“Paesi sicuri” e rimpatri: la nuova stretta dell’UEIl Consiglio europeo ha dato il via libera l’8 dicembre a un accordo che
definisce i criteri per i cosiddetti “Paesi sicuri”, con l’intento di aprire la
strada a procedure di rimpatrio più rapide per le persone migranti. Insieme al
nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, è un segnale di profonda trasformazione
verso un sistema che si baserà su detenzione, deportazioni e sorveglianza.
L’accordo è stato raggiunto venendo incontro alle richieste italiane, però, non
è passato all’unanimità: Spagna, Grecia, Francia e Portogallo hanno votato
contro, ma la maggioranza qualificata ha permesso comunque l’approvazione. Ora
il testo dovrà essere negoziato con il Parlamento europeo prima
dell’approvazione definitiva.
Il nuovo Regolamento introduce un primo elenco comune dei “Paesi di origine
sicuri”, insieme alla possibilità di designare “Paesi terzi sicuri” dove le
persone migranti potrebbero essere deportate e dove le loro domande di asilo
potrebbero essere esaminate. Tra le novità principali, che attaccano
ulteriormente il diritto di asilo, spiccano le procedure di esame accelerate
(come già avviene in Italia con la cd. procedura accelerata), la possibilità di
respingere le domande ritenute “inammissibili” e la creazione di centri di
rimpatrio fuori dall’Ue, i cosiddetti “return hub”, di fatto in continuità con
il “modello Italia- Albania” prima della bocciatura imposta dalla sentenza della
CGUE.
Comunicati stampa e appelli/Giurisprudenza europea
LA CORTE DI GIUSTIZIA DELL’UE BOCCIA IL “MODELLO ALBANIA”
Tavolo Asilo e Immigrazione: «Decisione che smentisce in modo radicale la linea
del governo italiano»
1 Agosto 2025
Gli Stati membri potranno applicare il concetto di “Paese terzo sicuro” in tre
modi: se esiste un legame con il richiedente, se la persona ha transitato per
quel Paese, o se esiste un accordo con il “Paese terzo” che garantisca l’esame
della domanda. L’applicazione di questo concetto non dovrebbe essere possibile
per i minori non accompagnati, sempre che le procedure sommarie di
identificazione dell’età, come spesso avviene, non li considerino già
maggiorenni.
Le nuove procedure permettono inoltre di ridurre la permanenza negli Stati UE
durante i ricorsi contro le decisioni di inammissibilità, pur mantenendo la
possibilità di rivolgersi a un tribunale.
Un regolamento che ha quindi il chiaro intento di ridurre drasticamente le
tutele delle persone migranti, in particolare dei e delle richiedenti asilo, e
che replica l’atteggiamento muscolare e violento delle politiche trumpiane.
Molte sono le critiche che si sono levate contro, anche rispetto alla narrazione
trionfante del governo italiano che per bocca di Piantedosi ha definito i
«centri in Albania come il primo esempio» e che, da ora, potranno ripartire con
gli obiettivi iniziali.
Infatti, osserva il giurista Fulvio Vassallo Paleologo su ADIF che «la decisione
del Consiglio sui Paesi terzi sicuri, senza il voto del Parlamento europeo, non
è un atto legislativo immediatamente esecutivo, e non legittima i centri di
detenzione esternalizzati in Albania, che restano privi di base legale»,
sottolineando come la misura continui ad essere in contrasto con la sentenza
della Corte di Giustizia UE dell’1 agosto 2025.
Anche per Paleologo, la proposta del Consiglio europeo «va a svuotare la portata
effettiva del diritto d’asilo. Non solo cancella il diritto alla protezione, ma
accelera le espulsioni e prevede l’esternalizzazione delle procedure forzate in
paesi terzi, anche se questi non hanno sottoscritto o applicano solo
parzialmente la Convenzione di Ginevra». Il giurista evidenzia inoltre che «i
criteri di collegamento tra migrante e paese terzo, previsti dal regolamento
originario, sono considerati troppo vincolanti dai governi dell’Ue, che li
vogliono superare per rendere più agevoli i rimpatri forzati».
Chiara Favilli, docente di diritto europeo, aggiunge sulla newsletter Frontiere
di Internazionale che «non è ancora chiaro quali siano le fonti su cui si basa
l’elenco dei paesi sicuri. La lista compilata dagli Stati europei non elimina la
necessità di controllare le condizioni reali nei paesi considerati sicuri. Per
le persone provenienti da questi stati sarà possibile essere trasferite in paesi
non europei, come Albania o Uganda. Ma non basta che l’Europa dichiari un paese
sicuro: questo deve essere verificato».
Ugualmente sottolinea i rischi concreti: «È plausibile che l’Albania venga usata
per i rimpatri più che per i richiedenti asilo, perché il regolamento sui
rimpatri è più vago. Se la riforma andrà avanti, l’Unione europea dovrà
affrontare una serie di contenziosi e ricorsi giudiziari. Le persone trasferite
in Albania faranno ricorso, contestando la violazione dei loro diritti alla
difesa, alla salute e altre garanzie fondamentali. Questo è un tradimento
dell’identità giuridica e culturale dell’UE».
La nuova lista dei paesi di origine definiti “sicuri” dall’UE è una forzatura
alla quale ha contribuito l’Italia: almeno tre dei Paesi rispondono a richieste
esplicite del governo italiano.
Come osserva Alessandra Sciurba, docente di diritto internazionale e dei diritti
umani, «attribuire a questi paesi la qualifica di sicuri è una contraddizione
evidente rispetto alle evidenze documentate. Significa ignorare i rischi
concreti a cui i migranti sono esposti e rende più vulnerabili persone già
fuggite da persecuzioni, conflitti e discriminazioni».
L’esperta sottolinea poi le violazioni documentate da Amnesty International tra
il 2024 e il 2025: in Colombia si registrano violazioni dei diritti umani e del
diritto umanitario nei conflitti armati, sparizioni forzate e violenze contro
difensori dei diritti umani, giornalisti, donne, ragazze e persone LGBTQI+; in
Bangladesh sono documentate la repressione della libertà di espressione e di
associazione, violenze della polizia e delle forze armate contro le proteste,
sparizioni forzate e violenze su minoranze religiose e popolazioni indigene.
Situazioni simili si riscontrano in Marocco, dove persistono la repressione del
dissenso, gli attacchi a giornalisti, attivisti e critici del governo, oltre a
discriminazioni di genere e verso le persone LGBTQI+. In Tunisia si segnalano
detenzioni arbitrarie di oppositori politici, giornalisti, sindacalisti e
avvocati, nuove misure contro l’indipendenza della magistratura e procedimenti
giudiziari contro persone LGBTQI+. Infine, in Egitto la repressione del dissenso
è totale: arresti di massa, sparizioni forzate, condanne a morte anche per reati
minori, processi iniqui, discriminazioni e persecuzioni giudiziarie, tortura e
maltrattamenti abituali.
Anche diverse realtà antirazziste e Ong sono intervenute dopo la notizia
dell’approvazione: la rete Mai più Lager – No ai CPR aderente al Network Against
Migrant Detention, nato per contrastare l’accordo Italia-Albania, fa notare
l’incostituzionalità del «modello dei centri di detenzione, anche esternalizzati
in paesi terzi» e che questo «prende il sopravvento sul modello di accoglienza.
La criminalizzazione del migrante economico si estende ora anche ai richiedenti
asilo, in violazione dell’art. 10 della Costituzione italiana. Le persone
vengono trattate come numeri, private della libertà e dei diritti fondamentali».
Mediterranea Saving Humans denuncia con forza la narrativa che presenta
detenzione e rimpatri come soluzioni semplici a questioni complesse.
L’associazione rivolge un appello a tutta la società civile, laica e religiosa
«per resistere a questo attacco disumano e per praticare concretamente i diritti
umani e il diritto d’asilo nei confronti delle persone migranti e in movimento.
Come accade negli Stati Uniti con le deportazioni sotto Trump, organizzeremo
forme di disobbedienza e sabotaggio contro queste leggi ingiuste e pericolose
per la democrazia».
Ora si apre la fase di negoziati con il Parlamento europeo. Le divisioni tra gli
Stati membri potrebbero rallentare l’entrata in vigore dei nuovi regolamenti.
Tuttavia, è probabile che il Parlamento europeo approvi il piano proposto dalla
Commissione e modificato dal Consiglio, poiché è evidente uno spostamento sempre
più marcato a destra del gruppo dei Popolari e una convergenza con le forze di
estrema destra. Rimane l’urgenza, di trovare modi e forme per contrastare questo
terribile scenario.