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Report su ricerca e brevetti al Politecnico di Milano con partner israeliani e dual-use
Il 3 marzo 2026 si è svolto un incontro al Politecnico di Milano nell’ambito dell’iniziativa denominata “Anatomia di un riarmo accademico – Pt.2” ed organizzata da Polimi 4 Gaza, un coordinamento nato in Ateneo per opporsi alla militarizzazione ed al riarmo in Ateneo. All’incontro hanno partecipato, oltre a Giuseppe Curcio dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, anche Rossana De Simone di Peacelink e Danilo Aceto della rete RUP. Oltre ai problemi sono emerse anche alcune conquiste importanti conseguite in Ateneo, grazie al contributo di Polimi 4 Gaza e da docenti, studenti e studentesse impegnate in Ateneo sul tema della militarizzazione.  Abbiamo deciso di sintetizzare i nodi fondamentali del percorso fatto in Polimi nel report di seguito, dedicato al tema della ricerca e dei brevetti nelle collaborazioni sul dual use e con i partner israeliani al Politecnico di Milano. Adesso c’è una sfida importante che si pone in Ateneo: bloccare il rinnovo dell’accordo quadro con Leonardo. E naturalmente l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sarà al fianco di Polimi 4 Gaza e delle realtà che si opporranno al rinnovo. Alcuni scatti dell’iniziativa. REPORT SU RICERCA E BREVETTI AL POLITECNICO DI MILANO NELLE COLLABORAZIONI CON PARTNER ISRAELIANI E SUL DUAL-USE RICERCA E BREVETTI: POLIMI E PARTNER ISRAELIANI Le domande di brevetto nate da collaborazioni internazionali solitamente derivano da progetti finanziati dal Bando Scientifico Italia-Israele (MAECI). Il Politecnico di Milano è stato storicamente uno dei partner più attivi in questo ambito. Settori chiave: Le aree di ricerca che più facilmente portano al deposito di brevetti congiunti includono: * Energia e Idrogeno: Progetti come GreenH2, condotto dal Politecnico con la Hebrew University of Jerusalem, focalizzato su tecnologie innovative per la produzione di idrogeno. * Droni e AI: Collaborazioni tecnologiche avanzate nel settore aerospaziale (spesso coinvolgendo anche partner industriali come Leonardo). * Precision Medicine: Sviluppo di dispositivi biomedicali e nuove molecole in partnership con istituti come il Technion (Israel Institute of Technology). GESTIONE DELLA PROPRIETÀ INTELLETTUALE (IP) Quando il Politecnico deposita un brevetto con un ente israeliano, la titolarità segue solitamente queste regole: * Contitolarità: Il brevetto è depositato a nome di entrambi gli enti (es. Politecnico di Milano e Technion). * Regolamento IP: Esiste un accordo preventivo che stabilisce chi gestisce lo sfruttamento commerciale del brevetto e come vengono spartite le eventuali royalty derivanti da licenze ad aziende terze. TENSIONI RECENTI E “SOSPENSIONE” A partire dalla fine del 2024 e per tutto il 2025, la questione delle collaborazioni e dei brevetti con Israele è diventata un tema politico caldissimo: * Pressioni studentesche: Al Politecnico di Milano ci sono state forti mobilitazioni (incluse occupazioni del rettorato) per chiedere la rescissione degli accordi, in particolare quelli con il Technion di Haifa, accusato dagli attivisti di avere legami con l’industria bellica, oltre che dei rapporti fra l’istituto ed il governo di Israele. * Trasparenza: In risposta alle proteste, alcune collaborazioni sono state rese meno visibili o “congelate” formalmente, pur restando attivi i progetti di ricerca pura non legati a tecnologie dual-use (civili e militari). * Esempio della Statale: Mentre il Politecnico ha mantenuto una linea di maggiore continuità scientifica, l’Università Statale di Milano ha approvato nel settembre 2025 una mozione per sospendere nuovi accordi con enti israeliani coinvolti nel conflitto. Come verificare brevetti specifici Se si cerca un numero di brevetto o un’invenzione specifica, occorre consultare database pubblici: Espacenet (EPO): Inseri “Politecnico di Milano” e “Israel” nei campi dei richiedenti (Applicants). Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM): Per verificare se ci sono estensioni italiane di tali brevetti. Facendo una ricerca tecnica nei database dei brevetti (come l’Israel Patents Journal e l’EPO), emergono diversi filoni di collaborazione tra il Politecnico di Milano e realtà israeliane. Ecco i risultati più rilevanti per aree tecnologiche e progetti specifici: 1. Sicurezza e Visione Artificiale (Sorveglianza) Esistono depositi di brevetti legati a tecnologie di Motion Detection e Object Tracking. Dettagli: Un brevetto registrato in Israele (codice 274418) vede il Politecnico di Milano coinvolto in sistemi per la “Situational Awareness” e video a super-risoluzione. Applicazioni: Questi sistemi, che utilizzano immagini a micro-scansione, sono spesso sviluppati in contesti di sicurezza avanzata o monitoraggio industriale. 2. Dispositivi Biomedici e Salute Il Politecnico ha diverse domande di brevetto congiunte nel settore della riabilitazione e del monitoraggio neurale. Progetto “Writing Instrument”: Un brevetto (pubblicazione 20230126043) riguarda una penna intelligente dotata di sensori di forza e movimento per l’analisi del tremore e della scrittura. Sebbene i partner principali siano spesso università milanesi (come la Statale), il progetto è inserito in network di ricerca che includono scambi con centri di eccellenza israeliani nel campo della bioingegneria. 3. Fotonica e Comunicazioni Ottiche Il Polimi detiene brevetti su sistemi ottici riconfigurabili (es. brevetto numero 11646790). Partner: In questo campo i contatti sono storicamente forti con il Technion di Haifa. Le ricerche riguardano la manipolazione della luce su chip, fondamentale per lo sviluppo dei futuri computer quantistici e delle reti 5G/6G. 4. Il Progetto GreenH2 (Idrogeno) Questo è uno dei casi più documentati di cooperazione scientifica recente (fino al 2025). Oggetto: Sviluppo di elettrolizzatori innovativi per produrre idrogeno verde. Partnership: Politecnico di Milano e Hebrew University of Jerusalem. Le invenzioni derivanti da questo progetto mirano a brevettare nuovi materiali catalizzatori che non utilizzano metalli rari. Nota (Marzo 2026): A causa delle recenti mozioni approvate da alcuni dipartimenti del Politecnico, la tendenza attuale è quella di non avviare nuove domande di brevetto congiunte che abbiano potenziali applicazioni militari (dual-use), privilegiando esclusivamente la ricerca medica e ambientale. In base alle informazioni più recenti (aggiornate a marzo 2026), le collaborazioni del Politecnico di Milano con Israele sono diventate un tema estremamente sensibile, portando l’ateneo a una gestione molto più riservata delle partnership rispetto al passato. Ecco i nomi dei docenti, dei laboratori e dei progetti chiave che sono stati al centro di queste attività e dei relativi depositi brevettuali: 1. Settore Droni e Sistemi di Controllo È l’area più controversa a causa del potenziale utilizzo dual-use (civile e militare). * Docente guida: Il Prof. Marco Lovera, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata. È una figura centrale per lo studio della navigazione autonoma e del controllo delle flotte di droni. Laboratori: Il Laboratorio di Sistemi Aerospaziali e l’ASCL (Aerospace Systems and Control Lab). Contesto: Sebbene l’Osservatorio si occupi prevalentemente di applicazioni civili (logistica sanitaria, agricoltura), le tecnologie di controllo del volo sviluppate sono tecnicamente affini a quelle utilizzate da partner storici come il Technion di Haifa, leader mondiale nella difesa aerea. A fine 2024, il Politecnico è stato oggetto di forti proteste proprio per la presunta “invisibilità” di alcuni di questi accordi nei database pubblici. 2. Settore Idrogeno e Transizione Energetica Qui la collaborazione è di tipo puramente scientifico-ambientale ed è legata al progetto GreenH2. * Docenti guida: Il Prof. Matteo Maestri e ricercatori del Dipartimento di Energia (come quelli recentemente selezionati per la European Talent Academy 2026). Partner: La Hebrew University of Jerusalem. Obiettivo: La ricerca si concentra sulla sintesi di nuovi catalizzatori per la produzione di idrogeno. In questo caso, le domande di brevetto riguardano nuovi materiali chimici e processi industriali sostenibili. 3. Fotonica e Nanotecnologie Settore ad altissimo valore di proprietà intellettuale (IP). * Docente guida: Il Prof. Andrea Melloni, direttore del Photonics Devices Lab. Collaborazioni: Rapporti decennali con ricercatori israeliani per lo sviluppo di chip fotonici riconfigurabili. Brevetti: Riguardano circuiti integrati ottici che permettono di gestire segnali dati ad altissima velocità, fondamentali sia per le telecomunicazioni che per la sensoristica avanzata. RIEPILOGO DELLA SITUAZIONE ATTUALE (2025-2026) Cosa è cambiato: A seguito delle mobilitazioni studentesche del 2025, il Politecnico ha adottato una politica di trasparenza rafforzata. Molti accordi che prima erano “quadro” (generali) sono stati trasformati in accordi specifici per singolo progetto, per garantire che i brevetti risultanti non abbiano applicazioni nel settore degli armamenti. Il Politecnico di Milano ha aggiornato le proprie linee guida etiche per il triennio 2024-2026, rispondendo alla crescente pressione geopolitica e alle richieste di trasparenza su tecnologie sensibili. Le nuove direttive non mirano a “vietare” la ricerca, ma a responsabilizzare il ricercatore attraverso un sistema di controlli a più livelli. Ecco i pilastri fondamentali: 1. LA NOMINA DEL DELEGATO PER IL “DUAL-USE” Una delle novità più significative è la nomina di una figura specifica: il Delegato per le Tecnologie a Duplice Uso e la Ricerca Sicura (attualmente il Prof. Pierangelo Masarati). * Compito: Vigilare affinché le ricerche nate per scopi civili (es. droni per agricoltura, crittografia per banche) non vengano deviate verso scopi bellici o repressive. * Controllo preventivo: Ogni nuova collaborazione internazionale (inclusi gli accordi con Israele) deve essere sottoposta a uno screening che valuti il rischio di “uso improprio”. 2. RAFFORZAMENTO DEL COMITATO ETICO DELLA RICERCA Il Comitato (presieduto dalla Prof.ssa Viola Schiaffonati) ha visto estese le proprie competenze per il mandato 2024-2026. * Parere Vincolante: Per progetti finanziati da enti esterni o che coinvolgono partner in zone di conflitto, il ricercatore deve richiedere una Ethical Clearance. * Criteri di valutazione: Non si valuta solo l’integrità scientifica, ma anche l’impatto sociale e la conformità ai diritti umani. Se un progetto di ricerca con il Technion di Haifa, ad esempio, tocca ambiti sensibili di cybersecurity, il Comitato può imporre restrizioni sulla pubblicazione dei dati o sulla proprietà dei brevetti. 3. LA “DIPLOMAZIA SCIENTIFICA” E IL PIANO STRATEGICO 2026-2028 Nel nuovo Piano Strategico presentato a febbraio 2026, il Rettore ha introdotto il concetto di “Diplomazia Scientifica”: * Responsabilità Sociale: Il Politecnico si impegna a mantenere aperti i canali di dialogo accademico (anche con Israele) come strumento di pace, ma con la clausola della “Neutralità Tecnologica”. * Clausole di Recesso: I nuovi accordi quadro includono clausole che permettono all’Ateneo di sospendere la collaborazione se i risultati della ricerca vengono utilizzati per scopi contrari ai valori del Codice Etico (es. violazione della dignità umana). 4. FORMAZIONE OBBLIGATORIA PER I DOTTORANDI Per la prima volta, il corso “Ethical Aspects of Research on Dual-Use Technologies” è diventato un pilastro della Scuola di Dottorato. * Obiettivo: Insegnare ai futuri ingegneri a identificare i “segnali d’allarme” nelle partnership internazionali e a gestire la proprietà intellettuale in modo che il brevetto non diventi uno strumento di offesa. IN SINTESI: COSA SUCCEDE SE VUOI COLLABORARE CON ISRAELE OGGI? 1. Check-list Dual-Use: Devi compilare un modulo di autovalutazione del rischio. 2. Vaglio del Delegato: Se il settore è sensibile (Aerospazio, Chimica, AI), il Delegato del Rettore deve dare il via libera. 3. Trasparenza sui Brevetti: Ogni domanda di brevetto congiunta deve specificare chiaramente i limiti di utilizzo e non può essere esclusiva per partner industriali militari. L’applicazione delle nuove linee guida etiche 2024-2026 al progetto GreenH2 (Politecnico di Milano – Hebrew University) offre un esempio perfetto di come l’ateneo stia bilanciando cooperazione scientifica e responsabilità politica. Ecco come le regole che abbiamo visto hanno trasformato questo specifico progetto: 1. LA CLAUSOLA DI “NEUTRALITÀ CLIMATICA” (NO DUAL-USE) Il progetto GreenH2 mira a creare catalizzatori per l’idrogeno verde che non usino metalli rari (come il platino). * L’impatto etico: Sotto le nuove linee guida, il Delegato al Dual-Use ha dovuto certificare che queste molecole e materiali non abbiano applicazioni immediate in settori sensibili come la propulsione missilistica o sistemi di offesa. * Risultato: Il brevetto congiunto depositato nel 2025 contiene una clausola che ne limita l’uso esclusivamente a fini di decarbonizzazione industriale. 2. TRASPARENZA E “INVISIBILITÀ” SELETTIVA Come emerso dalle cronache di fine 2024 e inizio 2025, il Politecnico è stato accusato di aver “nascosto” alcune collaborazioni con il Technion per evitare proteste. * La risposta etica: Le nuove linee guida impongono che ogni accordo sia pubblicato nell’Albo di Trasparenza dell’Ateneo. Tuttavia, per proteggere i ricercatori (sia italiani che israeliani) da ritorsioni o minacce, i dettagli operativi sui singoli nomi dei dottorandi possono essere secretati, mentre l’oggetto del brevetto e il partner istituzionale devono rimanere pubblici. 3. DIRITTI UMANI E SEDI DI RICERCA Un punto cruciale delle linee guida 2026 riguarda la localizzazione della ricerca. * Il caso Hebrew University: Poiché la Hebrew University ha alcuni campus situati a ridosso o oltre la “linea verde” (territori contesi), il Comitato Etico del Polimi ha richiesto una garanzia che le attività di ricerca finanziate con fondi italiani/europei si svolgano esclusivamente nei laboratori della sede centrale di Givat Ram. * Revisione periodica: Il progetto è soggetto a una revisione semestrale. Se il partner israeliano dovesse essere coinvolto in attività di ricerca dichiaratamente legate al supporto logistico-militare del conflitto, le linee guida impongono il congelamento immediato del trasferimento tecnologico. 4. GESTIONE DEI BREVETTI (IP) E SOCIAL IMPACT Le linee guida ora impongono che i brevetti nati con partner in aree di crisi debbano avere una ricaduta sociale documentata. * GreenH2: È stato classificato come “High Social Impact” perché contribuisce agli obiettivi UE del 2050. Questo ha permesso di “scudare” la collaborazione dalle mozioni di boicottaggio totale presentate in Senato Accademico, distinguendo la ricerca per la sopravvivenza del pianeta dalla ricerca bellica. IN SINTESI: COSA È CAMBIATO PER UN RICERCATORE DEL POLIMI? Oggi, se un ricercatore del Dipartimento di Energia vuole depositare un brevetto con Israele, deve affrontare un iter che dura circa 3 mesi in più rispetto al 2023, durante i quali deve dimostrare: 1. Che l’invenzione non è “esportabile” per scopi di difesa. 2. Che il partner non opera in territori occupati. 3. Che il brevetto sarà accessibile per scopi umanitari o ambientali. Nell’ultimo biennio (2024-2026), l’applicazione rigorosa delle linee guida ha portato a una significativa selezione dei progetti. Sebbene il Politecnico non pubblichi una “lista nera” ufficiale per ragioni di riservatezza e diplomazia accademica, fonti interne e dinamiche del Senato Accademico confermano che diversi progetti sono stati declassati, sospesi o bocciati. Ecco i casi più emblematici di progetti “bloccati” o fortemente limitati: 1. IL CASO DEL CORSO DI DOTTORATO (SETTEMBRE 2025) Un caso eclatante, simile a quanto accaduto al Politecnico di Torino, ha riguardato la sospensione di un modulo didattico di un guest lecturer israeliano. * Motivazione: Il docente era stato invitato per un corso sulle tecniche di riconoscimento facciale (Facial Recognition). Durante le lezioni, sono emerse esternazioni politiche a difesa delle operazioni militari dell’IDF definite “inaccettabili” dalla governance dell’ateneo. * Esito: Il rapporto con il docente è stato interrotto con effetto immediato e il modulo è stato cancellato per violazione del codice etico che impone la neutralità e il ripudio della violenza. 2. SOSPENSIONE DEI PROGETTI “DUAL-USE” NELL’AEROSPAZIO A differenza del progetto sull’idrogeno (che è proseguito), diverse proposte nel settore dei sistemi di guida autonoma sono state bocciate dal Comitato Etico tra il 2024 e il 2025. * Il motivo del blocco: Alcuni algoritmi proposti per lo sciame di droni (drone swarming) sono stati giudicati troppo vicini a standard militari. Non potendo garantire che la proprietà intellettuale (i brevetti) rimanesse confinata all’uso civile (es. monitoraggio agricolo), il Comitato ha negato l’autorizzazione a procedere con partner industriali della difesa israeliana. * Impatto: Questo ha portato a un crollo dei progetti approvati nell’ambito dei bandi MAECI (Ministero Affari Esteri), passati da decine a poche unità. 3. BLOCCO DEGLI SCAMBI CON L’UNIVERSITÀ DI ARIEL (CISGIORDANIA) Seguendo l’esempio dell’Università Statale, anche il Politecnico ha formalizzato il divieto di ogni collaborazione con istituzioni situate nei territori occupati. * Esito: Ogni proposta di ricerca che prevedesse test sul campo o partnership con la Ariel University è stata automaticamente rigettata per violazione delle risoluzioni internazionali e delle linee guida interne sulla localizzazione della ricerca. 4. IL “CONGELAMENTO” PREVENTIVO (SELF-CENSORSHIP) Un fenomeno rilevato nel 2026 è il cosiddetto disimpegno preventivo. Molti docenti, per evitare le lunghe e complesse procedure del Comitato Etico o per timore di proteste studentesche (come quelle del gruppo Polimi 4 Gaza), hanno scelto di: * Non rinnovare i memorandum d’intesa (MoU) in scadenza. * Orientare le partnership verso altri centri di eccellenza (es. in Europa o Singapore). IN SINTESI: PERCHÉ UN PROGETTO VIENE BOCCIATO OGGI? Un progetto viene bloccato se non supera uno di questi tre test: 1. Test di Esportabilità: Il software o il materiale può essere usato per armamenti? Se “Sì” o “Forse”, viene bloccato. 2. Test di Localizzazione: Il partner opera oltre la Linea Verde? Se “Sì”, viene bloccato. 3. Test di Trasparenza: Il partner accetta che i risultati siano pubblici e non secretati per scopi di difesa? Se “No”, la collaborazione non parte. Proprio mentre scriviamo questo report (marzo 2026) al Politecnico sono previste nuove iniziative studentesche per chiedere un monitoraggio ancora più stringente su questi blocchi. Il clima attuale vede il Politecnico di Milano muoversi alla ricerca di un equilibrio precario tra eccellenza scientifica e responsabilità etica. L’influenza delle nuove linee guida si riflette chiaramente nella partecipazione ai bandi Horizon Europe, il principale programma di finanziamento dell’Unione Europea. Ecco come la situazione politica e le regole etiche stanno impattando i grandi progetti: 1. LO “STOP” DELL’UE AI FONDI PER L’INNOVAZIONE INDUSTRIALE A partire dalla fine del 2025, la Commissione Europea ha proposto una sospensione parziale di Israele da alcuni segmenti di Horizon Europe. * Settore colpito: Lo stop riguarda l’EIC (European Innovation Council), ovvero il fondo per le start-up e le tecnologie dirompenti (AI, droni, cybersecurity). * Impatto sul Polimi: I laboratori del Politecnico che avevano partnership con aziende israeliane in questi settori hanno visto i finanziamenti congelati o sono stati costretti a sostituire i partner industriali israeliani con partner europei per non perdere il grant. 2. PROGETTI ACCADEMICI: “SALVI” MA SOTTO SORVEGLIANZA Mentre i fondi industriali sono stati limitati, la ricerca accademica pura (Pillar I di Horizon, come gli ERC) resta formalmente aperta. Tuttavia, al Politecnico sono scattati nuovi protocolli: * Security Scrutiny: Ogni progetto Horizon con partner israeliani deve ora superare uno “scrutinio di sicurezza” preventivo. Se il progetto prevede lo sviluppo di algoritmi che potrebbero essere usati per la sorveglianza di massa o il puntamento (anche se nati per scopi civili), l’Ateneo richiede una modifica del piano di lavoro. * Clausola di Rescissione UE: I contratti firmati nel 2026 includono clausole legate al rispetto dei diritti umani (Art. 2 dell’Accordo di Associazione UE-Israele). Se l’UE dovesse dichiarare una violazione sistematica, il Politecnico sarebbe obbligato a uscire dal consorzio senza penali. 3. I PROGETTI “BLOCCATI” O “RIFONDATI” Dalle analisi dei bandi 2025-2026, emergono due dinamiche chiare: * Bocciatura dei partner in zone contese: Progetti che includevano ricercatori affiliati a sedi universitarie in territori occupati (Cisgiordania) sono stati bloccati sul nascere dal Comitato Etico, poiché violano la politica di localizzazione della ricerca dell’Ateneo. * Cambio di rotta nell’AI: Progetti di visione artificiale inizialmente orientati alla “sicurezza urbana” (spesso sviluppati con eccellenze israeliane) sono stati riconvertiti in progetti di “monitoraggio ambientale” o “diagnostica medica” per evitare le critiche legate al dual-use e al controllo sociale. 4. LA “DIPLOMAZIA SCIENTIFICA” NEL PIANO STRATEGICO 2026-2028 Nel documento approvato a febbraio 2026, il Politecnico definisce la sua posizione: “Il Politecnico non pratica il boicottaggio accademico generalizzato, ma esercita una vigilanza attiva. La ricerca con partner internazionali, inclusi quelli israeliani, è ammessa solo se finalizzata a obiettivi di sostenibilità globale e se i risultati sono pubblicamente accessibili, escludendo ogni segretezza di carattere militare.” COSA SIGNIFICA IN PRATICA PER IL 2026? Se oggi un ricercatore del Politecnico vince un bando Horizon con il Technion, il progetto partirà solo se: 1. Il software prodotto è Open Source. 2. Non ci sono partner dell’industria della difesa nel consorzio. 3. Viene nominato un Ethics Advisor esterno che monitori il progetto ogni 6 mesi. In definitiva, il Politecnico ha scelto la via della “cooperazione condizionata”: non chiude le porte alla scienza israeliana (a differenza di altre università italiane che hanno votato per la sospensione totale), ma impone filtri talmente stringenti da aver reso di fatto impossibili i progetti più vicini al settore tecnologico-militare. Attualmente il Politecnico di Milano risulta immerso in una fitta rete di collaborazioni con i “giganti” dell’industria italiana (Leonardo ed ENI), le quali fungono spesso da ponte verso Israele. Tuttavia, l’applicazione delle nuove Linee Guida Etiche ha creato frizioni e cambiamenti operativi significativi proprio in queste relazioni “triangolari”. Ecco come queste restrizioni stanno influenzando il rapporto con le aziende e i progetti congiunti: 1. LEONARDO: IL NODO DELLA DIFESA E DEL “DUAL-USE” Leonardo è il partner storico del Politecnico per l’aerospazio e la cyber-security, ma è anche l’azienda italiana più esposta sul fronte israeliano (con accordi diretti con l’Israeli Innovation Authority e la Tel Aviv University). * Il blocco del 2025/2026: A seguito di azioni legali e petizioni dei lavoratori di Leonardo (che hanno raccolto oltre 20.000 firme a fine 2025), il Politecnico ha dovuto irrigidire i controlli sui progetti comuni. * Progetti declassati: Alcune ricerche sulla “navigazione autonoma” condotte con Leonardo sono state rimosse dai programmi di cooperazione con Israele per evitare che finissero sotto l’occhio del Comitato Etico. Il Polimi ha imposto a Leonardo che i risultati delle ricerche svolte nei propri laboratori non siano trasferibili a filiali o partner israeliani impegnati nel settore militare (come Elta Systems). * Focus Cyber: La collaborazione si è spostata massicciamente sulla Cyber Defence civile e sulla protezione delle infrastrutture critiche, ambiti considerati più “sicuri” dal punto di vista etico rispetto alla radaristica o ai droni da combattimento. 2. ENI: IDROGENO E “DIPLOMAZIA DELL’ENERGIA” Il rapporto con ENI è meno teso perché focalizzato sulla transizione ecologica, ma non privo di sfide. * Hydrogen Joint Research Partnership: Il Politecnico, insieme a ENI, Edison e Snam, guida questo consorzio. Molte delle tecnologie per l’idrogeno verde sono state testate in collaborazione con istituti israeliani (come la Hebrew University). * La garanzia di “Neutralità”: Per far passare questi progetti al vaglio del Comitato Etico, ENI e il Politecnico hanno dovuto certificare che le tecnologie brevettate (es. nuovi elettrolizzatori) abbiano scopi puramente civili. Questo ha permesso di mantenere aperti i canali con Israele presentandoli come “Diplomazia Climatica”, un pilastro del Piano Strategico 2026 dell’Ateneo. SINTESI DELL’IMPATTO SUI RAPPORTI INDUSTRIALI 3. LE CONSEGUENZE LEGALI E I BANDI Un elemento cruciale emerso a inizio 2026 è la revoca retroattiva da parte dell’UAMA (Ministero Esteri) di alcune licenze per prodotti dual-use verso Israele. Questo ha costretto il Politecnico a riscrivere i contratti di consulenza con le aziende italiane: se Leonardo o ENI utilizzano una proprietà intellettuale del Polimi per un contratto con Israele che viene bloccato dal Governo, l’Università è ora legalmente protetta e non può essere chiamata a rispondere dei danni. CONCLUSIONI Il Politecnico non ha interrotto i rapporti con le aziende italiane che lavorano con Israele, ma ha eretto un “muro burocratico ed etico” che impedisce che la propria ricerca diventi parte di forniture belliche. Questo ha portato a una forma di “ricerca a compartimenti stagni”: quello che il Polimi fa con Leonardo resta al Polimi e non può viaggiare verso Tel Aviv se ha un’ombra di uso militare. Di sicuro molte delle novità introdotte dalla governance del POLIMI sono “di facciata”, ma le realtà che in Ateneo si oppongono alla militarizzazione, come Polimi 4 Gaza possono continuare a lavorare per renderli strumenti effettivi, interagendo con la figura del Delegato per le Tecnologie a Duplice Uso e la Ricerca Sicura e stimolandolo continuamente nelle verifiche, accertandosi che le Linee guida etiche e le procedure di due diligence diventino pratica quotidiana, soprattutto fra i docenti più esposti ai rischi di dual-use ed a collaborazioni “sensibili”, in modo da capitalizzare al meglio gli sforzi fatti e le piccole grandi conquiste ottenute. Ciò soprattutto in vista di un appuntamento importante, che è la scadenza dell’accordo quadro del POLIMI con Leonardo, nella convinzione e nella speranza che con gli strumenti a disposizione si possa far pervenire la governance alla saggia decisione di non rinnovare o estendere ulteriormente l’accordo stesso. Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Qui il Report di Giuseppe Curcio in PDF. REPORT_RICERCA-BREVETTI_POLIMIDownload Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Tensioni nel mondo accademico e nella ricerca: dal boicottaggio alla reazione (filo)sionista
Nei mesi scorsi, anche in seguito alla diffusa mobilitazione popolare in solidarietà con la causa palestinese, si è assistito a moti spontanei di boicottaggio accademico posti in essere da diverse realtà del mondo scientifico. Ricordiamo qui di seguito giusto alcuni casi che ci sembrano interessanti ed esemplificativi dello spirito che li ha accompagnati. * Appello di ricercatori, tecnici ed amministrativi di EPR4Palestine: la lettera del personale degli Enti pubblici di ricerca è stata rivolta criticamente nei confronti della CoPER, la Consulta dei Presidenti degli Enti di Ricerca, accusandola di aver adottato una politica di doppio standard nei confronti di Israele rispetto alle azioni messe in campo nei confronti delle collaborazioni scientifiche con la Russia. I lavoratori degli Enti Pubblici di Ricerca hanno chiesto di fermare gli accordi di ricerca scientifica anche con Israele perché non vogliono complicità col genocidio sul popolo palestinese. L’appello è nato dopo che la scorsa estate ben 300 ricercatori del CNR si erano ribellati dichiarando la propria indisponibilità a prestare la propria attività intellettuale a studi finalizzati al settore bellico. * Manifesto degli scienziati quantistici per il disarmo: circa 50 fisici quantistici di tutto il mondo si sono uniti per denunciare la militarizzazione nella ricerca e nelle Università, rifiutando di essere strumentalizzati a fini bellici ed impegnandosi a monitorare la situazione. Sembra che diversi di loro abbiano ricevuto pressioni e minacce di sanzioni a seguito della loro posizione, che li hanno indotti poi a ritirare la firma dal Manifesto. L’appello degli scienziati quantistici segue quello più generale e più folto degli Scienziati contro il riarmo di marzo 2025, che vede fra i suoi esponenti il fisico Carlo Rovelli in opposizione alle politiche di riarmo europeo. * Mozione della SIAC – Società Italiana di Antropologia Culturale, mozione con cui si impegnano i suoi membri a NON collaborare con istituzioni accademiche o culturali israeliane, “finché esse non pongano fine alla loro complicità con il genocidio, l’occupazione militare illegale del Territorio Palestinese Occupato e il regime di apartheid israeliani”. * Delibera del Senato Accademico dell’Università di Bologna: il 23 settembre 2025 il Senato Accademico ha approvato una mozione concernente accordi e relazioni con università, aziende e istituzioni israeliane. In realtà, non c’è alcun meccanismo automatico ad esito della delibera, ma si prevede un’istruttoria accurata basata sul concetto di due diligence, concentrandosi in particolare a valutare la presenza di collaborazioni in ambito dual use. Ad esito dell’istruttoria non è stata riscontrata nessuna collaborazione sensibile, per cui l’Ateneo ha proceduto a confermare tutte le collaborazioni in essere con i partner israeliani. Ma in qualche modo il contenuto della delibera deve aver urtato la suscettibilità di qualche sionista e/o filosionista. Già perché in questi giorni circola in Ateneo un documento di proposta del CdA di UNIBO che rimette in discussione la delibera di settembre del Senato, ridimensionandone ancor di più la portata, già di per sé ridotta. Se fino alla scorsa estate i difensori degli accordi con Israele basavano il loro ragionamento sul tema della libertà accademica e sulla libertà della ricerca, tentando di far leva anche sulla supposta neutralità della scienza rispetto alle implicazioni politiche, dopo le imponenti mobilitazioni popolari e dopo le diffuse azioni di boicottaggio accademico è stato più chiaro che era proprio quella l’espressione più autentica della libertà di docenti e ricercatori: non collaborare con lo Stato che sta compiendo un genocidio. Ed allora la risposta (filo)sionista si è spostata su un piano diverso, fatto di minacce di eventuali sanzioni e contenziosi che potevano scaturire dalle scelte di sospendere gli accordi, paventando anche profili di responsabilità personale per chi aveva assunto e votato per quelle decisioni. Evidentemente, negli ultimi mesi sono venuti al pettine i nodi relativi ad alcune collaborazioni e la governance ha preferito correre ai ripari per tenere in vita più accordi possibili con i partner israeliani. Ed i continui attacchi del Governo, anche a seguito del NO del Dipartimento di Filosofia al corso di laurea per gli allievi dell’Accademia militare di Modena, devono aver sortito qualche effetto sulla governance, magari insieme alle pressioni interne all’Ateneo delle frange (filo)sioniste. La prospettiva in UNIBO è quella di una clamorosa retromarcia rispetto a quanto deliberato a settembre dal Senato accademico e restringendo ancor di più i casi in cui vietare gli accordi con i partner israeliani. Si è arrivato persino a fare pressione sui singoli rappresentanti negli Organi accademici, spesso studenti, sventolando l’ipotesi di poter essere chiamati in causa per la decisione presa in caso di contenzioso con qualche partner israeliano. Quello che alcuni di questi casi suggeriscono è un generale clima di tensione fra gruppi di interessi che si contrappongono nell’arena accademica e della ricerca. Da una parte chi cerca di porre la questione etica e morale proponendo azioni di boicottaggio accademico, dall’altra gruppi di docenti o ricercatori che, nascondendosi dietro la libertà della ricerca o dell’insegnamento o dietro la neutralità della scienza e della collaborazione accademica come strumento di dialogo fra i popoli, in realtà mettono in atto un pericoloso doppio standard, perché ai tempi della chiusura della partnership con la Russia non hanno mosso un dito. E sullo sfondo pressioni ed influenze che arrivano dall’esterno tramite il canale governativo o attraverso le lobby sioniste con minacce di sanzioni, di contenzioso ed altre tipologie su cui far leva. Ma tali esempi portano alla ribalta anche un nodo imprescindibile: la partita non può essere giocata solo all’interno di un singolo Ateneo, di un Dipartimento o di un Ente di ricerca. Sempre più emerge come anche in presenza di decisioni prese da un’istituzione accademica o di ricerca, le stesse vengono messe in discussione alla luce del contesto più ampio, e cioé gli accordi di cooperazione nazionali o le politiche di collaborazione portate avanti come Unione Europea nei confronti di Israele. E non è un caso che proprio in questi giorni sia stata avviata la raccolta firme per chiedere la sospensione totale dell’accordo di associazione UE-Israele in ragione della sistematica violazione dei diritti umani a Gaza e in Cisgiordania. Proprio la continuità di questo accordo e la mancanza di sanzioni dell’UE nei confronti di Israele aprono lo spazio ai sionisti israeliani che, minacciando di porre in essere forme di contenzioso, inducono università ed enti di ricerca a mantenere le collaborazioni con Israele: https://www.justiceforpalestine.eu/it; https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2025/000005_it. In Italia, ad esempio, per dare una risposta sistemica al tema del boicottaggio culturale ed accademico, è stata avviata la campagna LA CONOSCENZA NON MARCIA, che si propone di produrre uno strumento normativo che vieti per legge le collaborazioni accademiche con Paesi che come Israele sono incriminati per genocidio dalla Corte Internazionale di Giustizia. Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Un argine alla “cultura della difesa” attraverso percorsi di pace. Osservatorio su Rivista DEP di “Ca Foscari”
PUBBLICHIAMO IN PDF IL TESTO DI CRISTINA RONCHIERI, DOCENTE E PROMOTRICE DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ, APPARSO SUL N. 56-57, 12/2025 – GUERRA ALL’INFANZIA DELLA RIVISTA TELEMATICA DI STUDI SULLA MEMORIA FEMMINILE DEP – DEPORTATE, ESULI, PROFUGHE DELL’UNIVERSITÀ DI VENEZIA “CA FOSCARI” DIRETTA DA BRUNA BIANCHI (CLICCA QUI PER LA RIVISTA). IL TITOLO DEL SAGGIO È UN ARGINE ALLA ‘CULTURA DELLA DIFESA’ ATTRAVERSO PERCORSI DI PACE. IL LAVORO DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ. INTRODUZIONE AL N. 56-57, 12/2025 – GUERRA ALL’INFANZIA La guerra a bambini e bambine, principali vittime o bersagli privilegiati delle guerre contemporanee, il loro vissuto, i tentativi di protezione giuridica, l’opera di aiuto da parte delle donne umanitarie, è stato un asse portante della Rivista fin dal suo primo numero. Alla luce degli eventi recenti, DEP riprende e amplia questo tema e nelle sue rubriche lo affronta dal punto di vista storico, filosofico, giuridico, educativo, nei suoi rapporti con il femminismo e l’ecologia. Gli infanticidi perpetrati a Gaza hanno avviato un processo di legittimazione della guerra genocidaria che tende a privare l’infanzia di ogni forma di protezione e la guerra russo-ucraina ha esacerbato il processo di militarizzazione nei paesi coinvolti nel conflitto. A quest’ultimo tema è dedicata una intera sezione, mentre un saggio nella rubrica Ricerche invita a riflettere anche sulla militarizzazione “di tutti i giorni” che invade le menti infantili. Un’altra rubrica, Testimonianze, raccoglie scritti poetici e letterali di giovani scrittori e scrittrici palestinesi nonché alcune “lettere” che da tante parti del mondo sono state dedicate ai bambini di Palestina, lettere di indignazione, dolore, condivisione e amore a base della rivolta morale, antidoto alla guerra, che sarà al centro di un prossimo numero di DEP. UN ARGINE ALLA ‘CULTURA DELLA DIFESA’ ATTRAVERSO PERCORSI DI PACE. IL LAVORO DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ 11_RonchieriDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Catania, 10 novembre, presentazione inchiesta e dossier sul riarmo accademico di Altrəconomia
LUNEDÌ, 10 NOVEMBRE ALLE ORE 17:30 CATANIA, MONASTERO DEI BENEDETTINI, UNIVERSITÀ DI CATANIA Pubblichiamo la sintesi che l’Osservatorio DIGA di Catania (formato da docenti universitari, che hanno raccolto circa 500 firme per bloccare le relazioni accademiche con Israele) ha prodotto relativamente ad un dossier ben articolato sul coinvolgimento dell’Università di Catania con la filiera bellica. Proprio l’Osservatorio DIGA, insieme all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, sarà protagonista di un incontro il 10 novembre a Catania. Mentre a Gaza continuano le violenze, altri morti e aiuti umanitari bloccati arbitrariamente, le nostre attività di protesta e la richiesta di azioni concrete non si sono fermate. A metà del mese di ottobre abbiamo completato il dossier sulle relazioni tra UNICT, enti e università israeliane e l’industria bellica, contenente una mappatura dei rapporti e delle conseguenze nei territori colpiti direttamente dalla guerra e che evidenzia i  rischi concreti  della stessa libertà di ricerca. Il report è stato consegnato al rettore Enrico Foti e alla commissione d’Ateneo già incaricata di verificare l’esistenza di connessione diretta o indiretta tra Unict e attività belliche come previsto dall’ art.28 c.4 dello Statuto d’Ateneo. Di seguito una sintesi. RAPPORTO DIGA (DISUGUAGLIANZE, INFORMAZIONE, GUERRA, AMBIENTE) SULLE RELAZIONI TRA UNICT, ENTI E UNIVERSITÀ ISRAELIANE E L’INDUSTRIA BELLICA Contesto e motivazione Negli ultimi anni si è acuita la pressione internazionale sulle istituzioni israeliane per il loro ruolo nei territori palestinesi occupati: dal pronunciamento della Corte di Giustizia Internazionale (19 luglio 2024) sulla illiceità del sistema di occupazione, al riconoscimento da parte dell’International Association of Genocide Scholars (31 agosto 2025) della sussistenza di elementi di genocidio a Gaza, fino alle conclusioni della Commissione d’inchiesta ONU (16 settembre 2025). In tale quadro, la Campagna palestinese per il Boicottaggio Accademico (PACBI) e il movimento BDS hanno rinnovato l’appello a sospendere relazioni istituzionali con università e enti accademici ritenuti complici delle politiche di occupazione e repressione. Il dossier DIGA analizza le relazioni tra l’Università di Catania (UNICT), università ed enti israeliani e l’industria bellica (in particolare Leonardo S.p.A.), verificandone la coerenza con la missione pubblica dell’ateneo e con l’art. 28 c.4 dello Statuto. Ambito e principali relazioni esaminate Tra gennaio 2021 e giugno 2025 UNICT ha stipulato almeno otto accordi/partenariati con istituzioni israeliane (coinvolgendo 6 dipartimenti: DEI, DICAR, DSFS, DMI, BIOLMG e la Scuola di Medicina). Molti sono progetti Horizon o equivalenti; alcuni esempi rilevanti: • Progetti H2020/Horizon: RESTCOAST (BIOMLG + INPA), SOB4ES (BIOMLG + ARO), progetti DICAR con The Hebrew University, progetti DEI con BenGurion University, e iniziative di AI/semiconduttori (NeAIxt, HiConnects). • Accordi di mobilità/coop.: Scuola di Medicina + Hebrew University (2021–2026). Parallelamente, UNICT intrattiene rapporti con Leonardo S.p.A.: progetti di ricerca applicata, borse di dottorato, tirocini, “Exploit my Patent”, talent programmes e partnership su AI e semiconduttori (es. FAIR, GENESIS). Risultanze critiche principali Rapporti con università e enti israeliani 1. Evidenze critiche sulla Hebrew University: documentazione storica e recente (espropri territoriali, espansione del campus a Monte Scopus su aree oltre la Green Line, collaborazioni con l’apparato militare, repressione del dissenso accademico) pone questioni di incompatibilità politica e morale con la missione dell’ateneo. Recenti sospensioni/istanze da altri atenei rafforzano il fondamento delle preoccupazioni. 2. Progetti ambientali e agricoli (RESTCOAST, SOB4ES): la cooperazione con INPA (Autorità israeliana parchi e natura) e ARO solleva problemi peculiari. INPA è descritta come agente di “sionismo verde” che usa strumenti di conservazione per finalità di controlloterritoriale e di esproprio; ARO è organo governativo con legami a pratiche agricole e territoriali che coinvolgono territori occupati. L’attività congiunta rischia di risultare complice di processi di ecocidio e di esclusione delle comunità locali. Rapporti con Leonardo spa 3. 4. Dualuse e trasferimento tecnologico: progetti su AI, cybersecurity e semiconduttori, oltre a partnership con aziende della difesa (attraverso Leonardo), implicano rischi concreti di riutilizzo militare e di sorveglianza delle competenze e dei risultati scientifici prodotti. Opacità contrattuale e insufficienza di garanzie etiche: numerose convenzioni prevedono NDAs, clausole di esclusività IP e formulazioni generiche di finalità, ostacolando verifiche pubbliche e duediligence etiche. Mancano clausole automatiche di sospensione o divieti di destinazione a usi militari. Valutazione giuridicoetica Lo Statuto UNICT (art. 28 c.4), i codici internazionali sull’integrità della ricerca (ALLEA, UNESCO) e il principio di precauzione forniscono una base normativa ed etica per intervenire. L’obiettivo non è la censura di singoli accademici, ma la sospensione e la revisione di relazioni istituzionali che legittimino o favoriscano pratiche contrarie ai diritti umani e alla sostenibilità ambientale, come nel caso del genocidio a Gaza. Proposta cautelare e raccomandazioni operative DIGA propone una linea d’azione urgente, proporzionata e trasparente: Misure immediate (entro 7 giorni) • Sospensione cautelare: blocco immediato e temporaneo (periodo iniziale proposto: 90 giorni) di ogni nuovo avvio e, per componenti sensibili, delle relazioni istituzionali formali con i soggetti più critici (in particolare: Hebrew University of Jerusalem; Israel Nature and Parks Authority – INPA; Agricultural Research Organization – ARO; altri enti/aziende identificati). La sospensione riguarda i rapporti istituzionali, non l’attività individuale non vincolata da accordi formali. • Nomina Commissione indipendente: istituzione entro 7 giorni di una Commissione mista (docenti, rappresentanti studenteschi, esperti esterni in diritto internazionale/diritti umani/etica) con mandato scritto e termine massimo (es. 60 giorni) per acquisire documenti, valutare destinazioni d’uso e proporre raccomandazioni puntuali (mantenimento, rinegoziazione, cessazione). Misure a breve/medio termine (entro 3 mesi) • Pubblicazione: registro pubblico dei rapporti (ultimi 5 anni) e pubblicazione di estratti contrattuali non sensibili. • Clausole etiche obbligatorie: inserimento di valutazioni d’impatto, limitazioni di destinazione d’uso, obbligo di open publication e clausole risolutive in tutti i nuovi accordi. • Garanzie per studenti e personale: piani di tutela per completamento dei percorsi e opzioni alternative di ricerca.Misure strutturali (6–12 mesi) • Aggiornamento regolamentare per tradurre art. 28 c.4 in procedure operative chiare (criteri di incompatibilità, tempi, organo decisionale). • Programmi permanenti di formazione su “dual use”, etica della ricerca e impatti socioambientali. Conclusione Alla luce delle evidenze raccolte, la sospensione cautelare e l’istruttoria pubblica e indipendente sono misure proporzionate e necessarie per tutelare la coerenza statutaria dell’Ateneo e prevenire responsabilità etiche e reputazionali. L’adozione rapida di trasparenza, clausole etiche vincolanti e procedure partecipate costituisce la via per conciliare libertà accademica individuale e responsabilità istituzionale pubblica. In questa direzione, un approccio critico e coerente con la missione pubblica dell’università rappresenta la condizione necessaria per evitare che la formazione e la ricerca diventino strumenti di legittimazione del complesso militare-industriale e del genocidio in Palestina, preservando così il ruolo dell’istituzione come spazio di conoscenza libera, giustizia e responsabile. Clicca in basso per scaricare il rapporto completo. rapportocompletoDownload
Il processo di militarizzazione nelle università: focus su iniziative nonviolente
NEL PRESENTE REPORT SI TENTA DI DELINEARE LE DIRETTRICI PRINCIPALI LUNGO LE QUALI SI È SVILUPPATO IL PROCESSO DI MILITARIZZAZIONE NEGLI ATENEI, CERCANDO DI EVIDENZIARE ALCUNE DELLE INIZIATIVE PORTATE AVANTI CON UNA MODALITÀ NONVIOLENTA DA PARTE DELLE COMPONENTI DELLA COMUNITÀ ACCADEMICA (STUDENTI, DOCENTI, RICERCATORI E PERSONALE TECNICO-AMMINISTRATIVO). PUR NON PRETENDENDO DI ESSERE ESAUSTIVI RISPETTO A TUTTE LE AZIONI MESSE IN CAMPO, SI DELINEA UN QUADRO D’INSIEME CHE CONSENTE DI VALUTARE COME CI SI È MOSSI SU QUESTO TEMA NEL MONDO ACCADEMICO NEGLI ULTIMI ANNI. PREMESSA A differenza del mondo della scuola, dove la militarizzazione si evidenzia nella didattica e nell’orientamento, in università oltre a questi ambiti occorre considerare anche quello della ricerca e quello della Terza missione, cioè le collaborazioni con le aziende sul territorio e la divulgazione presso l’opinione pubblica. Negli ultimi anni si è riscontrato un intensificarsi delle iniziative di militarizzazione del sistema universitario, con una presenza sempre più frequente e invadente delle Forze Armate, delle forze dell’ordine, ma anche dell’industria bellica (in primis Leonardo, Thales, Rheinmetall, RWM), di organizzazioni internazionali come la NATO e di partner legati alla filiera bellica come ad es. alcune università israeliane. Le proteste contro il processo di militarizzazione hanno riguardato inizialmente la filiera bellica nel suo complesso, ma dopo il 7 ottobre 2023 si sono concentrate anche sulle collaborazioni con Israele per cercare di scongiurare o limitare il più possibile l’azione genocidiaria che sin dai primi momenti si intravedeva e si dispiegava su Gaza e sul resto del popolo palestinese. SINTESI Tra il 2023 e il 2025 diverse iniziative civiche e accademiche hanno preso posizione contro la progressiva presenza di logiche militari nelle università: collaborazioni con industrie belliche, ricerca con finalità militari, presenza di forze dell’ordine e misure di sicurezza negli Atenei. Le forme d’azione sono state prevalentemente nonviolente: encampment e occupazioni pacifiche, sit-in e blocchi simbolici, scioperi e astensioni, cortei, lettere aperte e petizioni, campagne di disinvestimento e boicottaggio, lezioni all’aperto e azioni legali/denunce. Le reazioni delle istituzioni sono variate: talvolta dialogo e impegni, talvolta sgomberi coatti e procedimenti disciplinari. ALCUNI ESEMPI IN ITALIA (2023–2025) C’è da rilevare che anche negli anni precedenti le proteste in questo ambito erano forti nelle università e si concentravano principalmente contro la NATO e contro l’ENI, la quale indirettamente interviene con i suoi interessi energetici ad alimentare scenari di guerra. Ed anche il conflitto in Ucraina, iniziato nel febbraio 2022, aveva stimolato le comunità accademiche e principalmente gli studenti a cercare di capire quali fossero le complicità del sistema accademico col sistema di guerra cui anche il nostro Paese stava contribuendo con l’invio di armi in uno scenario di guerra nel quale dietro le quinte (ma neanche tanto dietro) era evidente la presenza della NATO. E proprio contro la NATO nel 2022 iniziarono le prime contestazioni studentesche (principalmente l’organizzazione Cambiare Rotta) attraverso qualche presidio informativo in alcuni Atenei della penisola nei quali attraverso voantinaggi e “smegafonate” davanti ai Rettorati si metteva in piedi una “contronarrazione” delle dinamiche che avevano portato al conflitto fra Russia e Ucraina. Alle proteste degli studenti si unirono anche le mobilitazioni sindacali dei lavoratori del personale tecnico-amministrativo, in particolare di USB – Unione Sindacale di Base, che attraverso scioperi ,  manifestazioni, presidi e volantinaggi lanciò la campagna “Abbassare le armi, alzare i salari” son tanto di striscioni, proprio durante il conflitto ucraino, intravedendo il crinale verso il quale anche l’Italia si stava dirigendo e puntando il dito contro la NATO. Ecco un elenco (non esaustivo, ma documentato) delle principali iniziative di protesta nonviolenta nelle università italiane sul tema degli accordi con la filiera bellica / partner israeliani e contro la militarizzazione dell’università nel periodo 2023–2025. 1. Forme organizzate e osservatori: sono nate iniziative civiche e collettivi come l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, che monitora e denuncia collaborazioni con industria bellica e progetti a finalità militare; raccolte di firme, dossier e lettere aperte di docenti/ricercatori contro progetti ritenuti “funzionali alla cultura di guerra”. (Esempi: sito Osservatorio; articoli e lettere rilanciate). https://osservatorionomilscuola.com/; https://osservatorionomilscuola.com/2024/07/. Inoltre reportage e dossier di stampa (Editoriale Domani) https://www.editorialedomani.it/politica/italia/tutti-a-scuola-di-guerra-la-protesta-contro-listruzione-militarizzata-lpgqkg1k. Ossservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università * Petizione per chiedere ai Rettori e ai docenti delle Università statali di dimettersi dalla Fondazione Med-Or, controllata dal Gruppo Leonardo SpA * Data: novembre 2023 (Lancio petizione online) * Azione: informazione, sensiibilizzazione e raccolta firme su piattaforma online per raccogliere firme e fare pressione in primis sui Rettori e poi anche sui docenti per rassegnare le dimissioni dal Comitato Scientifico della Fondazione Med-Or, soprattutto per il ruolo della Fondazione in Medio Oriente e nell’Africa del Nord e per le implicazioni in termini di ricadute sull’industria bellica. Ad oggi, diversi docenti sono usciti dal Comitato scientifico di Med-Or e dei 13 Rettori ne sono rimasti 9 per le Università statali (settembre 2025). * Fonte / URL: https://www.change.org/p/fuori-le-universit%C3%A0-da-fondazione-med-or-leonardo-produttrice-di-armi-e-di-morte * Petizione per Gaza promossa da un gruppo di docenti dell’Università di Bologna e mozione presentata dagli studenti partendo da un documento approvato dalla RSU dell’Ateneo * Data: ottobre 2023 * Azione: Petizione lanciata da 142 docenti (professori e ricercatori) dell’Università di Bologna che in Ateneo ha superato le 600 firme per essere poi estesa anche in altre Università che l’hanno adottata. La richiesta principale alla governance di UNIBO era quella di chiedere ed impegnarsi per il Cessate il fuoco su Gaza. Successivamente, un gruppo di rappresentanti di USB ha portato una proposta nella RSU dell’Ateneo, che è stata approvata e poi raccolta dagli studenti che l’hanno migliorata facendo pressione sugli Organi accademici. Dopo quasi 5 mesi, grazie ad una serie di azioni con studenti e lavoratori, il Senato Accademico si è espresso a favore del Cessate il fuoco, delle borse agli studenti palestinesi e a rivedere gli accordi con la filiera bellica, oltre che ad introdurre principi di ethical procurement. Più di recente anche una delibera sugli accordi con i partner israeliani e l’adozione di procedure di due diligence per valutare gli accordi. Fonte: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfc-dZGXGr41W7R_F_F7QLV2k70iV60CSLO2ySouEA4XApirw/viewform?fbclid=IwAR34QWHMNlRT4EnRrEc7WfvVHP9iLtjmxfuO_H1OZZs-_Go38GuxOuOBxuU&pli=1 https://magazine.unibo.it/archivio/2024/03/19/il-senato-accademico-approva-una-mozione-per-il-cessate-il-fuoco-immediato-in-tutti-conflitti * https://magazine.unibo.it/archivio/2025/06/17/luniversita-di-bologna-sullescalation-militare-israeliana-a-gaza * Occupazione del Rettorato — Sapienza, Roma * Data: 25–26 marzo 2024 (occupazione del rettorato; presidio/assemblee). * Azione: occupazione nonviolenta del rettorato, richieste di stop ad accordi/partecipazione ai bandi con università israeliane; slogan contro la complicità con aziende belliche. * Fonte / URL: https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/24_marzo_25/roma-occupato-il-rettorato-della-sapienza-gli-studenti-stop-agli-accordi-con-israele-e54500a7-9be4-403c-9d18-8ed352ceaxlk.shtml * Senato accademico e boicottaggio / mozione — Università di Torino (e azioni Politecnico) * Data: marzo–aprile 2024 (decisione del Senato accademico il 19 marzo 2024). * Azione: gli studenti hanno bloccato/interrotto sedute; il Senato accademico ha votato per non partecipare al bando MAECI 2024 (richiesta sospensione cooperazione con istituzioni israeliane). Presìdi e scioperi al Politecnico e altre iniziative nonviolente. * Fonte / URL (ANSA): https://www.ansa.it/piemonte/notizie/2024/03/19/universita-di-torino-non-partecipa-a-bando-ministero-per-israele_79f1b1f9-814c-40a2-9015-afbd9aec5f6e.html * “Tende” / accampamenti di solidarietà — Università (es. Bologna, Roma, Napoli, Palermo, Milano ecc.) * Data: iniziative diffuse in particolare a maggio 2024 (es. Bologna: campo/tende dal 5 maggio 2024). * Azione: Presidî con tende davanti a rettorati e nei cortili universitari per chiedere lo stop alle collaborazioni con Israele e denunciare militarizzazione degli atenei. Le iniziative sono state organizzate e coordinate dalla rete dei Giovani palestinesi in colaborazione con alcuni collettivi studenteschi locali e con Cambiare Rotta. Il movimento delle acampade * Fonte / URL (Il Fatto / Repubblica): (Bologna) https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/05/06/proteste-pro-palestina-alluniversita-di-bologna-il-primo-presidio-italiano-con-le-tende-stop-complicita-con-israele/7536995/;  https://www.repubblica.it/cronaca/2024/05/13/news/universita_acampade_protesta_israele_palestina-422943037/ * Appello, Sciopero e presidio nazionale davanti alla Farnesina contro il bando MAECI (studenti, docenti, ricercatori) * Data: marzo 2024 appello ricercatori della Sapienza – 9 aprile 2024 giornata di sciopero del settore Università e di mobilitazione in decine di atenei * Azione: Invio di una lettera aperta firmata da oltre 1.300–1.700 docenti/ricercatori che chiedevano la sospensione del bando di cooperazione Italia–Israele (MAECI) per rischio “dual use” e per motivi di diritto internazionale; la lettera è stata inviata al MAECI e rilanciata pubblicamente. Dopo un appello di alcuni ricercatori di Roma, è stato proclamato uno sciopero del settore Università, flashmob, presìdi in tanti atenei e davanti alla Farnesina per chiedere la sospensione del bando MAECI / cessare le collaborazioni accademiche con istituzioni israeliane; slogan anche contro la complicità con aziende belliche e contro la militarizzazione dell’università. Come risultato, se nell’anno precedente c’erano state oltre 60 domande di partecipazione degli Atenei, dopo lo sciopero (la scadenza del bando era il giorno successivo) si sono avute solo 18 domande per il 2024 (-70%): un flop per il Governo Meloni. * Fonte / URL (Repubblica): https://www.repubblica.it/cronaca/2024/04/09/news/sciopero_universita_italiane_bando_maeci_israele-422449424/ https://www.usb.it/leggi-notizia/9-aprile-sciopero-nelle-universita-no-al-bando-maeci-0035-1.html https://www.usb.it/leggi-notizia/successo-dello-sciopero-di-usb-in-universita-e-cnr-flop-del-governo-sul-bando-maeci-1707-1.html#:~:text=Successo%20dello%20sciopero%20di%20USB%20in%20universit%C3%A0,agli%20organi%20di%20governo%20degli%20Atenei:%20%22 * https://www.ansa.it/canale_legalita_scuola/notizie/universita_news/2024/03/19/lettera-studiosi-sospendere-il-bando-con-israele-per-la-ricerca_4b04bfb8-625a-45b9-b1f1-78ac949e945c.html https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/03/19/quasi-1700-docenti-al-ministero-stop-al-bando-per-la-cooperazione-italia-e-israele-in-materia-di-ricerca-scientifica/7485023 * Presidio dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università * Data: 23 maggio 2024 * Azione: L’Osservatorio, insieme a tante altre realtà (USB Università, Cambiare Rotta, Antropolog3 per la Palestina, etc.), ha organizzato un presidio a Roma in occasione della seduta della CRUI del 23 maggio 2024 e ha inviato richieste formali alla CRUI. La CRUI ha pubblicato un resoconto della riunione/assemblea del 23 maggio 2024 in cui, in sostanza, non si è presa una posizione collettiva di boicottaggio: la CRUI ha sottolineato l’autonomia dei singoli atenei nel decidere. In risposta alle pressioni (incluse richieste come quelle dell’Osservatorio), la CRUI ha insediato un tavolo di lavoro CRUI-CNR-INFN per affrontare il tema dell’etica della ricerca scientifica (tavolo insediato il 17 aprile 2024). Questo è il canale istituzionale che la CRUI indica come risposta ai problemi di “dual-use” e uso militare della ricerca. * Fonte: https://osservatorionomilscuola.com/2024/05/17/roma-23-maggio-presidio-osservatorio-riunione-crui-per-interruzione-collaborazioni-con-israele/ * https://www.crui.it/resoconto-del-23-maggio-2024.html https://www.crui.it/archivio-notizie/per-un’etica-della-ricerca-scientifica.html * Occupazioni e azioni alla Federico II — Napoli (occupazione rettorato; check-point scenografico) * Date: marzo–aprile 2024 e iniziative successive nel 2024 (es. presidî/ricostruzione di “check-point” simbolico). * Azione: occupazione del rettorato per chiedere stop agli accordi con Israele e con aziende belliche; installazione simbolica di un “check-point” per raccontare la militarizzazione vissuta in Palestina (azione nonviolenta a fini di testimonianza/denuncia). * Fonti / URL: (occupazione rettorato) https://www.open.online/2024/04/08/napoli-occupato-rettorato-universita-federico-ii/  https://www.ansa.it/campania/notizie/2024/11/21/protesta-universitari-a-napoli-inscenato-check-point-israeliano_755920cc-06f1-4dc6-a645-eae80cdfbeb8.html. Open+1 * Mozioni/decisioni di atenei (es. Scuola Normale di Pisa, Università di Bari, Università di Pisa, altri Senati accademici) * Data: marzo–aprile 2024 e azioni istituzionali successive (2024–2025 in alcuni atenei). * Azione: mozioni approvate dai Senati accademici (es. Scuola Normale di Pisa) per chiedere la riconsiderazione/sospensione del bando MAECI o per dichiarare l’inopportunità di certe collaborazioni, risultato diretto delle pressioni assembleari studentesche e delle petizioni dei docenti. * Fonti / URL (Scuola Normale): testo mozione pubblicato dalla Normale: https://normalenews.sns.it/mozione-del-senato-accademico-della-scuola-normale-superiore-del-26-marzo-2024. 1. Presìdi, blocchi e azioni contro la presenza/ruolo di aziende belliche (es. Leonardo / Med-Or) negli atenei 1. Periodo: ampie azioni e mobilitazioni registrate nel 2023–2024 e con eco nel 2025. 1. Azione: presìdi, richieste di dimissioni di rettori legati a fondazioni aziendali (es. Med-Or/Leonardo), campagne per togliere le università dalla “filiera bellica” e petizioni per chiedere ai rettori di rinunciare a incarichi in fondazioni legate all’industria militare. 1. Fonte / URL (il manifesto, approfondimento): https://ilmanifesto.it/universita-militarizzate-la-ricerca-per-fare-la-guerra. 2.  Giornate locali di interruzione lezioni / flashmob a Politecnici e Atenei (es. Milano, Genova, Palermo, Padova) 1. Periodo: marzo–maggio 2024 (mobilitazioni diffuse) e manifestazioni locali anche nel 2024–2025. 1. Azione: interruzione simbolica di lezioni, flashmob, presìdi, raccolte firme locali; obiettivo: contrastare militarizzazione, partecipazione ai bandi e rapporti con istituzioni israeliane/aziende della difesa. Esempi/Fonti: https://lespresso.it/c/attualita/2024/4/9/luniversita-non-va-in-guerra-la-protesta-contro-gli-accordi-con-israele-dilaga-negli-atenei/50580 https://www.open.online/2024/04/08/universita-vs-israele-bando-maeci-petizioni-occupazione/ 1.  Assemblee precarie universitarie: solidarietà al popolo palestinese e NO alla ricerca bellica 1. Periodo: 20 marzo e 12 maggio 2025 1. Azione: Dopo l’assemblea nazionale di inizio febbraio a Bologna di tutte le singole assemblee precarie universitarie sorte nei mesi precedenti, si è svolta una giornata di mobilitazione il 20 marzo nei vari Atenei della penisola per poi organizzare insieme a varie sigle sindacali lo Sciopero del 12 maggio per il personale universitario, coinvolgendo anche i lavoratori esterni. Le iniziative previste includono cortei, lezioni in piazza, occupazioni simboliche e assemblee per denunciare la situazione e difendere l’università pubblica. Le Assemblee precarie, oltre a chiedere la stabilizzazione dei precari e maggiori risorse per il sistema universitario, contrastando la Riforma Bernini, hanno ribadito il loro “Fuori la guerra dall’Università!”, sottolineando come un ricercatore precario risulti più ricattabile soprattutto nella fase attuale di carenza di finanziamenti sulla ricerca tradizionale e di conversione della ricerca verso il bellico. Fonte:  https://www.radiocittafujiko.it/universita-a-bologna-lassemblea-nazionale-contro-la-riforma-bernini/ https://www.repubblica.it/cronaca/2025/03/20/news/universita_blitz_di_studenti_e_precari_in_18_citta_raddoppiare_fondo_ordinario_e_contratto_unico-424075097 https://www.editorialedomani.it/fatti/precari-universita-ddl-bernini-sciopero-ragioni-t5fghzn5 1.  Campagna “LA CONOSCENZA NON MARCIA” contro l’israelizzazione dell’istruzione e della società 1. Periodo: 13 settembre 2025 1. Azione: Lancio della campagna a Roma presso la Sapienza, dove circa 30 realtà si sono riunite per contirbuire ad un percorso che contrasti il processo di militarizzazione dell’istruzione e di israelizzazione della società italiana. Fonte: https://osservatorionomilscuola.com/2025/09/14/contro-lisraelizzazione-dellitalia-arriva-la-conoscenza-non-marcia/ https://contropiano.org/eventi/roma-la-conoscenza-non-marcia-assemblea-all-universita https://ilmanifesto.it/contro-il-genocidio-la-conoscenza-non-marcia-nelle-scuole-e-nelle-universita 1.  Inondare l’Ateneo di barchette durante il presidio permanente all’Università di Bologna in supporto della Global Sumud Flotilla 1. Periodo: 15 settembre 2025 1. Azione: Per l’avvio dell’anno accademico studenti e studentesse di Cambiare Rotta hanno realizzato un’iniziativa per inondare le aule e gli spazi dell’Ateneo di barchette e poi hanno anche preparato insieme una barchetta di carta grande. Tale azione rientrava nelle iniziative del presidio permanente davanti al Rettorato di UNIBO per accompagnare come equipaggio di terra la missione della Flotilla verso Gaza e tenere accessi i riflettori sul genocidio in un momento cruciale, quello del’entrata dell’esercito israeliano a Gaza City e della soluzione finale. 1. Fonte: https://osservatorionomilscuola.com/2025/09/18/inondare-universita-barchette-terra-global-sumud-flotilla/ _____________________________________________________________________ Naturalmente, anche all’estero si assisteva ad azioni simili man mano che il processo di militarizzazione nelle università prendeva piede e soprattutto dopo la reazione cruenta di Israele seguita al 7 ottobre 2023.                                                                                                                                                                   ESEMPI ALL’ESTERO 2023 * Walkout e azioni simboliche nel Regno Unito: studenti e studentesse organizzano walkout e proteste nonviolente contro la presenza di argomenti/attività percepite come promozione della cultura militare nelle scuole e università. (Esempio: reportage su walkout e reazioni scolastiche). Fonte: Al Jazeera, 31/12/2023. https://www.aljazeera.com/features/2023/12/31/walkout-weapon-british-school-students-battle-curbs-on-gaza-war-protests. Al Jazeera 2024 * Ondata globale di encampment e proteste pro-Palestina sui campus USA (in particolare alla Columbia University dalla quale la protesta si ampliò per assumere poi una portata mondiale) e in altri Paesi: molti atenei vedono la nascita di accampamenti (encampments o acampadas), sit-in, petizioni per il divestment e richieste di sospensione di ricerche/realtionship con aziende fornitrici dell’industria bellica. La maggior parte delle proteste è stata documentata come nonviolenta (sit-in, lezioni pubbliche, assemblee). Fonti di sintesi e raccolte dati: The Fire (rassegna encampment 2024) e analisi ampie sulle proteste. https://www.thefire.org/research-learn/2024-student-encampment-protests; https://en.wikipedia.org/wiki/2024_pro-Palestinian_protests_on_university_campuses. thefire.org+1 2024–2025 (ESEMPI EUROPEI) * Sgombero a Freie Universität Berlin (maggio 2024): polizia ha sgomberato un accampamento pro-Palestina. Azioni degli studenti: occupazioni nonviolente, tende sul cortile, richieste pubbliche. Report: Reuters (7/5/2024). https://www.reuters.com/world/german-police-clear-pro-palestinian-camp-berlin-university-2024-05-07/. * Regno Unito (2024–2025): pressioni su politiche di sicurezza e gestione dei dissensi — richieste di tutela della libertà di espressione e del diritto a proteste pacifiche; in alcuni casi polizia/forze di sicurezza intervenute con cariche e sgomberi.  https://www.ucl.ac.uk/news/2024/jun/comment-gaza-campus-protests-two-human-rights-law-experts-write-new-principles-universities > Gaza protests: UK uni leaders reassured campus security chiefs fearing > backlash after US crackdown, email reveals TIPOLOGIE DI AZIONE NONVIOLENTA OSSERVATE 1. Encampments / Occupazioni pacifiche degli spazi universitari 1. Finalità: visibilità pubblica, interruzione simbolica della normalità, mettere in agenda richieste (divestment, cessazione rapporti con aziende militari, stop a iniziative pro-forze armate). 1. Esempi: encampment USA 2024 (centinaia di campus), occupazioni a Berlino (poi sgomberate). Fonte: The Fire; Reuters. https://www.thefire.org/research-learn/2024-student-encampment-protests; https://www.reuters.com/world/german-police-clear-pro-palestinian-camp-berlin-university-2024-05-07/. * Sit-in, blocchi simbolici e picchetti * Azioni brevi ma ad alto impatto mediatico (es. sit-in davanti a uffici amministrativi, blocco simbolico di ingressi, presidio).  Wikipedia * Walkout / Scioperi degli studenti e staff * Studenti lasciano lezioni simultaneamente per portare attenzione pubblica; personale tecnico-amministrativo o ricercatori partecipano con dichiarazioni ufficiali o sospensione di attività come forma di solidarietà. Fonte: articoli su walkout e mobilitazioni studentesche (UK e US).  https://www.aljazeera.com/features/2023/12/31/walkout-weapon-british-school-students-battle-curbs-on-gaza-war-protests * Petizioni, lettere aperte e dichiarazioni di massa * Campagne di firme di docenti/ricercatori per chiedere moratorie su collaborazioni con aziende belliche, o per denunciare politiche di militarizzazione. In Italia: lettere di docenti/ricercatori rilanciate dall’Osservatorio. URL: https://osservatorionomilscuola.com/2024/07/.Teach-in, conferenze pubbliche e formazione nonviolenta * Lezioni aperte, seminari pubblici su etica della ricerca, ruolo dell’università e impatto delle collaborazioni militari; strategia usata per informare e mobilitare l’opinione accademica e pubblica. Fonti di commento accademico (es. UCL, AAUP). URL: https://www.ucl.ac.uk/news/2024/jun/comment-gaza-campus-protests-two-human-rights-law-experts-write-new-principles-universities; https://www.aaup.org/issues-higher-education/campus-protests. * Campagne di divestment e boicottaggio della ricerca militare * Richieste che le fondazioni/atenei disinvestano da aziende della difesa o interrompano progetti con finalità militari; azione coordinata spesso via petizioni, mozioni in senati accademici o board studenteschi. Documentazione in report su proteste e movimenti di piazza. Encampment     divestment * Azioni legali e denunce pubbliche * Ricorsi, denunce alle autorità e richieste di intervento per violazioni di diritti (es. libertà di manifestazione) quando sgomberi o sanzioni disciplinari si verificano. Esempi: casi in cui amministrazioni hanno attivato procedimenti disciplinari o avviato denunce. Fonti: Liberty Investigates, WSWS (analisi su clampdown). URL: https://libertyinvestigates.org.uk/articles/gaza-protests-uk-uni-leaders-reassured-campus-security-chiefs/ https://www.wsws.org/en/articles/2025/03/11/pbgi-m11.html IMPATTI, LIMITI E RISCHI OSSERVATI * Impatto positivo: aumento della consapevolezza pubblica; alcune amministrazioni hanno avviato dialoghi o rivisto accordi (in alcuni contesti si è ottenuto l’impegno a rivedere collaborazioni). Fonti: articoli di commento e dichiarazioni accademiche (UCL, AAUP). URL: https://www.ucl.ac.uk/news/2024/jun/comment-gaza-campus-protests-two-human-rights-law-experts-write-new-principles-universities https://www.aaup.org/issues-higher-education/campus-protests * Limiti e repressione: in più casi le proteste nonviolente sono state sgomberate o hanno ricevuto risposta poliziesca, con conseguenze disciplinari per partecipanti; questo ha prodotto dibattito giuridico su libertà di espressione e sicurezza nei campus. Fonte: Liberty Investigates; WSWS; Reuters. URL: https://libertyinvestigates.org.uk/articles/gaza-protests-uk-uni-leaders-reassured-campus-security-chiefs/ * https://www.wsws.org/en/articles/2025/03/11/pbgi-m11.html https://www.reuters.com/world/german-police-clear-pro-palestinian-camp-berlin-university-2024-05-07/. BUONE PRATICHE NONVIOLENTE EMERSE (RACCOMANDAZIONI OPERATIVE) 1. Chiarezza nelle richieste: formulare richieste specifiche e misurabili (es. moratoria su nuovi contratti con aziende X per N anni). 2. Documentazione e trasparenza: registrare in forma pubblica le azioni e i rivendicati risultati per evitare narrazioni contrapposte. 3. Alleanze ampie: includere docenti, personale tecnico-amministrativo, sindacati e comunità locali per aumentare la legittimità e protezione. 4. Formazione alla nonviolenza: organizzare workshop su de-escalation e pratiche di protesta pacifica per minimizzare rischi di escalation. 5. Supporto legale: predisporre assistenza legale preventiva per i partecipanti, e raccogliere prove documentali di eventuali violazioni dei diritti di manifestazione. CONCLUSIONI Tra il 2023 e il 2025 le iniziative contro la militarizzazione nelle università si sono espresse principalmente con forme nonviolente (encampment, sit-in, walkout, petizioni, teach-in, divestment). Queste azioni hanno aumentato la visibilità pubblica del tema e talvolta ottenuto aperture al dialogo; in altri casi hanno incontrato repressione o sgomberi, sollevando questioni giuridiche e di policy su libertà di espressione e ruolo delle forze dell’ordine nei campus. Le pratiche più efficaci sembrano combinare pressione pubblica nonviolenta con strategie istituzionali (appelli formali, mozioni, supporto legale, alleanze ampie). Ma bisogna poi monitorare quanti Atenei stiano davvero dando seguito a quanto previsto dalle varie delibere e decisioni approvate dagli Organi accademici. Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Situazione università in attesa dell’autunno caldo: quali progressi contro gli accordi con filiera bellica e partner israeliani?
Cosa succede negli Atenei italiani rispetto agli accordi con la filiera bellica e con i partner israeliani?Qual è la situazione delle Università in vista di un autunno che si preannuncia più caldo che mai? Già, perché, anche se apparentemente la pausa estiva sembra aver attenuato l’eco delle proteste studentesche e i fermenti di lotta negli atenei, in realtà si colgono tanti segnali di vivacità che ci fanno affermare che nei prossimi mesi sarà proprio il mondo accademico uno degli ambiti nei quali il fronte contro la guerra ed il riarmo sarà più attivo: * il 5 settembre si inizia alla Sapienza con un appuntamento sul ruolo dei saperi nell’economia del genocidio, organizzato dal Comitato Sapienza Palestina, dal CNR contro le guerre e dall’Assemblea precaria universitaria, nel quale interverrà Francesca Albanese. Si evidenzierà come la lotta per un’università democratica, adeguatamente finanziata e con condizioni di lavoro decentisia necessariamente legata alla lotta contro la guerra e chi fa profitto su armi e tecnologia bellica (ore 10:00 aula C, Scienze Politiche, Università Sapienza Roma); * le Assemblee precarie universitarie, che si sono moltiplicate e cresciute nella prima metà dell’anno, hanno annunciato una tappa fondamentale della loro lotta contro il precariato proprio nel cuore dell’autunno e fra i punti delle loro rivendicazioni c’è il NO alla ricerca bellica ed alle politiche di riarmo; * a settembre verrà presumibilmente firmato il CCNL Istruzione e Ricerca e sarà l’ennesimo contratto in perdita: stavolta il motivo dei mancati adeguamenti salariali all’inflazione è direttamente ricondubilie alle politiche di riarmo, che sottraggono risorse ai servizi pubblici ed al rinnovo del contratti del pubblico impiego, per cui è lecito attendersi una reazione del personale scolastico e universitario e delle sigle sindacali più attive nel contrasto alla guerra ed al riarmo; * il 13 settembre è in programma il lancio della campagna “LA CONOSCENZA NON MARCIA” (sulla quale vi informeremo a breve in dettaglio), che mira a mettere insieme le tante realtà impegnate nel mondo dell’istruzione contro il processo di militarizzazione in atto nelle scuole e nelle università e solidali con la causa palestinese. Studentesse e studenti, ricercatrici e ricercatori, insegnanti scolastici e docenti universitari, personale tecnico amministrativo e attivisti della società civile convergeranno in questo percorso iniziato ad aprile a Siena: per allertare rispetto ai rischi di una “israelizzazione” della società in quel segmento fondamentale che è appunto il settore della conoscenza, per dire NO alla guerra e per esprimere concretamente la solidarietà alla questione palestinese boicottando gli accordi con il complesso militare industriale e con le istituzioni israeliane sia nella didattica che nella ricerca; * la partenza della Global Sumud Flotilla verso Gaza sarà un’opportunità per il rilancio delle proteste studentesche e della solidarietà verso la Palestina, perché l’arrivo delle imbarcazioni al largo di Gaza è previsto intorno a metà settembre, in coincidenza con l’inizio dell’anno accademico, oltre che dell’anno scolastico. Insomma, un po’ di elementi che ci fanno pensare che combinati insieme si possano creare quelle condizioni presenti ai tempi delle acampade studentesche, per rilanciare con forza le richieste alle governance dei vari Atenei per un maggiore impegno concreto nel liberare i luoghi del sapere dalle pressioni militariste, ma anche al Governo per fare retromarcia rispetto alle relazioni pericolose sul riarmo con Leonardo, con la NATO e con il governo israeliano (ad esempio, Italia e Germania vogliono frenare la Commissione europea che intende sospendere Israele dai fondi di ricerca del Programma Horizon a causa del genocidio in corso). Il lavoro fatto fino ad ora non è poco (lo sintetizziamo di seguito), ma c’è ancora molta strada da fare soprattutto nel passare dalle enunciazioni di principi ad azioni concrete con riflessi pratici che cambino la realtà delle cose. RASSEGNA DI MOZIONI, DELIBERE E MODIFICHE NEGLI ATENEI RISPETTO AGLI ACCORDI Di seguito passiamo in rassegna i principali casi in cui le università italiane hanno formalmente adottato delibere, mozioni o modifiche strutturali vietando accordi con partner israeliani o con realtà collegate alla filiera bellica. Segnalateci altri casi significativi se dovessero mancare all’appello! 1. SAPIENZA — UNIVERSITÀ DI ROMA (DELIBERA SENATO ACCADEMICO, 13 MAGGIO 2025) * Il Senato Accademico ha approvato la Deliberazione n. 92/2025, che include un mandato per integrare lo statuto o regolamento al fine di: * interrompere ogni collaborazione con istituzioni e aziende israeliane coinvolte nell’apparato bellico, sospendere accordi con aziende legate al settore difesa, * riformare il Comitato Etico per includere controlli di tipo etico su collaborazioni potenzialmente belliche Wikipedia+15Sapienza Università di Roma+15Open+15. * ➤ Fonte ufficiale: verbale del Senato Accademico disponibile sul sito della Sapienza. 2. UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO (STATALE) — SOSPENSIONE ACCORDO CON ARIEL UNIVERSITY * Nel fine 2023, formalizzata a inizio aprile 2024, la Statale di Milano ha sospeso l’accordo di collaborazione con l’Ariel University, situata nei territori occupati palestinesi. La decisione è passata attraverso un’istruttoria e voto del senato accademico DomaniDomani+2ANSA.it+2Domani+2. 3. UNIVERSITÀ DI PALERMO — SOSPENSIONE TOTALE ACCORDI CON ISRAELE (4 GIUGNO 2024) * Il Senato Accademico ha approvato all’unanimità un documento che: * sospende tutti gli accordi Erasmus con università israeliane (programmi KA171 e KA220-HED), * vieta nuovi accordi con atenei israeliani “fino al superamento della crisi”, * istituisce procedure di due diligence su accordi con potenziale dual use, * coinvolge rappresentanza studentesca nel tavolo tecnico su tali collaborazioni L’INDIPENDENTE+6L’INDIPENDENTE+6ANSA.it+6. 4. UNIVERSITÀ DI PADOVA — MOZIONE E IMPEGNO A NON AVVIARE NUOVI ACCORDI (14 MAGGIO 2024 E ULTERIORE MOZIONE 1° LUGLIO 2025) * Il Senato Accademico del 14 maggio 2024 ha approvato una Mozione per la Pace in Palestina, condannando la distruzione delle università palestinesi e richiamando principi etici secondo statuto e Codice di integrità della ricerca Reddit+15Università degli studi di Padova+15Centro di Ateneo per i Diritti Umani+15. * In una seduta successiva il 1° luglio 2025, Padova ha approvato una nuova mozione che: * condanna le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, * si impegna a non intraprendere nuovi accordi né rinnovare quelli esistenti con istituzioni israeliane ritenute coinvolte in violazioni, * mantiene solo collaborazioni a valenza puramente didattica o di ricerca non bellica L’INDIPENDENTE+4Centro di Ateneo per i Diritti Umani+4Domani+4. 5. UNIVERSITÀ DI BOLOGNA — MOZIONE DEL SENATO ACCADEMICO (2024) * Nel Senato Accademico UNIBO ha approvato una Mozione sulla guerra a Gaza, includendo impegni come: * condanna di qualsiasi aggressione a istituzioni universitarie, rafforzamento delle norme sul dual use, rifiuto di accordi con imprese e università (anche israeliane) associate a violazioni dei diritti umani o prodotti per scopi militari, * rescissione di accordi vigenti qualora i partner incorrano in tali condizioni Wikipedia+7UniboMagazine+7Open+7.       MOZIONE DEL SENATO ACCADEMICO (18 GIUGNO 2025) Il Senato Accademico ha approvato una mozione condannando “l’escalation militare israeliana a Gaza”, le violazioni del diritto internazionale e umanitario, e ha chiesto il “rafforzamento di tutte le iniziative per il cessate il fuoco” Altreconomia+6Potere al Popolo+6quinewspisa.it+6 La Nazione+15UniboMagazine+15Corriere di Bologna+15 6. UNIVERSITÀ FEDERICO II DI NAPOLI — DIMISSIONI DAL COMITATO DI FONDAZIONE BELLICA (APRILE 2024) * Il rettore della Federico II, in risposta a mobilitazioni studentesche, ha annunciato le proprie dimissioni dal comitato scientifico della fondazione Med-Or (legata a Leonardo spa), principale industria bellica italiana. Il Rettore Matteo Lorito ha annunciato le dimissioni, ma non le ha formalizzate. Open+4L’INDIPENDENTE+4Domani+4 7. UNIVERSITÀ DI BARI – MOZIONI E PROVVEDIMENTI (APRILE–GIUGNO 2025) * Aprile 2024: scelta unanime di non partecipare al bando di cooperazione Italia–Israele e dimissioni del Rettore Bronzini dal comitato scientifico della fondazione Med‑Or (legata all’industria bellica) La Nazione+2La Gazzetta del Mezzogiorno+2atlanteguerre.it+2 * 19 giugno 2025: il Dipartimento di Bari ha approvato una mozione di condanna contro Israele, prevedendo misure di accoglienza per colleghi palestinesi e richiedendo “esplicita presa di distanza dai diritti umani e diritto internazionale da parte del partner israeliano” Il Bo Live+14BariViva+14Barletta news24city -+14. * La mozione ha ricevuto pareri contrastanti, passando con un solo voto di scarto PugliaViva. 8. UNIVERSITÀ DI PISA – MODIFICA STATUTO E MOZIONE PER LA PACE (GIUGNO–LUGLIO 2025) * 13 giugno 2024: Senato Accademico e CdA approvano una mozione per la pace, con “percorso di autodisciplina” sulle collaborazioni con la filiera bellica UniboMagazine+13Università di Pisa+13Cambiare Rotta+13. * Febbraio 2025: lo Statuto viene aggiornato con clausole che escludono forme di collaborazione per lo sviluppo di armi italbalkanika.al+1La Nazione+1. Nome del tuo sitoquinewspisa.it 9. UNIVERSITÀ PER STRANIERI DI SIENA – PRESE DI POSIZIONE E RICONOSCIMENTO PALESTINA (2024–2025) * 17 luglio 2024: Senato Accademico approva la mozione per il riconoscimento dello Stato della Palestina LA NOTIZIA+15Università degli Studi di Siena+15Facebook+15. * Marzo 2024: presidenza di Tomaso Montanari oggetto di pressioni per non aver aderito a posizioni di boicottaggio attivo HuffPost Italia. * Giugno 2024: UniStrasi approva (all’unanimità) una posizione di solidarietà per Gaza in Senato Accademico Gazzetta di Siena. 10. UNIVERSITÀ DI FIRENZE – BOICOTTAGGIO ACCADEMICO E MOZIONE DEL 2023 + SOSPENSIONI 2025 * 19 dicembre 2023: mozione per la pace approvata, condanna delle atrocità e appello per due Stati, ma senza misure restrittive su accordi bilaterali Università di Firenze. * 16 luglio 2025: cinque dipartimenti (Matematica/Informatica, Ingegneria, Scienze agrarie, Architettura, Scienze politiche/sociali) sospendono accordi in essere con università israeliane, tramite appello firmato da docenti, studenti, ricercatori e dottorandi Altreconomia+2Il Foglio+2La Nazione+2. ——————————————————————————————————————– NOTA SU ALTRI ATENEI * Cagliari: una mozione studentesca chiedeva la sospensione degli accordi con atenei israeliani, ma il Senato ha respinto la proposta (30 gennaio 2024) Reddit+13Domani+13Open+13. * In Torino, si è deciso di non partecipare al bando MAECI 2024 con università israeliane, ma non è stata formalizzata una definitiva rescissione di tutti gli accordi Reddit+4Domani+4Wikipedia+4. * Altri atenei (es. UniPub) hanno visto proteste o richieste, ma non hanno mai formalizzato delibere o modifiche organiche DomaniDomani. TABELLA RIEPILOGATIVA UniversitàTipo di attoDataAzione chiaveSapienza RomaDelibera Senato Accademico n. 92/202513 maggio 2025Interruzione collaborazioni con Israele/bellicoStatale MilanoSospensione accordo Arielfine 2023 / apr 2024Sospeso accordo con Ariel UniversityFederico II NapoliDimissioni promesse dal Rettore da comitato Med-Or, ma non rassegnateaprile 2024Ritiro da fondazione associata ad industria bellica (il Rettore ha annunciato le dimissioni, ma non le ha formalizzate)PalermoDelibera Senato Accademico all’unanimità4 giugno 2024Blocco accordi Erasmus, nuovi accordi vietatiPadovaMozioni Senato Accademico14 mag 2024 & 1 lug 2025Impegno a non avviare o rinnovare accordi con IsraeleBolognaMozione Senato Accademico   Mozione Senato Accademico19 marzo 2024     18 giugno 2025Rifiuto accordi dual use e rescissione ove applicabile   Condanna escalation, stop/riduzione rapporti con IsraeleBariNon partecipazione bando + dimissioniAprile 2024Ritiro del Rettore da Med-Or e bando di cooperazione Italia-Israele sospeso Mozione Dipartimento19 giugno 2025Critiche diritti umani e accoglienza colleghi palestinesiPisaMozione Senato + autodisciplina13 giugno 2024Percorso etico sulle collaborazioni belliche Statuto aggiorna (no armi)Febbraio 2025Clausole di rifiuto su attività dual useSiena (Stranieri)Mozione riconoscimento Palestina17 luglio 2024Impegno politico e morale verso Palestina Università degli Studi di Siena Pressioni su boicottaggioMarzo 2024Respinta mobilitazione politicamente orientata HuffPost Italia Mozione solidale a GazaGiugno 2024Approvata all’unanimità in Senato Accademico Gazzetta di SienaFirenzeMozione per la pace19 dicembre 2023Condanna, ma nessuna sospensione formale Stop accordi da 5 dipartimenti16 luglio 2025Sospesi accordi con università israeliane Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Università di Bologna: approvata in Senato mozione su guerre, riconoscimento Palestina e genocidio a Gaza
Non sono parole vaghe ed ambigue, ma concetti chiari e precisi quelli della mozione approvata oggi all’Università di Bologna. Sono stati fatti tanti passi avanti all’Alma Mater nel corso dell’ultimo anno e mezzo. Grazie alle proteste di studenti e studentesse, docenti e personale tecnico amministrativo, non ci sono più accordi quadro fra l’Ateneo e partner della filiera bellica come Leonardo e Thales, si sta ponendo la giusta attenzione al tema del dual use con appositi interventi fornativi per chi lavora nella ricerca, al fine di individuare in una proposta di ricerca congiunta quegli elementi che possano far capire che ci si trova davanti ad un caso di potenziale uso militare. L’Ateneo ha già avviato un sistema di ricognizione dei progetti scientifici e dei programmi di ricerca in essere con Università, aziende e istituzioni israeliane per escludere qualsiasi coinvolgimento nella violazione del diritto internazionale (anche in materia di dual use). A tale proposito, anche nel bando Maeci 2025 Unibo non ha presentato nessuna domanda di collaborazione con Israele. Tale sistema era già stata introdotto nel marzo 2024 grazie ad un’altra mozione in Senato, con la quale si adottò il metodo della due diligence, oltre ad esprimersi sul Cessate il fuoco e mettere a disposizione borse di studio per studenti palestinesi (ad oggi assegnate 6 borse a studenti più una per un ricercatore) Mozione del 19.3.2024: https://share.google/OGU0fV2uQuoGpd0Xc Con la mozione di oggi si stabiliscono alcuni punti fondamentali: – si condannano tutte le violazioni di Israele nella Striscia di Gaza e nei territori palestinesi occupati; – si prende posizione contro il genocidio nella Striscia di Gaza; – si auspica il riconoscimento dello stato Palestinese; – si impegna a promuovere iniziative orientate alla cultura della pace, della giustizia e della dignità condivisa, sostenendo partenariati accademici con istituzioni palestinesi e facendosi promotrice di una posizione a sostegno dell’autodeterminazione del popolo palestinese. E così anche l’Università di Bologna, dopo la Sapienza e dopo l’Università di Pisa, si pone sul solco di quelle realtà accademiche che lanciano un messaggio volto a diffondere la cultura della pace e della tutela dei diritti umani. Grazie anche alle tante proteste, portate avanti dalla componente studentesca in questi anni, ma anche da alcuni docenti e rappresentanti del personale tecnico amministrativo, i quali hanno creato un ambiente più attento, sensibilizzando ed informando su tali questioni. Con un pizzico di orgoglio ci ritagliamo anche noi dell’Osservatorio un piccolo ruolo in questa trasformazione, grazie all’attività attenta e continua svolta insieme a USB, al gruppo Petizione per Gaza, a Cambiare Rotta, ai Giovani Palestinesi e a BDS, abbiamo collaborato nel creare quelle condizioni e quella consapevolezza, insomma quell’humus nel quale la mozione di oggi è maturata. A Bologna è in atto una trasformazione che in meno di due anni ha portato un Ateneo con quasi cento collaborazioni con Israele e filiera bellica a ridurre notevolmente tali partenariati e ad incamminarsi sul sentiero dell’integrità e dell’etica della ricerca, oltre che della costruzione di un’università come spazio decoloniale e luogo di cultura della pace e dei diritti umani. Qui i dettagli della mozione: L’Università di Bologna sull’escalation militare israeliana a Gaza — UniboMagazine https://magazine.unibo.it/archivio/2025/06/17/luniversita-di-bologna-sullescalation-militare-israeliana-a-gaza Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università