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La conoscenza non marcia! Petizione per l’interruzione e il divieto di qualsiasi tipo di collaborazione tra scuola, università, ricerca e filiera militare pubblica e privata
1° SETTEMBRE ORE 15:30 MONTECITORIO – PIAZZA CAPRANICA – CONFERENZA STAMPA: LA CONOSCENZA NON MARCIA! Nasce una petizione per l’interruzione e il divieto di qualsiasi tipo di collaborazione tra scuola, università, ricerca e filiera militare pubblica e privata . Il cammino inesorabile che sembra aver intrapreso l’intero Occidente verso una guerra totale non risparmia l’istruzione: in diversi documenti ufficiali dell’UE, nel piano programmatico quinquennale del Governo Meloni, e in diverse dichiarazioni del ministro della difesa Guido Crosetto, si evidenza la possibilità, finanche la irrinunciabile necessità di una incorporazione totale dell’istruzione di ogni ordine e grado (dalle elementari all’università) nell’economia e nell’ideologia bellica.  Come campagna “La Conoscenza Non Marcia” abbiamo denunciato la crescente presenza militare nelle scuole come normalizzazione dell’apparato bellico e repressivo, dalle visite scolastiche in caserme e basi militari a corsi di formazione tenuti da forze dell’ordine ed esercito, così come il pericoloso definanziamento delle università che sta comportando una sempre più diretta canalizzazione dei fondi per la ricerca attraverso quell’industria della morte che abbiamo già visto all’opera nella complicità con il genocidio del popolo palestinese. Progetti come il Rome Technopole, o quello della cittadella dell’aerospazio a Torino, indicano una direzione pericolosa da arrestare immediatamente: da un lato il diretto assorbimento di grossa parte del settore della ricerca pubblica a servizio dell’industria militare, della NATO e dei progetti di riarmo dell’Unione Europea; dall’altro la presenza sempre più forte della Nato e di Leonardo (o di MBDA, o Thales) nei dipartimenti universitari, nella didattica e nella direzione degli ambiti di ricerca, travalicando, a quel punto, qualsiasi dibattito sensato sul “dual use”.  “La conoscenza non marcia” vuole fermare tutto ciò: docenti, ricercatori e ricercatrici, studenti e studentesse, lavoratrici e lavoratori non sono disposti a studiare e lavorare per fomentare guerre, riarmo e militarizzazione. Per questo abbiamo costruito una raccolta firme a sostegno di una petizione popolare per introdurre misure normative che vietino qualsiasi tipo di collaborazione tra scuola/università e filiera militare-industriale. La presenteremo con una conferenza stampa il prossimo 1 settembre alle ore 15:30 presso Montecitorio, Piazza Capranica, invitiamo la stampa e chiunque sia interessato a contribuire alla campagna a partecipare. Antropolog3 per la Palestina (PROMOTORE) Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università (PROMOTORE) Cambiare Rotta (PROMOTORE) Sanitari per Gaza (PROMOTORE) USB P.I. – Università (PROMOTORE) USB P.I. – Scuola (PROMOTORE) CUB – SUR Accademiche e accademici italo palestinesi Movimento studenti palestinesi in Italia UDAP – Unione Democratica Arabo Palestinese Comunità Palestinese di Roma e del Lazio Centro Culturale Handala Ali – Napoli BDS Italia Rete antisionista e anticolonialista per la Palestina Antonio Mazzeo – militante antimilitarista e autore Alessandro Ferretti – fisico, docente PoliTo FISI SSB scuola Docenti per Gaza CALP – Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali Movimento per il diritto all’abitare – Roma Rete dei comunisti Potere al Popolo Coordinamento NO NATO Coordinamento per il boicottaggio di Israele – Pisa Coordinamento Palestina Rieti Collettivo Studentesco Corto Circuito – Rieti Sociologia di posizione Emancipatory Social Science Assemblea precaria Firenze Cobas Scuola Firenze Cobas scuola Puglia Cobas Scuola Sicilia Cobas scuola Umbria Cobas scuola Ancona Cobas scuola Cagliari Cobas scuola Como Cobas scuola Genova Cobas scuola Grosseto Cobas scuola Macerata Cobas scuola Varese Coordinamento no Nato – Firenze Assemblea antimilitarista Firenze Scuole non Caserme No comando NATO CUIR – Coordinamento Universitario in Rivolta – Palermo Comitato Solidarietà con la Palestina in Terzo RUP – Rete Università per la Palestina Rifondazione Comunista – Rieti Comitato Sapienza Per la Palestina Comitato promotore Ingegneria – Sapienza Ex collettivo di Fabbrica GKN SDS Studenti di Sinistra – Firenze Scuole per la Palestina Studentxlapalestina -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Vietato parlare di Gaza: l’accertamento senza oggetto. Conferenza stampa del 4 agosto 2026, Camera dei deputati
Il 4 agosto, nella Sala Stampa della Camera, si è tenuta la conferenza stampa “Vietato parlare di Gaza: docenti sotto ispezione”, promossa dalla deputata Stefania Ascari. Sono intervenuti Massimo Sabbatini e Marina Boscaino del Liceo “Vivona” di Roma, Salvatore Bullara del Liceo “Righi” di Roma, lo studente Adriano Cerri, Dario Furnari per USB Scuola e Tommaso Marcon per OSA. I fatti sono già noti: il messaggio di Sabbatini agli ex studenti il 6 luglio, l’articolo del Tempo due giorni dopo, le convocazioni dell’USR Lazio dal 9 luglio (clicca qui per i dettagli). Meno noto è il meccanismo con cui si sono svolte. Quello che vogliamo mettere in luce è appunto il meccanismo, le sue conseguenze e le reazioni contro di esso a tutela della scuola come luogo fondante della democrazia. Le convocazioni erano prive di oggetto, per docenti, studentesse e studenti allo stesso modo. Nessuno — Sabbatini incluso — sapeva di cosa rispondere. Sono stati convocati tutti i docenti uomini di latino e greco dell’istituto e i rappresentanti di classe delle quinte: lo stesso identikit anonimo — “un professore di latino e greco di un liceo di Roma” — con cui «il Tempo» aveva aperto il caso. Il mandato non è pubblico. Non si può dire che un oggetto non esistesse, solo che non è mai stato reso noto ai convocati — ed è questa la circostanza che conta. La FLC CGIL di Roma e del Lazio ha parlato di un’azione avviata «in assenza, per quanto è dato sapere, di qualsiasi contestazione formale, di un mandato reso noto, di un oggetto dichiarato». Secondo la stampa, gli ispettori avrebbero poi indicato come oggetto la diffamazione del docente da parte del quotidiano, e l’accertamento si sarebbe chiuso senza rilievi: nessuna nota ufficiale lo conferma. Certo è solo che nessun provvedimento è stato adottato. 1. UNA SOLIDARIETÀ CHE NON È SENTIMENTO Cerri, rappresentante d’Istituto e di Consulta, ha riferito che ad alcuni studenti sono stati ispezionati anche i telefoni — fatto gravissimo, al di fuori da ogni prerogativa ispettiva — e ha parlato di solidarietà tra studenti, studentesse e docenti. Non è un moto d’animo: è il riconoscimento di una condizione comune. Trattandosi di rappresentanti delle quinte, erano tutti maggiorenni: la differenza di tutela con un docente di ruolo, che dispone di un procedimento disciplinare codificato, non è dunque quella tra un adulto e un minore, ma tra chi ha uno statuto professionale riconosciuto e chi ne è privo. Anche questa differenza viene azzerata in partenza dall’assenza di un oggetto dichiarato. Senza addebito non ci sono garanzie da attivare. La solidarietà emersa tra docenti, studentesse e studenti costituisce un elemento rilevante: contrasta l’aspettativa delatoria dell’ispezione. Storicamente è apparsa nei momenti di crisi sociale e politica: numerosi gli esempi durante il fascismo e la Resistenza. Il Sessantotto non offre un’alleanza pronta: l’occupazione di Palazzo Campana, nel 1967, colpiva proprio l’autoritarismo dei docenti, e chi tra loro mostrò apertura — Bobbio, Paci — fu a sua volta contestato. Tuttavia le pressioni portarono alla legge Codignola del 1969, che apriva a tutti i corsi di laurea — privilegio fino ad allora del liceo classico — l’accesso dei diplomati di ogni percorso quinquennale. L’alleanza si costruisce dopo, sulle 150 ore del 1973 e sugli organi collegiali del 1974: le stesse cariche che oggi, al “Vivona”, portano i nomi di Boscaino e Cerri. Furnari (USB) ha esteso l’asse ai lavoratori e alle lavoratrici, dentro una lettura più ampia della scuola neoliberista. Le mobilitazioni di settembre-ottobre 2025 sono state lette come un ritorno agli anni Settanta: il paragone regge sull’asse studenti-lavoratori, che in quelle piazze si è ricomposto davvero. Quello che riemerge oggi al Vivona è un altro asse, più recente e meno scontato, prodotto da un dispositivo che ha convocato tutti con lo stesso metodo e lo stesso silenzio. 2. UN ORGANO COSTITUZIONALE “La scuola è il primo strumento della democrazia”, ha detto Cerri. Boscaino ne ha dato la cornice giuridica — articoli 33 e 34, pluralismo, laicità, inclusione — e una precisazione controintuitiva: nel caso Sabbatini la libertà di insegnamento non è in gioco, perché il messaggio è stato inviato a esami conclusi, tra privati cittadini. Che il docente non stesse insegnando non attenua l’anomalia dell’ispezione: la aggrava. Ha chiuso citando Calamandrei: «La scuola, come la vedo io, è un organo “costituzionale”. Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione. Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue, gli organi ematopoietici, quelli da cui parte il sangue che rinnova giornalmente tutti gli altri tessuti» (11 febbraio 1950). Un ufficio che convoca per categoria, senza addebiti, non vigila su un settore amministrativo qualsiasi: interviene su un organo costituzionale. E se la funzione è ematopoietica, il danno non si misura sulle settimane di audizioni: un organismo che smette di produrre sangue non lo segnala all’istante, ma gli effetti nel tempo sono devastanti. 3. L’INTIMIDAZIONE NON HA BISOGNO DELLA SANZIONE Bullara, già ispezionato al “Righi” per aver parlato di Palestina, l’ha detto con la massima economia: non serve la sanzione, basta agitare le acque. È il chilling effect — l’autocensura per paura delle conseguenze, anche quando nessuna conseguenza arriva — e il caso “Vivona” ne è la prova sperimentale: nessun rilievo, e tutti gli effetti — telefoni ispezionati, un corpo docente che ha imparato che “restiamo umani” può costare una convocazione. L’assenza di oggetto non è un vizio, ma è funzionale. Un addebito formulato sarebbe stato contestabile, e circoscritto. Uno taciuto lascia indeterminato il perimetro del lecito, ed è proprio questa indeterminazione a produrre l’autocensura. Vale anche all’interno: convocare una categoria senza spiegare perché divide senza bisogno di dividere apertamente, perché nessuno sa se sia stato risparmiato o solo non ancora raggiunto. Su un corpo docente già frammentato tra ruolo e precariato, il metodo è efficiente. Che il fronte comune si sia comunque formato, in Parlamento il 4 agosto, non era scontato. 4. IL METODO, NON L’EQUIDISTANZA Bullara ha contestato l’idea che lo studioso debba comportarsi come in un talk show, dando spazio uguale a ogni posizione. Marcon (OSA) ne ha tratto la conseguenza: la scuola neutra non esiste, né esiste democrazia senza conflitto. Lo studioso non lavora per contraddittorio: confronta fonti secondo criteri verificabili, non bilancia posizioni. L’equidistanza chiede al docente di rinunciare proprio a ciò che ne fa la competenza. E poiché lo studioso non punta a convincere, l’oggettività del metodo non implica neutralità dell’esito: se le fonti convergono, converge il giudizio. Confondere le due cose ha un solo effetto pratico: rendere illegittima ogni conclusione, comunque raggiunta. L’indottrinamento si riconosce da qui: è il discorso che chiede adesione senza esporre le fonti. Se le conclusioni fondate non sono simmetriche, il dissenso è la norma del discorso pubblico. Trattarlo come disfunzione da correggere per via ispettiva non protegge il pluralismo: chiede silenzio, e lo chiama equilibrio. 5. LA CASA DI TUTTI Ascari ha ricordato che il Parlamento è la casa di tutti, e ha riassunto il messaggio implicito dell’amministrazione: attenzione a cosa dite, a cosa insegnate. È una lettura, non il contenuto di un atto, e non ha bisogno di esserlo: l’effetto è più efficace non dichiarato. Bullara ha osservato che stampa, politica e sindacati non avevano dato spazio a queste vicende: il 4 agosto quello spazio si è aperto alla Camera, cuore della democrazia e spazio di confronto politico e sociale. Il caso “Vivona”, come tanti altri segnalati dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, si sarebbe chiuso senza rilievi — ma le domande che pone restano senza risposta. È un altro caso, quello su chi lo ha disposto, a restare aperto. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Altre posizioni critiche a proposito della PdL per una Difesa civile non armata e nonviolenta
IL NOSTRO INVITO ALLA RIFLESSIONE CRITICA SULLA PDL “UN’ALTRA DIFESA È POSSIBILE” E L’ULTERIORE DOCUMENTO SCRITTO PER DIFENDERE LE ANALISI DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ HA APERTO IL DIBATTITO E ANCHE GIANMARCO PISA, SEGRETARIO DELL’ISTITUTO ITALIANO DI RICERCA PER LA PACE (IPRI-CCP) E MEMBRO DEL COMITATO SCIENTIFICO DEL CENTRO STUDI DIFESA CIVILE, HA RITENUTO OPPORTUNO GIRARE ALLA NOSTRA MAIL IL SUO CONTRIBUTO CRITICO PUBBLICATO GIÀ IL 15 MAGGIO 2026 SU CORPICIVILIDIPACE.BLOGSPOT.COM, CHE RILANCIAMO NELLA SPERANZA CHE SI POSSA RAGGIUNGERE UNA MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA SULLA QUESTIONE. Il lancio della Campagna per la difesa civile non armata e nonviolenta, promossa da CNESC, Rete Italiana Pace e Disarmo, Sbilanciamoci, si muove sul duplice binario di sollecitare l’opinione pubblica a una più matura presa di consapevolezza intorno all’importanza di una difesa civile, di carattere non militare, per il nostro Paese e, nel contesto di questo obiettivo, di promuovere una raccolta di firme per una proposta di legge finalizzata alla “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta”. Come indicano i promotori, la proposta “muove da un presupposto costituzionale preciso: il dovere di difesa della Patria sancito dall’art. 52 della Costituzione può essere adempiuto anche attraverso strumenti civili, come già riconosciuto dalla Corte costituzionale nel 1985. Gli articoli 2 e 11 della Costituzione disegnano un concetto di sicurezza fondato sulla protezione delle persone e delle istituzioni democratiche, non sulla forza militare. Il Dipartimento, collocato presso la Presidenza del Consiglio, andrà a coordinare i Corpi civili di pace, un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo operando in sinergia con Protezione civile e Servizio civile universale. Il finanziamento avverrà anche tramite un Fondo nazionale, alimentato dalla Legge di Bilancio e dalla facoltà dei contribuenti di destinare il 6‰ IRPEF senza oneri aggiuntivi”. Come tutte le proposte, il testo di legge, come da pregi, tra cui avere rilanciato in forma pubblica il tema di una difesa non esclusivamente militare e quindi dell’importanza, ad essa collegata, dell’impegno sociale e della partecipazione popolare, ad esempio attraverso lo strumento dei Corpi civili di pace, ai fini della difesa, nel senso del contrasto alla guerra, della prevenzione dei conflitti armati e della promozione della pace, così non è esente da limiti e lacune. Nell’articolato, tre punti, in particolare, meritano, al di là delle questioni tecnico-procedurali, di essere letti con attenzione. Il primo. In base all’art. 1 c. 1 della proposta di legge, la difesa civile non armata e nonviolenta è “intesa come insieme di strumenti e attività di prevenzione, protezione e gestione non armata dei conflitti, complementare alle forme di difesa militare e finalizzata alla tutela delle persone, delle comunità e delle istituzioni democratiche”. Questa formulazione ha il merito di essere immediata, ma ha al tempo stesso il difetto di essere incompleta e potenzialmente passibile di interpretazioni distorsive. Le attività previste dal comparto della difesa civile non armata e nonviolenta non si limitano, infatti, alla prevenzione, protezione e gestione non armata dei conflitti, ma comprendono anche la risoluzione positiva, la trasformazione positiva e, in prospettiva, il trascendimento dei conflitti. Si tratta di ambiti ben noti agli studi per la pace, sui quali si possono già raccogliere significative esperienze progettuali svolte sul campo in contesti di conflitto e post-conflitto, e sui quali un’elaborazione significativa da parte delle forze della società civile organizzata orientata nel senso della pace, dei diritti e della nonviolenza si è già ampiamente soffermata, come indica anche il documento del Tavolo Interventi Civili di Pace su “Identità e criteri degli Interventi Civili di Pace italiani”, che specifica come l’intervento civile si configuri come “azione civile, non armata e nonviolenta di operatori professionali e volontari che, come terze parti, sostengono gli attori locali nella prevenzione e trasformazione dei conflitti. L’obiettivo degli interventi è la promozione di una pace positiva, intesa come cessazione della violenza ma anche come affermazione di diritti umani e benessere sociale”. Questo ci porta al secondo punto. La proposta di legge istituisce, all’interno del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta, i Corpi civili di pace (art. 1 c. 3 l. a), inseriti nell’ambito del Servizio civile universale e destinati a interventi di prevenzione dei conflitti, mediazione e assistenza nelle aree di crisi, in Italia e all’estero, secondo quanto previsto dalla normativa vigente. La proposta riduce cioè questo strumento essenziale ai fini dell’implementazione della difesa civile non armata e nonviolenta al rango di una delle attività del Servizio civile universale, limitato, com’è noto, ai giovani volontari e volontarie di età compresa tra i 18 e i 28 anni. È noto, anche in questo caso, tanto dalla letteratura scientifica, quanto dalle esperienze progettuali, che i Corpi civili di pace sono sostanzialmente altra cosa, vale a dire squadre di operatori professionali e volontari che, come terze parti, sostengono gli attori locali nella prevenzione e trasformazione dei conflitti, attivandosi su “richiesta leggibile” della società civile locale, con compiti di costruzione di condizioni di pace positiva e profili di attività che pure, tra gli altri, il documento dedicato agli Interventi civili di pace si incarica di articolare e approfondire. Non solo, dunque, giovani volontari, ma operatori e operatrici preparati, formati e addestrati a intervenire in contesti di crisi, conflitto, emergenza e in quadri operativi caratterizzati da straordinaria complessità. Il loro profilo, quindi, non può essere ridotto ad esercizio superficiale, spontaneistico, volontaristico, né tantomeno può essere sfigurato facendone una specie di “truppa civile di complemento” dei contingenti militari dispiegati, di volta in volta, dagli Stati europei o della Nato in questo o quel contesto di crisi e di conflitto. Un limite, in questo senso, è rintracciabile anche nella soluzione organizzativa stessa di inquadrare (art. 1 c. 2), il comparto della difesa civile presso la Presidenza del Consiglio, all’interno di un Dipartimento ad hoc, al quale sono attribuite funzioni di indirizzo, coordinamento e attuazione delle politiche in materia.   Non dunque, ad esempio, un’Agenzia, vale a dire un ente o un’organizzazione dotata di autonomia gestionale nell’ambito della pubblica amministrazione, a cui sono attribuite funzioni tecnico-operative; ma un Dipartimento, cioè un’articolazione funzionale, di cui il Presidente del Consiglio si avvale per le funzioni di indirizzo e coordinamento, sottoposto al Segretario generale o affidato alla responsabilità di un Sottosegretario o Ministro senza portafoglio. Peraltro, l’indirizzo espresso dalle sentenze della Corte Costituzionale, in particolare la 119/2015, vale a dire che “il dovere di difesa della Patria non si risolve solo in attività finalizzate a contrastare o prevenire un’aggressione esterna, ma può comprendere anche attività di impegno sociale non armato; accanto alla difesa militare, che è solo una delle forme di difesa della Patria, può dunque ben collocarsi un’altra forma di difesa, che si traduce nella prestazione di servizi rientranti nella solidarietà e nella cooperazione a livello nazionale ed internazionale”, dovrebbe portare piuttosto a una riforma complessiva del sistema della difesa e alla riconfigurazione del Ministero della Difesa stesso, coerente con le due funzioni costituzionali, la difesa militare e la difesa civile, quest’ultima, in base a quanto sin qui evidenziato, organizzata nella forma della Difesa popolare di carattere civile e nonviolento.  Il che allude direttamente al terzo punto: la sua distinzione e la sua autonomia dalla difesa militare, pur nel quadro complessivo, costituzionalmente definito, della difesa del Paese. L’art. 1 c. 1 indica infatti che “la difesa civile, non armata e nonviolenta [è] complementare alle forme di difesa militare”: e qui è grave che non si specifichi al tempo stesso che sia anche autonoma dalle forme di difesa militare pur nel quadro generale definito dalla Costituzione; indicare cioè che si tratti semplicemente di modalità complementare alla difesa militare rischia di privare la difesa civile non armata e nonviolenta proprio della sua specificità e della sua caratterizzazione e rischia di ridurla, come si accennava, a una delle funzioni del cosiddetto coordinamento civile-militare (Cimic) o a una vera e propria “truppa civile di complemento” dei contingenti militari dispiegati in guerra.  Non andrebbe dimenticato, cioè, che l’obiettivo di queste misure è la promozione della pace positiva, una pace che non preveda solo la fine delle ostilità e la cessazione della violenza, ma anche la promozione di una democrazia effettiva, la giustizia sociale e la promozione di «tutti i diritti umani per tutti e per tutte». Gianmarco Pisa, segretario dell’Istituto Italiano di Ricerca per la Pace (IPRI-CCP) e membro del Comitato scientifico del Centro Studi Difesa Civile -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Dibattito sulla Difesa nonviolenta e non armata: risposte e contraddizioni
IN SEGUITO ALLA RISPOSTA DI MAO VALPIANA SU «PRESSENZA» AL NOSTRO INVITO ALLA RIFLESSIONE CRITICA SULLA PDL “UN’ALTRA DIFESA È POSSIBILE”, L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ HA RITENUTO OPPORTUNO CIRCOSCRIVERE IL PERIMETRO DELLE ANALISI CONDOTTE IN UN ULTERIORE DOCUMENTO. TUTTAVIA, IL DIBATTITO ORMAI SI È APERTO E ANCHE ANTONINO DRAGO, CITATO DA VALPIANA, HA RITENUTO OPPORTUNO AFFIDARE AL NOSTRO SITO LA SUA RISPOSTA PUNTUALE E CIRCOSTANZIATA, CHE PUBBLICHIAMO NELLA SPERANZA CHE SI POSSA RAGGIUNGERE UNA MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA SULLA QUESTIONE. C’era una volta la Campagna OSM-DPN formata da obiettori fiscali che si facevano pignorare e che ogni anno facevano una assemblea nazionale che prendeva tutte le decisioni più importanti, più una assemblea straordinaria del 1989 per stabilire con tutta chiarezza il fine della campagna: una modifica in senso non violenta della struttura della difesa italiana. Il risultato principale è stato la legge più avanzata del mondo, la 230/98. Ora ci troviamo davanti ad una Campagna che propone una legge di iniziativa popolare che è stata formulata senza una assemblea nazionale e senza riferimento alla base e agli esperti, ma soprattutto scritta dai vertici di alcune associazioni per il disarmo, la pace e la nonviolenza, chiedendo (per la seconda volta in dieci anni) una semplice firma. L’attuale livello di politica che essa manifesta è certamente molto poco dal basso. Il testo della proposta di legge ha sollevato una generale “perplessità” e opposizioni motivate puntualmente. Il dibattito, iniziato da un articolo di Serena Tusini su «Contropiano» e da Michele Lucivero su «Pressenza» è stato riassunto pochi giorni fa sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. In particolare, il presidente dimissionario del MIR, Ermete Ferraro, chiamato ad aderire alla Campagna all’ultimo momento, a maggio ha formulato una serie di domande sul contenuto effettivo della proposta di legge e le ha sottoposte alle associazioni promotrici. Le quali non hanno dato risposte in merito. Il dibattito ha posto come punti di dissenso soprattutto questi due: 1) il testo del progetto di legge definisce il tipo della difesa proposta come “complementare” alle Forze armate; e poi nella presentazione del testo le altre parole caratterizzanti operativamente questa difesa “altra” (al di là delle formule e delle etichette): “integrata” nelle FF.AA. e “affiancante” le stesse. 2) L’esempio di difesa nazionale proposto è quello della Svezia, finora mai citata come esempio di difesa nonviolenta dalla letteratura italiana sull’argomento, e invece notoriamente annoverata tra i Paesi militaristi pro NATO. Il dibattito è stato poco concreto perché alle osservazioni puntuali di chi dissentiva non si è mai risposto in merito, ma solo in maniere deviate: o richiamando l’altro ad avere fede nella formula ideale della difesa popolare nonviolenta, o sottolineando tutti i vantaggi istituzionali che darebbe una tale legge se fosse approvata, o dichiarandosi “perplessi” su come è formulato questo testo di legge, ma che però sarebbe da accettare pur di salvare questa Campagna, che è un prodotto molto importante dell’area pacifista e nonviolenta. Per i dissensi su come interpretare il testo questa Campagna il Presidente del MIR, Ermete Ferraro, il 15 luglio si è dimesso (dimissioni accettate da 5 contro 4) davanti ad un Comitato Nazionale che, pur dichiarandosi “perplesso” davanti a questa proposta di legge ha voluto mantenere il sostegno alla Campagna.   Dopo tre mesi di dibattito inascoltato dai promotori, il Movimento Nonviolento, che si pone come principale promotore della Campagna, finalmente ha risposto al dibattito con il comunicato di ieri 28 luglio 2026, pubblicato da vari organi di stampa dell’area pacifista e nonviolenta. Tuttavia, analizzando questo comunicato, possiamo osservare: 1) prima di tutto dà un ordine (“Basta!”), invece di dialogare e rispondere a tono; 2) È pieno di insulti e accuse (di falsità e di malafede) verso chi ha idee diverse da quelle del Movimento Nonviolento. C’è da notare che attribuisce una inesistente “calunnia” ai critici della proposta perché questi avrebbero espresso il dissenso dai movimenti proponenti la Campagna; 3) In merito ai punti in discussione propone finalmente una risposta che si compone di un unico argomento: siccome la giurisprudenza non permette di scrivere “alternativa” (e chi lo chiede? Si chiede di essere indipendenti dalle FF.AA. e dalla NATO, non alternativi speculari), allora non c’è altra scelta che scrivere “complementare”. Ma veramente la lingua italiana sarebbe così povera? “Autonomia (operativa)” non andrebbe bene? 4) Non risponde sulle altre parole: “integrata” e “affiancante” qualificanti la difesa “altra” in termini operativi; 5) Non risponde sugli esempi di difesa nazionali che la PdL della difesa “altra” vuole imitare, la difesa della Svezia e la difesa della Svizzera; le quali, a conoscenza generale sono proprio subordinate alle loro FF.AA, cioè giustappunto “complementari”; 6) Non risponde sulla mancanza, nella PdL sulla difesa “altra”, di qualsiasi collegamento con l’ONU, per cui il secondo comma dell’art. 11 della Costituzione viene lasciato interpretare (così come fece per primo Giulio Andreotti) come limitazione della sovranità dell’Italia prima di tutto alla NATO (con cui l’Italia ha fatto due guerre senza permesso ONU). Che dire in conclusione? Che in questo comunicato sono lontani: un atteggiamento civile di dialogo, il rispetto delle opinioni altrui, il proporre una politica dal basso, un atteggiamento popolare come invece si vorrebbe che fosse la legge proposta. Per giustificare addirittura un progetto di legge che si vorrebbe presentare in Parlamento il Movimento Nonviolento non saprebbe dare spiegazioni oltre gli insulti e quella inconsistente argomentazione? Se fosse così bisognerebbe ricordare il proverbio persiano: «quando due discutono e uno di loro passa agli insulti, lui è quello che ha torto». Antonino Drago -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Solidarietà a Spin Time: nessun uso strumentale dell’incendio per colpire un’esperienza sociale e abitativa
COMUNICATO STAMPA GIÙ LE MANI DA SPIN TIME. ESEMPIO DI RIGENERAZIONE URBANA AL CENTRO DI ROMA L‘Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università esprime la propria piena solidarietà agli abitanti di Spin Time e a tutte le realtà sociali e culturali che animano quotidianamente questo importante spazio di mutualismo, accoglienza e partecipazione. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo sperimentato fattualmente la difficoltà di reperire spazi per iniziative culturali e sociali a Roma tra richieste economiche spropositate e ostatoli burocratici e logistici notevoli. Spin Time, con i suoi locali e il personale tecnico qualificato, si è mostrato per due anni consecutivi all’altezza delle richieste che ponevamo e infatti per due anni consecutivi l’Osservatorio ha svolto l’appuntamento del Convegno nazionale e l’assemblea nazionale (Convegno 2024 e Convegno 2025) nei suoi locali, potendo anche usufruire dello spazio ristorativo con pietanze frugali, ma dall’alto valore conviviale e sociale. Dalle informazioni finora disponibili emerge che il principio d’incendio sviluppatosi qualche giorno fa sarebbe stato rapidamente circoscritto e spento grazie al tempestivo intervento della comunità residente, senza danni alle persone né all’edificio. Ciononostante, centinaia di persone sono rimaste fuori dalle proprie abitazioni, con ingressi limitati, porte forzate e una situazione di grande incertezza sulle reali condizioni dello stabile. Riteniamo grave che un episodio di questo tipo possa trasformarsi nell’occasione per mettere in discussione il diritto all’abitare e l’esistenza di una delle più importanti esperienze di solidarietà sociale del nostro Paese. Chiediamo che venga fatta piena chiarezza sulle decisioni assunte dalle autorità competenti e che ogni valutazione tecnica sia resa pubblica e trasparente. Allo stesso tempo, denunciamo il rischio che esigenze di ordine pubblico prevalgano su criteri oggettivi di sicurezza, utilizzando l’incendio come pretesto per procedere allo sgombero di un’occupazione abitativa e di un centro culturale che da anni rappresentano un punto di riferimento per centinaia di persone e per associazioni come l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università che di quegli spazi ha beneficiato. Le istituzioni hanno il dovere di garantire la sicurezza degli/delle abitanti, non di trasformare un’emergenza in un’operazione repressiva. Le persone coinvolte devono poter rientrare nelle proprie case non appena le verifiche tecniche lo consentano, nel pieno rispetto dei loro diritti e della loro dignità. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invitano tutte e tutti a partecipare alle iniziative di solidarietà promosse da Spin Time e a vigilare affinché nessuna operazione di sgombero venga giustificata o accelerata sfruttando un episodio che deve essere affrontato esclusivamente sul piano della tutela delle persone e della sicurezza. LA SOLIDARIETÀ NON SI SGOMBERA. DIFENDERE SPIN TIME SIGNIFICA DIFENDERE IL DIRITTO ALL’ABITARE, LA CULTURA, IL MUTUALISMO E GLI SPAZI SOCIALI AL SERVIZIO DELLA COLLETTIVITÀ. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Pubblicato anche su www.pressenza.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La dialettica e il dissenso. L’Osservatorio contro la militarizzazione difende le sue analisi
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci sentiamo di rispondere all’articolo di Mao Valpiana su «Pressenza» del 28 luglio scorso, nel quale usa toni davvero poco “pacifici” e poco rispettosi del pensiero “altro” rispetto al suo. Le analisi e le valutazioni fatte da alcuni membri dell’Osservatorio sul testo di iniziativa di legge popolare “Un’altra difesa è possibile” [PdL] rispecchiano il pensiero e l’elaborazione dell’intero Osservatorio, e nel loro articolarsi sono molto circostanziate e analizzano i contenuti della proposta di legge; non sono «calunnie», bensì il risultato dello studio attento dei documenti di programmazione sia italiani sia internazionali (vedi documentazioni e dichiarazioni ufficiali di vari singoli Paesi europei, dell’Unione Europea e della NATO) in materia di difesa. Il tutto con particolare attenzione alla loro “applicazione” nel mondo della formazione. Il concetto di “difesa totale” è il perno delle nostre analisi, è ciò che ci fa affermare che questa iniziativa di legge popolare non ci convince, perché definisce la difesa civile non armata “complementare” e “integrata” rispetto alla difesa militare. Ciò significa, per esempio, che, nel caso di un conflitto scatenato da un’aggressione coloniale e imperialista di un Paese della NATO ad un Paese terzo, i generali delle forze armate italiane apparirebbero con una moltitudine di mansioni nonviolente e non armate (ma non per questo non funzionali allo sforzo bellico, anzi) già pianificate insieme al CIMIC* e pronte da far svolgere alla popolazione civile. D’altronde, sarebbe alquanto illusorio immaginare che basti collocare il Servizio Civile Universale in un Dipartimento in capo alla Presidenza del Consiglio per metterlo al riparo da un utilizzo degli obiettori scevro da qualsiasi funzionalità rispetto alle esigenze belliche, le quali nel contesto attuale possono estendersi anche alla sfera della Protezione civile e coinvolgere anche un’eventuale Difesa non armata e nonviolenta. La logica della guerra totale, le pressioni della NATO sugli Alleati, i rapporti economici e militari con USA e Israele e la narrativa ufficiale dell’UE, in particolare in merito a preparedness e readiness*, ci suggeriscono un quadro meno idilliaco di quello delineato dalla PdL. Inoltre, è nelle scuole dei vari Paesi europei che rileviamo una progettata ingerenza volta alla costruzione di una identità collettiva nuova e funzionale alla guerra, basata sulla sua normalizzazione e sull’elogio delle forze armate in contesti scolastici di totale assenza di contraddittorio. L’Osservatorio nasce proprio con lo scopo di impedire la militarizzazione delle scuole e delle università. Questo include il lavoro per contrastare la costruzione da parte delle istituzioni (in modo bipartisan) della “cultura della difesa“, del Nemico, della logica identitaria, di un mondo chiuso alla diversità, dell’insicurezza e della paura, dell’obbedienza senza coscienza, della banalità del male. E questo è il motivo per cui oggi l’Osservatorio si trova coinvolto in questa riflessione collettiva, portando il suo contributo dalla sua prospettiva, sì limitata (come tutte) ma che ha la “forza che viene dal fare ciò che si sa”. Il nostro non è un attacco ai promotori e alle promotrici della PdL, ma una manifestazione di quelle criticità che è nostra responsabilità politica condividere. Questa proposta non ci convince perché è facilmente strumentalizzabile dai centri di comando militare italiani e della NATO. Ciò che prevede la teoria della Difesa Totale troverebbe nella formulazione del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta presente nella PdL uno strumento per attuarsi nel “nome” del pacifismo e della nonviolenza. Prima che venisse pubblicata, nessuna richiesta di confronto ci è mai arrivata e quando fu pubblicata, provammo a contattare le realtà promotrici, ma senza risultato. Questo non significa che la riflessione collettiva non possa e non debba continuare comunque, come sta accadendo non solo tra sei persone, ma sia su diverse testate giornalistiche online (obiezionedicoscienza.org) sia all’interno di varie associazioni e organizzazioni come Disarmisti Esigenti, il Movimento Internazionale di Riconciliazione, il Centro Studi Economico-Sociali di Pax Christi e Osservatorio. Dissentire è un diritto e spesso un aiuto nella discussione dialettica; purtroppo non nel caso e nei modi usati contro di noi pochi giorni fa. Nessuno ha la verità in tasca; le considerazioni critiche, suffragate da contenuti chiari e da analisi serie, sono sempre per noi le benvenute. Il senso dell’obiezione di coscienza totale e collettiva da noi richiamata è non soltanto il necessario rifiuto individuale della guerra, ma anche la scelta collettiva di non diventare ingranaggi di una enorme macchina di morte fondata sulla militarizzazione, sulla repressione e sulla costruzione del nemico. Infine, obiettare significa anche rifiutare una scuola che insegna a competere, invece che a prendersi cura; che sorveglia, invece di ascoltare; che censura, invece di educare alla libertà e l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università continuerà nella direzione che ha intrapreso sin dalla sua fondazione. È una forma di resistenza civile. Ed è, prima ancora, una responsabilità educativa. * Il CIMIC (Gruppo Multinazionale per la Cooperazione Civile Militare) è un reparto militare multinazionale e interforze della NATO. *Per quanto riguarda readiness [“essere pronti“] e preparedness [“essere preparati”] dell’Unione Europea, citiamo ad esempio il report “Più sicuri insieme: rafforzare la preparedness e la readiness civile e militare europee” commissionato dalla Presidente Ursula von der Leyen, la dichiarazione ufficiale “Strategia dell’UE sull’Unione della preparazione: prevenire e reagire alle minacce e alle crisi emergenti” e peggio ancora l’articoli 164 della risoluzione del 2 aprile 2025 del Parlamento Europeo, che riguarda la diffusione della cultura della difesa fra i e le giovani, anche attraverso interventi nelle scuole. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Pubblicato anche su www.pressenza.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Voci critiche sulla PdL “Un’altra difesa è possibile”: non “complementarità”, ma “alternativa” alla guerra con l’obiezione totale e collettiva
In questi anni di costante e quotidiano lavoro di monitoraggio del livello di bellicismo nei luoghi della formazione e della società civile, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha segnalato e pubblicato numerosissimi casi di invasione delle forze armate nelle scuole, ma anche analisi approfondite sull’avanzare della “Cultura della difesa”, sul riarmo e sul contesto geopolitico in cui prendevano significato quelle iniziative. In un quadro caratterizzato da un radicale antimilitarismo, che accomuna tutte le componenti dell’Osservatorio, di cui diverse si riferiscono esplicitamente alla tradizione pacifista e nonviolenta, chi ha preso parte al suo percorso ha maturato via via la consapevolezza di un chiaro processo guerrafondaio in cui molte istituzioni, a partire dai governi e dagli apparati economici degli Stati che fanno affari con gli armamenti, per finire con le organizzazione internazionali, tra cui la NATO, stanno trascinando le popolazioni verso il baratro della guerra, cercando di indorare la pillola di una tragedia mondiale che deve necessariamente allertare per il semplice motivo che per la qualità e la quantità dell’arsenale a disposizione, la deflagrazione che si prevede non può che essere l’ultima, l’estrema e la definitiva misura per spazzare via l’umanità intera dalla faccia della Terra. E, allora, in considerazione di queste analisi e delle evidenze empiriche raccolte, chi si ritrova quotidianamente a costruire il sostrato concreto che costituisce il lavoro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, pur nella consapevolezza dello sforzo profuso da chi è stato coinvolto nell’estensione della PdL Un’altra difesa è possibile, la cui storia nell’ambito del movimento pacifista non è in discussione, vorrebbe mettere in evidenza tutte le perplessità che essa ha suscitato in ambienti e in soggetti con altrettanta comprovata fede pacifista, antimilitarista e nonviolenta, soprattutto in relazione al ruolo che il servizio civile verrebbe ad assumere nel contesto internazionale. Tra le varie perplessità emerse, si segnalano ad esempio: – Serena Tusini, sindacalista e docente tra le promotrici dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Contropiano» il 28 marzo 2026, critica aspramente la PdL sulla difesa nonviolenta, definendola una proposta datata e funzionale alla dottrina NATO della “difesa totale” (CIMIC), nella quale l’ambito civile è interamente e strutturalmente concepito come terreno operativo militare. Alla luce di questo, Tusini denuncia la proposta come uno strumento per militarizzare i cittadini, con il servizio civile che funge da “cavallo di Troia” per il ritorno della leva obbligatoria, criticando infine il terzo settore per favorire la privatizzazione dello stato sociale. – Michele Lucivero, giornalista e docente tra i promotori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Pressenza» il 6 maggio 2026, denuncia il rischio che il ritorno della leva obbligatoria in Europa trasformi il servizio civile proposto nella PdL in una difesa “complementare” subordinata alle logiche militari della NATO, tradendo così l’eredità etica di don Lorenzo Milani e la storia dell’obiezione di coscienza. Attraverso un’intervista a Rebecka Lindholm Schulz, referente della Società Svedese per la Pace e l’Arbitrato, viene analizzato il “modello svedese”, in cui il servizio civile dal 2026 include compiti di cybersicurezza e logistica strettamente integrati all’apparato bellico. Di fronte a queste dinamiche, l’autore solleva il dilemma morale di dover difendere alleanze militari che agiscono come oppressori e invita il movimento pacifista italiano, dove la leva non è ancora attiva, a una disobbedienza civile totale, proponendo anche la creazione di un fondo economico per sostenere chi rifiuta radicalmente la militarizzazione; – Antonino Drago, primo proponente di un progetto di legge sulla difesa popolare nonviolenta (1969), e Franco Dinelli, Direttore Centro Studi di Pax Christi, in un articolo pubblicato su «Il Fatto quotidiano» il 16 maggio 2026, criticano duramente la PdL, sostenendo che essa rischia di ridurre il servizio civile e la stessa “obiezione di coscienza”, che viene adombrata nel testo, a scelte subordinate alla difesa militare. Gli autori evidenziano la necessità di una vera autonomia per la difesa nonviolenta, avvertendo che un compromesso strutturale, “complementare”, “affiancato” e “integrato” con i Governi, sempre più ostaggi nella NATO, annullerebbe le alternative alla guerra; – Ermete Ferraro, presidente del Movimento Internazionale per la Riconciliazione, tra gli aderenti all’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio 2026 sul suo blog, ha definito la PdL Un’altra difesa è possibile una versione “minimalista” e compromissoria, che integra la difesa militare anziché rappresentare un’alternativa strutturale. Il dissenso si concentra sulla definizione di difesa “complementare” (Art. 1) e sulla mancanza di un dibattito interno profondo, evidenziando la stasi del movimento pacifista, adattatosi alla realpolitik. La posizione critica sottolinea la necessità di un programma costruttivo autonomo e coerente con la teoria della difesa “alternativa”; – Alfonso Navarra, coordinatore dei Disarmisti esigenti, tra i fondatori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio sul blog obiezioneallaguerra esprime molti dubbi sulla PdL perché essa non scalfisce affatto la vigente e incostituzionale subordinazione di una difesa civile rispetto a quella militare e rispetto a logiche sovranazionali offensive come quelle della NATO. Per creare un’alternativa non basta un 6×1000 del tutto legittimo ma individuale e minimo, occorre prendere miliardi di fondi pubblici, secondo Navarra, in primis da quella parte dello strumento militare che ha funzioni offensive, e ridestinarli per la pace. Questo accompagnato alla denuclearizzazione unilaterale, all’uscita dalla NATO e alla possibilità di esercitare pienamente e coerentemente con la Costituzione il diritto all’obiezione di coscienza. Per tutti questi motivi, la PdL Un’altra difesa è possibile, pur ponendosi l’intento di inserire, tra le altre cose, il servizio civile all’interno di un quadro costituzionale caratterizzato dalla difesa nonviolenta e non armata del proprio Paese, rischia di essere una misura non solo insufficiente sulla via del pacifismo, ma anche controproducente, dal momento che potrebbe rivelarsi uno strumento utile nelle mani dei guerrafondai. L’ambiguità del testo dell’iniziativa legislativa, infatti, nel richiamare “la complementarità” e non “l’alternativa” alla guerra e alla difesa armata, rischia di essere lo strumento attraverso il quale la strategia NATO della difesa totale s’incunea nella società civile, rendendo quest’ultima complice delle guerre d’aggressione in cui alcuni capi di Stato dissennati stanno cercando di trascinare un’alleanza militare da cui converrebbe, piuttosto, rapidamente uscire. Si tratta, dunque, di perplessità diffuse in maniera trasversale nel mondo pacifista, antimilitarista e nonviolento dovute all’equivocità, certamente non ricercata, ma non per questo meno patente, del testo in questione. Tuttavia, nello spirito democratico e pluralistico che connota la nascita dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, vorremmo, al più presto, riprendere insieme il dibattito intorno alla nostra proposta di obiezione totale a partire dalle indicazioni tracciate nel nostro Manifesto di Resistenza alla militarizzazione, che consideriamo l’ipotesi al momento più idonea per affrontare un contesto internazionale connotato da una normalizzazione della guerra. Un’obiezione totale e collettiva da esercitare in tutti i luoghi di lavoro e di formazione anche per arginare la propaganda per l’arruolamento nelle forze armate che si presenta spesso come unico sbocco lavorativo per zone sempre più depresse del nostro Paese. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Documento del Collegio Docenti IC “Fabrizio de André” di San Frediano a Settimo (PI) sulla Palestina
PUBBLICHIAMO E CONDIVIDIAMO IL DOCUMENTO DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO “FABRIZIO DE ANDRÉ” DI SAN FREDIANO A SETTIMO (PI) CHE DENUNCIA IL MASSACRO QUOTIDIANO DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE DI PALESTINA COSÌ COME DESCRITTO NELL’ULTIMO RAPPORTO DELLA COMMISSIONE INDIPENDENTE DELLE NAZIONI UNITE. L’INVITO È DI RICOMINCIARE A PARLARE DI GENOCIDIO PERCHÉ QUESTO CRIMINE NON SI È MAI ARRESTATO NONOSTANTE IL CESSATE IL FUOCO SIA STATO PROCLAMATO. COME DOCENTI ALZIAMO ANCORA LA VOCE. L’ultimo rapporto della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est e Israele, ci restituisce le cifre del genocidio che si sta consumando a Gaza da oltre due anni. I numeri, soprattutto quelli relativi ai minori, sono impietosi e registrano la morte di almeno 20.179 bambini e bambine, nonché il ferimento di altri 44.143. A ciò si aggiungono le conseguenze di natura psicologica dovute ai continui sfollamenti, ai lutti, alle separazioni familiari, all’insorgere di disabilità come esito dei bombardamenti, alla fame usata come arma di guerra e alla completa distruzione di scuole, università, ospedali e reparti per la maternità (con grave pregiudizio per la vita dei neonati e per la situazione demografica della popolazione palestinese). Le parole di Srinivasan Muralidhar, presidente della Commissione, riassumono perfettamente le intenzioni che stanno alla base delle operazioni “militari” messe in atto dall’esercito di Israele: «le prove dimostrano che i bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane» (https://www.ohchr.org/en/press-releases/2026/06/israel-continues-commit-genocide-and-otheratrocity-crimes-deliberately). Una situazione che peggiora giorno dopo giorno, nonostante il cessate il fuoco di ottobre 2025. Un’infanzia cancellata in maniera irreversibile attraverso tecniche di sterminio disumane, che pensavamo non potessero più ripetersi e che in realtà sono quotidianamente sotto i nostri occhi nel silenzio colpevole di tutte quelle democrazie che a parole dichiarano prioritaria la difesa dei diritti dei bambini e delle bambine. Come insegnanti, ma ancora prima come esseri umani, non possiamo assecondare questo silenzio. Così come non possiamo limitarci alle pur necessarie reazioni di sdegno e riprovazione nei confronti dei responsabili di questi crimini contro l’umanità. Abbiamo il dovere di non dimenticare e di non permettere che quanto succede in Palestina venga messo in secondo piano. Esprimiamo dunque l’intenzione di parlarne, sia tra di noi che con i nostri studenti e le nostre studentesse, per approfondire e contribuire a far conoscere una tragedia umana di cui ancora è difficile vedere la fine, e di lavorare affinché memoria e azione siano, per le nuove generazioni, strumenti per una lettura critica della realtà e richiamo a un impegno quotidiano per la difesa dei diritti di chi non ha voce. https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/62465-in-palestina-distrutta-lessenzadellinfanzia-lonu-conferma-israele-sta-continuando-il-genocidio PALESTINA LIBERA! -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Reggio Emilia, 12 giugno, Presidio pacifista in opposizione al convegno militarista di Confindustria
PRESIDIO PACIFISTA, 12 GIUGNO 2026, ORE 16.30 REGGIO EMILIA, VIA TOSCHI, 30 La Confindustria di Reggio Emilia organizza, oggi 12 giugno 2026, un convegno intitolato “Aeronautica, Difesa Aerospace: perimetro e regole del gioco“. A parte il titolo, che rivela immediatamente come in uno scenario geopolitico di guerra, in cui tutti i parametri di riferimento sono saltati, l’unico paradigma che resta stabile è quello del profitto, l’incontro mette in rilievo come si vada ridislocando l’assetto delle aziende rispetto alla committenza statale in merito al settore della difesa. Strategie territoriali e opportunità di azione vengono così ad essere messe a punto, alla luce dei nuovi orizzonti tecnologici e politici, di cui il mercato intercetta il potenziale economico, ma anche l’esigenza di costruire le adeguate compatibilità alle istanze belliche. Per questo come cittadini indiciamo un presidio davanti alla sede della Confindustria, oggi alle 16.30 in Via Toschi, 30 in opposizione a queste gravi derive di trasformazione degli assetti produttivi che piegano i territori sempre più alle dinamiche del profitto di guerra, integrando settori nevralgici del pubblico e del privato, in una logica securitaria capitalista e disumanizzante. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Repressione politica a Firenze: Solidarietà al Partito dei CARC
Interveniamo come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sulle deliranti azioni di repressione messe in campo ieri a Firenze contro i giovani attivisti del Partito dei CARC, su ordine della Procura o almeno col suo avallo (qui il link della notizia). Con un ridicolo mandato di perquisizione finalizzato non a ritrovare armi o oggetti pericolosi, ma solo dei volantini e del materiale informativo, si è celebrata l’ennesima finzione securitaria che vuole trasformare la normale lotta politica in una narrazione in chiave antisemita con annessa deriva securitaria. Quello a cui si è assistito ieri a Firenze non è un atto di tutela della sicurezza dei cittadini, ma un volgare esempio di repressione del dissenso nei confronti di una realtà che fa semplice attività politica. I fatti contestati divrebbero rientrare nel quadro della critica politica in un Paese civile… ma forse il punto è proprio questo: che Paese stiamo diventando? Esprimiamo la massima solidarietà ai compagni e alle compagne del Partito dei CARC colpite/i dalla censura repressiva posta in essere da chi si preoccupa solo del compiacimento dei potenti di turno, soprattutto se esponenti del sionismo per conto del Governo israeliano. sservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente