La sconfitta elettorale nelle Marche, letta dalla Francia

Popoff Quotidiano - Tuesday, September 30, 2025

Nonostante il campo larghissimo, il centro-sinistra perde un’elezione regionale cruciale. Astensionismo alle stelle [Romaric Godin]

L’opposizione a Giorgia Meloni ha subito una sconfitta amara nelle elezioni che si sono svolte domenica 28 e lunedì 29 settembre nella regione Marche. Il primo dei sette scrutini regionali che si terranno fino alla fine di novembre aveva suscitato grande interesse in Italia. Ex roccaforte della sinistra, questa regione del centro del Paese era diventata un banco di prova per il governo Meloni. La presidente del Consiglio si era impegnata personalmente nella campagna elettorale.

La sinistra era determinata a riconquistare la sua ex roccaforte, che era passata a destra nel 2022. A tal fine, aveva scelto un candidato popolare, Matteo Ricci, che aveva riunito sotto il suo nome tutte le forze di sinistra, dal Partito Democratico (PD) all’Alternativa Rossa e Verde (AVS), fino al Movimento Cinque Stelle (M5S) e a Italia Viva, il partito di Matteo Renzi. Questa coalizione riponeva grandi speranze nel rifiuto della destra e nella recente mobilitazione sociale per Gaza, al fine di catalizzare un consenso elettorale.

Ma il voto ha avuto l’effetto di una doccia fredda. Matteo Ricci ha ottenuto solo il 44,4% dei voti espressi, ovvero 8 punti in meno del suo avversario di destra, Francesco Acquaroli, ex deputato del partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia (FdI). Il partito ottiene quindi facilmente la maggioranza assoluta e mantiene il controllo della regione. La delusione della sinistra è immensa. In un’intervista a La Repubblica, Matteo Ricci ha cercato di salvaguardare la strategia dell’unione: «L’unità non basta, ma non c’è alternativa al fronte unito e, senza questa coalizione, non avremmo nemmeno giocato la partita».

Un’analisi che dovrà però essere difesa di fronte a coloro che guardano i risultati nel dettaglio. Unita, la sinistra perde due punti rispetto al 2020, e i suoi due grandi partiti ne risentono. Con il 22,5% dei voti, i democratici perdono il primo posto e 2,6 punti, mentre il M5S, che tradizionalmente esita ad accettare l’unità, arretra di 2,04 punti al 5,08%. Nel 2020 il M5S si era presentato da solo alle elezioni.

Il suo leader, Giuseppe Conte, lunedì sera si è limitato a una laconica dichiarazione: «Dobbiamo prendere atto che la proposta alternativa offerta agli abitanti delle Marche non ha convinto la maggioranza dei votanti». L’unico successo della sinistra è quello dell’AVS, che cinque anni fa non era presente e supera il 4%. Ma è un successo insufficiente.

Una delle ragioni della sconfitta della sinistra è la sua incapacità di mobilitare il proprio elettorato. Già nelle elezioni generali del 2022, la sinistra aveva subito il contraccolpo dell’astensionismo dei propri elettori, mentre la destra non aveva registrato alcun progresso in termini di voti. Nelle Marche, l’affluenza alle elezioni regionali, già bassa nel 2020 a causa della crisi sanitaria, è crollata di quasi dieci punti, passando dal 59,74% al 50,01%. Questa demotivazione colpisce, come spesso accade, gli ex elettori di sinistra e ha reso impossibile il compito di Matteo Ricci.

L’altro punto determinante è l’incapacità della sinistra di affermarsi nelle zone rurali. Nelle due grandi città della regione, Ancona e Pesaro, la sinistra è in testa con il 50-52% dei voti. Ma nelle campagne, così come nelle città di medie dimensioni del sud della regione, Fermo e Ascoli Piceno, il risultato della destra sfiora o supera il 60%. In altre parole: la sinistra non ha fatto progressi nelle roccaforti della destra e non ha sufficientemente ampliato il divario nelle sue roccaforti.

Giorgia Meloni può tirare un sospiro di sollievo. Una sconfitta avrebbe inevitabilmente fatto precipitare il governo in una crisi. La sua soddisfazione può anche riguardare la ridistribuzione delle carte all’interno della coalizione al potere. Nel 2020, la Lega di Matteo Salvini aveva ottenuto il 22% dei voti ed era il primo partito della destra. Questa volta crolla e perde 15 punti, ritrovandosi a un livello più “normale” in questa regione centrale dell’Italia, con il 7,4 %. La Lega viene addirittura superata dalla destra berlusconiana, Forza Italia, che ottiene l’8,6%. Ma ora la destra locale è schiacciata su Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni, che ottiene il 27,4% dei voti, ovvero 8 punti in più rispetto al 2020.

Nello stesso fine settimana, anche gli elettori della regione autonoma bilingue della Valle d’Aosta sono stati chiamati alle urne. E la destra ha subito una sconfitta. Nel 2020, la Lega aveva chiuso in testa alle elezioni con il 23,9% dei voti. Questa volta, l’insieme della destra unita ottiene solo il 29,4% e viene superata dagli autonomisti dell’Unione valdostana, che raddoppiano il loro risultato ottenendo il 31,9% dei voti.

La sinistra, tradizionalmente debole nella regione, ottiene risultati modesti, ma potrebbe partecipare alla futura coalizione regionale. Il caso valdostano è particolare, perché la vita politica è molto distaccata da quella del resto del Paese, ma la coalizione di governo non è riuscita a vincere la sfida di arrivare in testa nella regione ufficialmente francofona.

La partita non è quindi ancora chiusa. Mancano cinque votazioni alla fine di novembre, e solo al termine di queste elezioni sarà possibile tracciare un bilancio completo. La leader del Partito Democratico, Elly Schlein, ha quindi chiesto ai suoi di impegnarsi in queste altre consultazioni. In totale, 18 milioni di italiani e italiane sono chiamati a votare nel corso di questi due mesi. Tuttavia, la regione Marche era una di quelle che la sinistra riteneva contendibili. La sua sconfitta segna quindi – già – una dura battuta d’arresto per l’opposizione a Giorgia Meloni che, anche se unita, sembra faticare a convincere della sua capacità di rappresentare un’alternativa.

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