
Non è detta l’ultima parola
Free All ANTIFAS – Italy - Wednesday, February 4, 2026MAJA condannata a 8 anni, GABRI condannato a 7 anni e ANNA condannata a 2 anni. A partire da oggi sono previste giornate di solidarietà attiva e lotta in Europa e in Italia: segui il canale Free All Antifas – Italy per aggiornamenti.
Il 4 febbraio sì è concluso il primo grado di giudizio del processo per i fatti di Budapest: un processo contraddistinto da una presenza costante di neonazisti dentro e fuori dall’aula, congetture traballanti, video sfocati e testimoni inattendibili, oltre che da un grave pregiudizio del giudice e del sistema politico ungherese.
Le sentenze sono molto inferiori rispetto alle richieste dell’accusa, ma del tutto irricevibili per l’entità dei fatti e la scarsità di prove fattuali: 8 anni per Maja, 7 per Gabri e 2 per Anna con pena sospesa. Maja si trova in Ungheria da oltre un anno e il tribunale tedesco ha già dichiarato illegittima la sua deportazione, pretendiamo quindi che venga immediatamente riportata in Germania.
Il fatto che le condanne, seppur alte, siano state notevolmente ridotte, dimostra una volta di più come fosse obiettivo della magistratura ungherese giungere a una condanna con ogni mezzo necessario. Vista la sostanziale insufficienza di prove, sarebbe stato infatti ridicolo e avrebbe aperto troppe contraddizioni soddisfare le richieste del PM, e pertanto c’è stato un accomodamento della pena cosicché non si notasse l’enormità che si è appena compiuta. Questo svela la natura profondamente politica di questa farsa vergognosa.
Il processo di Budapest non è che la punta dell’iceberg di un processo strutturato di repressione contro il movimento Antifa in Europa e non solo: dal processo Antifa Ost e la chiusura dei conti correnti di Rote Hilfe (Soccorso Rosso) in Germania, all’inserimento degli antifascisti nell’elenco delle organizzazioni terroristiche del dipartimento di stato USA, fino alla continua emanazione dei decreti sicurezza in Italia.
Questa sentenza però ci dice anche che il potere repressivo dello stato deve fare i conti con i rapporti di forza e, rispetto alla pena prevista di 24 anni e alla ridicola richiesta di patteggiamento che ne prevedeva 14, hanno dovuto fare dei passi indietro.
Il processo è solo al primo grado di giudizio e come ha dichiarato oggi Maja NON E’ DETTA L’ULTIMA PAROLA.
In questi momenti i compagni e le compagne antifascisti devono dimostrare ancora più determinazione e lucidità e rilanciare le sfide a cui la repressione ci mette davanti: non solo dimostrare la solidarietà ai prigionieri sostenendo la cassa di solidarietà, ma moltiplicando le occasioni in cui esserci nelle strade e negli spazi liberati a portare avanti le nostre lotte.
Sin dai primi minuti successivi alla sentenza si stanno moltiplicando le iniziative solidali:
12 Febbraio a Pisa ore 18 incontro e aperitivo benefit nell’aula Magna del dipartimento di scienze politiche
14 Febbraio a Milano Presidio ore 15 al Consolato Ungherese in piazza Missori
21 Febbraio a Roma ore 16 corteo Antifa in ricordo di Valerio Verbano ucciso dai NAR 46 anni fa (saranno presenti i genitori di Maja)
Aggiornamento alla giornata di ieri e primo commento a caldo su Radio Onda d’Urto