Tag - comunicazioni

Voci critiche sulla PdL “Un’altra difesa è possibile”: non “complementarità”, ma “alternativa” alla guerra con l’obiezione totale e collettiva
In questi anni di costante e quotidiano lavoro di monitoraggio del livello di bellicismo nei luoghi della formazione e della società civile, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha segnalato e pubblicato numerosissimi casi di invasione delle forze armate nelle scuole, ma anche analisi approfondite sull’avanzare della “Cultura della difesa”, sul riarmo e sul contesto geopolitico in cui prendevano significato quelle iniziative. In un quadro caratterizzato da un radicale antimilitarismo, che accomuna tutte le componenti dell’Osservatorio, di cui diverse si riferiscono esplicitamente alla tradizione pacifista e nonviolenta, chi ha preso parte al suo percorso ha maturato via via la consapevolezza di un chiaro processo guerrafondaio in cui molte istituzioni, a partire dai governi e dagli apparati economici degli Stati che fanno affari con gli armamenti, per finire con le organizzazione internazionali, tra cui la NATO, stanno trascinando le popolazioni verso il baratro della guerra, cercando di indorare la pillola di una tragedia mondiale che deve necessariamente allertare per il semplice motivo che per la qualità e la quantità dell’arsenale a disposizione, la deflagrazione che si prevede non può che essere l’ultima, l’estrema e la definitiva misura per spazzare via l’umanità intera dalla faccia della Terra. E, allora, in considerazione di queste analisi e delle evidenze empiriche raccolte, chi si ritrova quotidianamente a costruire il sostrato concreto che costituisce il lavoro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, pur nella consapevolezza dello sforzo profuso da chi è stato coinvolto nell’estensione della PdL Un’altra difesa è possibile, la cui storia nell’ambito del movimento pacifista non è in discussione, vorrebbe mettere in evidenza tutte le perplessità che essa ha suscitato in ambienti e in soggetti con altrettanta comprovata fede pacifista, antimilitarista e nonviolenta, soprattutto in relazione al ruolo che il servizio civile verrebbe ad assumere nel contesto internazionale. Tra le varie perplessità emerse, si segnalano ad esempio: – Serena Tusini, sindacalista e docente tra le promotrici dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Contropiano» il 28 marzo 2026, critica aspramente la PdL sulla difesa nonviolenta, definendola una proposta datata e funzionale alla dottrina NATO della “difesa totale” (CIMIC), nella quale l’ambito civile è interamente e strutturalmente concepito come terreno operativo militare. Alla luce di questo, Tusini denuncia la proposta come uno strumento per militarizzare i cittadini, con il servizio civile che funge da “cavallo di Troia” per il ritorno della leva obbligatoria, criticando infine il terzo settore per favorire la privatizzazione dello stato sociale. – Michele Lucivero, giornalista e docente tra i promotori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Pressenza» il 6 maggio 2026, denuncia il rischio che il ritorno della leva obbligatoria in Europa trasformi il servizio civile proposto nella PdL in una difesa “complementare” subordinata alle logiche militari della NATO, tradendo così l’eredità etica di don Lorenzo Milani e la storia dell’obiezione di coscienza. Attraverso un’intervista a Rebecka Lindholm Schulz, referente della Società Svedese per la Pace e l’Arbitrato, viene analizzato il “modello svedese”, in cui il servizio civile dal 2026 include compiti di cybersicurezza e logistica strettamente integrati all’apparato bellico. Di fronte a queste dinamiche, l’autore solleva il dilemma morale di dover difendere alleanze militari che agiscono come oppressori e invita il movimento pacifista italiano, dove la leva non è ancora attiva, a una disobbedienza civile totale, proponendo anche la creazione di un fondo economico per sostenere chi rifiuta radicalmente la militarizzazione; – Antonino Drago, primo proponente di un progetto di legge sulla difesa popolare nonviolenta (1969), e Franco Dinelli, Direttore Centro Studi di Pax Christi, in un articolo pubblicato su «Il Fatto quotidiano» il 16 maggio 2026, criticano duramente la PdL, sostenendo che essa rischia di ridurre il servizio civile e la stessa “obiezione di coscienza”, che viene adombrata nel testo, a scelte subordinate alla difesa militare. Gli autori evidenziano la necessità di una vera autonomia per la difesa nonviolenta, avvertendo che un compromesso strutturale, “complementare”, “affiancato” e “integrato” con i Governi, sempre più ostaggi nella NATO, annullerebbe le alternative alla guerra; – Ermete Ferraro, presidente del Movimento Internazionale per la Riconciliazione, tra gli aderenti all’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio 2026 sul suo blog, ha definito la PdL Un’altra difesa è possibile una versione “minimalista” e compromissoria, che integra la difesa militare anziché rappresentare un’alternativa strutturale. Il dissenso si concentra sulla definizione di difesa “complementare” (Art. 1) e sulla mancanza di un dibattito interno profondo, evidenziando la stasi del movimento pacifista, adattatosi alla realpolitik. La posizione critica sottolinea la necessità di un programma costruttivo autonomo e coerente con la teoria della difesa “alternativa”; – Alfonso Navarra, coordinatore dei Disarmisti esigenti, tra i fondatori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio sul blog obiezioneallaguerra esprime molti dubbi sulla PdL perché essa non scalfisce affatto la vigente e incostituzionale subordinazione di una difesa civile rispetto a quella militare e rispetto a logiche sovranazionali offensive come quelle della NATO. Per creare un’alternativa non basta un 6×1000 del tutto legittimo ma individuale e minimo, occorre prendere miliardi di fondi pubblici, secondo Navarra, in primis da quella parte dello strumento militare che ha funzioni offensive, e ridestinarli per la pace. Questo accompagnato alla denuclearizzazione unilaterale, all’uscita dalla NATO e alla possibilità di esercitare pienamente e coerentemente con la Costituzione il diritto all’obiezione di coscienza. Per tutti questi motivi, la PdL Un’altra difesa è possibile, pur ponendosi l’intento di inserire, tra le altre cose, il servizio civile all’interno di un quadro costituzionale caratterizzato dalla difesa nonviolenta e non armata del proprio Paese, rischia di essere una misura non solo insufficiente sulla via del pacifismo, ma anche controproducente, dal momento che potrebbe rivelarsi uno strumento utile nelle mani dei guerrafondai. L’ambiguità del testo dell’iniziativa legislativa, infatti, nel richiamare “la complementarità” e non “l’alternativa” alla guerra e alla difesa armata, rischia di essere lo strumento attraverso il quale la strategia NATO della difesa totale s’incunea nella società civile, rendendo quest’ultima complice delle guerre d’aggressione in cui alcuni capi di Stato dissennati stanno cercando di trascinare un’alleanza militare da cui converrebbe, piuttosto, rapidamente uscire. Si tratta, dunque, di perplessità diffuse in maniera trasversale nel mondo pacifista, antimilitarista e nonviolento dovute all’equivocità, certamente non ricercata, ma non per questo meno patente, del testo in questione. Tuttavia, nello spirito democratico e pluralistico che connota la nascita dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, vorremmo, al più presto, riprendere insieme il dibattito intorno alla nostra proposta di obiezione totale a partire dalle indicazioni tracciate nel nostro Manifesto di Resistenza alla militarizzazione, che consideriamo l’ipotesi al momento più idonea per affrontare un contesto internazionale connotato da una normalizzazione della guerra. Un’obiezione totale e collettiva da esercitare in tutti i luoghi di lavoro e di formazione anche per arginare la propaganda per l’arruolamento nelle forze armate che si presenta spesso come unico sbocco lavorativo per zone sempre più depresse del nostro Paese. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Documento del Collegio Docenti IC “Fabrizio de André” di San Frediano a Settimo (PI) sulla Palestina
PUBBLICHIAMO E CONDIVIDIAMO IL DOCUMENTO DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO “FABRIZIO DE ANDRÉ” DI SAN FREDIANO A SETTIMO (PI) CHE DENUNCIA IL MASSACRO QUOTIDIANO DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE DI PALESTINA COSÌ COME DESCRITTO NELL’ULTIMO RAPPORTO DELLA COMMISSIONE INDIPENDENTE DELLE NAZIONI UNITE. L’INVITO È DI RICOMINCIARE A PARLARE DI GENOCIDIO PERCHÉ QUESTO CRIMINE NON SI È MAI ARRESTATO NONOSTANTE IL CESSATE IL FUOCO SIA STATO PROCLAMATO. COME DOCENTI ALZIAMO ANCORA LA VOCE. L’ultimo rapporto della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est e Israele, ci restituisce le cifre del genocidio che si sta consumando a Gaza da oltre due anni. I numeri, soprattutto quelli relativi ai minori, sono impietosi e registrano la morte di almeno 20.179 bambini e bambine, nonché il ferimento di altri 44.143. A ciò si aggiungono le conseguenze di natura psicologica dovute ai continui sfollamenti, ai lutti, alle separazioni familiari, all’insorgere di disabilità come esito dei bombardamenti, alla fame usata come arma di guerra e alla completa distruzione di scuole, università, ospedali e reparti per la maternità (con grave pregiudizio per la vita dei neonati e per la situazione demografica della popolazione palestinese). Le parole di Srinivasan Muralidhar, presidente della Commissione, riassumono perfettamente le intenzioni che stanno alla base delle operazioni “militari” messe in atto dall’esercito di Israele: «le prove dimostrano che i bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane» (https://www.ohchr.org/en/press-releases/2026/06/israel-continues-commit-genocide-and-otheratrocity-crimes-deliberately). Una situazione che peggiora giorno dopo giorno, nonostante il cessate il fuoco di ottobre 2025. Un’infanzia cancellata in maniera irreversibile attraverso tecniche di sterminio disumane, che pensavamo non potessero più ripetersi e che in realtà sono quotidianamente sotto i nostri occhi nel silenzio colpevole di tutte quelle democrazie che a parole dichiarano prioritaria la difesa dei diritti dei bambini e delle bambine. Come insegnanti, ma ancora prima come esseri umani, non possiamo assecondare questo silenzio. Così come non possiamo limitarci alle pur necessarie reazioni di sdegno e riprovazione nei confronti dei responsabili di questi crimini contro l’umanità. Abbiamo il dovere di non dimenticare e di non permettere che quanto succede in Palestina venga messo in secondo piano. Esprimiamo dunque l’intenzione di parlarne, sia tra di noi che con i nostri studenti e le nostre studentesse, per approfondire e contribuire a far conoscere una tragedia umana di cui ancora è difficile vedere la fine, e di lavorare affinché memoria e azione siano, per le nuove generazioni, strumenti per una lettura critica della realtà e richiamo a un impegno quotidiano per la difesa dei diritti di chi non ha voce. https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/62465-in-palestina-distrutta-lessenzadellinfanzia-lonu-conferma-israele-sta-continuando-il-genocidio PALESTINA LIBERA! -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Reggio Emilia, 12 giugno, Presidio pacifista in opposizione al convegno militarista di Confindustria
PRESIDIO PACIFISTA, 12 GIUGNO 2026, ORE 16.30 REGGIO EMILIA, VIA TOSCHI, 30 La Confindustria di Reggio Emilia organizza, oggi 12 giugno 2026, un convegno intitolato “Aeronautica, Difesa Aerospace: perimetro e regole del gioco“. A parte il titolo, che rivela immediatamente come in uno scenario geopolitico di guerra, in cui tutti i parametri di riferimento sono saltati, l’unico paradigma che resta stabile è quello del profitto, l’incontro mette in rilievo come si vada ridislocando l’assetto delle aziende rispetto alla committenza statale in merito al settore della difesa. Strategie territoriali e opportunità di azione vengono così ad essere messe a punto, alla luce dei nuovi orizzonti tecnologici e politici, di cui il mercato intercetta il potenziale economico, ma anche l’esigenza di costruire le adeguate compatibilità alle istanze belliche. Per questo come cittadini indiciamo un presidio davanti alla sede della Confindustria, oggi alle 16.30 in Via Toschi, 30 in opposizione a queste gravi derive di trasformazione degli assetti produttivi che piegano i territori sempre più alle dinamiche del profitto di guerra, integrando settori nevralgici del pubblico e del privato, in una logica securitaria capitalista e disumanizzante. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Repressione politica a Firenze: Solidarietà al Partito dei CARC
Interveniamo come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sulle deliranti azioni di repressione messe in campo ieri a Firenze contro i giovani attivisti del Partito dei CARC, su ordine della Procura o almeno col suo avallo (qui il link della notizia). Con un ridicolo mandato di perquisizione finalizzato non a ritrovare armi o oggetti pericolosi, ma solo dei volantini e del materiale informativo, si è celebrata l’ennesima finzione securitaria che vuole trasformare la normale lotta politica in una narrazione in chiave antisemita con annessa deriva securitaria. Quello a cui si è assistito ieri a Firenze non è un atto di tutela della sicurezza dei cittadini, ma un volgare esempio di repressione del dissenso nei confronti di una realtà che fa semplice attività politica. I fatti contestati divrebbero rientrare nel quadro della critica politica in un Paese civile… ma forse il punto è proprio questo: che Paese stiamo diventando? Esprimiamo la massima solidarietà ai compagni e alle compagne del Partito dei CARC colpite/i dalla censura repressiva posta in essere da chi si preoccupa solo del compiacimento dei potenti di turno, soprattutto se esponenti del sionismo per conto del Governo israeliano. sservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Comunicato per la liberazione di Domenico Centrone con testo per mailbombing
PUBBLICHIAMO ALCUNI AGGIORNAMENTI E IL TESTO DEL COMUNICATO DEL COORDINAMENTO MOLFETTA PER LA PALESTINA SULLA VICENDA DI DOMENICO CENTRONE, TRATTENUTO IN LIBIA. È POSSIBILE SOTTOSCRIVERE IL COMUNICATO A NOME DELLA VOSTRA ASSOCIAZIONE O COLLETTIVO ENTRO LE ORE 19.00 DI VENERDÌ 5 GIUGNO INVIANDO UNA MAIL A MOLFETTA.PALESTINA.COORDINAMENTO@GMAIL.COM. LA SOTTOSCRIZIONE È UTILE PER MANIFESTARE L’ADESIONE AL PRESIDIO DI SABATO 6 GIUGNO, MA SOPRATTUTTO È NECESSARIA PER DARE UNA ECO MAGGIORE ALL’APPELLO PER LA LIBERAZIONE DI NICO. ROMPIAMO IL SILENZIO. AGITIAMOCI E SCHIERIAMOCI DALLA PARTE GIUSTA DELLA STORIA. Domenico Centrone, insieme alle altre nove persone del Convoglio di Terra della Global Sumud trattenute in Libia, è apparso ieri, 3 giugno 2026, davanti al Procuratore libico, il quale ha disposto la continuazione della custodia cautelare fino alla prossima udienza. Sappiamo anche che il Console Generale a Bengasi ha presentato una nuova richiesta formale di visita consolare sia a Nico che a Dina, che speriamo venga accettata al più presto. La famiglia di Nico è informata sullo stato della detenzione e anche sui passi diplomatici effettuati nelle ultime ore per la sua tutela. Nico sta bene. Lo abbiamo visto da un video che sta circolando attraverso la pagina Instagram della Maghreb Sumud Organisation. Ora però, lo vogliamo libero e a casa perché la sua sola colpa è aver cercato di rompere l'assedio che sta annichilendo la Striscia di Gaza. Dobbiamo mobilitarci in tutti modi affinché la sua liberazione avvenga subito! Per questo alleghiamo in file Word il testo di un'email da inviare (in italiano e in inglese) alle autorità competenti. Fatelo e fate circolare il testo in modo che più persone possibili facciano sentire la loro voce. Per Domenico Centrone_mail bombing_testo ITA ENGDownload COMUNICATO STAMPA Il 15 maggio, durante il 78esimo anniversario della Nakba, Nico Centrone è partito con il Land Convy (carovana Sumud) da Tripoli alla volta del valico di Rafah per poter portare cibo, medicine e materiali per la ricostruzione alla popolazione della Striscia di Gaza stremata dal genocidio per mano di Israele. Il giorno 24 maggio una delegazione di dieci attivisti e attiviste, tra cui il nostro compagno, si è staccata dal resto del convoglio per andare a trattare il passaggio degli aiuti umanitari nei territori della Libia Est: da quel momento abbiamo perso i loro contatti. Al momento le dieci persone sono ancora trattenute dalle forze di polizia e non si hanno notizie certe sul loro rilascio. L’illegittimo trattenimento di Domenico rientra in un quadro generale più complesso, fatto di paura e repressione per tutte coloro che manifestano resistenza all’occupazione e che si oppongono al genocidio del popolo palestinese. In questo contesto di repressione generale e sistemica rientrano gli oltre 10.000 prigionieri politici palestinesi, molti dei quali vivono da decenni l’inferno delle carceri israeliane; in questa ottica dobbiamo inquadrare anche la istituita legge che prevede l’applicazione della pena capitale ai palestinesi in Cisgiordania per accusa di terrorismo a detta dell’occupante sionista, e in questo contesto di deumanizzazione generale del popolo palestinese si intensificano sempre di più gli attacchi dei coloni israeliani a scapito dei palestinesi della Cisgiordania, vivendo quotidianamente una dimensione di guerra civile, nella quale si organizza la resistenza all’occupante sionista. È proprio la resistenza palestinese in Cisgiordania che ci dimostra quanto il disegno di repressione riguardi anche i popoli occidentali complici del genocidio palestinese: esemplare è il caso di Anan Yaeesh, un resistente di Tulkarm, condannato in Italia a 5 anni e 6 mesi per “associazione con finalità di terrorismo” in un processo che è un attacco diretto alla resistenza palestinese. Per questo motivo saremo sempre affianco dei prigionieri politici incarcerati per la resistenza e l’autodeterminazione del popolo palestinesi: perché per noi è questo il modo di schierarsi dalla parte giusta della storia e opporci al sistema genocidario sionista. Essere al fianco di tutti i prigionieri politici significa schierarsi dalla parte dell’oppresso e far emergere tutte le complicità che ci sono tra il governo italiano e l’entità sionista e manifestare reale solidarietà verso il popolo palestinese. Nico ha sentito nel più profondo del suo cuore l’ingiustizia che vive quotidianamente la popolazione gazawi ed è proprio questo spirito di solidarietà autentica che lo ha animato per partire con il convoglio umanitario della Global Sumud Flotilla per portare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza, secondo pratiche di nonviolenza e in pieno rispetto delle Convenzioni di Ginevra e del diritto internazionale umanitario. Tutt* noi vediamo nella causa palestinese la lotta madre a tutte le ingiustizie e disuguaglianze del nostro pianeta. Chi è partito per terra e per mare, come Nico, credeva e crede ancora che è necessario opporsi fermamente al sistema bellicista e neocoloniale che vede nell’entità sionista il centro nevralgico del potere e soprattutto crede nella costruzione di un mondo più giusto e più eguale per tutti e tutte le oppresse. Pretendiamo dunque il rilascio immediato e il rientro in sicurezza di Domenico Centrone e delle altre 9 persone trattenute, così come pretendiamo la liberazione di tutte e tutti i prigionieri politici illegittimamente incarcerati e pretendiamo la fine della complicità del governo italiano con l’entità sionista! CONTRO LA REPRESSIONE. CONTRO IL GENOCIDIO DEL POPOLO PALESTINESE. PER LA LIBERAZIONE DI NICO. PER LA LIBERAZIONE DI TUTT*. Per adesione molfetta.palestina.coordinamento@gmail.com Qui il link della lettera di Maria Rosaria Centrone, aderente all‘Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, a suo fratello Domenico su www.rainews.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Comunicato di solidarietà per ARCI “Il Botteghino” da Osservatorio contro la militarizzazione, Pisa
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Pisa esprime solidarietà e affetto agli attivisti del circolo Arci “Il Botteghino” – punto di ritrovo e di socializzazione vitale per il territorio della Valdera – che lo scorso 19 maggio ha subito un’azione repressiva con l’intervento di forze dell’ordine e dei Vigili del Fuoco (indebitamente utilizzati) per rimuovere alcuni striscioni di solidarietà alla causa palestinese e contro il genocidio in corso. Ci preoccupa estremamente l’ipotesi che per questi striscioni possa essere applicato l’art. 297 del Codice Penale italiano, il quale prevede che chiunque nel territorio dello Stato italiano offenda l’onore o il prestigio del Capo di uno Stato estero venga punito con la reclusione da 1 a 3 anni. Davanti alle immagini del genocidio che Israele continua a commettere nei confronti del popolo palestinese martoriato con decine di migliaia di morti tra i civili nel silenzio e nella complicità delle cosiddette democrazie occidentali, davanti alle violenze subite dai membri della Flottilla alla presenza di un Ministro dello Stato di Israele, chi potrebbe mai invocare un reato per una semplice affissione davanti a un circolo Arci? Esprimiamo tutto il nostro sconcerto quindi davanti alla rimozione degli striscioni, un’azione violenta e repressiva la cui finalità è mettere a tacere la protesta della società civile. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Pisa -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Mamme contro la militarizzazione delle scuole a Monte Romano (VT): «Dovere di genitori proteggere i figli da pratiche di indottrinamento propagandistico!»
PUBBLICHIAMO UNA LETTERA-SEGNALAZIONE GIUNTA DA UNA MAMMA DI MONTE ROMANO (VITERBO) ESTREMAMENTE PREOCCUPATA PER LE INIZIATIVE MILITARISTICHE PROPOSTE NELLA SCUOLA DI SUO FIGLIO, DEL RESTO SENZA ADEGUATA COMUNICAZIONE. COME OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ SIAMO PARTICOLARMENTE CONTENTI CHE IL LAVORO DI DISSEMINAZIONE PACIFISTA E ANTIMILITARISTA SIA GIUNTO A FAR COMPRENDERE AI GENITORI (COME A MODICA E MONZA) IL PERICOLO DELLA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E CHE I GENITORI PRENDANO CONTROMISURE PER OPPORSI A QUESTO FENOMENO DILAGANTE NEL NOSTRO PAESE, FUNZIONALE A NORMALIZZARE LA GUERRA NELLE TESTE DEI NOSTRI FIGLI E DELLE NOSTRE FIGLIE. INVITIAMO I GENITORI E LA SOCIETÀ CIVILE A SEGNALARE E AD OPPORSI, INVIANDO GLI EVENTUALI COMUNICATI A OSSERVATORIONOMILI@GMAIL.COM E COLLABORANDO CON L’OSSERVATORIO ISCRIVENDOSI AL GRUPPO GENITORI: HTTPS://FORMS.GLE/91OJBDTDOHGSDERO8 CON MAIL GENITORI-OSSERVATORIO@GOOGLEGROUPS.COM. La sera del 20 maggio 2026 mio figlio mi riferisce che l’indomani si recherà, con la classe e i professori, presso il poligono militare di Monte Romano (VT) per cantare l’Inno d’Italia e, successivamente, per prendere parte alla colazione offerta dai militari. Contatto la rappresentante dei genitori per chiedere conferma se effettivamente fosse prevista questa attività, poiché sul registro elettronico e sul resoconto dell’interclasse non è presente alcun avviso al riguardo né tantomeno avevo firmato in precedenza un avviso cartaceo. La mamma, da me contattata, conferma quanto riferito da mio figlio e mi dice che l’attività durerà circa un’ora e mezzo, ma non ricorda se fosse stata emanata una circolare. Ne abbiamo parlato in famiglia e abbiamo deciso che nostro figlio il giorno seguente non sarebbe andato a scuola, visto e considerato che non abbiamo firmato alcun consenso per questa attività scolastica e che siamo contrari alla militarizzazione della scuola poiché in contrasto con i nostri principi educativi, volti alla giustizia e alla pace e motivo l’assenza dando questa stessa spiegazione. Il giorno seguente contatto due mamme e chiedo loro come fossero venute a conoscenza dell’attività al poligono militare, mi rispondono entrambe (in tempi e luoghi diversi), che gli era stato riferito dai rispettivi figli a voce e anche loro non avevano ricevuto alcun avviso scritto. La mia indignazione e perplessità nasce dal fatto che, vivendo in un clima bellicistico in cui i venti di guerra soffiano all’impazzata, nessuno dei genitori si sia posto delle domande su queste iniziative… eppure le classi coinvolte sono state quattro: prima, seconda e terza secondaria di primo grado e la quinta classe della scuola primaria. Parlando con le mamme alle quali mi sono rivolta ho percepito che la situazione non ha destato stupore, non ha stimolato la propria responsabilità genitoriale perché, forse, considerata normale o indifferente. Poi, ho fatto due conti e mi sono resa conto che il paese in cui vivo è fortemente militarizzato, difatti, numerosissime sono le famiglie appartenenti all’esercito e alle forze dell’ordine; ma questa spiegazione non mi soddisfa e rifletto ancora un po’ perché la guerra non può e non deve essere normalizzata, non può essere resa affascinante a dei bambini e bambine perché qualunque persona mentalmente sana è consapevole che la guerra porta solo orrore, morte e distruzione. È DOVERE DI NOI GENITORI PROTEGGERE I NOSTRI FIGLI E LE NOSTRE FIGLIE DA QUESTE PRATICHE DI INDOTTRINAMENTO PROPAGANDISTICO! La scuola deve restarne fuori, anzi proprio in questi tempi incerti e arroganti, dovrebbe farsi motore di cambiamento sulle nuove generazioni, stimolando lo spirito critico e sviluppando la capacità di discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ingiusto. La scuola dovrebbe contrastare l’indifferenza, affinché possa quanto prima affermarsi un nuovo umanesimo, fondato sui principi di giustizia, uguaglianza, solidarietà e pace disarmata. Le bandiere, le nazioni, i muri e i confini sono tutte sovrastrutture create dall’essere umano, in verità facciamo tutti parte di un’unica grande famiglia umana. Freniamoci. Resettiamo un bel po’ di cose e poi ripartiamo, educando con la gentilezza, la pace e la giustizia le donne e gli uomini di domani. Forse non ce ne rendiamo conto, ma il futuro è tra le nostre mani, davanti ai nostri occhi e sono i nostri bambini, le nostre bambine e le nostre giovani e i nostri giovani. La nostra speranza viva. Di seguito la locandina di una corsa podistica svoltasi a Monte Romano (VT) inviata dalla stessa mamma della lettera a dimostrazione di come vi sia in atto una militarizzazione dei territori, considerando che l’iniziativa è in collaborazione, inspiegabilmente, con l’Esercito italiano. È un peccato che la società civile non si sia mossa in anticipo per scongiurare che si svolgesse un «evento sportivo di trail, corsa e passeggiata nell’esclusiva cornice del poligono di Monte Romano» (come scritto qui). Ricordiamo che a Gioia del Colle (BA) un evento podistico simile, che prevedeva il passaggio all’interno dell’aeroporto militare, è stato bloccato dalla mobilitazione e dalle proteste delle associazioni pacifiste (clicca qui). -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
L’Italian Raid Commando torna a Monza e in Brianza? Mobilitazione domenica 24 maggio
MONZA E I TERRITORI LIMITROFI RISPONDONO CON UNA MARCIA CONTRO LA GUERRA APPUNTAMENTO ALLE 15 DI DOMENICA 24 MAGGIO IN P.ZZA WALTER BONATTI A MONZA Domenica 24 maggio la città di Monza verrà attraversata da una Marcia contro la guerra che vede l’adesione di circa 100 organizzazioni della società civile di Monza e Brianza, della provincia di Lecco e di alcune città della provincia di Milano. L’elenco – consultabile attraverso il qr code del volantino – è in continuo aggiornamento, e vede già presenti associazioni, circoli e ong come Arci, Anpi, Emergency, Sanitari per Gaza, Un Ponte Per, Desbri e Banca Etica, Bloom di Mezzago, Monza per la pace, Libera di Lecco, Associazione Luca Attanasio, BOA/Brianza Oltre l’Arcobaleno, Associazione LGBT+diritti Renzo e Lucio Lecco; ma anche coordinamenti e tavole per la pace di diverse città e l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università; collettivi come il Foa Boccaccio; associazioni scout come Cngei e il Masci (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani); realtà ecclesiali come il Pime di Lecco, Granis e Acli di Vimercate; comitati di quartiere e associazioni ambientaliste come Fiab Monzainbici, Parents for Future, Legambiente Monza e Meratese, Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda e il Coordinamento No Pedemontana; forze sindacali come Cgil e USB Monza Brianza; associazioni di donne come Donne e Diritti di Vimercate, UDI Cernusco, Gruppo Donne Arci La. Loco di Osnago, Officina Donna di Olgiate, Qdonna Lissone, Donne Democratiche di Mezzago, la Casa delle Donne di Desio e Cisda/Staffetta femminista Italia-Afghanistan, insieme a E’ Possibile. Uomini Contro Ogni Violenza. Rete Maschile Plurale. Aderisce anche la Rete degli Sportelli Salute Meratese e Lecco, impegnata ad assistere la cittadinanza contro i disservizi causati dai tagli alla sanità, per buona parte imputabili allo spostamento di risorse sul riarmo.  “Ci mobilitiamo per mettere al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica la devastazione umana e ambientale prodotta dalle guerre, con l’incremento costante delle vittime tra la popolazione civile, i processi di impoverimento in corso, le derive autoritarie e distruttive della democrazia,  innescati anche nei paesi non direttamente colpiti dai conflitti, come l’Italia; e per sottolineare le gravi responsabilità e complicità del nostro paese”, scrivono gli organizzatori. “Come cittadinanza possiamo dare un contributo concreto alla pace, partecipando attivamente a campagne per il disarmo, l’obiezione di coscienza e il boicottaggio. Facendo pesare anche il ns ruolo di consumatori con investimenti finanziari e consumi etici. Inoltre, riteniamo fondamentale esercitare la giusta pressione sui decisori politici affinché applichino pienamente, anche a livello locale, il principio costituzionale sancito dall’articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra”. Lo sforzo unitario in corso, renderà sempre più incisive nei nostri territori, le richieste che indirizziamo alle forze politiche” – precisano dal gruppo di lavoro che sta facilitando l’organizzazione della Marcia. Il movimento contro la guerra che sta dando vita alla mobilitazione del 24 maggio, ha deciso di coinvolgere le forze politiche fin dall’inizio del processo, a partire dalla condivisione di un manifesto politico. Al corteo parteciperanno il Partito Democratico (Monza e MB), il partito della Rifondazione Comunista (fed. MB e Como), AVS – Alleanza Verdi Sinistra Italiana (MB e Cinisello Balsamo), Movimento 5 Stelle (MB Est), Lab Monza, MonzAttiva, Desio Bene Comune. “Rifiutiamo che i nostri territori vengano attraversati, per il terzo anno consecutivo, da competizioni militari internazionali che celebrano la cultura della forza e la propaganda bellica” – scrivono organizzatrici e organizzatori. “L’Italian Raid Commando è la manifestazione di addestramento e propaganda militare più importante e impattante sul nostro territorio, ma purtroppo non è l’unica ad avvenire con il coinvolgimento di aree naturali, scuole, aree urbane e cittadinanza, a volte anche di bambin* e ragazz*. Ci opponiamo fermamente a questo tipo di iniziative, anche se nascoste tra le pieghe dell’educazione alla legalità” – concludono. “Rispetto all’IRC 2026, abbiamo anche manifestato il nostro dissenso a diverse istituzioni (in particolare, gli enti gestori dei parchi) il cui territorio di competenza temiamo sia nuovamente attraversato dall’iniziativa bellicista. Non è in nostro potere bloccare tale evento, ma crediamo di aver esercitato una pressione efficace: quest’anno UNUCI ha deciso di non rendere pubbliche informazioni, eventuali patrocini e sponsor, immagini di veicoli militari e vittime rappresentate, soldati Nato impegnati nelle gare di tiro e carrarmati fotografati da cittadini ignari nel prato accanto alla propria abitazione, come accaduto nelle edizioni precedenti. Lo stesso Comune di Monza non ha rinnovato per la seconda volta il patrocinio, concesso per la prima edizione. Nessuno sembra sapere un gran che dell’IRC 2026 che pare confinata nel segreto dei boschi della Brianza fino al giorno in cui forse le pattuglie attraverseranno le vie di Monza in divisa, con la loro propaganda bellicista. La nostra presenza sarà più forte, colorata e determinata. Sfileremo con il nostro corteo che ripudia guerra, militarizzazione e riarmo, nel rispetto dell’ambiente, della città, e delle persone, secondo una responsabilità condivisa tra tutte le realtà aderenti, forti dei valori della pace di cui siamo portatrici e portatori”. Per aggiornamenti sulla manifestazione è possibile consultare la pagina IG di Monza per la pace e i social delle realtà aderenti, o scrivere a diciamonoallaguerra@gmail.com Concentramento: ore 15 piazza Walter Bonatti Monza I giornalisti che desiderano essere contattati, possono scriverci a: diciamonoallaguerra@gmail.com  -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Modica, il Movimento delle mamme contrario all’addestramento militare nelle scuole
PUBBLICHIAMO IL DOCUMENTO FIRMATO DAL MOVIMENTO DELLE MAMME DI MODICA SUL COINVOLGIMENTO DI 180 ALUNNI E ALUNNE DELLE SCUOLE SUPERIORI DI MODICA, RAGUSA, VITTORIA E COMISO IN UN CORSO DI ADDESTRAMENTO MILITARE PORTATO AVANTI DALL’AERONAUTICA, IN COLLABORAZIONE CON IL COMUNE DI RAGUSA E L’UFFICIO SCOLASTICO TERRITORIALE. IL DOCUMENTO DIMOSTRA CHE LA SENSIBILITÀ DEI GENITORI, COSÌ COME LA MOBILITAZIONE DELLA SOCIETÀ CIVILE, PUÒ CONTRASTARE E ARGINARE IL FENOMENO DELLA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DEI TERRITORI. A MODICA, COSÌ COME A MONZA E A GIOIA DEL COLLE, LA MILITARIZZAZIONE SI PUÒ FERMARE. Il Movimento delle mamme trova contraddittoria e inopportuna questa modalità educativa in un tempo in cui ci occorre imparare la cooperazione tra i popoli e la solidarietà, attraverso tutte le diversità culturali sessuali religiose ed etniche. Il movimento delle mamme pertanto invita i quattro sindaci e l’ufficio scolastico distrettuale territoriale a rivedere  gli articoli  11 e 33 della Costituzione italiana, a tenere conto della laicità della scuola ma anche dei richiami di Papa Leone XIV.  Comprendiamo l’entusiasmo dei giovani ad approcciarsi a mezzi altamente tecnologici.  Ringraziamo le forze militari per gli interventi di salvataggio e di aiuto in momenti critici ma sappiamo anche che le forze militari sono le prime ad essere coinvolte nei conflitti internazionali, che non utilizzano il dialogo ma solo il linguaggio delle armi. Nello specifico ci risulta che ancora nel 2026 l’ Aeronautica militare è addestrata a rifornire in volo i terribili F35. Pertanto il movimento delle mamme invita i genitori e le genitrici a denunciare presso l’ indirizzo osservatorionomili@gmail.com  le ingerenze militari nelle scuole. Invita,  inoltre,  tutti coloro che pensano che le guerre siano inutili per risolvere le controversie internazionali, a inviare una mail di protesta su questa iniziativa ai quattro sindaci di Ragusa Modica Comiso e Vittoria.  Le donne del Movimento invitano anche le/gli insegnanti e le/i dirigenti scolastici a fare intervenire docenti esperti di diritto internazionale e  costituzionale e anche della Legge 185 /90, insieme a volontari, personale sanitario, attivisti, associazioni che si muovono in  zone di guerra.  Per un maggiore approfondimento sul tema della militarizzazione all’ interno della scuola si rimanda alla lettura del libro ” La scuola va alla guerra” di Antonio Mazzeo – Ed. Manifestolibri Pubblicato anche su www.ildomanibleo.com -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Repressione e Diritti: analisi del nuovo Decreto Sicurezza
Il Decreto Sicurezza è stato convertito in legge, non c’era bisogno di grandi sforzi vista la maggioranza del centro-destra in Parlamento. Ma sbaglieremmo a definire questo decreto come frutto delle politiche di destra; infatti alcuni pacchetti sicurezza precedenti sono stati pensati e costruiti dai Governi di centro-sinistra. Parlare poi della Carta costituzionale come baluardo della nostra sicurezza appare svilente per la Carta stessa, del resto la presenza dell’articolo 11 (il ripudio della guerra) non ha impedito la partecipazione italica ai conflitti militari da 30 anni ad oggi. Il vero equivoco è rappresentato dalla nozione di sicurezza ormai percepita. Siamo davanti non alla sicurezza dei cittadini, ma al potere repressivo dello Stato e da qui proviene l’accusa alla Presidente Giorgia Meloni di dar vita allo Stato penale di polizia, dedicando ampio spazio a un variegato sistemi di divieti per colpire manifestanti e attivisti sociali. Il Decreto Sicurezza trasforma in ordine pubblico il disagio e il dissenso politico; alle richieste sociali risponde con il carcere, le sanzioni, i poteri amministrativi e gli apparati repressivi. Siamo consapevoli del fatto che, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, potremmo rappresentare alcune delle vittime sacrificali di questo decreto. Potremmo sperimentare noi stessi il fermo preventivo fino a dodici ore, venendo ritenuti/e potenzialmente pericolosi per l’ordine pubblico, prima o durante manifestazioni. Non serve un reato commesso o una condanna o prove tangibili che un reato stia per essere commesso, è sufficiente la valutazione preventiva delle Forze dell’ordine. Le nostre libertà saranno fortemente compromesse in base al sospetto, all’appartenenza politica, al nostro stesso attivismo sociale, sindacale e politico. Si sono poi inventati delle pene particolarmente severe per chi protesta; hanno inventato di sana pianta dei reati, anni di carcere per chi blocca strade o ferrovie e per chi occupa immobili. Il conflitto sociale diventa materia penale, le proteste sociali trasformati in minacce all’ordine pubblico. E poi, in questo decreto troviamo un salto di qualità che ci proietta in un futuro distopico o in un passato dittatoriale: la protezione speciale concessa agli apparati coercitivi dello Stato. Lo scudo penale per le Forze dell’ordine che potranno essere esenti da controlli, verifiche e responsabilità. Un doppio binario che vedrà la massima repressione possibile per chi contesta e invece un trattamento quasi antitetico per le forze della repressione. Siamo davanti a un’involuzione dello stato di diritto che dovrebbe prevedere invece dei controlli efficaci sui sistemi di potere a beneficio della democrazia. Viene data addirittura la possibilità di infiltrare agenti nelle carceri in una situazione già segnata dal sovraffollamento, dalle lunghe e ingiuste detenzioni in attesa di processo, dall’inesistenza di misure alternative alla pena per i piccoli reati. E ancora una volta una retorica securitaria insopportabile che vede nei giovani dei potenziali delinquenti sapendo che il disagio sociale, la mancanza di scuole aperte, gli abbandoni scolastici, l’assenza di lavoro sono problemi reali, a lungo dimenticati e per questo irrisolti. La marginalità sia quindi criminalizzata invece che affrontata. Potremmo dilungarci ancora a lungo sui contenuti del decreto, parlare di immigrazione, di logiche securitarie e delle libertà cancellate giorno dopo giorno. Questa legge normalizza il sospetto, protegge gli apparati, colpisce il dissenso, istituisce il principio della repressione preventiva, inventa dei reati di sana pianta e rafforza l’idea che i problemi sociali si risolvano con la forza. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente