Tag - Francesca Albanese

Palestina: resistenza, solidarietà, coraggio, dignità
Articoli di Ilaria De Bonis, di Donata Columbro e Roberta Cavaglia , di Daniele Ratti e Massimiliano Bonvissuto, di Enrico Semprini. Con aggiornamenti e link.   Anbamed 16 gennaio e 17 gennaio: aggiornamenti sulla situazione a Gaza e in Cisgiordania; per Peace and War, Ilaria De Bonis focalizza la situazione della condizione nelle tende; Anan, Ilan e Mansour – situazione
Lettera aperta al Ministro del MIM a proposito di contraddittorio, pluralismo e ispezioni
Gentile ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, L’Educazione Civica, secondo le linee guida, «favorisce il riconoscimento di valori e comportamenti coerenti con la Costituzione attraverso il dialogo e il rispetto reciproco, volti a incoraggiare un pensiero critico personale, aperto… Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Il “PayPal pubblico” brasiliano non piace a Trump
In Brasile tutti pagano con la piattaforma pubblica Pix. Ma Trump vuole farla sparire – e lo scontro potrebbe ripresentarsi anche in Europa. di Lorenzo Tecleme (*) Le relazioni tra il presidente statunitense Donald Trump e il suo omologo brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva sono tese da tempo. Nell’estate del 2025 il governo di Washington ha imposto un dazio superiore al 50% sulle
Palestina – lo sguardo non si abbassa
Articoli, analisi e riflessioni storiche di Andrea Carugati, Lucia Montanaro, Amal Oraby, Luca Saltalamacchia, Enrico Semprini. Con aggiornamenti dalla Palestina di Anbamed e di Radio Onda d’Urto. Prima parte dell’analisi sul dispositivo giuridico relativo all’arresto di Mohammad Hannoun e degli altri solidali; seconda parte dell’inchiesta di Daniele Ratti e Massimiliano Bonvissuto; seconda selezione tratta dal libro di Noam Chomsky e
Guerra dei Diritti, Guerra al Diritto
A PALAZZO SERRA DI CASSANO UN INCONTRO CRUCIALE SULL’ATTUALE SCENARIO DEI DIRITTI UMANI Un evento di straordinaria rilevanza e partecipazione si è svolto domenica 4 dicembre presso l’Osservatorio dei Diritti Umani all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli. “Guerra dei Diritti, Guerra al Diritto. Dal genocidio in Palestina all’assalto contro le istituzioni internazionali” è stato il tema del seminario. Gremita la bellissima Sala Conferenze di Palazzo Serra di Cassano, dove si respira cultura e memoria di antica resistenza dei rivoluzionari partenopei che credettero nel sogno della Repubblica. Il luogo ha una suggestione simbolica straordinaria per un evento che ha come obiettivo finale l’affermazione della forza della speranza, della resistenza e della resilienza collettiva, per credere che un mondo migliore sia ancora possibile costruire. Un messaggio forte e chiaro. E le centinaia di persone che hanno partecipato lo hanno testimoniato. La sala era così gremita che non è riuscita a contenerle tutte: è stato necessario allestire altre tre sale contigue munite di monitor. “Francesca verrà e ci sarà il sole. Noi che abbiamo un mondo da cambiare.” Così è stata accolta, sui social e con un lungo, fragoroso applauso al suo ingresso, Francesca Albanese, esperta di diritto internazionale, Relatrice Speciale dell’ONU per i Territori Palestinesi Occupati, attivista che ogni giorno affronta temi cruciali sulla Palestina e sull’erosione delle istituzioni che tutelano i diritti umani a livello globale. L’evento, coordinato da Antonio Musella di Fanpage.it, è stato introdotto dal saluto di Salvatore Minolfi dell’Osservatorio Internazionale dei Diritti Umani, che ha sottolineato come l’incontro miri a squarciare il velo dell’indifferenza, far conoscere la verità sulla Palestina e riaffermare la centralità del Diritto. Sono intervenuti, tra gli altri: Souzan Fatayer, della Comunità Palestinese in Campania; Giulia Al-Omleh, del Centro Culturale Handala Ali; Antonio Del Castillo, docente di Letteratura italiana all’Università Federico II; Sara Borrillo, docente di Storia dei Paesi Islamici presso l’Università Orientale di Napoli; Laura Mamorale, di Mediterranea Saving Humans. Tutti gli interventi hanno contribuito a creare un’importante occasione di riflessione e dibattito, con un forte richiamo alla necessità di difendere i diritti umani non solo come valore universale, ma come obiettivo concreto e urgente. In un momento in cui il diritto barcolla, legalità e giustizia appaiono sempre più lontane; un tempo in cui le politiche internazionali e la strage in Palestina mettono a dura prova il sistema globale di protezione dei diritti umani; quando il crimine assume sempre più le sembianze della legge e dell’ordine costituito — allora la resistenza non è solo un diritto, ma diventa un dovere. La “guerra dei diritti” a cui stiamo assistendo è l’uso strumentale del diritto da parte di attori internazionali che ci obbligano a interrogarci sulle contraddizioni e le ambiguità del diritto internazionale, applicato in maniera disomogenea e selettiva secondo logiche geopolitiche e interessi delle nazioni più forti. “La costante e silente violazione del diritto internazionale, calpestato e umiliato, è diventata la normalità”, ha sottolineato Souzan Fatayer. Tutti i relatori hanno posto al centro del dibattito la resistenza del popolo palestinese che, come ha detto Giulia Al-Omleh, “continua con coraggio e resilienza nonostante tutto. Continuano a fare il loro lavoro i medici che lottano contro la morte, pur essendo essi stessi bersagli. Continuano le giovani giornaliste e i giornalisti che sfidano le atrocità per raccontare la verità. Resistono le famiglie che assistono alla morte di padri, madri, sorelle e figli; resistono i 9.800 prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.” Nel lungo intervento di Francesca Albanese è emerso un messaggio forte di speranza, un pensiero resiliente e positivo che crede nella forza della resistenza, nella potenza delle azioni collettive, nel vigore delle voci che si alzano nelle strade del mondo per riaffermare che un mondo più giusto è ancora possibile. Il genocidio in Palestina non è solo una tragica realtà, ma la prova di come le istituzioni internazionali, create per prevenire atrocità e proteggere i diritti fondamentali, siano oggi strumentalizzate dalla politica. “La violazione continua non viene adeguatamente contrastata dalla comunità internazionale. Esiste ancora un pensiero eurocentrico, occidentecentrico, riflesso di una mentalità colonialistica: noi Paesi ‘civili’ e gli altri, infantilizzati, che devono essere guidati. Ma oggi quel mondo si è liberato dalle catene.” E ancora: “È troppo chiedere il rispetto del Diritto e della Costituzione? I diritti umani vanno invocati e difesi sempre, non con doppi standard, non solo quando conviene e ignorandoli quando i contesti non sono favorevoli agli interessi delle potenze dominanti.” “La giustizia per la Palestina comincia da ognuno di noi, dallo sradicamento dell’idea dell’Apartheid, concetto pericoloso anche per gli stessi ebrei. Chiedere che la Palestina sia libera dal fiume al mare non significa cancellare Israele, ma riconoscere l’uguale diritto alla libertà di entrambi i popoli. Significa superare l’idea che gli israeliani non possano vivere in quella terra se non da colonizzatori.” Francesca Albanese ha poi toccato il tema del razzismo: “È un’oscenità il razzismo contro il popolo palestinese, questo diffuso non riconoscerli come esseri umani. La morte avvolge continuamente la loro immagine: scene atroci che tutti vediamo. È più facile trovare la morte che un bicchiere d’acqua. Uccidere bambini è un’atrocità disumana.” Ha ricordato come già in passato – dal Ruanda alla Serbia – si sia negato l’evidente genocidio, e come oggi ancora si neghi il genocidio nei Balcani. “La vera unicità del razzismo contro i palestinesi è la sua transnazionalità, che va oltre Israele. Migliaia di cittadini arabi vengono incarcerati per aver manifestato solidarietà con la causa palestinese. Sta accadendo oggi ciò che accadde nel passato con gli ebrei: si negava la deportazione, ma tutti sapevano. Il vero vulnus è girarsi dall’altra parte.” Ha poi affrontato il tema delle risoluzioni delle Nazioni Unite, spesso bloccate da interessi contrapposti, che hanno portato a un crescente isolamento e a una perdita di credibilità delle organizzazioni internazionali. La Corte Penale Internazionale, ha affermato, mostra come alcune potenze si siano ridotte a politiche di rifiuto della giurisdizione internazionale per difendere i propri interessi. Sul tema delle sanzioni mancate a Israele, ha aggiunto: “Chi si mette di traverso agli Stati Uniti? Nessuno. Eppure, con un po’ di coerenza, si sarebbero potute isolare le forze che stanno portando allo sfaldamento della comunità internazionale. È questione di matematica di base: l’ONU conta 191 membri, che se usassero la coerenza dei principi fondanti potrebbero rigettare questo approccio utilitaristico ai diritti.” Il suo appello, rivolto in particolare alle nuove generazioni ma anche a tutti noi, è stato chiaro: “Lavoriamo — tutti insieme — per creare un sistema che metta al centro il rispetto dell’Umanità e della Legge. ‘Al lavoro!’ ha esortato la giurista. Bisogna credere nell’Utopia: dal greco u-topos, ‘in qualche luogo’, da qualche parte. L’utopia resta lontana solo se resta chiusa dentro di noi. Se la condividiamo, se troviamo un denominatore comune, noi ce la possiamo fare. Proviamo a fondare una nuova civiltà etica. Me lo auguro, e ve lo auguro.” Ha concluso così Francesca Albanese. Al termine dell’incontro, numerose domande dal pubblico hanno animato un dibattito intenso e appassionato. Ha concluso Marotta, fedele custode della memoria dell’Istituto fondato da Gerardo Marotta, lanciando un appello accorato: “Ci troviamo su un piano inclinato. L’umanità sta avanzando sull’orlo di un baratro spaventoso. Non diamoci per scontati. È necessario esserci, tutti.” Gina Esposito
“Disunited Nations” a Napoli con Francesca Albanese. Gaza, le bombe, l’inverno
È inverno a Gaza. Fa freddo. Le bombe continuano a cadere, la popolazione civile vive senza riparo, senza acqua, senza cure, mentre l’assedio si stringe e ogni spazio di soccorso viene progressivamente chiuso. Le immagini di distruzione non appartengono al passato, ma al presente. Eppure, lontano da Gaza, nelle società che si definiscono civili, si continua a discutere delle parole. Si polemizza su cosa sia lecito dire, su quali termini siano accettabili, su come nominare ciò che sta accadendo. Genocidio, antisemitismo. Mentre lì si muore, qui si dibatte sul vocabolario. È in questo vuoto tra ciò che accade e ciò che viene detto che nasce l’urgenza di tornare a guardare i fatti. Di mostrare immagini reali. Di ascoltare chi prova a raccontare ciò che accade senza filtri. In questo spazio necessario si colloca il documentario Disunited Nations, presentato a Napoli al Cinema America Hall nell’ambito del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli. La serata napoletana del 4 gennaio non è stata un episodio isolato, ma parte di un breve e intenso percorso italiano che ha accompagnato l’uscita del film. Napoli ha rappresentato una tappa centrale di questo attraversamento, articolato in più momenti nella stessa giornata. Al mattino Francesca Albanese è stata ospite dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, nel pomeriggio a Scampia, al Gridas, in un incontro con le comunità territoriali, e in serata al cinema, per la proiezione e il dibattito pubblico. Un passaggio tra luoghi diversi, istituzionali e popolari, che restituisce il senso di un impegno che non resta confinato in spazi protetti. Il film, diretto da Christophe Cotteret, segue il lavoro di Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati. Attraverso la sua voce, il documentario racconta ciò che accade in Palestina e a Gaza, ma anche le tensioni che attraversano le Nazioni Unite e il progressivo svuotamento del diritto internazionale di fronte ai rapporti di forza. Alla proiezione delle ore 21 è seguito un lungo incontro pubblico moderato da Maurizio Del Bufalo, coordinatore del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, da anni impegnato nella costruzione di un circuito culturale che utilizza il cinema come strumento di denuncia e controinformazione. Nel dialogo con il regista e con Albanese è emerso il senso profondo del titolo, volutamente provocatorio. Le Nazioni Unite sono nate per garantire la pace, ma oggi appaiono incapaci di fermare il massacro di una popolazione civile. Non si tratta solo della Palestina, ma di un fallimento più ampio dell’ordine internazionale e della sua capacità di tutelare i diritti fondamentali. Cotteret ha spiegato quanto fosse difficile racchiudere tutto questo in un film. La scelta di seguire Francesca Albanese nasce dal fatto che lei occupa una posizione unica, interna ed esterna alle Nazioni Unite allo stesso tempo. Attraverso la sua figura è stato possibile parlare di Gaza, ma anche di ciò che le Nazioni Unite possono e non riescono più a fare. Al centro del film c’è la parola genocidio, affiancata a immagini e volti reali, per sottrarre questa realtà a un linguaggio astratto e restituirla alla sua dimensione umana. Nel suo intervento, Albanese ha chiarito il senso del proprio ruolo. Non si tratta di protagonismo personale. Il film è un progetto del regista. La sua voce è diventata centrale perché, negli ultimi due anni, è stata chiamata a documentare e analizzare giuridicamente ciò che accade nei Territori Palestinesi Occupati. Un lavoro che l’ha costretta a raccogliere una mole enorme di prove, documenti e testimonianze. Ha raccontato quanto sia stato difficile ascoltare le storie di donne che hanno perso figli, talvolta intere famiglie, e quanto questo abbia inciso profondamente sulla sua vita personale. Durante il dibattito è tornata più volte una riflessione centrale. Questo non è il primo genocidio della storia recente, ma è forse il primo genocidio vissuto in tempo reale, attraverso i telefoni cellulari e le immagini che scorrono sui nostri schermi. Altri genocidi del Novecento appartengono oggi alla memoria storica e alla ricostruzione successiva dei fatti. Gaza, invece, si consuma sotto gli occhi del mondo. In questo contesto si inserisce anche la campagna di delegittimazione che ha colpito Francesca Albanese. È emersa con chiarezza la distanza tra la gravità delle accuse che le vengono rivolte e l’assenza di prove concrete a loro sostegno. L’accusa di antisemitismo viene evocata per spostare il dibattito dal merito dei fatti alla persona, confondendo deliberatamente la critica a uno Stato o a una politica con l’odio verso un popolo. Albanese ha ribadito che l’antisemitismo è una forma di razzismo da combattere senza ambiguità, ma non può essere usato per silenziare chi chiede il rispetto del diritto internazionale. Anche Amnesty International e altri organismi indipendenti hanno parlato di atti compatibili con la definizione di genocidio o di rischio concreto di genocidio. Durante la serata è emersa anche una dimensione più intima. Francesca Albanese non appare come una figura distante. È una donna disponibile, sorridente, capace di ascolto. Una di noi. Proprio questa prossimità rende ancora più violenti gli attacchi che la colpiscono. Il prezzo che paga non è solo politico, ma anche di genere. In un contesto segnato da un maschilismo ancora radicato, una donna autorevole, che non arretra e che nomina le cose per quello che sono, viene più facilmente esposta e delegittimata. Non si colpiscono solo le sue parole, ma la sua credibilità come donna. Ed è proprio questa combinazione di fermezza e umanità a renderla scomoda. Albanese non esercita il potere, lo interroga. Non grida, ma documenta. Una verità pronunciata con calma, sostenuta da prove, è più difficile da neutralizzare di qualsiasi slogan. Nel finale dell’incontro, Albanese ha insistito su un punto essenziale. Questo non è il momento di scoraggiarsi, ma di indignarsi. Le proteste servono. Servono ai palestinesi per non sentirsi soli, ma servono anche a chi protesta, perché restituiscono un senso di responsabilità collettiva. La responsabilità non può essere delegata solo agli Stati. Passa dalle scelte quotidiane, dall’informazione, dalla partecipazione civile. In questo senso, il cinema dei diritti umani continua a svolgere una funzione fondamentale. Non offre soluzioni semplici, ma apre spazi di consapevolezza. Non consola, ma interroga. Serate come quella di Napoli non fermano le bombe, ma contrastano l’assuefazione, rompono il silenzio, impediscono che la distanza diventi indifferenza. Continuare a sentire, a immaginare, a partecipare non è retorica. È l’unica possibilità che resta. Le fotografie che accompagnano l’articolo sono di Ludovico Brancaccio. Lucia Montanaro
Napoli, il 4 gennaio una giornata di incontri sui diritti umani nel solco del Festival del Cinema dei Diritti Umani
Cinema, diritto internazionale e territori Tre appuntamenti pubblici il 4 gennaio 2026 con Francesca Albanese e la proiezione del documentario “Disunited Nations” proseguono il percorso avviato dalla XVII edizione del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli. Domenica 4 gennaio 2026 Napoli ospiterà una giornata di appuntamenti pubblici dedicati ai diritti umani e al diritto internazionale, promossa nell’ambito delle attività sostenute dal Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli. Al centro della giornata, la presentazione del documentario Disunited Nations, che affronta il ruolo delle Nazioni Unite di fronte al genocidio in corso a Gaza. La giornata si articolerà in tre appuntamenti. Alle 10.30, Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati, sarà ospite dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Nel pomeriggio, alle 15.00, a Scampia, è previsto un incontro pubblico con le comunità territoriali e dell’VIII Municipalità, organizzato dall’associazione “Chi rom… e chi no”. In serata, alle 18.30, presso il Cinema America Hall (via Tito Angelini 21, Napoli), è in programma la proiezione del documentario Disunited Nations, alla presenza di Francesca Albanese e del regista Christophe Cotteret. Il film segue il lavoro della Relatrice Speciale durante missioni, interventi pubblici e momenti di confronto istituzionale, restituendo uno sguardo dall’interno sulle tensioni che attraversano le Nazioni Unite e mettendo in evidenza le difficoltà di applicazione del diritto internazionale, insieme alle pressioni politiche che accompagnano il lavoro di tutela dei diritti umani. L’iniziativa del 4 gennaio si inserisce nel percorso tracciato dal Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, nato nel 2008 come iniziativa dell’Associazione Cinema e Diritti e giunto nel 2025 alla sua XVII edizione. Fin dalla sua nascita nel 2008, il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli è stato guidato e coordinato da Maurizio Del Bufalo, presidente dell’Associazione Cinema e Diritti e figura centrale nella costruzione dell’identità culturale della rassegna. Sotto la sua guida, il Festival si è sviluppato come un progetto diffuso e partecipato, capace di coniugare cinema, attivismo e formazione, mantenendo nel tempo una forte coerenza tematica e un’attenzione costante ai territori, ai giovani e ai contesti sociali più fragili. Nel corso degli anni, il Festival si è affermato come una rassegna diffusa, capace di portare il dibattito sui diritti umani fuori dai circuiti culturali tradizionali, incontrando studenti, cittadini e comunità nei territori, nelle periferie e nei luoghi in cui il disagio e l’emarginazione sono più evidenti. L’edizione 2025, intitolata “Terre promesse, terre rubate, popoli senza pace”, ha attraversato le storie di popoli senza Stato, con particolare attenzione alle realtà palestinese, curda e sahrawi, raccontate attraverso film, incontri e momenti di confronto pubblico. Il concorso cinematografico ha proposto una selezione di cortometraggi, documentari e lungometraggi provenienti da diversi Paesi, valutati da giurie plurali: giurie esperte, giurie popolari e giurie giovanili, composte anche da studenti delle scuole medie e superiori, coinvolti direttamente nella visione e nella discussione delle opere. Accanto alle proiezioni, il Festival ha promosso dibattiti, installazioni artistiche e iniziative formative, contribuendo a costruire uno spazio di riflessione collettiva sui diritti umani, sulla pace e sulle responsabilità della comunità internazionale. Conclusasi ufficialmente nel mese di novembre 2025 con le premiazioni, la XVII edizione del Festival non esaurisce tuttavia il proprio percorso con la chiusura del concorso. La giornata del 4 gennaio rappresenta infatti un momento di continuità e approfondimento, che porta nel nuovo anno i temi affrontati dalla rassegna, rilanciando una riflessione urgente sui conflitti del presente e sul ruolo del diritto internazionale. Per assistere alla proiezione serale al Cinema America Hall è necessaria la prenotazione online (posti limitati): https://america.cinemadinapoli.18tickets.it/film/30341 Lucia Montanaro
Raccolta materiali su censura Albanese nelle scuole, ispezioni e circolari Valditara
L’ondata di repressione e censura con annesse ispezioni, attuata da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito e di alcuni uffici scolastici territoriali, che si sta consumando nelle scuole italiane che intendono mettere all’ordine del giorno la questione dei diritti umani e del genocidio in Palestina (da San Miniato a Pontedera, passando per Vicenza), anche per il solo fatto di invitare a parlarne persone titolate come Francesca Albanese, relatrice speciale per le Nazioni unite sui territori palestinesi occupati, ha suscitato una grande ondata di indignazione. Per questo motivo, anche in vista dell’Assemblea online del 29 dicembre: Mobilitazione Osservatorio contro censura nelle scuole sul tema, abbiamo raccolto, senza la pretesa di essere esaustivi, prese di posizione associative, sindacali,  partitiche, collettive, politiche, articoli di giornali, lettere al presidente della repubblica, petizioni messe a punto anche da cittadini e cittadine che non tollerano le ingerenze del Governo all’interno della decisioni autonome dei/delle docenti e anche degli studenti e delle studentesse. Crediamo che tutto ciò possa essere utile per avere un quadro generale comune, invitando a integrare, se ci sono omissioni grosse, segnalando le prese di posizione alla nostra mail: sservatorionomili@gmail.com COMUNICATI DI ASSOCIAZIONI NAZIONALI Docenti per Gaza: COMUNICATO DI DOCENTI PER GAZA SULLA PARTECIPAZIONE DELLE SCUOLE AL WEBINAR CON FRANCESCA ALBANESE Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Pisa: Pisa: condanna ingerenza esponenti leghisti nell’assemblea studentesca Liceo “Dini” con Francesca Albanese Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: Osservatorio condanna attacchi: “Albanese è esperta titolata, stop ingerenze Lega, FDI e Ministro Movimento di Cooperazione Educativa: Solidarietà ai docenti delle scuole sotto attacco per webinar con la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati Rete degli studenti medi: CONTINUEREMO A MOBILITARCI NEI LUOGHI DELLA CONOSCENZA E A RIEMPIRE LE PIAZZE DELLE CITTÀ Scuola per la pace: No all’ingerenza politica nelle scuole DALLE SCUOLE: Il Cattaneo di Pisa sugli accertamenti ispettivi Comunicato Docenti del Liceo “Montale” di Pontedera (PI): iniziativa su Francesca Albanese Comunicato del Collettivo studentesco Liceo “Dini” di Pisa sulle ingerenze del Ministero LETTERE A MATTARELLA: Docenti Scrivono a Mattarella a sostegno della libertà  di insegnamento: Albanese a scuola, colleghi della docente che ha organizzato l’incontro scrivono a Mattarella: “E la libertà d’insegnamento?” Genitori scrivono a Mattarella  a sostegno dei docenti: Valditara contro le scuole che ospitano Francesca Albanese, 107 genitori scrivono a Mattarella: “Indifferenza non protegge i ragazzi” Genitori scrivono a Mattarella, contro Albanese e insegnanti: Francesca Albanese e gli incontri a scuola, genitori a Mattarella: “Preoccupa deriva culturale” Pisa Docenti della provincia scrivono a Mattarella a sostegno dei docenti del Montale: Bufera politica su Albanese. Ispettori al liceo Montale. Docenti scrivono a Mattarella Valditara contro le scuole che ospitano Francesca Albanese, 107 genitori scrivono a Mattarella: “Indifferenza non protegge i ragazzi”: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/23/valditara-francesca-albanese-genitori-mattarella-notizie/8235769/ RACCOLTE FIRME Raccolta firme – Docenti, educatori ed educatrici per il rispetto dei diritti umani in Palestina-La scuola per la Palestina: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScz5_2ZDNS18WNZBoZIu_bMdkS_yQOFq3QxojONm45BgxbgTg/viewform (in corso) Castelnovo né Monti (Reggio Emilia): Ispezioni nelle scuole che hanno ospitato Albanese, docenti di Reggio Emilia raccolgono 200 firme: “profondamente preoccupati” Rete delle scuole di Livorno x Gaza: Solidarietà alle scuole toscane e a Francesca Albanese, per una Palestina libera, per una scuola decolonizzata Vicenza (petizione su change): Lettera aperta al Presidente Mattarella da parte di un gruppo di docenti e genitori del Liceo Fogazzaro di Vicenza Una raccolta firme per esprimere solidarietà nei confronti dei colleghi dell’istituto “Cattaneo- Dall’Aglio” di Castelnovo e del “Mattei” di San Lazzaro: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/24/ispezioni-valditara-scuole-albanese-protesta-docenti-notizie/8237276 SINDACATI FLC CGIL: Webinar con Albanese, FLC CGIL contro “l’attacco del Governo a scuole toscane” Solidarietà della FLC CGIL Emilia Romagna a scuole e docenti sotto attacco per un webinar con Francesca Albanese COBAS SCUOLA : Ispezione o persecuzione politica? GILDA Gilda a fianco di studenti e docenti per la libertà di insegnamento e di apprendimento UNICOBAS Scuola & Università: LA SCUOLA NON SI IMBAVAGLIA! CUB: La Cub per la libertà didattica, di insegnamento e di assemblea per studenti e lavoratori: No alle ispezioni Ministeriali nelle scuole! SSB: Solidarietà IC Massa 6: Francesca Albanese No e i militari Sì nelle scuole? USB: Il Governo attacca ancora una volta la libertà di formazione e insegnamento: Valditara vuole ispezioni punitive in Toscana! Parlare di guerra e genocidio nelle scuole è giusto! Non arretriamo di fronte alla censura e alla repressione del Ministero dell’Istruzione CISL: Ispezioni per le iniziative con Francesca Albanese nelle aule: la posizione della Cisl Scuola Toscana PARTITI   FDI e Lega: Bufera politica su Albanese. Incontro al liceo Montale. Ministro manda gli ispettori Una citta in comune: Difendiamo la Scuola Pubblica come spazio di libertà, di confronto e di democrazia che Valditara vuole trasformare in una caserma LEGA: Scuola: Sasso (Lega), a San Lazzaro lettera dei docenti a Mattarella dopo ispezione per webinar Albanese. Fuori la propaganda politica dalle scuole PAP e  AVS: La politica solidale con le scuole che hanno ospitato Francesca Albanese Partito dei CARC Pisa: Pisa. Ma quali ispezioni? Da ogni scuola un focolaio di lotta contro la guerra e il Governo Meloni! 5 Stelle: Scuola e libertà di pensiero ARTICOLI DI GIORNALE: La circolare di Valditara del 7 novembre: https://www.mim.gov.it/documents/20182/8782792/m_pi.AOODPIT.REGISTRO+UFFICIALE%28U%29.0005836.07-11-2025.pdf/2d9b891c-4f5c-093d-6f0e-d83f8581868d?version=1.0&t=1762781988475 La circolare di Valditara del 12 dicembre Pressenza: Educare sotto ispezione: la vicenda dell’Istituto Enrico Mattei di San Lazzaro (BO) Pungolo Rosso: Bavaglio Albanese nelle scuole, è caccia alle streghe – Docenti per Gaza Orizzonte Scuola: Contraddittorio a scuola: 107 genitori favorevoli inviano una lettera a Mattarella, in risposta ad altri 107 genitori contrari Il caso Albanese si allarga: due nuove ispezioni in Emilia-Romagna e tensioni politiche Tecnica della Scuola: Ispezione nelle scuole dove Francesca Albanese ha parlato. Rete degli Studenti Medi: abuso di potere grave e ideologico. Scontro Lega-PD Assemblee studenti cancellate per mancanza di contraddittorio, Avs chiede a Valditara di riferire in Parlamento Fanpage: Perché Valditara ha chiesto ispezioni a scuola sugli incontri con Albanese e cosa rischiano presidi e prof Il Giornale: Valditara: “Caccia alle streghe per Albanese? I Cobas non mi interessano” Bologna Today: Scuola a rischio ispezione, ri-scoppia il caso Albanese Il Manifesto: Albanese a scuola, Valditara manda gli ispettori La Stampa: Valditara chiede ispezioni in due scuole dove ha parlato Albanese: possibili profili di reato Skytg24: Caso Albanese, Valditara: ispezioni anche in due scuole dell’Emilia Romagna Voce Apuana: Francesca Albanese e gli ispettori all’istituto comprensivo Massa 6, si alza un coro in difesa della scuola: «No alla censura»  Nazione Massa: Caso Albanese, protesta in piazza: “Noi siamo al fianco dei docenti” Repubblica: Caso Albanese, presidio di protesta al Mattei La circolare Valditara colpisce ancora: bloccato il dibattito sulla Palestina in un liceo di Vicenza Radio onda d urto: PALESTINA: REPRESSIONE CONTRO CHI SI ESPONE NEI LICEI DI BOLOGNA E VICENZA. LA RISPOSTA DELLE COMUNITA’ STUDENTESCHE Il Fatto Quotidiano: Intervista ad ALBANESE:  Francesca Albanese sulle ispezioni di Valditara nelle scuole: “Venga da me, ministro, parli con me”  Vivere Pesaro: Albanese a scuola. Baldelli (FdI): M5S e Cgil difendono l’indottrinamento e chiudono al confronto Non Solo Flaminia Pressioni contro l’intervento di Francesca Albanese al liceo Marconi di Pesaro, Ruggeri (M5S): «preoccupanti atteggiamenti di censura» Domani: Valditara chiede ispezioni nelle scuole dove parla la relatrice Onu Francesca Albanese Ilsole24ore: Webinar di Francesca Albanese nelle scuole, Valditara avvia ispezioni: «Ipotesi di reato» Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Libertà di insegnamento in tempo di guerra: un’assemblea on line contro la censura nelle scuole
Alla luce degli atti repressivi e di censura che stanno colpendo le scuole L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università convoca un’assemblea online per il 29 Dicembre alle 18:00 per preparare per l’inizio del 2026 un’adeguata mobilitazione con tutte le realtà presenti sui territori. A seguito di alcuni post sui social e sui giornali di esponenti locali della destra è partita una interpellanza parlamentare e una rapidissima ispezione del Ministero dell’Istruzione e del Merito atta ad accertare gli avvenimenti. Sul banco degli “imputati” Francesca Albanese invitata online da alcuni istituti comprensivi a parlare di Palestina. I fatti riguardano scuole della Toscana, dell’Emilia Romagna e delle Marche [Educare sotto ispezione: la vicenda dell’Istituto Enrico Mattei di San Lazzaro (BO)] ; in alcuni casi gli ispettori non sono arrivati a giudicare l’operato di docenti e presidi, perché la presenza di Albanese era legata a una richiesta degli studenti e delle studentesse dentro un’assemblea regolarmente convocata. Albanese nelle scuole secondarie? Oggi a lei il diniego, domani a noi tutti L’invito a Francesca Albanese, relatrice speciale per le Nazioni Unite per il territorio palestinese occupato, era finalizzato a presentare il suo ultimo libro: “Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina”, un percorso didattico, legato alla tragica attualità, che tuttavia ha provocato una pronta reazione politica di esponenti della destra (articoli sulla stampa locale e gli immancabili post sui social), che hanno chiesto la verifica di eventuali estremi di reato per Albanese; a ciò è seguita l’iniziativa del ministro Giuseppe Valditara con l’invio di ispettori che, a distanza di pochissimi giorni, sono entrati nelle scuole “incriminate” per valutare l’operato dei/delle docenti e verificare se sia stato garantito quel contraddittorio funzionale a scongiurare il rischio di “indottrinamento ideologico“. E proprio in questi ultimi giorni, in un istituto superiore dell’Emilia Romagna, con circolare della dirigenza, è stato annullato l’incontro con due refusenik, ossia obiettori di coscienza israeliani, organizzato da Assopace Palestina. Un’iniziativa di censura o di prudenza vista la nota ministeriale del 7 novembre che invoca il pluralismo e il contraddittorio? A nostro avviso si è voluta impedire la presenza di voci scomode e non allineate con i desiderata governativi. Detto in altri termini, ogni qual volta parliamo di Palestina, di colonialismo di insediamento e dei civili palestinesi vittime dei bombardamenti israeliani dovremmo chiamare Smotrich oppure Gallant e Netanyahu, sui quali pende un mandato di cattura per crimini contro l’umanità da parte della Corte Penale Internazionale? Se oggi dovessimo invitare in una scuola lo storico israeliano antisionista Ilan Pappé dovremmo forse convocare l’ambasciatore di Israele o uno dei ministri che rivolgendosi agli arabi e ai palestinesi utilizza termini razzisti? O un ufficiale dell’esercito contro cui esistono prove dirette per crimini di guerra? E ogni qual volta si registrano presenze di militari nelle scuole denunciate dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università perché il ministro Valditara non invoca il contraddittorio? Non si parli di attualità A non essere gradita al ministro Giuseppe Valditara è proprio l’attualità, eppure da quando esistono le assemblee studentesche sono gli argomenti vissuti a provocare indignazione e il bisogno di approfondimenti. Si è parlato anche di estremi di reato perché la relatrice Francesca Albanese avrebbe “accusato l’attuale governo di essere fascista e complice di un genocidio” e sono state promesse azioni giudiziarie nei suoi confronti per tutelare il buon nome della maggioranza. In realtà sono le sue relazioni presentate all’Onu ad essere sul banco degli imputati a totale sprezzo del diritto internazionale. Chiedere la fine di rapporti commerciali con Israele è una richiesta inammissibile? O deve essere bandita ogni domanda relativa alle complicità politiche, finanziarie e industriali dello Stato italiano con Israele? Sono proprio l’accusa di genocidio e il racconto della Nakba che si vogliono bandire dalle scuole. Queste sono peraltro le stesse riflessioni di tanti e tante docenti, genitori, studenti e studentesse che registrano l’instaurarsi di un clima autoritario nelle scuole al fine di impedire l’autonomia e la libertà di insegnamento. Le ispezioni assumono allora una valenza politica perché vengono vissute negli istituti come un atto intimidatorio contro docenti, studenti e studentesse: non sono le sanzioni o i richiami a preoccupare, ma la continua intromissione del Ministero nella vita scolastica con l’utilizzo dei controlli e dei provvedimenti disciplinari per seminare paura, rassegnazione e silenzio. Ci siamo posti in questi giorni ulteriori domande: le scuole italiane sono divenute un covo di settari ed estremisti? E ogni azione della docenza necessita di un controllo da parte del Ministero come si faceva in epoca fascista? Si alimenta il sospetto sui/sulle docenti, sulla loro professionalità, si punta direttamente a condizionare le decisioni degli organi collegiali e, a nostro avviso, è anche l’inizio di una campagna antisindacale. I prossimi mesi diranno se i nostri argomenti sono fondati o meno. Quanto accade nelle scuole è soltanto un tassello di quanto avviene nell’intera società dove censura e repressione colpiscono intellettuali come il prof. Angelo d’Orsi, i centri sociali come Askatasuna, i movimenti studenteschi, gli attivisti per la Palestina, le persone che non rinunciano a esprimere un pensiero critico come l’imam Mohamed Shahin e infine i resistenti palestinesi come Anan Yaeesh e tutte le realtà conflittuali oggetto di repressione per il decreto sicurezza. Alla luce dei fatti appena descritti, L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università convoca un’assemblea online da tenersi il 29 Dicembre alle 18:00. Urge preparare un’adeguata risposta e mobilitazione da condividere con tutte le realtà presenti sui territori per l’inizio 2026. DEMOCRAZIA E AUTONOMIA DIDATTICA NON SI INGABBIANO! Per seguire l’assemblea entra nella riunione in Zoom https://us02web.zoom.us/j/81571709889?pwd=fUhfagxxq781tj9dTOmkdaamWCDDaP.1 Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Educare sotto ispezione: la vicenda dell’Istituto Enrico Mattei di San Lazzaro (BO)
A scuola oggi si può discutere di tutto, a patto di farlo come in un talk show secondo una logica televisiva che, non a caso, è la stessa che domina il discorso pubblico fino alle aule parlamentari. Par condicio, due posizioni contrapposte e un insegnante ridotto al ruolo di moderatore neutrale. È in nome di questa idea di “spirito critico” che, per un webinar con Francesca Albanese, il ministro dell’Istruzione e del Merito ha minacciato l’avvio di un’ispezione in alcune scuole tra cui l’Istituto Enrico Mattei di San Lazzaro (BO). La motivazione ufficiale dell’ispezione sarebbe la presunta violazione della nota del MIM n. 5836 del 7 novembre 2025, che impone, negli eventi scolastici su temi di rilevanza politica e sociale, il “pluralismo” e il “libero confronto di posizioni diverse”. Una prescrizione che, letta così, sembra persino ragionevole. Se non fosse che applica alla scuola una logica per cui il confronto tra opposti sarebbe garanzia automatica di equilibrio, l’idea che il pensiero critico nasca per simmetria, come se bastasse affiancare due tesi perché la verità, o almeno la complessità, emerga da sola. Ora, senza scomodare Don Milani o Paulo Freire, è difficile sostenere che il pensiero critico autonomo si costruisca in questo modo. La scuola non è un palco e gli studenti non sono un pubblico. Dispongono davvero tutti delle stesse risorse per orientarsi tra argomenti asimmetrici per potere, autorevolezza, accesso alle fonti? E soprattutto: è questo il ruolo educativo che si chiede oggi agli insegnanti? Appare chiaro che la nota, seguita poi da un’ulteriore comunicazione che, a scanso di equivoci, ne chiarisce il carattere vincolante, non ha come obiettivo la tutela di un generico pluralismo, ma il controllo politico del discorso pubblico dentro la scuola e, insieme, l’annullamento di qualsiasi responsabilità e ruolo educativo da parte del docente. Questo spazio di pluralismo indistinto delle voci ha dei limiti? E chi è legittimato a fissarli? Si potrebbe pensare che il nostro faro sia la Costituzione. Ma è proprio la Costituzione che, all’articolo 33, tutela la libertà di insegnamento: non un dettaglio, bensì un principio che rende problematica qualsiasi pretesa di neutralizzazione del ruolo educativo del docente. Seguendo fino in fondo la logica della nota, allora, dovremo essere pronti: se a scuola invitiamo esponenti dell’ANPI, a metterci alla ricerca di un fascista che garantisca il contraddittorio; se il 25 novembre ascoltiamo le testimonianze di donne vittime di violenza, a prevedere anche la presenza di uno stupratore. Può sembrare una deriva paradossale, persino caricaturale. Eppure non è un’ipotesi così astratta se tutte le opinioni hanno diritto di cittadinanza in un indistinto pluralismo. All’indomani della pubblicazione della nota, in un liceo veneziano il dirigente scolastico ha “sospeso per prudenza” un incontro sul radicamento delle mafie in Veneto. Lo stesso atteggiamento prudente ha portato, pochi giorni fa e sempre a Bologna, all’annullamento all’Aldrovandi Rubbiani di un incontro con due giovani israeliani obiettori di coscienza. Alla censura ministeriale si affianca così l’autocensura: quando giornalisti, politici e ispettori arrivano con questa rapidità, l’effetto deterrente fa il resto. La vicenda del Mattei prende avvio dalla lamentela di un genitore di una studentessa di quinta, coinvolta nel webinar con Albanese, indirizzata al Dirigente scolastico. Da lì, la notizia arriva rapidamente ai giornali, spinta da esponenti locali dei partiti di maggioranza che parlano di indottrinamento e, soprattutto, di una fantomatica mancanza di “consenso informato e scritto da parte dei genitori”. Un’espressione non casuale, che richiama quanto previsto dal disegno di legge Valditara sulle attività inerenti  alle tematiche legate alla sessualità, insieme al ricorrente riferimento al cosiddetto “primato educativo dei genitori”. Nel frattempo, il ministro arriva a ventilare addirittura ipotesi di reato, mentre il Direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale annuncia prontamente l’avvio di accertamenti sulla vicenda. La macchina istituzionale del controllo si mette in moto con una rapidità che colpisce. In questo clima, mentre il Dirigente del Mattei chiede alla docente coinvolta una relazione didattica dettagliata, il corpo docente dell’Istituto sottoscrive una lettera di sostegno alla collega e, insieme, una presa di posizione netta “per riaffermare con forza il principio della libertà di insegnamento”. Solidarietà giunge da docenti di altri Istituti , qualche genitore chiede come potere esprimere il proprio sostegno alla docente, i sindacati lanciano comunicati (più o meno prudenti ), gli studenti cercano spazi d’incontro per confrontarsi. Il “caso” del Mattei, e degli altri istituti emiliani e toscani, è espressione di una tendenza più ampia che riguarda la ridefinizione del ruolo della scuola nello spazio pubblico. Una scuola sempre più pensata come luogo da neutralizzare, in nome del pluralismo sbandierato che in realtà ne depotenzia il significato e il ruolo educativo. In questo modello, il docente non è più un soggetto responsabile, ma un potenziale problema da monitorare; l’autonomia didattica non è una risorsa, ma un rischio da arginare. La retorica del pluralismo e del “primato educativo dei genitori” funziona allora come dispositivo di delegittimazione: non serve a moltiplicare le voci, ma a svuotare di senso quella della scuola. Ogni scelta educativa diventa sospetta, ogni presa di parola deve essere bilanciata, ogni contenuto preventivamente autorizzato. È così che l’educazione viene separata dalla sua dimensione politica, nel senso più profondo del termine: la formazione di cittadini capaci di comprendere, interpretare e contestare il reale. Le ispezioni annunciate, le note ministeriali e le reazioni “prudenti” delle dirigenze non sono episodi scollegati, ma tasselli di uno stesso quadro. Un quadro in cui il controllo sostituisce la fiducia, la neutralità prende il posto della responsabilità educativa e la scuola viene progressivamente ricondotta a uno spazio amministrato, vigilato, depoliticizzato. In questo scenario, il problema non è il singolo incontro, il singolo webinar o la singola docente chiamata a giustificarsi, ma il clima che si produce: un clima in cui insegnare diventa un’attività da difendere preventivamente, da documentare, da rendere inoffensiva. È così che la censura più efficace non ha bisogno di essere esplicitata: basta che venga interiorizzata. Difendere la libertà di insegnamento oggi significa affermare una precisa idea di scuola pubblica: un luogo in cui il pensiero critico non nasce per decreto, né per contraddittorio obbligato, ma attraverso il lavoro paziente, responsabile e inevitabilmente non neutro dell’educazione. Redazione Italia