#sigonella LO SBARCO IN #SICILIA: LIBERAZIONE O COLONIZZAZIONE
#usnavy
Oggi la colonizzazione continua. In Sicilia ci sono 20-30 singoli punti
sensibili e 6 istallazioni principali, in Italia circa 120 basi militari con
15.000 soldati USA e molte informazioni rimangono segrete.
Essere subalterni agli USA, da una parte, ci costringe a piegarci alla logica
dell’economia di guerra, spostando risorse pubbliche verso le spese militari e
il complesso industriale delle armi.
https://www.youtube.com/watch?v=D3BpLU3l08c
Tag - sicilia
Il prezzo del ritorno. Scuola, classe e diritto di restare – di Francesco Demitry
A volte le cose accadono in modo più lento, più subdolo, più amministrativo. E
non succedono solo a te. Succedono nel modo in cui accadono le cose davvero
decisive nei paesi diseguali: per piccoli spostamenti, per moduli, per costi,
per scarti, per scelte presentate come tecniche e neutrali. Studi, segui le tue
passioni, ti [...]
«Gli assetati di Sicilia attendono acqua e giustizia»: ARS, se ci sei batti un colpo
Decenni di ritardi, omissioni, errori di programmazione e una gestione
frammentata hanno progressivamente compromesso un diritto fondamentale dei
cittadini: quello all’acqua. Non è più tollerabile assistere a turnazioni
dell’acqua che durano settimane, mentre sulle montagne della Sicilia continuano
a operare senza particolari difficoltà importanti concessioni per
l’imbottigliamento dell’acqua minerale. È una contraddizione che impone
un’approfondita verifica sull’utilizzo della risorsa idrica e sulle priorità
fissate dalle istituzioni. Una Commissione d’inchiesta dell’Assemblea Regionale
Siciliana dovrebbe ricostruire le cause della crisi, individuare le
responsabilità politiche, amministrative e gestionali e formulare un piano di
riforma dell’intero sistema idrico regionale. Sul modello di quando avvenne con
la Commissione d’indagine Grappelli istituita dal ministero dei Lavori pubblici
quindici giorni dopo la frana che colpì Agrigento a luglio del 1966[il]
La gravissima crisi idrica che sta colpendo la Sicilia, e in particolare la
provincia di Agrigento con il caso emblematico di Maddalusa, non può più essere
affrontata esclusivamente come un’emergenza contingente. Essa rappresenta il
risultato di decenni di ritardi, omissioni, errori di programmazione e di una
gestione frammentata che ha progressivamente compromesso un diritto fondamentale
dei cittadini: quello all’acqua. Per questa ragione è indispensabile che
l’Assemblea Regionale Siciliana promuova l’istituzione di una Commissione
regionale d’inchiesta con il compito di ricostruire le cause della crisi,
individuare le responsabilità politiche, amministrative e gestionali e formulare
un piano di riforma dell’intero sistema idrico regionale. Non è più tollerabile
assistere a turnazioni dell’acqua che durano settimane, mentre sulle montagne
della Sicilia continuano a operare senza particolari difficoltà importanti
concessioni per l’imbottigliamento dell’acqua minerale. È una contraddizione che
impone un’approfondita verifica sull’utilizzo della risorsa idrica e sulle
priorità fissate dalle istituzioni.
La Commissione dovrà inoltre accertare le ragioni per cui numerosi invasi non
sono mai stati completati, molte dighe risultano ancora prive delle opere di
adduzione e distribuzione, le reti idriche disperdono enormi quantità d’acqua e
numerosi Comuni continuano a registrare gravi inefficienze gestionali, compresa
la mancata diffusione dei contatori idrici. È giunto il momento di avviare una
profonda riforma del sistema di governance dell’acqua, eliminando inutili
sovrapposizioni burocratiche e semplificando il quadro organizzativo. La
gestione deve essere improntata a efficienza, trasparenza e responsabilità,
affinché ogni Comune possa garantire ai propri cittadini un servizio moderno e
affidabile.
Le responsabilità di questa situazione affondano le loro radici anche nelle
scelte compiute nel passato, a partire dallo scioglimento della Cassa per il
Mezzogiorno e, successivamente, con la fine dell’Intervento Straordinario che
hanno rappresentato strumenti essenziali per affrontare il deficit
infrastrutturale del Sud. Tutti elementi che, unitamente all’uso disinvolto dei
Fondi di Coesione Territoriale, sono concause del progressivo ampliamenti del
divario, mentre la Sicilia ha continuato a pagare un prezzo elevatissimo in
termini di mancati investimenti e opere incompiute. Emblematico è il caso di
Agrigento, dove, nonostante le notevoli risorse messe a disposizione dal Pnrr e
gli ingenti investimenti pubblici connessi all’anno di Capitale italiana della
Cultura, continuano a permanere criticità strutturali che incidono direttamente
sulla qualità della vita dei cittadini.
La Commissione non dovrà limitarsi agli aspetti penalmente rilevanti ma Il suo
obiettivo dovrà essere quello di ricostruire l’intera vicenda sotto il profilo
storico, amministrativo e politico, affinché i cittadini conoscano come siano
state impiegate le risorse pubbliche destinate al sistema idrico siciliano e
perché tanti interventi siano rimasti incompiuti. Esiste un precedente che
dimostra come lo Stato abbia già saputo reagire a situazioni straordinarie. Dopo
la frana che colpì Agrigento il 19 luglio 1966, il ministro dei Lavori Pubblici
istituì, il 3 agosto dello stesso anno, una Commissione d’indagine (Grappelli)
incaricata di accertare le responsabilità del dissesto urbanistico e di
formulare proposte per evitare il ripetersi di simili tragedie. Oggi la Sicilia
ha bisogno dello stesso coraggio istituzionale. La questione dell’acqua non
riguarda soltanto la gestione di un servizio pubblico: riguarda la dignità delle
persone, la salute, l’agricoltura, il turismo, lo sviluppo economico e la stessa
credibilità delle istituzioni. Non è più tempo di rinvii. È il momento della
verità, della trasparenza e delle responsabilità. Gli assetati di Sicilia
attendono giustizia prima ancora che acqua. Le istituzioni hanno il dovere di
rispondere.
Redazione Sicilia
Catania ha il “primato” nazionale della gioventù assorbita nel “NEET”
In Italia tocca a Catania il “primato” nazionale della gioventù totalmente
assorbita nel “NEET”. Il comune di Catania, nel Documento Unico di
Programmazione (DUP), solo alcuni giorni aveva evidenziato questo “primato”
nazionale che riguarda i giovani catanesi – nella città che ambiva ad essere la
Capitale della Cultura 2028 – […]
L'articolo Catania ha il “primato” nazionale della gioventù assorbita nel “NEET”
su Contropiano.
L’uccisione di Salvatore Novembre è rimasta impunita
L’8 luglio del 1960 Catania, sin dalla mattinata, era mobilitata per protestare
per i morti e i feriti di Genova, Reggio Emilia, Licata, Palermo causati dalla
durissima repressione attuata dalla polizia durante le manifestazioni operaie e
studentesche contro il governo Tambroni e il congresso del Movimento Sociale
Italiano che doveva […]
L'articolo L’uccisione di Salvatore Novembre è rimasta impunita su Contropiano.
Messina. MSC, crocierismo, trasporti marittimi e il genocidio del popolo palestinese
Il porto di Messina sta per essere trasformato in uno dei principali hub del
crocierismo nel Mediterraneo. Sono state affidate, per 21 anni, al colosso dei
trasporti navali e della logistica marittima MSC (Mediterranean Shipping
Company) le banchine su cui si affaccia il Palazzo municipale e distanti meno di
200 […]
L'articolo Messina. MSC, crocierismo, trasporti marittimi e il genocidio del
popolo palestinese su Contropiano.
Tremestieri Etneo: la Polizia sale di nuovo in cattedra per educare alla legalità
Il 15 giugno scorso all’I.C. “Campus Don Bosco” di Tremestieri Etneo, in
provincia di Catania, una squadra a cavallo e una squadra cinofili della Polizia
di Stato hanno chiuso l’anno scolastico con lezioni sulla legalità e sulle
attività svolte per controllare il territorio.
Circa 140 studenti e studentesse hanno imparato come i poliziotti a cavallo
mantengono l’ordine nei parchi, nei giardini e sulle spiagge, mentre l’unità
cinofili ha simulato interventi antidroga e per la ricerca di esplosivi. È stato
infine ricordato come sia molto importante non maltrattare gli animali.
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
continuiamo a mostrare tutte le nostre perplessità di fronte a queste
iniziative. Non perché la legalità, il rispetto degli animali e delle regole in
generale non siano importanti ma perché pensiamo che questi temi a scuola
debbano essere affrontati a partire dalla complessità delle ragioni sociali e
culturali che li determinano e non solo ed esclusivamente da un punto di vista
securitario.
Per tali ragioni crediamo fermamente che solo la società civile con tutta la sua
ricchezza possa educare veramente ad una convivenza pacifica e rispettosa di
uomini, donne e animali. Infatti, l’interiorizzazione delle norme e il loro
rispetto è qualcosa che si può avverare in maniera concreta ed efficace solo nel
momento in cui le regole nascono da processi ampiamente condivisi che vanno al
di là delle sedi istituzionali e abbracciano tutte le realtà sociali.
D’altra parte la nostra stessa Costituzione auspica una partecipazione attiva di
tutta la cittadinanza alla costruzione della comunità, con la consapevolezza che
questa costruzione non si può limitare al solo ambito giuridico. Sottolineare
con la presenza delle Forze dell’Ordine all’interno delle scuole l’aspetto
coercitivo della legge può distorcere questo messaggio fondamentale e mettere in
ombra la bellezza di costruire insieme la società di domani.
Fonte:
https://www.cataniatoday.it/cronaca/cavalli-cinofili-questura-campus-don-bosco.html
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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Sospeso l’obbligo di dimora del richiedente asilo in procedura di frontiera
AVV. ROSSANA CHILLEMI, AVV. MARTINA STEFANILE – PROGETTO INLIMINE – ASGI
Con decreto del 27 giugno 2026, il Tribunale di Plermo, pronunciandosi su un
reclamo proposto ai sensi dell’art. 5-quinquies del d.lgs. 142/2015, ha disposto
inaudita altera parte la sospensione degli effetti esecutivi del provvedimento
con cui il Prefetto di Agrigento aveva autorizzato un richiedente asilo,
sottoposto alla nuova procedura accelerata obbligatoria di frontiera, a
risiedere esclusivamente presso il centro di Villa Sikania (Agrigento) per un
periodo massimo di dodici settimane.
Il reclamo contestava alcuni profili di illegittimità del nuovo istituto, tra
cui la violazione degli obblighi informativi, la nullità per incompetenza
dell’atto con cui il Presidente della Commissione territoriale aveva disposto
l’applicazione della procedura accelerata di frontiera, la mancata valutazione
delle condizioni di vulnerabilità del richiedente e l’assenza di una valida
notificazione del provvedimento limitativo della libertà di movimento.
Infatti, sbarcato a Lampedusa il 14 giugno, il reclamante veniva sottoposto a
procedura di screening terminata in un unico giorno. Il relativo verbale
evidenziava l’invio all’ente/servizio antitratta senza tuttavia qualificarlo
come soggetto vulnerabile. Ancora, il verbale consuntivo dell’infomativa era
redatto in maniera approssimativa e non tradotto. Il provvedimento prefettizio
di applicazione dell’obbligo di dimora invence, anch’esso non tradotto, mancava
della data e luogo di notifica nonché dell’informativa sulle conseguenze circa
la sua eventuale violazione.
Il Tribunale di Palermo ha ritenuto verosimilmente sussistenti le doglianze
della difesa e accordato la tutela cautelare invocata. Il reclamo è stato anche
occasione per sollevare una questione di legittimità costituzionale dell’art.
5-ter del d.lgs. 142/2015, introdotto dal d.l. 100/2026 per violazione dell’art.
13, che imporrebbe un atto motivato dell’autorità giudiziaria. L’art. 5 ter,
infatti, non prevede uno strumento di convalida della misura, lasciando al
Prefetto il controllo sulla misura e costringendo di fatto il richiedente asilo
ad attivarsi per proporre reclamo avverso il provvedimento prefettizio. Si è
altresì ravvisato ulteriore profilo di incostituzionalità rispetto all’art. 3
della Costituzione, laddove la misura in esame presenta profili simili a quella
prevista all’art. 14 c. 1 bis del TUI, la quale però, è sottoposta alla
convalida del Giudice di Pace, configurando, quindi, una disparità di
trattamento in violazione dell’art. 3 della Costituzione.
Il Tribunale affronta anzitutto una questione processuale di particolare
interesse, affermando l’ammissibilità della tutela cautelare atipica ex art. 700
c.p.c. anche nell’ambito del reclamo previsto dall’art. 5-quinquies del d.lgs.
142/2015. Il giudice osserva infatti che la nuova disciplina prevede il rimedio
del reclamo ma non contempla alcuna misura cautelare tipica idonea a sospendere
immediatamente gli effetti del provvedimento prefettizio, con la conseguenza che
il ricorso allo strumento residuale di cui all’art. 700 c.p.c. risulta non solo
ammissibile ma necessario per garantire l’effettività della tutela
giurisdizionale assicurata dagli artt. 24 e 113 Cost.
Questa decisione apre uno dei primi spazi di sindacato giurisdizionale sulla
nuova disciplina della procedura di frontiera introdotta dal Patto europeo,
confermando come anche il nuovo istituto dell’autorizzazione a soggiornare in un
luogo determinato resti soggetto al controllo del giudice ordinario sotto il
profilo della corretta applicazione della procedura applicata e tutela effettiva
dei diritti fondamentali del richiedente asilo.
Tribunale di Palermo, decreto del 27 giugno 2026
Noto (SR), comunicato studentesco: «Le vostre Frecce puntano alla guerra, le nostre al futuro»
Gli studenti e le studentesse di Noto (Siracusa) hanno organizzato sabato 27
giugno 2026 dalle 17 alle 19 un presidio di protesta nel centro storico della
città per «contestare la serie di iniziative comunali riguardanti l’Air Show
Noto 2026 con il coinvolgimento di mezzi appartenenti alla Marina Militare,
Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Carabinieri ed Esercito Italiano, e il
Villaggio dell’Aeronautica Militare collocato a Lido di Noto».
Questa presenza capillare e sempre più martellante delle forze armate e delle
forze dell’ordine nella società civile viene così presentata sul sito del Comune
di Noto: «Per la prima volta, la nostra città ospiterà il Noto Air Show 2026,
con la presenza della Pattuglia Acrobatica Nazionale Frecce Tricolori, unico
grande appuntamento in Sicilia. Un evento di prestigio nazionale che porterà il
nome di Noto e del nostro litorale sotto i riflettori d’Italia, trasformando
Lido di Noto in un palcoscenico d’eccellenza, capace di coniugare bellezza,
spettacolo, istituzioni e promozione del territorio» (clicca qui).
Retorica ridondante e kitsch nella sproporzione fra il dispiegamento dello
strumento militare e la promozione della solita “Bellezza” e delle solite
“Eccellenze” locali. E anche un po’ di solita mistificazione
promozional-aziendale nel vantare l’unicità ed eccezionalità della presenza
della pattuglia acrobatica a Noto. Perché in realtà le cronache locali spiegano
che si tratta del «ricchissimo programma della manifestazione “Barocco Azzurro”
[sic!], che ieri ha visto anche il sorvolo dei comuni del Sud-Est [in
particolare dell’altra località balneare della zona, Marina di Modica], e
l’atterraggio a Comiso» con pattuglia acrobatica e concerti – naturalmente della
banda dell’Aeronautica militare (clicca qui).
Ma gli studenti e le studentesse dell’UDS di Noto non ci stanno e colgono la
contraddizione di fondo: l’amministrazione comunale spende più di 110 mila euro
per lo spettacolo delle Frecce tricolori e per l’air show a Lido di Noto e non
per i reali bisogni della città (ospedali, strade, raccolta dei rifiuti, luoghi
di socialità). La priorità è data al turismo di massa e di lusso, mentre i
plessi scolastici del centro storico sono chiusi da anni per ristrutturazioni, e
la mobilità studentesca è un problema irrisolvibile per l’assenza di un
trasporto pubblico comunale e l’incapacità di mettere a sistema i trasporti
esistenti (ditte private di bus, treno). Tanto che nell’ istituto superiore di
Noto gli studenti pendolari perdono 40 minuti di tempo scuola al giorno perché
gli orari degli autobus non sono funzionali all’orario scolastico.
Gli studenti e le studentesse di Noto hanno le idee chiare anche e soprattutto
sul contesto politico internazionale che ha scelto la guerra e boicottato la
diplomazia. «Questo show delle Frecce Tricolori, che appartengono
all’Aeronautica Militare Italiana – conclude il comunicato degli studenti
dell’UDS – si inserisce in un clima di tensione globale, con sempre più
conflitti, piani politici mirati ad un riarmo europeo e progetti sulla
reintroduzione della leva militare. In questo contesto ci sembra assurdo
organizzare un evento che continua a perseguire i valori di nazionalismo e culto
del militarismo privi di un reale interesse verso la sovranità e gli interessi
dell’Italia, che dovrebbe essere tutelata attraverso una smilitarizzazione
completa delle basi USA nella nostra regione ed in tutta Italia. Avendo inoltre
un atteggiamento che va verso un’idea nazionale di pace e risoluzione dei
conflitti anche attraverso prese di posizione nette rispetto agli attuali
conflitti globali e alle costanti violazioni del diritto internazionale»
Lorenzo Perrona, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università, Siracusa
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L’evidenza dei numeri: la legge Piantedosi è responsabile dell’aumento delle morti in mare
Dal 2 gennaio 2023, data di entrata in vigore del decreto-legge Piantedosi (DL 2
gennaio 2023, n.1), le autorità italiane hanno emesso ordini di fermo nei
confronti di 41 navi di soccorso umanitario, per un totale di 1.075 giorni, una
cifra equivalente a quasi tre anni di operazioni search and rescue ostacolate
nel Mediterraneo centrale. Nello stesso periodo, secondo i dati
dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, più di 6.490 persone sono
annegate o scomparse su una delle rotte migratorie più letali al mondo.
I primi sei mesi del 2026 hanno già fatto registrare oltre 1.330 morti o
dispersi lungo la rotta del Mediterraneo centrale, segnando l’inizio d’anno più
letale da quando l’OIM ha cominciato a monitorare morti e dispersi nel 2014.
L’ultimo segnalato, in ordine di tempo, il 19 giugno quando almeno 51 persone
migranti sono morte o risultano disperse dopo il naufragio della loro barca
partita dalla Libia il 12 giugno. Nel contempo, cinque navi civili sono state
bloccate nei porti italiani dall’inizio dell’anno.
A raccogliere dati e denunciare il quadro complessivo è la Justice Fleet,
alleanza di 13 organizzazioni di ricerca e soccorso costituita nel novembre
2025, che definisce la legge del governo Meloni uno strumento di sabotaggio
sistematico delle operazioni umanitarie in mare. «È scandaloso che, invece di
intervenire per salvare le persone in pericolo in mare come previsto dal diritto
internazionale, gli Stati europei scelgano di rimanere in silenzio, mentre il
governo italiano intensifica l’ostruzionismo sconsiderato delle imbarcazioni di
ricerca e soccorso non governative», ha affermato Wasil Schauseil, portavoce
dell’alleanza. «Le navi della flotta civile sono gli unici attori che forniscono
assistenza nell’area al largo delle coste della Libia e della Tunisia, dove si
verificano la maggior parte dei naufragi. Ostacolare il loro lavoro porta
semplicemente alla morte di più persone».
Lo schema è ormai consolidato e alla luce del sole: sulla sponda sud del
Mediterraneo milizie e carcerieri libici e tunisini sono finanziati ed
equipaggiati per bloccare le partenze e rinchiudere le persone migranti, mentre
in mare si delegano i respingimenti e intimidazioni a milizie e guardie
costiere, e si criminalizza il soccorso civile. In passato l’Unione europea
mostrava una certa ritrosia a rivendicare apertamente questo modus operandi,
spesso minimizzato o taciuto; oggi viene invece applaudito e incoraggiato.
Notizie/In mare
SPARI CONTRO LA SEA-WATCH 5: L’ENNESIMO ATTO DI PIRATERIA NEL MEDITERRANEO
«Il Mediterraneo è ormai diventato un parco giochi per criminali sostenuti dagli
interessi complici UE»
Redazione
15 Maggio 2026
Per quanto riguarda l’Italia, tra i principali attori europei della demagogia
anti-migrazione e della svolta autoritaria, il meccanismo della legge Piantedosi
prevede fermi e multe per le navi che non ottemperano agli ordini delle autorità
italiane, anche quando tali ordini contrastano con il diritto internazionale o
implicano il coordinamento con la cosiddetta Guardia Costiera libica.
«I tribunali italiani hanno tuttavia più volte chiarito che quest’ultima non
costituisce un attore di soccorso legittimo e che seguire le sue istruzioni
viola il diritto internazionale. In almeno due casi di fermo – basati
sull’interruzione delle comunicazioni con le autorità libiche – i giudici si
sono pronunciati a favore delle navi», sottolinea la Justice Fleet.
Notizie/In mare
IL TRIBUNALE DI CHIETI ANNULLA LA DETENZIONE E LA SANZIONE ALL’OCEAN VIKING DI
SOS MEDITERRANEE
Nuova vittoria sul decreto Piantedosi
Redazione
29 Maggio 2026
In questo momento, l’unica barriera, per quanto fragile, che limita l’azione
repressiva del governo è quella dello stato di diritto. Tutto il resto dipende
dalla capacità di restare presenti nel Mediterraneo e di rafforzare la scelta di
disobbedire alle leggi illegittime e di rispettare il diritto del mare. Ed è
proprio di fronte all’escalation di queste politiche che dal basso si prova a
rispondere con nuova capacità operativa.
PH: Alessio Cassaro / SOS Humanity
Il 25 giugno 2026, nel cantiere navale di Licata, in Sicilia, la Ong tedesca SOS
Humanity ha battezzato la Humanity 2, una barca a vela di 24 metri acquistata
nell’ottobre 2025 e trasformata in nave di soccorso grazie al lavoro di numerosi
volontari. L’imbarcazione opererà principalmente nelle acque al largo della
Tunisia con un equipaggio di dieci persone, potrà accogliere fino a 100 persone
a bordo e affiancherà la Humanity 1, in servizio dall’agosto 2022.
«La barca a vela è stata acquistata e trasformata grazie a grande dedizione, ai
finanziamenti della società civile e al duro lavoro dei volontari», ha spiegato
Till Rummenhohl, direttore generale di SOS Humanity. «La missione di questa nave
è anche quella di contribuire a testimoniare ciò che sta accadendo in mare,
tutte le violazioni dei diritti umani commesse quotidianamente da entità
sostenute dall’UE».
All’evento ha preso la parola David Yambio, direttore esecutivo di Refugees in
Libya e ambasciatore della nuova nave, lui stesso sopravvissuto alla traversata
del Mediterraneo. «Non si tratta più di decidere se rifiutare o meno le
politiche di frontiera letali ed esclusive dell’UE», ha aggiunto l’attivista.
«Si tratta piuttosto del nostro rifiuto di essere complici dei crimini contro
l’umanità commessi nel Mediterraneo centrale. Se ciò significa schierare 30.000
navi civili di soccorso in mare, lo faremo senza esitazione, nonostante ogni
tentativo di criminalizzare il nostro dovere, la nostra solidarietà e la nostra
umanità».
Benvenuta quindi a Humanity 2 mentre il governo Meloni si prepara all’ennesima
norma in continuità con le precedenti: questa volta l’intenzione è quella di
impedire l’ingresso nelle acque italiane alle navi delle ONG ritenute una “grave
minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale“. La Justice Fleet
avverte che tale formulazione è del tutto illegittima e rilancia per l’immediata
abrogazione della legge Piantedosi e il pieno rispetto del diritto
internazionale del mare.