Cosa resta del mito scandinavo

Jacobin Italia - Wednesday, March 11, 2026

Qualche anno fa i media conservatori Usa chiesero a Bernie Sanders quale fosse il modello di socialismo da lui auspicato. Sanders indicò le socialdemocrazie nordiche come stella polare: tassazione progressiva, sindacati forti, redistribuzione della ricchezza, welfare universalistico, contenimento delle disuguaglianze. 

Un modello non pacificato

Il modello nordico è stato guardato da osservatori di segno opposto da diverse angolature. Di solito viene rimossa la tradizione più radicale che, ad esempio in Svezia, fece seguito a un forte protagonismo dei movimenti sociali e sindacali che desideravano qualcosa di più rispetto al compromesso socialdemocratico: fondi dei lavoratori salariati che avrebbero dovuto cambiare la struttura economica, intervenendo  progressivamente per alterare i rapporti proprietari capitalistici. Kjell Östberg, in un saggio pubblicato da Verso, ha ragionato su quella esperienza e su quella sconfitta, giunta mentre il mondo aveva iniziato a marciare in un’altra direzione – quella neoliberale.

Decenni di neoliberismo hanno infatti impattato, a varie ondate, anche i paesi scandinavi. La Svezia è stata laboratorio di alcune riforme regressive: dall’indebolimento della progressività fiscale dei lasciti ereditari ai processi di privatizzazione del sistema scolastico. La Danimarca ha conosciuto liberalizzazioni e privatizzazioni in vari ambiti. L’attuale governo finlandese – una coalizione tra centro-destra mainstream ed estrema destra – sta erodendo contrattazione collettiva, diritti dei lavoratori, sussidi di disoccupazione e avanzati presidi di welfare.

Cosa resta, allora, di quel modello nordico cui Bernie Sanders e i socialisti statunitensi si ispirano? Ancora molto, ad esempio, in termini di potere associativo e istituzionale del movimento operaio. I sindacati danesi, ad esempio, hanno piegato Ryanair, a differenza degli omologhi di altri paesi europei. Ma al contrario contro Tesla e il suo rifiuto di seguire le consuetudini delle relazioni industriali nazionali, il sindacato svedese dei metalmeccanici non è per ora riuscito a imporre un negoziato collettivo, nonostante uno sciopero di lunghissima durata.

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