
Non è più possibile essere palestinesi in Cisgiordania
Assopace Palestina - Tuesday, October 28, 2025di Gideon Levy,
Haaretz, 26 ottobre 2025.
Mentre Trump promette ai paesi arabi che l’annessione israeliana “non avverrà”, volta le spalle alla distruzione, all’espropriazione, alla povertà, alla violenza dei coloni e agli abusi militari in Cisgiordania, permettendo che il tormento continui: lì non c’è tregua.
I palestinesi in una strada distrutta in seguito a un’operazione militare israeliana nella città di Tubas, in Cisgiordania, la scorsa settimana. Majdi Mohammed/APIn Cisgiordania nessuno ha sentito parlare del cessate il fuoco a Gaza: né l’esercito, né i coloni, né l’amministrazione civile e, naturalmente, nemmeno i 3 milioni di palestinesi che vivono sotto la loro tirannia. Non percepiscono minimamente la fine della guerra.
Da Jenin a Hebron, non c’è alcun cessate il fuoco in vista. Da due anni in Cisgiordania regna il terrore sotto la copertura della guerra nella Striscia, che funge da pretesto e da cortina fumogena, e non vi è alcun segno che stia per finire.
Tutti i decreti draconiani imposti ai palestinesi il 7 ottobre rimangono in vigore; alcuni sono stati inaspriti. La violenza dei coloni continua, così come il coinvolgimento dell’esercito e della polizia nelle rivolte. A Gaza ci sono meno morti e sfollati, ma in Cisgiordania tutto continua come se non ci fosse alcun cessate il fuoco.
L’amministrazione Trump, così attiva e risoluta a Gaza, chiude gli occhi sulla Cisgiordania e mente a se stessa sulla situazione che vi regna. Le basta bloccare l’annessione. “Non succederà perché ho dato la mia parola ai paesi arabi”, ha detto la scorsa settimana il presidente Donald Trump, mentre alle sue spalle Israele sta facendo tutto il possibile in Cisgiordania per distruggere, espropriare, abusare e impedire la possibilità di vivere.
Coloni israeliani lanciano pietre contro gli abitanti di un villaggio palestinese durante un attacco al villaggio di Turmus Ayya, in Cisgiordania, nel mese di giugno. Ilia Yefimovich/dpaA volte sembra che il capo del Comando Centrale dell’IDF, Avi Bluth, fedele e obbediente al suo superiore – il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che è anche ministro della Difesa – stia conducendo un esperimento umano, facendo causa comune con i coloni e la polizia: vediamo quanto possiamo tormentarli prima che esplodano.
La speranza che la loro sete di abusi si placasse insieme alle battaglie a Gaza è stata delusa. La guerra nella Striscia era solo una scusa. Fino a che i media evitano la Cisgiordania e la maggior parte degli israeliani – e degli americani – non si preoccupano davvero di ciò che accade lì, il tormento può continuare.
Il 7 ottobre è stata davvero un’occasione storica per i coloni e i loro collaboratori per fare ciò che non avevano osato fare per anni.
La famiglia Zaer Al Amour, che vive nelle Colline a sud di Hebron, una regione spesso soggetta alla violenza dei coloni e dei militari, fa la guardia a turno dalla sera al mattino per proteggere la propria terra. Wisam Hashlamoun/Anadolu via AFPNon è più possibile essere palestinesi in Cisgiordania. Non è stata distrutta come Gaza, non sono morte decine di migliaia di persone, ma la vita lì è diventata impossibile. È difficile immaginare come la morsa di ferro di Israele possa persistere ancora a lungo senza un’esplosione di violenza, giustificabile questa volta.
Tra i 150.000 e i 200.000 palestinesi della Cisgiordania che lavoravano in Israele sono disoccupati da due anni. Due anni senza un solo shekel di reddito. Anche gli stipendi di decine di migliaia di dipendenti dell’Autorità Palestinese sono stati ridotti in modo significativo a causa della trattenuta da parte di Israele delle entrate fiscali che riscuote per conto dell’AP.
Povertà e difficoltà sono ovunque. Lo stesso vale per i blocchi stradali e i posti di blocco; mai prima d’ora ce ne sono stati così tanti, e certamente non per un periodo così prolungato. Ora ce ne sono centinaia.
Ogni singolo insediamento ha cancelli di ferro che sono chiusi o che si aprono e si chiudono a turno. Non c’è modo di sapere cosa è aperto e cosa no e, cosa ancora più importante, quando. È tutto arbitrario. Tutto a causa delle pressioni dei coloni, che hanno reso l’esercito israeliano loro servitore sottomesso. È così che vanno le cose quando Smotrich è il ministro della Cisgiordania.
Una casa incendiata durante le rivolte del 2023 nel villaggio di Hawara. Smotrich ha parlato di un “Piano decisivo” già nel 2021. Amir LeviCirca 120 nuovi avamposti di insediamento, quasi tutti violenti, sono stati creati dal maledetto 7 ottobre, per un totale di decine di migliaia di acri, tutti con il sostegno dello stato. Non passa settimana senza che vengano creati nuovi avamposti; senza precedenti è anche la portata della pulizia etnica che essi perseguono: Hagar Shezaf ha riferito venerdì che nel corso della guerra di Gaza gli abitanti di 80 villaggi palestinesi della Cisgiordania sono fuggiti per salvarsi la vita, spaventati dai coloni che hanno usurpato le loro terre.
Il volto della Cisgiordania cambia ogni giorno. Lo vedo con i miei occhi stupiti. Trump può vantarsi di aver fermato l’annessione, ma l’annessione è diventata più radicata che mai.
Dal centro di comando che l’esercito americano ha istituito a Kiryat Gat si può vedere Gaza, ma non si vede Kiryat Arba, l’insediamento fuori Hebron.
La Cisgiordania ha bisogno di un intervento internazionale urgente non meno della Striscia. Soldati americani, europei, emiratini o persino turchi: qualcuno deve proteggere i suoi indifesi residenti. Qualcuno deve salvarli dalle grinfie dell’IDF e dei coloni.
Immaginate un soldato straniero a un posto di blocco che ferma i coloni teppisti mentre fanno a fare un pogrom. Un sogno.
Traduzione a cura di AssopacePalestina
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