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Cisgiordania: il progetto di eliminazione/3
di B’Tselem (*) Continua da qui. Pulizia etnica e appropriazione territoriale Il modo in cui Israele si appropria del territorio e le crescenti manifestazioni di pulizia etnica in Cisgiordania sono le espressioni più evidenti delle due dimensioni dell’eliminazione coloniale: da un lato, lo smantellamento delle condizioni di esistenza dei palestinesi nel territorio; dall’altro, la creazione di uno spazio israeliano contiguo
October 20, 2026
La Bottega del Barbieri
Coloni assaltano diplomatici europei. È la normalità della Cisgiordania occupata
Sabato 17 ottobre un convoglio diplomatico dell’Unione Europea è stato fermato e aggredito a nord-est di Ramallah, nei pressi del villaggio cristiano di Taybeh. Il gruppo era composto da funzionari e consoli di Belgio, Francia e Polonia, ed era accompagnato da esponenti cattolici e attivisti per i diritti umani. La […] L'articolo Coloni assaltano diplomatici europei. È la normalità della Cisgiordania occupata su Contropiano.
October 18, 2026
Contropiano
Frutti fuori stagione
Le speranze sono frutti fuori stagione e i cieli si aprono con litri e litri di acqua, che cadono e allagano le case cemento e le famiglie, messe a regime, nuotano nei soccorsi e si adeguano ai cambiamenti climatici e alle guerre s-concertate dai ricchi signori papponi che curano sempre i loro affari di famiglia. Le speranze sono frutti fuori stagione che crescono rigogliosi nelle nazioni autoritarie e alcuni ebrei, felici e contenti di abitare le loro terre, sor-prendono le altre terre dei Palestinesi, benedette dal capo sionista che sferra colpi all’impazzata e non distingue più la morte naturale dal genocidio con tanti raggi d’azione ri-tenuti all’oscuro. Le speranze sono frutti fuori stagione e ci sono i grandi fratelli di sangue puro che trascinano le guerre con biglietti di sola andata di-pendenti dalle labbra di un presidente ringhioso, amico-protettore, attestato nella sua cattiva fede, e il papa Leone sogna e prega giorno e notte la madonna… a-morosa madre di Dio. Le speranze sono frutti fuori stagione e la verità per Regeni rimane… sequestrata, affiorata e ri-affondata nella mezza-notte della giustizia egiziana, mal-andata alla rovina dai suoi segreti di Stato e da un ministro italiano esterofilo che si trastulla e la sua discarica mentale orina parole su parole. Pino Dicevi
September 30, 2026
Pressenza
Cisgiordania: il progetto di eliminazione/1
IL PROGETTO DI ELIMINAZIONE Lo smantellamento sistematico della vita collettiva palestinese in Cisgiordania da parte di Israele di B’Tselem (*) Quella che segue è la traduzione in due puntate dell’executive summary del Rapporto di 249 pagine “The elimination project.  Israel’s Systematic Dismantling of Palestinian Collective Life in the West Bank”. Il rapporto completo, appena pubblicato da B’Tselem (il Centro d’informazione
September 29, 2026
La Bottega del Barbieri
Palestina: basta massacri e razzismo
Articoli di Sausan Khalil, Tareq S. Hajjaj, Enas Abu Ghayad, Operazione Colomba, Francesca Campanini, Adla Alnazer, Mariana Hristova, Mario Sommella, Luigi Daniele, Anna Maria Selini, Lavinia Marchetti, gli aggiornamenti (con Anbamed e Radio Onda D’urto) e altro. Con un link ad una nostra pagina: https://www.labottegadelbarbieri.org/cinema-28-30-settembre-naza-e-the-bibi-files/ «Tortura e genocidio» di Francesca Albanese è un saggio-inchiesta (pubblicato da Paper First) che traduce
September 26, 2026
La Bottega del Barbieri
Il legame di Castelnuovo Don Bosco con Sebastia in Cisgiordania
Lo storico Ilan Pappé definisce Gaza e la Cisgiordania “le due più grandi prigioni del mondo”. La prima, la Striscia di Gaza, dopo il 7 ottobre 2023 è stata praticamente rasa al suolo. Secondo il progetto Tech for Palestine dopo 1075 giorni da quel drammatico giorno di ottobre nella Striscia di Gaza si sono registrate 74.712 persone uccise, di queste una su 4 è un minore. Nove edifici su dieci sono stati distrutti, il risultato sono circa 61 milioni di tonnellate di macerie che richiederanno anni per essere smaltite. L’inquinamento prodotto è inimmaginabile e sotto quelle macerie potrebbero essere ritrovati ulteriori morti. In Cisgiordania invece, la seconda delle due prigioni, cosa sta avvenendo? Le notizie che arrivano sulla stampa tradizionale sottolineano spesso un aumento delle violenze perpetrate dai coloni ai danni della popolazione palestinese nella zona. Un aumento di violenza riconosciuto anche dall’Onu che nell’ Humanitarian Situation Report del 31 luglio 2026 scrive: “Questi incidenti si sono verificati in un contesto di crescente violenza legata ai coloni che colpisce le comunità palestinesi in tutto il West Bank”. Ma cosa vuol dire tutto questo nel concreto? Cosa sta accadendo? Abbiamo chiesto a Peter Greenwood dell’associazione Castelnuovo per la Palestina, di aiutarci a capire meglio la situazione. Tramite Peter è stato possibile ascoltare il racconto diretto di Abu Yasser ex sindaco di Sebastia, un piccolo comune situato sulla collina di Nablus, nella zona C. Cosa significa zona C? Tutta la Cisgiordania è suddivisa in zone di controllo, A, B e C. La A completamente palestinese, la C israeliana e la B con amministrazione congiunta che vuol dire guidata da Israele perché l’ANP ne è subordinata, motivo per cui è detestata da molti palestinesi. Sebastia vive preminentemente di agricoltura, in particolare olivicoltura, ma qui si trova anche un’area archeologica di grandissima importanza tanto da essere stata recentemente riconosciuta dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”. La stessa area è stata però inserita anche nella lista del Patrimonio Mondiale in pericolo, e il motivo non è difficile da immaginare. Sono tante le similitudini che Peter sottolinea tra Sebastia e Castelnuovo Don Bosco: sono entrambi piccoli comuni, hanno entrambi una vocazione agricola e una sentita storia religiosa. A Sebastia infatti ha trovato sepoltura San Giovanni, mentre Castelnuovo è il paese natale di Don Bosco ma anche di Domenico Savio, Giuseppe Allamano e Giuseppe Cafasso. Però, come giustamente sottolinea Peter: “Tantissime similitudini superficiali… però la vita quotidiana per i cittadini di Sebastia non potrebbe essere più diversa…“ Castelnuovo per la Palestina collabora con Hafsa, un’associazione del Regno Unito che opera da più di un decennio per sostenere amicizia, aiuto e sostegno alla popolazione di Sebastia. Insieme organizzano mensilmente un collegamento diretto con Abu Yaser, l’ex sindaco di Sebastia, che racconta quanto lui e i suoi concittadini stanno vivendo e, soprattutto, di cosa hanno bisogno. Da qui si attiva una fattiva rete di solidarietà che possa rispondere, in parte almeno, a questi bisogni. Agli inizi del mese, ad esempio sono stati inviati fondi destinati all’acquisto del materiale scolastico – la scuola è stata riaperta il 6 settembre – in precedenza invece contribuirono alle spese per semi e piantine, rese di difficile reperibilità a causa dell’aumento delle aggressioni dei coloni. Quelle riportate sono testimonianze dirette di Abu Yaser riferite al mese di settembre: “Cari amici, volevo solo farvi sapere cosa succede qui stasera. Le forze israeliane stanno attualmente facendo irruzione a Sebastia, andando di casa in casa ed effettuando arresti. Il numero delle persone detenute è ancora in aumento e il raid non è ancora terminato.” “È una notte molto tesa e spaventosa per noi. Per ora sono al sicuro, ma è difficile vedere che ciò accada di nuovo nel nostro villaggio. Volevo solo condividerlo con voi e farvi sapere cosa stiamo passando”. “Le forze israeliane sono ancora nel villaggio. Hanno arrestato più di 50 persone e le stanno interrogando. Alcuni sono stati rilasciati, ma molti sono ancora detenuti. La situazione è in corso e rimane molto tesa” “Oggi le forze di occupazione israeliane sono entrate nel villaggio e hanno raggiunto il centro cittadino. Hanno alzato le armi contro le auto che cercavano di passare e hanno trattenuto alcuni uomini per un certo periodo di tempo. Non sono riuscito nemmeno a raggiungere il centro del villaggio, anche se dista solo circa cinque minuti a piedi da casa mia. Tutto si è fermato per circa due ore. Poi i soldati si sono ritirati e la vita è tornata gradualmente alla normalità.” “Come ho già detto, a causa della situazione attuale, le scuole normalmente funzionano solo tre giorni alla settimana. Oggi avrebbe dovuto essere uno dei giorni senza scuola, ma a Sabastiya, Burqa e Bazariya le scuole hanno deciso di tenere invece le lezioni oggi, perché ci sono state segnalazioni di coloni che si sarebbero radunati e avrebbero pianificato marce nella zona domani.” E comunque: “Nonostante fosse giorno di scuola, questa mattina le forze di occupazione israeliane sono entrate a Sabastiya. “C’era una giornata medica alla clinica di Sabastiya e molte delle persone presenti erano anziane. I soldati hanno raggiunto il centro del villaggio, e per qualche tempo hanno impedito il passaggio di persone e veicoli. Nello stesso momento, Samah e il suo team di lavoro si stavano recando a scuola. I soldati hanno alzato le armi verso di lei e le hanno ordinato di tornare indietro e di non continuare. Per noi queste cose sono diventate parte della vita quotidiana. Una visita alla clinica, andare al lavoro o semplicemente attraversare il villaggio in auto possono essere interrotti all’improvviso.” “Una giornata normale inizia come tutte le altre — ci svegliamo e ci prepariamo per andare al lavoro. Ma prima di uscire di casa, dobbiamo verificare se i posti di blocco e i cancelli sono aperti e se è sicuro passare. A volte il posto che devo raggiungere è a soli cinque o dieci minuti da casa mia, ma prima devo comunque verificare la situazione” La quotidianità descritta da Abu Yaser è una lenta tortura da parte di un potere che pretende la completa discrezionalità, piomba sulle teste della popolazione con una violenza capricciosa – a volte sono i coloni che aggrediscono, umiliano, incendiano, a volte sono i militari stessi che possono anche arrestare e trattenere chi decidono di arrestare e trattenere. Con le parole di Abu Yasser: “Lavoriamo, andiamo nella nostra terra, ci prendiamo cura delle nostre famiglie, incontriamo amici e vicini e cerchiamo di goderci le cose semplici della vita. Ma i nostri piani possono cambiare in qualsiasi momento a causa di un posto di blocco, di una strada chiusa, di un raid militare o della presenza di soldati o coloni. C’è sempre incertezza sulla possibilità di muoverci liberamente e su cosa potrebbe portare il domani.” Questa situazione parte da lontano, come scrive Pappé nel libro gia citato: “Furono costruiti centinaia di posti di blocco tra le aree A, B, C tra il nord e il sud della Striscia tra i territori Occupati e Israele… Le forze israeliane non avevano remore a violare i diritti fondamentali dei palestinesi e ad abusare dei diritti civili senza alcun motivo… Una vita normale era impossibile, tutto dipendeva dai capricci dei soldati di turno quel giorno al posto di blocco.” Parte da lontano quindi ma Abu Yaser conferma che questa violenza è recentemente aumentata, rendendo tutto più fragile e instabile. Ma come si affronta la durezza di questa situazione? Dove si trova la forza per farlo? Probabilmente una delle parole chiave per comprenderlo, o almeno provarci, è la parola Sumud. Il termine è entrato recentemente nel nostro linguaggio, anche grazie all’attivismo della Global Sumud Flotilla, ma cosa significa con precisione? Chi meglio di Abu Yaser può aiutarci a capire il senso di questa parola? Questa è la sua spiegazione: “Per me sumud significa restare sulla mia terra e a casa mia nonostante le difficoltà, l’oppressione e le difficili circostanze finanziarie che affrontiamo. Anche quando altrove potrebbero esserci opportunità migliori, scegliamo di restare. Questa è la nostra casa, la nostra terra e la nostra storia. Sumud significa continuare a vivere e mantenere la propria terra e la propria comunità nonostante la paura e l’incertezza. A volte, semplicemente continuare con la propria vita è di per sé un atto di sumud. Restiamo perché ci rifiutiamo di andarcene e ci rifiutiamo di lasciare che l’occupazione decida il nostro futuro per noi“. L’ulivo, uno dei simboli di questa terra e di questa resistenza è, suo malgrado, testimone silenzioso di quanto avviene qui da anni, di questo “movimento coloniale insediativo” messo in pratica da anni e che continua incessantemente. Non per nulla molti degli attacchi dei coloni avvengono ai danni di questi meravigliosi alberi, e non per nulla l’attività principale del paese è la coltivazione degli ulivi e momento cardine ne è la raccolta, che al momento non è ancora iniziata. “Di solito iniziamo intorno a ottobre, anche se il momento esatto dipende dal tempo e da come sono maturate le olive. La raccolta solitamente continua per tutto ottobre e novembre. Per noi la raccolta delle olive è molto più di un semplice lavoro agricolo. È un momento speciale in cui le famiglie si riuniscono, trascorrono lunghe giornate sulla loro terra e condividono il lavoro con parenti e vicini. È una parte importante della vita e del nostro legame con la terra.” Per sostenere l’attività dell’associazione è possibile visitare la pagina instagram oppure partecipare alla presentazione che terranno il 4 ottobre ad Asti durante la festa dei popoli. Alcuni video di Abu Yaser che documentano quanto sta avvenendo sono disponibili qui: Sara Panarella
September 22, 2026
Pressenza
Israele è pronto a completare il genocidio. Si attendono gli USA e le elezioni
Il piano di pulizia etnica per Gaza attende solamente il via libera di Washington. A dirlo è stato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, il quale ha ribadito senza mezzi termini che il governo non considera chiusa l’ipotesi di un esodo forzato dei residenti palestinesi. “In definitiva – ha […] L'articolo Israele è pronto a completare il genocidio. Si attendono gli USA e le elezioni su Contropiano.
September 4, 2026
Contropiano
Palestina, Taybeh nella morsa dei coloni e dell’IDF
Le notizie che arrivano da Taybeh, unico villaggio totalmente di fede cristiana della Palestina biblica, sono sempre più preoccupanti: il 23 luglio scorso , il «Comandante dell’IDF della regione di Giudea e Samaria», come viene chiamata ufficialmente la Cisgiordania dal governo israeliano, ha emesso un’ordinanza militare che ordina la chiusura dell’area denominata «Taybeh and Rammoun Area», nella Cisgiordania occupata. Oggi sappiamo che questa ordinanza resterà in vigore fino al 4 luglio 2027. Il testo del decreto lascia molto spazio all’interpretazione: i coloni israeliani che vivono nell’area o nelle sue vicinanze, compresi quelli presenti nei cosiddetti «avamposti collinari», sono considerati residenti, per cui possono circolare liberamente. Non possono invece entrare o uscire da Taybeh gli attivisti israeliani e internazionali, i giornalisti internazionali, le associazioni umanitarie e tutti coloro che non risultano residenti nel villaggio e nell’area di Rammoun, paese vicino a Taybeh. Il 17 Agosto in Palestina hanno inizio le lezioni scolastiche; Taybeh ha una scuola che, dalla primaria alle superiori, serve tutto il circondario, per un raggio molto superiore al limite previsto dall’ordinanza. Questo significa che la maggioranza degli studenti e delle studentesse sarà privata da domani della partecipazione alle lezioni. Abbiamo sentito il Sindaco di Taybeh, Suliman Abu Elias, confermato per il suo secondo mandato il 25 aprile 2026, che mette in guardia circa le reali intenzioni dell’IDF: “Tutta Taybeh e il suo territorio sono presi di mira dai coloni, sempre presenti con i loro animali, mentre i soldati dell’IDF organizzano i check point permanenti all’ingresso e all’uscita del paese. I soldati decidono l’apertura e la chiusura, per cui ci sono giorni in cui l’attesa per entrare o per uscire supera le tre ore ”. Gli avamposti collinari dei coloni attualmente sono 7 stabili, di cui 5 nel territorio di Taybeh e 2 nel territorio del paese limitrofo. Secondo l’Istat palestinese Taybeh fino al 2024 contava circa 1.400 abitanti; il parroco denuncia che in questi ultimi tre anni 15 famiglie più una decina di ragazzi hanno lasciato il paese recandosi all’estero alla ricerca di un posto più sicuro e più tranquillo. L’IDF ha cercato di tranquillizzare gli abitanti dicendo che questa misura è per tutelarli, ma sia il sindaco sia i parroci del paese (cattolico, ortodosso e melchita) descrivono un clima di insicurezza, di paura e di terrore non solo nello svolgimento dell’attività quotidiana, ma anche per la limitazione della libertà di movimento. La preoccupazione degli abitanti è che questa ordinanza sia finalizzata a permettere ai coloni di prendere possesso in modo indisturbato di vari terreni, ponendo le basi per altri 5 nuovi insediamenti sul terreno di Taybeh, cosa che di fatto soffocherà il paese e costringerà i cittadini palestinesi ad andare via. Taybeh si estende su una superficie di 25.000 dunms ( un dunm = 1000 metri quadrati). Migliaia di ettari di terra di Taybeh rischiano di essere confiscati dai coloni con la protezione e la complicità dei soldati israeliani. “Questo è il terzo anno consecutivo che i nostri contadini non riescono a raccogliere le loro olive; oramai i coloni stanno mettendo le mani su due terzi del territorio di Taybeh”,  afferma il sindaco. La paura si mescola con la preoccupazione degli abitanti e si intensifica a causa del silenzio internazionale. Nessun intervento, nessuna denuncia e nessun interesse nonostante l’attivismo della chiesa, degli enti locali e le varie denunce del Patriarca latino di Gerusalemme,  Pierbattista Pizzaballa. (Ieri Pizzaballa è andato a Taibeh per celebrare la messa e così rivendicare l’accesso al paese e oggi il Papa ha chiesto la fine delle persecuzioni ndr). Infine va ricordato il progetto di gemellaggio tra il Comune di Taybeh e il Comune di San Pietro in Casale (BO), grazie alla sensibilità del Comune stesso e il mondo dell’associazionismo, tra cui la Cgil di Bologna, Spi CGIL di Bologna, Anpi, Arci, Assopace Palestina. Il 25 luglio è stata organizzata una bella iniziativa  che ha visto la partecipazione sia della cittadinanza che del mondo del volontariato per avviare questo progetto che vedrà la luce al più presto possibile. Il sindaco di Taybeh fa appello a tutti, alla Chiesa cattolica e al Vaticano, e chiede che la comunità internazionale si mobiliti con urgenza per interrompere questa morsa che soffocherà la sua cittadina. Milad Jubran Basir Giornalista italo palestinese ( originario di Taybeh ) e attivista per i diritti umani. Milad Jubran Basir
August 16, 2026
Pressenza
Offensiva sionista in Cisgiordania, la pulizia etnica si inasprisce
La spirale di violenza sionista che sta attraversando la Cisgiordania occupata viene raccontata come un’esplosione improvvisa che segue gli scontri di Nablus (se non addirittura come la “legittima difesa” di Israele nei confronti dei palestinesi che hanno la colpa di non farsi ammazzare quando e come pare ai coloni). Ma […] L'articolo Offensiva sionista in Cisgiordania, la pulizia etnica si inasprisce su Contropiano.
July 27, 2026
Contropiano