GUERRA MEDIO ORIENTE: FALLISCONO I NEGOZIATI IN PAKISTAN. TRUMP MINACCIA IL BLOCCO DELLE NAVI IRANIANE. TORNANO A CRESCERE GAS E PETROLIO
Trump torna a minacciare l’Iran dopo i fallimenti dei negoziati in Pakistan. Gli
Stati Uniti bloccheranno le navi “in entrata o in uscita” dai porti iraniani a
partire dalle 16 di questo pomeriggio ora italiana ha annunciato su Truth il
presidente USA. “Godetevi gli attuali prezzi alla pompa. Con il cosiddetto
‘blocco’, presto rimpiangerete i 4-5 dollari al gallone” ha scritto su X il
presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf reagendo all’ordine
di Trump di imporre un blocco navale nello Stretto di Hormuz. Il Regno Unito
intanto si sfila dal blocco navale dello Stretto di Hormuz, ha dichiarato alla
Bbc il premier britannico Keir Starmer.
Il punto della situazione con Tara Riva giornalista italo-iraniana e analista di
questioni internazionali Ascolta o scarica
“Il fallimento delle trattative tra Stati Uniti e Iran, in Pakistan, era, a mio
parere, quasi inevitabile. Il presidente Trump non è realmente interessato ai
contenuti della tregua, ma ha bisogno di una vittoria che si traduca nella
ripresa di credibilità globale degli Stati Uniti. Vance, Witkoff e Kushner erano
andati a Islamabad con l’obiettivo, impossibile, di ottenere il controllo di
Hormuz, unica condizione per poter recuperare il peso necessario per mettere una
seria pezza alla crisi del debito e del dollaro. La solida delegazione iraniana,
con alle spalle la Cina, e forse anche la Russia, non vuole dare via di uscita
comode agli Stati Uniti, e non solo a Trump. Questa guerra è una vera resa dei
conti e Trump o si arrende o deve scatenare un’escalation sperando che il
disastro travolga gli Stati Uniti meno di altre realtà più esposte ad Hormuz, a
cominciare da vari paesi europei e, nella visione di Donald, persino da varie
realtà asiatiche, disposte così ad abbandonare la Cina. In sintesi, nella
situazione attuale, Trump o abbandona ogni logica di grandezza e di primato o si
getta nell’abisso sperando di essere fra i sopravvissuti. La folle guerra del
capitalismo”.
L’analisi di Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea a Scienze
Politiche a Pisa e collaboratore di Altreconomia Ascolta o scarica
Trump minaccia di tornare a bombardare le centrali elettriche e avverte la Cina:
‘Dazi al 50% se invierà armi al regime’. Poi spara a zero su Papa Leone XIV, il
primo pontefice suo connazionale della Storia. Un attacco senza precedenti che
potrebbe segnare una rottura tra la Casa Bianca e il Vaticano. Il presidente
degli Stati Uniti ha definito Leone un “debole sul fronte della criminalità e
pessimo in politica estera“ aggiungendo “ dovrebbe essermi grato perché, è stato
scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che
quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente me”. I
vescovi americani replicano: “parole denigratorie”.
Il commento di Francesco Grana vaticanista del Fatto Quotidiano Ascolta o
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Secondo Axios, la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha innescato un
grave shock energetico che sta per determinare cambiamenti duraturi nella
struttura del mercato petrolifero globale, del valore di svariati trilioni di
dollari, trasformandolo da un sistema relativamente aperto in una struttura più
frammentata e militarizzata. I prezzi del petrolio sono aumentati di circa il
50% rispetto ai livelli prebellici, mentre i prezzi sul mercato fisico del
petrolio hanno raggiunto livelli record, poiché paesi e aziende si contendono le
forniture in calo. Uno dei fattori chiave di questo aumento è la continua
chiusura dello strategico Stretto di Hormuz. Secondo i dati disponibili, la
crisi ha di fatto eliminato circa il 16% dell’offerta globale di petrolio,
superando shock precedenti come l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq nel
1990 (8%), l’embargo petrolifero del 1973 (8%), la guerra in Libia del 2011 (2%)
e la guerra in Ucraina del 2022 (2%).
Il panorama energetico africano si trova attualmente ad affrontare una delle
prove più difficili della sua storia recente a causa della guerra all’Iran e la
chiusura dello Stretto di Hormuz: dal Sudafrica alla Nigeria, il continente è
alle prese con il caro carburante, i raccolti a rischio e un’inflazione che i
più poveri non possono permettersi.
Ne parliamo con Cornelia Toelgyes, vicedirettrice di www.africa-express.info
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Nel 2025 l’Iran ha giustiziato almeno 1.639 persone, un record dal 1989. Lo
rivela il rapporto annuale congiunto dell’organizzazione norvegese ‘Iran human
rights’ (Ihr) e dell’organizzazione parigina ‘Ensemble contre la peine de mort’
(Ecpm) Parigi, secondo cui “il ricorso alla pena capitale potrebbe aumentare a
seguito della guerra con Israele e gli Stati Uniti”. In dettaglio il numero
delle esecuzioni è aumentato del 68% rispetto al 2024 (975 persone uccise) e
include 48 donne impiccate. Secondo le due Ong “se la Repubblica islamica
sopravviverà alla crisi attuale, esiste un serio rischio che le esecuzioni
vengano utilizzate in modo ancora più massiccio come strumento di oppressione e
repressione”
Il commento di Ahmad Rafat, giornalista iraniano, fondatore dell'”Iniziativa per
la libertà di espressione in Iran”. Ascolta o scarica