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Torino. L’assemblea nazionale convocata da Askatasuna rilancia la mobilitazione. Appuntamento il 31 gennaio
Più di cinque ore di discussione e interventi. L’assemblea promossa dal centro sociale Askatasuna sgomberato a dicembre si è tenuta all’università in vista del corteo del 31 gennaio. Nell’aula piena, si sono susseguiti interventi da varie realtà e associazioni provenienti da molte città italiane. E’ stato analizzato e denunciato il […] L'articolo Torino. L’assemblea nazionale convocata da Askatasuna rilancia la mobilitazione. Appuntamento il 31 gennaio su Contropiano.
Torino. L’accanimento della Procura contro uno dei fondatori dell’Askatasuna
La Procura di Torino ha deciso di chiedere la revoca degli arresti domiciliari e la rimessa in carcere per Giorgio Rossetto, storico militante torinese e tra i fondatori del centro sociale Askatasuna. La motivazione di questo accanimento – non certo nuovo per la procura torinese – è l’intervista rilasciata da Rossetto a […] L'articolo Torino. L’accanimento della Procura contro uno dei fondatori dell’Askatasuna su Contropiano.
TORINO: LA PROCURA CHIEDE IL CARCERE CONTRO GIORGIO ROSSETTO PER UN’INTERVISTA…A RADIO ONDA D’URTO.
Riprendiamo da Infoaut.org ed esprimiamo la nostra solidarietà al compagno Giorgio Rossetto, contro cui la Procura di Torino ha chiesto la revoca dei domiciliari e la traduzione in carcere per...un'intervista, concessa a Radio Onda d'Urto il 18 dicembre 2025, a poche ore dallo sgombero poliziesco del centro sociale Askatasuna. Su Radio Onda d'Urto puoi riascoltare l'intervista...indigesta alla Procura piemontese.
SGOMBERO ASKATASUNA. I PROPONENTI DEL PATTO PER IL BENE COMUNE: “SILENZIO DEL SINDACO ASSORDANTE. RESTITUIRE ALLA CITTÀ L’EDIFICIO”
Conferenza stampa nel primo pomeriggio di oggi, martedì 13 gennaio, a Torino, organizzata dai e dalle portavoce del comitato proponente del patto di collaborazione per rendere Askatasuna bene comune. "E' compito della cittadinanza e di chi ha a cuore la città di Torino mobilitarsi affinchè questo progetto possa proseguire", fa sapere ai microfoni di Radio Onda d'Urto Alessandra Algostino, del comitato proponente e docente, che ricorda l'assemblea cittadina in programma per domani, giovedì 14 dicembre presso la Scuola Fontana.
ALTRI SPAZI SOCIALI A RISCHIO DI SGOMBERO: DOPO MILANO E TORINO ANCHE FIRENZE, NAPOLI E ROMA
Confermato dal ministro Piantedosi ieri in Senato che altri centri sociali rischiano lo sgombero diretto. Dopo il Leoncavallo di Milano e l’Askatasuna di Torino sotto attacco ci sono lo Spin Time Labs a Roma, l’Officina 99 di Napoli e il Cpa Fi Sud a Firenze. Nello specifico nella città di Firenze Fratelli d’Italia ha presentato in Consiglio comunale un emendamento relativo allo sgombero immediato del Cpa Fi Sud per costruire al suo posto delle case popolari. Dalle parole di Francesco, compagno del centro sociale Fi Sud attivo dal 1989, si tratterebbe di un “attacco sicuramente strutturale e politico da parte del governo a chi si oppone”. A Napoli è stata convocata per sabato 10 gennaio un’assemblea cittadina per contrastare e dire no al possibile sgombero che è stato richiesto dai carabinieri al Comune di Napoli. A questo proposito abbiamo sentito Ubaldo dell’Officina 99 il quale afferma che si “stanno attaccando i simboli della lotta dal basso in questo paese”. A Roma è prevista per sabato 10 gennaio un’assemblea pubblica per manifestare solidarietà verso Spin Time Labs e mobilitarsi contro la minaccia di sgombero che pende sul centro sociale ormai da tre anni. L’intervista con Francesco del Cpa Firenze Sud  Ascolta o scarica. Il collegamento con Ubaldo dell’Officina 99 di Napoli Ascolta o scarica. Abbiamo parlato anche con Andrea Alzetta dello Spin Time di Roma Ascolta o scarica.  
TORINO: LE SCUOLE VICINO AD ASKATASUNA RIAPRONO, LA MILITARIZZAZIONE RESTA. POSTO DI BLOCCO E CONTROLLI SU GENITORI E BAMBINI
“Sono potuto entrare a portare nell’area pedonale del quartiere perché avevo mio figlio in braccio. Altre mamme che avevano appena lasciato i figli a scuola sono state fermate perché la loro passeggiata non era adeguatamente giustificata secondo le forze dell’ordine”: queste le parole di un genitore della scuola dell’infanzia che condivide il giardino con il centro sociale Askatasuna di Torino. La situazione a quasi 3 settimane dallo sgombero è ancora di militarizzazione dell’area. Le scuole, dopo due settimane abbondanti di chiusura per le festività natalizie, oggi hanno riaperto con la presenza costante delle forze di polizia e carabinieri. Anche per chiedere di riavere accesso ai propri spazi, nel pomeriggio di mercoledì è stata organizzata una merenda collettiva negli spazi vicini al centro sociale. “Erano spazi che abbiamo sempre usato e queste iniziative le abbiamo sempre fatte: vogliamo che tornino ad essere normali”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto alcune testimonianze raccolte durante la merenda. Ascolta o scarica Intanto il centro sociale si prepara per i prossimi appuntamenti, l’assemblea di sabato 17 alle 15 a Palazzo Nuovo (università) e il corteo del 31 gennaio. Martina di Askatasuna ai microfoni di Radio Onda d’Urto Ascolta o scarica
Viva Askatasuna!
Una volta chiamavano Torino la città dell’automobile. Se la definizione era sbrigativa, è pur vero che il settore dell’automotive non solo ha rappresentato storicamente una componente importante dell’occupazione, ma è stato, come dire, un tratto del DNA della città quanto a Genova il know how marittimo-portuale. Dubito però che Genova, […] L'articolo Viva Askatasuna! su Contropiano.
Torino. La violenza che non fa notizia
Di fronte a quanto accaduto, colpisce prima di tutto il silenzio. Un silenzio assordante, bipartisan, codardo. Non esiste oggi nessuno schieramento politico che abbia il coraggio di chiamare le cose con il loro nome e di criticare apertamente la violenza e gli abusi delle forze dell’ordine. Nessuno che osi puntare […] L'articolo Torino. La violenza che non fa notizia su Contropiano.
TORINO: “QUE VIVA ASKATASUNA!”. RIFLESSIONI DOPO IL CORTEO DEL 20 DICEMBRE E PROSSIME SCADENZE DI LOTTA
A Torino presidio permanente no stop in Corso Regina Margherita, 47 a pochi metri dal centro sociale Askatasuna sgomberato giovedì 18 dicembre 2025 con una maxi operazione poliziesca  su mandato di Meloni e Piantedosi, che da giorni ha militarizzato un intero quartiere, quello di Vanchiglia. Sabato 20 dicembre almeno 10mila compagne e compagni, in corteo, hanno provato a raggiungere Askatasuna, circondato da reti e new jersey, circondato da centinaia di uomini e decine di mezzi delle forze di polizia. I celerini hanno risposto con le manganellate, un largo utilizzo degli idranti e un fitto lancio di lacrimogeni. Al termine della manifestazione, compagne e compagni hanno rilanciato annunciando un’assemblea nazionale per il 17 gennaio e un corteo nazionale in difesa di Askatasuna per il 31 gennaio. La corrispondenza di lunedì 22 dicembre su Radio Onda d’Urto con Martina, compagna del centro sociale Askatasuna.   Di seguito, il comunicato post-corteo del 20 dicembre di Askatasuna: “Torino città partigiana: Que viva Askatasuna! L’attacco da parte del governo Meloni è duplice: un attacco alla città di Torino in quanto anomalia, esempio di resistenza e di lotta e un attacco alle lotte sociali e al movimento in solidarietà alla Palestina. Il governo, a seguito di due mesi di mobilitazioni in tutta Italia che hanno avuto la capacità di bloccare il Paese, si è intimorito perché ha avuto la consapevolezza che l’Italia avesse scelto da che parte stare. Pensiamo che in questi giorni, la “medaglia d’oro per la Resistenza assegnata alla città, stia venendo difesa da un attacco pesante da parte del Governo. Prosperina Vallet, nome di battaglia “Lisetta”, è il volto che ha accompagnato il corteo. Gigantografia sottratta alla bieca servitù delle forze di polizia e operai che lavorano da giorni per rendere completamente inagibile il palazzo di corso Regina Margherita 47 e che hanno strappato la targa di Giovanni Accomasso, partigiano torinese unitosi alla resistenza nel ’44. Ieri in piazza c’era la Torino partigiana: c’erano i giovani e giovanissimi che stanno crescendo nelle lotte di ora, c’erano le famiglie e i bambini e le bambine che hanno vissuto sulla propria pelle la privazione del diritto all’educazione per permettere lo sgombero di un loro spazio di incontro, c’erano gli abitanti e le abitanti di Vanchiglia, ancora increduli a fronte dell’istituzione di un nuovo cantiere nel cuore del quartiere protetto da jersey e mezzi di polizia, c’erano i comitati cittadini, associazioni, anziani, compagni e compagne da territori vicini che hanno voluto portare la loro solidarietà sapendo che lo sgombero dell’Aska riguarda tutti e tutte. Questa è la città che vogliamo ed è con tutti e tutte coloro che in questi giorni sono stati al fianco dell’Askatasuna che vogliamo immaginare il futuro. 10 mila persone unite da un sentimento comune: c’è la necessità che lo spazio di corso Regina Margherita 47 venga riconsegnato alla città e al quartiere e c’è la volontà di guardare avanti riallargando collettivamente gli spazi di agibilità, aprendo dimensioni di scambio e di ragionamento collettivo con la Torino che quotidianamente sceglie come vivere il proprio territorio, che vuole organizzarsi per un presente diverso, che vuole rappresentare una forza con cui doversi confrontare perché autonoma. Costruire istituzioni collettive, spazi di discussione, di socialità, di possibilità è un percorso che va continuato, sedimentato, insieme. Insieme come ci si è avvicinati alle mura circondate da jersey e mezzi della polizia, tra idranti e lacrimogeni, per indicare un’esigenza comune, praticando il terreno del conflitto. Molte le parole spese sulle pagine dei quotidiani oggi per riproporre il trito e ritrito ritornello: i violenti, gli incappucciati che scavalcano i bambini per cercare lo scontro. Piacerebbe a Marrone, Tajani, Piantedosi – che oggi si congratula con la gestione del questore Sirna da poco silurato – che questa narrazione corrispondesse alla realtà eppure, spiace dover ribadire l’ovvio, a Torino non funziona così. Ognuno e ognuna, secondo le proprie possibilità, dà il suo contributo in una sinergia che solo la Val Susa ci ha insegnato. Chi non ha le scarpe buone è pronto a sostenere dove l’aria è un po’ più respirabile, chi non ha abbastanza fiato è presente con sguardo attento per capire insieme dove occorre esserci. Non funziona così in nessuno di quei territori in cui esistono esperienze di organizzazione autonoma della società, non funziona così nei quartieri popolari a Roma, nelle periferie di Milano, non funziona così nei porti dove in questi mesi “non è passato nemmeno un chiodo per la guerra”, non funziona così, cari Piantedosi, Salvini e Meloni, nessuna ruspa potrà distruggere il sogno collettivo. E’ il sogno che sta in fondo agli occhi di chi ha fatto esperienza dei blocchi nelle stazioni, di chi ha bloccato il porto di Genova e di Livorno, di chi ha occupato le scuole e le università per la Palestina libera, di chi ha camminato fianco a fianco con la consapevolezza di poter rompere la complicità con il genocidio in Palestina. Ed è da lì che si va avanti, con immaginazione e con la potenza che solo la percezione di stare costruendo la liberazione collettiva può permettere. Sono passati solo tre giorni e la strada è ancora lunga, verrà inaugurato un nuovo anno di lotta con il Capodanno, ci si incontrerà in una grande assemblea cittadina il 17 gennaio e si riattraverseranno le strade della città di Torino il 31 gennaio per il corteo nazionale. E’ una prospettiva da costruire insieme: oggi il governo ci vuole disciplinati per poterci armare, parla di leva obbligatoria, finanzia il genocidio in Palestina e manda al collasso la sanità pubblica, la scuola e i servizi essenziali. Il governo coltiva l’illusione che basterà continuare così per mandarci in guerra ma questo percorso sarà un’ulteriore occasione per dimostrare che si sbaglia di grosso. Intanto, qui da queste parti, noi abbiamo da fare e c’è poco tempo da perdere: continuare a monitorare quanto accade in Vanchiglia è una delle priorità, ci uniamo alla voce del quartiere che pretendono che cessi la militarizzazione, perchè sta colpendo non solo la sua riproduzione economica ma la stessa vivibilità. Continueremo la lotta condividendo spazi di incontro e socialità durante queste settimane, perché Natale, si sa, è il momento di andare a trovare la famiglia, e anche in queste feste saranno in giro i ragazzi di Vanchiglia”.