ogni ambito della società, con la scuola e l’università che diventano sempre più terreno dove fare propaganda militare per inculcare nei giovani e futuri cittadini la figura del “soldato”, in divisa o in borghese, che esegue senza obiettare gli ordini dell’Autorità. Il tutto in contrasto con gli articoli 11 (“L’Italia ripudia la guerra”) e 21 (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero”) della nostra Costituzione. Le decisioni politiche orientate al riarmo e alla guerra hanno ricadute negative non solo sulle condizioni economiche dei cittadini, con il carovita, i salari fermi, i tagli ai servizi sociali, ma anche sulla nostra democrazia con la concentrazione del potere nelle mani di un’esigua minoranza senza contrappesi e organi di controllo, con la riduzione dei diritti e degli spazi politici e sociali. Per invertire la tendenza prima che si arrivi al punto di non ritorno è necessario mobilitarsi partendo dalla presa di coscienza della condizione in cui viviamo. Per questo ci troviamo al Salone Di Vittorio della Camera del Lavoro di Milano (C.so di Porta Vittoria 43) venerdì 13 marzo alle ore 20:30 dove interverranno di presenza Angelo d’Orsi ed Elena Basile e da remoto Alessandro Di Battista e Moni Ovadia. Per info e contatti: coordinamentoperlapacemilano@gmail.com https://linktr.ee/coordinamentopacemilano Evento Facebook: https://www.facebook.com/share/1D27k4rCBt/ Cristina Mirra
February 28, 2026
Pressenza
Iran: «i nemici di dio»
articoli di «Questione Giustizia», Max Blumenthal, Elena Basile, Alessandro Orsini, Alberto Bradanini . Vignette di Chief Joseph, Mimmo Lombezzi e Mauro Biani. Con i link ai dossier recenti della “bottega” e altri più recenti. Che in Iran prevalgano i «nemici di Dio» Ripreso da «Questione Giustizia» (*).  Il primo e inconfondibile segno di un regime autoritario sta nell’intento di privare
January 19, 2026
La Bottega del Barbieri
Appello Basile, Bompiani, La Valle, Montanari, Moscone, Ricchiuti: Eleggiamo domicilio a Gaza
Noi, Raniero La Valle e Tomaso Montanari, mons. Giovanni Ricchiuti, vescovo Presidente di Pax Christi e p. Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia, Elena Basile e Ginevra Bompiani, e molti altri qui sottoscritti, nel senso in cui l’ordinamento prevede una distinzione tra la residenza e il domicilio, quale luogo speciale delle proprie cure, dichiariamo Gaza nostro domicilio elettivo, chi presso la parrocchia della Sacra Famiglia, presa a cannonate dall’esercito israeliano benché rifugio di centinaia di profughi, chi presso l’ospedale Nasser di Kan Younis e le sue incubatrici distrutte, chi presso la Moschea al-Faruk di Rafah, fatta tomba di tutte le fedi, chi presso la vitale Biblioteca di Samir Mansour, chi a Deir al Balah e ai valichi dove si viene uccisi nella ricerca di cibo, sia presso ogni altro aggregato, famiglia o indirizzo, e invitiamo a fare altrettanto tutti coloro che intendono agire perché il mondo resti umano, e tutti insieme provvediamo, come a nostro domicilio, alla ricostruzione di Gaza. A Gaza siamo a un limite estremo del versante crudele del potere, che mette a rischio non solo il popolo oggi votato alla fine, pur se attraverso effimere tregue, ma i popoli di ogni cultura e nazione. Tuttavia, da Gaza può venire la salvezza per tutti se il suo martirio susciterà una reazione uguale e contraria a favore della vita, della dignità, della libertà e della riconciliazione della intera comunità umana. Al compito della politica si aggiunge la personale responsabilità di ciascuno. Perciò noi pensiamo che eleggere il domicilio a Gaza significa difendere la nostra casa comune, e idealmente far diventare i figli e abitanti di quella terra numerosi “come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare” (Gen. 22,17), così che diventi impossibile per chiunque pensare di sradicarli, di ucciderli, o di trasformarli in servitori di ricchi bagnanti. Il nostro slogan, il nostro motto identitario tra tanti altri da molti condivisi è “lunga vita a Gaza” a cominciare dalla sua ricostruzione, non per speculazione e per profitto, come fanno quanti guadagnano prima sulle armi e poi sugli scempi da queste compiuti, ma perché dovunque sia in atto la rovina, ogni valle di morte sia riempita e ogni monte di sopraffazione e di dominio sia abbassato (Is. 40,4). Se i nuovi domiciliati a Gaza saranno all’inizio centinaia, poi migliaia, poi innumerevoli in ciascuna delle nostre città e poi in tutto il mondo, essi diverranno quella pietra che rotolando dalla montagna sul campo dell’aggressore, ne rovesci le tende così che cadano a terra divelte, come nel sogno biblico narrato nel libro dei Giudici (7,13-14), e venga così annunziata la sconfitta di tutti i poteri indiscriminati e genocidi. Il nome di chi fa questa elezione di domicilio potrà essere comunicato all’indirizzo mail domiciliatiagaza@primaloro.com e potrà essere liberamente citato da ciascuno col proprio indirizzo su carta da visita o email e in qualsiasi altro documento. Nel sito PRIMA LORO sarà pubblicato un elenco dei nuovi domiciliati, a cui tutti possano accedere. L’iniziativa potrà essere perseguita in molteplici forme, private e pubbliche, mediatiche e politiche, autogestite o organizzate in forme collettive, secondo opportunità e fantasia. Raniero La Valle e Tomaso Montanari, mons. Giovanni Ricchiuti, vescovo Presidente di Pax Christi e p. Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia, Elena Basile e Ginevra Bompiani, Domenico Gallo, Alex Zanotelli, Felice Scalia S.J., Claudio Grassi, Nandino Capovilla, Francesco Comina, Vito Micunco, Paolo e Rosemarie Bertagnolli, Enrico Peyretti, Raul Mordenti, Agata Cancelliere, Stefania Tuzi… P.S. I destinatari di questa newsletter che aderiscono alla proposta di eleggere domicilio a Gaza, ai fini di dare forza a tale iniziativa sono pregati, di rilanciare come possono tale proposta, perché crescendo la protesta e la condivisione ideale delle sofferenze della popolazione palestinese, ne scaturisca una pressione efficace sulla stessa politica del governo israeliano.