Tag - #StopGenocidio

Chi ha in tasca oggi i “War bond” di Israele. Dal colosso Allianz a tre piccoli investitori italiani
Dati inediti elaborati dal centro di ricerca olandese Profundo per conto di Altreconomia mostrano la gravissima responsabilità del colosso assicurativo tedesco (sponsor delle Olimpiadi) nell’acquisto di titoli di Stato emessi da Tel Aviv per finanziare anche la spesa militare. Per quanto riguarda l’Italia è confermato il passo indietro di Bper. Tra i “nuovi” investitori, pur con importi ridottissimi, c’è anche una società che fa capo a Fondazione Cariplo_   Nell’ultimo anno Allianz ha continuato di fatto a finanziare il genocidio contro la Striscia di Gaza. Il colosso tedesco dei servizi finanziari e assicurativi ha infatti acquistato “War bond” emessi dallo Stato di Israele per qualcosa come 1,7 miliardi di dollari solo tra gennaio e novembre 2025. Lo mostrano dati inediti elaborati dal centro di ricerca olandese Profundo per conto di Altreconomia e aggiornati a metà novembre 2025. Ecco dunque chi ha in pancia i titoli obbligazionari emessi da Tel Aviv con sempre maggiore intensità dal 7 ottobre 2023 allo scopo di finanziare anche le spese militari. Per quanto riguarda il ruolo di attori italiani, la ricerca di Profundo conferma il “passo indietro” del Gruppo Bper (di cui abbiamo scritto qui e qui) ma fa emergere, pur in maniera estremamente minoritaria, tre nuovi investitori nazionali. Tra loro c’è anche la Quaestio capital Sgr, società di gestione del risparmio con sede a Milano e di proprietà di una holding domiciliata in Lussemburgo il cui primo azionista è la Fondazione Cariplo. Per quanto riguarda il ruolo di attori italiani, la ricerca di Profundo conferma il “passo indietro” del Gruppo Bper (di cui abbiamo scritto qui e qui) ma fa emergere, pur in maniera estremamente minoritaria, tre nuovi investitori nazionali. Tra loro c’è anche la Quaestio capital Sgr, società di gestione del risparmio con sede a Milano e di proprietà di una holding domiciliata in Lussemburgo il cui primo azionista è la Fondazione Cariplo. Facciamo però un passo indietro. Nel febbraio di quest’anno le Ong BankTrack e Pax hanno pubblicato una ricerca, sempre sulla base di evidenze messe in fila da Profundo, che mostrava il ruolo significativo di banche e gestori europei e statunitensi nel finanziare Tel Aviv dall’inizio dell’offensiva sulla Striscia di Gaza dell’ottobre 2023. Per sostenere l’imponente macchina bellica israeliana il Governo Netanyahu aveva infatti dato un forte impulso all’emissione di titoli di Stato, per un totale di 19,4 miliardi tra ottobre 2023 e gennaio 2025. L’emissione di questi prodotti finanziari era stata accompagnata da dichiarazioni pubbliche (ad esempio a opera di funzionari del ministero dell’Economia) e addirittura da un banner pubblicato sul sito istituzionale israelbonds.com che indicavano esplicitamente la finalità di finanziare la “guerra” contro Gaza. BankTrack e Pax lo avevano detto chiaramente: “Le istituzioni coinvolte negli acquisti di titoli corrono il rischio di aver contribuito a violazioni dei diritti umani su larga scala, crimini di guerra e genocidio”. I maggiori investitori in titoli di Stato israeliani all’inizio dell’anno erano Allianz e sette grandi banche europee e statunitensi: Goldman Sachs, Bank of America, Citigroup, Deutsche Bank, Bnp Paribas, JPMorgan Chase e Barclays (e in piccola parte anche Bper, come detto, tramite Arca Fondi Sgr). I risultati di questa nuova analisi aggiornata danno conto di dinamiche interessanti. Tra ottobre 2023 e novembre 2025 il governo di Israele ha emesso quasi 24 miliardi di dollari di titoli di Stato. Un aumento rispetto ai 19,4 miliardi di dollari riscontrati a gennaio 2025 anche se decisamente ridotto rispetto ai primi mesi di guerra. Questa decelerazione è probabilmente dettata dal tentativo di normalizzazione portato avanti dal governo israeliano. Sul sito israelbonds.com, infatti, sono scomparsi i riferimenti alla “guerra”, seguendo la retorica del finto “cessate il fuoco” dichiarato in pompa magna da Donald Trump a inizio ottobre 2025 e più volte violato proprio dall’esercito israeliano. Ma tutto ciò potrebbe essere dovuto anche a una difficoltà sostanziale di piazzare ulteriori titoli sui mercati internazionali. Sta di fatto che a novembre 2025 i “War bond” israeliani risultano principalmente in mano a investitori interni al Paese. Se si prendono in considerazione i primi 20 per valore delle quote possedute, 12 di questi sono israeliani. Una quota che sale se si considerano i primi 10 (otto sono israeliani) e i primi cinque (quattro). Secondo gli analisti di Profundo questa esposizione crescente degli investitori israeliani è superiore alle loro capacità e potrebbe esporli a un rischio elevato sul lungo termine. La maggior parte dei War bond è concentrata del resto in pochi istituti. I primi 20 possiedono la quasi totalità del pacchetto (22,9 miliardi su poco meno di 24 miliardi), i primi 10 detengono poco più di 20,6 miliardi e solo i primi cinque ben 14,4 miliardi (cioè il 60% del totale). Al primo posto c’è il fondo comune di investimento Ksm mutual funds, quotato a Tel Aviv, per un’esposizione di poco più di 3,6 miliardi di dollari. Seguono l’assicuratore israeliano Migdal (poco più di tre miliardi) e la citata Allianz. L’assicuratore tedesco, che è pure partner globale del Comitato olimpico internazionale e sponsor di Milano Cortina 2026, non è solo il più esposto tra gli investitori stranieri ma ha anche aumentato sensibilmente la sua posizione, passando dai 960 milioni di dollari registrati a gennaio 2025 a 2,67 miliardi di novembre 2025, un incremento come detto di 1,7 miliardi in meno di un anno. Quindi mentre la maggior parte degli istituti finanziari internazionali si libera dei titoli di Stato israeliani, Allianz ha triplicato la propria esposizione, associandosi sempre di più a un governo responsabile di gravissimi crimini contro l’umanità. Segue il fondo di investimenti Meitav mutual funds (2,64 miliardi) e Harel Group (2,46 miliardi), la più grande compagnia di assicurazioni di Israele. Tra i primi 20 rientrano poi anche i grandi fondi speculativi statunitensi: Vanguard (968 milioni), BlackRock (149 milioni) e State Street (65,7 milioni). Le grandi banche internazionali sembrano invece essersi sbarazzate dei titoli israeliani. L’analisi di febbraio 2025, infatti, mostrava i grandi istituti di credito statunitensi ed europei in testa ma adesso la musica sembra cambiata. L’esempio più significativo è quello di Goldman Sachs: se a inizio anno l’istituto statunitense deteneva qualcosa come 7,2 miliardi di dollari di titoli di Stato israeliani, a novembre di quest’anno la quota è scesa a soli 10 milioni. Casi analoghi si sono registrati per Bank of America (da 3,6 miliardi a non risultare più in elenco), Citigroup (da 2,9 miliardi a zero), Deutsche Bank (da 2,5 miliardi a 15 milioni), Bnp Paribas che si è sbarazzata dei due miliardi di titoli, JPMorgan Chase (690 milioni contro i 28 attuali) e Barclays (che ha venduto per 500 milioni). Una scelta non dovuta certo a motivazioni etiche quanto piuttosto a operazioni di natura speculativa: prima comprare titoli obbligazionari ad alto rendimento a causa delle necessità belliche di Tel Aviv per poi sbarazzarsene una volta che quel rendimento viene a calare, magari per via di un finto “accordo” imposto da chi continua a bombardare. Una parte dell’analisi di Profundo riguarda anche l’Italia. A gennaio 2025 il Gruppo Bper possedeva titoli di Stato israeliani per un totale di 99 milioni di dollari, tramite Arca Fondi Sgr, cresciuti fino a oltre 190 milioni nell’estate di quest’anno. Dopo la sua uscita di scena -frutto anche delle proteste di diversi correntisti e lavoratori- rimangono, a novembre 2025, tre investitori istituzionali italiani che possiedono ancora titoli di Stato israeliani per un totale di “soli” 7,1 milioni. Un ammontare minimo che merita comunque un approfondimento. Il primo investitore è la società di intermediazione finanziaria ConsultInvest, con sede a Modena, con 3,1 milioni di euro. Segue con 2,4 milioni Banca Mediolanum, che ha acquistato titoli israeliani per il tramite della Mediolanum International Funds Ltd., veicolo societario del Gruppo con sede però in Irlanda. Chiude il cerchio la Quaestio Capital Management Sgr con 1,5 milioni. Nata nel 2009, la società con sede a Milano dichiara sul proprio sito di gestire a oggi oltre 15 miliardi di euro grazie a “un team di circa 50 professionisti”. Il capitale sociale di Quaestio Sgr risulta interamente detenuto dalla Quaestio Holding S.A., società lussemburghese di proprietà di Fondazione Cariplo (43,98% del capitale), Fondazione Cassa di risparmio di Forlì, Fondazione Cariparma, Fondazione Sardegna, Cassa italiana di previdenza e assistenza dei geometri liberi professionisti, e Fondazione Cassa di risparmio di Bolzano.   La compagine sociale di Quaestio Holding al 2 dicembre 2025   Quando abbiamo chiesto a Quaestio le “ragioni” di questa operazione finanziaria ci è stato risposto che l’ammontare è infinitesimale e che la scelta dei titoli è da attribuirsi a fondi di fondi cui la società si appoggia, limitandosi a una valutazione del loro operato di natura meramente regolamentare. Per qualcuno è davvero tutto in ordine. altreconomia
HeART of GAZA: I cuori feriti dei bambini Gaza in mostra a Firenze
Da Martedì 4 Novembre a domenica 16 novembre 2025, in Piazza Madonna (ex Murate) della Neve a Firenze è possibile visitare gratuitamente, grazie alla collaborazione di assopacepalestina, la mostra “HeART o GAZA”, una mostra di disegni di bambini di Deir Al-Balah, al centro della Striscia di Gaza. Il progetto, nato dalla amicizia – collaborazione fra Mohammed Timraz e l’illustratrice irlandese Féile Butler, ha permesso di offrire un tempo, uno spazio di gioco e “normalità”, ai bambini di Gaza, che vivono dall’ottobre 2023 nel terrore dei bombardamenti, la distruzione delle case, delle scuole, degli ospedali, la mancanza di cibo, acqua, cure sanitarie. Questo progetto ha consentito di far uscire i disegni dei bambini fuori dai confini della striscia per raggiungere il mondo attraverso questa mostra itinerante, testimoniare la situazione di Gaza attraverso i loro disegni e sostenere il progetto “We are not alone“. Abbiamo intervistato Mohammed Timraz (@mohammed_timraz_10), ricercatore palestinese che ora vive a Parma e studia Art terapy presso l’università. Pressenza Moahamed, chi è stato in Palestina in Cisgiordania e in particolare a Gaza, anche se è palestinese, ha una grande ferita nel cuore in questo momento vedendo la situazione di distruzione e disastro umanitario ed è per questo che ogni giorno e molte notti cerchiamo di fare qualche piccola cosa, dare un piccolo contributo, per cambiare le cose. Mohammed Lo so, lo so. Le persone che hanno una humanità sentono questo. Avete visto la mostra a Firenze? Cosa ne pensate? Pressenza Le cose che abbiamo visto e che ci hanno colpito nel vedere qui disegni dei bambini è il tentativo di rendere belle e felici alcune situazioni drammatiche e come loro hanno descritto invece in modo molto crudo e vero il dolore, la distruzione e tutto quello che hanno subìto. Mohammed Ovviamente si può solo immaginare cosa un bambino può vedere attraverso i suoi occhi in questo tipo di situazione, ma i suoi sentimenti riguardano più il tentativo di sentire l’armonia in qualcosa che è catastrofico e terribile. In questo progetto abbiamo un obiettivo principale, che è cercare di rendere consapevoli i bambini e di renderli capaci di sentire le loro emozioni, il loro modo di vivere dentro questo genocidio, come stanno soffrendo e come stanno combattendo.  Sì, praticamente il progetto consta proprio di questo, cercare di far tirare fuori la voce dei bambini e di vedere in che modo hanno percepito il disastro, in che modo stanno soffrendo e cercare di tirar fuori i loro sentimenti. Pressenza Come è nato questo progetto? Mohammed Il progetto è nato a luglio 2024. Sai che il genocidio è iniziato il 7 ottobre 2023 ed io, conoscendo l’inglese, ho iniziato a pubblicare informazioni sulla situazione in Gaza sui miei social media. Ho un’amica irlandese che si chiama Féile Butler e con lei è partito il progetto.  Tutti i giorni parlavamo di come la situazione in Gaza fosse molto difficile, specialmente per il genocidio in atto. Ogni giorno, ogni mattina, mi mandava un messaggio: “come stai, sei ancora vivo?” – ” Alhamd lilhi! Grazie a Dio, sì!”  Sai che nessuno può rimanere in sicurezza in Gaza, è un genocidio, chiunque può essere il prossimo. Quindi ci sentivano e ci mandavamo aggiornamenti. Ogni giorno la nostra amicizia è diventata sempre più stretta e una volta in un messaggio mi ha mandato un disegno di sua figlia e io gli ho mandato alcuni disegni dei miei nipoti, Nour, Shahed e Sobhi, di 9, 7 e 5 anni. In uno di questi disegni, quello di Shahed era disegnato un bambino senza testa.  E quando abbiamo visto questo disegno abbiamo detto che non è normale che un bambino di 7 anni disegnasse una cosa così! Questo non poteva essere accettabile! E questo in effetti è uno dei disegni che c’è nella mostra. Da quel momento ho deciso di fare qualcosa per questo bambino che aveva 7 anni e gli altri coetanei. Quindi ho predisposto una tenda per fare dei laboratori per i miei nipoti e altri bambini, circa 20 in tutto. Giorno dopo giorno ho iniziato a fare alcuni laboratori per tutto il gruppo di bambini, cercando di farli lavorare su qualcosa che non riguardasse il genocidio, la sofferenza, ma ad esempio disegni sull’inverno, sul mare, sui fiori, le torte di compleanno. Farli uscire dalle loro paure, dal dolore, dai bombardamenti, era molto difficile, era un sogno! Perché loro, avevano vissuto e stavano vivendo il genocidio ma piano piano hanno iniziato ad uscire dalle sofferenze ed hanno cominciato a disegnare cose positive. In questo modo abbiamo cercato di raccontare e mostrare alle persone fuori da Gaza, cosa i bambini stessero affrontando e quanto soffrivano: far vedere come è la vita e lo stile di vita per i bambini che vivevano all’interno di un genocidio. Da quando mi è stato reso impossibile continuare la mia attività (Grey Cafè) mi sono occupato di questo progetto acquistando il materiale per disegnare, pagando l’affitto delle tende, gli psicologi, i fotografi e i volontari. Pressenza Dove operavate con questi laboratori? In quale parte di Gaza?  Mohammed Ho iniziato nella mia città, in Deir el-Balah, nel centro di Gaza, aiutato dalle due ragazze più grandi, Qamar e Misk. Ora da 20 bambini siamo arrivati a 2.000, in 17 tende e altri spazi: a Khan Yunis, al Mawasi, Deir al Balah, Nuseirat e Gaza City. Pressenza Mohamed ci puoi raccontare una storia particolare che hai vissuto, in negativo o in positivo, attraverso i disegni di questi bambini e il rapporto con loro? Un aneddoto, un’esperienza che ti ha colpito. Mohammed Ho già accennato alcune storie come quello del bambino senza testa. Ogni disegno in realtà aveva una storia terribile dietro. Una storia particolare è quella di un bambino di 7 anni, Hihsan, che disegnava sempre pesci e il mare, in tutti i laboratori. Anche se il tema del giorno era l’inverno lui disegnava i pesci e il mare. Capendo che questo nascondeva psicologicamente qualcosa gli chiesi del perché di questo ripetere sempre e disegnare sempre i pesci e il mare. Così è emerso che lui aveva perso suo padre durante questo genocidio e che prima lo portava sempre al mare, cosa che lo rendeva felice. Ogni volta che disegnava il mare, o un pesce, lui ricordava suo padre e si sentiva felice e questo era un modo per curare il suo cuore. Pressenza Quando sei venuto in Italia? Mohammed Sono qui in Italia da un mese, dal primo ottobre di quest’anno. Sono restato a Gaza per due anni, ho vissuto il genocidio per due anni. Pressenza Un’ultima domanda: che evoluzione vorresti che avesse questo progetto? Sia per aiutare i bambini gazawi a tirare fuori i loro “cattivi” pensieri, le loro sofferenze, i loro sogni, ma anche per aiutare l’opinione pubblica, il resto del mondo a conoscere la situazione in modo più profondo, attraverso gli occhi, le emozioni e le sofferenze dei bambini. Mohammed Per ora continueremo con questo progetto, perché i bambini lo meritano ed è importante mantenere questo percorso e farlo crescere via via. Perché come sapete tutte le scuole sono state distrutte e per gli alunni non c’è nessun luogo dove andare a studiare: con questo progetto, intanto, gli abbiamo dato un luogo dove lavorare, studiare e fare queste attività.  Abbiamo anche altri progetti per il futuro. Stiamo lavorando per creare un sito web per il progetto e per cercare di raggiungere più bambini possibile.  Abbiamo già fatto un libro e quindi stiamo cercando, giorno dopo giorno e mese dopo mese, con i miei meravigliosi collaboratori, di portare avanti nuove idee. Vorrei dire qualcosa di più: non sono solo un ricercatore, sono qui a studiare e sto mandando un messaggio per la mia società, per la mia famiglia, per le persone qui, per conoscere la realtà, per conoscere la verità. E questa è l’unica arma che abbiamo in un contesto dove c’è comunque una contropropaganda, per non fare emergere la verità: hanno ucciso più di 300 giornalisti in Gaza, per impedirgli di vedere e raccontare la realtà. E si sta continuando ad uccidere anche durante la tregua, compreso un giornalista, Saleh: non vogliono testimoni a raccontare quello che sta succedendo. Uno dei miei sogni per il futuro è, se le cose andranno bene, tornare a Gaza per creare un’associazione, un edificio per i bambini di Gaza, per il cuore di Gaza. Vediamo… Io sono sempre lì, sento che sono come un corpo senza cuore, sento che il mio cuore rimane lì, per esempio, dormo solo al massimo 4 ore al giorno: è davvero difficile, sai. Iin sha’ allah!. Thank you! La mostra è gratuita, ma soggetta a copyright. Per informazioni consultare i canali social di HeArt of Gaza.   HeART of GAZA a Firenze Mohammed Timraz e disegni di bambini di Deir Al-Balah Mohammed Timraz e disegni di bambini di Deir Al-Balah Mohammed Timraz e disegni di bambini di Deir Al-Balah disegni di bambini di Deir Al-Balah Mi porta con sé senza più la testa, la sua tragedia e la sua tristezza sanguinano in lacrime blu, un incendio e molte vite spezzate, tra cui la mia. Il mio compleanno a casa della nonna, dopo che siamo stati sfollati da casa nostra, a Khan Younis. La nonna ha fatto [la torta] con l'ananas, e io ho compiuto otto anni. Hihsan, che disegnava sempre pesci e il mare Un messaggio di Shahed alla mamma: "Dalle nuvole piovono colori come cuori variopinti per rendere i bambini felici, proprio come me" Quando scompaiono le case significa che in un battito d'occhio scompaiono i ricordi, i parenti ei vicini. A loro si sostituiscono i frammenti che riempiono e ricoprono tutto, e gli incendi non si placano Sabrin, bambina martire. Un giorno correva sulla battigia; il giorno dopo la sua famiglia fuggiva, con lei awolta nel sudario   Paolo Mazzinghi
Gaza: i piccoli giganti col naso rosso. Il peso e la leggerezza di un sorriso di un popolo che resiste.
Alcune immagini e riflessioni dei clown di Gaza dalla interruzione della tregua unilaterale da parte del governo israeliano. La distruzione delle case, degli ospedali, delle scuole, il blocco per gli aiuti umanitari, la mancanza di cibo e acqua. Gli spostamenti forzati di Aloosh, uno dei clown di Gaza, verso il centro, verso il mare, verso il sud, il ritorno al nord e poi nuovamente verso il sud. Il tutto mentre ad Aloosh era nato il secondo figlio proprio un mese dopo il 7 ottobre. La vita nelle tende, la piccola maschera del naso rosso messa sopra la propria sofferenza e la grande stanchezza per strappare un momento di spensieratezza e dei sorrisi ai bambini gazawi. Aloosh, Maroosh e tutti gli altri amici clown di Gaza che avevamo incontrato, a cui avevamo fatto formazione e con cui avevamo lavorato a Gaza e che resistono seminando sorrisi sopra l’arido terreno del dolore e della distruzione. Vedi il video (ATTIVATE I SOTTOTITOLI PER ASCOLTARE LA TRADUZIONE AUTOMATICA DEI MOMENTI PARLATI IN ARABO) Paolo Mazzinghi
14 luglio 2025, Ministero ‏della Salute Palestinese: “A Gaza vengono bombardati anche i grembi materni
Ripubblichiamo sintesi del Comunicato Stampa del Ministero ‏della Salute Palestinese di Gaza del 14 luglio 2025: A Gaza, non vengono bombardate solo le case, ma anche i grembi materni. Nei primi 6 mesi del 2025 sono state registrate solo 17.000 nascite, contro 29.000 nello stesso periodo del 2022 (↓41,4%) Dati allarmanti: • 2.600 aborti • 220 morti durante la gravidanza • 21 neonati morti il primo giorno • 67 malformazioni congenite • 1.600 neonati sottopeso • 1.460 nascite premature • 2.535 neonati in terapia intensiva Le madri partoriscono sotto le bombe, senza acqua, cure o sicurezza. Questi numeri non sono solo statistiche. Sono vite spezzate. Una pulizia etnica silenziosa, sotto gli occhi del mondo. Il genocidio va fermato, sanzioni contro Israele. Nel frattempo: ‏ Israele impone restrizioni severe ai prigionieri, in particolare al personale medico. ‏ Il dott. Hossam Abu Safieh, detenuto dal 27 dicembre 2024, ha perso 40 kg, soffre di pressione alta e debolezza cardiaca, ed è stato privato intenzionalmente delle cure mediche. ‏ Subisce continue violenze durante gli interrogatori, secondo quanto riferito dalla sua avvocatessa. ‏ Dall’inizio della guerra su Gaza, 360 operatori sanitari sono stati arrestati, inclusi medici di specializzazioni cruciali. ‏ Il Ministero della Salute chiede un intervento urgente per condannare questi crimini e ottenere il rilascio del personale sanitario detenuto. ‏Chiediamo il rilascio immediato del personale medico.   Ministero della Salute Palestinese – Gaza – 14 luglio 2025 Redazione Italia
Gaza, Ministero della Salute – Sintesi del comunicato del 5 luglio 2025
Pubblichiamo la sintesi del comunicato del Ministero della Salute Palestinese di Gaza del 5 luglio 2025. In soli 50 giorni, oltre 70 operatori sanitari sono stati uccisi, portando a più di 1.580 i martiri nel settore sanitario a Gaza. Tra loro, il dott. Marwan Al-Sultan, cardiologo di alto livello, e il dott. Mousa Khafaja, ginecologo, entrambi uccisi insieme ai loro familiari in attacchi diretti alle loro abitazioni. L’occupazione israeliana continua a colpire sistematicamente il personale medico, distruggendo ospedali, ambulanze e strutture vitali. Sono stati documentati 498 attacchi a strutture sanitarie, 900 operatori colpiti all’interno delle istituzioni e 186 ambulanze distrutte. La crisi di carburante per i generatori elettrici negli ospedali ha raggiunto livelli critici, minacciando il funzionamento dei reparti salvavita. Le quantità limitate imposte dall’occupazione non permettono la continuità dei servizi. Il Ministero rinnova l’appello urgente alla comunità internazionale per garantire l’ingresso immediato di carburante e protezione per il sistema sanitario, ormai al collasso.   Ministero della Salute – Gaza, 5 luglio 2025 Redazione Italia
Gaza, Ministero della Salute Palestinese – Aggiornamento quotidiano del 3 luglio 2025
UNRWA (Agenzia ONU per i Rifugiati Palestinesi): – Tutto sta finendo per la popolazione di Gaza: il tempo, il cibo, i medicinali e i luoghi sicuri sono già esauriti. – Il sistema attuale di distribuzione degli aiuti a Gaza ha umiliato famiglie affamate, impaurite, ferite ed esauste, spogliandole della loro umanità. – La fame si aggrava: la gente sviene per strada a causa della fame estrema. Urgente | Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA): – I coloni israeliani hanno lanciato circa 740 attacchi nella prima metà di quest’anno. – L’aumento della violenza dei coloni in Cisgiordania sta aggravando lo sfollamento dei palestinesi e ostacola il loro accesso agli aiuti umanitari. – Gli attacchi hanno causato 340 feriti tra i palestinesi e danni materiali ingenti. Intanto l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) chiede un cessate il fuoco immediato e l’ingresso urgente degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. In sole 24 ore: – 138 martiri – 452 feriti Vittime ancora sotto le macerie, impossibile raggiungerle. Dall’inizio dell’aggressione (7 ottobre 2023): 57.268 martiri 135.625 feriti Dal 18 marzo 2025: 6.710 martiri 23.584 feriti “Martiri della fame” Solo ieri: 62 persone uccise mentre cercavano aiuti umanitari. Totale finora: 714 martiri 4.837 feriti Le cifre raccontano una tragedia umana che continua nel silenzio del mondo. www.sehatty.ps/public Redazione Italia