
Google sotto inchiesta a Bruxelles “Non paga i contenuti usati per la IA”
Lavoratrici e Lavoratori Aci Informatica - Monday, December 15, 2025Fonte Repubblica – Aldo Fontanarosa – 10 dicembre 2025
Una ricerca su Google genera ormai un testo già pronto. È la risposta che gli algoritmi di Gemini – l’IA di Google – creano e poi collocano in cima ai risultati. Su questo meccanismo, ora Bruxelles sta indagando. Dopo la multa a Elon Musk e alla sua X, adesso la Commissione Ue vuole capire se Google – altro gigante Usa del digitale – crei testi pronti chiavi in mano attraverso scorciatoie e comportamenti scorretti.
La Commissione Ue sospetta intanto che Google addestri la sua intelligenza artificiale rastrellando i contenuti degli editori presenti sul web, spesso senza un «adeguato compenso». Sempre la Commissione Ue si chiede se gli editori possano davvero opporsi all’acquisizione massiva dei contenuti. Operazione che Google realizza anche con le tecniche di scraping. L’eventuale opposizione degli editori – attraverso software sentinella o diffide verso Google – può costare caro. Il motore di ricerca, in teoria, potrebbe penalizzare nei risultati di ricerca i siti degli editori ostili, recalcitranti. Poi c’è YouTube. Chiunque carichi un filmato concede una licenza piena a Google, che è il proprietario della piattaforma. In sostanza, Google acquisisce il diritto di utilizzare qualsiasi contenuto per lo stesso identico scopo, che è l’addestramento dei suoi algoritmi. Anche qui, ovviamente, chi crea il video non riceve alcun compenso. Google intanto è sospettato di riservare a se stesso i filmati di YouTube, negando agli altri colossi dell’IA l’accesso alla piattaforma, a parità di condizioni.
L’indagine della Commissione Ue punta ad accertare se Google abbia abusato della sua già straordinaria forza. L’abuso di posizione dominante – questa la tesi accusatoria – si realizza quando tu penalizzi gli editori indisponibili a regalarti i contenuti; o quando escludi altre società dell’intelligenza artificiale dall’utilizzo dei video di YouTube. Ribatte un portavoce di Google: «Questa indagine rischia di ostacolare l’innovazione in un mercato sempre più competitivo. Gli europei meritano di beneficiare delle tecnologie più avanzate. Continueremo a lavorare a stretto contatto con il settore dell’informazione e quello creativo per accompagnarli nella transizione verso l’era dell’intelligenza artificiale»
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