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Non ci si può credere
Vedo che nonostante gli insegnamenti degli ultimi trent’anni, i maestri di sconfitte vorrebbero un “campo largo” con assieme: quelli del NO e quelli del SÌ, quelli contro la guerra e quelli per le armi all’Ucraina e la NATO, quelli per la Palestina e quelli per la legge che punisce l’antisionismo, […] L'articolo Non ci si può credere su Contropiano.
March 30, 2026
Contropiano
PretenDiamo legalità: concorso della Polizia di Stato per le scuole. Riflessioni su obbedienza/punizione VS educazione
Se non esistesse il nostro Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, non potrebbe fare notizia la nona edizione dell’iniziativa che, in «considerazione del positivo riscontro delle passate edizioni», il Dipartimento di Pubblica Sicurezza, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, sta avviando sull’intero territorio nazionale. Apprendiamo che  questo progetto – PretenDiamo legalità – ha  nove anni di vita, che si tratta di un ciclo di incontri per «agli alunni delle scuole primarie, secondarie di primo e di secondo grado» con in cattedra la Polizia di Stato. Così recita la nota della Questura, in questo caso di Bergamo, inviata all’Ufficio Scolastico Regionale (USR) (clicca qui per il concorso). In totale sprezzo della autonomia delle scuole, se ancora vogliamo confidare nella legge che la regola e nella funzione degli Organi Collegiali nel definire il Piano dell’Offerta Formativa (PTOF), le articolazioni del progetto sono decise dalle questure per fasce di età e ordini scolastici «di concerto con il Ministero dell’Istruzione». Le scuole saranno individuate su un elenco fornito dall’USR: di aderenti volontari? Di dirigenti già considerati fidati, confidenti nella bontà dei percorsi? Del resto, i selezionatori-questurini avranno a che fare con dei referenti della scuola indicati da non si capisce chi. La legislazione scolastica non rientra nella cultura della legalità. Partiamo dal titolo, crasi assai suggestiva di pretendere e dare. La pretesa è prepotente, è potenza in atto prima di ogni riflessione in merito; il dare è donativo, paternalistico, pastorale. I contenuti previsti nel progetto sono un misto fra addestramento a individuare le minacce che ci circondano in strada, ovunque, e buonismo parrocchiale. Nella primaria, tenendo conto della sua elementarità basica, senza pretese, figura il parlar bene, le competenze soft utili allo stare in gruppo. Ma, in questo caso, quello a cui da sempre bada una brava Maestra, nella nota si chiama “Hate Speek“. In che consista il giocare – soprattutto oggi che le creature sono affascinate dai dispositivi – lo insegnano i poliziotti. Nella secondaria, la ex media e le superiori, il gioco si fa duro: qui si tratta di contrastare il cyberbullismo, magari dopo aver fatto vedere come si traccia vita natural durante un sospettato, come si raccoglie una testimonianza di molestie presentata da una ragazza, come si procede a un interrogatorio (bullismo da questura?). Ma forse siamo troppo poco indulgenti con le buone intenzioni dei percorsi proposti, sarà perché a furia di sentire e leggere di parità, di inclusione, di accesso ai diritti per il cittadino (escluso il migrante, ovviamente, dalla categoria), avvertiamo l’abuso semantico e politico in cui sono precipitati questi concetti. Richiamare i Principi della Carta Costituzionale, da vivere ogni giorno come recita il testo, dà molto da pensare in un Paese dove vigono norme di sicurezza durissime e si ascoltano continui echi di guerra, nel drammatico disprezzo per le madri e i padri che li scrissero, dopo la devastazione sociale prodotta dal Ventennio e a ridosso di una carneficina che ha prodotto nel mondo circa 85 milioni di morti. Per ben concludere, la nota ricorda il concorsone finale, ormai il paese è tutto un festival, vinti e vincitori, qualcuno merita di più, qualcuno è in fondo lista. A ben pensarci è sempre una questione di confini, di occupazione di territori, di abilitarsi come leader. Al di là della metafora incalza la vita vera, a questi valori orientata. Spendiamo qualche riflessione veloce su un tema che meriterebbe lo studio di interi trattati. La legalità rappresenta la corrispondenza fra un comportamento di qualsiasi tipo (verbale, fisico, singolare, collettivo) e una fonte di norme, e la legge. La legge nella sua anomia, erga omnes, nell’apparente equità, nell’indifferenza per la soggettività di coloro che esibiscono un comportamento, prevede obbedienza al suo mandato e punizione per il mancato rispetto. La legge segue una complessa via gerarchica di elaborazione. Nei Paesi che si definiscono democratici si incardina in complessi ordinamenti di cui le carte costituzionali sono la fonte primaria, segue protocolli di presentazione, discussione, approvazione, piuttosto complessi. Proprio per la macchinosità della sua vigenza e per l’impatto politico che produce, la legalità non sempre si conforma alla legittimità. Legale e legittimo nel nostro ordinamento giuridico non sono sinonimi. La legittimità, potremmo dire un po’ grossolanamente, è discussa, discutibile, oggetto di diatribe che portano in giudizio anche la legge dettata. Ma, né in questo né in altri progetti analoghi, si mette in campo un discorso che evidenzi queste delicate problematiche. Il Verbo è chiaro, non ammette chiaroscuri, ombre: da un lato chi conosce e amministra le procedure legali, dall’altro chi deve conformarsi, adattarsi. Naturalizzazione del comando, potremmo dire. Oggi il nostro Osservatorio riceve decine di segnalazioni quotidiane, spesso viene citato dai media, e questo forse dimostra che si è alzata la sensibilità  della società civile, del corpo docente, degli studenti  su questa invasione di divise nelle nostre scuole. Una presenza insinuante che contagia, che vampirizza saperi e conoscenze, facendo della legalità un meta-valore morale, categorico, ineludibile per il buon cittadino di oggi e di domani. Forse, se per alcuni anni, mentre maturava il clima giusto per ben nove tornate di incontri di questo tipo, ci siamo distratti, oggi dobbiamo stare sul pezzo, allertati, soprattutto come educatori, come adulti responsabili. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Educazione Vs obbedienza: riflessioni didattiche e critiche sulla pedagogia nera
Invitiamo le nostre lettrici e i nostri lettori a prendere visione di questo contributo realizzato dal Polo Europeo della Conoscenza, Rete Nazionale di istituzioni educative ed Ente accreditato per la formazione docente, in cui si cita l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e la sua attività per una scuola del pensiero libero e critico contro una scuola di obbedienza e controllo. La presenza di militari nelle scuole italiane in qualità di educatori/docenti è una tendenza in forte contrasto con lo spirito democratico e pluralista della scuola pubblica sancito nella nostra Costituzione. Condizionare le bambine e i bambini all’obbedienza cieca rischia di spegnere l’empatia, qualità umana alla base della convivenza civile e democratica. Clicca sull’immagine per il video. Pedagogia nera Clicca in basso per le slide dell’argomento in pdf. pedagogia nera bianca e militareDownload Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Alibi perfetto: migranti. Ma la preda vera…
… sono tutti i cittadini. di Mario Sommella (*). A seguire un’analisi di Maurizio Alfano e alcuni link di Diogene e Idos sulle politiche contro i diritti in Italia e altri Paesi UE… con la Spagna controcorrente. Dalla scenografia (trumpiana) delle catene alla normalizzazione dello Stato di polizia C’è sempre una figura pronta a farsi carico delle nostre paure. A
February 1, 2026
La Bottega del Barbieri
Sullo scolasticidio. Il progetto politico sulla scuola italiana: dal pensiero critico all’obbedienza
Il 16 ottobre 2025, il giorno dopo l’ennesimo femminicidio – quello di Pamela Genini -, arriva l’emendamento della Lega nel ddl Valditara. Il testo vieta i progetti di educazione sessuo-affettiva nelle scuole primarie e secondarie di primo grado e richiede il consenso preventivo dei genitori nelle scuole secondarie di secondo grado. In un momento storico in cui il dibattito sull’educazione all’affettività per contrastare una cultura patriarcale e violenta è centrale, il governo presenta un disegno di legge completamente scollegato dalle esigenze concrete della società e della comunità educante. La preoccupazione e lo sconcerto del personale della scuola alla notizia confliggono con le dichiarazioni del ministro: le nuove Indicazioni Nazionali prevedono l’educazione sessuale e affettiva, ma solo da un punto di vista “biologico”. Chi lavora quotidianamente con bambine e adolescenti sa che la sessualità non è solo una questione biologica, ma di identità. Un’identità che non sempre, ci si sente liberi di dichiarare perché scandalizza più una donna che si dichiara lesbica che un uomo che infligge coltellate sul corpo della compagna. Chi vive la scuola tutti i giorni sa che l’affettività riguarda competenze differenti da quelle che si possono acquisire durante l’ora di scienze leggendo un paragrafo sugli apparati riproduttivi. Educare alla sessualità e all’affettività significa educare al consenso e al rispetto di tutte le identità, riconoscere le proprie emozioni, decostruire pregiudizi e diseguaglianze. Al contrario, eliminarne l’insegnamento significa normalizzare odio e violenza. Tuttavia, la legittimazione tacita di una cultura patriarcale e violenta, favorita anche da una scuola che non prepara all’educazione sessuale e affettiva, non è da imputare solo a questo governo. È  dai primi anni 2000 che l’OMS chiede l’introduzione della “Comprehensive Sexuality Education” (CSE) nelle scuole di ogni ordine e grado come parte integrante dei diritti umani, della salute pubblica e dell’educazione alla cittadinanza responsabile, ma in Italia non è mai esistito un programma nazionale obbligatorio sull’insegnamento dell’educazione sessuo-affettiva. Sono previsti dei progetti extracurriculari da attuare a discrezione delle scuole. L’Italia rientra infatti insieme a Ungheria, Romania, Bulgaria e Grecia tra i Paesi europei in cui l’educazione sessuo-affettiva non è obbligatoria ed è fortemente limitata o del tutto assente. In tutti gli altri paesi europei l’insegnamento è regolamentato e strutturato; tra gli esempi più avanzati vi è l’Olanda in cui sono presenti programmi educativi sull’approccio affettivo e relazionale già a quattro anni. È invece da imputare a questo governo l’intenzione di costruire uno stato autoritario a colpi di decreti che si configurano come manifesti politici in cui i nemici sono chiari. Si è partiti nel 2022, con la legge “anti-rave” che criminalizza chi si organizza per praticare soluzioni alternative dal basso e modelli di vita accessibili compensando un welfare inesistente. Si è poi passati, con la legge “sicurezza”, alla repressione feroce di  migranti, occupanti di case, tutti coloro a cui questo governo ha deciso di negare il diritto ad una vita dignitosa creando un clima di paura contro qualsiasi forma di protesta. Ora, l’obiettivo è intervenire direttamente sui contenuti educativi per crescere generazioni obbedienti. Era chiaro sin dall’insediamento di questo governo il progetto politico sulla scuola. Il primo passo è stato fatto passando da “Ministero della Pubblica Istruzione” a “Ministero dell’istruzione e del Merito”. Ciò ha significato cancellare il servizio pubblico a favore di una meritocrazia fittizia, promuovere una scuola che non considera le differenze alimentando frustrazioni nei più giovani mentre si è sempre più lontani dal tutelare uguaglianza e diritti. L’intervento successivo è stato sui contenuti disciplinari attraverso la pubblicazione delle Nuove Indicazioni Nazionali. Anche in questo caso, il contenuto è molto lontano da una scuola che formi cittadine per una società inclusiva ed interculturale e privilegia la conoscenza dell’Occidente rispetto alle altre civiltà. Le mobilitazioni e gli scioperi di questi ultimi mesi, a partire dall’iniziativa del “minuto di silenzio per Gaza” il primo giorno di scuola, hanno subito evidenti tentativi di boicottaggio e intimidazione tramite comunicazioni riservate degli uffici scolastici, delegittimazione dei collegi docenti, precettazioni di scioperi legittimi. Per la prima volta dopo anni la scuola è stata di nuovo protagonista delle piazze schierandosi apertamente contro il genocidio in Palestina e contro la complicità del governo ed ecco allora imbastire i preparativi per nuove forme di repressione. Il 25 settembre è stato assegnato in Senato il ddl Gasparri. Un disegno di legge in cui compaiono obblighi formativi su cultura ebraica, Israele e antisemitismo; sanzioni per il personale – dal provvedimento scritto fino al demansionamento e alla destituzione – ; modifiche al codice penale che vedono l’antisemitismo e l’antisionismo – che non sono affatto sinonimi – come aggravante. In questo quadro, il tassello in più che mette il ddl Valditara è depotenziare la funzione centrale della scuola in uno stato democratico e svuotare il ruolo educativo delle docenti. È in tutto questo che si configura lo scolasticidio, termine coniato per indicare la distruzione sistematica delle scuole palestinesi. Sebbene neanche lontanamente paragonabile, ciò che accade a Gaza è la vetrina delle politiche autoritarie ed escludenti dell’occidente, anche quelle scolastiche. Lo scolasticidio è nello smantellamento del servizio pubblico a favore della privatizzazione e del merito;  nella prospettiva classista ed escludente della scuola; nel depotenziamento dei luoghi di democrazia; nei corsi di formazione a pagamento per ottenere il ruolo; nel precariato; nella repressione delle docenti e delle studentesse; nell’attacco alla libertà d’insegnamento; nella promozione dell’obbedienza invece che dello sviluppo del pensiero critico; nell’intervento delle forze dell’ordine al posto di interventi didattici ed educativi. Nell’intersezione tra la svolta autoritaria dell’occidente e l’oppressione del popolo palestinese si colloca la militarizzazione della scuola e della società, per crescere cittadini obbedienti in barba ai capisaldi di uno stato di diritto e ai principi costituzionali di cui la scuola pubblica è portavoce. Fare politiche distanti dai bisogni reali significa alimentare frustrazione nei più fragili e indifferenza nei più forti. Chi invece, adulto o giovane, crede ancora che un mondo migliore sia possibile e necessario a partire dall’educazione, sa che la risposta del governo sarà sempre e solo repressione. Fonti: Nuove Indicazioni Nazionali Pubblicato il testo delle “Nuove indicazioni per la scuola dell’infanzia e primo ciclo di istruzione 2025” – Materiali per il dibattito pubblico – Pubblicato il testo delle “Nuove indicazioni per la scuola dell’infanzia e primo ciclo di istruzione 2025” – Materiali per il dibattito pubblico – MIM WHO Comprehensive sexuality education DDL Gasparri Parlamento Italiano – Disegno di legge S. 1627 – 19ª Legislatura | Senato della Repubblica DDL Valditara Disegno di legge Fulvia Difonte, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Milano
Dinamopress.it: Sessualità, scuola e nazione: politiche globali dell’obbedienza
DI MONICA PASQUINO PUBBLICATO SU WWW.DINAMOPRESS.IT L’8 LUGLIO 2025 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante articolo scritto da Monica Pasquino, pubblicato su Dinamopress.it l’8 luglio 2025 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «Negli ultimi anni, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha documentato decine di episodi in cui l’Esercito entra nelle scuole attraverso cerimonie, attività pseudo-formative ed esercitazioni promosse in accordo con il Ministero dell’Istruzione e il Ministero della Difesa. Si diffonde così una “cultura della difesa” che normalizza la presenza militare nei percorsi educativi. Basta farsi un giro nella gallery fotografica dell’Osservatorio per farsene un’idea…continua a leggere su www.dinamopress.it.