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Una sindacalista per amica
CAMBIARE LE ORGANIZZAZIONI PER CAMBIARE NOI È uscito un libro frutto dell’esperienza sindacale (e non solo) di Elena Ferro. Edito da DeriveApprodi, si intitola “La partecipazione come agente trasformativo. Mappe per cambiare le organizzazioni”. Elena Ferro l’ho conosciuta qualche mese fa in un incontro a Viverone, piccola località sull’omonimo lago situato tra Biella, Ivrea e Vercelli, durante la campagna referendaria per il No alla riforma costituzionale del governo Meloni. È stato un bell’incontro, in cui il suo e il mio intervento si sono ben integrati. Il risultato referendario, poi, è andato anche meglio della serata alla Biblioteca di Viverone. Ne scrive anche nel suo libro, dando il merito ai tanto bistrattati giovani per essere andati a votare e per aver votato No. Non c’è eccesso di giovanilismo nelle sue parole, ma solo la consapevolezza di quanto sia necessaria la cessione di potere alle nuove generazioni: > “Come la pala di un mulino che ha bisogno di nuova acqua per girare, così le > strutture sociali si mettono in moto per restare al passo con i tempi”. Questa è la metafora che chiarisce il suo modo di rapportarsi con chi ha meno passato, ma più futuro di noi. La mia esperienza non arriva da grandi organizzazioni come quella di Elena. Lei è segretaria confederale della CGIL di Torino, le mie radici sono invece per lo più realtà di base, locali o di movimento. Il suo libro, però, è utile a tutte e tutti coloro che vogliono cambiare il malessere che viviamo nelle nostre associazioni. Elena individua come posta in gioco l’uscita dalla frammentazione sociale e dall’iperindividualismo, definendoli come fenomeni che privatizzano la fatica e interiorizzano il conflitto. Per uscire da questa costrizione è necessario ridefinire linguaggi comuni e costruire legami sociali. La parola cambiamento è quella che ricorre più spesso nel testo, ed è riferita soprattutto alle organizzazioni, come esplicita il sottotitolo. Quanti di noi hanno esperienza di associazioni, grandi e piccole, che ripetono sempre gli stessi errori e lasciano i propri membri frustrati, insoddisfatti e fondamentalmente disillusi? Credo molti, se non la quasi totalità. Come uscirne? Elena propone un metodo sintetizzato in tre lenti: prima viene l’ascolto, poi la comprensione del contesto e, infine, la necessaria azione. Non spoilero oltre: andatelo a leggere, è semplice ma illuminante. È soprattutto una boccata d’aria fresca, che mi riconcilia con un sindacato fatto di persone attive, che comprendono ciò che le circonda, affrontano i conflitti e vogliono cambiare davvero. Certo, il termine cambiamento può apparire generico. Ma, per tornare al linguaggio, sarebbe più chiaro usare riforma o rivoluzione? Quest’ultima compare una sola volta nel testo e in modo marginale. In fondo la vera rivoluzione l’ha fatta la controparte: il neoliberismo è stato una radicale guerra di classe, dei ricchi contro i poveri. E l’hanno vinta. La parola riforma, invece, è talmente abusata da aver perso ogni connotato legato a forme autentiche di emancipazione: da quella dalla povertà a quella coloniale o patriarcale, per citare tre domini che hanno ripreso vigore in questa nuova fase post-neoliberale. Siamo andati oltre il peggio immaginabile e, come se non bastasse, non disponiamo di forme organizzative adeguate per reagire. Ben venga allora il cambiamento proposto da Elena, ed evviva che arrivi dalla prospettiva sindacale. La situazione è tale che abbiamo bisogno di tutto, a maggior ragione se la proposta è attenta, adeguata e seria come quella che Elena Ferro fa nel suo libro, affrontando le questioni che dobbiamo porci per riorganizzarci di fronte al tecnocapitalismo. > “Il paradosso della nostra società è l’illusione di essere iperconnessi > mentre, nei fatti, siamo spesso più lontani. Come bussare a porte socchiuse: > la voce entra, la presenza no.” Chiudo con questo passaggio tratto dal libro, per restituire il senso e l’urgenza delle sue riflessioni. Non mi resta che augurarvi buona lettura. Ettore Macchieraldo
September 5, 2026
Pressenza
Virginia Veludo: “Nessuno si salva da solo”
Nell’accogliente giardino della Biblioteca Civica di Luino, all’ombra di un enorme albero della canfora, si è svolto sabato 29 agosto l’incontro con Virginia Veludo, insegnante, divulgatrice culturale con il nome di rossaperpendicolare e autrice del libro E mi sono sentita meno sola. Vivere una normale giornata in Italia oltre la rassegnazione, all’interno dell’iniziativa Tax the Rich, con raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare 1% EQUO. In un intenso dialogo con Davide Di Giuseppe, insegnante al Liceo Sereni di Luino, Virginia ha iniziato spiegando l’importanza dell’esperienza diretta come base del suo libro. Anche Cristina, la protagonista, è un’insegnante, una persona simile a lei prima che acquisisse la consapevolezza della possibilità di intervenire sulla realtà. Cristina si sente persa, disorientata, ansiosa, inadeguata e rassegnata, vittima del deleterio mantra “Ma tanto non cambia niente, quindi perché impegnarsi?” Sempre per esperienza diretta, Virginia ha parlato a lungo dello stato drammatico della scuola, ormai sempre più ridotta a un’azienda, anche nei termini utilizzati, con un corpo docente frammentato e in gran parte precario, studenti che stanno perdendo la capacità di capire un testo, ragazze giovanissime convinte che la gelosia sia normale (e che avrebbero un gran bisogno di quell’educazione affettivo-sessuale tanto osteggiata dal ministro Valditara). Una scuola che non fornisce strumenti per alimentare lo spirito critico, come proponeva Don Milani, fatta per creare cittadini disposti ad accettare qualsiasi condizione. Certo, ci sono insegnanti coraggiosi e appassionati che cercano di tamponare la situazione, nonostante l’acqua stia uscendo da tutte le parti e ragazzi che si oppongono a questa deriva aziendalista e autoritaria. E qui si arriva a un altro tema cruciale: perché i giovani vengono tanto criticati e bersagliati da divieti e termini denigratori tipo “Maranza”? Da una parte non c’è da stupirsi di certi comportamenti aggressivi, dato che il mondo è governato da bulli violenti e arroganti che la fanno sempre franca e costituiscono quindi dei modelli, per quanto deleteri, dall’altra bisogna ricordare che i giovani fanno paura. Le rivoluzioni e i cambiamenti sono sempre partiti da loro (un esempio recente è il movimento degli scarafaggi in India, che con le sue proteste nonviolente ha ottenuto le dimissioni del Ministro dell’Istruzione). E ancora, bisogna ricordare i tanti che si oppongono ai progetti di mega resort di lusso, o l’enorme e decisiva partecipazione dei giovani al voto nel referendum sulla giustizia. Certo, è difficile trovare un’alternativa, ma bisogna continuare a manifestare e a fare pressione. Si è poi passati a un tema straziante, quello dei migranti morti in mare, esemplificato dalla storia del ragazzino maliano annegato con la pagella cucita nei vestiti in un naufragio che ha causato 900 vittime. Come in tanti altri punti del libro, ai dati crudi e drammatici si alternano poesie, in questo caso la bellissima “Casa” della poetessa somalo-britannica Warsan Shire. E i morti in mare sono solo l’ultima, drammatica conseguenza di un problema causato da noi occidentali, con le guerre e i disastri climatici da cui i migranti scappano, per poi trovarsi alle prese con vergognose risposte razziste e tossiche narrazioni su una presunta invasione. Virginia ha manifestato la stessa, appassionata indignazione nei confronti del dramma forse più terribile del nostro tempo, il genocidio a Gaza, chiedendosi quale sia la linea rossa da oltrepassare per cui finalmente l’Occidente reagirà. Anche qui la risposta è sempre la stessa: l’importanza di fare pressione sui governi – complici colonie di Israele e Stati Uniti – e di dare segnali più chiari possibile. In fondo, tornando al titolo del libro, partecipare aiuta a sentirsi meno soli. Un altro aiuto può arrivare dalle poesie: come detto, il libro ne contiene molte, in particolare di Bertolt Brecht, magnifico esempio del ruolo di poeti e scrittori nel dare strumenti critici per capire e interpretare la realtà, al contrario della tendenza all’evasione e al disimpegno di tanti artisti. Questo tema è tornato anche nelle risposte ad alcune domande del pubblico, in relazione all’aiuto che la letteratura può dare nel trasmettere modelli diversi ai ragazzi: c’è bisogno di persone, in particolare insegnanti, che credono in quello che dicono e offrono un’altra visione del mondo e questo loro lo sentono. E ancora, l’importanza dei mezzi di informazione indipendenti nel far conoscere le tante esperienze positive oscurate dai media mainstream, come le vittorie a catena dei socialisti negli Stati Uniti. I temi del libro – le tante ricadute sulla vita quotidiana delle scelte politiche deleterie dei governi – si legano benissimo alla proposta di legge 1% EQUO – Tax The Rich, un’imposta dell’1% sui patrimoni sopra i 2 milioni di euro (esclusa la prima casa), che ha giù superato le 60.000 firme e di cui si è parlato con Dario Ballardini (Coordinatore Campagna 1% Equo) e Antonio Cuomo (Segretario Provinciale Rifondazione Comunista). Virginia ha commentato che questa dovrebbe essere la proposta unitaria e principale di tutta la sinistra, lasciando perdere le sterili differenziazioni sulle percentuali da adottare. E così si torna al concetto centrale di tutto l’incontro: “Nessuno si salva da solo”, dunque la partecipazione è l’unico modo per uscire dall’isolamento e dalla rassegnazione. Anna Polo
August 30, 2026
Pressenza
Consumo di suolo e d’altri Beni Comuni
Durante gli studi di architettura ci sono due esami obbligatori di urbanistica, quello di pianificazione e quello di progettazione. Prima la pianificazione raccoglie i dati (quantitativi, geometrici, statistici, normativi, …) per conoscere il contesto e scoprire i suoi problemi, e … Leggi tutto L'articolo Consumo di suolo e d’altri Beni Comuni sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Male Adriatico: rigassificatori, opacità e democrazia sospesa
Il festival INTO THE BLUE 2026 apre una crepa nel racconto della “transizione energetica” In un pomeriggio affacciato sull’Adriatico, tra il porto e le spiagge romagnole — dove nidificano specie protette come il fratino e le tartarughe marine — si discute di cloro, gas liquefatto e decisioni prese altrove. Non è solo un confronto tecnico: è il tentativo di ricostruire una catena di responsabilità che, secondo ricercatori, giornalisti e attivisti, si interrompe proprio dove dovrebbe farsi più trasparente. L’incontro “Male Adriatico. Onde di cloro, dal tubo alla carcassa”, ospitato il 7 giugno al Club Nautico di Rimini nell’ambito del festival INTO THE BLUE 2026, mette al centro una domanda: com’è stato possibile avviare il rigassificatore di Ravenna senza una Valutazione di Impatto Ambientale completa, invocando l’emergenza energetica? La tesi che emerge è netta: la cosiddetta transizione energetica si muove in una zona grigia in cui interessi industriali e responsabilità pubbliche si sovrappongono. In questo spazio operano due aziende — Eni e Snam — entrambe partecipate pubbliche ma di fatto autonome nelle scelte operative. La “convenienza” del mare Il nodo tecnico riguarda il funzionamento del rigassificatore. Come ricorda Carlo Franzosini (AMP WWF Miramare) il “ciclo aperto” utilizza acqua marina per riscaldare il gas liquefatto, evitando di bruciare combustibile. Il risparmio — circa 40 milioni l’anno — poggia su una variabile instabile: la temperatura del mare. Negli stessi tre anni di ciclo aperto, a Riccione si registrano picchi di tartarughe con DTS e aumento di schiume: tre volte su tre, ricorda Sauro Pari (Fondazione Cetacea ETS). Non è ancora una prova di correlazione, ma abbastanza per chiedersi: siamo sicuri che sia solo una coincidenza? Un beneficio economico privato che si costruisce sull’esternalizzazione dei costi ambientali: clorazione delle acque, alterazioni degli ecosistemi, sottoprodotti potenzialmente tossici. In questo contesto, le compensazioni ambientali ed economiche rischiano di silenziare il dissenso, è qui che nasce quello che molti relatori definiscono un vero e proprio ricatto: o accetti l’infrastruttura, oppure rinunci a lavoro e opportunità promesse per il territorio. Anche la metodologia dei monitoraggi solleva criticità: effettuati quando l’impianto opera sotto capacità, producono dati che tendono a sottostimare gli impatti e vengono poi utilizzati per giustificare l’espansione. Opacità e controllo Sul piano istituzionale emerge una frattura democratica. Sauro Pari denuncia la secretazione dei risultati delle analisi delle acque: “Non abbiamo potuto vedere nessun dato”. Allo stesso tempo, in parole di Antonio Lazzari, esperto di valutazioni ambientali, vi è un eccesso di documentazione tecnica con una forma di “overload informativo” che svuota la trasparenza di significato, di decine di migliaia di documenti tecnici: una mole tale da rendere impraticabile un controllo effettivo. A questo si aggiunge un limite strutturale: ispezioni e verifiche ambientali sono in larga parte programmate e basate anche su dati forniti dagli stessi gestori. Un meccanismo prevedibile che rischia di ridurre tutto a una mera formalità, dentro un circuito locale chiuso. Quando viene meno un’indipendenza sostanziale, si svuota anche la funzione pubblica. Da qui le proposte emerse: introdurre forme di controllo peer review indipendenti, affidate a organismi scientifici esterni a rotazione, per rompere l’autoreferenzialità dei monitoraggi e restituire verificabilità ai dati. E, come ha ricordato Lazzari, sul piano politico la proposta di RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna) di riconoscere l’energia come bene comune, per sottrarre le scelte strategiche a una gestione opaca in mano al mondo finanziario e speculativo, e riportarle sotto responsabilità collettiva. In Italia, criteri e priorità dei monitoraggi sono definiti da ISPRA e attuati dalle ARPA, dentro un sistema formalmente regolato ma che seleziona cosa rendere visibile e cosa lasciare nell’ombra. È in questa discrezionalità che si incrina la funzione pubblica del controllo e si apre una frattura tra responsabilità dichiarate e presenza reale delle istituzioni, frattura che si prolunga anche a livello europeo, dove le deroghe convivono con una trasparenza carente. Stato presente, Stato assente È in questo cortocircuito che si colloca l’intervento di Elena Gerebizza di Re:Common: “Lo Stato è dentro e lo Stato è fuori, eppure lo Stato non c’è”. Lazzari lo traduce in una domanda brutale: se è l’amministratore delegato di Eni a sedere ai tavoli internazionali del gas accanto ai Presidenti del Consiglio, anche nei paesi più autoritari, chi è davvero al comando? Circa il 30% di Eni e Snam è sotto controllo statale: lo Stato è insieme regolatore e azionista. Una sovrapposizione che indebolisce il controllo pubblico e solleva un nodo essenziale: chi gestisce davvero risorse pubbliche, e a vantaggio di chi? Ne deriva una frammentazione dei progetti, valutati per parti e non nel loro impatto complessivo, spesso approvati in urgenza con evidenti criticità giuridiche. Questo schema si riflette nella promozione di tecnologie “green” come il CCS, imposte dall’alto come soluzioni climatiche senza un dibattito pubblico e senza un riscontro consolidato su larga scala: la retorica della transizione precede la verifica empirica. È in questo scarto tra beneficio economico e costo ambientale che si incrina l’impianto della cosiddetta transizione energetica. Non è secondario che tutto converga su Ravenna, già hub storico del fossile e oggi candidata a diventare uno dei principali poli europei per lo stoccaggio della CO₂ (progetto Agnes), con l’ambizione di attrarre flussi anche dall’estero. Una concentrazione che solleva interrogativi evidenti: più che ridurre il rischio, lo stiamo intensificando nel nostro stesso territorio. Il MASE qualifica queste infrastrutture come “monopoli naturali”, categoria storicamente riservata a beni essenziali come l’acqua. La transizione assume così i tratti di un dispositivo economico più che ambientale: si accentua la distanza tra chi cura realmente l’ambiente e chi, sotto etichetta green, ne trae vantaggio speculativo. A questo si aggiunge un elemento ricorrente denunciato da vari relatori: la difficoltà, quando non l’impossibilità, di accesso agli atti a livello regionale, nazionale ed europeo. Più che decarbonizzazione, emerge un riconfigurazione del profitto e dell’autoritarismo in chiave green. Alcune di queste infrastrutture vengono classificate come strategiche per la sicurezza energetica nazionale. Questo comporta regimi autorizzativi accelerati e, in alcuni casi, misure di sicurezza rafforzate attorno ai siti, un inquadramento che può limitare trasparenza e partecipazione pubblica. Nel territorio, oggi e domani, restano rischi concreti: infrastrutture ad alta pressione che attraversano aree abitate (a rischio esplosione), ecosistemi fragili sottoposti a stress chimico e termico, fenomeni visibili come l’aumento di schiume marine con ricadute anche sul turismo. Le valutazioni parlano di “rischio minimo”, ma non esplicitano gli scenari in caso di incidente. Il quadro che emerge è quello di una governance in cui benefici e responsabilità non coincidono: i vantaggi economici sono immediati e concentrati in mani private (per i primi 20 anni); i rischi e i costi ambientali e sociali sono diffusi, pubblici e “permanenti”. Una asimmetria che sposta il peso sulle comunità locali e le generazioni future. Co-esistenze: un invito alla vigilanza È in questo contesto che il festival INTO THE BLUE 2026 assume un significato che va oltre la dimensione culturale. Il tema di questa edizione, “Co-esistenze”, propone una riflessione sul rapporto tra esseri umani e ambiente marino, con particolare attenzione alla biodiversità e alla salvaguardia dell’ecosistema adriatico. Marta Abbà, giornalista investigativa e fisica dell’ambiente, ha guidato il dibattito forte delle sue inchieste sull’Adriatico (“Mare nostrum: pescatori croati e italiani alla ricerca di un futuro sostenibile” e l’approfondimento “Mare Adriatico, culla incustodita di biodiversità”), dove documenta l’impatto delle attività umane sulla costa e la fragilità dell’ecosistema marino. L’incontro ha mostrato quanto questo equilibrio sia oggi compromesso. Tra i momenti chiave del festival, spicca l’appuntamento di domenica 14 giugno a Rimini (al mattino), dedicato ai diritti della natura: una prospettiva che propone di riconoscere agli ecosistemi uno statuto giuridico, superando l’idea che siano semplici risorse. In contemporanea sul territorio regionale, un’iniziativa di pari rilevanza emerge dalla “Carovana Diritti e Rovesci” promossa da RECA e AMAS-ER, che si conclude con il Convegno di Bologna del 13-14 giugno, in cui si mettono al centro vari temi: l’energia come bene comune, gli strumenti di partecipazione civica e il punto sulle quattro leggi regionali di iniziativa popolare (riguardanti acqua, energia, ambiente e rifiuti). Partecipare a questi incontri significa esercitare una forma di vigilanza civile. In un tempo in cui aumentano vulnus giuridici e autoritarismo, con decisioni sempre più accelerate a scapito della trasparenza, la partecipazione cittadina e la conoscenza condivisa sono gli strumenti più efficaci per riequilibrare il rapporto tra interesse collettivo e interessi economici privati, speculativi e finanziari. L’Emilia-Romagna e l’Adriatico, da Ravenna a Riccione, con le proprie fragilità e ricchezze, si configurano oggi come il laboratorio di questa tensione. E forse anche il luogo da cui può partire una nuova consapevolezza civile. Approfondimenti: * Conferenza “Male Adriatico”: Guarda il video della diretta , 7 giugno, Rimini – Rete No RIGASS No GNL. * Festival “Into the Blue” 2026 Co.Esistenze: programma completo (PDF), 5–14 giugno, Rimini/Riccione – Fondazione Cetacea ETS * Carovana “Diritti e Rovesci”: programma convegno, 13–14 giugno, Bologna – RECA, AMAS-ER Articoli correlati: * Dalla finta transizione ecologica alla vera transizione bellica: l’Occidente dichiara guerra all’ambiente! Inquadramento del convegno di Ecoresistenze che si svolgerà a Bologna il 20 di giugno 2026 > Dalla finta transizione ecologica alla vera transizione bellica: l’Occidente > dichiara guerra all’ambiente!   Redazione Romagna
June 8, 2026
Pressenza
Zohran Mamdani non parteciperà all’Israel Day Parade a New York
Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha annunciato che non parteciperà all’Israel Day Parade, la parata annuale che si svolge lungo la Fifth Avenue. Secondo gli organizzatori si tratta del più grande raduno al mondo a sostegno di Israele. Quest’anno il titolo dell’evento previsto per domenica 31 maggio è “Fieri americani, fieri sionisti.” Non era mai accaduto negli ultimi 62 anni che il sindaco di New York prendesse le distanze da questa celebrazione. Zohran Mamdani ha spiegato la sua scelta dichiarando che come cittadino e come essere umano non parteciperà alla parata perché offende la sua coscienza.           Redazione Italia
May 28, 2026
Pressenza
Proposta di legge elettorale: l’Audizione di Carteinregola in Commissione Affari Costituzionali
Il 19 maggio 2026 l’Associazione Carteinregola è stata audita nell’ambito dell’esame delle proposte di legge C. 157 Magi, C. 2236 Pavanelli, limitatamente all’articolo 5, e C. 2822 Bignami, recanti «Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica», nel gruppo delle associazioni di cui facevano parte anche ARCI nazionale e ACLI nazionale. Riportiamo il testo dell’intervento di Carteinregola e i link per scaricare gli interventi delle altre associazioni e quelle dei costituzionalisti che spesso hanno partecipato alle nostre iniziative: Gaetano Azzariti, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Roma «Sapienza», Enrico Grosso, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Torino, Francesco Pallante, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Torino, Massimo Villone, professore emerito di diritto costituzionale presso l’Università di Napoli «Federico II». Nella sezione Legge elettorale 2026 – Cronologia e materiali sono presenti i materiali di tutte le audizioni. SCARICA Atto Camera: 2822 La registrazione dell’audizione sulla web tv della Camera Legge elettorale – Azzariti, Clementi, Caruso, Grasso, Violini, professori; Carte in Regola, ACLI, ARCI, associazioni Intervento Carteinregola a 1h 43′ ca da inizio Scarica Memoria ACLI, Memoria ARCI Memoria Azzariti Memoria Villone, Memoria Pallante, Memoria Grosso scarica Memoria The Good Lobby per il voto ai fuori sede TESTO INTERVENTO ASSOCIAZIONE CARTEINREGOLA ALL’AUDIZIONE INFORMALE DEL 19 MAGGIO 2026 PRESSO LA COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI NELL’AMBITO DELL’ESAME DELLE PROPOSTE DI LEGGE C. 157 MAGI, C. 2236 PAVANELLI, LIMITATAMENTE ALL’ARTICOLO 5, E C. 2822 BIGNAMI, RECANTI «DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ELEZIONI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI E DEL SENATO DELLA REPUBBLICA» Egregio Presidente, Illustri Onorevoli, desidero ringraziarvi per aver invitato l’Associazione di cui sono Presidente, Carteinregola, all’Audizione informale nell’ambito dell’esame dei progetti di legge riguardanti  “Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”, un tema molto importante per la cittadinanza e per la nostra democrazia. Carteinregola è un’associazione di cittadini attivi senza connotazioni partitiche, nata 13 anni fa principalmente con l’obiettivo della  promozione della trasparenza e della partecipazione, e per il monitoraggio delle norme che riguardano  la tutela del patrimonio collettivo, i diritti e la qualità della vita dei cittadini. Il nostro intervento non tratterà aspetti tecnici e giuridici,  che altri relatori hanno già affrontato e affronteranno con competenza e profondità, ma intende osservare la proposta di legge dal punto di vista della trasparenza e della partecipazione dei cittadini e delle cittadine, che  sono chiamati a  eleggere i propri rappresentanti, un  punto di vista che in democrazia deve essere ostinatamente preservato.   Il progressivo aumento dell’astensionismo  è un dato allarmante, che dovrebbe far preoccupare chiunque abbia a cuore le sorti della democrazia in Italia,  di cui il voto della cittadinanza  è il fondamento e la condizione essenziale. I dati sull’affluenza ci dicono che siamo passati dal 92% nel 1948, all’83% nel 2006, al 73% nel 2018 e al 64% nel 2022. Una flessione assai  preoccupante. Per quanto questa tendenza sia la conseguenza di più fattori, resta  indiscutibile che il  dato rifletta un progressivo allontanamento delle persone dalla politica, soprattutto dai partiti,  una manifestazione della sfiducia di una grossa fetta dell’elettorato nella possibilità che il proprio voto possa contribuire alla costruzione di una società che rispecchi le sue aspirazioni. Da anni in Italia si motivano le  numerose modifiche delle leggi elettorali, così come  anche questo Disegno di legge 2822 di cui oggi parliamo, con l’esigenza di “governabilità”, di “stabilità”.   Come già osservato anche in questa sede  da voci autorevoli di cui condividiamo molti punti di vista, la “stabilità”, ammesso che questo disegno di legge possa assicurarla, non può essere a discapito della rappresentanza, fondamento della nostra democrazia e della Costituzione italiana. Privare le cittadine e i cittadini della possibilità di dare la propria preferenza a chi si   candida,  imponendo scelte calate dall’alto dai vertici dei partiti;  moltiplicare  candidature che  spesso non hanno alcun rapporto con i territori; mandare in Parlamento percentuali di eletti  che non rispecchiano le percentuali dei voti  espressi dall’elettorato; ridimensionare  il ruolo del parlamento  con il continuo ricorso ai  decreti-legge  spesso convertiti attraverso la  fiducia;  sono tutti aspetti  che fanno sì che la cittadinanza percepisca il parlamento come  un  consesso di personaggi che poco hanno  a che fare non solo con le loro scelte elettorali, ma anche con le loro vite e con i loro problemi. La sorprendente  partecipazione  al referendum sulla riforma costituzionale della magistratura, un referendum su un tema assai complesso, con connotazioni tecniche incomprensibili ai più  e che fino a meno di tre mesi dalla data della consultazione era  rimasto fuori dai radar dell’informazione,  ha dimostrato che la crescita dell’ astensionismo non è  un ineluttabile fenomeno del nostro tempo, ma che al contrario, quando sono in ballo valori costituzionali assai sentiti dall’elettorato, anche da quello più giovane, le persone  rispondono e si mobilitano. Come Carteinregola ad ogni appuntamento elettorale,  con il nostro gruppo di lavoro, Laboratorio per una politica trasparente  e democratica,   cerchiamo di promuovere una approfondita informazione sulle modalità del voto,  sui programmi elettorali di ogni partito –  mettendo a confronto le proposte sui temi di cui ci occupiamo -, sulle liste e sui  profili di chi si candida (nel Lazio), sollecitando candidati e partiti a impegnarsi  a loro volta per la partecipazione dei cittadini, non solo in occasione del voto ma sempre, con una presenza costante  sui territori,  rendendo le  campagne  elettorali  solo  il  passaggio di un percorso. Ci stiamo impegnando per far conoscere anche questo  Disegno di legge elettorale 2822, perché  solleva temi  che a nostro avviso meriterebbero  un dibattito assai più importante e diffuso, mentre  finora sono rimasti in un ambito strettamente parlamentare o partitico. Le principali  fonti di informazione, se ne parlano,   si soffermano soprattutto sulle contrapposizioni  tra maggioranza e  opposizione, senza spiegare i contenuti del provvedimento. Ma senza un adeguato dibattito pubblico sui provvedimenti che si adottano, non si avranno elettrici ed elettori  consapevoli, capaci di comprendere  le ricadute per la nostra democrazia di quanto si sta apparecchiando. Venendo alla proposta di legge, il nostro primo rilievo  riguarda il momento  scelto per l’approvazione di una legge elettorale. Come altri hanno già osservato, non si può approvare una legge elettorale   che cambia le regole, a meno di un anno dalle consultazioni elettorali. E’ una prassi irrispettosa delle istituzioni e degli elettori. Entrando nel merito, ponendoci dal  punto di vista della cittadinanza  condividiamo anche molte delle obiezioni mosse al DDL da altre autorevoli persone audite. Quale  rappresentanza  Come ricordato da alcuni interventi che ci hanno preceduto,   il valore primario della legge elettorale in un sistema parlamentare è l’effettiva rappresentatività dell’assemblea rappresentativa, non la stabilità governativa. Questo disegno di legge a nostro avviso comprime ulteriormente la rappresentanza, con il “premio di governabilità,   definito giustamente “abnorme”, dato che può produrre artificialmente  maggioranze che non riflettono  le scelte  dell’elettorato, creando  un evidente squilibrio tra i voti raccolti  da partiti e schieramenti nelle urne e i seggi attribuiti alla Camera e al Senato. Il diritto  di scegliere i propri rappresentanti Suscita in noi grande preoccupazione la scelta, che continua ad essere operata anche in questa proposta di legge, delle liste bloccate.  “L’elettore può  esprimere  il proprio voto solo in favore di una lista di partito”, da sola o incoalizione con altre, “su una scheda dove sono già prestampati  i nomi dei candidati delle liste” di collegio, con  il blocco dei candidati sulle liste circoscrizionali per l’attribuzione del premio.  Persone candidate  scelte dai partiti e imposte all’elettorato, facendo venir meno il rapporto, che dovrebbe essere necessario,  tra elettore ed eletto. Distorsioni accentuate dalla possibilità per chi si candida di presentarsi in più collegi. Infatti la proposta prevede che “sono confermate le pluricandidature: il medesimo candidato può presentarsi nelle liste circoscrizionali per l’assegnazione del premio e, contemporaneamente, in fino a cinque liste di collegio plurinominale”. Ciò significa che il seggio, al quale l’elettore  pensa di aver contribuito con il suo voto, potrà essere assegnato a una figura  diversa da quella indicata nella scheda. Il “premierato mascherato” Altro elemento di preoccupazione è la richiesta di indicare nel programma elettorale il nome del candidato proposto come Presidente del Consiglio. Concordiamo con chi  l’ha definito “premierato mascherato” e con chi ha giustamente osservato  che “le elezioni servono a eleggere il Parlamento, non il Governo”. Non bisogna temere il  pluralismo In questi anni abbiamo assistito all’approvazione di leggi che a nostro avviso scardinano principi costituzionali,  come l’Autonomia Regionale Differenziata, contro cui  la nostra associazione si batte da tempo, ma anche come la riforma costituzionale della magistratura, fallita grazie al referendum, riforme  blindate dalla maggioranza, senza alcun confronto con le opposizioni.  Vediamo in questa proposta di  legge elettorale  un ulteriore slittamento verso un sistema  che, oltre a  comprimere  una effettiva rappresentanza, annulla il necessario pluralismo: il parlamento dovrebbe riflettere l’articolazione delle opinioni politiche del corpo elettorale ed essere sede di dialogo e di confronto tra tutte le forze politiche, nella misura in cui rappresentano parti dell’elettorato, non un agone dove prevale una maggioranza creata artificialmente. Questa proposta di legge quindi, a nostro parere,  non è migliorativa di nessuno degli aspetti critici che riguardano i diritti dei cittadini e il rapporto fra chi vota e chi viene eletto o eletta. Sarebbe auspicabile che le forze politiche ne fermassero l’iter  e avviassero una riflessione ampia e condivisa. Chiediamo di restituire alle cittadine e ai cittadini la possibilità di scegliere chi li rappresenterà  e di sapere a chi danno il voto. Chiediamo di riaprire le porte del confronto  politico, non solo  nei consessi ristretti dei partiti, o nei salotti televisivi, o negli happening elettorali,  ma  di riportarlo  nei territori, tra le persone,  con  uno scambio che non teme critiche.   Chiediamo di favorire la partecipazione al voto, con un’informazione trasparente e facilmente accessibile sui programmi  e sulle persone candidate, abbandonando  la narrazione che mette al centro della scena solo i  leader e i ping pong  sul fatto del giorno. Infine ci uniamo alle associazioni che da anni portano avanti proposte  sul tema, per chiedere  un impegno  per rendere effettivo il diritto di voto anche per i cosiddetti “fuori sede”,   un diritto che riguarda molte categorie che per lavoro o per esigenze personali vivono lontani dal luogo di residenza, ma che riguarda  soprattutto i giovani,  cui spetta farsi parte attiva  nelle scelte per il  futuro del nostro Paese e raccogliere il testimone dei valori che ci sono stati tramandati, a cominciare da quelli  della nostra Costituzione. Associazione Carteinregola Anna Maria Bianchi, Presidente con Isabella Pierantoni Roma, 19 maggio 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com
May 21, 2026
carteinregola
Uno sguardo critico sul quartiere d’Oriente. Ponticelli in Assemblea Pubblica
Ponticelli tra bellezza, conflitto e partecipazione: un’assemblea pubblica per interrogarsi sul futuro del quartiere A Ponticelli non solo papaveri e rose: mercoledì 13 maggio, dalle ore 17:30, presso il Centro Polifunzionale Ciro Colonna si incontreranno voci che ricordano drammi familiari e intimi, crimini implacabili e furti reiterati che, nello stesso luogo e senza indulgenza, spesso convivono con l’arte urbana per la pace e i diritti umani (vedi Obey street artist), con la mobilità sostenibile (il Fondo Europeo per la pista ciclabile) e con le attività educative e di sostegno psicologico che, instancabilmente, si occupano della vivibilità del quartiere. Tutto questo fare, però, sta esprimendo un’estesa macchia cieca: la difficoltà di costruire un vero spazio di bellezza e di cura in cui il gesto umano, solidale e arricchente, non sia percepito soltanto come “calato dall’alto”, messaggio, quest’ultimo, che veicolerebbe un sentimento di non appartenenza e per cui la scelta per il bene comune diventerebbe, perciò, impossibile per gli abitanti; la città finirebbe così per non essere destinata ai suoi stessi cittadini. Probabilmente, ciò che manca è il legame di conoscenza profondo e vivo tra la popolazione e l’istituzione pubblica, insieme al terzo settore dell’imprenditoria culturale indipendente. La comunità — come luogo di coscienza collettiva — rischia, quindi, ogni volta di tornare slegata da sé e animata soltanto dall’istinto di detenere il potere, diventando nuovamente un posto altamente distruttivo per chi sente di essere inascoltato e non protetto. Angelo Piro — istruttore di guida e scrittore — incontra tanti giovani di Ponticelli e, portando ad esempio la questione della pista ciclabile, parla di un “quartiere diviso a causa della pista della discordia che ha spaccato in due l’opinione pubblica. I cittadini, in corteo, reclamano un disagio per il traffico dovuto al restringimento della strada, ma anche per la difficoltà di parcheggiare l’auto, compito già arduo prima dei lavori”. Insomma, in un quartiere che ha sempre vissuto di bisogni e di urgenze, oggi sono in arrivo simboli nuovi ma ancora privi di significato. L’altro, nelle vesti istituzionali, è uno sconosciuto e diventa, perciò, estraneo e nemico: lo sono la pista ciclabile e tutte le altre buone e utili iniziative che restano, però, in questo modo soltanto cicatrici aperte, brucianti sull’impotenza di chi pensa, nel quartiere, di non avere diritto di scelta e che, addirittura, percepisce la minaccia che qualcun altro abbia già scelto al suo posto. Ecco l’invidia dell’uomo che, abbandonato nelle sue azioni, distrugge e opera una disobbedienza civile senza frutti. Come coinvolgere tutti, nessuno escluso? Il mondo sarà mai pronto alla pace e alla bellezza, alla rigenerazione del territorio, come dice Piro? Se i cittadini, come i fiori selvatici, riuscissero a crescere spontanei e liberi ma pure a restare vivi alle intemperie, forse sì: si creerebbe un sentire umano, equo e accessibile all’intera comunità. Antonella Musella
May 11, 2026
Pressenza
Voto, sorteggio o dinamite?
La “sorte” della politica: da Atene e Marte a Roma. E ritorno. di Saverio Pipitone «Sono stato presidente di Atene per 24 ore, ma non di più» affermava nel V-IV secolo a.C. il cittadino che, a turno per un giorno, era sorteggiato a presiedere l’assemblea popolare e il consiglio del governo per la gestione degli affari pubblici. Nell’antica democrazia greca,