Harraga: sparizioni e detenzioni tra Marocco, Mediterraneo e zone di frontieraFEDERICO MASSARO 1
L’11 ottobre, negli spazi della confederazione democratica del lavoro di Béni
Mellal, si è tenuto, grazie all’organizzazione della Rete Marocchina dei
Giornalisti delle Migrazioni (RMJM), all’Association Marocaine d’Aide aux
Migrants en Situation Vulnerable (AMSV), e alla Fondazione Heinrich Böll di
Rabat, l’evento “Casi di scomparsa di migranti marocchini in mare o alle
frontiere: mobilitazione mediatica e cittadina per la verità”.
Béni Mellal (in arabo بني ملال, Banī Mallāl; in berbero ⴰⵢⵜ ⵎⵍⵍⴰⵍ, Aït Mellal)
è una città del Marocco situata al centro del Paese, capoluogo dell’omonima
provincia e della regione del Béni Mellal-Khénifra. Sorge a 625 m s.l.m. in
un’oasi ai piedi del Jbel Tassemit, fra i rilievi del Medio Atlante e la
pianura.
Dalle città vicine di Souk Sebt, Khouribga, Attaouia e Kelâat Sraghna si sono
raccolte le famiglie delle persone scomparse e insieme hanno potuto condividere,
in un “rituale” collettivo 2, le proprie testimonianze sulla scomparsa delle
loro figlie e dei loro figli, fratelli/sorelle, mariti e parenti. Le loro voci,
accomunate da una lacerante ferita causata dalla perdita di una persona a loro
cara, reclamano giustizia e verità.
«Non smetteremo di mobilitarci finché non avremo risposte sulla sorte dei nostri
figli» 3.
PH: Federico Massaro (Beni Mellal – 11.11.25)
La sofferenza e la rabbia che le famiglie provano da anni trovano
nell’Association Marocaine d’Aide aux Migrants en Situation Vulnerable un canale
di supporto giuridico, amministrativo ed organizzativo. Eventi come questo,
uniti alle attività 4 svolte dall’associazione di Oujda 5, gettano le basi di
una denuncia organica all’intero edificio coloniale europeo 6.
Le rivendicazioni di giustizia e verità mosse dai famigliari delle persone
scomparse e dall’AMSV si muovono in questo senso a favore di una completa
rottura del silenzio delle istituzioni nazionali e internazionali. A favore di
una piena e approfondita conoscenza delle sorti e del destino delle persone a
loro care.
SCOMPARSE E INCARCERAZIONI
Il presidente dell’associazione, Hassan Ammari, ha presentato diversi casi di
persone scomparse, detenute, bloccate o trattenute sulle rotte migratorie.
«Ogni giorno riceviamo tra tre e quattro segnalazioni di sparizioni durante i
tentativi di migrazione. Ad oggi, l’associazione ha registrato più di 560
dossier riguardanti marocchini presumibilmente detenuti in Algeria, dei quali
260 sono attualmente in corso di deportazione, oltre a decine di altri in Libia
e in Tunisia» 7.
Come riportato dalla testata giornalistica ENASS 8 in caso di arresto su suolo
algerino 9 le persone migranti marocchine si trovano ad essere condannate per
pene lievi per un periodo che va da 6 a 12 mesi. Se il loro rilascio avviene
rimangono bloccate in Algeria per mancanza di mezzi e documenti di viaggio o,
nella peggiore delle ipotesi, in caso questo non avvenga si trovano costrette ad
abitare il limbo dei centri di detenzione in attesa di un rimpatrio per il
Marocco.
SPARIBILITÀ E PRECARIETÀ
Stando al report di Caminando Fronteras 10, nel periodo che va dal 1 gennaio al
31 maggio 2025, al confine euro-africano occidentale 1.865 persone sono
morte/disperse e 38 imbarcazioni sono scomparse.
I dati dell’anno precedente 11 riflettono lo stesso andamento: 10.457 persone
sono cadute vittime del regime di frontiera, con cifre che toccano le 30 morti
giornaliere. Le partenze registrate dall’Algeria nel Mediterraneo fanno della
rotta algerina, con le sue 517 vittime complessive, la seconda in termini di
mortalità.
Il concetto di “sparibilità” (disappearability), così come definito da Laakkonen
in quanto “potenzialità” e “condizione che si riferisce alle sparizioni, ai
destini ignoti e ai corpi non identificati, o al pericolo di incontrare tale
sorte”, ci viene in aiuto per mostrare quei meccanismi di violenza e precarietà
che designano le diverse “forme e strategie di sparizione” 12.
In continuità con tale visione, vediamo come la violenza coloniale e razziale
caratteristica dell’impianto securitario rappresenti il filo rosso che unisce,
tra passato e presente, relazioni diseguali Nord-Sud e dinamiche di classe 13.
Storicizzare la seguente definizione ed analizzarla in quanto inserita
all’interno di una struttura di potere, che si è costruita e continua a
costruirsi su dinamiche di classe e razza, è essenziale per mostrare nella sua
interezza l’intero apparato dei regimi frontalieri europei.
Tutto ciò ci dà la possibilità di guardare alle sparizioni in quanto somma di
“costellazioni cumulative di precarietà” 14 a cui lɜ migranti devono
giornalmente far fronte. Forme di pericolo, controllo, ed eliminazione che si
materializzano e gettano le basi di un sistema in grado di creare soggettività
precarie e vulnerabili alle sparizioni 15.
Prendono importanza in questo contesto gli harraga. Il termine, che “deriva dal
verbo arabo harraqa (bruciare), nel doppio significato di ‘bruciare le
frontiere’ e di ‘bruciare i documenti di identità’”, viene qui utilizzato per
descrivere “i migranti maghrebini che sfidano le leggi proibizioniste per
entrare in Europa” 16.
Gli harraga si trovano a dover confrontare, da una parte, una costante
de-soggettivazione e sfigurazione delle menti e dei corpi 17 mentre, dall’altra,
una continua sovra-mediatizzazione degli sbarchi (sulle coste del Mediterraneo)
e invisibilizzazione delle scomparse.
«Per chi è in attesa dei propri cari, una persona scomparsa lascia una
situazione irrisolta, un dolore senza una fine: non c’è un corpo da seppellire
né un luogo della memoria da visitare – solo incertezza e dubbio» 18.
La mancanza di informazione relativamente i propri cari trasporta le famiglie in
una condizione di liminalità 19 tra la vita e la morte. Ciò le espone
ulteriormente al pericolo di estorsione e false informazioni da parte di gruppi,
organizzazioni e persone che professano di avere notizie relativamente la
persona a loro cara 20.
L’AMSV rappresenta pertanto, ad oggi, una delle poche ONG marocchine a riuscire
a fornire un sostegno concreto ai famigliari nella ricerca delle loro persone
care scomparse o detenute nei paesi della costa sud del mediterraneo.
PH: Enass
BENI MELLAL-KHÉNIFRA: TRA MIGRAZIONI E DEPORTAZIONI
Non è un caso che si sia scelta la città di Beni Mellal come sede dell’evento.
La zona attorno alla città mostra una storia importante in termini di migrazioni
e ritorno da e verso i paesi europei 21.
La regione ai piedi dell’Atlante centrale, comprendente al proprio interno le
province di Beni Mellal, Khouribga e Fkih Ben Saleh, viene da tempo
ribattezzata, a causa dei numerosi decessi nelle rotte migratorie verso
l’Europa, il “triangolo della morte” 22.
Il termine, riflesso delle dinamiche politiche e migratorie dell’area, dimostra
come dal 2019 in poi l’ampio fenomeno migratorio si sia intersecato sempre più
con le sparizioni in mare di migranti marocchinɜ. Emblematica in questo senso la
giornata del 27 marzo 2022 dove, in un naufragio al largo delle coste di
Laâyoune, persero la vita una decina di giovani originarɜ delle città di Beni
Mellal, Kelaa Seraghna e Fkih Ben Saleh 23.
A queste dinamiche vanno ad aggiungersi le “deportazioni interne” 24 o
“spostamenti interni forzati” 25: pratiche adottate dalle autorità marocchine
“volte ad allontanare i presunti candidati all’emigrazione irregolare dalle zone
di frontiera” 26.
Secondo il report “Expulsions gratuites” di GADEM 27, la violenza delle
politiche di controllo dei corpi e dello spazio obbliga la persona migrante a
far fronte ad arresti, reclusioni e spostamenti forzati.
Le città nella zona centro-sud del Marocco, lontane rispetto ai luoghi di
frontiera, vengono così coinvolte e inserite in una costellazione di spostamenti
con cui la persona in movimento deve orientarsi. In questa cornice le città di
Beni Mellal e Khouribga si fanno testimoni di vere e proprie operazioni di
pratiche di confine 28.
Le deportazioni e sparizioni, sia all’interno di dinamiche di frontiera che in
territorio nazionale marocchino, si intersecano e intrecciano, mutuando – seppur
con pratiche di polizia differenti – la stessa matrice di controllo dei corpi e
della mobilità.
È in questo contesto che la necropolitica 29 attuata nei confronti delle persone
deportate internamente, se osservata da una visione che guarda alle sue pratiche
come intrinsecamente coloniali e razzializzanti, è in grado di svelare l’attuale
“razionalità moderna di governo” 30.
Quella stessa matrice che in Italia deporta e crea, materialmente ed
epistemicamente, l’illegalità 31 e la “deportabilità” 32 si trova così
strettamente connessa alle pratiche che sull’altra sponda del Mediterraneo
producono incertezza, vulnerabilità e sparizione.
Riconoscere queste connessioni ci dà la possibilità di guardare alle strette
relazioni tra l’apparato frontaliero, la mobilità delle persone e il sistema
securitario europeo. In questo modo, si può vedere come le differenti modalità
di potere e controllo dialogano e si autoalimentano tra loro all’interno di
dinamiche nazionali e transnazionali.
In tal senso acquisiscono importanza le parole di Wael Garnoui che, citando
direttamente “I dannati della terra” di Frantz Fanon, mostrano come l’immobilità
dell’harrag assomigli sempre più a quella del colonizzato descritto dallo
psichiatra e militante martinicano.
«La prima cosa che l’indigeno impara è a stare al suo posto, a non oltrepassare
i limiti. Perciò i sogni dell’indigeno sono muscolari, sogni di azione, sogni
aggressivi. Sogno di saltare, di nuotare, di correre, di arrampicarsi» 33.
È il razzismo sistemico e la “colonialità del potere” 34, così definita da
Anibal Quijano, cheagendo simultaneamente estromettono dallo spazio e dal tempo
il corpo della persona in movimento. Riportare e leggere gli spostamenti degli
harraga e le relazioni che questi hanno con la memoria, lo spazio e i legami
famigliari ci aiuta a osservare le modalità di stare al mondo ed esistere di una
moltitudine di soggettività in grado di scardinare la struttura securitaria
europea 35.
MEMORIA E COLLETTIVITÀ
È necessario allontanarsi, dunque, da una visione umanitaria o da etichette
giuridiche che riconducono la persona in movimento unicamente ad una condizione
di necessità e/o mancanza: in quanto priva di agency, risorse, cultura, legami
sociali etc 36.
Notiamo come la mobilità degli harraga e la memoria delle famiglie di
quest’ultimi vadano a scontrarsi direttamente con l’attuale sistema di
obliterazione ed eliminazione della soggettività migrante. L’atto migratorio e
le voci delle famiglie delle persone scomparse si fanno, pertanto, atto di
rottura nei confronti “di quella sorta di ‘delirio securitario’” 37
caratteristico del sistema istituzionale europeo.
La memoria, le rivendicazioni politiche delle famiglie delle persone scomparse e
le attività dell’associazione AMSV vanno a dar forma, plasmare ed aggiungersi ad
una cosmologia di pratiche capaci di mettere in crisi il regime di frontiera
europeo 38.
I famigliari in cerca delle persone care ritrovano così nell’associazione,
megafono delle loro voci, una modalità di condivisione, confronto e
ripoliticizzazione del costante dolore (hasra) provocato dalla scomparsa. In
darija (dialetto marocchino), la parola “hasra” (حسرة) significa rimpianto,
dispiacere o “nostalgia dolorosa” per qualcosa che non si ha più o che non si è
realizzato.
Il termine viene spesso utilizzato per esprimere un sentimento di perdita o di
tristezza interiore. In questo caso riflette la condizione di profondo dolore
delle famiglie nella scomparsa delle persone care.
UNA MOBILITAZIONE TRANSNAZIONALE
In occasione della giornata del 6 febbraio 2026, “Giornata mondiale in
solidarietà alle vittime delle frontiere e ai dispersi nelle rotte migratorie”,
l’Association Marocaine d’aide aux Migrants en Situation Vulnérable terrà 3
giornate di incontro e confronto – 5, 6 e 7 febbraio – a Oujda 39.
L’evento, parte della mobilitazione transnazionale «Commémor’Action», riunirà,
sotto lo slogan “Per una revisione totale della legge 02/03 che garantisca tutti
i diritti dei migranti e delle famiglie dei dispersi, dei prigionieri e dei
detenuti sulle rotte migratorie”, le famiglie marocchine delle persone scomparse
o detenute, attiviste e reti/collettivi nazionali e internazionali.
La giornata di CommemorAzione nasce in memoria della strage di Tarajal a Ceuta
(enclave spagnola in Marocco), contro la militarizzazione delle frontiere e la
libertà di circolazione. Il 6 febbraio del 2014 14 persone migranti morirono
annegate nel tentativo di entrare a nuoto in Europa dal Marocco attraverso la
spiaggia di Tarajal.
Da allora, andando ad unirsi alla “Marcha por la Dignitad” di Ceuta, la
mobilitazione ha preso adesioni in tutto il mondo acquisendo un respiro sempre
più transnazionale.
Queste giornate uniranno in unico grido la memoria e la richiesta di giustizia e
verità dei famigliari delle persone inghiottite dal sistema securitario delle
frontiere. Un modo in più per costruire una solidarietà collettiva multi-paese
in grado di incrinare le dinamiche dei dispositivi di controllo transnazionali.
Saidia, 2020 (PH: CommemorAction)
1. Mi sono laureato in Scienze Internazionali all’Università di Torino, con
una tesi che indaga l’intreccio tra lavoro, settore delle costruzioni e
colonialismo d’insediamento in Palestina. Oggi frequento il Master GEMPRAI
dell’Università Federico II e mi interrogo sulle relazioni tra migrazioni,
forme di violenza, colonialità ed agentività delle persone in movimento
↩︎
2. Il seguente termine viene adottato in contrapposizione a quei “rituali di
confine” (border rituals) così definiti da Khosravi. Per un approfondimento
vedasi: Khosravi, S. (2007), The ‘illegal’ traveller : An auto-ethnography
of borders, “Social Anthropology”, 15(3), 321–334 ↩︎
3. Migrant·e·s disparu·e·s en mer : le cri des familles face à un drame
silencieux, Enass (ottobre 2025) ↩︎
4. Accompagnare e assistere le famiglie dellɜ migranti mortɜ, detenutɜo
scomparsɜ alle frontiere e in mare; Lottare per la libertà di circolazione
di ogni persona migrante e contro la chiusura e l’esternalizzazione delle
frontiere; Contrastare la criminalizzazione della migrazione e della
solidarietà; Favorire l’autonomia giuridica di individui e comunità
vulnerabili (legal empowerment
), spesso collocati in situazioni di esclusione temporanea o permanente,
per accompagnarli nelle difficoltà incontrate e aiutarli a far valere i
propri diritti; Combattere l’esclusione, la discriminazione e gli
stereotipi nei confronti delle persone migranti vulnerabili. Fonte: AMSV
(2024), brochure informativa. ↩︎
5. L’associazione, nata a Oujda nel 2017, a partire dal luglio 2023 è entrata
a far parte della rete euro-africana Migreurop ↩︎
6. Per uno sguardo sulla “colonialità” dell’Unione Europea in quanto “progetto
politico ed economico” vedasi: Mellino, M. (2019), Governare la crisi dei
rifugiati. Sovranismo, neoliberalismo, razzismo e accoglienza in Europa,
DeriveApprodi, p.15 ↩︎
7. Migrant·e·s disparu·e·s en mer : le cri des familles face à un drame
silencieux, Enass (ottobre 2025) ↩︎
8. Migration : Les Haraga optent pour l’Algérie, Enass (maggio 2024) ↩︎
9. Loi algérienne 08-11 du 25 juin 2008 « relative aux conditions d’entrée, de
séjour et de circulation des étrangers en Algérie ». Nel primo decennio del
2000 si è registrato, in conformità alle politiche di securitizzazione
europee, un allineamento giuridico dei paesi del Maghreb. Vedasi anche: loi
marocaine 02/03 de 2003 « relative à l’entrée et du séjour des étrangers au
Royaume du Maroc, à l’émigration et l’immigration irrégulières » ;
République tunisienne, loi n° 2004-6 du 3 février 2004, modifiant la loi
n°75-40 du 14 mai 1975, relative aux passeports et aux documents de voyage
↩︎
10. Consulta il rapporto ↩︎
11. Consulta il rapporto ↩︎
12. Laakkonen, V. (2022), Deaths, disappearances, borders: Migrant
disappearability as a technology of deterrence, “Political Geography”, 99
(102767): 1–9 ↩︎
13. Ibid., p.2 ↩︎
14. Tali forme comprendono al proprio interno: “navi non idonee alla
navigazione, sanzioni imposte alle compagnie di trasporto, regimi di
violenza e sorveglianza delle frontiere, operazioni di intercettazione e
respingimento, minacce di deportazione e detenzione, passaggio attraverso
terreni accidentati o in veicoli non sicuri, tratta di esseri umani e
condizione di irregolarità, costretti a muoversi clandestinamente”.Ibid
↩︎
15. Irrintracciabili Pratiche di frontiera e scomparse forzate in Marocco, ASGI
(marzo 2025), p. 10 ↩︎
16. Garnoui, W. (2024), Harraga bruciare per l’Europa. Indagine e psicanalisi
dei migranti nel Mediterraneo. Per un pensiero decolonizzato delle
frontiere, Poiesis, p. 259 ↩︎
17. Ibid., p.93 ↩︎
18. Laakkonen, V. (2022), Op. Cit., p. 3 ↩︎
19. Huttunen, L. (2016), Liminality and missing persons: Encountering the
missing in postwar Bosnia-Herzegovina,“Conflict and Society”, 2(1): 201–218
↩︎
20. Guía para Familias Víctimas de la Frontera, Caminando Fronteras (maggio
2021) ↩︎
21. Mghari M., Fassi Fihri M. (2010), Cartographie des flux migratoires des
Marocains en Italie, Organisation Internationale pour les Migrations ↩︎
22. Migration irrégulière des Marocains: au royaume des enfants disparus en
mer, En toutes lettres Mag (ottobre 2025) ↩︎
23. À Beni Mellal, les familles de migrants exigent la vérité, Enass (marzo
2023) ↩︎
24. ASGI (marzo 2025), Op. Cit. ↩︎
25. Situation des personnes non ressortissantes marocaines à Rabat. Note
d’analyse des données recueillies à Rabat entre janvier 2021 et décembre
2022, GADEM (marzo 2023) ↩︎
26. Ibid. ↩︎
27. Consulta il report ↩︎
28. Le destinazioni delle pratiche di deportazione interne sono diverse.
Spaziano dalle città di Beni Mellal, Casablanca, Errachidia, Safi, Fès,
Kenitra, Oujda, Marrakech, Rabat e Settat fino ad arrivare a Tiznit, Agadir
e Dakhla.
Coûts et blessures Rapport sur les opérations des forces de l’ordre menées
dans le nord du Maroc entre juillet et septembre 2018 – Éléments factuels
et analyse, GADEM (2018) ↩︎
29. Il termine indica l’uso del potere politico e sociale per determinare chi
può vivere e chi deve morire. “La sovranità in questi luoghi equivale alla
capacità di definire chi conta e chi non conta, chi è eliminabile e chi non
lo è”. Per una definizione completa di “necropolitica” vedasi: Mbembe, A.
(2003). Necropolitics, “Public Culture”, Duke University Press, Durham, 15
(1), 11–40. Tr. it. Necropolitica (2016), Ombre Corte ↩︎
30. Mellino, M. (2019), Op. Cit., p.26 ↩︎
31. Per uno sguardo sulla “costruzione dell’illegalità all’interno dei regimi
di frontiera” vedasi: Bachelet S., Hagan M. (2023), Migration, race, and
gender: the policing of subversive solidarity actors in Morocco, “L’Année
du Maghreb”, 30 ↩︎
32. De Genova, N. (2002),Migrant “illegality” and deportability in everyday
life, “Annual Review of Anthropology”, 31: 419–447 ↩︎
33. Fanon, F. (2007), I dannati della terra, Einaudi In Garnoui, W. (2024), Op.
Cit., p. 233 ↩︎
34. Quijano, A. (2000), Coloniality of Power, Eurocentrism, and Latin America,
“Nepantla: Views from South”, 1 (3): 533 –580 ↩︎
35. Gilroy, P. (1984), There Ain’t No Black in the Union Jack, Routledge,
London in Mellino, M. (2019), Op. Cit., p. 85 ↩︎
36. Sorgoni, B. (2022), Antropologia delle migrazioni. L’età dei rifugiati,
Carocci, Roma, p. 25 ↩︎
37. Mellino, M. (2019), Op. Cit., p. 36 ↩︎
38. Ibid., p. 47 ↩︎
39. Per ulteriori informazioni vedasi la pagina dell’associazione ↩︎