Cile, testa a testa fra Jara e Kast

Popoff Quotidiano - Monday, November 17, 2025

La candidata di centro-sinistra ottiene finora il 26,5% dei voti, seguita dal leader del Partito Repubblicano con il 24,3%. Ballottaggio il 14 dicembre

Jeannette Jara e José Antonio Kast passano al secondo turno: il Cile eleggerà il suo prossimo presidente il 14 dicembre. Secondo i primi risultati ufficiali, con oltre il 50% dei seggi scrutinati, la candidata del centro-sinistra ha ottenuto il 26,5% dei voti, mentre il leader del Partito Repubblicano ha raggiunto il 24,3% in una giornata contrassegnata dalla partecipazione massiccia e lunghe code fin dalle prime ore del mattino in tutto il Paese. Dietro di loro Franco Parisi (18,84%), Johannes Kaiser (13,92%), Evelyn Matthei (13,25%), Harold Mayne-Nicholls (1,28%), Marco Enríquez-Ominami (1,16%) ed Eduardo Artés (0,66%).

L’alta affluenza alle urne è il frutto delle prime elezioni presidenziali con voto obbligatorio e iscrizione automatica, che hanno rivelato un interesse dei cittadini senza precedenti dal ritorno alla democrazia.

Circa 15,8 milioni di cileni erano chiamati alle urne, in un processo che ha visto anche il rinnovo di 23 senatori e di tutti i 155 deputati. Le urne hanno aperto alle 8:00 e, nonostante le alte temperature e le lunghe code, il processo si è svolto normalmente.

Dopo aver votato a Buin, José Antonio Kast ha ribadito la sua convinzione di passare al ballottaggio, assicurando che la sua campagna ha offerto “una buona proposta ai cittadini”. Ha inoltre anticipato che, se non fosse passato, avrebbe sostenuto “qualsiasi candidato diverso dal governo”. Sullo stesso tono, Johannes Kaiser, quarto nella corsa, ha chiarito che sosterrà incondizionatamente qualsiasi rappresentante della destra che competa contro Jara: “Non possiamo permetterci il lusso di un Boric 2.0 con la signora Jara”.

Dall’altra parte, la candidata Jeannette Jara ha celebrato con discrezione il risultato e ha invitato a mantenere la calma fino a quando non saranno noti i risultati definitivi, facendo appello alla partecipazione storica a queste elezioni.

Sebbene la presidente del Servel (Servicio Electoral), Pamela Figueroa, abbia definito il processo tranquillo, in diversi seggi si sono registrate lunghe code e ritardi, attribuibili al gran numero di elettori che, per la prima volta, dovevano adempiere all’obbligo di legge.

La normativa prevede multe comprese tra 30 e oltre 100 dollari per coloro che non si recano alle urne, salvo eccezioni quali malattia, disabilità o distanza superiore a 200 chilometri dal seggio elettorale.

Poiché nessun candidato ha raggiunto il 50% più uno richiesto, Jara e Kast si affrontano ora in un ballottaggio che definirà il corso politico del Cile.

Per Jara, la sfida sarà quella di consolidare l’alleanza di centro-sinistra e attirare il voto moderato. Per Kast, invece, la chiave sarà quella di unificare la destra, capitalizzando il sostegno immediato di Kaiser, Matthei e Parisi, che hanno già anticipato il loro appoggio a qualsiasi alternativa all’attuale governo. L’alto numero di voti ottenuti da Franco Parisi lo rende una figura chiave di questo ballottaggio, ma non è chiaro se sarà in grado di trasferire i suoi voti.

Si prevede un ballottaggio caratterizzato dalla polarizzazione, dalle sfide economiche e dal dibattito sulla sicurezza.

Il 14 dicembre i cileni torneranno alle urne per eleggere chi guiderà il Paese nei prossimi quattro anni.

Si conosce il risultato del voto tra gli oltre 160 mila cileni all’estero. Jeannette Jara, candidata del Partito Comunista, ha consolidato la sua leadership in sette paesi, ripetendo il modello che ha favorito Gabriel Boric nel 2021 e Alejandro Guillier nel 2017.

Il Servizio Elettorale ha allestito 427 seggi elettorali in 64 paesi per questo processo, che segna la terza volta che i cileni residenti all’estero possono partecipare alle elezioni presidenziali. A differenza del voto obbligatorio in Cile, chi risiede all’estero può votare su base volontaria.

La Nuova Zelanda ha dato il sostegno più convinto a Jara, che ha ottenuto 653 voti, pari al 55,2% delle preferenze. Al secondo posto si è classificato il libertario Johannes Kaiser con appena 166 voti, mentre José Antonio Kast ed Evelyn Matthei sono rimasti al terzo e quarto posto con 123 e 112 voti rispettivamente.

La tendenza neozelandese replica con notevole precisione le elezioni del 2021, quando Boric ha stravinto con il 59,6% al primo turno e l’86,2% al ballottaggio. Anche nel 2017, il progressista Guillier aveva conquistato il 76% di questo elettorato.

Da parte sua, l’Australia ha confermato il dominio di Jara con 1.199 voti complessivi tra Melbourne e Brisbane. Matthei ha ottenuto 324 preferenze, seguita da Kaiser con 290 e Kast con 234 voti.

Il continente asiatico ha mostrato risultati più contrastanti. In Giappone, Jara ha mantenuto la leadership con 104 voti contro i 40 di Matthei. La Corea del Sud ha seguito la stessa linea con 73 preferenze per la candidata del partito di governo contro le 21 del repubblicano Kast.

Tuttavia, la Cina ha rotto la tendenza: Matthei ha vinto con 49 voti, superando Jara che ne ha ottenuti 36. Kast è arrivato terzo con 31 preferenze. Questo risultato contrasta con il modello storico dell’Oceania, ma replica il comportamento del 2021, quando Kast ha vinto al primo e al secondo turno in territorio cinese.

Risultati simili sono stati registrati nelle Filippine, dove Matthei ha vinto con cinque voti, e in Malesia, dove Kast ha trionfato con sette preferenze.

In un clima di entusiasmo e speranza, Jeannette Jara ha chiuso giovedì pomeriggio la sua campagna presidenziale nella Plaza Sotomayor di Valparaíso, davanti a migliaia di persone, ultimo grande evento prima delle elezioni. L’evento è stato definito un successo totale dal comitato elettorale, sia per la partecipazione dei cittadini che per lo spirito di unità che ha caratterizzato la giornata. Ma, come si legge in un articolo di El Salto rilanciato da Popoff, la candidata del centro sinistra ha di fronte almeno tre versioni di destra e l’incognita del voto degli “obligados”, i votanti che prima della obbligatorietà del voto non andavano mai alle urne.

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