Cutro, la difesa di Khalid Arslan verso l’appelloA più di tre anni dalla strage di Cutro, avvenuta nella notte tra il 25 e il 26
febbraio 2023 e in cui persero la vita 94 persone, tra cui 35 bambini, si apre
una nuova fase giudiziaria per uno dei sopravvissuti finiti sul banco degli
imputati con altre due persone.
Khalid Arslan, 28 anni, originario del Pakistan, oggi detenuto nel carcere di
Cosenza, è stato condannato in primo grado a 11 anni di reclusione con l’accusa
di scafismo 1. Secondo i dati dell’ultimo rapporto pubblicato dal progetto “Dal
mare al carcere“, «non esiste istituto penitenziario in cui non ci sia qualcuno
criminalizzato per aver facilitato la libertà di movimento».
L’8 aprile si terrà il processo di appello presso il Tribunale di Catanzaro,
dove la difesa contesterà l’impianto della sentenza.
Le trasmissioni di Radio Melting Pot
(Non) E’ Stato il mare
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Maggio 2023
La vicenda giudiziaria di Arslan si intreccia con un altro procedimento che si
sta svolgendo al Tribunale di Crotone: quello nei confronti di sei militari
della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera accusati di omissioni,
naufragio colposo e omicidio colposo per i ritardi nei soccorsi a favore delle
persone che erano a bordo della “Summer Love” la notte del naufragio.
L’ultima udienza del 24 marzo 2 ha visto momenti di tensione, tra documenti
riservati di Frontex consegnati alle difese per errore, file audio non inseriti
nelle trascrizioni ma presenti negli elenchi, possibilità di dati incompleti
sulle conversazioni audio consegnate ai carabinieri.
Secondo quanto emerso nel procedimento, Arslan – che parla punjabi, urdu e
italiano – si trovava a bordo come passeggero e ha poi assunto un ruolo di
mediazione linguistica durante il viaggio. Una circostanza che, secondo la
difesa, è stata interpretata come prova di un coinvolgimento nell’organizzazione
del traffico, portando alla sua condanna.
Il comitato “Oltre i confini”, che sostiene Arslan, ritiene invece la sentenza
ingiusta: secondo il comitato, lui e i suoi co-imputati sarebbero stati
utilizzati per dimostrare arbitrariamente l’esistenza di una presunta
organizzazione criminale tra le persone a bordo, senza prove solide a supporto.
Una ricostruzione che, denunciano, rischia di trasformare i sopravvissuti in
colpevoli, contribuendo a spostare l’attenzione dalle responsabilità
istituzionali nella gestione del naufragio.
Abbiamo chiesto al legale che difende Khalid Arslan, l’Avvocato Salvatore Perri,
di aggiornarci sul processo.
Rapporti e dossier
LA COSTRUZIONE POLITICO-GIURIDICA DELLO “SCAFISTA”
Cosa raccontano due report tra Italia e Grecia sulla criminalizzazione delle
persone migranti
Maria Giuliana Lo Piccolo
20 Marzo 2026
QUALI PUNTI DELLA CONDANNA A 11 ANNI PER SCAFISMO INFLITTA IN PRIMO GRADO A
KHALID ARSLAN INTENDETE CONTESTARE NELL’APPELLO DELL’8 APRILE AL TRIBUNALE DI
CATANZARO?
Innanzitutto, nell’atto di appello abbiamo contestato integralmente la sentenza
in relazione al giovane Arslan. La decisione, infatti, da un lato riconosce che
non aveva rapporti con la struttura organizzativa del viaggio; dall’altro,
tuttavia, ritiene che si sia adoperato coadiuvando gli organizzatori, andando
persino oltre quelle che sono state le risultanze processuali.
Nello specifico, il tribunale ha ritenuto di non avere contezza del pagamento
del viaggio, nonostante le evidenze che siamo riusciti a reperire. Ricordo che è
molto difficile provare questo tipo di dinamiche: il pagamento stesso che i
migranti effettuano per la traversata è qualcosa di illecito e avviene
generalmente in contanti.
Noi abbiamo avuto la fortuna di reperire una ricevuta: il padre di Arslan aveva
versato il denaro presso un’agenzia di money transfer in Pakistan. Inoltre, ci
sono i messaggi che lo stesso Arslan aveva inviato per sbloccare questi soldi,
sia al padre sia a un soggetto che si trovava in Turchia, al quale si era
rivolto per entrare in contatto con gli organizzatori.
Il tribunale ha però ritenuto provato solo un pagamento parziale e ha dedotto da
questo un presunto coinvolgimento nell’organizzazione, ipotizzando una sorta di
“sconto” in cambio di collaborazione. Ma è evidente che non è così: nei messaggi
Arslan spiegava chiaramente che il pagamento era in corso e che i soldi
sarebbero stati sbloccati.
Abbiamo inoltre contestato la ricostruzione relativa alla morte come conseguenza
di altro reato. Il tribunale, infatti, da un lato esclude la responsabilità per
il naufragio – riconoscendo che Arslan non aveva alcuna capacità di indirizzare
l’imbarcazione – ma dall’altro lo condanna per le morti conseguenti. Si tratta,
a nostro avviso, di una contraddizione logica: o il ragazzo si è limitato a fare
da tramite linguistico, oppure avrebbe dovuto essere considerato parte attiva
dell’organizzazione. Ma le due cose non possono coesistere.
QUINDI SECONDO LEI CI SONO LE CONDIZIONI PER RIBALTARE QUESTA IMPOSTAZIONE E
RESTITUIRE AD ARSLAN LA SUA REALE POSIZIONE?
Arslan era un passeggero come gli altri. A un certo punto si sono create
tensioni a bordo, anche con alcuni passeggeri afghani, e i veri scafisti – i
conduttori dell’imbarcazione – hanno chiesto aiuto a qualcuno che parlasse
turco. Lui era tra questi e quindi si è trovato in questa situazione.
Si è trattato quindi di un intervento estemporaneo, imprevisto e, a nostro
avviso, necessario. Siamo in mezzo al mare, in una situazione di pericolo, con
persone che avevano pagato migliaia di euro per quel viaggio. Arslan stesso
aveva speso circa 7 mila euro per raggiungere l’Italia e migliorare la propria
condizione di vita, dove già vive e lavora suo fratello.
Riteniamo quindi che manchi completamente l’elemento soggettivo del reato, il
dolo. Non c’è alcun comportamento penalmente rilevante nel senso contestato.
C’È IL RISCHIO CHE SIANO STATI INDIVIDUATI NEI SOPRAVVISSUTI DEI CAPRI ESPIATORI
PER DARE UNA RISPOSTA GIUDIZIARIA ALLA STRAGE DEL NAUFRAGIO DI CUTRO?
Secondo me questo rischio non solo esiste, ma si è anche concretizzato. È un
timore che avevo fin dall’inizio: che l’enorme tragedia e l’attenzione mediatica
potessero generare una risposta giudiziaria più severa del dovuto.
Un dato è significativo: nella mia esperienza – lavoro da circa 15 anni su
questi casi – esiste una proporzione tra numero di migranti e membri
dell’equipaggio. Di solito si tratta di due soggetti ogni 70-80 migranti. Qui
avevamo circa 180 persone a bordo, quindi il doppio, ma risultano sei
responsabili. Questo dato già fa dubitare.
C’è poi un altro elemento: la provenienza. I comandanti sono generalmente della
stessa area geografica, anche per ragioni linguistiche e di competenze. In
questo caso Arslan è pakistano, mentre gli altri erano turchi e siriani. È
un’anomalia che il tribunale non ha considerato.
I DATI DEL RAPPORTO “DAL MARE AL CARCERE” PARLANO DI 467 ARRESTI NEL 2025 PER
FAVOREGGIAMENTO DELL’IMMIGRAZIONE IRREGOLARE E DI 97 PERSONE ARRESTATE APPENA
SBARCATE: SIAMO DI FRONTE A UN SISTEMA CHE FINISCE PER CRIMINALIZZARE CHI SI
TROVA A BORDO?
Purtroppo sì. Non le nascondo che, al di là dell’indirizzo politico e
dell’inasprimento delle norme, c’è anche una forte domanda sociale di punizione.
L’opinione pubblica vuole vedere una risposta immediata, vuole sapere che ci
sono stati arresti.
Questo incide anche su tragedie come questa. Ma parliamo di persone che non
hanno nulla e che cercano semplicemente di trovare una possibilità di vita.
IN CHE CONDIZIONI SI TROVA OGGI KHALID ARSLAN NEL CARCERE DI COSENZA, ANCHE IN
VISTA DELL’APPELLO?
Lo vedo regolarmente, ogni 15-20 giorni. Sta abbastanza bene, è in salute e in
forma. Ovviamente è preoccupato, ma in modo lucido e consapevole. Spera che
qualcuno ascolti le sue ragioni e che la situazione possa cambiare con
l’appello.
1. Leggi anche: Capitani, criminalizzazioni e contronarrazioni. Questo articolo
è stato scritto dall3 attivist3 del nostro progetto militante ‘Dal mare al
carcere’ per il primo numero della rivista Controfuoco: Per una critica
dell’ordine delle cose (Melting Pot) ↩︎
2. Processo naufragio Cutro, giallo sugli atti riservati di Frontex, Il
Crotonese (24 marzo 2026) ↩︎