Source - Campagna di pressione alle "banche armate"

La Fondazione MAGIS ETS aderisce alla Campagna “banche armate”
La Fondazione MAGIS ETS aderisce alla Campagna “banche armate”, iniziativa di pressione contro gli istituti di credito coinvolti nel finanziamento dell’industria bellica, recentemente rilanciata dalla Conferenza Episcopale Italiana. La Fondazione MAGIS ETS (Movimento e Azione dei Gesuiti Insieme per lo Sviluppo) è un’opera della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù che coordina e promuove attività missionarie e di cooperazione internazionale attraverso l’impegno e l’azione di gesuiti e di laici in varie parti del mondo. Il Comunicato stampa della Fondazione MAGIS ETS di adesione alla Campagna di pressione alle “banche armate” CONTRO LE “BANCHE ARMATE” PER FAR VINCERE LA PACE E LA VITA In un tempo segnato da conflitti crescenti, dall’aumento delle spese militari e da una rinnovata corsa al riarmo, riteniamo urgente riportare al centro del dibattito pubblico il ruolo del sistema finanziario nel sostenere, direttamente o indirettamente, la produzione e il commercio di armamenti. La nostra adesione, deliberata dal Consiglio di Amministrazione e riconosciuta il 23 aprile 2026, si inserisce in un percorso coerente con la nostra missione e con quanto espresso dalla Conferenza Episcopale Italiana nella nota pastorale “Educare a una pace disarmata e disarmante”. Solo una pace disarmata e disarmante è capace di spezzare la spirale della violenza e di aprire nuove strade di fraternità. Con questa scelta intendiamo innanzitutto denunciare una realtà spesso poco visibile ma determinante: il legame tra finanza e industria bellica. In particolare, vogliamo richiamare l’attenzione sul fenomeno del cosiddetto “debito odioso”, contratto da regimi autoritari per acquistare armamenti, veri e propri strumenti di morte, da utilizzare contro le proprie popolazioni, contribuendo ad alimentare conflitti e instabilità, soprattutto nei Paesi del Sud del mondo, dove la Fondazione MAGIS ETS è impegnata nella realizzazione di progetti di cooperazione allo sviluppo umano. La Fondazione MAGIS ETS rinnova così il proprio impegno per la promozione della giustizia globale e della pace, nella convinzione che sia possibile costruire un’economia capace di mettere al centro la vita e non il profitto derivante dalla guerra.
Nuovo rapporto “Don’t Bank on the Bomb”: in aumento le istituzioni finanziarie che investono nei produttori di armi nucleari
La nuova edizione del Rapporto “Don’t Bank on the Bomb” (promosso da ICAN e PAX e pubblicato ogni anno dal 2014 e dal titolo “Investing in the Arms Race”) mostra che 301 istituzioni finanziarie nel mondo hanno una significativa esposizione finanziaria verso aziende coinvolte nella produzione di armi nucleari, un aumento del 15% rispetto ai risultati precedenti. Dopo un calo costante a partire dal 2021, per la prima volta il numero di investitori torna a crescere. Sullo sfondo di tensioni globali crescenti e di livelli record di spesa militare, il valore di borsa di molti grandi contractors della difesa è aumentato sensibilmente. Si è inoltre intensificata la pressione dei governi (in particolare europei) sugli investitori affinché abbandonino le restrizioni etiche sugli investimenti nelle aziende del settore militare. Di fronte alla minaccia della Russia e ai timori che gli Stati Uniti non possano più essere considerati un alleato affidabile in un eventuale conflitto con Mosca, alcuni governi hanno sostenuto che investire nel riarmo europeo non debba essere limitato da considerazioni etiche, spingendosi persino ad affermare che si tratti di un dovere morale. Leggi tutto l’articolo sul sito di Rete italiana Pace e Disarmo
Banche armate 2025 (Rel. 2026)
Ministero dell’Economia e delle Finanze Dipartimento del Tesoro Direzione V – Ufficio VI Operazioni disciplinate dall’art. 27, legge 09/07/1990, n. 185 -Smi – Relazione attività 2025 Esportazioni definitive per Istituti di credito – Riepilogo generale Scarica la Tabella in formato PDF
Nuovo record di vendita di armi italiane: nel 2025 ben 9,1 miliardi di autorizzazioni all’export
IL GOVERNO AUTORIZZA UN NUOVO RECORD DI EXPORT MILITARE: +19% RISPETTO AL 2024, CON IL MEDIO ORIENTE CHE TORNA A DOMINARE E IL KUWAIT COME PRIMO DESTINATARIO. CONTINUA IL PARADOSSO UCRAINO. ISRAELE ANCORA ASSENTE DAI NUOVI PERMESSI MA LE FORNITURE PREGRESSE PROSEGUONO. In queste ore è stata annunciata e trasmessa ufficialmente al Parlamento (anche se non è ancora presente sui siti web istituzionali) la Relazione annuale prevista dalla Legge 185/90 relativa all’anno 2025 sulle operazioni autorizzate e svolte in tema di esportazioni, importazioni e transito dei materiali di armamento. Come già avvenuto negli ultimi due anni, il Governo Meloni ha praticamente rispettato la scadenza di legge del 31 marzo, un fatto che la Rete Italiana Pace Disarmo registra positivamente, e che dovrebbe consentire al Parlamento di avviare un dibattito serio e tempestivo sui dati contenuti nella Relazione. I numeri che emergono dalla Relazione 2025 segnano incontrovertibilmente un nuovo capitolo nell’ascesa dell’industria militare italiana sui mercati internazionali (recentemente evidenziato anche dai trend SIPRI) con un aumento del 19% delle autorizzazioni rispetto al 2024. Il Medio Oriente (area “calda” e spazzata da pericolosi conflitti con impatti globali) è tornata prepotentemente al centro dei flussi di export, che hanno visto anche una concentrazione crescente di produzione e vendita di sistemi d’arma nelle mani di pochi grandi operatori. Un aumento robusto e problematico che, ancora una volta, solleva interrogativi urgenti sulla coerenza tra le scelte del Governo e i vincoli giuridici e etici previsti dalla stessa Legge 185/90 e dal Trattato sul Commercio di Armi (ATT) che l’Italia ha ratificato da oltre dieci anni.   LE ESPORTAZIONI DI ARMI ITALIANE NEL 2025 Nel 2025 il valore complessivo delle autorizzazioni per movimentazioni di materiali d’armamento ha raggiunto circa 11,141 miliardi di euro, di cui 9,164 miliardi in uscita dall’Italia e 1,977 miliardi in entrata. Le esportazioni segnano un aumento del 19,14% rispetto al 2024, quando si era già registrato un +25% sull’anno precedente. Negli ultimi quattro anni (dal 2022 al 2025) l’aumento del volume di autorizzazioni segna un colossale +87% (per le importazioni extra UE siamo invece ad un mai registrato +171% nel quadriennio). Nel dettaglio, le autorizzazioni individuali di esportazione (quelle rilasciate verso singoli Paesi per sistemi d’arma specifici) hanno raggiunto la cifra complessiva di 7,721 miliardi di euro (+19,68% rispetto al 2024 e ben +101% rispetto al 2022!) a fronte di un numero di provvedimenti praticamente stabile (2.576 contro 2.569). Le licenze globali di co-produzione con Paesi UE/NATO si attestano a circa 1,374 miliardi di euro (erano 1,18 nel 2024 per un +16,4% sull’anno e un +37,6% sul quadriennio). In calo invece le autorizzazioni di intermediazione: dai 257,7 milioni del 2024 ai soli 100,3 milioni del 2025 (-61%), con il solito andamento altalenante di questo tipo di dato. Sul fronte delle consegne effettive registrate dall’Agenzia delle Dogane, le esportazioni definitive nel 2025 ammontano a circa 5,142 miliardi di euro (per 3.189 autorizzazioni), dato in significativo aumento rispetto ai 3,58 miliardi del 2024, a conferma che le autorizzazioni rilasciate negli anni precedenti si stanno progressivamente concretizzando in forniture reali. Considerando esportazioni temporanee, riesportazioni e licenze globali, il controvalore complessivo di materiali militari usciti dall’Italia nel 2025 supera ampiamente i 6 miliardi di euro. Le transazioni bancarie legate all’export di armamenti hanno superato nel 2025 i 14 miliardi di euro complessivi (erano 12 nel 2024), con 23.942 comunicazioni effettuate dagli intermediari (+10,91% rispetto alle 21.586 del 2024). Il 66,18% delle transazioni per esportazioni definitive è stato gestito da tre soli istituti: UniCredit, Banca Nazionale del Lavoro e Deutsche Bank.    Leggi tutto l’articolo sul sito di Rete italiana Pace e Disarmo
Al via la campagna di BDS Italia insieme alla nostra campagna verso le banche italiane complici dei crimini di Israele
BDS Italia annuncia il lancio della campagna nazionale “Banche Complici”, inizialmente rivolta a UniCredit, Intesa San Paolo, BNL-BNP Paribas – tra le istituzioni finanziarie italiane più coinvolte, causa operazioni non etiche, in operazioni di supporto nella colonizzazione illegale e nell’apartheid in Palestina, nello sfollamento e genocidio di Israele ora estesi alla Cisgiordania. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi, tre periodici cattolici italiani che dal 2000 hanno promosso la Campagna di pressione sulle “banche armate”. Anche la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), in un recente documento, invita al disinvestimento da aziende produttrici di armi. UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL- BNP Paribas sono coinvolte in una o più delle seguenti pratiche che supportano Israele: * Il finanziamento o l’estensione di linee di credito/prestiti a società operanti nella produzione e nella fornitura di armi a Israele e utilizzate anche nel genocidio dei palestinesi. * La sottoscrizione e/o distribuzione di Titoli di Stato Israeliani (“War Bonds”) e di titoli azionari/obbligazionari di società presenti nella lista BDS che colludono con il genocidio di Israele (tra le quali ENI e Leonardo). * L’allocazione – attraverso acquisti individuali o fondi d’investimento gestiti – di capitale proprio o dei clienti – in obbligazioni/azioni di società in settori industriali complici del genocidio di Israele, dell’occupazione e delle sue crescenti violazioni del diritto internazionale. Prima di attivarci, abbiamo chiesto alle tre banche se, in base alle loro direttive, avessero escluso operazioni riguardanti il settore degli armamenti con lo Stato di Israele. La risposta è stata evasiva o assente. I due obiettivi principali della Campagna BDS Italia “Banche Complici” sono: 1. Informare l’opinione pubblica e le persone di coscienza del ruolo e della complicità di queste banche italiane nel genocidio in corso, nell’occupazione, negli insediamenti coloniali e nell’incessante violazione dei diritti umani da parte di Israele in Palestina (Gaza e Cisgiordania). 2. Sollecitare azioni da parte degli attuali clienti privati e istituzionali delle banche affinché i loro risparmi e investimenti presso di esse non siano più associati a pratiche non etiche. Fino a quando tali istituti non dimostreranno di aver interrotto in modo permanente le loro complicità, chiediamo ai clienti di queste banche di trasferire tutti o in parte i propri risparmi e investimenti a istituti meno complici. Per contatti stampa: BDS Italia – gruppo di lavoro Embargo Militare/Banche complici: bdsitalia.embargomilitare@gmail.com Segreteria Campagna di pressione alle “Banche armate”: campagnabanchearmate@gmail.com Per contatti BDS Italia: BDS Italia Comunicazione: bdscomunicazione@gmail.com
Il governo vuole svuotare i controlli sull’export di armi
Banca Etica e Fondazione Finanza Etica con la campagna “Basta favori ai mercanti di armi” dicono no allo smantellamento della legge 185/90 Le organizzazioni promotrici della campagna “Basta favori ai mercanti di armi” hanno espresso forte preoccupazione. Secondo le ultime indiscrezioni il Governo intenderebbe rimettere in discussione e peggiorare la legge 185/90 sul controllo dell’export di armamenti. Riaprendo così il dibattito alla Camera sul DDL governativo già approvato al Senato che andrebbe a stravolgere la Legge Leggi tutto l’articolo sul sito di Valori
Denaro e armi: come le banche italiane finanziano l’industria militare
Il secondo Rapporto “Zero Armi” di Fondazione finanza etica e Rete italiana pace e disarmo analizza partecipazioni azionarie, prestiti e servizi all’export di ventiquattro gruppi bancari. Intesa Sanpaolo e Unicredit ai vertici del coinvolgimento. I risparmiatori sanno dove va il loro denaro? C’è un filo sottile, spesso invisibile, che collega il conto corrente di milioni di italiani all’industria degli armamenti. Non è un percorso diretto, né necessariamente consapevole. Ma esiste. Passa attraverso i bilanci degli istituti di credito, le loro partecipazioni azionarie, i finanziamenti alle imprese del settore, i servizi di supporto all’export. Ricostruirlo con metodo e rigore è l’obiettivo di ZeroArmi, il rapporto realizzato da Fondazione finanza etica e Rete italiana pace e disarmo, giunto quest’anno alla sua seconda edizione. Leggi tutto l’articolo sul sito di Nigrizia
ZeroArmi: il rapporto 2025 sulle banche italiane e il finanziamento alle armi
È possibile scaricare l’edizione 2025 di ZeroArmi, lo strumento di valutazione che analizza il grado di coinvolgimento delle principali banche italiane nel settore della produzione, del commercio e dell’export di armamenti.  Nato per rispondere a una persistente carenza di informazioni pubbliche su un comparto ad alto impatto sociale e politico, ZeroArmi intende rendere più leggibili e comparabili le relazioni tra sistema bancario e industria militare, contribuendo a rafforzare la trasparenza finanziaria e la consapevolezza delle persone risparmiatrici.  L’edizione 2025 del rapporto prende in esame 24 gruppi bancari italiani, selezionati sulla base dei flussi di cassa 2023/2024. Scarica il Rapporto ZeroArmi 2025
Il Comitato Sardo della Campagna “banche armate”
Il Comitato Sardo della Campagna “Banche armate”, dopo un attento studio, coadiuvato anche dai massimi esperti in materia, ha avviato un’interlocuzione con tre banche, due rilevanti nell’ambito dell’isola, il Banco di Sardegna-BPER e Poste Italiane; la terza, Banca Valsabbina, nel bresciano, la banca cui si è affidata l’industria bellica RWM per le sue operazioni sul mercato. La campagna di pressione alle banche armate, promossa nel 2000 dalle riviste Missione Oggi, Mosaico di pace e Nigrizia ha lo scopo di favorire il controllo attivo dei cittadini sulle operazioni di finanziamento all’industria militare e al commercio di armi. Le guerre, oltre ad essere un’inutile carneficina, portano all’instaurarsi di governi totalitari ed all’annullamento delle libertà democratiche, all’impoverimento della popolazione e solo all’arricchimento sfrenato delle industrie che sfornano armi, tank, missili, bombe, droni-killer e tutte le tecnologie atte ad usarli. Il riarmo europeo rientra nella follia globale di una nuova corsa agli armamenti. Ma quale riarmo? I paesi europei non sono mai stati disarmati, anzi già da anni le loro spese militari, sommate insieme, risultavano seconde solo alla macchina da guerra del Pentagono. Si parla di incrementare una spesa già molto rilevante che, in un’epoca di cambiamenti climatici e catastrofi ambientali, meriterebbe ben altro utilizzo. Solo una forte spinta verso il disarmo potrà evitare all’umanità di cacciarsi nel vicolo cieco di una nuova guerra mondiale. Le guerre sono alimentate dall’industria delle armi, che utilizza le banche per le proprie transazioni economico-finanziarie. Ma se per i cittadini è assai difficile raggiungere direttamente i fabbricanti di armi, possono però tentare di arrivare alle banche. Da qui nasce l’idea di rilanciare la Campagna di pressione alle banche armate. Ogni persona ha a che fare con le banche, non fosse altro perché i pagamenti di pensioni, stipendi, compensi nel settore pubblico e, in parte, anche in quello privato, passano obbligatoriamente attraverso gli istituti di credito. E poiché ad una banca ci dobbiamo forzatamente affidare, vogliamo almeno che la banca sulla quale riceviamo lo stipendio o la pensione, col cui bancomat facciamo la spesa, non abbia fra i suoi clienti e non faccia operazioni con produttori o mercanti di armi. Il Comitato Sardo della Campagna “Banche armate”, dopo un attento studio, coadiuvato anche dai massimi esperti in materia, ha avviato un’interlocuzione con tre banche, due rilevanti nell’ambito dell’isola, il Banco di Sardegna-BPER e Poste Italiane; la terza, Banca Valsabbina, nel bresciano, la banca cui si è affidata l’industria bellica RWM per le sue operazioni sul mercato. Da Banca Valsabbina, nessuna risposta in quasi due mesi, nonostante un sollecito: il che la dice lunga sul suo reale interesse di interloquire con la società civile. Con Poste Italiane l’interlocuzione sta andando avanti, mentre con il Banco di Sardegna-BPER la comunicazione si è interrotta con il rifiuto della banca di chiarire gli aspetti del suo coinvolgimento con l’industria bellica. Ci sembra arrivato il momento di dare spessore a questa mobilitazione, nata in Sardegna, ma che vuole essere d’esempio per altri territori. Vogliamo banche disarmate, che facciano a meno dei denari di aziende che forniscono ordigni bellici o apparecchi d’ intelligence militare, per diversi motivi. Ci ripugna la guerra come ignobile ed inutile strage, compiuta e subita da persone che appartengono alla stessa specie biologica e che muoiono per gli interessi dei loro governanti. Le condizioni economiche della popolazione vengono ulteriormente impoverite sottraendo risorse alla sanità, alla scuola, alla cultura, ai servizi sociali, per dare spazio alle armi. In caso di guerra conclamata, è la popolazione civile a subire le peggiori conseguenze dei bombardamenti e dovrà sfollare dalle città o finire sepolta sotto le macerie. Le conseguenze sociali sono altrettanto orribili. Vengono erose le libertà fondamentali: la libertà di opinione, di associazione, la libertà di stampa e quella di circolazione vengono ogni giorno messe a dura prova. In uno stato di guerra, ogni dissenso viene criminalizzato, ammutolito, estirpato. Dobbiamo provare a fermare la macchina della guerra, a partire dai soldi che le servono e dai servizi che le vengono erogati. Diventa fondamentale fare pressione sulle banche e ciascuna persona può farlo, completando e spedendo la lettera alla propria banca. Stiamo compiendo un’azione nonviolenta di consumo critico e di risparmio responsabile, per contribuire ad un futuro di pace e di giustizia sociale. Per maggiori informazioni: comsardo.campagna.banchearmate@gmail.com
Come le banche e la finanza nutrono la guerra: intervista a Giorgio Beretta
Dietro il commercio internazionale di armamenti si nasconde il ruolo spesso sottovalutato delle banche. Molti istituti finanziari italiani continuano infatti a sostenere l’esportazione dei sistemi militari verso Paesi coinvolti in conflitti o con gravi violazioni dei diritti umani. Per fare luce su questo intreccio tra finanza e industria bellica, abbiamo intervistato Giorgio Beretta, uno dei massimi esperti del settore. Analista per l’Osservatorio OPAL di Brescia e della Campagna di pressione alle “banche armate”, Beretta analizza da anni il flusso di denaro che alimenta il mercato delle armi, pubblicando studi su diversi quotidiani e riviste nazionali… Leggi l’intervista a Giorgio Beretta sul sito de L’Indipendente