Nel Mediterraneo e lungo la rotta balcanica
Riceviamo e volentieri diffondiamo
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani segue con
preoccupazione ciò che accade ai confini dell’Europa lungo il Mediterraneo e la
rotta balcanica.
Nel Mediterraneo ogni giorno il mare diventa testimone silenzioso di naufragi e
tragedie che spezzano vite e speranze.
Le imbarcazioni affondano sotto il peso di chi cerca sicurezza e le acque
restituiscono corpi e silenzi, memoria di dolore che si ripete senza sosta.
In parallelo, lungo la rotta balcanica, una sofferenza simile si consuma sempre
più spesso lontano dai riflettori. Uomini, donne e bambini percorrono sentieri
impervi, attraversano confini presidiati e zone isolate affrontando freddo,
pericoli e violenze quotidiane.
Qui la dignità umana è continuamente messa alla prova e il dolore resta spesso
invisibile.
La rotta balcanica si snoda tra montagne e villaggi dimenticati, tra paesaggi
aspri che nascondono la fatica e la violenza subita da chi cerca sicurezza.
Trieste, città di confine e di arrivo, rappresenta la cerniera tra Nord e Sud,
tra il Mediterraneo e l’Europa continentale, tra ciò che è visibile e ciò che
viene lasciato ai margini.
Nell’ultimo periodo, soprattutto, mentre una parte del mondo è stordita dalle
luci e dai suoni delle festività e dalle immagini di un mondo perfetto come
quello delle favole, nuove e continue violazioni dei diritti umani si consumano
nei luoghi di detenzione e sopraffazione, anticamera degli imbarchi. Queste
tragedie accompagnano, come ombre silenziose, troppi uomini, donne e bambini
nelle loro drammatiche traversate.
All’inizio di dicembre, al largo di Creta, un’imbarcazione di migranti si è
ribaltata causando la morte di almeno 17 persone, mentre altre due sono state
salvate; più recentemente, il 24 dicembre 2025, le ONG Alarm Phone e Sea Watch
hanno segnalato la scomparsa di una nave partita dalla Libia con circa 117
persone a bordo, di cui, secondo le ONG, solo un migrante sarebbe sopravvissuto,
mentre le altre 116 persone sarebbero decedute.
In questo scenario, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei
Diritti Umani intende tenere acceso un faro di umanità, denunciando le
violazioni dei diritti fondamentali, sensibilizzando l’opinione pubblica e
promuovendo un impegno concreto di solidarietà, oltre a esprimere profonda
gratitudine a tutte le associazioni, locali e nazionali, che operano ogni giorno
accanto agli ultimi.
Tra queste, a Trieste, l’associazione Linea d’Ombra offre assistenza sanitaria e
sostegno a chi arriva provato dai lunghi viaggi, mentre la Comunità di
Sant’Egidio, soprattutto in questi giorni di festa, ha saputo sfamare con
dignità centinaia di persone, offrendo non solo cibo, ma ascolto, rispetto e
calore umano a chi non ha casa, famiglia né protezione.
La nostra riflessione intende far emergere una realtà che continua a bussare
alle nostre coscienze, soprattutto in momenti in cui solidarietà e
responsabilità verso gli altri dovrebbero essere più sentite.
Le tragedie che si ripetono non possono essere archiviate come fatalità
inevitabili.
Educare ai Diritti Umani significa scegliere di non voltarsi dall’altra parte,
riconoscere il dolore visibile e quello nascosto, e impegnarsi ogni giorno per
combattere povertà, degrado e violenza.
Questa è l’unica strada percorribile, l’unica possibile per restituire dignità e
futuro a quella parte di umanità dimenticata e spogliata dei suoi diritti.
Redazione Italia