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Tabula Rasa, puntata dedicata a 3 saggi sull'IA e le Big Tech
il tema della puntata di giovedì 2 aprile è l'impatto dell'intelligenza artificiale e il potere delle big tech. Ospiti della puntata: * Irene Doda autrice de "Onnipotenti" Nel suo libro, Irene Doda ricostruisce la traiettoria ideologica e politica che ha trasformato il cuore dell’innovazione tecnologica occidentale nel laboratorio politico della nuova destra globale. E mostra come la retorica della libertà individuale e dell’emancipazione digitale abbia mascherato vecchie e nuove forme di dominio: disuguaglianze crescenti, colonizzazione dell’immaginario collettivo, erosione dei principi democratici. * Dario Guarascio autore di "Imperialismo digitale" Le Big Tech supportano strategie belliciste e partecipano direttamente alle attività militari e di intelligence. Lo Stato non può fare a meno delle loro capacità finanziarie, infrastrutturali e tecnologiche. Quanto sta avvenendo negli USA trova conferma in Cina, dove troviamo la stessa relazione tra le Big Tech locali e il Partito comunista. * Luca Ciarrocca "L'anima nera della Silicon Valley, la vera storia di Peter Thiel" Thiel cofonda PayPal ed è tra i primi a scommettere sul dominio tentacolare di Facebook e Airbnb. Con Palantir trasforma i dati nell’infrastruttura strategica del nostro tempo: dall’analisi dei sistemi sanitari alla sicurezza e sorveglianza basate sulla predizione dei crimini (stile Minority Report), fino ai teatri di guerra come Gaza Your browser does not support the audio tag. Ascolta le altre puntate di Tabula Rasa
Cutro, la difesa di Khalid Arslan verso l’appello
A più di tre anni dalla strage di Cutro, avvenuta nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 e in cui persero la vita 94 persone, tra cui 35 bambini, si apre una nuova fase giudiziaria per uno dei sopravvissuti finiti sul banco degli imputati con altre due persone. Khalid Arslan, 28 anni, originario del Pakistan, oggi detenuto nel carcere di Cosenza, è stato condannato in primo grado a 11 anni di reclusione con l’accusa di scafismo 1. Secondo i dati dell’ultimo rapporto pubblicato dal progetto “Dal mare al carcere“, «non esiste istituto penitenziario in cui non ci sia qualcuno criminalizzato per aver facilitato la libertà di movimento». L’8 aprile si terrà il processo di appello presso il Tribunale di Catanzaro, dove la difesa contesterà l’impianto della sentenza. Le trasmissioni di Radio Melting Pot (Non) E’ Stato il mare Play Episode Pause Episode Mute/Unmute Episode Rewind 10 Seconds 1x Fast Forward 30 seconds 00:00 / 28:39 Subscribe Share RSS Feed Share Link Embed Scarica file | Ascolta in una nuova finestra | Durata: 28:39 | Registrato il 15 Maggio 2023 La vicenda giudiziaria di Arslan si intreccia con un altro procedimento che si sta svolgendo al Tribunale di Crotone: quello nei confronti di sei militari della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera accusati di omissioni, naufragio colposo e omicidio colposo per i ritardi nei soccorsi a favore delle persone che erano a bordo della “Summer Love” la notte del naufragio. L’ultima udienza del 24 marzo 2 ha visto momenti di tensione, tra documenti riservati di Frontex consegnati alle difese per errore, file audio non inseriti nelle trascrizioni ma presenti negli elenchi, possibilità di dati incompleti sulle conversazioni audio consegnate ai carabinieri. Secondo quanto emerso nel procedimento, Arslan – che parla punjabi, urdu e italiano – si trovava a bordo come passeggero e ha poi assunto un ruolo di mediazione linguistica durante il viaggio. Una circostanza che, secondo la difesa, è stata interpretata come prova di un coinvolgimento nell’organizzazione del traffico, portando alla sua condanna. Il comitato “Oltre i confini”, che sostiene Arslan, ritiene invece la sentenza ingiusta: secondo il comitato, lui e i suoi co-imputati sarebbero stati utilizzati per dimostrare arbitrariamente l’esistenza di una presunta organizzazione criminale tra le persone a bordo, senza prove solide a supporto. Una ricostruzione che, denunciano, rischia di trasformare i sopravvissuti in colpevoli, contribuendo a spostare l’attenzione dalle responsabilità istituzionali nella gestione del naufragio. Abbiamo chiesto al legale che difende Khalid Arslan, l’Avvocato Salvatore Perri, di aggiornarci sul processo. Rapporti e dossier LA COSTRUZIONE POLITICO-GIURIDICA DELLO “SCAFISTA” Cosa raccontano due report tra Italia e Grecia sulla criminalizzazione delle persone migranti Maria Giuliana Lo Piccolo 20 Marzo 2026 QUALI PUNTI DELLA CONDANNA A 11 ANNI PER SCAFISMO INFLITTA IN PRIMO GRADO A KHALID ARSLAN INTENDETE CONTESTARE NELL’APPELLO DELL’8 APRILE AL TRIBUNALE DI CATANZARO? Innanzitutto, nell’atto di appello abbiamo contestato integralmente la sentenza in relazione al giovane Arslan. La decisione, infatti, da un lato riconosce che non aveva rapporti con la struttura organizzativa del viaggio; dall’altro, tuttavia, ritiene che si sia adoperato coadiuvando gli organizzatori, andando persino oltre quelle che sono state le risultanze processuali. Nello specifico, il tribunale ha ritenuto di non avere contezza del pagamento del viaggio, nonostante le evidenze che siamo riusciti a reperire. Ricordo che è molto difficile provare questo tipo di dinamiche: il pagamento stesso che i migranti effettuano per la traversata è qualcosa di illecito e avviene generalmente in contanti. Noi abbiamo avuto la fortuna di reperire una ricevuta: il padre di Arslan aveva versato il denaro presso un’agenzia di money transfer in Pakistan. Inoltre, ci sono i messaggi che lo stesso Arslan aveva inviato per sbloccare questi soldi, sia al padre sia a un soggetto che si trovava in Turchia, al quale si era rivolto per entrare in contatto con gli organizzatori. Il tribunale ha però ritenuto provato solo un pagamento parziale e ha dedotto da questo un presunto coinvolgimento nell’organizzazione, ipotizzando una sorta di “sconto” in cambio di collaborazione. Ma è evidente che non è così: nei messaggi Arslan spiegava chiaramente che il pagamento era in corso e che i soldi sarebbero stati sbloccati. Abbiamo inoltre contestato la ricostruzione relativa alla morte come conseguenza di altro reato. Il tribunale, infatti, da un lato esclude la responsabilità per il naufragio – riconoscendo che Arslan non aveva alcuna capacità di indirizzare l’imbarcazione – ma dall’altro lo condanna per le morti conseguenti. Si tratta, a nostro avviso, di una contraddizione logica: o il ragazzo si è limitato a fare da tramite linguistico, oppure avrebbe dovuto essere considerato parte attiva dell’organizzazione. Ma le due cose non possono coesistere. QUINDI SECONDO LEI CI SONO LE CONDIZIONI PER RIBALTARE QUESTA IMPOSTAZIONE E RESTITUIRE AD ARSLAN LA SUA REALE POSIZIONE? Arslan era un passeggero come gli altri. A un certo punto si sono create tensioni a bordo, anche con alcuni passeggeri afghani, e i veri scafisti – i conduttori dell’imbarcazione – hanno chiesto aiuto a qualcuno che parlasse turco. Lui era tra questi e quindi si è trovato in questa situazione. Si è trattato quindi di un intervento estemporaneo, imprevisto e, a nostro avviso, necessario. Siamo in mezzo al mare, in una situazione di pericolo, con persone che avevano pagato migliaia di euro per quel viaggio. Arslan stesso aveva speso circa 7 mila euro per raggiungere l’Italia e migliorare la propria condizione di vita, dove già vive e lavora suo fratello. Riteniamo quindi che manchi completamente l’elemento soggettivo del reato, il dolo. Non c’è alcun comportamento penalmente rilevante nel senso contestato. C’È IL RISCHIO CHE SIANO STATI INDIVIDUATI NEI SOPRAVVISSUTI DEI CAPRI ESPIATORI PER DARE UNA RISPOSTA GIUDIZIARIA ALLA STRAGE DEL NAUFRAGIO DI CUTRO? Secondo me questo rischio non solo esiste, ma si è anche concretizzato. È un timore che avevo fin dall’inizio: che l’enorme tragedia e l’attenzione mediatica potessero generare una risposta giudiziaria più severa del dovuto. Un dato è significativo: nella mia esperienza – lavoro da circa 15 anni su questi casi – esiste una proporzione tra numero di migranti e membri dell’equipaggio. Di solito si tratta di due soggetti ogni 70-80 migranti. Qui avevamo circa 180 persone a bordo, quindi il doppio, ma risultano sei responsabili. Questo dato già fa dubitare. C’è poi un altro elemento: la provenienza. I comandanti sono generalmente della stessa area geografica, anche per ragioni linguistiche e di competenze. In questo caso Arslan è pakistano, mentre gli altri erano turchi e siriani. È un’anomalia che il tribunale non ha considerato. I DATI DEL RAPPORTO “DAL MARE AL CARCERE” PARLANO DI 467 ARRESTI NEL 2025 PER FAVOREGGIAMENTO DELL’IMMIGRAZIONE IRREGOLARE E DI 97 PERSONE ARRESTATE APPENA SBARCATE: SIAMO DI FRONTE A UN SISTEMA CHE FINISCE PER CRIMINALIZZARE CHI SI TROVA A BORDO? Purtroppo sì. Non le nascondo che, al di là dell’indirizzo politico e dell’inasprimento delle norme, c’è anche una forte domanda sociale di punizione. L’opinione pubblica vuole vedere una risposta immediata, vuole sapere che ci sono stati arresti. Questo incide anche su tragedie come questa. Ma parliamo di persone che non hanno nulla e che cercano semplicemente di trovare una possibilità di vita. IN CHE CONDIZIONI SI TROVA OGGI KHALID ARSLAN NEL CARCERE DI COSENZA, ANCHE IN VISTA DELL’APPELLO? Lo vedo regolarmente, ogni 15-20 giorni. Sta abbastanza bene, è in salute e in forma. Ovviamente è preoccupato, ma in modo lucido e consapevole. Spera che qualcuno ascolti le sue ragioni e che la situazione possa cambiare con l’appello. 1. Leggi anche: Capitani, criminalizzazioni e contronarrazioni. Questo articolo è stato scritto dall3 attivist3 del nostro progetto militante ‘Dal mare al carcere’ per il primo numero della rivista Controfuoco: Per una critica dell’ordine delle cose  (Melting Pot) ↩︎ 2. Processo naufragio Cutro, giallo sugli atti riservati di Frontex, Il Crotonese (24 marzo 2026) ↩︎
Capitalism unchained - Enshittification: se internet diventa una merda
Avete presente quella sensazione frustante che provate quando su Google appaiono solo pubblicità e su TikTok solo video fatti dall’IA? Ora ha un nome: enshittification. Secondo Cory Doctorow, è anche una geniale (e pericolosa) strategia aziendale. Il post sul quale era citata la parola venne poi ripubblicato nell'edizione del gennaio 2023 su Wired: «Ecco come muoiono le piattaforme: prima sono buone con i loro utenti, poi abusano di loro per migliorare il loro rapporto con i clienti aziendali e infine, abusano di questi ultimi per riprendersi da loro tutto il valore. E infine muoiono. Io chiamo questo fenomeno enshittification, ed è una conseguenza apparentemente inevitabile che deriva dalla combinazione della facilità di cambiare il modo in cui una piattaforma alloca il valore, unita alla natura di un "mercato a due facce", in cui una piattaforma si trova tra acquirenti e venditori, tenendo ciascuno in ostaggio dell'altro, rastrellando una quota sempre maggiore del valore che passa tra di loro.» Ascolta il podcast sul sito di valori.it
Le Dita Nella Presa - I social media non sono invulnerabili
Partiamo con un racconto, e un'analisi, di due sentenze a danno di Meta e Google che indicano che queste piattaforme usano la creazione di dipendenza come strumento fondamentale, e che questo crea danni reali alle sue utenti. Daranno il via ad un gran numero di cause simili? E se sì, quali conseguenze potrebbero avere? Finché l'argomento del dibattito rimarrà confinato alle conseguenze su chi è minorenne - invece di riconoscere che queste piattaforme sono dannose per l'intera società - il rischio è che questo costituisca un'ulteriore spinta verso verifiche dell'età sempre più stringenti. A tal proposito, parliamo delle leggi in California e Brasile che introducono la verifica dell'età a livello di sistema operativo. Concludiamo con alcune gravi vulnerabilità recenti trovate su iOS e su Telegram. Comunicazione di servizio: le dita nella presa non andrà in onda il 5 Aprile. Ascolta la trasmissione nel sito di Radio Ondarossa
Zapcast: contributo a quel necessario e sacrosanto «baccano d’inferno» http://storieinmovimento.org/2025/07/14/zapcast-contributo-a-quel-necessario-e-sacrosanto-baccano-dinferno/?pk_campaign=feed&pk_kwd=zapcast-contributo-a-quel-necessario-e-sacrosanto-baccano-dinferno #Fareunbaccanod'inferno #processodiMazan #femminismo #zapcast #audio #Blog