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Un 4 novembre contro la militarizzazione delle scuole. Strumenti, iniviative e mobilitazioni
Come ogni anno il 4 novembre si «celebra» la giornata nazionale delle forze armate, fissata con la Legge 1 marzo 2024, n. 27, che ne ha ribadito ufficialmente il valore storico, civile e di coesione nazionale. Da diversi anni ormai all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università arrivano segnalazioni da tutto il territorio nazionale di coinvolgimento delle scuole nella «celebrazione» di questa giornata, proposta alle scuole con modalità ambigue e non rispettose degli organi collegiali. È estremamente importante interrompere la normalizzazione di questi eventi e per questo mettiamo a disposizione di studenti, studentesse, genitori e docenti il nostro Vademecum contro la militarizzazione delle scuole per opporsi, con tutte le coperture normative, a questi eventi. Consultatelo, adeguatelo alla vostra specifica situazione e usatelo! Usate anche la stampa locale per denunciare la compilcità delle scuole nella militarizzazione della società. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle univeristà vi sosterrà e rilancerà le vostre lotte. Inoltre, per contrastare questa deriva militarista nel nostro Paese con una adeguata presa di coscienza su ciò che sta accadendo a livello nazionale e internazionale, l’Osservatorio ha organizzato un Corso di Formazione con esonero dal servizio per la giornata del 4 novembre in collaborazione con il Polo Europeo della Conoscenza – I.C. Bosco Chiesanuova di Verona dal titolo “Impatto e prevenzione dei modelli violenti nella società e nei mass media”. Clicca qui per l’iscrizione. Infine, per il pomeriggio del 4 novembre invitiamo le realtà territoriali e le associazioni pacifiste, antimilitariste e nonviolente a mobilitarsi per di una giornata di mobilitazione in piazza atta a promuovere la cultura della pace per opporsi alla crescente militarizzazione di ogni spazio sociale. Seguite le nostre pagine per rimanere aggiornat@ sulle piazze che si stanno attivando in tutto il Paese con lo slogan Il 4 novemre non è la nostra festa! 4 novembre CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE, AVANTI CON L’OBIEZIONE DI COSCIENZA TOTALE E COLLETTIVA! -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Convegno di formazione 4 novembre: “Impatto e prevenzione dei modelli violenti nella società e nei mass media”
MERCOLEDÌ, 4 NOVEMBRE 2026, ORE 8.30 -13.00 ONLINE Nel contesto contemporaneo, caratterizzato da una pervasiva esposizione a linguaggi complessi, tecnologie digitali e rappresentazioni mediali ad alto contenuto di aggressività, la scuola si trova ad affrontare sfide educative senza precedenti. Per rispondere a questa urgenza pedagogica, la rete di istituzioni educative Polo Europeo della Conoscenza – I.C. Bosco Chiesanuova, in collaborazione con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promuove un importante incontro di formazione online dedicato a docenti e genitori. Questo corso di formazione rappresenta un’opportunità fondamentale per riaffermare il ruolo centrale degli adulti di riferimento, come presidio di pace, dialogo e consapevolezza critica. L’iniziativa si propone di fornire strumenti critici e metodologici per decodificare e disinnescare i modelli di violenza presenti nella società contemporanea, promuovendo al contempo pratiche pedagogiche orientate alla cultura della pace e della nonviolenza. Attraverso un percorso articolato in quattro moduli interconnessi, esperti di rilievo accademico e culturale analizzeranno le diverse sfaccettature del problema: PROGRAMMA 8:30 – 8:40 Saluti di Roberta Leoni Presidente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università 8:40 – 8.50 Giulia Bausano, Docente Introduce il tema: “La scuola tra realtà e finzione” e presenta 8:50 – 9:30 Dario Bassani, Autore, filosofo ed esperto di comunicazione editoriale “L’impatto dei giochi di violenza e guerra nei processi di nuove dipendenze” Dario Bassani è saggista, filosofo ed esperto di comunicazione editoriale italiano. Attualmente è Responsabile Editoriale, cura, scrive ed edita i contenuti multimediali, inclusi video saggi e podcast come Domande Prime, per il progetto culturale Lucy sui mondi. 9:30 – 9:40 Renata Puleo, Dirigente scolastica Introduce il tema: “La scuola e i suoi linguaggi” e presenta 9:40 – 10:20 Davide Borrelli, Professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli “Disinnescare la violenza strutturale insita nel linguaggio pubblico” Davide Borrelli è docente di Sociologia dei processi culturali e Politiche della valutazione presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. 10:20 – 10:30 Michele Lucivero, Docente Introduce il tema: “A scuola di pacifismo” e presenta 10:30 – 11:10 Stefano Cobello, Insegnante, sociologo e pacifista “Pedagogia nera e pedagogia bianca – Modelli pedagogici a confronto: loro potenzialità nella crescita e nell’educazione” Stefano Cobello è un insegnante, sociologo, pacifista, fondatore e coordinatore del Polo Europeo della Conoscenza – Europole. 11:20 – 11:30 Alessandra Mancuso, Docente Introduce il tema: “A scuola di STEM” e presenta 11:30 – 12:10 Stefano Borroni Barale, Fisico teorico, docente, saggista “Tecnologie digitali in educazione: progresso o controllo?” Stefano Borroni Barale è un fisico teorico, docente, saggista e attivista italiano, noto in particolare per il suo impegno nella divulgazione legata al software libero, già ricercatore per l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare [INFN] all’interno del progetto EU-DataGrid. IL CORSO DI FORMAZIONE COME AGGIORNAMENTO PER I/LE DOCENTI CON ESONERO PER LA GIORNATA SCOLASTICA. I/LE DOCENTI (A TEMPO INDETERMINATO E DETERMINATO) HANNO DIRITTO A 5 GIORNI DI ESONERO DAL SERVIZIO PER ANNO SCOLASTICO PER PARTECIPARE AD ATTIVITÀ DI FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO, IN BASE ALL’ART. 36 DEL CCNL SCUOLA 2019-2021. Al termine degli interventi ci sarà spazio per le domande e per un dibattito costruttivo. Infine verranno proiettati dei video per i saluti finali. L’iniziativa è aperta a docenti, dirigenti, educatori e famiglie. L’incontro sarà online. Il link sarà mandato solo agli iscritti. La partecipazione è gratuita. L’attestato finale è valido per l’aggiornamento in servizio per gli Insegnanti. Per qualsiasi domanda su registrazioni, certificazioni presenze, certificati si rimanda alle FAQ. Per iscriversi clicca qui. Il link sarà mandato alla mail data in fase di iscrizione. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Contrarietà degli ecopacifisti all’accordo tra Esercito e città metropolitana di Napoli
COMUNICATO CONGIUNTO VAS NAPOLI/ MIR NAPOLI – 13.10.26 Il 12 ottobre 2026, nella sede del Consiglio Metropolitano di Napoli, si è stipulato un protocollo d’intesa tra la Città Metropolitana, rappresentata dal Sindaco Gaetano MANFREDI, ed il Comandante Terr/le Sud dell’Esercito Italiano, Gen. C.A. Andrea DI STASIO.  Fine dichiarato dell’accordo sarebbe: “la realizzazione di iniziative congiunte finalizzate alla promozione e valorizzazione del territorio metropolitano, del patrimonio storico, culturale, paesaggistico e ambientale, anche attraverso eventi sportivi, culturali, educativi e sociali”. Nel corso della conferenza stampa per la ratifica di questo protocollo d’intesa, il Gen. DI STASIO, oltre a ribadire che questo accordo alimenta la sinergia tra istituzioni per valorizzare il territorio, ha dichiarato che l’Esercito lo farà “promuovendo la cultura della Difesa, i valori costituzionali, la legalità, la solidarietà e il senso civico, valorizzando le competenze tecniche, sportive, e organizzative per progetti rivolti alle scuole, ai giovani e alla cittadinanza”. «Dissentiamo completamente da questa idilliaca visione del rapporto tra forze armate e territorio metropolitano di Napoli, uno dei più militarizzati d’Italia – afferma Ermete FERRARO, responsabile della sede napolitana del M.I.R. Italia e del locale Circolo metropolitano V.A.S. di Napoli – Abbiamo ripetutamente denunciato l’incessante processo di militarizzazione della società civile e delle istituzioni formative, unito alla narrazione sul presunto ruolo delle istituzioni militari nella salvaguardia dell’ambiente, a fronte di problemi energetici ed ecologici causati invece proprio dalle forze armate e dalla loro occupazione del territorio senza limiti né controlli». Gli ecopacifisti di Napoli – ricordando che sta iniziando una rischiosa esercitazione nucleare della NATO sulle nostre teste – si dissociano da tali inopportune intese ed invece sostengono progetti di educazione ambientale e  formazione alla pace, al disarmo e alla difesa civile, popolare e nonviolenta. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Il 4 novembre non è la nostra festa! Appello dell’Osservatorio contro la militarizzazione
In questi giorni si stanno moltiplicando in tutto il Paese le circolari e gli inviti alle scuole per le iniziative legate alla celebrazione del 4 novembre come Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate. Simili celebrazioni rappresentano un ulteriore passo in avanti rispetto al processo di normalizzazione della guerra e di marginalizzazione della cultura della pace che quotidianamente come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denunciamo. Si tratta a nostro avviso di una ennesima narrazione falsa ed edulcorata, che tace sulla violenza e sulle distruzioni della guerra, facendo leva su quegli interventi delle Forze armate – in occasione, per esempio, di calamità naturali – che in realtà potrebbero essere svolti da un altrettanto valido servizio civile. Un tentativo di far accettare supinamente alle nuove generazioni l’inevitabilità delle guerre, eludendo ogni forma di riflessione critica sul tema. Si profila quindi un altro 4 novembre che mira a portare dentro le scuole una forte ventata di nazionalismo, attraverso la retorica del compimento dell’unità nazionale, e di militarismo, facendo ricorso alla retorica del sacrificio: «si intende ricordare, in special modo, tutti coloro che, anche giovanissimi molto giovani, hanno sacrificato il bene supremo della vita per un ideale di Patria e di attaccamento al dovere: valori immutati nel tempo, per i militari di allora e quelli di oggi». Noi, proprio perché abbiamo il massimo rispetto per chi ha perso la vita nel corso del primo conflitto mondiale, pensiamo che la riflessione sul 4 novembre debba indagare i fatti storici, sottraendoli alla retorica militarista. Il nostro obiettivo è quello di “gettare” finalmente la guerra fuori dalla storia. Va innanzitutto ricordato che la Prima guerra mondiale fu per il nostro Paese una guerra di aggressione. Fu, infatti, l’Italia a dichiarare guerra all’Austria, dopo aver sottoscritto il Patto di Londra, un accordo con il quale Francia, Gran Bretagna e Russia assicuravano all’Italia, in caso di vittoria, l’espansione dei propri confini anche in territori in cui la popolazione italiana era in netta minoranza. Territori nei quali pochi anni dopo avvenne l’italianizzazione forzata ai danni di lingue e tradizioni autoctone. È di tutta evidenza che non si trattava tanto di completare il percorso risorgimentale verso l’unità nazionale, intriso anch’esso di massacri di popolazioni del Sud inermi e di false promesse di riforme sociali, quanto invece di riaffermare il carattere imperialistico di un’Italia che rivendicava il diritto all’occupazione e allo sfruttamento economico di altri Paesi, né più né meno di altre potenze coloniali europee. Contro questa narrazione a senso unico è fondamentale ricordare la diffusa opposizione di tanti soldati verso i comandi, che sfociò in diversi episodi di diserzione e renitenza alla leva con conseguenti condanne nei tribunali militari e decimazioni al fronte: circa 870mila denunciati, 350mila processi celebrati, 170mila condanne eseguite. La ferocia dei comandi militari, le decimazioni, le condizioni bestiali in cui i militari italiani si trovarono in trincea sono tutti elementi, ampiamente riconosciuti dalla storiografia, che devono di necessità entrare in una riflessione didattica attorno alla Prima guerra mondiale. Un conflitto che Papa Benedetto XV definì prima “un’orrenda carneficina” che disonora l’Europa e successivamente una “inutile strage”. Ci sono dunque fondati motivi per evitare una ricostruzione storica tanto acritica quanto appiattita sulla propaganda militarista odierna o, ancor peggio, retorica e bellicista, di questo tragico periodo storico. Soprattutto oggi, in un mondo ancora attraversato da numerosi conflitti, quello in Ucraina e quello che ha già visto il massacro di 75.000 palestinesi, compresi donne e bambini, è necessario difendere e diffondere la cultura della pace per contribuire a realizzare il fine politico e storico della “pace perpetua” per l’intera umanità, così come prescritto nella nostra Costituzione. Nel contesto attuale, le celebrazioni del 4 novembre, Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate, diventano, perciò, l’occasione per esaltare non solo il passato bellicista, ma il presente sostegno alla guerra. Non intendiamo, a cent’anni di distanza da quei tragici eventi, annacquare la storia e la storiografia nell’esaltazione acritica delle idee di patria e del dovere dentro un sistema di disvalori in cui il sacrificio della propria vita e l’annientamento del nemico vanno a braccetto con le malsane idee di vittoria e gloria perpetua. La guerra, qualsiasi guerra, è solo morte e distruzione. La guerra non ammette vincitori. Per tutte queste ragioni, e per molte altre osservazioni che potrebbero essere aggiunte, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università propone per il prossimo 4 novembre una giornata di riflessione e approfondimento, una giornata da declinare nelle forme che le realtà territoriali riterranno opportune, individuando luoghi e percorsi che possano contribuire a rimettere in discussione la “voglia di guerra” che attraversa le classi dirigenti, e non solo loro, del nostro Paese. Facciamo appello, in particolare, a tutte le persone che operano nell’ambito della formazione, ma non solo a loro, per la segnalazione di tutte le iniziative che vedono coinvolte le Forze Armate nelle scuole e delle università per diffondere la narrazione militarista legata alla celebrazione del 4 novembre. Invitiamo, inoltre, le realtà territoriali e le associazioni pacifiste, antimilitariste e nonviolente a mobilitarsi per di una giornata di studio, a scuola e fuori dalla scuola, atta a promuovere la cultura della pace per opporsi alla crescente militarizzazione di ogni spazio sociale. Per segnalazioni e contatti: osservatorionomili@gmail.com Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Pax Christi Pistoia: La pace si impara: smilitarizziamo le scuole
COUNICATO STAMPA Pax Christi Punto Pace Pistoia esprime preoccupazione per il coinvolgimento delle scuole pistoiesi nella Festa della Brigata Paracadutisti Folgore, prevista il 23 ottobre allo stadio Melani. La preoccupazione è ancora maggiore perché la manifestazione si svolge nell’anniversario della battaglia di El Alamein, combattuta nel 1942 dall’esercito dell’Italia fascista. Celebrare una guerra combattuta per gli obiettivi coloniali e razzisti del regime fascista è particolarmente grave, soprattutto quando si coinvolgono le giovani generazioni. La scuola deve essere un luogo di conoscenza, pensiero critico ed educazione alla pace, non uno spazio di celebrazione della cultura militare. Per questo Pax Christi si impegna, attraverso la campagna “Scuole smilitarizzate” e la partecipazione di Pax Christi Italia all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, a contrastare la presenza crescente del mondo militare nei luoghi della formazione. Crediamo che ragazze e ragazzi debbano essere educati ai valori della Costituzione, a partire dall’articolo 11: l’Italia ripudia la guerra. E’ importante studiare la storia per imparare a riconoscere le conseguenze della guerra, prevenirne le cause e costruire alternative alla violenza. Non crediamo che la guerra sia una soluzione inevitabile. Lavoriamo per la pace, il disarmo, la difesa civile nonviolenta e l’autodeterminazione dei popoli. Vogliamo una scuola che aiuti le nuove generazioni a costruire un futuro in cui i conflitti si affrontino con il dialogo, la diplomazia e la cooperazione, non con le armi. Educare alla pace significa scegliere la Costituzione, custodire la memoria storica per costruire alternative alla guerra. Pax Christi – Punto Pace Pistoia -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Toscana per la Palestina: stop agli accordi con Israele
Il genocidio a Gaza e le violazioni israeliane dei diritti umani e del diritto internazionale sono resi possibili dal sostegno che il sistema politico-economico occidentale, e non solo, garantisce a Israele. La mancanza di azioni concrete per interrompere questo ciclo di impunità è inaccettabile e ingiustificabile. Il diritto internazionale impone non solo agli Stati, ma anche agli enti territoriali di NON SUPPORTARE in alcun modo questi crimini. Bloccare gli impianti foto o agrivoltaici della Shikun & Binui e di altre società israeliane direttamente responsabili di crimini nei Territori Palestinesi Occupati è un obbligo legale, oltre che una dimostrazione di coerenza con le dichiarazioni e gli impegni presi dalla Regione Toscana di voler sostenere i diritti del popolo palestinese. La transizione ecologica deve essere anche etica e rispettosa dei diritti fondamentali delle persone. Chiediamo l’interruzione di ogni rapporto con Israele. È assurdo che debbano essere i/le cittadini/e ad esigere dalla Regione il rispetto dei diritti umani, inserito nello Statuto della Regione Toscana. Chiediamo rispetto per la popolazione locale ed i territori. Le richieste legittime dei/lle cittadini/e non vanno ignorate: basta decisioni alle loro spalle, basta dichiarazioni di comodo a cui non seguono mai i fatti. Firenze per la Palestina Coordinamento Valdera per la Palestina Coordinamento per la pace di Grosseto Collettivo Diritti in Palestina – Ribolla CSA Intifada – Empoli Global Sumud Flotilla Toscana Pisa per la Palestina Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università – Toscana Pitigliano per la Palestina Flotilla di terra Livorno BDS Firenze e dintorni Digiuno Gaza – ToscanaCoordinamento Versilia per la Palestina Ass. Livorno Palestina Coordinamento Empoli per la Palestina Comitato Palestina – Siena Sanitari per Gaza – Toscana Freedom Flotilla Viareggio La Scuola per la Palestina – Toscana Laboratorio per la Pace – Orbetello La Sinistra di Collesalvetti Forum per la Pace – Versilia -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Sciopero 30 ottobre e mobilitazione 4 novembre: la conoscenza contro la guerra
RAFFORZIAMO LO SCIOPERO DEL 30, COSTRUIAMO IL 4 NOVEMBRE: LA CONOSCENZA NON MARCIA INVITA ALLA DISCUSSIONE A COSA SERVE LA CONOSCENZA SE NON PRODUCE UNA IDEA DI FUTURO? La campagna “La conoscenza non marcia” è cresciuta nel tempo: è partita da un insieme di docenti universitari, coinvolgendo poi diverse organizzazioni del mondo della scuola, del sindacalismo conflittuale, delle organizzazioni di studenti e studentesse. Nell’ultimo mese questa rete ha prodotto il lancio ufficiale della petizione alla Camera, raccogliendo un numero di firme (oltre 4mila) al di sopra delle aspettative, e un numero di piazze rilevante: il 28 settembre sono state prodotte iniziative in 25 città intorno alla raccolta firme. A queste vanno aggiunte le decine di iniziative in scuole, università e spazi cittadini, avvenute prima e dopo la data di lancio. Ma, al di là dei numeri, abbiamo verificato la pertinenza dello strumento, radicale nei contenuti ed agibile per tutte e tutti. Soprattutto, ci sembra sia un meccanismo in grado di produrre iniziativa politica, agitare la mobilitazione e saldare il settore (strategico) della conoscenza con gli altri comparti produttivi che si stanno attivando nell’ambito del più generale contrasto alle tendenze alla guerra generalizzata, totale, sicuramente imperialista e probabilmente nucleare. La scelta che abbiamo fatto fin dall’inizio è quella di una alleanza – tra docenti e studenti, oltre che tra scuola e università – di energie indipendenti che oggi vanno necessariamente messe in dialettica con il contesto storico in cui appaiono diverse scintille in grado di trasformarsi in fuochi ardenti e che vedono nell’istruzione un contenitore di contraddizioni su cui agire: le mobilitazioni contro la leva in Germania, le occupazioni e la determinazione messa in campo dal mondo studentesco francese, lo sciopero internazionale dei porti, la ripresa in piazza dell’opposizione al genocidio del popolo palestinese, le diverse occupazioni negli istituti superiori nel nostro paese, sembrano disegnare un quadro rinnovato di opposizione alla guerra imperialista che si salda con il disagio per le condizioni di vita quotidiana di masse sempre più allargate di persone. La conoscenza non marcia ha fatto parte di quella enorme assemblea dei portuali di Genova lo scorso 3 ottobre, che ha lanciato lo sciopero del 30 ottobre, adesso diventato sciopero generale. Riteniamo necessario e fondamentale costruire un percorso che rafforzi quell’ipotesi di rilancio che potrebbe generare un meccanismo analogo al “blocchiamo tutto” dello scorso autunno, così come pensiamo sia doveroso costruire una mobilitazione generalizzata il 4 novembre, nella giornata delle forze armate da sovvertire simbolicamente nella giornata di opposizione alla guerra. Per questi motivi invitiamo tutte le realtà aderenti a La conoscenza non marcia, e tutte le soggettività che vi ruotano intorno, ad una assemblea online il 28 di ottobre alle ore 16: stiamo proponendo una assemblea vera, che abbia il 30 ottobre e il 4 novembre come obiettivi, e la prosecuzione di un percorso comune come orizzonte. Pensare che esse possano essere affrontate e risolte nei dibattiti interni a quei mondi, è un errore fatale, figlio di una idea narcisista e solipsistica della cultura: viceversa, è necessario costruire un dialogo costante con l’esterno. Vi invitiamo a discuterne il 28 ottobre: scrivici per il link info@laconoscenzanonmarcia.com. Qui la pagina Facebook. Sito ufficiale: laconoscenzanonmarcia.com -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Open Jam, studente Liceo Marconi contesta Leonardo: «complice del massacro del popolo palestinese e del genocidio»
Durante il Festival Open Jam 2026, organizzato da TEHA Group a Parma il 7 e 8 ottobre, uno studente del Liceo Scientifico Statale “Guglielmo Marconi” è intervenuto al microfono contestando la presenza di Leonardo S.p.A., che secondo TEHA ha collaborato all’evento. Secondo Open (clicca qui per la notizia), tra i presenti c’erano rappresentanti dell’azienda. Nel video diffuso lo studente chiede: «Con che credibilità venite a parlarci di alternative, di futuro e di prospettive presentandoci delle industrie belliche come Leonardo complice del massacro del popolo palestinese e del genocidio». Parla di «investimenti di decine di milioni in armi, bulldozer, F35» e accusa le aziende del settore di «lucrare sul riarmo», citando i piani di riarmo e la NATO. Collega il riarmo ai «definanziamenti alle nostre scuole»: «Noi facciamo lezione in aule da quindici persone in trenta studenti». Aggiunge che all’istruzione vengono fatti «tagli milionari» e alla sanità «lasciate le briciole», mentre «voi prendete miliardi». Chiude: «Questo è il nostro futuro e ce l’avete strappato via voi». Il video è stato diffuso inizialmente dalla pagina del Fronte della gioventù comunista,  non sono riportate repliche di Leonardo o degli organizzatori, né risultano dichiarazioni ufficiali da parte degli organizzatori e dell’azienda. Studente “Marconi” di Parma contesta Leonardo SpA Open Jam è, nelle parole di TEHA Group, «la piattaforma dedicata alle nuove generazioni» che organizza nel corso dell’anno eventi per studenti, giovani professionisti e docenti. Il festival annuale, di due giorni, è presentato come un «grande festival sul futuro del lavoro, aperto agli under35», con l’obiettivo di costruire con i giovani un «manifesto» sul lavoro. Il programma alterna plenarie con ospiti a workshop e jam session in parallelo. Dal 2025 e per tre anni Parma è la base operativa dell’iniziativa, in vista del 2027, quando la città sarà Capitale europea dei giovani. L’edizione 2026 aveva per tema i «movimenti collettivi», esplorati attraverso tre dimensioni: identità, tempi e spazi. Secondo TEHA, il festival si è aperto con i saluti del sindaco di Parma Michele Guerra. Tra gli ospiti, l’ex nazionale di rugby Giovan Battista Venditti, che ha parlato di lavoro di squadra, e la giornalista Silvia Boccardi, sul tema di «come informarsi bene oggi». L’evento ha avuto il patrocinio di Regione Emilia-Romagna, Comune di Parma, ART-ER, Università di Parma e Università Cattolica del Sacro Cuore, ed è stato organizzato in collaborazione con Confartigianato Imprese, Lactalis Italia e Leonardo. Alle attività hanno partecipato classi di cinque istituti: ISISS “Galilei Bocchialini” (San Secondo Parmense), ITIS “Leonardo Da Vinci” e Liceo “Marconi” (Parma), ITS “Angelo Rizzoli” (Milano) e ITS Logistica Sostenibile (Piacenza). La scheda TEHA non precisa in cosa sia consistita la collaborazione di Leonardo né in quale sessione. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università solidarizza con le domande poste dallo studente. Le sue osservazioni toccano i punti nevralgici della questione: la complicità delle aziende italiane e dello Stato nel genocidio del popolo palestinese; le ricadute economiche delle politiche di riarmo, con meno risorse per scuole e sanità, che necessitano invece di un’inversione sugli investimenti; la spinta nei confronti dei giovani affinché si orientino verso carriere militari o settori legati alle armi e alla difesa. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La Sicilia fa scuola? No, fa vetrina. La passerella agli Stati Generali dell’Istruzione a Palermo
Ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, il 14 e 15 ottobre, vanno in scena gli Stati Generali dell’Istruzione con l’atto finale di un percorso che è iniziato nel 2025, con otto incontri provinciali, rimasti in realtà mere tappe istituzionali non aperte ai territori. La presentazione ufficiale parla di grande ascolto dal basso per rilanciare la scuola siciliana, con INDIRE a garantire il supporto scientifico. Parole d’ordine: innovazione didattica, inclusione, legalità, intelligenza artificiale, contrasto alla dispersione, orientamento, sistema 0-6, filiera 4+2. Basta leggere le carte per capire che la ragione dell’evento è un’altra. Gli stessi documenti dell’Assessorato dicono che gli otto incontri, giunti al secondo anno consecutivo nel 2026, servono a «tracciare un bilancio delle iniziative avviate negli ultimi quattro anni dal governo Schifani». L’obiettivo, scritto nero su bianco, non è decidere insieme il futuro, ma illustrare gli interventi già attuati, quelli in fase di realizzazione, e quelli programmati, e comunicare quanto è stato realizzato finora. Non è una rifondazione, è una rendicontazione di fine mandato. E, infatti, la vetrina è già pronta: 700 milioni di euro annunciati e presentati come investimento in edilizia, nuove tecnologie, aule immersive e laboratori, progetti di educazione alla legalità e di contrasto al disagio. La scuola viene raccontata come cantiere, non come luogo dove si discute su cosa insegnare, come insegnare e perché in Sicilia quasi un ragazzo su cinque abbandona prima di finire il percorso scolastico o formativo. È qui il primo ribaltamento: si mette al centro l’hardware, non il software. Si contano i banchi, le LIM, i climatizzatori, non le ore di tempo pieno che mancano, non le cattedre di sostegno coperte al 70% da precari. La forma della partecipazione smentisce da sola la retorica dell’ascolto. L’invito formale è riservato ai dirigenti scolastici, con modulo da compilare e scadenza. Restano fuori tutti gli altri soggetti che la scuola la vivono ogni giorno: studenti e studentesse, genitori, personale ATA, docenti precari, educatrici dei nidi, il terzo settore che ogni giorno argina la povertà educativa nei quartieri. I docenti possono entrare nei workshop solo se iscritti dal dirigente. Questa non è un’assemblea di tutti gli ordini di scuola, è una platea selezionata dall’alto per avallare indirizzi già definiti. E le decisioni già prese hanno due nomi precisi: 0-6 e 4+2. Lo 0-6, sulla carta, dovrebbe essere la nostra frontiera più avanzata: il sistema integrato che tiene insieme nido 0-3 e scuola dell’infanzia 3-6, con pari dignità educativa e continuità pedagogica. È un principio sacrosanto, che viene dal miglior pensiero pedagogico italiano. In Sicilia significa, però, fare i conti con il vuoto. In oltre trecento comuni il nido non esiste proprio. A mancare non è il coordinamento pedagogico, mancano gli edifici, il personale, il servizio. Abbiamo una regione dove il diritto all’educazione nei primi mille giorni di vita è geograficamente negato. Parlare di sistema integrato senza partire da questi dati significa trasformare un diritto negato in una procedura da rendicontare. L’integrazione smette di essere una conquista materiale per bambine e bambini e famiglie e si riduce a un timbro, un attestato finale INDIRE che certifica l’integrazione di un servizio che nei fatti non esiste. Il 4+2 rende ancora più evidente la sua funzione ideologica. Oggi la secondaria di secondo grado dura cinque anni. Con la nuova filiera tecnologico-professionale diventa quattro anni a scuola più due anni di ITS Academy, l’alta formazione tecnica post-diploma. L’obiettivo dichiarato è accelerare il passaggio al lavoro e consentire l’allineamento ai modelli europei. In realtà è una biforcazione precoce e classista. A quattordici anni, in territori dove la dispersione sfiora il 19%, proporre un diploma quadriennale abbreviato e depotenziato significa creare un canale a basso valore legale fuori dal circuito prestabilito, cucito sui fabbisogni del tessuto produttivo locale. Per chi può permetterselo resta il quinquennio liceale e l’università, il tempo lungo dello studio, la possibilità di cambiare idea. Per gli altri, per i ragazzi delle periferie, delle aree interne, la filiera rapida rischia di diventare destinazione obbligata, la scorciatoia per poveri spacciata per modernità. A rendere tutto più moderno, il programma della due giorni propone come metodologie di supporto e orientamento le Thinking Routine di Harvard, nate per rendere visibile il pensiero critico, per insegnare a sostare nel dubbio. Qui, però, tali strategie educative vengono usate al contrario: come percorso di addestramento morbido per confermare la vocazione tecnica già scelta. Non servono a mettere in discussione, servono a razionalizzare. Messi in fila, 0-6 e 4+2 disegnano una linea retta senza interruzioni: al nido impari a conoscerti, a quattordici anni a progettarti, a diciotto a produrre. È lo slogan stesso del modulo di orientamento: “Dal conoscersi al progettarsi”. Sembra empowerment, in realtà è un binario unico in cui ogni tappa conferma la precedente, canalizza senza orientare. L’orientamento vero prevede crisi, ripensamenti, deviazioni, la possibilità di cambiare idea, anche quando costa tempo e fatica. E in questo quadro c’è un rimosso enorme, che rivela più di ogni altra cosa la natura di vetrina dell’evento: i CPIA, i centri provinciali per l’istruzione degli adulti, creati per decreto nel 2012 e a regime dal 2015. Eredi delle vecchie scuole serali, oggi tengono in piedi, in tutta Italia, il percorso di circa 185 mila persone straniere che chiedono alfabetizzazione e titoli di studio; oggi i CPIA vengono indicati dallo stesso governo, nell’ultimo decreto scuola, come il perno per la formazione linguistica dei genitori stranieri. In tutto il paese sono 130 centri con 692 sedi associate. Il problema è rappresentato dalle carenze strutturali che i CPIA materialmente vivono: non dispongono di una sede propria e sono ospitati in locali di altre scuole, al pomeriggio, quando finiscono le lezioni regolari; non hanno organici stabili e sono penalizzati dall’assenza di insegnanti non specificamente formati. Ci sono, soprattutto nelle grandi città come Palermo e Catania, liste d’attesa consistenti. Risulta, così, evidente il paradosso: come si può organizzare un confronto, sull’integrazione, sull’inclusione, sullo 0-6, sul rapporto tra scuola e famiglie, lasciando fuori la rete che ogni giorno costruisce il ponte linguistico con quelle famiglie. La loro assenza ai Cantieri culturali non è una dimenticanza, è una scelta politica: i CPIA raccontano una scuola povera, senza sede, precaria, che non si può mettere in vetrina. A chiudere il cerchio arrivano due interventi simbolo che, più di ogni altro, rivelano l’ideologia di fondo nella preparazione dei lavori. Il primo è Geopop, un progetto editoriale di divulgazione scientifica che utilizza il format e il linguaggio dei social. Portare il modello dei milioni di views dentro la scuola significa suggerire velatamente che se la scuola non funziona è perché i docenti non sanno comunicare in modo abbastanza accattivante. È una scorciatoia pericolosa. Mafia e povertà educativa non diventano più comprensibili se rese “semplici, ingaggianti, memorabili”. Si trasformano in altro: si riducono a intrattenimento. Il secondo intervento è rappresentato dal modulo su competenze e valori come leva per la competitività europea. Qui il lessico tradisce tutto. La scuola smette di essere luogo di emancipazione, spazio di formazione delle cittadine e dei cittadini, e diventa leva, ingranaggio e strumento utile a competere con USA e Cina. L’alunna/o non è più persona, è capitale umano. Tutto questo rende finto il titolo stesso poiché la scuola smette di essere comunità che apprende e diventa brand regionale. Da un lato si dice “il sapere cresce quando le voci si incontrano“, dall’altro si celebra la presenza delle “voci più autorevoli“. Ma se il sapere ha bisogno di tutte le voci, una platea di soli autorevoli è la sua negazione. Un vero momento costituente farebbe l’esatto opposto. Partirebbe dai nodi rimossi: dai nidi comunali che mancano, dai Cpia senza sede e con le liste d’attesa, dal sostegno precario al 70%, dal tempo pieno ridotto a privilegio per pochi, da quel 4+2 che rischia di trasformarsi in scorciatoia per poveri. Un vero momento costituente restituirebbe potere vincolante, non consultivo, a chi la scuola la vive ogni giorno. AI CANTIERI ALLA ZISA NON SERVE UNA VETRINA. SERVE UN’ASSEMBLEA VERA. ‎ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università, Palermo Pubblicato anche su www.pressenza.com. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Inceppare la macchina bellica dai porti alle scuole
COME OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ RACCOGLIAMO L’APPELLO DEI PORTUALI PER LA MOBILITAZIONE DEL 30 OTTOBRE E MANTENIAMO LO SCIOPERO DELLA SCUOLA PER IL 4 NOVEMBRE. «Siamo portuali, quindi magari abbiamo le mani sporche, magari sono macchiate di ruggine, magari sono unte di grasso, ma non saranno mai sporche di sangue». Portuale di Liman-İş (Turchia) Ieri sabato 3 ottobre a Genova si è tenuta l’assemblea indetta dai portuali del CALP e da USB per organizzare le mobilitazioni del prossimo 30 ottobre. In quella data i portuali di quaranti porti in tutto il Mediterraneo incroceranno le braccia per rivendicare il loro rifiuto della guerra. Si tratta di una grande convergenza internazionale che stimano sarà in grado di fermare oltre il 60% del trasporto marittimo del Mediterraneo. BDS nel suo intervento è stata chiara: «La quasi totalità delle risorse militari che alimentano il genocidio viaggia per mare. E i porti sono il collo di bottiglia». Così che per ventiquattro ore quel meccanismo di approvigionamento di armi che permette il genocidio in Palestina si incepperà. Ma questa azione del 30 ottobre non intende limitarsi al comparto portuale. Questo è il messaggio del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali: tornate nelle vostre città e chiamate assemblee. Perché non è più soltanto una questione di coscienza. Non è più solo la necessità di collettivizzare una lotta per cui singoli lavoratori, civili!, si vedono oggi bersaglio di repressione solo per essersi rifiutati di trasportare armi a Montichiari (Brescia) come a Napoli. E il prezzo dei carburanti (e di conseguenza anche di tutto ciò che viene trasportato) lo dimostra tanto quanto gli alzabandiera con l’esercito in due scuole di Salerno e Caserta. Le conseguenze fattuali delle scelte della classe politica, dirigente e militare stanno colpendo la gente, stanno arrivando anche nel nostro quotidiano. Si parla tanto di difesa, ma da chi e da cosa? Secondo noi, non dal nemico della Patria, né dal diverso o dallo straniero nelle classi. Ma dalla guerra stessa, e da chi là ci vuole portare. Le analisi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, dal ddl antisemitismo alla riforma della difesa attualmente in corso, indicano che è in atto un attacco alla società attraverso la scuola. Un attacco che mira a israelizzare la società, costruendo una nuova identità collettiva che sia funzionale al conflitto permanente e quindi al mantenimento dell’attuale ordine delle cose. Dai porti alle scuole si cerca di renderci complici, di fondere “civile” e “militare” e di militarizzare la società. Diciamo no. Ma un no che è al tempo stesso anche un sì. Un’affermazione di un’alternativa di pace per tutti i popoli della Terra. Un’alternativa per cui ora abbiamo una possibilità per agire. Il 30 ottobre è un venerdì. Il mercoledì successivo sarà già il 4 novembre, la giornata “dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate”. Nonostante la vicinanza temporale, come Osservatorio abbiamo deciso di mantenere lo sciopero che abbiamo indetto per il 4 novembre per il comparto istruzione e ricerca. Invitiamo il mondo della scuola a convergere anche lì, sebbene l’obiettivo stavolta non siano i numeri ma, come dice Freire, il gesto. Con lo sciopero vogliamo: * contribuire affinché il 4 novembre diventi una data di contrasto alla militarizzazione delle scuole e delle università specifica per la scuola e condivisa. * dare la possibilità anche ai lavoratori e alle lavoratrici della scuola di inceppare la macchina bellica, rifiutandosi di partecipare e collaborare agli eventi di celebrazione militarista che saranno programmati in tante scuole di tutta Italia. Per questi motivi come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università partecipiamo alla giornata di mobilitazione del 30, organizziamo un convegno di formazione per il 3 novembre e manteniamo lo sciopero del 4 novembre con invito ad aderire11. Contro la guerra e il dominio in ogni sua forma e per un’alternativa di vita e di pace. A fine assemblea, blocco del varco che conduce al porto. > Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- 1. Per aggiornamenti sullo stato dello sciopero, consulta il Cruscotto degli scioperi nel pubblico impiego. ︎ -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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