Da Gaza a Carloforte, il buon auspicio di una «nuova» comunità solidale

Assopace Palestina - Saturday, January 10, 2026

di Widad Tamimi

il manifesto, 2 gennaio 2026.  

Il viaggio di Amna grazie al progetto ‘Iupals’. Una storia per chiudere un anno difficile. E per continuare a sperare che ne vengano di migliori. Non per magia. Per impegno. Perché questa è una storia di dedizione attiva.

Vi racconto una storia a lieto fine. Una di quelle rare. Di quelle che sui giornali leggiamo poco, o mai. La racconto per chiudere questo anno difficile. Il 2025. E per continuare a sperare che ne vengano di migliori. Non per magia. Per impegno. Perché questa è una storia di dedizione attiva. Di persone che si sono spese per il prossimo, con un’idea semplice e radicale: che nessuno debba accontentarsi di meno di ciò che gli spetta.

Era l’inizio di maggio. Mia figlia ed io eravamo al porto, avevamo appena salutato Amna, ormai una figlia, una sorella per i nostri ragazzi. Poco prima avevamo lottato con il suo bagaglio, sempre troppo pieno perché la zip si chiudesse. Tutte e tre sedute sulla valigia, sull’asfalto bagnato del porto di Carloforte, io agitata, come solo le madri sanno esserlo al primo saluto a un figlio. Lei, così forte e così fragile, che rideva con mia figlia per quel teatrino nel parcheggio del porto, e davanti a sé un viaggio – la vita intera – da affrontare con una sola gamba, e una protesi al posto di quella che Israele le ha portato via, mirandola da vicino. Per la prima volta ci lasciava da quando era arrivata a vivere con noi. Ero agitata, forse più di quanto lo sia quando saluto i miei figli. Eppure sapevo che avevamo ottenuto ciò che desiderava davvero: continuare a studiare veterinaria.

In pochissimo tempo, grazie a una collaborazione proficua e profondamente umana con il team della Statale di Milano – la Rettrice, il Prorettore agli studi e un gruppo di persone competenti e generose – avevamo aperto per lei la prima borsa di studio dedicata a Gaza. Un lavoro fatto di ascolto, responsabilità e cura. Prima ancora che il progetto Iupals prendesse forma, Amna venne accolta nella foresteria della facoltà di veterinaria in un clima di accoglienza commovente.

Ma una volta compiuto anche quell’ulteriore passo per migliorare la vita di Amna – l’asilo politico, il diritto alla sanità pubblica, una protesi temporanea che le restituisse almeno l’autonomia, l’università – restava una domanda essenziale. Cosa le mancava, davvero, per stare bene? La risposta era semplice. La sua famiglia.

I suoi genitori, Ghada e Khaleel. Le tre sorelle. Il fratello. Fu allora che presi per mano mia figlia e le dissi: andiamo in missione, topetta. Ormai i figli mi seguono così: sorridono, mi assecondano, si divertono delle improvvisazioni che metto in atto prima ancora di sapere dove mi porteranno. Il pensiero nasce, il percorso si costruisce camminando. La prima tappa fu il liceo di Carloforte. Aspettammo due ore per parlare con la professoressa Salvatorina Vallebona, dirigente scolastica del l’istituto globale di Carloforte: una donna dinamica, carismatica, di tempra rara. Mia figlia uscì dal colloquio ridendo. «Era così entusiasta che non riusciva a stare seduta», mi disse divertita.

La proposta era semplice e audace: portiamo due ragazze a Carloforte. Le ammette tra i suoi studenti? La fermata successiva, quella stessa mattina, fu l’edicola. Andrea Luxoro è una colonna del paese: cultura, visione, capacità di creare legami. Con lui e con Aga, sua moglie, Carloforte pulsa. Andrea capì subito. Propose di coinvolgere Caritas, Comune, parrocchia. Di creare un comitato ad hoc. E così fu. Don Andrea mise a disposizione un appartamento. Il Sindaco di Carloforte, Stefano Rombi, con l’entusiasta supporto della Vicesindaca, Elisabetta Di Bernardo, firmò l’impegno a prendere in carico le due studentesse, primo passo verso una successiva regolarizzazione per la più piccola. La Caritas si sarebbe occupata della spesa settimanale.

E poi accadde qualcosa di più grande. Quando, a fine settembre, dopo mesi di lotte estenuanti, andai finalmente a prendere Sara e Farah ad Amman – quando quasi nessuno credeva più che ce l’avremmo fatta – l’intero paese si mobilitò. I compagni di scuola le accolsero come principesse arrivate da lontano: con regali, con inviti, con promesse di vita condivisa. Il Dott. Viglietti, veterinario dell’isola, offrì di seguire gratuitamente tutte le pratiche necessarie ai due gattini che mio figlio aveva scelto per loro già in estate, alla scuola di vela dove erano nati e dove l’istruttore Lello li aveva custoditi con cura.

Il medico del paese si rese disponibile ad assisterle gratuitamente fino all’arrivo della tessera sanitaria. E così il dentista, e l’oculista, e il cardiologo per la visita per la pallavolo. Le donne del paese offrirono lezioni di italiano. La farmacista preparò una scatola con i medicinali essenziali, perché non mancasse nulla in casa. Comune e parrocchia organizzarono incontri di scambio culturale in biblioteca, con un esperto di cultura cristiana e islamica. In uno di quegli incontri, Farah recitò un passo del Corano scelto da suo padre. Fece piangere tutti. Fu un canto di accoglienza, quasi profetico, che lei interpretò con voce austera.

Non c’è stata una sola persona che non si sia spesa. E chiedo scusa a chiunque non abbia nominato in questo racconto che spero riscaldi il cuore a molti e ci incoraggi a fare altrettanto, perché il numero di persone buone è infinitamente più grande di quelle che sono ripiegate ad occuparsi dei propri piccoli vizi personali. Solo fanno meno chiasso degli altri. Non un solo gesto è rimasto in sospeso, a partire da quel primo barattolo di vetro con le angurie disegnate coi pennarelli indelebili quest’estate, quando ancora non si sapeva se Sara e Farah ce l’avrebbero fatta ad arrivare: raccolta fondi per le nostre ragazze di Gaza.

Gli organizzatori di Marballu’s, il Festival di teatro, musica e danza di Carloforte, lo hanno tenuto bello in vista nella piazza dove passano tutti, i cittadini di Carloforte e i turisti, per tutta l’estate. Questo è impegno sociale. Questa è politica cittadina, nel suo senso più alto. Sono iniziative così che ci rendono cittadini del mondo, capaci di incidere davvero sulla vita del prossimo. Basta poco. Basta volerlo. Un pezzetto ciascuno. Tutti insieme. Buon 2026.

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