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Massa, condannati per il blocco stradale in Via delle Cave
Questa mattina alle ore 11.30 presso il Tribunale di Massa si è tenuta l’udienza per il blocco della strada dei marmi di Carrara, avvenuto il 10 giugno del 2022. Le accuse Quattro persone di Ultima Generazione –  Beatrice, Giulio, Guido e Michele – erano imputate per aver bloccato i camion che quotidianamente raggiungono le cave per caricare materiale utilizzato nell’edilizia. I capi di imputazione sono interruzione di pubblico servizio (340 c.p) con reclusione fino a due anni e blocco con oggetti (d.lgs. 1948) con reclusione da due a 12 anni. La sentenza Al termine dell’udienza il giudice ha condannato Guido a 9 mesi e 10 gg e a 6 mesi le altre persone coinvolte con pena sospesa solo per due di esse. Alla pubblicazione delle motivazioni della sentenza, verrà presentato appello. Le persone sono state difese dagli avvocati Francesca Trasatti e Luigi Dell’Aquila. Perché le Alpi Apuane? Le Alpi Apuane sono uno dei luoghi in Italia che soffrono maggiormente delle politiche di estrattivismo, quelle politiche di sfruttamento che distruggono un territorio per il profitto di pochi. Politiche cha vanno a vantaggio di una ristretta cerchia di persone, mentre il territorio circostante muore, come denunciato da tempo da Legambiente Carrara, dall’associazione “Apuane Libere” e dal CAI Toscana, che stima che ogni anno vengano estratti 4 milioni di tonnellate di marmo e denuncia: negli ultimi 20 anni si è scavato più che nei 2000 anni precedenti. Con conseguenze devastanti: negli ultimi 20 anni, appunto, Carrara è stata interessata da quattro alluvioni: il 23/09/2003 (2 morti); il 13/11/2012, il 5/11/2014 e il 18 agosto 2022 (2 morti e 18 feriti). Nel 2014 venne accertata la responsabilità diretta dei detriti e massi abbandonati ai lati delle cave, che trascinati dalla pioggia erano finiti nell’alveo del torrente Carrione, facendolo esondare per la quarta volta in 11 anni. In questa occasione ci furono anche degli indagati tra gli imprenditori delle cave. I nostri canali Aggiornamenti in tempo reale saranno disponibili sui nostri social e nel sito web: * Sito web:https://ultima-generazione.com * Facebook@ultimagenerazione.A22 * Instagram@ultima.generazione * Twitter@UltimaGenerazi1 * Telegram@ultimagenerazione Ultima Generazione è una coalizione di cittadini ed è membro del network A22.   Ultima Generazione
October 15, 2026
Pressenza
Giulio Regeni: tre 007 egiziani condannati a dieci anni per il sequestro, ma non per l’omicidio
La Corte d’Assise di Roma ha condannato tre 007 egiziani per la morte di Giulio Regeni al Cairo nel 2016.Il quarto agente dei servizi segreti imputato è stato assolto. Dieci anni è la condanna inflitta ai 3 agenti dei servizi segreti egiziani: il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif – per il quale la Procura aveva chiesto l’ergastolo – e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed. Il, quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è invece stato assolto. I tre 007 egiziani sono stati condannati solo per il sequestro di Giulio Regeni. I giudici hanno infatti fatto cadere l’accusa di omicidio riconoscendo per i condannati l’accusa di sequestro di persona. La sentenza arriva a 3.890 giorni da quando Giulio Regeni venne trovato morto in Egitto, sul corpo evidenti segni di violenze e torture. Oggi su quella morte è arrivata la prima “verità” processuale con la sentenza della prima Corte d’Assise di Roma chiamata a decidere sulla richiesta avanzata dalla Procura nei confronti dei quattro imputati, tutti appartenenti ai servizi segreti del Cairo. “È evidente che bisognerà leggere le motivazioni, ma oggi sappiamo che la nostra fede nella giustizia è stata ben riposta” ha detto l’avvocata Alessandra Ballerini, legale dei familiari di Regeni. “Da oggi tutti i cittadini del mondo possono sentirsi più sicuri, da stasera tutti i regimi del mondo e i loro apparati, le loro divise, saranno costretti a ricordarsi che la dignità delle persone è inviolabile così come i loro corpi.” “Questo processo non consegna una verità intuitiva o emotiva” ha affermato in aula il rappresentante dell’accusa. “Consegna una verità processuale costruita attraverso prove documentali; prove dichiarative; prove tecnico-scientifiche; riscontri esterni; convergenze indipendenti; verifiche dibattimentali.” “Siamo qui oggi nonostante questo faticosissimo percorso ad ostacoli, in salita. Grazie a tutti, alla scorta mediatica e al popolo giallo. In pochi avrebbero scommesso che saremmo arrivati a un processo e poi a una sentenza. Questa è già una vittoria, ma non ci accontentiamo”, ha detto l’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni. “Tutto quello che il regime egiziano poteva mettere in campo per impedire questo processo lo ha fatto, però questa famiglia è resistente. I Regeni lo hanno fatto per noi e se oggi i nostri diritti valgono un po’ di più è merito loro”, ha aggiunto. “Non ci riguarda, perché la nostra è una democrazia: c’è la separazione dei poteri prevista dalla nostra Costituzione”, ha risposto Ballerini a chi le chiedeva un commento sulla recente visita del Ministro degli Esteri Antonio Tajani in Egitto e sull’incontro con il presidente Al Sisi.     Articolo 21
September 29, 2026
Pressenza
Una sentenza “diplomatica” sul caso di Giulio Regeni
La Corte d’assise di Roma ha condannato a dieci anni in primo grado – ma solo per sequestro di persona – tre funzionari degli apparati di sicurezza egiziani. Un quarto imputato è stato assolto. L’omicidio di Giulio Regeni rimane dunque senza condanne. Per un verso è un risultato importante, perché […] L'articolo Una sentenza “diplomatica” sul caso di Giulio Regeni su Contropiano.
September 29, 2026
Contropiano
Dalla parte sbagliata del mare. Il caso di Khalid Arslan
Undici anni di carcere e tre milioni di euro da pagare. È la pena inflitta in primo grado a Khalid Arslan, uno dei cinque ragazzi condannati per il naufragio di Cutro, la notte del 26 febbraio 2023. Novantaquattro morti, trentacinque bambini e un pezzo di Mediterraneo trasformato in una fossa […] L'articolo Dalla parte sbagliata del mare. Il caso di Khalid Arslan su Contropiano.
August 7, 2026
Contropiano
Stragi di Viareggio e Ponte Morandi. Quando la condanna è prevenzione
Le condanne ai manager privati e a pubblici funzionari per il crollo del Ponte Morandi a Genova, sono un atto di giustizia e anche di prevenzione. Dopo la sentenza definitiva verso Mauro Moretti per la Strage di Viareggio, quella in primo grado per Giovanni Castellucci ex AD delle Autostrade e […] L'articolo Stragi di Viareggio e Ponte Morandi. Quando la condanna è prevenzione su Contropiano.
July 17, 2026
Contropiano
GENOVA: EX-VERTICI DI AUTOSTRADE CONDANNATI PER IL CROLLO DEL PONTE MORANDI. PENE DA 12 A 5 ANNI
L’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, è stato condannato in primo grado a 12 anni nel processo per il crollo del Ponte Morandi di Genova del 14 agosto 2018, nel quale persero la vita 43 persone. Per Castellucci, già detenuto per il crollo del viadotto Acqualonga, l’accusa aveva chiesto 18 anni e 6 mesi. Condannati anche gli altri ex vertici di Autostrade e Spea. Undici anni per Michele Donferri Mitelli; 5 anni e 6 mesi per Paolo Berti; 5 anni e 6 mesi anche per Antonino Galatà. Condannato, a 5 anni, anche l’ex direttore generale della vigilanza sulle concessioni autostradali del ministero dei Trasporti, Mauro Coletta. “Speriamo che in questo modo si chiuda una vicenda drammatica e dolorosa per i familiari delle vittime, in primis, ma per la città di Genova e per tutto il Paese”, commenta Franco Ravera, presidente dell’Associazione “Quelli del Ponte Morandi” di Genova ai microfoni di Radio Onda d’Urto. L’intervento su Radio Onda d’Urto di Franco Ravera, presidente dell’Associazione “Quelli del Ponte Morandi” di Genova ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica. Su Radio Onda d’Urto è intervenuto, per un commento, anche Domenico “Megu” Chionetti, ex portavoce della Comunità di San Benedetto al Porto. Ascolta o scarica.  
July 16, 2026
Radio Onda d`Urto
TORINO: OTTO CONDANNE NEL PROCESSO DI PRIMO GRADO PER IL CORTEO DEL 9 GENNAIO 2025 DOPO L’OMICIDIO DI RAMY
8 condanne oggi a Torino nel processo di primo grado per il corteo del 9 gennaio 2025, dopo l’omicidio poliziesco nella vicina Milano di Ramy Elgamy, con duri scontri al Commissariato di polizia Dora Vanchiglia e al Comando regionale dei carabinieri. Le pene vanno dai 10 ai 16 mesi, solo in 5 casi con sospensione condizionale. L’accusa aveva chiesto fino a 3 anni di carcere. A Viminale e Ministero della difesa riconosciute provvisionali per 17mila euro. Gli avvocati difensori Gianluca Vitale, Claudio Novaro e Valentina Colletta, invece, chiedevano assoluzioni per non aver commesso il fatto o perché il fatto non costituisce reato. Le considerazioni di Sara Munari del Cua Torino Ascolta o scarica 
June 16, 2026
Radio Onda d`Urto
Massa. Solidarietà ai lavoratori e lavoratrici USB condannati per gli scioperi di settembre
Nelle scorse giornate sono stati notificati 39 annunci di condanna penale nei confronti di lavoratrici e lavoratori, che durante lo sciopero del 22 Settembre hanno, come in tutta Italia, incrociato le braccia e bloccato tutto. Come Potere al Popolo abbiamo sostenuto ovunque lo sciopero generale, contro il genocidio a Gaza, contro il nostro governo […] L'articolo Massa. Solidarietà ai lavoratori e lavoratrici USB condannati per gli scioperi di settembre su Contropiano.
April 10, 2026
Contropiano
USA, Meta e Google condannate per mancata protezione dei minori
Negli Stati Uniti si sta assistendo a un movimento di ribellione molto significativo contro le grandi piattaforme social come Meta (Facebook, Instagram) e Google (YouTube). Il 23 e 24 marzo due verdetti importanti in due Stati diversi confermano una crescente attenzione legale verso la responsabilità di queste aziende nella protezione dei minori. Verdetto in California:  Una giuria ha condannato Meta e Google per aver progettato prodotti social media che creano dipendenza e causano danni ai minori. Le famiglie di molti minori coinvolti hanno promosso circa duemila procedimenti simili e questa decisione sarà un riferimento importante per tutti questi casi. Meta è stata condannata a pagare 4,2 milioni di dollari e Google 1,8 milioni, cifre relativamente basse per queste aziende, ma il valore simbolico e giuridico è molto alto. Verdetto in New Mexico:  Una giuria del New Mexico ha condannato Meta a pagare 375 milioni di dollari per non aver protetto i minori dai predatori sessuali su Instagram e Facebook. Questa sentenza si basa su un’accusa giuridica diversa, legata alla violazione delle leggi sulla protezione dei consumatori e sulla sicurezza dei minori. Questi due verdetti, pur basandosi su teorie legali differenti, convergono nel riconoscere una responsabilità forte delle piattaforme social nel proteggere i minori dai rischi legati all’uso dei loro servizi. Google e Meta conoscono bene i propri sistemi per intrappolare le persone online, ma hanno espresso sorpresa e hanno già annunciato l’intenzione di presentare appello. Sembra chiaro che qualcosa sta cambiando nel modo in cui la giustizia americana affronta la questione della sicurezza online per i minori. Qualcosa di potenzialmente rivoluzionario  sta accadendo: le grandi piattaforme social sono sotto crescente pressione legale e pubblica per migliorare la tutela dei minori; queste sentenze potrebbero aprire la strada a ulteriori azioni legali e forse produrranno  importanti cambiamenti normativi.   Ray Man
March 30, 2026
Pressenza
Tortura in divisa: condanna per nove agenti della Penitenziaria
Lo Stato sotto accusa: la Corte riconosce la tortura e condanna nove agenti, tra cui una ispettrice, per le violenze nel carcere di Sollicciano C’è stata tortura nel carcere di Sollicciano. Non abusi isolati, non “eccessi”, non semplici lesioni: tortura. Lo ha stabilito la Corte d’Appello di Firenze, che ha […] L'articolo Tortura in divisa: condanna per nove agenti della Penitenziaria su Contropiano.
January 27, 2026
Contropiano