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La lotta continua: comunicato del Comitato Antirepressione – Milano sulla sentenza del processo di Budapest
Dopo due settimane dalla sentenza di primo grado per Maja, Gabri e Anna del processo di Budapest ancora non sono chiare le tempistiche per il ricorso nè quali saranno le implicazioni per Maja rispetto alla sua lunghissima carcerazione. Nonostante la forte riduzione della pena rispetto alle spropositate richieste dell’accusa che prevedevano una pena massima di 24 anni e all’inaccettabile proposta di patteggiamento a 14 anni di carcere i tre imputati hanno deciso di fare ricorso in appello immediatamente dopo la fine dell’udienza. A gravare sulle misure inflitte, come denunciato fin dall’inizio del processo, non è stata tanto la gravità delle presunte violenze, ma l’accusa di far parte di un’organizzazione criminale organizzata. Nonostante le prove frammentate e le testimonianze contraddittorie l’impianto dell’accusa si è basato esclusivamente su un teorema, supportato dal giudice stesso e dalla narrazione del Governo ungherese, di criminalizzazione dei partecipanti alle manifestazioni contro la giornata dell’onore in quanto antifascisti. Il nostro compagno Gabri si trova ancora libero in Italia e continueremo a mostrargli tutto il nostro supporto e vicinanza nell’affrontare i prossimi gradi di giudizio. A gravare ulteriormente sui tre imputati sono le spese processuali pari a circa 80.000 euro. A questo ovviamente si aggiungono gli onorari degli avvocati, le spese di traduzione a carico degli imputati le spese della famiglia di Maja per le visite e il sostentamento in carcere, ecc…ne approfittiamo quindi per ricordare l’esistenza di una cassa di solidarietà e rinnoviamo l’invito a costruire insieme iniziative di sensibilizzazione (https://freeallantifas.noblogs.org/cassa-di-solidarieta/). Oltre a questo processo e alla criminalizzazione del movimento antifascista negli Stati Uniti e in Europa, continua l’accanimento repressivo verso tutte quelle situazioni che provano a opporsi in maniera determinato allo stato di guerra diffusa e spostamento a destra di tutta la sfera politica internazionale. Nelle prossime settimane il Comitato Antirepressione di Milano continuerà nella sua attività di informazione e organizzazione della solidarietà agli imputati e alle imputate del processo di Budapest, al sostegno della campagna Free All Antifas e a portare queste tematiche all’interno delle giornate in ricordo di DAX che si svolgeranno a Milano dal 14 al 16 marzo. Febbraio 2026 Comitato Antirepressione Milano
L’antifascismo viene criminalizzato – approvata la revisione storica
Traduciamo questa importante presa di posizione: https://vvn-bda.de/ungarn-antifaschismus-wird-kriminalisiert-geschichtsrevision-genehmigt/ Ungheria: la criminalizzazione dell’antifascismo e il rifiuto del revisionismo storico L’Associazione dei Perseguitati dal Regime Nazista – Lega degli Antifascisti e delle Antifasciste (VVN-BdA), insieme all’Associazione dei Partigiani e Antifascisti Ungheresi (MEASZ), alla Federazione Austriaca dei Combattenti della Resistenza e Antifascisti, Vittime del Fascismo (KZ-Verband) e alla Federazione Internazionale dei Resistenti (FIR) – Associazione Antifascista, l’organizzazione ombrello di partigiani, veterani della resistenza antifascista, deportati, familiari e antifascisti di oggi, condanna il comportamento del governo ungherese nei confronti della più grande marcia annuale dei nazisti in occasione del “Giorno dell’Onore” in Ungheria e la sentenza contro Maja T. Il 4 febbraio la persona imputata, Maja T., è stata condannata a otto anni di carcere in un processo politico-farsa a Budapest, perché avrebbe partecipato a un presunto attacco “terroristico” contro neonazisti ungheresi. Dal materiale probatorio relativo allo scontro fisico avvenuto due anni fa non emerge né un coinvolgimento diretto della persona imputata, né la tesi della giustizia ungherese secondo cui gli autori sarebbero parte di un’organizzazione criminale. Non cambia nulla nemmeno la dichiarazione del governo Orbán – seguendo l’esempio di Donald Trump – che lo scorso anno ha definito “l’Antifa” come “organizzazione terroristica”. Ricordiamo che la persona imputata, in violazione di una decisione giudiziaria tedesca, è stata consegnata illegalmente alla giustizia ungherese in un’operazione “notte e nebbia” orchestrata dalla procura. Anche dopo la sentenza, il Ministero della Giustizia ungherese continua a esercitare pressioni sulla persona condannata, che durante il processo aveva protestato con uno sciopero della fame contro le condizioni di detenzione disumane. Le autorità ungheresi sarebbero disposte a trasferirla in Germania per scontare la pena solo se rinunciasse a presentare ricorso contro la sentenza. Il contesto del procedimento è stato uno scontro fisico contro la marcia annuale di gruppi neofascisti internazionali che da molti anni si svolge a Budapest in occasione del “Giorno dell’Onore”, un evento che rappresenta una riabilitazione delle SS, della Wehrmacht e dei collaborazionisti ungheresi. La FIR e le sue associazioni affiliate hanno più volte protestato contro questa forma di revisionismo storico e chiesto alle autorità ungheresi di impedire tali provocazioni. Anche quest’anno sono previste iniziative per il “Giorno dell’Onore” a Budapest. Mentre negli anni precedenti l’amministrazione cittadina aveva cercato di vietare o limitare l’incontro neofascista, questa volta la polizia – che risponde direttamente al governo Orbán – ha vietato tutte le proteste antifasciste contro l’evento. Il divieto riguarda persino una commemorazione con la sopravvissuta di Auschwitz Katalin Sommer, che avrebbe dovuto parlare presso il memoriale per gli ebrei assassinati sulle rive del Danubio. Le attività neonaziste, in cui partecipanti indossano uniformi storiche delle SS con svastiche e altri simboli fascisti, sono invece state esplicitamente autorizzate dalla polizia. Le associazioni antifasciste di Germania, Austria e Ungheria, che da molti anni si impegnano contro la riabilitazione delle organizzazioni naziste, condannano questa decisione del governo ungherese e delle forze di sicurezza a esso subordinate, che rappresenta un’inversione tra vittime e carnefici, una criminalizzazione degli antifascisti e un lasciapassare per i neonazisti. Per questo motivo, a Berlino, Vienna e in altre città si sta manifestando davanti alle ambasciate e ai consolati ungheresi contro il divieto delle proteste autorizzate a Budapest. Molti anni fa, lo slogan della FIR era: “Mai più un’Europa delle SS!” – evidentemente, questo motto è oggi più attuale di quanto si temesse. Dichiarazione congiunta delle associazioni VVN-BdA (Germania), MEASZ (Ungheria), KZ-Verband (Austria) e FIR (internazionale)
Dichiarazione del gruppo di solidarietà per ANNA sul verdetto contro la nostra compagna
Tradotto da Basc.news: https://www.basc.news/stellungnahme-der-soligruppe-zum-urteil-gegen-unsere-genossin-anna-in-budapest/ Mercoledì 4 febbraio 2026, sono state emesse a Budapest le sentenze contro le nostre compagne Maja, Gabri e Anna. Sebbene il procedimento giudiziario in sé non possa essere preso sul serio, le sentenze sono ancora più severe. Il nostro compagno Gabri è stato condannato a 7 anni di prigione. La nostra compagna Maja è stata condannata a 8 anni di prigione. In altre sezioni troverete dichiarazioni riguardanti i verdetti contro Maja e Gabri. Qui ci concentreremo su Anna. Anna è stata condannata dal giudice Sos Jozsef del Tribunale Regionale di Budapest a due anni di carcere, con pena sospesa per cinque anni. Il tribunale ha ritenuto provata la sua appartenenza a un’organizzazione criminale. Un esempio lampante di ingiustizia ideologica. La sua difesa ha immediatamente presentato ricorso. Ma cosa era successo prima? Anna è stata arrestata l’11 febbraio 2023 a Budapest, insieme a Tobi e Ilaria, dopo essere stata prelevata da un taxi. Ha trascorso una notte in una cella di detenzione ungherese, poi due notti in un carcere ungherese, ed è stata rilasciata il quarto giorno con obbligo di denuncia. Il processo di Budapest: un esempio per gli antifascisti Era chiaro fin dall’inizio che Anna e gli altri compagni accusati sarebbero stati presi di mira. Anche all’udienza che ha deciso il rilascio o la custodia cautelare, uno degli avvocati ha osservato: “Normalmente, nessuno di voi sarebbe nemmeno seduto qui. Ma Orbán vuole fare di noi un esempio con questo caso”. Il pubblico ministero ha chiesto che la nostra compagna rimanesse in custodia cautelare, nonostante inizialmente fosse indagata solo per un “reato minore” punibile con una pena massima di un solo anno. In seguito, questa accusa è stata modificata senza alcuna motivazione comprensibile, per non parlare delle prove. L’accusa ora era: appartenenza a un’organizzazione criminale. In tutto questo, la maggiore risorsa dello Stato ungherese è la messa in scena mediatica e l’immagine pubblica di una magistratura forte e determinata. Per corroborare le accuse nel modo più vivido possibile, la polizia di Budapest non ha esitato a girare video con Anna e i suoi compagni proprio lì, nella sede della polizia, rievocando l’arresto e la presunta raccolta di prove. Questi video sono stati poi pubblicati sul canale YouTube della polizia ungherese. I media, anche in Germania, li hanno ripresi acriticamente. Anche durante il processo, iniziato per Anna nel gennaio 2024, l’accusa ha ripetutamente formulato accuse volte a far apparire gli imputati il più “colpevoli” possibile. Già alla prima udienza, ad esempio, l’accusa ha inventato precedenti condanne. Senza l’intervento dell’avvocato di Anna, queste sarebbero state probabilmente accettate per buone. Le udienze successive proseguirono con questo stile: le dichiarazioni del pubblico ministero vennero riprese dalla stampa, successivamente utilizzate dal tribunale e classificate come prove. Ciò si sposa perfettamente con la condotta generale del giudice. Fin dall’inizio, ha chiarito di considerare le accuse provate. Non si è assolutamente parlato di un esame critico delle prove negli ultimi due anni. Come le altre parti coinvolte nel procedimento, Anna non ha ancora ricevuto pieno accesso al fascicolo. Solo alcune parti sono state tradotte in tedesco. È previsto che sia lei a pagare le spese di traduzione, sebbene il tribunale sia tenuto a fornirla. Inoltre, i fascicoli dell’indagine sono stati successivamente alterati. Così, nel corso del processo, sono improvvisamente emerse prove che sarebbero state rinvenute su Anna ma che, “stranamente”, non erano state menzionate nel verbale iniziale di arresto della polizia. In altre parole, durante il processo in corso si è cercato di incriminare la nostra compagna con prove inventate. Tutte le altre “prove circostanziali” elencate nei fascicoli a sua disposizione dipingono solo il seguente quadro: due persone che passeggiano insieme per Budapest, visitano vari luoghi e attrazioni e fanno shopping qua e là. In tribunale sono stati mostrati video di sorveglianza di diversi mezzi di trasporto pubblico. Nessuno di questi video era correlato ad attacchi contro neonazisti. Per sostenere l’accusa di appartenenza alla presunta organizzazione criminale, le loro uscite per fare shopping vengono interpretate come “approvvigionamento” di materiali per la presunta organizzazione criminale. Questi esempi illustrano quanto siano solide le accuse e le presunte prove contro gli altri imputati e su quali basi l’accusa abbia chiesto la massima pena possibile per tutti gli imputati. Cosa succederà adesso? Non solo la difesa di Anna ha presentato ricorso, ma anche la Procura ungherese si è avvalsa di questo rimedio legale. Resta da vedere se la pena sarà ridotta o aumentata. Il verdetto verrà poi tradotto, un processo che in altri casi ha richiesto circa sei mesi. Infine, il Tribunale distrettuale di Berlino deciderà sulla pena specifica da infliggere, poiché il diritto penale ungherese e quello tedesco sono solo parzialmente comparabili. La nostra compagna Anna, contro la quale non esistono prove o indizi concreti e che da tre anni fa parte dell’assurdo spettacolo del sistema giudiziario ungherese, della politica e del panorama mediatico fedele a Orbán, probabilmente conoscerà la vera portata della sua condanna solo a cavallo tra l’anno 2027 e il 2028. Tenete gli occhi aperti, vi informeremo a tempo debito sulla situazione attuale. Solidarietà ad Anna. Solidarietà con i nostri compagni perseguitati.
Dichiarazione del comitato per Maja
Traduzione dal sito di BASC (campagna di solidarietà antifa per il processo di Budapest): https://www.basc.news/statement-des-soli-komitees-zum-urteil-gegen-maja-am-04-02-2026/ Cari esseri umani, cari compagni di campagna, Maja è stata condannata oggi a otto anni di carcere in condizioni di detenzione e sicurezza rafforzate. Siamo il comitato di solidarietà per Maja; siamo familiari, amici e sostenitori e vorremmo condividere i nostri pensieri con voi. Molti aspetti non sono ancora chiari. Quanto durerà l’appello e quali saranno gli obiettivi? Cosa comporterà l’ulteriore detenzione in Ungheria? Quando Maja verrà trasferita in Germania? Come saranno convertiti il periodo di custodia cautelare e la pena in Ungheria in pene detentive tedesche? Quale sarà la sua pena detentiva in Germania? Tuttavia, abbiamo le idee chiare su alcuni aspetti e vorremmo discuterne con voi. Un processo politico Esaminando il caso di Maja, ci rendiamo conto che non si è trattato di un normale procedimento penale per aggressione. L’Ungheria ha chiesto l’estradizione di Maja e degli altri antifascisti, minacciandoli con una estenuante custodia cautelare e una pena fino a 24 anni di carcere. Le autorità tedesche, in particolare l’Ufficio di Polizia Criminale dello Stato Sassone (LKA), hanno estradato Maja in Ungheria in modo incostituzionale. L’Ungheria ha tenuto Maja in isolamento disumano per 19 mesi, violando quotidianamente i principi internazionali di condotta penale. Maja è stata ridotta a una semplice comparsa in un processo farsa durato un anno, un processo privo di presunzione di innocenza e in cui lo stato di diritto, come è ancora noto in Germania, è sospeso. Hanno etichettato Maja come criminale e terrorista. Durante il suo sciopero della fame nell’estate del 2025, le autorità carcerarie inizialmente hanno negato lo sciopero della fame, per poi minacciare Maja di trattamenti forzati. Ora il giudice vuole condannare Maja a 8 anni di carcere, con condizioni di detenzione e sicurezza più severe. Non c’è alcuna prova che Maja sia stat* coinvolt* nelle due aggressioni di cui è accusat*! Nel primo caso, tutti e quattro i testimoni hanno dichiarato di non aver riconosciuto Maja tra gli autori. Nel secondo caso, l’accusa sostiene che una persona con un cappello rosso in una delle registrazioni delle telecamere di sicurezza sia Maja. Tuttavia, non è riuscita a fornire alcuna prova credibile a sostegno di tale affermazione. Inoltre, le registrazioni mostrano questa persona disarmata che passa davanti alla scena, torna indietro e poi se ne va, dimostrando così in alcun modo un suo coinvolgimento nella violenza. Ciononostante, l’accusa ritiene provato il coinvolgimento di Maja. Questa discrepanza tra le prove e il verdetto rivela la ferma determinazione dello Stato ungherese a perseguire l’imputato. Questa linea d’azione di Ungheria e Germania – dalle minacce di punizione, arresto ed estradizione all’isolamento, a un processo farsa e a un verdetto del tutto sproporzionato – è chiaramente del tutto sproporzionata, date le accuse di aggressione e le prove estremamente fragili. Tuttavia, è abbastanza comodo supporre che parti dello Stato tedesco e ungherese stiano conducendo una campagna contro l’antifascismo. Stanno facendo di Maja un esempio e, così facendo, ci stanno prendendo di mira tutti. L’Ungheria ha trovato l’estradizione di Maja estremamente conveniente. Una persona non binaria e antifascista proveniente dalla Germania è un bersaglio perfetto per l’Ungheria di Orbán, che ha dichiarato guerra alle persone queer, all’antifascismo e all’UE. L’Ungheria lo ha ripetutamente dimostrato, in particolare durante la custodia cautelare e il processo di Maja. Nel marzo 2025, le autorità hanno vietato le parate del Pride modificando la legge sulle assemblee; nell’aprile 2025, hanno dichiarato illegali le identità di genere queer attraverso un emendamento costituzionale; nel settembre 2025, hanno designato Antifa come organizzazione terroristica; hanno vietato tutte le nostre manifestazioni di solidarietà per gennaio e febbraio 2026; e di recente, hanno incriminato il sindaco di Budapest per aver organizzato la parata del Pride. Continuiamo Anche se ci aspettavamo di peggio, questo verdetto è un duro colpo. Molti amici e compagni attivisti in tutta Europa la pensano sicuramente allo stesso modo. È importante che ora ci prendiamo il tempo e lo spazio per elaborare insieme questi sentimenti. Ma la storia non finisce qui. Al contrario! Maja probabilmente trascorrerà molti altri anni nelle prigioni in Ungheria e Germania. Dobbiamo prepararci a molti altri anni di lavoro solidale e trovare soluzioni politiche. Ciò significa che, oltre al supporto pratico, dobbiamo continuare a lottare instancabilmente: per il suo immediato trasferimento agli arresti domiciliari, per il suo immediato ritorno in Germania, per il maggior numero possibile di misure di clemenza e per il suo rilascio il prima possibile. Speriamo di continuare ad avere il maggior numero possibile di voi al nostro fianco. I nostri obiettivi principali per queste richieste continueranno a essere il governo federale tedesco, il ministro degli Esteri Johann Wadephul e il Ministero degli Esteri federale, perché il ritorno di Maja è una questione politica e potrà essere ottenuto solo attraverso negoziati intergovernativi tra Ungheria e Germania. Lo sciopero della fame di Maja è già riuscito a strappare a Wadephul la promessa di sostenere il suo ritorno. Ora tocca a noi tenerlo sotto pressione finché non darà seguito alle sue parole con i fatti. Maja non è certo l’unico caso. Nel frattempo, importanti processi contro antifascisti sono iniziati presso le Corti Superiori Regionali di Dresda e Düsseldorf. Anche questi processi richiedono la nostra forza e attenzione, e anche questi imputati meritano la nostra solidarietà e il nostro sostegno. Tuttavia, crediamo – e concordiamo con molti degli imputati in questi processi – che il ritorno di Maja e la prevenzione dell’estradizione di Zaid e Gino debbano rimanere le due massime priorità del movimento di solidarietà. Vi chiediamo di tenerne conto nell’allocazione delle vostre risorse. Ma non solo il lavoro di solidarietà deve continuare, ma anche la nostra comune lotta antifascista, indipendentemente dal fatto che coinvolga neonazisti armati o le politiche disumane dei governi. Proprio come pastori, famiglie, politici, attivisti per i diritti civili, antifascisti e radicali di sinistra si sono schierati al fianco di Maja durante il suo sciopero della fame, così anche noi vogliamo tutti schierarci insieme contro il fascismo. Il potere della solidarietà Non è un segreto che Maja non stia più bene. Maja ne ha parlato nel suo discorso alla fine del processo. 25 mesi di carcere, 19 dei quali in isolamento, e 17 giorni di udienze in tribunale hanno lasciato il segno sulla mente e sul corpo di Maja. Maja è consapevole della solidarietà e del movimento che si sta svolgendo all’esterno. Pensa a tutti voi, è molto grat* e si sente vicina a noi. Nonostante tutte le avversità, Maja trae forza per la sua resistenza dal nostro movimento comune. Ha respinto il losco accordo di patteggiamento proposto dell’accusa – 14 anni di carcere in cambio di una confessione completa – ha tenuto discorsi coraggiosi, ha sempre difeso i propri valori e ideali, ha denunciato gli abusi in carcere e ha intrapreso uno sciopero della fame di 40 giorni. Maja ha fatto tutto questo non solo per sé stess*, ma anche per gli altri imputati, per Zaid, che rischia anche l’estradizione in Ungheria, e per tutti noi. Vorremmo cogliere l’occasione per ringraziarvi tutti dal profondo del cuore per la vostra solidarietà fin dall’arresto di Maja nel dicembre 2023. Che si tratti delle manifestazioni di solidarietà durante la sua detenzione preventiva nel carcere di Dresda, dell’eccellente lavoro di avvocati e giornalisti, del sostegno dei politici, dei filmati realizzati da professionisti e collettivi dei media, delle donazioni di innumerevoli persone generose, dei grandi eventi con centinaia di partecipanti, delle numerose azioni in decine di città in tutta Europa, delle dichiarazioni di solidarietà, delle lettere aperte e di protesta, dell’aiuto pratico, delle parole gentili e degli abbracci affettuosi: tutto questo ha permesso a Maja e a noi di perseverare e continuare la lotta fino ad oggi. Grazie, Maja, per essere una persona così meravigliosa, coraggiosa e compassionevole. Siamo lieti che oggi e nei prossimi giorni le persone in Germania e altrove scendano in piazza per protestare contro questo verdetto ingiusto. Vi invitiamo cordialmente a partecipare alla manifestazione di protesta che si terrà a Jena il 7 febbraio. La nostra piena solidarietà va anche ad Anna e Gabriele, condannati in contumacia nello stesso procedimento di Maja rispettivamente a 2 e 7 anni di carcere e su cui seguiranno aggiornamenti. Comitato di solidarietà per Maja Budapest e Jena, 4 febbraio 2026
Comunicato Free All Antifas dell’ANPI sez. Foresto-Bussoleno-Chianocco
La sezione ANPI Bussoleno Foresto Chianocco esprime profonda preoccupazione per le sentenze emesse dal tribunale di Budapest nei confronti di Maja, Gabriele e Anna, con condanne che arrivano fino a otto anni di reclusione per fatti avvenuti nel Febbraio 2023, in occasione della cosiddetta “Giornata dell’Onore”, raduno annuale dell’estrema destra europea nella capitale ungherese che commemora il fallito tentativo di rottura dell’assedio di Buda da parte delle truppe tedesche Waffen-SS e ungheresi nel 1945. Le pene inflitte, la rapidità della deliberazione e l’impianto accusatorio adottato sollevano seri interrogativi sul rispetto delle garanzie processuali e sull’indipendenza della magistratura in Ungheria. Tali sentenze si collocano in un contesto politico segnato da una progressiva erosione dello Stato di diritto, in cui l’antifascismo viene trattato come un fenomeno criminale, mentre manifestazioni che richiamano apertamente ideologie neonaziste continuano a svolgersi con la tolleranza, se non la protezione, delle autorità. Particolarmente grave è il caso di Maja, estradatə dalla Germania nonostante il successivo pronunciamento della Corte costituzionale tedesca che ha definito l’estradizione illegittima per il rischio di trattamenti inumani e degradanti. Una vicenda che pone questioni rilevanti sul piano del diritto internazionale, della tutela dei diritti fondamentali e della responsabilità delle istituzioni europee. Riteniamo inaccettabile che l’antifascismo venga criminalizzato. L’antifascismo non è un reato né un’opinione, ma un principio fondativo delle democrazie europee nate dalla sconfitta del nazifascismo. È un valore sancito dalla Costituzione italiana, dalla memoria della Resistenza e dai Trattati europei. Alla luce di quanto avviene in Ungheria, la nostra sezione richiama l’attenzione anche sul dibattito in corso nel nostro Paese attorno al Disegno di Legge in materia di sicurezza promosso dal Governo italiano. Alcune delle misure previste, in particolare quelle che incidono sul diritto di manifestazione, sul dissenso e sulla partecipazione alla vita pubblica, destano forte preoccupazione. Il rischio è quello di una progressiva restrizione degli spazi democratici e di una normalizzazione di strumenti repressivi che colpiscono movimenti sociali, opposizione politica e pratiche antifasciste. L’esperienza ungherese dimostra come, in nome della “sicurezza”, si possa giungere a colpire selettivamente chi si oppone all’odio, al razzismo e al fascismo, mentre si tollerano o si minimizzano le espressioni dell’estrema destra. È una deriva che deve essere fermata prima che diventi irreversibile. #FreeAllAntifas
Non è detta l’ultima parola
MAJA condannata a 8 anni, GABRI condannato a 7 anni e ANNA condannata a 2 anni. A partire da oggi sono previste giornate di solidarietà attiva e lotta in Europa e in Italia: segui il canale Free All Antifas – Italy per aggiornamenti. -------------------------------------------------------------------------------- IL 4 FEBBRAIO SÌ È CONCLUSO IL PRIMO GRADO DI GIUDIZIO DEL PROCESSO PER I FATTI DI BUDAPEST: UN PROCESSO CONTRADDISTINTO DA UNA PRESENZA COSTANTE DI NEONAZISTI DENTRO E FUORI DALL’AULA, CONGETTURE TRABALLANTI, VIDEO SFOCATI E TESTIMONI INATTENDIBILI, OLTRE CHE DA UN GRAVE PREGIUDIZIO DEL GIUDICE E DEL SISTEMA POLITICO UNGHERESE. Le sentenze sono molto inferiori rispetto alle richieste dell’accusa, ma del tutto irricevibili per l’entità dei fatti e la scarsità di prove fattuali: 8 anni per Maja, 7 per Gabri e 2 per Anna con pena sospesa. Maja si trova in Ungheria da oltre un anno e il tribunale tedesco ha già dichiarato illegittima la sua deportazione, pretendiamo quindi che venga immediatamente riportata in Germania. Il fatto che le condanne, seppur alte, siano state notevolmente ridotte, dimostra una volta di più come fosse obiettivo della magistratura ungherese giungere a una condanna con ogni mezzo necessario. Vista la sostanziale insufficienza di prove, sarebbe stato infatti ridicolo e avrebbe aperto troppe contraddizioni soddisfare le richieste del PM, e pertanto c’è stato un accomodamento della pena cosicché non si notasse l’enormità che si è appena compiuta. Questo svela la natura profondamente politica di questa farsa vergognosa. Il processo di Budapest non è che la punta dell’iceberg di un processo strutturato di repressione contro il movimento Antifa in Europa e non solo: dal processo Antifa Ost e la chiusura dei conti correnti di Rote Hilfe (Soccorso Rosso) in Germania, all’inserimento degli antifascisti nell’elenco delle organizzazioni terroristiche del dipartimento di stato USA, fino alla continua emanazione dei decreti sicurezza in Italia. Questa sentenza però ci dice anche che il potere repressivo dello stato deve fare i conti con i rapporti di forza e, rispetto alla pena prevista di 24 anni e alla ridicola richiesta di patteggiamento che ne prevedeva 14, hanno dovuto fare dei passi indietro. IL PROCESSO È SOLO AL PRIMO GRADO DI GIUDIZIO E COME HA DICHIARATO OGGI MAJA NON E’ DETTA L’ULTIMA PAROLA. In questi momenti i compagni e le compagne antifascisti devono dimostrare ancora più determinazione e lucidità e rilanciare le sfide a cui la repressione ci mette davanti: non solo dimostrare la solidarietà ai prigionieri sostenendo la cassa di solidarietà, ma moltiplicando le occasioni in cui esserci nelle strade e negli spazi liberati a portare avanti le nostre lotte. Sin dai primi minuti successivi alla sentenza si stanno moltiplicando le iniziative solidali: 12 Febbraio a Pisa ore 18 incontro e aperitivo benefit nell’aula Magna del dipartimento di scienze politiche 14 Febbraio a Milano Presidio ore 15 al Consolato Ungherese in piazza Missori 21 Febbraio a Roma ore 16 corteo Antifa in ricordo di Valerio Verbano ucciso dai NAR 46 anni fa (saranno presenti i genitori di Maja) -------------------------------------------------------------------------------- Aggiornamento alla giornata di ieri e primo commento a caldo su Radio Onda d’Urto
Processo per Gino rinviato al 18 febbraio
Ieri si è tenuta una nuova udienza per il nostro compagno Rexhino «Gino» Abajaz, che è stato rilasciato con libertà vigilata lo scorso dicembre. L’udienza ha riguardato solo le questioni pregiudiziali (che precedono la sentenza). La Francia doveva rispondere alla domanda della difesa: ci sono elementi dell’indagine ungherese nell’indagine tedesca su cui si basa il mandato d’arresto europeo emesso dal governo tedesco? La risposta arriverà il prossimo 18 febbraio. Lo stesso giorno si terrà la deliberazione per Zaid, che è oggetto di un mandato d’arresto emesso dall’Ungheria. Ribadiamo la nostra volontà e la nostra posizione. Gino non deve essere estradato in Germania, Zaid non deve essere estradato in Ungheria. Liberate tutti gli antifascisti!
MILANO antifascista si mobilita per la campagna FREE ALL ANTIFAS per MAJA per GABRI per GINO e per tuttx gli antifascisti e i prigionieri colpiti dalla repressione!
Dal 15 gennaio risponderemo alla chiamata internazionale con azioni diffuse sul territorio  Venerdì 16 dalle 19 a SOCS (Via Celoria, 26) aperitivo benefit e proiezione del documentario di Marta Massa THE TRIALS, a seguire dibattito con la regista e il Comitato Antirepressione Milano  SABATO 24 CORTEO FREE ALL ANTIFAS: concentramento ore 18.00 a Porta Genova e arrivo a San Vittore  Domenica 25 concerto benefit punk HC in T28 (Via dei Transiti, 28)
24.01.2026 – CORTEO FREE ALL ANTIFAS MILANO
SABATO 24 GENNAIO A MILANO: CORTEO FREE ALL ANTIFAS Partenza ore 18:00 da Porta Genova, arrivo a San Vittore A quasi un anno di distanza dall’ultimo corteo cittadino contro la repressione delle antifasciste e degli antifascisti, abbiamo deciso di tornare per le strade di Milano a manifestare la nostra rabbia, determinazione e solidarietà antifascista. Nel mese di gennaio le vicende giudiziarie del processo di Budapest subiranno una brusca accelerazione: il tribunale di Parigi si pronuncerà sulla richiesta di estradizione per Zaid e Gino, a Dusseldorf inizierà il processo per Nele, Paula, Emmi, Clara, Luca e Moritz (attualmente in carcere in Germania) e il 22 gennaio è prevista la sentenza per Maja e Gabri. Non vogliamo farci scoraggiare ma rispedire al mittente questo accanimento repressivo, rafforzando la presenza nelle strade e la solidarietà internazionale dal basso a partire dal 15 gennaio, quando sono in programma manifestazioni e iniziative di solidarietà e lotta in tutta Europa. A Milano è previsto un aperitivo benefit con dibattito venerdì 16 a SOCS (via Celoria, 26), un concerto matinèe benefit domenica 25 in T28 (via dei Transiti, 28) e il corteo cittadino di sabato 24 alle 18, da Porta Genova. Durante il corteo in particolare vogliamo opporci alla logica repressiva che punta a spezzare i legami di solidarietà arrivando a San Vittore, dove ad oggi ancora sono detenuti anche i compagni palestinesi accusati di associazione con finalità di terrorismo. Per Maja, Gabri, Gino, in solidarietà a tuttx lx imputatx del processo di Budapest e a tutti i prigionieri politici. #FreeAllAntifas
Gino è libero
OBBLIGO DI FIRMA PER GINO E PROSSIMA UDIENZA IL 28 GENNAIO Il 24 dicembre, Gino si è opposto alla sua estradizione verso la Germania davanti al Tribunale di Parigi. È stato posto sotto controllo giudiziario per tutta la durata del suo processo, sempre nell’ambito dell’affare di Budapest, in attesa che la giustizia francese si pronunci sul suo caso.  Questa liberazione costituisce una prima vittoria. Ma Gino rischia ancora l’estradizione verso la Germania, dove potrebbe essere condannato fino a 10 anni di carcere.  La situazione è tanto più preoccupante in quanto la Germania, già responsabile dell’estradizione illegale di Maja T. verso l’Ungheria nel giugno 2024, è impegnata in una repressione feroce contro il movimento antifascista. Si pensa in particolare al processo di Hanna, la cui difesa denuncia il carattere contraddittorio e poco fondato delle prove presentate. Più in generale, gli antifascisti che devono essere giudicati a partire da gennaio a Düsseldorf sono sottoposti a condizioni di detenzione molto restrittive e perseguiti ancora una volta sulla base di accuse sproporzionate rispetto ai fatti constatati.  In questo contesto, appare evidente che le condizioni per un processo giusto ed equo, in caso di estradizione, non siano garantite. Inoltre, il lavoro di solidarietà verso gli antifascisti incarcerati in Germania è ogni giorno più ostacolato dall’influenza degli Stati Uniti, che hanno designato Antifa Ost come organizzazione terroristica nel settembre 2025. Il blocco dei conti di solidarietà sui social network, unito al congelamento delle raccolte fondi di sostegno, impedisce di informare sulla situazione e di sostenere materialmente le persone perseguite e incarcerate.  Constatare non basta: occorre preservare e sviluppare la solidarietà internazionale, restare uniti e mobilitati contro l’estradizione di Gino in Germania, per l’abbandono delle accuse e per la liberazione di tutti gli antifascisti incarcerati.  La prossima udienza di Gino si terrà il 28 gennaio. Facciamo appello a tutte le forze progressiste affinché si mettano in movimento. #FreeGino