L’abbordaggio al vascello della Freedom Flotilla
Domani, venerdì 13 giugno nel cortile della Camera del Lavoro, via Crociferi 40,
alle ore 19.30, con ingresso libero, verrà proiettato il film “From Ground
Zero”, considerato dalla critica come un rivoluzionario esempio di
cinema-verità. Presentato in anteprima, a Catania, il 7 aprile scorso al
monastero dei Benedettini, viene riproposto per iniziativa dell’associazione
comunista Olga Benario e di Assopace Palestina. […]Il film rappresenta un
documento storico dell’attuale tentativo di genocidio e, insieme, “la potente
dichiarazione politica e artistica di un popolo che, dalla Nakba in poi, ha
imparato ad aggrapparsi al futuro, rifiutandosi di sparire dalla Storia”. Le
notizie che giungono dalla Palestina impongono di tornare sul dramma di Gaza e
di soffermarsi a riflettere su quello che lì accade, compreso il
recente abbordaggio della Madleen della Freedom Flotilla in acque
internazionali, con sequestro della nave e dell’equipaggio… episodio che
ripropone gli interrogativi sui comportamenti dello Stato di Israele e sulla
natura della sua ‘democrazia’… Lo fa oggi, su Argo (che con convinzione
Pressenza rilancia, Felice Rappazzo, già docente di letteratura italiana
dell’Università di Catania_
L’hanno fatto, come era prevedibile e previsto. Equipaggi delle forze armate
israeliane hanno abbordato la barchetta della Freedom Flottilla al largo
dell’Egitto, ovviamente in acque internazionali, e hanno fermato l’equipaggio,
confiscato i pochi aiuti alimentari e sanitari, preso in giro i militanti
umanitari e politici, annunciato che li rimpatrieranno.
Una soluzione “soft”, rispetto a quella già riservata a una nave umanitaria
turca, anni fa, e ad un’altra della stessa flottiglia, al largo di Malta,
qualche settimana fa. In quei casi con uso di armi, con gli effetti sanguinosi,
nel primo caso, e con gravi danni, nel secondo.
Si vede che l’attenzione mediatica molto vasta, la presenza di figure di spicco
dentro la navicella, hanno, se non altro, attenuato le modalità dell’impatto. Ma
a pesare dev’essere stato anche la mobilitazione senza precedenti che un po’ in
tutto il mondo, e perfino nelle nostre sonnolente contrade, ha messo in primo
piano il massacro di Gaza, le violenze della Cisgiordania, gli attacchi ai Paesi
confinanti e così via.
Perfino il mantra falso e idiota, fino a ieri intoccabile, che chi critica
Israele è antisemita, comincia a vacillare, anche fra le anime belle. Il rifiuto
di questa equazione è stato accettato anche su qualche palco mediatico e
politico, perfino fra i “moderati”.
Del resto perché avrebbero Israele avrebbe dovuto astenersi dall’abbordaggio?
Chi glielo avrebbe impedito?
Se si ha la forza, si ha il diritto/Si bada al cosa, non al come./O non
m’intendo di marineria/O guerra, commercio, pirateria/Sono tre in uno,
inseparabili.
A pronunciare queste frasi è Mefistofele, nel II Faust di Goethe, ai vv.
11184-88. Per chi non lo sapesse, questo diavolo non è poi così cattivo; è una
figura infernale di seconda scelta, più furbo e opportunista che altro. Ma è uno
che sa che cos’è il mondo, che non si presenta mai con il suo vero volto: che
del resto non esiste in quanto tale. Figura di contorno al potere, fa
dell’adattamento all’ambiente, del metamorfismo la sua forza. Una figura quanto
mai attuale, un vero emblema della modernità.
Guerra, commercio, pirateria sono una sorta di nuova trinità, cinica e
secolarizzata, della modernità capitalistica (ma, non illudiamoci, anche
dell’antichità). E anche a proposito del rapporto Israele-Palestina, vale sempre
ripensare alla frase di Brecht: “compagni, badate ai rapporti di produzione”:
ossia, in radice, alle classi sociali. Forse il mio è un attardato modo di
pensare, ma continuo a crederci. La questione rimanda, in fondo, al
colonialismo, e alla sua necessaria radice classista, certamente complicata, nel
caso in specie, da moltissimi altri e seri elementi storici e psicologici, che
qui non è il caso di elencare, ma che sono ben noti.
Come li chiamavano qualche anno fa? Stati canaglia? Si trattava di Stati che non
piacevano agli Stati Uniti e ai suoi alleati. Non c’è dubbio che elementi
canaglieschi ci fossero in questi Stati, il cui elenco variava a seconda delle
necessità e opportunità dell’Occidente globale, ma perché non impariamo a
guardare anche in casa nostra? Non è forse la componente canagliesca del tutto
interna alle strutture di potere, anche negli Stati “democratici”?
Prendiamocela pure con Israele, dubitiamo pure, e necessariamente, della sua
democrazia (che si esprime sostanzialmente nel consistente manipolo di “giusti”
che la tengono in piedi: quei giusti, ossia quegli uomini e donne ospitali –
cfr. Ezechiele, 16, 49 –, vanamente cercati, già nel Vecchio Testamento, in
Sodoma), ma in questo caso dovremmo anche confrontare questa “democrazia” su
base etnica, per par condicio, tanto con la teocrazia dell’Iran (per citare uno
degli Stati Canaglia così cari agli USA, ma Paese ricco di cultura e vivacità)
quanto con la nostra lodata e laica democrazia occidentale: capace di usare
tranquillamente e contemporaneamente un doppio standard, secondo convenienza,
per amici e nemici.
Tuttavia concordo con chi, nei tempi lunghi, prevede come unica via possibile
alla pace reale fra israeliani a palestinesi che essa passi necessariamente (ma
ormai con quante difficoltà!) da un’alleanza fra le dissidenze interne ai
popoli, da una rivolta morale e politica che crei ponti e movimenti. Un pio
desiderio, forse.
Tuttavia non posso dimenticare un ragionamento che, decenni fa, ebbi a udire, a
Gerusalemme, dal politologo sociologo e attivista israeliano Zvi Schuldiner: non
crediate, diceva quest’uomo di pace, che Israele sia un Paese speciale, nel bene
e nel male. L’abitudine al quotidiano, la rassegnazione all’ingiustizia e al
male è un fenomeno tipico delle società complesse e moderne. Il male è sempre
alle viste, ma la vita quotidiana ci rende indifferenti; i dati di fatto, nella
loro materialità, sono, come sempre, la vera egemonia culturale.
> Gaza, la Freedom Flotilla e gli interrogativi sulla democrazia. Non solo
> israeliana
Redazione Sicilia