Tag - sicilia
#Patti (Messina), domenica 22 marzo, ore 18 #Sicilia: #Militarizzazione e
#Dissesto dei Territori #niscemi #nomuos
La nostra isola è sempre stata cruciale nello scacchiere del Mediterraneo:
questo sia dal punto di vista prettamente militare sia per quanto riguarda la
gestione e la sorveglianza delle rotte - migratorie e commerciali - e delle
risorse marittime tra Europa, Africa e Vicino Oriente.
Sea Watch 5 approda a Trapani per emergenza sanitaria con a bordo 57 persone
È attraccata il pomeriggio di mercoledì 18 marzo al porto di Trapani la nave Sea
Watch 5 con a bordo 57 persone migranti soccorse nei giorni scorsi nel
Mediterraneo centrale. All’imbarcazione era stato inizialmente assegnato dalle
autorità il porto di Marina di Carrara, a oltre mille chilometri di distanza, ma
le condizioni di salute delle persone a bordo hanno reso quella destinazione
incompatibile con la loro sicurezza.
I 57 naufraghi a bordo erano il risultato di due operazioni di soccorso condotte
nei giorni precedenti in condizioni meteo estreme. Il 16 marzo l’equipaggio
aveva prima recuperato 54 persone, poi un secondo gommone in difficoltà con
altre 40 circa. Una notte drammatica: tra i casi medici più gravi quello di una
bambina di due anni in severa ipotermia, le cui condizioni avevano fatto temere
per la vita.
La stessa notte, 9 persone – tra cui la bambina- erano state evacuate dalla
Guardia Costiera e trasferite a Lampedusa. Nei giorni precedenti il quadro nel
Mediterraneo centrale era già tragico: un bambino risultava disperso, un ragazzo
di 21 anni era arrivato morto a Lampedusa.
> Nel Mediterraneo la tempesta è già iniziata, ma sappiamo di oltre 225 persone
> in mare aperto, che non sono ancora state soccorse [Thread 1/3 🧵]
> pic.twitter.com/LK0OAmWvta
>
> — Sea-Watch Italy (@SeaWatchItaly) March 16, 2026
È in questo contesto che le autorità italiane hanno assegnato alla nave il porto
di Marina di Carrara: quattro giorni di navigazione supplementare per persone
stremate, con mare mosso e bisogno urgente di assistenza medica a terra.
A comunicare passo dopo passo la scelta di non rispettare l’assegnazione di un
porto così lontano è stata la stessa organizzazione tedesca. Tra le persone
soccorse erano presenti persone esauste, colpite dal mal di mare e con ustioni
da carburante, oltre a una donna incinta e diversi casi bisognosi di cure
mediche urgenti, per scongiurare il rischio di infezioni e possibili sepsi.
Di fronte ad una situazione sempre più difficile, Sea Watch già da ieri aveva
dichiarato lo stato di necessità.
«La nave Sea Watch 5 dichiara lo stato di necessità: l’irresponsabile blocco
imposto dall’Italia mette in pericolo i 57 sopravvissuti, che sono esausti,
soffrono di mal di mare e hanno ustioni da carburante. Hanno bisogno di cure
mediche immediate per prevenire infezioni e possibili casi di sepsi. A bordo c’è
una donna incinta. La sordità delle autorità italiane ai loro bisogni è
un’offesa ai diritti umani».
La nave si trovava già nel Canale di Sicilia, davanti alla costa trapanese,
quando l’equipaggio ha scelto di deviare la rotta assegnata e puntare su
Trapani. Una decisione presentata dall’Ong non come una scelta, ma come l’unica
strada percorribile.
«Non sottoporremo le 57 persone a bordo di Sea Watch 5 a un viaggio di altri
1.100 km per raggiungere Marina di Carrara. È tortura di Stato. Disobbediamo a
questo ordine assurdo e facciamo rotta verso Trapani».
Anche dopo aver comunicato questa decisione e con persone a bordo sempre più
stremate, però, la nave ha dovuto attendere ore prima di ricevere
l’autorizzazione ad entrare in porto. Un’attesa che Sea Watch ha definito
intollerabile.
«Avrebbero potuto risparmiare un altro giorno di sofferenza alle 57 persone a
bordo di SeaWatch 5. Invece, da ieri notte, siamo al largo di Trapani in una
situazione di stallo. Chiediamo di poter entrare in porto adesso. Basta con
questo muro politico sulla pelle dei più deboli».
Solo dopo questo ulteriore stallo è arrivato il via libera all’attracco.
«La SeaWatch5 sta entrando in porto a Trapani, nel rispetto dei diritti delle
persone a bordo – ha scritto al momento dell’ingresso in porto – . Non abbiamo
permesso che le 57 persone a bordo pagassero il prezzo delle manovre strumentali
del Governo italiano sulla loro pelle. Ogni ulteriore ritardo sarebbe
irresponsabile».
Ora c’è da aspettarsi l’ennesimo provvedimento repressivo da parte del Viminale.
Il caso della Sea Watch 5 riporta tuttavia al centro del dibattito una pratica
consolidata delle autorità italiane e prevista dal decreto Piantedosi:
l’assegnazione sistematica di porti lontani, che allunga i tempi di permanenza
in mare per persone già provate da traversate spesso drammatiche. Una scelta che
le organizzazioni della flotta civile – insieme a diversi giuristi e alle
sentenze di numerosi tribunali – considerano in contrasto con i principi
fondamentali del diritto del mare e con la tutela della vita umana.
Nelle stesse ore in cui andava in scena l’ennesimo braccio di ferro tra le
autorità italiane e una Ong del soccorso, Alarm Phone segnalava un nuovo
episodio di cattura e respingimento da parte della cosiddetta Guardia costiera
libica. Secondo quanto denunciato, il naufragio sarebbe avvenuto proprio nel
momento in cui i libici tentavano di salire a bordo dell’imbarcazione.
Diciassette persone hanno perso la vita. I loro corpi, secondo le testimonianze
raccolte, sarebbero stati abbandonati in mare invece di essere portati a terra
per essere identificati e sepolti.
> 🆘 ~62 people in distress at sea in the central Mediterranean!
>
> The people on board, who are trying to escape from #Libya, report of high
> waves and we fear for their lives. Relevant authorities are informed: Rescue
> these people to safety before it is too late! pic.twitter.com/COATUu0Euz
>
> — @alarmphone (@alarm_phone) March 15, 2026
Nel Mediterraneo centrale, la guerra per procura degli Stati europei, e
dell’Italia in prima fila, contro le persone migranti non si ferma mai.