Dalla Banca d’Italia l’alternativa alla Guardia di Finanza in classe
Allo stand della Banca d’Italia presso la fiera “Più libri più liberi“, la
recente kermesse organizzata all’EUR dedicata alla piccola e media editoria,
abbiamo scoperto con piacere uno dei tanti possibili esempi di
formazione-formatori e di formazione rivolta ai giovani delle scuole,
alternativo alle divise in classe.
Da anni, infatti, la Guardia di Finanza si presenta presso le scuole per
proporre la cosiddetta “educazione finanziaria” adottando, con più i/le
piccoli/e, la forma di comunicazione del fumetto con le avventure della mascotte
“Finzy” mentre con i/le più grandi si affrontano gli stessi temi, ma sempre
nell’ottica poliziottesca da “guardie e ladri”.
Il personaggio del grifone dei fumetti della Guardia di Finanza è stato creato
per educare i bambini e le bambine soprattutto sui compiti del Corpo in modo
divertente, attraverso le avventure che lo vedono combattere evasori,
contraffattori e criminali con varie specializzazioni delinquenziali. Il grifone
cui si ispira il personaggio è un animale mitologico che simboleggia la
vigilanza e la protezione delle ricchezze in questo caso dello Stato.
Ai/alle più piccolei7 vengono spiegati concetti come l’evasione fiscale, la
contraffazione, il concetto di legalità: l’ottica, quindi, come più volte
abbiamo sottolineato è quella della deterrenza e della repressione in un mondo
popolato di ladri e criminali dove la divisa si presenta sempre come l’angelo
custode della tranquillità civile.
Si parte quindi sempre dai danni causati dai truffatori, da un elemento di
negatività presente indubbiamente nella società, ma spesso enfatizzato ad arte
sempre nell’ottica del “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio” partendo dal
presupposto che il prossimo, se può, è tendenzialmente portato a fare del male.
D’altra parte, molto spesso, sembra quasi che non vi sia affatto l’intenzione di
parlare, in modo accessibile a tutti/e di economia politica o di modelli
economici, da quello capitalistico a quello socialista o a quello di grande
attualità definito “socialismo di mercato” adottato dalla Cina. A farla da
padrone è sempre la lotta al crimine anche col sempreverde cavallo di battaglia
della lotta al traffico di droga. Proponiamo solo a titolo di esempio queste due
recenti iniziative, una a La Spezia e l’altra a Villafranca di Verona.
Al contrario la Banca d’Italia, propone anche fondamentali momenti di formazione
dedicati agli/alle insegnanti, peraltro sempre trascurati dalla galassia del
Ministero della Difesa che li relega quasi sempre in un ruolo marginale di
“accompagnatori”. Gli/le insegnanti, infatti, a loro volta, riporteranno in
classe, con il loro personalissimo metodo e con dinamiche discente-insegnante
ben consolidate, i concetti-chiave dell’economia più che gli esempi criminali da
evitare o da combattere concepiti come focus della ipotetica lezione.
Questo aspetto vale per tutti gli ambiti di cui l’Osservatorio contro la
militarizzazione delle scuole e delle università si occupa, ma nell’ambito
economico sarebbe fondamentale presentare il mercato e i concetti fondamentali
che lo regolano a livello micro e macro-economico anche al di fuori di un
modello di economia capitalistica basato sul profitto. Una volta messo in chiaro
quali possono essere i modelli di riferimento per l’economia politica di una
società, si possono poi affrontare tutti gli altri temi, ma sempre con un’ottica
che abbracci diverse modalità di gestione delle ricchezze e delle proprietà di
ognuno e sicuramente lontani dalla dicotomia legale-illegale come se la legge
fosse immutabile e piovuta da una dimensione divina imperscrutabile.
Nel manuale per il docente che la Banca d’Italia propone vengono proposti
diversi temi dai concetti-chiave dell’economia, ai principi-cardine del
risparmio spiegati in modo diverso a seconda delle fasce di età (QUI POTETE
TROVARE LE RISORSE DIDATTICHE DA USARE IN CLASSE). Si passa dall’economia
politica alle politiche economiche fino ai fondamenti dell’attuale modello
economico in cui siamo immersi dandogli così un senso e sviluppando la
consapevolezza nei discenti.
Gli studenti e le studentesse, a loro volta, hanno un loro libro di testo molto
approfondito, ma allo stesso tempo particolarmente divulgativo e accattivante
affrontando temi di grande complessità in maniera mai pesante o, per ciò che sta
a cuore a noi mai in modo terroristico o manicheo. Il mondo esterno certamente
non va dipinto come “rose e fiori”, ma da qui a presentarlo da sempre popolato
da evasori fiscali, da violentatori o pedofili, truffatori e rapinatori,
contraffattori non ci sembra l’approccio pedagogico funzionale alla crescita di
individui consapevoli dei propri diritti e doveri e della complessità del mondo
che li circonda: non ci sono e mai ci saranno solo il bianco o il nero, il buono
o il cattivo, ma tante sfumature tutte altrettanto degne di approfondimenti e di
spiegazioni.
Per concludere, vorremmo porre questa domanda che può instillare quantomeno un
dubbio rispetto alla buona o cattiva fede delle iniziative sedicenti formative
del Ministero della Difesa in tutte le sue declinazioni: come mai in queste
iniziative le forze armate e le forze dell’ordine non propongono mai momenti di
formazione destinati ai docenti? Forse la presenza scenica in classe di una
divisa corredata di pistola ha più valore del processo formativo cui si dovrebbe
tendere?
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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