I laureati in Italia nel 2024: i dati del Rapporto di AlmaLaurea
Le donne rappresentano il 59,9% dei laureati nel 2024, una quota che risulta
tendenzialmente stabile negli ultimi dieci anni. Tuttavia, ancora una volta si
rileva una forte differenziazione nella composizione per genere dei vari ambiti
disciplinari, confermando la maggiore propensione delle donne a scegliere
percorsi umanistici rispetto a quelli scientifici, in particolare quelli
dell’area STEM (science, technology, engineering, mathematics). Sono alcuni dei
dati della recente XXVII Indagine sul “Profilo dei Laureati 2024” di AlmaLaurea.
Un’indagine che rileva come nel 2024, il 42,4% dei laureati abbia conseguito il
titolo nella stessa provincia in cui ha acquisito il diploma di scuola
secondaria di secondo grado e un quarto si sia spostato in una provincia
limitrofa (25,3%): ne consegue dunque che il 67,7% dei laureati ha studiato al
più nella provincia limitrofa a quella di conseguimento del diploma. Per quanto
riguarda, invece, l’età alla laurea, per il complesso dei laureati nel 2024, è
pari a 25,8 anni, con evidenti differenze in funzione del tipo di corso di
studio: 24,5 anni per i laureati di primo livello, 27,1 per i laureati
magistrali a ciclo unico e 27,4 per i laureati magistrali biennali. Mentre il
voto medio di laurea rilevato tra i laureati del 2024 è 103,8 su 110, valore in
tendenziale aumento negli ultimi anni (era 102,2 su 110 nel 2014),
Anche quest’anno AlmaLaurea evidenzia il permanere dei forti divari nell’accesso
all’istruzione di terzo livello, con i genitori dei laureati che sono più
frequentemente in possesso di un titolo di studio universitario rispetto al
complesso della popolazione di pari età. “Considerando congiuntamente i livelli
di istruzione dei padri e delle madri dei laureati analizzati da AlmaLaurea, si
legge nel report, si osserva che il 32,2% ha almeno un genitore con un titolo
di studio universitario (nel 2014 era il 28,0%). Tale quota è pari al 30,2% tra
i laureati di primo livello, al 32,0% tra i magistrali biennali e sale al 43,6%
tra i magistrali a ciclo unico. Tra i laureati di primo livello e i magistrali
biennali del 2024 tale percentuale è particolarmente marcata nel gruppo
ingegneria industriale e dell’informazione (rispettivamente 40,1% e 38,0%),
mentre tra i laureati magistrali a ciclo unico è più accentuata, e pari al
51,6%, nel gruppo medico e farmaceutico.”
Inoltre, i laureati con origine sociale elevata, ossia i cui genitori sono
imprenditori, liberi professionisti e dirigenti, sono nel 2024 il 22,4% (20,9%
fra i laureati di primo livello, 22,0% fra i magistrali biennali, ben il 32,2%
fra i laureati magistrali a ciclo unico). Di converso, i laureati di estrazione
sociale meno favorita, i cui genitori svolgono professioni esecutive (operai e
impiegati esecutivi), sono il 23,2% (25,0% fra i laureati dei corsi di primo
livello, 21,8% fra i laureati magistrali biennali, 17,4% fra i laureati
magistrali a ciclo unico). Pur nella loro schematicità, questi dati evidenziano
il peso dell’origine sociale sulle scelte e sulla possibilità di completare con
successo un percorso di istruzione universitaria.
Per quanto riguarda le prospettive di lavoro, alla storica mobilità per
studio/lavoro lungo la direttrice Sud-Nord, che continua a caratterizzare il
nostro Paese, si affianca, oramai da diverso tempo, quella verso i Paesi esteri,
che costituiscono un obiettivo al quale guarda un numero consistente di
laureati, non solo per lo studio, ma anche come possibile meta lavorativa, in
virtù delle migliori condizioni offerte generalmente negli altri Paesi. “La
disponibilità a lavorare all’estero, si legge nel Rapporto, è dichiarata dal
45,4% dei laureati, quota inferiore di 3,4 punti percentuali (tra i laureati
magistrali a ciclo unico raggiunge addirittura -10,9 punti percentuali) rispetto
a quella registrata nel 2014 (era il 48,8%): dopo aver oltrepassato il 50% nel
2015, negli anni successivi si è registrata una contrazione, particolarmente
evidente tra il 2020 e il 2023, per poi registrare una lieve ripresa nel 2024.
Questa riduzione, già in atto prima della pandemia, è stata certamente
rafforzata dalla diffusione dello smart working e più in generale dalla
possibilità di svolgere attività di remote working dal proprio Paese di origine.
Distinguendo per tipo di corso, tale quota è il 47,1% per i laureati di primo
livello, il 38,4% per i magistrali a ciclo unico e il 44,7% per i magistrali
biennali. I laureati più disponibili a lavorare all’estero sono quelli dei
gruppi linguistico (56,8%), informatica e tecnologie ICT (53,6%), seguiti dai
gruppi politico-sociale e comunicazione e ingegneria industriale e
dell’informazione (rispettivamente 52,3% e 52,2%). Il 27,7% si dichiara
addirittura pronto a trasferirsi in un altro continente”.
Qui la sintesi del Rapporto 2025 di AlmaLaurea:
https://www.almalaurea.it/sites/default/files/2025-06/rapportoalmalaurea2025-sintesi-profilo.pdf
Giovanni Caprio