
«Per la Russia è normale che gli USA rivendichino la Groenlandia»
Popoff Quotidiano - Monday, January 12, 2026Intervista a Marzio G. Mian: l’Artico è l’ultimo Eldorado per le potenze capitaliste
Pablo Elorduy su El SaltoMary Shelley ha ambientato la fine della fuga della sua creatura più celebre nell’Oceano Artico. Il moderno Prometeo, Frankenstein, si dirigeva verso una terra tanto inospitale quanto enigmatica all’inseguimento del mostro che aveva creato. Duecento anni dopo, il prometeismo, una corrente di pensiero basata sulla capacità umana di dominare la natura, ha trovato nell’Artico un’ultima frontiera da aprire, un territorio vasto, con risorse sconosciute e illimitate; ma anche un punto di connessione tra l’emisfero orientale e quello occidentale. L’ultima fuga del capitalismo tardivo sta rivolgendo lo sguardo verso il Nord. Lo scioglimento del permafrost, il suolo perennemente ghiacciato, è una catastrofe in termini climatici, ma un’opportunità di business per le grandi potenze che oggi si dividono l’egemonia del pianeta.
Quella che è sembrata l’ultima stravaganza dell’imprenditore newyorkese Donald Trump, l’annessione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti, è in realtà un passo calcolato per trasformare l’impero in declino in una superpotenza artica. Uno studio del Servizio Geologico Usa (USGS) pubblicato nel 2019 ha calcolato che la Groenlandia detiene reserve che possono raggiungere i 31,4 miliardi di barili equivalenti di petrolio, gas naturale e liquidi di gas naturale, per un valore monetario di circa due trilioni di dollari. L’isola possiede giacimenti medi o elevati di 25 dei 34 minerali considerati critici dalla Commissione Europea e un altro studio del Servizio Geologico della Danimarca e della Groenlandia stima che il Paese possieda il 25% delle terre rare di tutto il mondo.
Pochi giornalisti conoscono l’oceano settentrionale meglio di Marzio G. Mian (ha fondato insieme con altri giornalisti internazionali la società no profit The Arctic Times Project con sede negli Usa. In Italia fa parte di The River Journal, progetto di racconto multimediale attraverso i grandi fiumi del mondo. Collabora con Rai, Sette, Il Giornale, GQ, L’Espresso. È stato per sette anni vicedirettore di Io donna, il femminile del Corriere della Sera. Ha realizzato inchieste e reportage in 56 paesi, ndt). Per Mian, il XXI secolo è “il secolo artico” o, in altre parole, un territorio che è rimasto estraneo alle grandi guerre della storia sta diventando il teatro principale di un conflitto mondiale iniziato, se si vuole scegliere una data, il giorno dell’invasione russa dell’Ucraina.
Mian racconta nel suo libro che per anni ha lavorato alla travolgente trasformazione dell’Artico: “Era chiaro che la realtà avrebbe finito per prevalere sulle buone intenzioni di facciata: quella fragile regione era destinata a essere contesa con la forza, perché non esistono principi o accordi in grado di garantire la pace nell’unica regione del pianeta ancora inesplorata, che custodisce le risorse ambite da un mondo affamato ed essenziali per sostenere il modello capitalista di crescita perpetua”.
Una settimana dopo che il rapimento di Nicolás Maduro ha dato un nome definitivo alla nuova dottrina imperiale statunitense, gli sguardi si rivolgono al lontano nord e all’isola della Groenlandia. Un territorio che la Danimarca ha sfruttato colonialmente e sul quale gli Stati Uniti hanno già dispiegato il proprio esercito. Mian ritiene più che probabile che l’isola cambi finalmente il proprio status e passi esplicitamente sotto la sfera di influenza statunitense. Si profilano cambiamenti nel territorio chiamato Kalaallit Nunaat dagli Inuit, che costituiscono quasi nove abitanti su dieci dell’isola. Il moderno Prometeo è arrivato ai confini della terra e nulla sarà più come prima.
Nel 2022 qualcuno ti ha detto che l’Artico era già in guerra. Lo hai scritto nel libro. Il mondo intero si è appena reso conto che questa guerra è in corso?
Esiste un Artico prima e dopo il 2022, e questo è un punto di svolta, perché anche se prima c’era una competizione, anche dura, brutale, tra potenze, superpotenze e aziende, c’era comunque cooperazione. Fino a quella data c’erano progetti di sviluppo e una pianificazione per il futuro: nuovi porti e strategie. C’era il Consiglio dell’Artico, che si occupava di molti problemi e riuniva attorno allo stesso tavolo gli Stati Uniti, la Russia, gli otto paesi artici e una serie di osservatori, tra cui Spagna, Italia e, naturalmente, Cina. Ma dopo il 2022 tutto è cambiato: il Consiglio dell’Artico si è sciolto e sette paesi hanno rotto con l’ottavo, la Russia. In questo momento E a causa della guerra in Ucraina, i sette paesi appartengono alla NATO. E poi abbiamo la Russia che collabora molto, molto intensamente con la Cina sotto molti aspetti, sia dal punto di vista economico che militare e strategico. Vedremo come andrà a finire. Ma questo è un altro discorso. Il 2022 va di pari passo con la rielezione di Trump, ed è questo che stiamo vedendo. In un’epoca in cui il diritto internazionale non esiste più, abbiamo la politica dei cannoni.
Cosa rappresenta l’Artico per queste potenze?
In un momento come questo abbiamo questo “nuovo continente”. Per me, la sua importanza è paragonabile alla scoperta dell’America. Si possono fare molte differenze, naturalmente, ma l’impatto in questo secolo è enorme. Ha a che fare con la ricchezza delle risorse e, naturalmente, con la geografia.
E la Groenlandia, in particolare?
Nel 2016 ho scritto un reportage per il quale ho fatto ricerche su una miniera cinese-australiana, in cui ho descritto la Groenlandia come il nuovo Congo. Credo che sia proprio così, in termini di ricchezza, naturalmente, ma anche in termini di geografia. Dobbiamo iniziare a guardare il pianeta dall’alto, dalla testa. Se lo guardi in questo modo, puoi vedere che la Groenlandia è davvero al centro. Naturalmente, non è vero ciò che si sente dire in questi giorni, ciò che ha detto Trump, sulle navi cinesi e russe. Ma la verità è che la Russia è davvero vicina. Se guardi la mappa dall’Artico russo, il 52% dell’Artico è Russia, circa 22.000 chilometri. Dalla sua costa, i missili possono attraversare la Groenlandia. Quindi sì, abbiamo la Russia molto vicina agli Stati Uniti. A parte il fatto che la Russia e gli Stati Uniti condividono praticamente il confine, ci sono solo sei o sette chilometri che separano la Russia dagli Stati Uniti, nelle isole Diomede.
Che c’entra la Cina?
Fino a tre anni fa, la Cina era il primo partner del governo inuit. C’era un consolato inuit a Pechino. Posso raccontarti una storia. Quando sono stato in Groenlandia per la prima volta, credo fosse nel 2016, ricordo di aver incontrato un tizio che era il presidente dell’Organizzazione dei pescatori di questa città, Narsaq. Questo tizio mi ha detto: “Sai qual è il nostro incubo, il nostro grande nemico? Brigitte Bardot”. È a causa della campagna contro la caccia alle foche. La Groenlandia e gli Inuit in Canada hanno smesso di esportare pellicce in Europa. E questo ha rappresentato un grosso problema per gli Inuit della Groenlandia. Quando i cinesi hanno iniziato ad avere contatti e relazioni con gli Inuit, hanno comprato pellicce di foca, e questo è stato un buon biglietto da visita per conquistare i loro cuori.
Come è stato questo processo di seduzione da parte della Cina?
Sicuramente gli Inuit non amano la Danimarca. Vogliono emanciparsi da quel passato, da quella terribile esperienza. E sono aperti a trovare nuovi partner. Ecco perché è arrivata la Cina. E l’amministrazione Biden, tre anni fa, ha cacciato i cinesi dalla Groenlandia: in modo sottile, silenzioso, senza usare il linguaggio di Trump, ma lo ha fatto. Questo dimostra che quello è lo scenario del conflitto, anche se questo sono certo che Putin e Trump abbiano un accordo sull’Artide.
Di che tipo?
Ad Anchorage (Alaska) è stato raggiunto un accordo tra Putin e Trump per istituire una sorta di Yalta per l’Artico e un accordo di massima affinché le aziende statunitensi tornino nell’Artico russo per introdurre la loro tecnologia e sfruttare il petrolio e il gas. E, in quel momento, Putin ha chiarito che per loro è normale che gli Stati Uniti rivendichino, in qualche modo, la Groenlandia. D’altra parte, credo che un accordo con Trump sia peggiore di un accordo con Putin sotto alcuni aspetti.
Perché?
Perché Putin è prevedibile. Soprattutto se si conosce la storia della Russia, o anche la storia dell’Unione Sovietica, per quanto riguarda l’Artico, è prevedibile. Ma Trump non lo è. E credo che questo sia il problema del suo accordo con la Groenlandia. Perché ci sono già molti accordi sottobanco, anche con persone molto vicine a Trump; e si potrebbe arrivare a un’intesa se gli Stati Uniti potessero offrire due o tre volte di più, anche cinque volte di più, di quanto la Danimarca fornisce in sussidi a quel paese. Ma l’unico problema è Trump.
Che tipo di accordo possono offrire gli Stati Uniti?
Uno come quello che hanno le Isole Marshall, per esempio. Ci sono moltissime ricette in termini di diplomazia internazionale. Credo che non ci sia alcun problema nel raggiungere una forma di associazione. Ad esempio, proponendo e adattando un accordo con gli Inuit agli stessi termini di quello stipulato con gli Inuit dell’Alaska. Gli Inuit dell’Alaska sono i proprietari dei diritti sul petrolio, sul gas, sulle risorse della loro terra. Gli inuit dell’Alaska hanno dieci aziende e sono quotati a Wall Street, e sono molto ricchi. Ciò non toglie che, comunque, siano fottuti. È possibile che lo siano proprio perché hanno soldi. L’alcolismo e i tassi di suicidio sono altissimi. In ogni caso, quello può essere un punto di riferimento per l’accordo.
Non è un po’ strano che venga presentato nei termini che stiamo vedendo?
Certo, è molto complesso, perché ogni giorno vediamo aumentare la tensione. Ma vediamo anche la debolezza dell’Europa. La situazione rispetto alla Danimarca è molto interessante, perché fino a circa dieci anni fa la Danimarca, il suo popolo, il suo governo e le sue istituzioni erano pronti a rendere la Groenlandia completamente indipendente. Ma era un altro mondo, in cui avere una colonia non era cool, non era sexy. Ora, invece, in questo momento storico, il colonialismo è una cosa normale ed è strano vedere come in Danimarca, dove il movimento anticolonialista era forte – così come lo era il movimento antinucleare – ora tutti difendano il diritto di mantenere la Groenlandia. Perché attraverso la Groenlandia, la Danimarca è una sorta di piccola superpotenza nell’Artico. E grazie alla Groenlandia, potrebbero persino avere delle ambizioni: rivendicare i diritti sul Polo Nord proprio come sta facendo la Russia. La Danimarca, e l’Europa attraverso la Danimarca, stanno difendendo il diritto di mantenere una colonia in Groenlandia, così com’è ora, perché tutte le enclavi importanti sono danesi.
C’è qualche possibilità per l’UE di mantenerne la sovranità o l’unica soluzione è dare un prezzo all’isola?
Quando i leader europei dicono che solo la Danimarca e Groenlandia hanno voce in capitolo, che hanno il diritto di decidere il futuro, va spiegato un fatto: che que tienen el derecho de decidir el futuro, hay que explicar un hecho: che la Groenlandia non ha una sua voce. Nonostante le parole del primo ministro groenlandese, non vogliono tornare a quel periodo coloniale. Infatti, la Groenlandia ha lasciato l’Europa prima del Regno Unito. Ovviamente, la Groenlandia è preoccupata per la sicurezza. La NATO è presente lì da molto tempo, ma chi guida la NATO sono gli Stati Uniti, i paesi europei non sono altro che vassalli. Senza il leader non si può decidere nulla. L’Europa è debole e non ha argomenti solidi, credo, perché in termini di denaro gli Stati Uniti possono offrire di più. Quindi sì, sono pessimista, sono molto pessimista.
Quindi si tratta solo di trasformare in realtà ciò che sta già accadendo?
Possiedono già la Groenlandia, hanno forze armate, dominano la Groenlandia e possono fare quello che vogliono. Si tratta di un accordo antico. E l’accordo è stato firmato con la Danimarca perché la Danimarca aveva una cattiva reputazione dopo la seconda guerra mondiale a causa dei suoi rapporti con i nazisti, perché aveva collaborato con i nazisti in modo molto intenso. Questo li ha indeboliti molto nell’accordo NATO. Quindi hanno più o meno ceduto la Groenlandia agli Stati Uniti, affinché facessero ciò che volevano e la Danimarca pagasse il meno possibile. Pertanto, i militari possono già fare ciò che vogliono lì, ma vogliono estendere questo alla Groenlandia affinché sia ufficialmente nella sfera degli Stati Uniti, con la fiducia che questo li renderà una superpotenza artica. Al momento non sono una superpotenza artica, perché l’unica di questo tipo è la Russia.
È chiaro che il possesso della Groenlandia non è solo un’idea venuta in mente a Trump.
La cosa principale è che ci sono troppe ragioni per cui gli Stati Uniti hanno questa ossessione per la Groenlandia. Questo va oltre la cerchia di Trump, e la prova è che non abbiamo sentito grandi voci contrarie dal resto dell’establishment politico statunitense. Si lamentano del metodo, si lamentano delle parole, ma non della sostanza. E, naturalmente, Trump vuole farsi un nome e passare alla storia per aver reso di nuovo grande gli Stati Uniti in termini di territorio. Ma c’è un’enorme urgenza per gli Stati Uniti, e anche per il deep state – chiamatelo come volete – di guadagnare posizioni nell’Artico, perché sono molto lontani dalla Russia e persino dalla Cina in termini di rompighiaccio, tra molti altri aspetti.
Lo scioglimento del permafrost nell’Artico è, allo stesso tempo, un’opportunità per il capitalismo e una maledizione per l’umanità.
In che misura l’Artico è il termometro globale del pianeta in questo momento?
Il cambiamento climatico è ancora lì. Ho appena sentito un tizio del nord-ovest della Groenlandia: diceva che il ghiaccio avrebbe dovuto esserci già da due mesi, ma quest’inverno c’è ancora acqua aperta. Questo è un disastro per la caccia, la pesca e tutto il resto. Perché anche quando il ghiaccio si formerà da qui a marzo, sarà uno strato sottile. Non è ghiaccio spesso. Non si può andare con le motoslitte; è un grosso problema. Le cose vanno molto male. Allo stesso tempo, ho appena scritto un lungo articolo su come la Russia e il Canada siano in qualche modo benedetti dal cambiamento climatico, per il presente e il futuro, specialmente nell’agricultura.
In che senso?
La Russia sta già espandendo il territorio agricolo fino agli Urali e persino alla Siberia meridionale. Naturalmente c’è la maledizione dello scioglimento del permafrost, che è un problema enorme per la Russia in termini di infrastrutture e rimane un grande interrogativo per gli scienziati: non sanno quale sarà realmente l’effetto dello scioglimento del permafrost. Anche il Canada deve affrontare questo problema, oltre a quello degli incendi. Ma allo stesso tempo sta espandendo i suoi terreni coltivabili e anche il settore immobiliare. Ho fatto delle ricerche per questo articolo e ho visto quante agenzie immobiliari, anche le più grandi, stanno promuovendo investimenti per il pubblico statunitense. E gli slogan sono: “Negli Stati Uniti abbiamo un clima terribile e imprevedibile, grandi disastri: investite in Canada”. I fondi pensione statunitensi, gli hedge fund, stanno investendo nel settore immobiliare in Canada. Quindi, non c’è solo l’Artico, con tutto ciò che sappiamo e sentiamo in questi giorni, ma anche il subartico e l’Alto Nord. L’Alto Nord è una grande opportunità.
Come pensi che possa evolversi la questione nell’Artico se il cambiamento climatico continua ad accelerare?
Non è la prima volta nella storia dell’umanità che questa approfitta del cambiamento climatico e lo provoca addirittura: l’Australia è stata completamente bruciata per poterla coltivare. In Nord America, circa il 70% dei mammiferi è stato sterminato. Credo che il pianeta si adatterà come sempre ha fatto. Sono pessimista soprattutto per quanto riguarda la civiltà occidentale, senza dubbio. È una crisi in cui il compromesso non è più una parola utilizzata, mentre il compromesso è la spina dorsale della diplomazia. Ho paura e sono pessimista perché vedo scomparire il logos in Occidente, la logica, la parte razionale della nostra cultura. E senza questo, si ha solo caos, teorie del complotto, leader che non hanno credibilità né sostegno e che si lanciano in guerra, dicendo che il conflitto è inevitabile. Ciò che mi spaventa è che la Germania si stia armando, sentire il leader tedesco dire che saranno i guardiani dell’Europa, ecc. Questo fa molta paura perché sappiamo per esperienza che, quando i tedeschi indossano gli elmetti, succedono cose brutte.
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