A Milano rigenerazione urbana o urbanistica?
Riceviamo e volentieri pubblichiamo queste riflessioni di Tullio Quaianni,
medico intervistato qualche anno fa da Pressenza.
Vi confesso che oggi sono cascato dal pero quando ho sentito che esisteva dal
2021 un assessore alla “rigenerazione urbana”. Ma rigenerazione significa che
qualcuno negli ultimi anni ha pensato, direi anche tramato, per sostituire la
Milano degli anni ’60- ’90 con quella insulsa colata di cemento in verticale? Ma
significa anche, forse, fregarsene dei monumenti cittadini di livello artistico
e storico insostituibile che ci hanno lasciato i nostri antenati?
Siamo in molti che, in ripetute occasioni, abbiamo segnalato in qualche caso
l’abbandono di molte realtà di rilievo, in altri la volontà di non ascoltare
solleciti dei cittadini in tutti i municipi, centro compreso. Tali preziosi
“reperti” non fanno parte di tale capitolo? Invece sono comprese tutte le aree
di notevole interesse immobiliare, (tra cui le ex aree ferroviarie come lo scalo
di Porta Romana, le ex Varesine, oppure ancora i cambi di destinazione d’uso
“rito ambrosiano”), dove ci si può sbizzarrire con grattacieli e palazzi per
miliardari che verranno acquistati dalle banche e dalle multinazionali.
Questo nuovo mondo che stanno costruendo, ad immagine e somiglianza di alcune
metropoli USA, quale memoria lascerà alle prossime generazioni? Una brutta copia
di New York. Se ci pensate bene città immortali come Roma, Firenze, Pisa,
Torino, Napoli, Venezia, Milano sono presenti da secoli nell’immaginario
collettivo del mondo non certo grazie a certe costruzioni. Se pensate a certe
città di livello internazionale scoprirete che molte si sono rifiutate di
rincorrere la moda dei palazzi altissimi. Penso a una metropoli che conosco
molto bene, Città del Messico; una città composta da circa 26 milioni di persone
che non ha mai osato sfidare il cielo se non una volta sola, quando decisero di
costruire la Torre Latinoamericana (nel 1948) che venne superata in altezza una
volta sola (nel 1972) dal Word Trade Center. Non credo che Città del Messico
abbia perso turismo e affari per questa scelta!
Insomma, perché Milano non valorizza le infinite attrattive di cui è
proprietaria o che ospita presso privati, invece di costruire e demolire,
demolire e costruire?
Auspico una rivoluzione culturale cittadina. Abbiamo forgiato una città che vive
di costruzioni, di moda, di spettacoli di massa, ma è questa la strada su cui
dobbiamo proseguire? Non sarà più giusto e costruttivo per i nostri figli o
nipoti cambiare rotta, abbandonandoci alle ispirazioni della cultura di ogni
tipo, dalla musica al fumetto, dall’astronomia alla scultura, dalla ricerca
scientifica al teatro?
Intanto, dopo le ultimissime sortite della magistratura nostrana, dobbiamo
pretendere dall’amministrazione comunale molta più trasparenza nelle scelte e
negli atti, una coraggiosa volontà di pulizia tra i funzionari, gli assessori, i
consulenti e i tecnici. Quindi attendo scelte conseguenti dal signor Sindaco
Sala.
Redazione Milano