Un 4 luglio jugoslavo ed europeo
Nel calendario memoriale jugoslavo, ma più in generale nella storia del
movimento di liberazione europeo, la data del 4 luglio si colora di una tinta
indelebile, peraltro drammaticamente viva più che mai. Si tratta infatti del
“Dan Borca”, la Giornata dell’Insurrezione, nota anche come la Giornata della
rivolta dei popoli della Jugoslavia, celebrata ininterrottamente tra il 1956 e
il 1997, per oltre quarant’anni, per attivare nella memoria pubblica e nella
celebrazione collettiva il ricordo della data memoriale che segnò l’inizio vero
e proprio, organizzato, della lotta di liberazione antifascista dei popoli
jugoslavi. Segnava, per l’esattezza, l’anniversario della sessione del Politburo
del Comitato centrale del Partito comunista di Jugoslavia, tenutasi appunto il 4
luglio 1941 a Belgrado, in cui fu presa la decisione di lanciare un’insurrezione
generale in tutto il territorio jugoslavo, occupato e smembrato dalle potenze
dell’Asse dopo il brutale attacco nazista, inaugurato, con un devastante
bombardamento aereo della Luftwaffe su Belgrado, alcune settimane prima, il 6
aprile 1941.
Come tutte le ricorrenze della Jugoslavia socialista, anche questa ebbe il
carattere di una vera e propria “celebrazione memoriale”: organizzava la
cittadinanza in eventi pubblici commemorativi che coinvolgevano, a diversi
livelli, le figure pubbliche del Paese; consentiva l’attivazione di una memoria
collettiva attraverso la sottolineatura delle grandi pagine dell’epopea della
liberazione jugoslava e della costruzione del nuovo stato jugoslavo, all’insegna
dei suoi valori fondativi, il socialismo, il pluralismo etnico, religioso e
culturale, l’autogestione, il non-allineamento e la cooperazione internazionale,
la fratellanza e unità tra i popoli; e definiva perfino lo spazio pubblico
attraverso la realizzazione di memoriali e monumenti, spesso nella forma di
complessi memoriali o di «sculture monumentali negli spazi aperti», in diversi
casi sopravvissuti alla fine dello stato jugoslavo, e ancora oggi sorprendenti e
vitali, per le loro forme e le loro caratteristiche.
La data del 4 luglio non poteva – non può – fare eccezione. La celebre sessione
del Politburo del 4 luglio 1941 si tenne nella casa di Vladislav Ribnikar, che
dopo la guerra fu trasformata nel Museo “4 luglio”, un Museo di Resistenza e di
Liberazione, che tuttavia non esiste più. Poco distante dal luogo in cui sorgeva
il Museo, si staglia adesso un altro luogo fondamentale, emblematico, della
vicenda jugoslava, vale a dire il Museo della Jugoslavia, di cui, peraltro, come
le pagine di Pressenza hanno documentato, è ora in svolgimento una mostra, dal
titolo “Il Pellegrinaggio dei Pionieri”, che ha come proprio nucleo tematico
proprio quello della celebrazione dello straordinario patrimonio culturale e
memoriale jugoslavo. Ma cosa si decise in quella riunione del 4 luglio?
In una parola, fu in quella circostanza che si posero le basi di quella lotta di
liberazione antifascista che avrebbe alla fine portato alla liberazione del
Paese e offerto un contributo decisivo alla stessa liberazione d’Europa. Fu
deciso che le iniziative e le azioni di resistenza all’occupante e ai
collaborazionisti, che erano già state inaugurate e che già si contavano a
decine, iniziate subito dopo l’occupazione sotto forma di sabotaggi, diversivi e
azioni armate minori, si sarebbero dovute viceversa organizzare, coordinare e
sviluppare in una sollevazione generale, che la lotta partigiana sarebbe
diventata la forma fondamentale della lotta, che i gruppi di sciopero che
intanto erano venuti formandosi sarebbero stati riorganizzati per costituire il
nucleo dei Distaccamenti partigiani di liberazione popolare, si sarebbero dovute
quindi impostare azioni organizzate su vasta scala, sarebbero stati nominati dei
commissari politici presso i Distaccamenti, sarebbero stati inviati componenti
del Comitato centrale nelle diverse regioni del Paese, sarebbe stato formato lo
Stato maggiore dei Distaccamenti partigiani e sarebbe stato inviato, infine, a
tutti i popoli di Jugoslavia il Proclama della resistenza, rapidamente
pubblicato il 12 luglio.
Appunto, il Proclama: «Popoli di Jugoslavia – serbi, croati, sloveni,
montenegrini, macedoni e altri! … siete stati sconfitti in battaglia, ma non
siete stati sottomessi. Le gloriose tradizioni di giustizia e libertà dei vostri
avi non devono essere dimenticate. Ora è il momento di dimostrare di essere
degni discendenti dei vostri antenati. Questo è il momento di sollevarci tutti
insieme contro gli occupanti e i loro collaborazionisti, carnefici dei nostri
popoli». Il 4 luglio è un luogo, dunque, al tempo stesso, della storia, della
memoria e della cultura. All’insegna del 4 luglio non solo si sono tenute
celebrazioni e commemorazioni a livello istituzionale, ma si sono anche aggiunti
al paesaggio jugoslavo straordinari complessi ed emergenze monumentali, che
tuttora rappresentano indubitabili capolavori della forma della scultura
monumentale negli spazi aperti.
Nel 1960, a Sremska Mitrovica, in occasione della commemorazione del 4 luglio,
fu inaugurata la Necropoli monumentale, uno straordinario capolavoro di Bogdan
Bogdanović, il cui elemento principale è un’urna in bronzo alta sette metri e
divisa al centro. L’anno dopo, in occasione del ventesimo anniversario della
sollevazione, nel 1961, la celebrazione principale si tenne a Užice, dove fu
inaugurato un monumento a Tito, uno straordinario capolavoro del grande scultore
Frano Kršinić, poi spostato e collocato presso il Museo nazionale della città.
Peraltro, pochi sanno che uno straordinario complesso monumentale jugoslavo si
trova qui in Italia. Nel 1970, proprio in occasione del 4 luglio, fu inaugurato
lo straordinario Ossuario memoriale dei partigiani jugoslavi a Barletta, uno
straordinario capolavoro di Dušan Džamonja, caratterizzato da alcune strutture
verticali di cemento alte undici metri, e contenente una cripta che ospita i
resti di 825 di quei combattenti caduti. Come si vede, non è solo un’ulteriore
testimonianza del carattere europeo e internazionale della ricorrenza storica
del 4 luglio; è soprattutto una celebrazione della solidarietà e della unità
nella comune lotta antifascista, per la democrazia, per la pace e per la
liberazione dell’Europa.
Nel tempo drammatico del nostro presente, una lezione da non dimenticare.
Riferimenti:
Dan borca, 04.07.1941: https://www.antifasisticki-vjesnik.org/hr/kalendar/7/4/61
Il “Pellegrinaggio dei Pionieri” a Belgrado, Pressenza, 26.06.25:
https://www.pressenza.com/it/2025/06/il-pellegrinaggio-dei-pionieri-a-belgrado
Paesaggi Balcanici: lungo il corso del Danubio. L’immenso patrimonio della
Serbia romana, Pressenza, 30.10.19:
https://www.pressenza.com/it/2019/10/paesaggi-balcanici-lungo-il-corso-del-danubio-limmenso-patrimonio-della-serbia-romana
“Jugoslavia – Il 20° Anniversario della rivoluzione”, La Settimana Incom –
02101, 20.07.1961:
https://patrimonio.archivioluce.com/luce-web/detail/IL5000036102/2/jugoslavia-20-anniversario-della-rivoluzione-1.html
Lo Spomenik di Barletta, quel sepolcro “alieno” che si erge in ricordo dei
partigiani jugoslavi, Barinedita, 22.02.2024:
https://www.barinedita.it/reportage/n5082-lo-spomenik-di-barletta–quel-sepolcro-%22alieno%22-che-si-erge-in-ricordo-dei-partigiani-jugoslavi
Gianmarco Pisa