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GPS 2026-2027: modalità e tempistica scelta 150 preferenze
Con la nota n. 11814 del 6 maggio 2025 avente per oggetto: Anno scolastico 2026/2027 – Istruzioni e indicazioni operative in materia di supplenze al personale docente ed educativo. il MIM comunica la modalità e la tempistica per la scelta delle 150 preferenze (scuole, distretti, comuni, provincia). La domanda dovrà essere presentata in modalità telematica su Istanze on line (Informatizzazione nomine supplenze) dalle ore 14,00 del 16 luglio alle ore 14,00 del 29 luglio 2026. Supplenze annuali finalizzate alla nomina in ruolo (GPS I fascia sostegno o elenchi aggiuntivi). Fase provinciale. Possono partecipare i docenti inseriti a pieno titolo nella GPS I fascia sostegno o elenchi aggiuntivi; i docenti  già di ruolo (che abbiano superato il periodo di prova al 01/09/2025 o prima). Non hanno titolo a partecipare alla procedura gli aspiranti inclusi con riserva nella prima fascia delle GPS per i posti di sostegno, in quanto in attesa del conseguimento/riconoscimento del titolo di specializzazione e i docenti tenuti allo svolgimento dell’anno di prova. Ai sensi dell’articolo 2, comma 2, punto 3-quater, del decreto-legge 7 aprile 2025, n. 45, convertito con modificazione dalla legge 5 giugno 2025, n. 79, l’assegnazione di una delle sedi indicate nella domanda comporta l’obbligo di accettazione espressa entro 5 giorni o, comunque, entro il 1° settembre qualora l’assegnazione intervenga a decorrere dal 28 agosto. La mancata accettazione della sede entro il suddetto termine è considerata d’ufficio come rinuncia alla nomina e determina la decadenza dall’incarico conferito. Supplenze annuali finalizzate alla nomina in ruolo (GPS I fascia sostegno o elenchi aggiuntivi). Fase interprovinciale. I docenti di sostegno in prima fascia GPS che hanno partecipato alla procedura senza rinunciare, ma non hanno ricevuto nomina, possono fare domanda online per i posti vacanti in altre province (anche di altre regioni). Nell’istanza indicano province e tipi di sostegno richiesti. Domande aperte dal 14 agosto ore 14 al 18 agosto ore 12. Dall’apertura di questa fase non sono più possibili surroghe provinciali per rinunce. Chi ottiene una sede deve accettarla entro 5 giorni (o entro il 1° settembre se assegnata dal 28 agosto); altrimenti decade dalla nomina. L’accettazione esclude la continuità didattica, altre supplenze GPS e interpelli. Nella procedura interprovinciale, basta l’assegnazione della provincia per perdere il diritto ad altre supplenze, anche se si rinuncia. Chi non presenta domanda o non riceve incarico può partecipare alle successive nomine a tempo determinato. Continuità dei docenti a tempo determinato su posto di sostegno. Conclusi i conferimenti dei contratti a tempo indeterminato e determinato finalizzati al ruolo, gli uffici scolastici procederanno alla conferma dei docenti di sostegno per garantire la continuità didattica. Possono essere confermati: 1. docenti specializzati sullo stesso grado, nominati nel 2025/2026 tramite GAE, GPS, graduatorie d’istituto (anche viciniori) o interpello; 2. docenti non specializzati inseriti in seconda fascia GPS, se nominati da scorrimento provinciale della stessa; 3. docenti non specializzati non inseriti in GPS, se nominati da scorrimento incrociato GAE/GPS; 4. docenti di ruolo assegnati su sostegno ai sensi degli artt. 47 o 70 CCNL. Non possono essere confermati: 1. docenti non specializzati nominati da graduatorie d’istituto o interpello; 2. docenti con supplenze brevi. La conferma comporta l’esclusione da tutte le successive procedure di supplenza, compresi gli interpelli. Chi rinuncia alla conferma partecipa regolarmente alle nomine provinciali e d’istituto. Supplenze annuali o fino al termine delle attività didattiche (GAE e GPS posto comune e/o sostegno). Per le supplenze annuali (31 agosto) e fino al termine delle attività didattiche (30 giugno), il sistema utilizza prima le GAE e, in caso di esaurimento o insufficienza, le GPS. Gli aspiranti già inseriti nelle GPS del biennio precedente che non presentano domanda di aggiornamento/permanenza né l’istanza per le supplenze 2026/2027 vengono esclusi dalle GPS e dalle relative graduatorie di istituto per tutto il nuovo biennio. I docenti di ruolo che partecipano alla procedura possono indicare esclusivamente posti interi. È previsto il recupero dei docenti che non ottengono incarico per assenza di disponibilità nelle sedi scelte. Non sono considerati rinunciatari e possono partecipare ai successivi turni di nomina sulle sedi indicate. In caso di supplenza a orario non intero, il docente mantiene sempre il diritto al completamento orario nella stessa provincia fino al raggiungimento dell’orario obbligatorio. Il completamento avviene con modalità diverse: * per spezzoni fino al termine delle attività didattiche, senza frazionamento delle disponibilità; * per supplenze brevi e saltuarie, anche con frazionamento orario, purché compatibile con il servizio e con la continuità didattica.
May 26, 2026
Cobas Scuola
REPORT – CESP- RETE DELLE SCUOLE RISTRETTE AL SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO
Positivo il bilancio della partecipazione del CESP e della Rete delle scuole ristrette al Salone Internazionale del Libro di Torino di quest’anno. Come previsto il CESP e la Rete sono stati presenti in più appuntamenti e in quelli svolti negli spazi delle Regioni Umbria, Lazio e Toscana sono state poste le concrete basi per l’attuazione di interventi di welfare culturale in carcere,con riguardo alle biblioteche e ai percorsi teatrali, attraverso i quali prevedere percorsi professionalizzanti per i detenuti come operatori di biblioteca, operatori culturali, tecnici delle luci e del suono, macchinisti, costumisti (oltre che attori). In tutti gli appuntamenti il CESP e la Rete sono stati seguiti da un pubblico vasto e vario che si è dimostrato interessato al percorso compiuto dal CESP e dalla Rete in questi anni. Negli incontri svolti con le Regioni sono intervenuti, Olimpia Bartolucci (Regione Umbria), Francesca Cadeddu (AIB nazionale- Referente biblioteche in carcere), Giorgio Flamini (docente, architetto, direttore artistico Compagnia #SIneNOmine CR Spoleto), Luisa Marquardt (AIB CNBS, IFLA CPDWL), Roberto Sasso (Biblioteca di Orvieto), Filomena Avallone (Regione Lazio), Pino Panepinto (Operatore di Biblioteca), Elena Pianea (Regione Toscana), Elisabetta Soldati (Rete Bibliotecaria di Siena), Tiziana Mori (Centro Regionale Biblioteca sociale in Carcere, SDIAF Firenze), Valeria Cioni (Direttrice Biblioteca Labronica Livorno), Giovanna Cuzzola (Area Educativa Casa Circondariale Livorno), Erica Meucci (docente CC Livorno-CR Gorgona-Tutor Progetto Biblioteche innovative in carcere), Anna Grazia Stammati (Presidente CESP, coordinatrice Rete delle scuole ristrette) . Molto apprezzato l’intervento di un ex studente “ristretto” di Rebibbia (ora libero), il quale ha raccontato di quel doppio incontro in carcere che ha cambiato il suo percorso di vita, la scuola (in possesso della sola licenza media ha potuto frequentare le scuole superiori e ottenere il diploma di maturità) e la Biblioteca (frequentando il corso Biblioteche innovative in carcere ha potuto conoscere il mondo dei libri e scoprire interessi e bisogni sino ad allora inespressi, acquisendo un certificazione delle competenze come “operatore di Biblioteca”). Un incontro, ha detto, che non sarebbe mai potuto avvenire fuori, dove le sue condizioni non gli avrebbero permesso di frequentare le persone che lo hanno accolto e accompagnato nel nuovo percorso. Severo è stato, però, il suo monito sulla necessità che la società mantenga le promesse e accolga chi, una volta pagati i propri errori, vorrebbe ricominciare, ma non può farlo, nonostante l’impegno individuale, perché le porte rimangono chiuse. Particolarmente partecipato l’incontro nella Sala Internazionale del Lingotto “Oltre la pena: percorsi di risocializzazione e cittadinanza attiva” che, a fronte di 80 posti disponibili, ha visto circa 120 persone in fila per accedere alla Sala Internazionale messa a disposizione dal Salone. Nel dibattito hanno preso la parola la Vicepresidente del Senato, Anna Rossomando, la referente dell’area educativa dell’Istituto Penale Minorile, “Ferrante-Aporti” di Torino, Rita Bonavita, la Dirigente dell’IIS “Soleri-Bertone” di Saluzzo, Alessandra Tugnoli, il Referente del Rettore per i Poli Universitari in carcere e docente ordinario di Sociologia presso l’Università di Torino, professor Rocco Sciarrone, la presidente del CESP e coordinatrice della  Rete delle scuole ristrette, Anna Grazia Stammati (da sinistra nella foto), la dottoressa Elena Pianea, per la Regione Toscana,  l’avvocato Damiano Pujia, membro della Commissione di diritto penale e dell’Osservatorio sulle carceri (O.N.A.C.) di A.I.G.A.-Roma. Due i punti dai quali si è partiti, l’esclusione di fatto di una parte consistente della popolazione italiana dalla vita culturale della società (come dimostrano i dati dello stesso Ministero della Giustizia- Detenuti per titolo di studio,  al 31 dicembre 2025); la necessità di garantire percorsi di crescita personale dei detenuti, mirati a riportare il cittadino all’interno della comunità, attraverso istruzione e cultura, veri e propri pilastri pedagogici e costituzionali legati all’articolo 27 della Costituzione italiana. A partire da tali presupposti e da quanto è emerso negli incontri con le regioni per la costituzione di una rete tra le biblioteche nelle carceri delle regioni con le quali si è stabilita una fattiva collaborazione, si è proposto un percorso per la definizione di una cornice “istituzionale” che, da alcune consolidate esperienze in atto, come quelle rappresentate dal CESP-Rete delle scuole ristrette, favorisca un intervento strutturale e non episodico dei detenuti in merito ai temi trattati. Su questo la Vicepresidente del Senato ha dimostrato la disponibilità politica e istituzionale per trasformare progetti pilota sulla cultura in carcere in riforme strutturali, dimostrando un’apertura formale per dare un seguito concreto alle proposte avanzate e offrendo una sponda legislativa a iniziative che spesso restano frammentate. Al termine dell’incontro ci si è dato appuntamento al Festival dei Due Mondi di Spoleto, nel quale il CESP e la Rete sono inseriti da undici anni. In tale ambito la Compagnia #SIneNOmine (Direttore artistico Giorgio Flamini), il 7 e l’8 luglio presenterà lo spettacolo “Innominabile ’27. Non posso continuare. Continuerò” dedicato a Samuel Beckett e interpretato dai detenuti della Casa di Reclusione di Spoleto che si svolgerà all’interno delle mura del penitenziario. In continuità con lo spettacolo, il CESP-Rete delle scuole ristrette, l’8 e il 9 luglio svolgerà un seminario di formazione/aggiornamento “Lo scaffale di Caino: uno sguardo oltre le sbarre. Non posso continuare. Continuerò” che si aprirà nel pomeriggio dell’8 luglio, prevedendo la partecipazione dei docenti della Rete alla replica dello spettacolo e continuerà il 9 luglio per fare, insieme ai docenti della Rete, un bilancio complessivo, sia dell’attività svolta nell’anno in corso che dello stato dei percorsi di istruzione e cultura negli istituti penitenziari per definire le linee di intervento per l’anno scolastico 2026-2027. Anna Grazia Stammati (Presidente CESP)
May 18, 2026
Cobas Scuola
DOMANDE INSERIMENTO ELENCHI REGIONALI DOCENTI DAL 6 AL 25 MAGGIO 2026
Con la nota n. 11301 del 29/04/2026 avente per oggetto  “Costituzione degli elenchi regionali di cui all’articolo 399, comma 3-ter, del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, per l’anno scolastico 2026/2027”. Il MIM ha comunicato la tempistica per la presentazione delle domande per l’iscrizione negli elenchi regionali finalizzate alle immissioni in ruolo. La domanda potrà essere presentata unicamente in modalità telematica dal 6 maggio (h. 09.00) al 25 maggio 2026 (h. 23.59). Percorso per la presentazione della domanda: www.mim.gov.it – “Argomenti e Servizi > Servizi > lettera P > Piattaforma Concorsi e Procedure selettive”. Possono presentare domanda di iscrizione agli elenchi regionali i candidati che hanno superato i seguenti concorsi: * concorso ordinario n. 498 e n. 499 del 21 aprile 2020, incluse le classi di concorso di cui al decreto dipartimentale n. 826 dell’11 giugno 2021 [concorso ordinario 2020 + STEM 1]; * procedure concorsuali bandite con il decreto direttoriale n. 252 del 31 gennaio 2022 [STEM 2]; * procedura concorsuale bandita con il decreto direttoriale n. 1330 del 4 agosto 2023 [ed. motoria primaria]; * procedure concorsuali bandite con i decreti direttoriali n. 2575 e n. 2576 del 6 dicembre 2023 [PNRR1]; * procedure concorsuali bandite con i decreti direttoriali n. 3059 e n. 3060 del 10 dicembre 2024 [PNRR2]. Per inserirsi negli elenchi le graduatorie dei concorsi devono essere state pubblicate entro il 10 dicembre 2025. I concorsi sono superati se nella prova orale è stato raggiunto il voto minimo di almeno 70/100, oppure nel caso del concorso straordinario 2020 il voto di almeno 56 punti nella prova scritta. Per le classi di concorso della scuola secondaria per le quali la procedura concorsuale ha previsto lo svolgimento della prova pratica nell’ambito della prova orale, il punteggio di riferimento è dato dalla media aritmetica della valutazione della prova pratica e del colloquio. Non possono inserirsi negli elenchi regionali coloro che sono in possesso di un contratto a tempo indeterminato o determinato finalizzato al ruolo. I candidati possono partecipare distintamente per ciascuna delle procedure concorsuali cui hanno titolo, per un’unica regione di destinazione. Qualora il candidato abbia titolo all’iscrizione negli elenchi regionali maturato nell’ambito di più procedure concorsuali per la medesima classe di concorso o tipologia di posto, la posizione sarà determinata avendo riguardo alla procedura temporalmente precedente. All’interno della singola classe di concorso o tipologia di posto, gli aspiranti sono graduati sulla base dell’ordine cronologico della procedura concorsuale cui hanno titolo, con riferimento alla data di pubblicazione del relativo bando. Gli aspiranti appartenenti alla medesima procedura concorsuale sono graduati in due sezioni, da cui si attinge nel seguente ordine: a. la prima, costituita dagli aspiranti che hanno svolto il concorso nella regione nella quale chiedono l’iscrizione nell’elenco; b. la seconda, costituita dagli aspiranti che hanno svolto il concorso in una regione diversa da quella nella quale chiedono l’iscrizione nell’elenco. All’interno di ciascuna sezione, gli aspiranti sono graduati sulla base della somma dei punteggi riportati nella prova scritta e nella prova orale. Gli aspiranti del concorso straordinario 2020 sono graduati sulla base del punteggio conseguito nella prova scritta. I docenti selezionati tramite le graduatorie dei concorsi PNRR, qualora non siano ancora abilitati, verranno assunti con contratto a tempo determinato finalizzato alla stabilizzazione e dovranno conseguire l’abilitazione entro la fine dell’anno scolastico, altrimenti perderanno il diritto all’immissione in ruolo. I candidati destinatari della proposta di assunzione avranno 5 giorni per accettare in modo esplicito la sede assegnata; la mancata risposta sarà considerata rinuncia. Per l’anno scolastico 2026/27, l’accettazione dell’incarico tramite gli elenchi regionali comporterà l’esclusione dalle successive nomine a tempo determinato. COBAS SCUOLA DOMANDE INSERIMENTO ELENCHI REGIONALI DOCENTIDownload
May 4, 2026
Cobas Scuola
6 e 7 maggio Sciopero della Scuola con manifestazioni territoriali. A Roma il 6, ore 10, al Ministero dell’Istruzione
I COBAS SCUOLA indicono lo sciopero generale delle scuole di ogni ordine e grado per le intere giornate del 6 e 7 maggio con i seguenti obiettivi: Contro le prove Invalsi. Il 6 e 7 maggio nella scuola Primaria vengono somministrate le prove Invalsi; scioperando, si potrà impedire lo svolgimento di questi quiz inutili e dannosi che: a) non hanno determinato sviluppi positivi nel sistema educativo; b) non misurano competenze poiché sono costituite da test decontestualizzati a risposta chiusa o aperta univoca; la valutazione delle competenze richiede strumenti specifici; c) hanno diffuso nelle scuole la pratica del /teaching to test/, sottraendo tempo e attenzione alla didattica attiva. Recupero di almeno il 30% del potere d’acquisto di docenti ed ATA.  Negli ultimi 30 anni, il potere d’acquisto di docenti ed ATA si è ridotto di circa il 30%. Gli aumenti del 6% nel contratto-miseria appena firmato non solo non compensano il forte calo dei salari, ma sono lontanissimi pure dal coprire l’inflazione del 14,8% dell’ultimo triennio. Questa continua perdita svaluta la funzione educativa, impoverendo le condizioni di vita di docenti e ATA. La qualità dell’istruzione dipende anche dal riconoscimento economico dei suoi protagonisti. Ritiro della riforma dei Tecnici. La riduzione da 5 a 4 anni di studio negli Istituti Tecnici comporterebbe la compressione dei programmi e l’abbassamento della qualità, l’aumento delle ore settimanali e dei carichi di lavoro e di studio per docenti e studenti, la drastica perdita di posti di lavoro, l’aumento delle diseguaglianze educative, perché colpirebbe maggiormente gli studenti più “fragili” per i quali l’istruzione è l’unico motore di crescita.Per docenti ed ATA pensione come l’ultimo stipendio e in età compatibile con un lavoro gravoso e usurante – No al Fondo Espero e al silenzio-assenso.  È necessario aumentare le risorse per le pensioni, garantendole pari all’ultimo stipendio e a un’età compatibile con la fatica fisica e psicologica del lavoro docente ed ATA. Il Fondo Espero è un’inaccettabile privatizzazione della previdenza, per giunta usando il liberticida silenzio-assenso per i neo-assunti. Assunzione su tutti i posti disponibili e ripristino del “doppio canale” per eliminare il precariato. Da decenni, più di 200.000 docenti e ATA vivono nell’instabilità cronica, privi di continuità didattica e di tutele, situazione che e danneggia la qualità dell’insegnamento e la continuità educativa. È necessario assumere “in ruolo” su tutti i posti vacanti e disponibili in organico, con procedure snelle e trasparenti e ripristinando il “doppio canale”. Ruolo unico docenti. La frammentazione degli insegnanti in ruoli e contratti differenziati ha creato disuguaglianze ingiustificate. Il ruolo unico docente, dall’Infanzia alla scuola secondaria di secondo grado, intende riconoscere la natura unitaria della funzione docente. L’insegnamento, pur con le sue specificità, è fondato sulla medesima finalità educativa e formativa: dunque, con il ruolo unico, verrebbero superate le disparità contrattuali e di carriera.No alle Indicazioni Nazionali 2025.  Sono Indicazioni fortemente ideologiche, intrise di nazionalismo e retorica, che usano la “valorizzazione dei talenti” per una selezione classista, per costruire l’egemonia politico-culturale della destra con l’ossessione identitaria e occidentalista, soprattutto nell’insegnamento della Storia, e con l’autoritarismo che le attraversa e che vieta (o limita) la didattica su sessualità ed affettività anche alle medie e alle superiori. No all’Autonomia differenziata. L’AD non garantisce i servizi essenziali e i diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale, frammenta scuola e sanità creando disuguaglianze nell’offerta formativa, nei diritti sociali, in particolare nei diritti all’istruzione e alla salute della popolazione.                                                                                             Esecutivo nazionale COBAS Scuola
April 27, 2026
Cobas Scuola
22 aprile  Convegno CESP- COBAS “Diseguaglianze educative, BES, Invalsi”
Il 22 aprile si terrà il terzo Convegno organizzato dal CESP per l’anno scolastico in corso, dedicato al tema “Disuguaglianze educative, BES, INVALSI”. L’iniziativa, in continuità con un format già sperimentato con successo, coinvolgerà contemporaneamente venticinque città/province italiane: i docenti, riuniti in presenza nelle sedi territoriali, seguiranno gli interventi collegati con la Sala Convegni CESP di Roma e proseguiranno poi il confronto a livello locale. Particolare attenzione sarà dedicata anche all’istruzione negli istituti penitenziari, con una sessione specifica. La scelta del tema nasce dall’esigenza di interrogarsi su una contraddizione del sistema scolastico italiano: nonostante decenni di riforme, politiche per l’inclusione, investimenti e monitoraggi, la scuola continua  non solo a riflettere, ma spesso anche a riprodurre le disuguaglianze sociali, piuttosto che a contrastarle. La scolarizzazione di massa, avvenuta tra gli anni Sessanta e Novanta, ha ampliato l’accesso alla scuola, ma ha anche spostato i meccanismi di selezione all’interno del sistema stesso. A partire dagli anni Novanta, l’affermazione di modelli ispirati a logiche di mercato ha ulteriormente rafforzato il paradigma meritocratico, che trova oggi una delle sue espressioni più evidenti nell’enfasi sulla valorizzazione dei talenti e sulla personalizzazione dei percorsi didattici promossa dal pensiero di Valditara. In realtà, tale visione legittima le disuguaglianze di partenza occultando il peso del capitale economico, culturale e sociale di cui è portatore ciascuno studente. Credere nel merito serve a normalizzare e rendere psicologicamente sostenibili profonde ingiustizie strutturali. In questo scenario si collocano le prove INVALSI, che da anni monitorano gli apprendimenti attraverso test standardizzati. Il Rapporto INVALSI 2025 restituisce un quadro complesso: diminuisce la dispersione scolastica esplicita, ma cresce quella implicita, cioè la quota di studenti che, pur conseguendo un titolo di studio, non raggiungono livelli adeguati di competenze. Roberto Ricci, presidente dell’Invalsi, considera l’aumento della dispersione scolastica implicita come un effetto collaterale della riduzione di quella esplicita. In altre parole, il sistema scolastico faticherebbe a reggere la crescente complessità di una popolazione studentesca più ampia. Dal 2018 gli apprendimenti risultano in calo e persistono forti divari legati al contesto socio-economico, al territorio, al background migratorio e all’indirizzo di studio, con differenze marcate tra licei e istituti professionali. La valutazione INVALSI rende visibili disuguaglianze ormai note da tempo, senza però offrire strumenti adeguati per affrontarle. Si concentra sul risultato, sulla risposta corretta, ma non coglie le condizioni entro cui i processi di apprendimento si sviluppano. Questo limite appare ancora più evidente se lo si osserva alla luce delle politiche di inclusione scolastica attuate nel sistema educativo italiano. Con l’introduzione della categoria dei Bisogni Educativi Speciali si è raggiunto il massimo livello di categorizzazione della popolazione scolastica. Strumenti formali come il Piano Educativo Individualizzato o il Piano Didattico Personalizzato finiscono spesso per costruire percorsi separati: nelle classi si praticano due didattiche distinte, una rivolta alla maggior parte degli allievi,  coloro che vengono considerati  già “inclusi”, e un’altra destinata a coloro che sono “da includere”. Eppure, nella riflessione pedagogica, individualizzazione e personalizzazione non indicano interventi per pochi, ma significano rendere la didattica flessibile, capace di rispondere alle differenze senza ridurle a etichette. In questa prospettiva, l’inclusione non va concepita come un prodotto, come un risultato finale da certificare o misurare, ma come un processo che riguarda l’intero sistema scolastico: le pratiche didattiche, i modelli valutativi, l’organizzazione delle classi e delle istituzioni. Ciò implica un ripensamento profondo, capace di mettere in discussione la logica della standardizzazione e della categorizzazione: da quella della diagnosi, a quella del voto, a quella della misurazione INVALSI. Il Convegno CESP si inserisce in questo dibattito. Se è vero che la scuola italiana resta segnata da disuguaglianze strutturali, è altrettanto vero che un cambiamento è possibile. La storia del sistema educativo dimostra che trasformazioni significative possono nascere dal basso, dalle pratiche didattiche quotidiane e, contestualmente, da una mobilitazione capace di rivendicare una scuola che sia autentico spazio di equità, partecipazione e inclusione. Bruna Sferra    Esecutivo COBAS Scuola di Roma e Provincia
April 7, 2026
Cobas Scuola
INSERIMENTO E AGGIORNAMENTO GRADUATORIE ATA 24 MESI, A.S. 2026-2027
Con la nota n. 10009 del 15/04/2026 il MIM ha comunicato la tempistica per l’inserimento e l’aggiornamento delle graduatorie provinciali permanenti del personale ATA (24 mesi) per l’anno scolastico 2026/2027. Entro il 21 aprile gli USR e gli Ambiti Territoriali dovranno pubblicare sui propri siti i bandi regionali. I candidati dovranno presentare la domanda, esclusivamente su istanza on line, dal 28 aprile al 19 maggio 2026. Requisiti di accesso. 1. assistente amministrativo: diploma di maturità, CIAD (solo per i nuovi inserimenti), 24 mesi di servizio (23 mesi e 16 giorni), anche non continuativi, nelle scuole statali. Il servizio deve essere stato svolto nello stesso profilo e/o in uno dell’area immediatamente superiore; 2. assistente tecnico: diploma coerente con l’area di laboratorio, CIAD (solo per i nuovi inserimenti), 24 mesi di servizio (23 mesi e 16 giorni), anche non continuativi, nelle scuole statali. Il servizio deve essere stato svolto nello stesso profilo e/o in uno dell’area immediatamente superiore; 3. cuoco: diploma servizi di ristorazione (cucina), CIAD (solo per i nuovi inserimenti), 24 mesi di servizio (23 mesi e 16 giorni), anche non continuativi, nelle scuole statali. Il servizio deve essere stato svolto nello stesso profilo e/o in uno dell’area immediatamente superiore; 4. infermiere: laurea in scienze infermieristiche o equipollente, CIAD (solo per i nuovi inserimenti), 24 mesi di servizio (23 mesi e 16 giorni), anche non continuativi, nelle scuole statali. Il servizio deve essere stato svolto nello stesso profilo e/o in uno dell’area immediatamente superiore; 5. guardarobiere: qualifica operatore della moda, CIAD (solo per i nuovi inserimenti), 24 mesi di servizio (23 mesi e 16 giorni), anche non continuativi, nelle scuole statali. Il servizio deve essere stato svolto nello stesso profilo e/o in uno dell’area immediatamente superiore; 6. operatore servizi agrari: qualifica triennale agroalimentare, CIAD (solo per i nuovi inserimenti), 24 mesi di servizio (23 mesi e 16 giorni), anche non continuativi, nelle scuole statali. Il servizio deve essere stato svolto nello stesso profilo e/o in uno dell’area immediatamente superiore; 7. collaboratore scolastico: qualifica o diploma (anche triennale o regionale) 24 mesi di servizio (23 mesi e 16 giorni), anche non continuativi, nelle scuole statali. Il servizio deve essere stato svolto nello stesso profilo e/o in uno dell’area immediatamente superiore.  Il servizio svolto in part time è valutato per intero ai fini dell’inserimento/aggiornamento. Le graduatorie saranno utilizzate sia per le immissioni in ruolo sia per il conferimento delle supplenze annuali nelle scuole statali.
April 6, 2026
Cobas Scuola
I COBAS contro la riforma degli Istituti Tecnici (DM 29/2026)
La Riforma degli istituti tecnici, in sintonia con l’istituzione della Filiera tecnico-professionale 4+2, i Licei Made in Italy e i Licei TED risponde al disegno di subordinare la scuola all’impresa, trasformare lo studente in un apprendista precoce, un “imprenditore” di sé stesso. Il principio che sottende tali riforme è che il benessere della società derivi da quello dell’ impresa, di cui la scuola deve essere al servizio. Con tale riforma, l’azienda detta alla scuola tempi e programmi. Negli anni ’70 del secolo scorso, si conquistarono le 150 ore per il diritto allo studio dei lavoratori, un monte ore retribuito per corsi di formazione e titoli di studio: il mondo del lavoro si appropriava della scuola . Dal 2015(Legge 107, la “Buona scuola”) ad ora, il rapporto si è rovesciato. Con l’introduzione dell’alternanza scuola lavoro (ora FLS) gli studenti entrano in azienda e talvolta vi muoiono o vi restano feriti (dati INAIL 2024: 1 morto e 2000 incidenti; 1050 denunce nel primo semestre 2025). Gli studenti devono uniformarsi al “Just in time”, alla fluttuazione del mercato del lavoro. Ora anche i docenti entrano nell’azienda e partecipano all'”aggiornamento” delle discipline tecnico-professionale, finalizzato all’intensificazione dei rapporti con il sistema produttivo. Il DM 29 provoca una notevole riduzione del curricolo nazionale. La riforma si applica dalle prime classi dell’anno scolastico 2026-27 e la riduzione è di ben 132 ore rispetto ad ora. La disciplina più colpita è la Geografia. Vengono eliminate 2 ore nel biennio economico e 6 ore nel triennio ad indirizzo turistico. L’ insegnamento della disciplina si riduce ad un’ ora settimanale al primo anno. L’Italiano subisce la contrazione di un’ora nelle quinte classi (33 ore in meno). Vi è poi una riduzione della seconda lingua straniera ,specialmente nel settore economico (2 ore settimanali rispetto alle 3 odierne) e nell’ultimo anno l’insegnamento si riduce ad una sola ora settimanale. La nuova disciplina Scienze sperimentali accorperà Biologia, Chimica, Fisica e Scienza della Terra con un taglio di 231 ore, sconfessando il mantra della centralità delle discipline STEM (Science, technology engineering ,mathematics).L’obiettivo sarebbe quello di “promuovere una cultura scientifica”, collegando gli insegnamenti mediante un linguaggio comune e attività interdisciplinari. La nuova materia verrà insegnata da docenti diversi ma avrà un unico voto in pagella. I docenti dovranno alternarsi nell’insegnamento e poi ricompattarsi durante gli scrutini per elaborare il voto! La riforma prevede anche l’anticipo del FSL (formazione scuola lavoro) a partire dal secondo anno, all’ età di quindici anni! Il decreto è stato pubblicato ad iscrizioni scolastiche già concluse, senza trasparenza e rispetto nei confronti delle famiglie: le iscrizioni sono infatti avvenute su piani di studi diversi da quelli della riforma. Nella circolare 1397 del 19/3/2026 il ministero ha fornito indicazioni volte a mitigare le criticità della riforma. Per evitare il rischio di soprannumerarietà ,le scuole possono(devono ,in modo quasi prescrittivo)far ricorso al curricolo a disposizione delle scuole, pari a 66 ore per ciascun anno scolastico del biennio, pari a 2 ore settimanali. Tale flessibilità organizzativa metterà in moto una frammentazione del sistema educativo nazionale. La discrezionalità nel definire i programmi scardinerà l’uguaglianza e omogeneità dell’ offerta formativa. L’ eccessiva flessibilità curricolare potrebbe essere interpretata come una violazione della competenza esclusiva dello Stato in materia di “Norme generali sull’ istruzione” e metterà in moto una miriade di ricorsi. Avremo insomma un ritorno della vecchia ed insipida scuola di avviamento professionale poiché il DM risponde a un perverso principio della destra italiana: i figli delle famiglie povere non possono studiare per CONOSCERE ,ma solo per IMPARARE un lavoro. Gli alunni avranno un accesso al lavoro in piena età dell’ obbligo e la scuola avrà una posizione ancillare nei confronti delle aziende. L’8 aprile c’è stato un incontro di conciliazione tra il MIM e quasi tutte le sigle sindacali che ha portato un parziale allentamento delle tensioni ma non ha assolutamente risolto i problemi di fondo della controriforma. L’ amministrazione si è dichiarata disponibile a introdurre cattedre con orario inferiore alle 18 ore settimanali, ma la strada verso una soluzione condivisa appare lontanissima. Il Consiglio Superiore della Pubblica istruzione , oltre a criticare la tempistica della riforma, avvenuta ad iscrizioni già effettuate ,ha segnalato forti criticità per le scuole proprio per la nuova disciplina “Scienze sperimentali”. Le classi di concorso dei docenti impegnati in tale insegnamento sono, infatti, diverse. Il CSPI chiede al MIM chiarezza operativa per le istituzioni scolastiche, noi COBAS invece, chiediamo di rispedire al mittente tale sciagurata riforma. Ci opporremo con tutte la nostre energie per bloccare questo scellerato disegno, a partire dallo sciopero da noi indetto nelle giornate del 6 e 7 maggio che, oltre a dire NO ai test INVALSI nelle primarie, ha nella sua piattaforma anche la cancellazione del DM 29/2026 . Invitiamo, quindi, docenti ,genitori, ATA e studenti a mobilitarsi in occasione dello sciopero per salvaguardare l’ integrità e la specificità del nostro sistema scolastico. Massimo Montella Esecutivo Nazionale COBAS Scuola
April 6, 2026
Cobas Scuola
I COBAS sul contratto Scuola 2025-2027: il “pesce d’aprile” degli aumenti
Il 1° aprile 2026 è stato sottoscritta, presso l’ARaN, l’ipotesi di accordo per la parte economica del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto Istruzione e Ricerca per il triennio 2025-2027. A sottoscriverla sono stati tutti i sindacati rappresentativi del settore. Anche per questo rinnovo contrattuale i sindacati firmatari hanno sottolineato con enfasi gli aumenti stipendiali, che al contrario, non corrispondono minimamente al recupero del potere d’acquisto perso dalle lavoratrici e dai lavoratori della Scuola negli anni. L’intesa siglata presso l’ARAN è stata presentata come un passo avanti significativo per il Comparto Scuola.  Invece, emergono criticità strutturali che mettono in discussione la reale portata degli aumenti annunciati. I COBAS denunciano con forza quella che definiscono una vera e propria mistificazione, un racconto ottimistico che non trova riscontro nei dati concreti e nelle condizioni materiali di docenti e personale ATA. Secondo i dati ufficiali, l’aumento medio previsto si attesta intorno al 6%. Una percentuale che potrebbe apparire “decente”, ma che perde significato se confrontata con l’erosione del potere d’acquisto registrata negli ultimi anni. Solo pochi mesi fa, infatti, la FLC CGIL motivava la mancata firma del CCNL 2022-2024 denunciando l’insufficienza degli aumenti rispetto a un’inflazione che aveva superato il 17%, sottolineando come le risorse stanziate coprissero appena un terzo della perdita reale. Oggi, invece, la stessa organizzazione giudica positivamente un accordo che, pur dichiarando di allinearsi all’inflazione prevista, non recupera affatto il divario accumulato: A differenza del precedente CCNL 2022-2024 – che la FLC CGIL non ha sottoscritto poiché copriva solo 1/3 dell’inflazione del triennio di riferimento – questo accordo tutela immediatamente i salari allineandoli all’inflazione prevista dall’Istat per il triennio.  Il nodo centrale resta proprio questo. Se nel precedente triennio un aumento medio del 6% ha comportato una perdita dell’11% (dati FLC CGIL) del potere d’acquisto, sarebbe stato necessario prevedere incrementi ben più consistenti, almeno nell’ordine del 17%, per il periodo 2025-2027. Una semplice operazione aritmetica che evidenzia la distanza tra narrazione e realtà. In questo quadro, l’incoerenza delle valutazioni sindacali appare lampante. A rendere ancora più inaccettabile l’impianto dell’accordo contribuiscono le stime sull’inflazione futura. Le previsioni ufficiali indicano un 5,9% nel triennio, ma numerosi istituti di analisi economica suggeriscono uno scenario ben più critico.  Nonostante ciò, i firmatari parlano di un risultato storico, enfatizzando soprattutto la rapidità con cui sono stati conclusi gli ultimi due rinnovi contrattuali. Una narrazione che punta a costruire una “ubriacatura dei tempi”, volendo far percepire la velocità come un valore in sé, indipendentemente dai contenuti. In realtà, questa accelerazione non si traduce in qualità né, tantomeno, in un miglioramento concreto delle condizioni economiche del personale scolastico. Anzi, questa enfasi sui tempi finisce per offuscare l’aspetto più rilevante: l’inconsistenza degli aumenti, che restano lontani dalle reali esigenze e aspettative di chi lavora nella scuola. E’ poi grave la conferma di una discriminazione ormai strutturale. Il contratto continua a escludere i docenti con supplenze brevi e saltuarie dal riconoscimento della RPD, così come il personale ATA precario dal CIA. Una scelta che contrasta apertamente con numerose pronunce giurisprudenziali, le quali hanno ribadito il principio di parità di trattamento tra lavoratori che svolgono le stesse mansioni. Questa situazione alimenta un contenzioso continuo, costringendo migliaia di lavoratori a ricorrere ai tribunali per ottenere diritti elementari. I COBAS continueranno con le azioni legali, segno evidente di un conflitto che il contratto non solo non risolve, ma contribuisce a perpetuare. Il quadro complessivo è piuttosto chiaro. Al netto dell’inflazione, le retribuzioni reali di docenti e ATA continuano a diminuire. Si tratta di una tendenza strutturale che rischia di compromettere l’attrattività stessa del lavoro nella scuola pubblica. Il personale ATA continua a essere considerato marginale, nonostante svolga un ruolo essenziale per il funzionamento quotidiano delle istituzioni scolastiche. Una sottovalutazione che si traduce in mancato riconoscimento economico e professionale. Di fronte a questo scenario, la questione non è solo contrattuale ma politica e culturale. La scuola pubblica non può essere trattata come un ambito su cui esercitare politiche di contenimento della spesa. È un pilastro della democrazia, un investimento sul futuro del Paese, e come tale dovrebbe essere sostenuta. Per i COBAS un vero rinnovo contrattuale dovrebbe fondarsi su principi chiari: recupero integrale del potere d’acquisto, parità di trattamento tra personale stabile e precario, riduzione dei carichi di lavoro, valorizzazione delle professionalità e stabilizzazione dei lavoratori precari.Non bastano piccoli aggiustamenti o misure simboliche, è necessario un investimento strutturale che restituisca dignità economica e professionale a chi ogni giorno garantisce il diritto allo studio e la formazione delle nuove generazioni. Domenico Montuori   Esecutivo nazionale COBAS Scuola 2026_04_01_I_CCNL_CIR_2025_2027-firmatoDownload
April 5, 2026
Cobas Scuola
Dal Convegno CESP “Diseguaglianze educative, BES, Invalsi” alla mobilitazione della scuola 6 e 7 maggio
Superate le 300 presenze nel Convegno svoltosi il 22 aprile “Diseguaglianze educative, BES, Invalsi”, durante il quale oltre ai docenti, dirigenti, personale Ata e alcuni genitori, che hanno seguito i lavori della giornata nelle 24 città indicate nel programma, si sono collegati da altre sedi, colleghe/i di Barletta, Bologna, Brindisi, Catania, Messina. Ancora una volta si dimostra vincente il format utilizzato quest’anno dal CESP (presenza nelle città indicate, di Docenti, Dirigenti e ATA, delle scuole di ogni ordine e grado, ivi compresi i CPIA e i percorsi di istruzione nelle carceri, collegati contemporaneamente con la Sede Nazionale del CESP, successivo confronto nelle singole sedi sui temi trattati, approfondimento nel primo pomeriggio delle specifiche tematiche relative ai percorsi di istruzione nelle carceri). La mattinata è stata aperta dalle relazioni della Presidente del CESP, Anna Grazia Stammati, da Bruna Sferra (insegnante primaria e Referente CESP-Roma), Davide Zotti (docente secondaria di II grado e Referente CESP-Trieste) ed è proseguita con gli interventi degli esponenti CESP e della “Rete delle scuole ristrette”, presenti nelle altre sedi, Giovanni Bruno (CESP- Pisa), Giorgio Flamini (Rete delle scuole ristrette-Spoleto-PG), Alessandra Gaviano (Rete delle scuole ristrette-Grosseto), Patrizia Lazzari (Rete delle scuole ristrette- Genova), Massimo Montella (CESP- Napoli), Silvana Vacirca (CESP- Firenze). Nelle relazioni e negli articolati interventi, difficili da sintetizzare in poche righe (i materiali saranno a breve messi a disposizione), è stata evidenziata la multidimensionalità delle disuguaglianze, i suoi aspetti strutturali, le dinamiche individuali e il complesso e problematico compito della scuola nel riequilibrare le disuguaglianze scolastiche. In tale prospettiva è stata analizzata la valutazione INVALSI che rende visibili disuguaglianze ormai note da tempo, senza però offrire strumenti adeguati per affrontarle, limite che alla luce delle politiche di inclusione scolastica, finisce spesso per costruire percorsi separati, categorizzando la popolazione scolastica (come nel caso dei Bisogni Educativi Speciali). Tutto ciò, mentre la mancanza di beni e servizi culturali nei territori, quali infra-strutture della conoscenza, effettivamente accessibili e fruibili da tutti, impedisce, nei fatti, un vero contrasto alla povertà educativa e alla sua trasmissibilità intergenerazionale. Nel corso del confronto e dell’intensa interazione con i partecipanti delle varie sedi, è emersa la consapevolezza del profondo cambiamento del ruolo della scuola e degliinsegnanti, i quali si trovano ad affrontare una sfida sociale che va ben oltre il «trasmettere» conoscenze e formare competenze e adover gestire il disagio emotivo degli studenti e la personalizzazione estrema della didattica. Di fronte a tutto ciò è stata condivisa la necessità di assumere un atteggiamento di critica consapevole nei confronti delle scelte di politica scolastica messe in atto sino ad oggi e di portare, sin dentro il Ministero Istruzione, le istanze emerse nel Convegno, a partire dal 6 maggio prossimo, primo giorno della mobilitazione in difesa della scuola pubblica, quando si effettueranno manifestazioni territoriali e in particolare quella che si svolgerà a Roma (ore 10) appunto al MIM (V.le Trastevere), durante la quale si chiederà un confronto sulle problematiche emerse nel convegno.  Anna Grazia Stammati – presidente CESP
April 3, 2026
Cobas Scuola
22 aprile Convegno nazionale CESP- COBAS “Diseguaglianze educative, BES, Invalsi”
Il 22 aprile si terrà il terzo Convegno organizzato dal CESP per quest’anno scolastico “Disuguaglianze educative, BES, INVALSI”. In continuità con il format di successo, già sperimentato il 10 ottobre scorso, i lavori si svolgeranno contemporaneamente in venticinque città/province, nelle quali i docenti delle scuole di ogni ordine e grado, riuniti in presenza presso la sede scelta, saranno collegati online con la Sala Convegni CESP di Roma. Al termine degli interventi, chiuso il collegamento generale, la discussione continuerà in presenza, nelle singole città, mentre i docenti e i dirigenti delle sezioni con sedi negli istituti penitenziari, daranno vita ad una specifica sessione sullo stato dell’istruzione in carcere.  La scelta del tema di questo terzo seminario è nata dall’esigenza di approfondire le problematiche connesse al perdurare delle disuguaglianze nel sistema scolastico italiano nonostante la presenza di molteplici interventi posti in essere in questi ultimi decenni. Nonostante gli interventi di didattica personalizzata per gli alunni e le alunne che rientrano nelle categorie di BES, i diversi piani per l’Inclusione, i progetti finanziati con il PNRR, l’operato dell’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione (INVALSI) che da venti anni somministra annualmente test nazionali standardizzati, la scuola continua, infatti, a fungere da specchio delle disuguaglianze sociali piuttosto che da motore di cambiamento Il dibattito scientifico degli ultimi settant’anni ha evidenziato come, malgrado la scolarizzazione di massa, le disuguaglianze di origine sociale persistano e si stratifichino nella popolazione studentesca modellando profondamente le aspirazioni e il futuro lavorativo degli individui. Per contrastare le profonde disuguaglianze sociali, il sistema scolastico italiano ha attuato, tra gli anni ’60 e ’90, una democratizzazione dell’istruzione culminata nella scuola di massa; tuttavia, questo processo ha semplicemente trasformato la selezione iniziale in una selezione interna al percorso di studi. Dagli anni Novanta, questa fase è stata sostituita da modelli aziendalistici e logiche di mercato, consolidando un paradigma meritocratico che ha trovato il suo apice simbolico nella recente istituzione del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM). Secondo l’idea di fondo della visione meritocratica, la valorizzazione del talento individuale permette di neutralizzare i privilegi o le disuguaglianze d’origine, garantendo una competizione equa e un effettivo livellamento delle opportunità. Nella realtà la meritocrazia scolastica agisce come un dispositivo ideologico volto a legittimare le disuguaglianze di partenza, perché ridurre il valore di una persona ai suoi risultati accademici significa ignorare il capitale economico e culturale ereditato, spacciando per sforzo individuale ciò che è, in realtà, un privilegio sociale. Il mito meritocratico diventa più un meccanismo di difesa, proprio di quei contesti in cui più forte è la disparità, perché credere nel merito serve a normalizzare e rendere psicologicamente sostenibili profonde ingiustizie strutturali. L’origine sociale, invece, continua a modellare profondamente le aspirazioni e il futuro lavorativo degli individui, poggiando su un capitale sociale fatto di relazioni e scambi emotivi, indissociabile dal capitale informativo, ovvero da quel bagaglio di conoscenze che permette di orientarsi con successo nei cambiamenti. Possedere un capitale informativo elevato non significa solo detenere dati, ma saperli usare per risolvere problemi, prendere decisioni oculate e integrare costantemente nuove abilità e questo “sistema” di disposizioni durature e inconsapevoli, interiorizzate sin dall’infanzia tramite l’educazione familiare, orienta i gusti e le scelte degli studenti, rendendo ‘naturale’ il perseguimento di certi destini professionali e determina anche la capacità di attivare il capitale sociale, poiché la rete di relazioni e scambi informativi non è statica, ma dipende dalla padronanza di codici comuni e modi di agire condivisi all’interno del proprio gruppo. In questo quadro il nesso tra Disuguaglianze educative, Bisogni Educativi Speciali (BES) e prove strutturate INVALSI è complesso e presenta criticità strutturali. L’ indagine INVALSI che si ripete ritualmente ogni anno, non fa che riportare e quantificare il legame tra lo status socio-economico-culturale delle famiglie e i risultati scolastici, rendendo visibili le disuguaglianze, ma non fornendo alcun elemento concreto di riflessione, in quanto i dati che emergono dal “monitoraggio”, più che consentire di individuare situazioni di fragilità specifiche e progettare interventi mirati per il recupero delle competenze, etichetta e stigmatizza. I test standardizzati non favoriscono l’inclusione poiché non tengono conto della personalizzazione dei percorsi educativi necessaria per gli alunni BES, rischiando di aumentare il senso di frustrazione o insicurezza dello studente.  Anna Grazia Stammati  presidente CESP- Centro Studi Scuola Pubblica Programma CESP- DISUGUAGLIANZE EDUCATIVE-BES-INVALSIDownload
March 26, 2026
Cobas Scuola