GenZ 212: dal Marocco la testimonianza di Adilah contro il silenzio del sistema. Prima parte
Per comprendere parte della realtà dietro i numeri della repressione, abbiamo
incontrato Adilah (nome di fantasia), studentessa di medicina e attivista
del movimento GenZ212 in Marocco. Attraverso la sua testimonianza emerge un
racconto di una mobilitazione nata su Discord per denunciare la corruzione e il
declino dei servizi pubblici nel Paese. Adilah ci guida dall’entusiasmo delle
prime marce pacifiche fino alla scelta di sospendere le proteste a causa della
violenza e degli arresti di massa.
Se da un lato il governo marocchino punta a proiettare un’immagine del Paese
progressista e stabile, dall’altro la vita quotidiana mostra spesso servizi
essenziali carenti e frequenti violazioni di libertà civili. Le proteste della
GenZ212 nascono proprio in questo contesto di contrasti. Nella seconda metà del
2025, la generazione Z ha trovato nei canali digitali uno strumento centrale per
esprimere dissenso contro crisi economica, corruzione percepita e disuguaglianze
sociali. In una recente dichiarazione diffusa sui social emerge la loro
richiesta di riformare i servizi pubblici e rispettare la Costituzione
marocchina, citando in particolare gli articoli sulla democrazia, la libertà di
riunione, il diritto alla salute e all’istruzione e la partecipazione dei
giovani.
Nei media nazionali, queste manifestazioni sono state spesso descritte come
minaccia all’ordine pubblico, e la diffusione online di contenuti legati alle
proteste è frequentemente trattata come “istigazione alla commissione di reati
gravi e reati minori mediante mezzi elettronici”. Tra la fine di settembre e
l’inizio di ottobre, le rivendicazioni si sono concentrate su sanità, istruzione
e giustizia, in risposta a episodi di violenza, arresti arbitrari e condanne
sproporzionate. La narrativa ufficiale privilegia invece il racconto di
vandalismi e discorsi ritenuti istigatori, accompagnato dalla celebrazione
dell’aumento del 16% dei fondi per sanità e istruzione deciso dal Consiglio dei
ministri. Lo spazio per il confronto pubblico si riduce ulteriormente: gli
incontri online restano l’unico canale di espressione, ma anche la semplice
partecipazione è percepita come rischiosa. La fragilità delle libertà civili è
confermata dai dati sulle detenzioni: secondo gli ultimi dati condivisi dalla
Procura Generale a inizio dicembre, le persone arrestate in relazione alle
proteste erano oltre 5.780, di cui 1.473 ancora in custodia e 162 minori, molti
affidati a istituti di detenzione.
Per restituire lo sguardo di chi ha vissuto queste proteste, ho incontrato
Adilah, giovane studentessa di medicina, che racconta in prima persona la
nascita e gli sviluppi del movimento.
Cosa è successo nei giorni precedenti alle manifestazioni del 27 e 28 ottobre?
Un paio di settimane prima, circolavano molti video online che mostravano la
distopia del Marocco: da un lato c’è una vita di lusso, dall’altro
infrastrutture orribili. Molti di questi video sono diventati virali e, poco a
poco, si è creato un trend che ha alimentato la rabbia della popolazione locale,
soprattutto la nostra, quella della generazione Z.
L’organizzazione dei Mondiali è stata una delle ragioni principali. Non perché
odiamo il calcio o qualcosa del genere. No, noi amiamo il calcio, ovviamente. Ma
è un problema di priorità: non puoi dirmi che un governo abbia la possibilità di
contrarre un debito di 100 miliardi di dollari solo per costruire uno stadio in
pochi giorni o in poche settimane secondo gli standard internazionali, ma, al
tempo stesso, non è in grado di costruire un buon ospedale o una buona scuola. E
poi c’è anche la questione delle persone colpite dal terremoto di Al Haouz. Sono
passati ormai due o tre anni e queste persone non hanno ancora una casa. Cosí è
nato un gruppo Discord.
Qual è il ruolo del server GenZ212 su Discord?
Il server Discord è stato creato il 15 settembre 2025. Ci ha fornito uno spazio
per discutere di politica, dato che in Marocco la libertà di parola non è
garantita al 100%. La cosa è proseguita con molti podcast e molte discussioni
tra di noi giovani, principalmente sui temi della sanità, dell’istruzione e
della corruzione. Nel server siamo arrivati quasi a 200.000 membri, che è
davvero tanto per un gruppo Discord in Marocco, considerando che la maggior
parte dei marocchini non usa nemmeno l’applicazione.
Tra il 15 e il 27 settembre, questo spazio digitale è diventato il catalizzatore
di un malcontento diffuso tra i giovani, vissuto da molti come un vero e proprio
risveglio collettivo. La mobilitazione non è nata all’interno di partiti
politici o strutture organizzate, ma da una frustrazione condivisa e dalla
percezione di essere sistematicamente esclusi dai processi decisionali. Dopo la
diffusione virale di alcuni video e il consolidarsi delle discussioni online, il
gruppo ha deciso di tradurre il dibattito virtuale in azione concreta,
convocando le prime manifestazioni per il fine settimana del 27 settembre.
Le proteste si sono svolte il 27 e il 28 settembre in numerose città marocchine,
tra cui Casablanca, Rabat e Tangeri. La scelta delle date è stata dettata da
ragioni pratiche: il fine settimana rappresentava l’unico momento disponibile
per una generazione composta in larga parte da studenti e giovani lavoratori.
Africa Rivista