Voci critiche sulla PdL “Un’altra difesa è possibile”: non “complementarità”, ma “alternativa” alla guerra con l’obiezione totale e collettiva
In questi anni di costante e quotidiano lavoro di monitoraggio del livello di
bellicismo nei luoghi della formazione e della società civile, l’Osservatorio
contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha segnalato e
pubblicato numerosissimi casi di invasione delle forze armate nelle scuole, ma
anche analisi approfondite sull’avanzare della “Cultura della difesa”, sul
riarmo e sul contesto geopolitico in cui prendevano significato quelle
iniziative.
In un quadro caratterizzato da un radicale antimilitarismo, che accomuna tutte
le componenti dell’Osservatorio, di cui diverse si riferiscono esplicitamente
alla tradizione pacifista e nonviolenta, chi ha preso parte al suo percorso ha
maturato via via la consapevolezza di un chiaro processo guerrafondaio in cui
molte istituzioni, a partire dai governi e dagli apparati economici degli Stati
che fanno affari con gli armamenti, per finire con le organizzazione
internazionali, tra cui la NATO, stanno trascinando le popolazioni verso il
baratro della guerra, cercando di indorare la pillola di una tragedia mondiale
che deve necessariamente allertare per il semplice motivo che per la qualità e
la quantità dell’arsenale a disposizione, la deflagrazione che si prevede non
può che essere l’ultima, l’estrema e la definitiva misura per spazzare via
l’umanità intera dalla faccia della Terra.
E, allora, in considerazione di queste analisi e delle evidenze empiriche
raccolte, chi si ritrova quotidianamente a costruire il sostrato concreto che
costituisce il lavoro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole
e delle università, pur nella consapevolezza dello sforzo profuso da chi è stato
coinvolto nell’estensione della PdL Un’altra difesa è possibile, la cui storia
nell’ambito del movimento pacifista non è in discussione, vorrebbe mettere in
evidenza tutte le perplessità che essa ha suscitato in ambienti e in soggetti
con altrettanta comprovata fede pacifista, antimilitarista e nonviolenta,
soprattutto in relazione al ruolo che il servizio civile verrebbe ad assumere
nel contesto internazionale.
Tra le varie perplessità emerse, si segnalano ad esempio:
– Serena Tusini, sindacalista e docente tra le promotrici dell’Osservatorio, in
un articolo pubblicato su «Contropiano» il 28 marzo 2026, critica aspramente la
PdL sulla difesa nonviolenta, definendola una proposta datata e funzionale alla
dottrina NATO della “difesa totale” (CIMIC), nella quale l’ambito civile è
interamente e strutturalmente concepito come terreno operativo militare. Alla
luce di questo, Tusini denuncia la proposta come uno strumento per militarizzare
i cittadini, con il servizio civile che funge da “cavallo di Troia” per il
ritorno della leva obbligatoria, criticando infine il terzo settore per favorire
la privatizzazione dello stato sociale.
– Michele Lucivero, giornalista e docente tra i promotori dell’Osservatorio, in
un articolo pubblicato su «Pressenza» il 6 maggio 2026, denuncia il rischio che
il ritorno della leva obbligatoria in Europa trasformi il servizio civile
proposto nella PdL in una difesa “complementare” subordinata alle logiche
militari della NATO, tradendo così l’eredità etica di don Lorenzo Milani e la
storia dell’obiezione di coscienza. Attraverso un’intervista a Rebecka Lindholm
Schulz, referente della Società Svedese per la Pace e l’Arbitrato, viene
analizzato il “modello svedese”, in cui il servizio civile dal 2026 include
compiti di cybersicurezza e logistica strettamente integrati all’apparato
bellico. Di fronte a queste dinamiche, l’autore solleva il dilemma morale di
dover difendere alleanze militari che agiscono come oppressori e invita il
movimento pacifista italiano, dove la leva non è ancora attiva, a una
disobbedienza civile totale, proponendo anche la creazione di un fondo economico
per sostenere chi rifiuta radicalmente la militarizzazione;
– Antonino Drago, primo proponente di un progetto di legge sulla difesa popolare
nonviolenta (1969), e Franco Dinelli, Direttore Centro Studi di Pax Christi, in
un articolo pubblicato su «Il Fatto quotidiano» il 16 maggio 2026, criticano
duramente la PdL, sostenendo che essa rischia di ridurre il servizio civile e la
stessa “obiezione di coscienza”, che viene adombrata nel testo, a scelte
subordinate alla difesa militare. Gli autori evidenziano la necessità di una
vera autonomia per la difesa nonviolenta, avvertendo che un compromesso
strutturale, “complementare”, “affiancato” e “integrato” con i Governi, sempre
più ostaggi nella NATO, annullerebbe le alternative alla guerra;
– Ermete Ferraro, presidente del Movimento Internazionale per la
Riconciliazione, tra gli aderenti all’Osservatorio, in un articolo pubblicato
l’8 luglio 2026 sul suo blog, ha definito la PdL Un’altra difesa è possibile una
versione “minimalista” e compromissoria, che integra la difesa militare anziché
rappresentare un’alternativa strutturale. Il dissenso si concentra sulla
definizione di difesa “complementare” (Art. 1) e sulla mancanza di un dibattito
interno profondo, evidenziando la stasi del movimento pacifista, adattatosi alla
realpolitik. La posizione critica sottolinea la necessità di un programma
costruttivo autonomo e coerente con la teoria della difesa “alternativa”;
– Alfonso Navarra, coordinatore dei Disarmisti esigenti, tra i fondatori
dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio sul blog
obiezioneallaguerra esprime molti dubbi sulla PdL perché essa non scalfisce
affatto la vigente e incostituzionale subordinazione di una difesa civile
rispetto a quella militare e rispetto a logiche sovranazionali offensive come
quelle della NATO. Per creare un’alternativa non basta un 6×1000 del tutto
legittimo ma individuale e minimo, occorre prendere miliardi di fondi pubblici,
secondo Navarra, in primis da quella parte dello strumento militare che ha
funzioni offensive, e ridestinarli per la pace. Questo accompagnato alla
denuclearizzazione unilaterale, all’uscita dalla NATO e alla possibilità di
esercitare pienamente e coerentemente con la Costituzione il diritto
all’obiezione di coscienza.
Per tutti questi motivi, la PdL Un’altra difesa è possibile, pur ponendosi
l’intento di inserire, tra le altre cose, il servizio civile all’interno di un
quadro costituzionale caratterizzato dalla difesa nonviolenta e non armata del
proprio Paese, rischia di essere una misura non solo insufficiente sulla via del
pacifismo, ma anche controproducente, dal momento che potrebbe rivelarsi uno
strumento utile nelle mani dei guerrafondai. L’ambiguità del testo
dell’iniziativa legislativa, infatti, nel richiamare “la complementarità” e non
“l’alternativa” alla guerra e alla difesa armata, rischia di essere lo strumento
attraverso il quale la strategia NATO della difesa totale s’incunea nella
società civile, rendendo quest’ultima complice delle guerre d’aggressione in cui
alcuni capi di Stato dissennati stanno cercando di trascinare un’alleanza
militare da cui converrebbe, piuttosto, rapidamente uscire.
Si tratta, dunque, di perplessità diffuse in maniera trasversale nel mondo
pacifista, antimilitarista e nonviolento dovute all’equivocità, certamente non
ricercata, ma non per questo meno patente, del testo in questione.
Tuttavia, nello spirito democratico e pluralistico che connota la nascita
dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università,
vorremmo, al più presto, riprendere insieme il dibattito intorno alla nostra
proposta di obiezione totale a partire dalle indicazioni tracciate nel nostro
Manifesto di Resistenza alla militarizzazione, che consideriamo l’ipotesi al
momento più idonea per affrontare un contesto internazionale connotato da una
normalizzazione della guerra. Un’obiezione totale e collettiva da esercitare in
tutti i luoghi di lavoro e di formazione anche per arginare la propaganda per
l’arruolamento nelle forze armate che si presenta spesso come unico sbocco
lavorativo per zone sempre più depresse del nostro Paese.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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