Tag - sicilia

#sigonella LO SBARCO IN #SICILIA: LIBERAZIONE O COLONIZZAZIONE #usnavy Oggi la colonizzazione continua. In Sicilia ci sono 20-30 singoli punti sensibili e 6 istallazioni principali, in Italia circa 120 basi militari con 15.000 soldati USA e molte informazioni rimangono segrete. Essere subalterni agli USA, da una parte, ci costringe a piegarci alla logica dell’economia di guerra, spostando risorse pubbliche verso le spese militari e il complesso industriale delle armi. https://www.youtube.com/watch?v=D3BpLU3l08c
July 18, 2026
Antonio Mazzeo
«Gli assetati di Sicilia attendono acqua e giustizia»: ARS, se ci sei batti un colpo
Decenni di ritardi, omissioni, errori di programmazione e una gestione frammentata hanno progressivamente compromesso un diritto fondamentale dei cittadini: quello all’acqua. Non è più tollerabile assistere a turnazioni dell’acqua che durano settimane, mentre sulle montagne della Sicilia continuano a operare senza particolari difficoltà importanti concessioni per l’imbottigliamento dell’acqua minerale. È una contraddizione che impone un’approfondita verifica sull’utilizzo della risorsa idrica e sulle priorità fissate dalle istituzioni. Una Commissione d’inchiesta dell’Assemblea Regionale Siciliana dovrebbe ricostruire le cause della crisi, individuare le responsabilità politiche, amministrative e gestionali e formulare un piano di riforma dell’intero sistema idrico regionale. Sul modello di quando avvenne con la Commissione d’indagine Grappelli istituita dal ministero dei Lavori pubblici quindici giorni dopo la frana che colpì Agrigento a luglio del 1966[il]    La gravissima crisi idrica che sta colpendo la Sicilia, e in particolare la provincia di Agrigento con il caso emblematico di Maddalusa, non può più essere affrontata esclusivamente come un’emergenza contingente. Essa rappresenta il risultato di decenni di ritardi, omissioni, errori di programmazione e di una gestione frammentata che ha progressivamente compromesso un diritto fondamentale dei cittadini: quello all’acqua. Per questa ragione è indispensabile che l’Assemblea Regionale Siciliana promuova l’istituzione di una Commissione regionale d’inchiesta con il compito di ricostruire le cause della crisi, individuare le responsabilità politiche, amministrative e gestionali e formulare un piano di riforma dell’intero sistema idrico regionale. Non è più tollerabile assistere a turnazioni dell’acqua che durano settimane, mentre sulle montagne della Sicilia continuano a operare senza particolari difficoltà importanti concessioni per l’imbottigliamento dell’acqua minerale. È una contraddizione che impone un’approfondita verifica sull’utilizzo della risorsa idrica e sulle priorità fissate dalle istituzioni. La Commissione dovrà inoltre accertare le ragioni per cui numerosi invasi non sono mai stati completati, molte dighe risultano ancora prive delle opere di adduzione e distribuzione, le reti idriche disperdono enormi quantità d’acqua e numerosi Comuni continuano a registrare gravi inefficienze gestionali, compresa la mancata diffusione dei contatori idrici. È giunto il momento di avviare una profonda riforma del sistema di governance dell’acqua, eliminando inutili sovrapposizioni burocratiche e semplificando il quadro organizzativo. La gestione deve essere improntata a efficienza, trasparenza e responsabilità, affinché ogni Comune possa garantire ai propri cittadini un servizio moderno e affidabile. Le responsabilità di questa situazione affondano le loro radici anche nelle scelte compiute nel passato, a partire dallo scioglimento della Cassa per il Mezzogiorno e, successivamente, con la fine dell’Intervento Straordinario che hanno  rappresentato strumenti essenziali per affrontare il deficit infrastrutturale del Sud. Tutti elementi che, unitamente all’uso disinvolto dei Fondi di Coesione Territoriale, sono concause del progressivo ampliamenti del divario, mentre la Sicilia ha continuato a pagare un prezzo elevatissimo in termini di mancati investimenti e opere incompiute. Emblematico è il caso di Agrigento, dove, nonostante le notevoli risorse messe a disposizione dal Pnrr e gli ingenti investimenti pubblici connessi all’anno di Capitale italiana della Cultura, continuano a permanere criticità strutturali che incidono direttamente sulla qualità della vita dei cittadini. La Commissione non dovrà limitarsi agli aspetti penalmente rilevanti ma Il suo obiettivo dovrà essere quello di ricostruire l’intera vicenda sotto il profilo storico, amministrativo e politico, affinché i cittadini conoscano come siano state impiegate le risorse pubbliche destinate al sistema idrico siciliano e perché tanti interventi siano rimasti incompiuti. Esiste un precedente che dimostra come lo Stato abbia già saputo reagire a situazioni straordinarie. Dopo la frana che colpì Agrigento il 19 luglio 1966, il ministro dei Lavori Pubblici istituì, il 3 agosto dello stesso anno, una Commissione d’indagine (Grappelli) incaricata di accertare le responsabilità del dissesto urbanistico e di formulare proposte per evitare il ripetersi di simili tragedie. Oggi la Sicilia ha bisogno dello stesso coraggio istituzionale. La questione dell’acqua non riguarda soltanto la gestione di un servizio pubblico: riguarda la dignità delle persone, la salute, l’agricoltura, il turismo, lo sviluppo economico e la stessa credibilità delle istituzioni. Non è più tempo di rinvii. È il momento della verità, della trasparenza e delle responsabilità. Gli assetati di Sicilia attendono giustizia prima ancora che acqua. Le istituzioni hanno il dovere di rispondere. Redazione Sicilia
July 14, 2026
Pressenza
Catania ha il “primato” nazionale della gioventù assorbita nel “NEET”
In Italia tocca a Catania il “primato” nazionale della gioventù totalmente assorbita nel “NEET”. Il comune di Catania, nel Documento Unico di Programmazione (DUP), solo alcuni giorni aveva evidenziato questo “primato” nazionale che riguarda i giovani catanesi – nella città che ambiva ad essere la Capitale della Cultura 2028 – […] L'articolo Catania ha il “primato” nazionale della gioventù assorbita nel “NEET” su Contropiano.
July 13, 2026
Contropiano
L’uccisione di Salvatore Novembre è rimasta impunita
L’8 luglio del 1960 Catania, sin dalla mattinata, era mobilitata per protestare per i morti e i feriti di Genova, Reggio Emilia, Licata, Palermo causati dalla durissima repressione attuata dalla polizia durante le manifestazioni operaie e studentesche contro il governo Tambroni e il congresso del Movimento Sociale Italiano che doveva […] L'articolo L’uccisione di Salvatore Novembre è rimasta impunita su Contropiano.
July 10, 2026
Contropiano
Messina. MSC, crocierismo, trasporti marittimi e il genocidio del popolo palestinese
Il porto di Messina sta per essere trasformato in uno dei principali hub del crocierismo nel Mediterraneo. Sono state affidate, per 21 anni, al colosso dei trasporti navali e della logistica marittima MSC (Mediterranean Shipping Company) le banchine su cui si affaccia il Palazzo municipale e distanti meno di 200 […] L'articolo Messina. MSC, crocierismo, trasporti marittimi e il genocidio del popolo palestinese su Contropiano.
July 6, 2026
Contropiano
Tremestieri Etneo: la Polizia sale di nuovo in cattedra per educare alla legalità
Il 15 giugno scorso all’I.C. “Campus Don Bosco” di Tremestieri Etneo, in provincia di Catania, una squadra a cavallo e una squadra cinofili della Polizia di Stato hanno chiuso l’anno scolastico con lezioni sulla legalità e sulle attività svolte per controllare il territorio. Circa 140 studenti e studentesse hanno imparato come i poliziotti a cavallo mantengono l’ordine nei parchi, nei giardini e sulle spiagge, mentre l’unità cinofili ha simulato interventi antidroga e per la ricerca di esplosivi. È stato infine ricordato come sia molto importante non maltrattare gli animali. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università continuiamo a mostrare tutte le nostre perplessità di fronte a queste iniziative. Non perché la legalità, il rispetto degli animali e delle regole in generale non siano importanti ma perché pensiamo che questi temi a scuola debbano essere affrontati a partire dalla complessità delle ragioni sociali e culturali che li determinano e non solo ed esclusivamente da un punto di vista securitario. Per tali ragioni crediamo fermamente che solo la società civile con tutta la sua ricchezza possa educare veramente ad una convivenza pacifica e rispettosa di uomini, donne e animali. Infatti, l’interiorizzazione delle norme e il loro rispetto è qualcosa che si può avverare in maniera concreta ed efficace solo nel momento in cui le regole nascono da processi ampiamente condivisi che vanno al di là delle sedi istituzionali e abbracciano tutte le realtà sociali. D’altra parte la nostra stessa Costituzione auspica una partecipazione attiva di tutta la cittadinanza alla costruzione della comunità, con la consapevolezza che questa costruzione non si può limitare al solo ambito giuridico. Sottolineare con la presenza delle Forze dell’Ordine all’interno delle scuole l’aspetto coercitivo della legge può distorcere questo messaggio fondamentale e mettere in ombra la bellezza di costruire insieme la società di domani. Fonte: https://www.cataniatoday.it/cronaca/cavalli-cinofili-questura-campus-don-bosco.html Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Sospeso l’obbligo di dimora del richiedente asilo in procedura di frontiera
AVV. ROSSANA CHILLEMI, AVV. MARTINA STEFANILE – PROGETTO INLIMINE – ASGI Con decreto del 27 giugno 2026, il Tribunale di Plermo, pronunciandosi su un reclamo proposto ai sensi dell’art. 5-quinquies del d.lgs. 142/2015, ha disposto inaudita altera parte la sospensione degli effetti esecutivi del provvedimento con cui il Prefetto di Agrigento aveva autorizzato un richiedente asilo, sottoposto alla nuova procedura accelerata obbligatoria di frontiera, a risiedere esclusivamente presso il centro di Villa Sikania (Agrigento) per un periodo massimo di dodici settimane.  Il reclamo contestava alcuni profili di illegittimità del nuovo istituto, tra cui la violazione degli obblighi informativi, la nullità per incompetenza dell’atto con cui il Presidente della Commissione territoriale aveva disposto l’applicazione della procedura accelerata di frontiera, la mancata valutazione delle condizioni di vulnerabilità del richiedente e l’assenza di una valida notificazione del provvedimento limitativo della libertà di movimento.  Infatti, sbarcato a Lampedusa il 14 giugno, il reclamante veniva sottoposto a procedura di screening terminata in un unico giorno. Il relativo verbale evidenziava l’invio all’ente/servizio antitratta senza tuttavia qualificarlo come soggetto vulnerabile. Ancora, il verbale consuntivo dell’infomativa era redatto in maniera approssimativa e non tradotto. Il provvedimento prefettizio di applicazione dell’obbligo di dimora invence, anch’esso non tradotto, mancava della data e luogo di notifica nonché dell’informativa sulle conseguenze circa la sua eventuale violazione.  Il Tribunale di Palermo ha ritenuto verosimilmente sussistenti le doglianze della difesa e accordato la tutela cautelare invocata. Il reclamo è stato anche occasione per sollevare una questione di legittimità costituzionale dell’art. 5-ter del d.lgs. 142/2015, introdotto dal d.l. 100/2026 per violazione dell’art. 13, che imporrebbe un atto motivato dell’autorità giudiziaria. L’art. 5 ter, infatti, non prevede uno strumento di convalida della misura, lasciando al Prefetto il controllo sulla misura e costringendo di fatto il richiedente asilo ad attivarsi per proporre reclamo avverso il provvedimento prefettizio. Si è altresì ravvisato ulteriore profilo di incostituzionalità rispetto all’art. 3 della Costituzione, laddove la misura in esame presenta profili simili a quella prevista all’art. 14 c. 1 bis del TUI, la quale però, è sottoposta alla convalida del Giudice di Pace, configurando, quindi, una disparità di trattamento in violazione dell’art. 3 della Costituzione. Il Tribunale affronta anzitutto una questione processuale di particolare interesse, affermando l’ammissibilità della tutela cautelare atipica ex art. 700 c.p.c. anche nell’ambito del reclamo previsto dall’art. 5-quinquies del d.lgs. 142/2015. Il giudice osserva infatti che la nuova disciplina prevede il rimedio del reclamo ma non contempla alcuna misura cautelare tipica idonea a sospendere immediatamente gli effetti del provvedimento prefettizio, con la conseguenza che il ricorso allo strumento residuale di cui all’art. 700 c.p.c. risulta non solo ammissibile ma necessario per garantire l’effettività della tutela giurisdizionale assicurata dagli artt. 24 e 113 Cost.   Questa decisione apre uno dei primi spazi di sindacato giurisdizionale sulla nuova disciplina della procedura di frontiera introdotta dal Patto europeo, confermando come anche il nuovo istituto dell’autorizzazione a soggiornare in un luogo determinato resti soggetto al controllo del giudice ordinario sotto il profilo della corretta applicazione della procedura applicata e tutela effettiva dei diritti fondamentali del richiedente asilo.  Tribunale di Palermo, decreto del 27 giugno 2026
Noto (SR), comunicato studentesco: «Le vostre Frecce puntano alla guerra, le nostre al futuro»
Gli studenti e le studentesse di Noto (Siracusa) hanno organizzato sabato 27 giugno 2026 dalle 17 alle 19 un presidio di protesta nel centro storico della città per «contestare la serie di iniziative comunali riguardanti l’Air Show Noto 2026 con il coinvolgimento di mezzi appartenenti alla Marina Militare, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Carabinieri ed Esercito Italiano, e il Villaggio dell’Aeronautica Militare collocato a Lido di Noto». Questa presenza capillare e sempre più martellante delle forze armate e delle forze dell’ordine nella società civile viene così presentata sul sito del Comune di Noto: «Per la prima volta, la nostra città ospiterà il Noto Air Show 2026, con la presenza della Pattuglia Acrobatica Nazionale Frecce Tricolori, unico grande appuntamento in Sicilia. Un evento di prestigio nazionale che porterà il nome di Noto e del nostro litorale sotto i riflettori d’Italia, trasformando Lido di Noto in un palcoscenico d’eccellenza, capace di coniugare bellezza, spettacolo, istituzioni e promozione del territorio» (clicca qui). Retorica ridondante e kitsch nella sproporzione fra il dispiegamento dello strumento militare e la promozione della solita “Bellezza” e delle solite “Eccellenze” locali. E anche un po’ di solita mistificazione promozional-aziendale nel vantare l’unicità ed eccezionalità della presenza della pattuglia acrobatica a Noto. Perché in realtà le cronache locali spiegano che si tratta del «ricchissimo programma della manifestazione “Barocco Azzurro” [sic!], che ieri ha visto anche il sorvolo dei comuni del Sud-Est [in particolare dell’altra località balneare della zona, Marina di Modica], e l’atterraggio a Comiso» con pattuglia acrobatica e concerti – naturalmente della banda dell’Aeronautica militare (clicca qui). Ma gli studenti e le studentesse dell’UDS di Noto non ci stanno e colgono la contraddizione di fondo: l’amministrazione comunale spende più di 110 mila euro per lo spettacolo delle Frecce tricolori e per l’air show a Lido di Noto e non per i reali bisogni della città (ospedali, strade, raccolta dei rifiuti, luoghi di socialità). La priorità è data al turismo di massa e di lusso, mentre i plessi scolastici del centro storico sono chiusi da anni per ristrutturazioni, e la mobilità studentesca è un problema irrisolvibile per l’assenza di un trasporto pubblico comunale e l’incapacità di mettere a sistema i trasporti esistenti (ditte private di bus, treno). Tanto che nell’ istituto superiore di Noto gli studenti pendolari perdono 40 minuti di tempo scuola al giorno perché gli orari degli autobus non sono funzionali all’orario scolastico. Gli studenti e le studentesse di Noto hanno le idee chiare anche e soprattutto sul contesto politico internazionale che ha scelto la guerra e boicottato la diplomazia. «Questo show delle Frecce Tricolori, che appartengono all’Aeronautica Militare Italiana – conclude il comunicato degli studenti dell’UDS – si inserisce in un clima di tensione globale, con sempre più conflitti, piani politici mirati ad un riarmo europeo e progetti sulla reintroduzione della leva militare. In questo contesto ci sembra assurdo organizzare un evento che continua a perseguire i valori di nazionalismo e culto del militarismo privi di un reale interesse verso la sovranità e gli interessi dell’Italia, che dovrebbe essere tutelata attraverso una smilitarizzazione completa delle basi USA nella nostra regione ed in tutta Italia. Avendo inoltre un atteggiamento che va verso un’idea nazionale di pace e risoluzione dei conflitti anche attraverso prese di posizione nette rispetto agli attuali conflitti globali e alle costanti violazioni del diritto internazionale» Lorenzo Perrona, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Siracusa -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
L’evidenza dei numeri: la legge Piantedosi è responsabile dell’aumento delle morti in mare
Dal 2 gennaio 2023, data di entrata in vigore del decreto-legge Piantedosi (DL 2 gennaio 2023, n.1), le autorità italiane hanno emesso ordini di fermo nei confronti di 41 navi di soccorso umanitario, per un totale di 1.075 giorni, una cifra equivalente a quasi tre anni di operazioni search and rescue ostacolate nel Mediterraneo centrale. Nello stesso periodo, secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, più di 6.490 persone sono annegate o scomparse su una delle rotte migratorie più letali al mondo. I primi sei mesi del 2026 hanno già fatto registrare oltre 1.330 morti o dispersi lungo la rotta del Mediterraneo centrale, segnando l’inizio d’anno più letale da quando l’OIM ha cominciato a monitorare morti e dispersi nel 2014. L’ultimo segnalato, in ordine di tempo, il 19 giugno quando almeno 51 persone migranti sono morte o risultano disperse dopo il naufragio della loro barca partita dalla Libia il 12 giugno. Nel contempo, cinque navi civili sono state bloccate nei porti italiani dall’inizio dell’anno. A raccogliere dati e denunciare il quadro complessivo è la Justice Fleet, alleanza di 13 organizzazioni di ricerca e soccorso costituita nel novembre 2025, che definisce la legge del governo Meloni uno strumento di sabotaggio sistematico delle operazioni umanitarie in mare. «È scandaloso che, invece di intervenire per salvare le persone in pericolo in mare come previsto dal diritto internazionale, gli Stati europei scelgano di rimanere in silenzio, mentre il governo italiano intensifica l’ostruzionismo sconsiderato delle imbarcazioni di ricerca e soccorso non governative», ha affermato Wasil Schauseil, portavoce dell’alleanza. «Le navi della flotta civile sono gli unici attori che forniscono assistenza nell’area al largo delle coste della Libia e della Tunisia, dove si verificano la maggior parte dei naufragi. Ostacolare il loro lavoro porta semplicemente alla morte di più persone». Lo schema è ormai consolidato e alla luce del sole: sulla sponda sud del Mediterraneo milizie e carcerieri libici e tunisini sono finanziati ed equipaggiati per bloccare le partenze e rinchiudere le persone migranti, mentre in mare si delegano i respingimenti e intimidazioni a milizie e guardie costiere, e si criminalizza il soccorso civile. In passato l’Unione europea mostrava una certa ritrosia a rivendicare apertamente questo modus operandi, spesso minimizzato o taciuto; oggi viene invece applaudito e incoraggiato. Notizie/In mare SPARI CONTRO LA SEA-WATCH 5: L’ENNESIMO ATTO DI PIRATERIA NEL MEDITERRANEO «Il Mediterraneo è ormai diventato un parco giochi per criminali sostenuti dagli interessi complici UE» Redazione 15 Maggio 2026 Per quanto riguarda l’Italia, tra i principali attori europei della demagogia anti-migrazione e della svolta autoritaria, il meccanismo della legge Piantedosi prevede fermi e multe per le navi che non ottemperano agli ordini delle autorità italiane, anche quando tali ordini contrastano con il diritto internazionale o implicano il coordinamento con la cosiddetta Guardia Costiera libica. «I tribunali italiani hanno tuttavia più volte chiarito che quest’ultima non costituisce un attore di soccorso legittimo e che seguire le sue istruzioni viola il diritto internazionale. In almeno due casi di fermo – basati sull’interruzione delle comunicazioni con le autorità libiche – i giudici si sono pronunciati a favore delle navi», sottolinea la Justice Fleet. Notizie/In mare IL TRIBUNALE DI CHIETI ANNULLA LA DETENZIONE E LA SANZIONE ALL’OCEAN VIKING DI SOS MEDITERRANEE Nuova vittoria sul decreto Piantedosi Redazione 29 Maggio 2026 In questo momento, l’unica barriera, per quanto fragile, che limita l’azione repressiva del governo è quella dello stato di diritto. Tutto il resto dipende dalla capacità di restare presenti nel Mediterraneo e di rafforzare la scelta di disobbedire alle leggi illegittime e di rispettare il diritto del mare. Ed è proprio di fronte all’escalation di queste politiche che dal basso si prova a rispondere con nuova capacità operativa. PH: Alessio Cassaro / SOS Humanity Il 25 giugno 2026, nel cantiere navale di Licata, in Sicilia, la Ong tedesca SOS Humanity ha battezzato la Humanity 2, una barca a vela di 24 metri acquistata nell’ottobre 2025 e trasformata in nave di soccorso grazie al lavoro di numerosi volontari. L’imbarcazione opererà principalmente nelle acque al largo della Tunisia con un equipaggio di dieci persone, potrà accogliere fino a 100 persone a bordo e affiancherà la Humanity 1, in servizio dall’agosto 2022. «La barca a vela è stata acquistata e trasformata grazie a grande dedizione, ai finanziamenti della società civile e al duro lavoro dei volontari», ha spiegato Till Rummenhohl, direttore generale di SOS Humanity. «La missione di questa nave è anche quella di contribuire a testimoniare ciò che sta accadendo in mare, tutte le violazioni dei diritti umani commesse quotidianamente da entità sostenute dall’UE». All’evento ha preso la parola David Yambio, direttore esecutivo di Refugees in Libya e ambasciatore della nuova nave, lui stesso sopravvissuto alla traversata del Mediterraneo. «Non si tratta più di decidere se rifiutare o meno le politiche di frontiera letali ed esclusive dell’UE», ha aggiunto l’attivista. «Si tratta piuttosto del nostro rifiuto di essere complici dei crimini contro l’umanità commessi nel Mediterraneo centrale. Se ciò significa schierare 30.000 navi civili di soccorso in mare, lo faremo senza esitazione, nonostante ogni tentativo di criminalizzare il nostro dovere, la nostra solidarietà e la nostra umanità». Benvenuta quindi a Humanity 2 mentre il governo Meloni si prepara all’ennesima norma in continuità con le precedenti: questa volta l’intenzione è quella di impedire l’ingresso nelle acque italiane alle navi delle ONG ritenute una “grave minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale“. La Justice Fleet avverte che tale formulazione è del tutto illegittima e rilancia per l’immediata abrogazione della legge Piantedosi e il pieno rispetto del diritto internazionale del mare.