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Israele è pronto a completare il genocidio. Si attendono gli USA e le elezioni
Il piano di pulizia etnica per Gaza attende solamente il via libera di Washington. A dirlo è stato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, il quale ha ribadito senza mezzi termini che il governo non considera chiusa l’ipotesi di un esodo forzato dei residenti palestinesi. “In definitiva – ha […] L'articolo Israele è pronto a completare il genocidio. Si attendono gli USA e le elezioni su Contropiano.
September 4, 2026
Contropiano
Palestina, Taybeh nella morsa dei coloni e dell’IDF
Le notizie che arrivano da Taybeh, unico villaggio totalmente di fede cristiana della Palestina biblica, sono sempre più preoccupanti: il 23 luglio scorso , il «Comandante dell’IDF della regione di Giudea e Samaria», come viene chiamata ufficialmente la Cisgiordania dal governo israeliano, ha emesso un’ordinanza militare che ordina la chiusura dell’area denominata «Taybeh and Rammoun Area», nella Cisgiordania occupata. Oggi sappiamo che questa ordinanza resterà in vigore fino al 4 luglio 2027. Il testo del decreto lascia molto spazio all’interpretazione: i coloni israeliani che vivono nell’area o nelle sue vicinanze, compresi quelli presenti nei cosiddetti «avamposti collinari», sono considerati residenti, per cui possono circolare liberamente. Non possono invece entrare o uscire da Taybeh gli attivisti israeliani e internazionali, i giornalisti internazionali, le associazioni umanitarie e tutti coloro che non risultano residenti nel villaggio e nell’area di Rammoun, paese vicino a Taybeh. Il 17 Agosto in Palestina hanno inizio le lezioni scolastiche; Taybeh ha una scuola che, dalla primaria alle superiori, serve tutto il circondario, per un raggio molto superiore al limite previsto dall’ordinanza. Questo significa che la maggioranza degli studenti e delle studentesse sarà privata da domani della partecipazione alle lezioni. Abbiamo sentito il Sindaco di Taybeh, Suliman Abu Elias, confermato per il suo secondo mandato il 25 aprile 2026, che mette in guardia circa le reali intenzioni dell’IDF: “Tutta Taybeh e il suo territorio sono presi di mira dai coloni, sempre presenti con i loro animali, mentre i soldati dell’IDF organizzano i check point permanenti all’ingresso e all’uscita del paese. I soldati decidono l’apertura e la chiusura, per cui ci sono giorni in cui l’attesa per entrare o per uscire supera le tre ore ”. Gli avamposti collinari dei coloni attualmente sono 7 stabili, di cui 5 nel territorio di Taybeh e 2 nel territorio del paese limitrofo. Secondo l’Istat palestinese Taybeh fino al 2024 contava circa 1.400 abitanti; il parroco denuncia che in questi ultimi tre anni 15 famiglie più una decina di ragazzi hanno lasciato il paese recandosi all’estero alla ricerca di un posto più sicuro e più tranquillo. L’IDF ha cercato di tranquillizzare gli abitanti dicendo che questa misura è per tutelarli, ma sia il sindaco sia i parroci del paese (cattolico, ortodosso e melchita) descrivono un clima di insicurezza, di paura e di terrore non solo nello svolgimento dell’attività quotidiana, ma anche per la limitazione della libertà di movimento. La preoccupazione degli abitanti è che questa ordinanza sia finalizzata a permettere ai coloni di prendere possesso in modo indisturbato di vari terreni, ponendo le basi per altri 5 nuovi insediamenti sul terreno di Taybeh, cosa che di fatto soffocherà il paese e costringerà i cittadini palestinesi ad andare via. Taybeh si estende su una superficie di 25.000 dunms ( un dunm = 1000 metri quadrati). Migliaia di ettari di terra di Taybeh rischiano di essere confiscati dai coloni con la protezione e la complicità dei soldati israeliani. “Questo è il terzo anno consecutivo che i nostri contadini non riescono a raccogliere le loro olive; oramai i coloni stanno mettendo le mani su due terzi del territorio di Taybeh”,  afferma il sindaco. La paura si mescola con la preoccupazione degli abitanti e si intensifica a causa del silenzio internazionale. Nessun intervento, nessuna denuncia e nessun interesse nonostante l’attivismo della chiesa, degli enti locali e le varie denunce del Patriarca latino di Gerusalemme,  Pierbattista Pizzaballa. (Ieri Pizzaballa è andato a Taibeh per celebrare la messa e così rivendicare l’accesso al paese e oggi il Papa ha chiesto la fine delle persecuzioni ndr). Infine va ricordato il progetto di gemellaggio tra il Comune di Taybeh e il Comune di San Pietro in Casale (BO), grazie alla sensibilità del Comune stesso e il mondo dell’associazionismo, tra cui la Cgil di Bologna, Spi CGIL di Bologna, Anpi, Arci, Assopace Palestina. Il 25 luglio è stata organizzata una bella iniziativa  che ha visto la partecipazione sia della cittadinanza che del mondo del volontariato per avviare questo progetto che vedrà la luce al più presto possibile. Il sindaco di Taybeh fa appello a tutti, alla Chiesa cattolica e al Vaticano, e chiede che la comunità internazionale si mobiliti con urgenza per interrompere questa morsa che soffocherà la sua cittadina. Milad Jubran Basir Giornalista italo palestinese ( originario di Taybeh ) e attivista per i diritti umani. Milad Jubran Basir
August 16, 2026
Pressenza
Offensiva sionista in Cisgiordania, la pulizia etnica si inasprisce
La spirale di violenza sionista che sta attraversando la Cisgiordania occupata viene raccontata come un’esplosione improvvisa che segue gli scontri di Nablus (se non addirittura come la “legittima difesa” di Israele nei confronti dei palestinesi che hanno la colpa di non farsi ammazzare quando e come pare ai coloni). Ma […] L'articolo Offensiva sionista in Cisgiordania, la pulizia etnica si inasprisce su Contropiano.
July 27, 2026
Contropiano
Storie di ordinaria violenza in Cisgiordania
Anche se questi fatti sono purtroppo usciti dal radar dei media e della politica nostrana, nella Cisgiordania occupata la terribile violenza dei coloni, protetti dalle IDF, continua ogni giorno. Ne parliamo con Giorgio Canarutto, ebreo torinese, appartenente a Mai Indifferenti e a LəA (Laboratorio Ebraico Antirazzista), nonché membro del Gruppo Studi Ebraici, editore della rivista Ha-Kheillah. Recentemente Giorgio ha visitato la comunità palestinese di Masafer Yatta, dove era stato anche nel 2024. Si tratta di un insieme di villaggi a sud di Hebron che, secondo quanto stabilito dagli Accordi di Oslo, rientra nell’area C, demograficamente a prevalenza palestinese, ma sotto il pieno controllo civile e militare israeliano. Le recenti vicissitudini di Masafer Yatta sono state anche descritte nel documentario “No Other Land”, premiato sia con l’Oscar, che al Festival di Berlino. Qual è la situazione dell’area che hai visitato? Sono andato due volte in Cisgiordania con l’organizzazione CJNV, Center for Jewish Non Violence e la mia base è sempre stata il villaggio di Umm Al-Kheir. La comunità è formata da beduini, cacciati da Israele negli anni ’50 e rifugiatisi nella zona di Masafer Yatta, che allora era territorio giordano. I primi coloni sono arrivati a inizio anni ’80 e 5 o 6 anni fa hanno iniziato a portare al pascolo le loro pecore su terreni in precedenza utilizzati dai palestinesi, limitando il pascolamento di questi, finché gli è stato definitivamente vietato. Già da una ventina di anni sono inoltre iniziati i raid dei coloni, che in alcune occasioni hanno distrutto case palestinesi. Anche la mobilità dei palestinesi è stata progressivamente molto limitata: mentre anni fa potevano raggiungere il Mar Morto, distante una ventina di chilometri, ora non possono oltrepassare la strada che delimita il villaggio. All’uscita delle città e dei villaggi palestinesi, come Yatta e Umm Al-Kheir, sono stati montati dei cancelli, la cui chiusura impedisce persino alle persone di rientrare alle proprie abitazioni. Nel 2022 i militari israeliani hanno ucciso nel villaggio Suleiman Hathaleen, un anziano attivista palestinese per i diritti umani, figura di spicco della resistenza pacifica contro l’occupazione, travolto da un mezzo militare a cui aveva cercato pacificamente di impedire il passaggio, durante un’operazione delle IDF volta a confiscare veicoli nel suo villaggio1. Nello stesso anno si erano più volte ripetute le violenze, le minacce e le provocazioni del colono Shimon Attya, che agiva protetto dalle IDF.2 Infine nel 2025 il colono Ynon Levy ha ucciso il capo villaggio, il giovane e carismatico Awdah Hathaleen, noto attivista e giornalista che aveva collaborato alla realizzazione di “No Other Land”.3 Ynon Levy è un impresario e con le sue ruspe preparava l’ampiamento dell’insediamento israeliano di Carmel che sovrasta il villaggio. Nei mesi successivi infatti i coloni di Carmel hanno posto diverse case prefabbricate a ridosso del villaggio. Da rilevare che la comunità di Umm Al-Kheir ha abbracciato il pacifismo già dalla generazione precedente, tanto che la vedova di Awdah, di nome Amadi, dice di sperare che l’assassino del marito ripensi a quello che ha fatto e si penta. Quale è stata la tua esperienza nell’ultima visita? Quest’anno ho trovato un contesto molto peggiore di quello della visita precedente, con coloni molto più aggressivi. Due anni fa i bambini potevano raggiungere la loro scuola, ora sono bloccati da un filo spinato; due anni fa avevo aiutato a raccogliere pomodori nella serra che ora loro non possono più raggiungere. Sono arrivato a Umm Al-Kheir lunedì 29 giugno e la sera del mercoledì successivo c’è stato il primo incidente. Come si è poi visto dalle telecamere di sorveglianza, un colono aveva messo una bandiera israeliana all’angolo della casa di Salem Hathaleen mentre sopraggiungeva Aziz, un suo parente. Quest’ultimo è stato subito fermato da militari, che evidentemente seguivano da vicino il colono con la bandiera. Subito si è propagato l’allarme nel villaggio, palestinesi e attivisti hanno fronteggiato i soldati ma Aziz è stato caricato su una camionetta e portato via; è stato poi rilasciato qualche ora dopo. La sera di venerdì 3 luglio ci hanno avvisato che i coloni stavano preparando qualcosa di diverso dal sabato di “studio e riposo” cui dovrebbero attenersi per i precetti religiosi ebraici. Poco dopo infatti una trentina di coloni urlanti, alcuni con il mitra a tracolla, si aggrappavano alla recinzione del villaggio, cercando di divellerla, mentre altri avanzavano di qualche metro, prendendo possesso di una parte del terreno appartenente a Salem. Ho sentito un colono dire indicando il terreno: “Yishuv Carmel”, in pratica dichiarando un diritto sulla proprietà privata palestinese. Intervenivano quindi soldati e poliziotti israeliani e Khalil Hathaleen, fratello di Awdah e nuovo capo villaggio, riconosceva in un soldato un colono dell’insediamento confinante col villaggio. I soldati separavano alla fine i contendenti e dichiaravano l’area dove si era svolto lo scontro zona militare chiusa per due giorni, ristabilendo quindi la calma, ma a ogni effetto consolidando e rendendo con tutta probabilità irreversibile la conquista da parte dei coloni. Il gabinetto della famiglia di Salem Hathaleen e un recinto con delle pecore passavano così sotto controllo dei coloni. Gideon Levy e Alex Levac su Haaretz hanno sintetizzato efficacemente e con ironia l’accaduto con un titolo: “I coloni bloccano l’accesso al gabinetto utilizzato da una famiglia, l’esercito lo dichiara Area militare chiusa” 4. Tra domenica e lunedì, allo scadere della chiusura della dichiarata zona militare, c’è stato un nuovo attacco dei coloni ed io venivo fermato. I coloni attaccavano e i palestinesi si difendevano, semplicemente cercando di non far avanzare i coloni e di riportare indietro il filo spinato che i coloni spingevano. Io e altri filmavamo. Alla fine è intervenuta la polizia, ha detto a entrambe le parti di arretrare e, mentre eseguivamo l’ordine, un poliziotto diceva a me e ad un’altra attivista di consegnargli i passaporti. Siamo stati così fermati assieme al famoso attivista giornalista online Andrey X e portati in macchine separate al posto di polizia di Kiryat Arba. Siamo stati interrogati a turno, io per ultimo, e un funzionario mi ha contestato la falsa accusa di aver colpito un colono. Intanto avevo potuto parlare al telefono con la famosa avvocata Lea Tzemel che, con tono amichevole e rassicurante, mi ha detto di raccontare tranquillamente la mia versione dei fatti. Ho così ribattuto che erano stati i coloni a compiere violenza, (ci sono video di Andrey molto chiari a riguardo5) e che io non avevo attaccato nessuno. Alla fine dell’interrogatorio l’ufficiale che mi interrogava mi confermava l’accusa che sarei stato io a colpire i coloni. Ho insistito per scrivere anche la mia versione e lui ha così aggiunto una frase al verbale. Mi ha poi sequestrato il telefono, (mai riavuto) e mi ha vietato di tornare a Masafer Yatta, pena la multa da parte di un giudice di diverse migliaia di shekel. Ciò conferma che in Palestina viene punito chi subisce il sopruso, non chi lo esercita. Sono tornato dopo pochi giorni in Italia alle prese con difficoltà legate al cambio del numero di telefono, certo irrilevanti di fronte a quelle di chi ogni giorno deve fronteggiare il rischio di espulsione e di distruzione della propria casa. Dopo il mio ritorno ho saputo infine del sequestro dell’apparecchio di registrazione della videsorveglianza e della distruzione di una costruzione pur in assenza di un ordine di demolizione. 1 https://www.aljazeera.com/features/2022/1/23/suleiman-hathaleen 2 https://www.instagram.com/reel/DIPXpM8stsj/ 3 https://www.instagram.com/reel/DMsD3QFiNQ5/ 4 Settlers Blocked Access to a Palestinian Family’s Toilet. Then the IDF Declared It a Closed Military Zone – Twilight Zone 5 https://fb.watch/IlPrpxPg5E/ Enrico Campolmi
July 26, 2026
Pressenza
Appello urgente alla comunità internazionale affinché intervenga immediatamente per fermare la violenza di Israele
Negli ultimi giorni, la violenza perpetrata dalle milizie dei coloni, avallata e sostenuta dall’esercito israeliano, si è intensificata in tutta la Cisgiordania, con episodi quali l’incendio e la distruzione di proprietà palestinesi e l’espulsione forzata di famiglie e comunità. Questi attacchi sono stati accolti con silenzio e inazione da gran parte della comunità internazionale, consentendo alla violenza di continuare e intensificarsi. L’evento odierno nel villaggio di Tell (Area B), in cui un “tour” dei coloni nel villaggio si è concluso con l’uccisione di almeno 4 palestinesi e 1 colono e il ferimento di diverse persone, sta portando a un’escalation di violenza nella zona, con coloni, ministri e membri della Knesset che invocano ulteriori attacchi di vendetta, già iniziati in tutta la Cisgiordania. L’esperienza dimostra che questi eventi possono degenerare rapidamente in pogrom di massa se accolti con il silenzio. Chiediamo alla comunità internazionale di agire subito. È necessario esercitare una pressione immediata sul governo israeliano affinché fermi ulteriori attacchi, prevenga pogrom e ulteriori uccisioni e garantisca la protezione dei palestinesi, in conformità con gli obblighi di Israele ai sensi del diritto internazionale. Adalah; Akevot; Bimkom; Breaking the Silence; B’Tselem; Emek Shaveh; Gisha; HaMoked; Haqel; Human Rights Defenders Fund; Ir Amim; MachsomWatch; Parents Against Child Detention; Peace Now; Physicians for Human Rights Israel; Yesh Din; Zazim   Pressenza New York
July 24, 2026
Pressenza
In Cisgiordania numero record di morti, e Tel Aviv finanzia 61 nuovi insediamenti
Mettendo subito in chiaro che non c’è un numero “razionale” di vittime del terrorismio sionista, è sicuramente significativo lo studio da poco rilasciato da Oxfam, che sottolinea come tra il 2023 e la fine del 2025 l’esercito e i coloni israeliani hanno ucciso più palestinesi di quanti ne siano stati […] L'articolo In Cisgiordania numero record di morti, e Tel Aviv finanzia 61 nuovi insediamenti su Contropiano.
June 13, 2026
Contropiano
Cisgiordania: scolari inseguiti e aggrediti e incursioni, sequestri e omicidi
L’International Middle East Media Center riferisce che in questi giorni si sono intensificate le aggressioni ai palestinesi che abitano in Cisgiordania e che gruppi di coloni israeliani si accaniscono sui bimbi e ragazzi palestinesi mentre si recano a scuola. Domenica scorsa è stato ripreso l’inseguimento degli scolari a Kisan, un villaggio a est di Betlemme e un’auto guidata da coloni israeliani ha investito e gravemente ferita una ragazza nella strada principale di Al-Lubban ash-Sharqiya, nell’area di Wadi al-Sha’er, a sud di Nablus, dove nella stessa giornata venivano invase le proprietà e attaccati i veicoli dei palestinesi. Inoltre a Rammun, nella zona intorno a Ramallah, i coloni israeliani si sono introdotti in un edificio scolastico in costruzione e con la distruzione delle strutture e con il furto di materiali e attrezzature hanno fatto danni stimati di almeno 30 mila shekel (pari a 10 mila dollari americani). Nei pressi di Taybeh i coloni hanno invaso i terreni coltivati dalla comunità beduina di Abu Faza’ al-Ka’abna disperdendo una mandria di cammelli affamati che hanno distrutto piante e raccolti. Contemporaneamente le forze di occupazione israeliane conducevano un’operazione su vasta scala in tutta la Cisgiordania: nelle incursioni in città, villaggi e campi profughi, che intanto venivano isolati con posti di blocco, sono state fatte irruzioni nelle abitazioni, sono state sequestrate e arrestate molte persone, tra cui l’avvocato Ahmad Rafiq Hussein e alcuni ex prigionieri politici, e sono stati uccisi tre giovani, il 31enne Amjad Jawad Abdul‑Fattah Natsha, il 26enne Emad Haroun Shtayyeh e Hasan Nasrallah. L’IMEMC segnala che: > Nelle ultime settimane si è assistito a un’intensificazione di invasioni, > sparatorie, rapimenti e attacchi da parte di coloni paramilitari israeliani > illegali in diversi distretti della Cisgiordania, con conseguente uccisione di > numerosi palestinesi e ferimento e rapimento di decine di altri.  > > Quest’anno, nella Cisgiordania occupata, sono stati uccisi 65 palestinesi, tra > cui 15 bambini e un giornalista, 17 dei quali per mano di miliziani > israeliani. 31 maggio 2026: * Colonizers Chase Schoolchildren Near Bethlehem * Colonizers Injure Student, Invade Communities Across West Bank * Israeli Forces Invade West Bank, Abduct Palestinians 1 giugno 2026 * Soldiers Kill Palestinian Man Near Bethlehem * Israeli Forces Kill a Palestinian in Ar-Ram * Soldiers Shoot Palestinian In Tulkarem, Continue West Bank Violations Maddalena Brunasti
June 1, 2026
Pressenza
Frammenti di quotidianità palestinese/24
A Gaza, questa è la vita dopo il “cessate il fuoco” di Bisan Owda (*) Sette mesi dopo il cosiddetto cessate il fuoco, gli abitanti di Gaza affermano che la guerra non è finita. Bisan Owda riferisce da Gaza, dove continuano i bombardamenti, ampie zone del territorio rimangono inaccessibili e le famiglie vivono ancora in tende tra le macerie delle