L’attacco fantasma all’isola di Diego Garcia
Nei giorni scorsi si è discusso molto dell’attacco contro la base militare
statunitense-britannica sull’isola di Diego Garcia — abbiamo riportato la
notizia anche noi — perché veniva letto come un segnale che l’Iran avesse a
propria disposizione razzi balistici a raggio intermedio, che avrebbe di molto
espanso il raggio entro cui Teheran avrebbe potuto attaccare i paesi
circostanti, arrivando a colpire anche molte capitali europee. Ora, un alto
funzionario iraniano ha smentito che il paese abbia del tutto cercato di
lanciare un attacco contro quell’obiettivo. Va sottolineato che nelle ore
successive all’attacco non è emersa nessuna immagine e nessuna prova che
l’attacco abbia avuto luogo. Poche ore dopo il presunto attacco, il Regno Unito
ha autorizzato gli Stati Uniti a utilizzare la base di Diego Garcia e la base di
Fairford, nel sud-ovest dell’Inghilterra, per colpire “siti missilistici usati
per attaccare navi nello stretto di Hormuz.” (the New Arab / BBC News)
La terza settimana di guerra contro l’Iran si è conclusa con ulteriori attacchi
contro molte città iraniane, che hanno colpito obiettivi civili: molte residenze
private, un ospedale, una stazione radiofonica. Restano solo poche ore
all’ultimatum dato da Trump per la riapertura dello stretto di Hormuz — l’Iran
ha al contrario minacciato di chiuderlo completamente se gli Stati Uniti
colpiranno le centrali elettriche del paese. Il portavoce militare iraniano
Ebrahim Zolfaghari ha provocato Trump in un video in inglese, dicendogli che era
“fired,” licenziato. “Grazie per la tua attenzione.” (Al Jazeera / X)
Le forze statunitensi e NATO hanno chiesto al governo iracheno un cessate il
fuoco temporaneo di 24 ore con le fazioni della resistenza irachena per
facilitare il ritiro dalla base Victoria a Baghdad. La maggior parte delle
fazioni della resistenza irachena hanno accettato, ma il portavoce delle Saraya
Awliya al-Dam, una milizia pro-iraniana attiva nel nord del paese, ha minacciato
ripercussioni in caso di rientro delle truppe di Washington e dei propri alleati
nell’area. La richiesta di cessate il fuoco arriva dopo momenti difficili: un
aereo Su-30 della NATO non è riuscito ad atterrare alla base Victoria a causa
del fuoco pesante delle fazioni della resistenza. Le forze statunitensi sono ora
confinate nella regione del Kurdistan, dopo essere state espulse da tutte le
altre posizioni. Anche la NATO sta terminando la propria evacuazione: tutte le
truppe italiane, 100 militari, sono fuggite in Giordania. (Al Mayadeen)
Nel frattempo, continua anche l’aggressione del Libano: le IDF hanno colpito il
ponte di Qasmiyeh, un collegamento fondamentale tra il sud e il resto del paese.
Il presidente libanese Aoun ha detto che l’attacco non può che essere letto come
un “preludio all’invasione di terra,” e che costituiva un esempio della
“politica di punizione collettiva contro i civili” delle forze israeliane.
L’attacco è arrivato dopo che il ministro della difesa israeliano Katz ha
ordinato all’esercito di distruggere tutti i ponti sul fiume Leonte e le
abitazioni vicine al confine. Katz ha paragonato esplicitamente la strategia a
quella utilizzata a Beit Hanoun e Rafah a Gaza, ovvero quella di creare “zone
cuscinetto” completamente distrutte e senza civili per isolare la popolazione
locale. (Reuters)