I divari di apprendimento degli studenti italiani
Anche l’anno scolastico 2024-2025 è ormai archiviato. Quello che però non
riusciamo proprio ad archiviare è il persistente divario di apprendimento dei
nostri studenti. Oltre due anni di scuola in meno: a tanto corrisponde in media
il divario di apprendimento in matematica tra uno studente della secondaria di
II grado del Sud e uno del Nord-Est. Da più di vent’anni rilevati e confermati
dall’Invalsi, ma anche dall’indagine internazionale Ocse-Pisa, i divari di
apprendimento degli studenti sono una criticità grave della scuola italiana, con
pochi eguali in Europa, un fenomeno che penalizza l’equità del nostro sistema
d’istruzione. Già presenti, ma ancora contenuti, nella scuola primaria, i divari
di apprendimento crescono nella scuola media e si amplificano nella secondaria
di II grado, dove la scuola non è più la stessa per tutti, ma si divide in
indirizzi (licei, tecnici, professionali).
Nella forma più nota e visibile al dibattito pubblico, i divari di apprendimento
si manifestano come divari territoriali, fra le macro-aree del Paese e fra le
regioni, in prevalenza secondo il gradiente Nord-Sud. Limitarsi alla pure
importante dimensione “territoriale” dei divari, sarebbe tuttavia un errore di
prospettiva. Per allargare lo sguardo e così cogliere la complessità del
fenomeno, ipotizzando al tempo stesso possibili azioni di contrasto ai livelli
più opportuni, è infatti necessario chiedersi: quali sono i principali fattori –
individuali e familiari degli studenti, nei contesti territoriali, ma anche fra
le scuole e dentro le scuole – che spiegano i divari di apprendimento in Italia?
E quale possibilità hanno le scuole di fare una differenza per migliorare i
risultati dei propri studenti e diminuire i divari?
A queste domande ha cercato di rispondere un’indagine sulle differenze di
apprendimento nei territori e tra le scuole, promossa da Fondazione Agnelli e
Fondazione Rocca, alla quale ha contribuito anche un gruppo di ricerca
dell’Università La Sapienza di Roma, che si è concentrata – con analisi
quantitative e qualitative – sui divari di apprendimento nella scuola secondaria
di II grado, in particolare, nella classe seconda (cioè, dopo dieci anni di
scuola), partendo dai dati Invalsi 2022-23, integrandoli con dati e informazioni
da Ocse-Pisa 2022 sulle competenze dei quindicenni. I risultati confermano la
molteplicità e l’entità dei divari di apprendimento nel Paese, sottolineando i
diversi livelli a cui si manifestano e si intrecciano. Le analisi indicano che –
insieme alle caratteristiche individuali e di retroterra familiare degli
studenti e alle specificità socioeconomiche e culturali del contesto
territoriale – i divari di apprendimento sono dovuti in misura importante anche
a differenze “fra le scuole” e “dentro le scuole”. E a questi livelli devono
trovare spiegazione e – per quanto possibile – rimedio. Una risposta sembra
essere nell’organizzazione che ogni scuola si dà sulla base dei – sia pur
ridotti – spazi di autonomia.
In particolare, la ricerca evidenza come i divari territoriali di apprendimento
seguano in prevalenza il gradiente Nord-Sud: ad esempio, la distanza fra la
macro-area con i risultati migliori (NORD EST: Veneto, Trentino AA, Friuli VV,
Emilia-Romagna) e quella con i risultati peggiori (SUD E ISOLE: Basilicata,
Calabria, Sicilia, Sardegna) è di 24 punti in Matematica. Che cosa ci dice
questa differenza? “È come, si legge nel Rapporto, se in matematica gli studenti
del Sud e Isole avessero fatto oltre 2 anni di scuola in meno”. Ed è sempre
nelle regioni del Meridione che troviamo la maggiore percentuale di studenti al
di sotto del livello 3, che Invalsi definisce come soglia minima di competenze
adeguate raggiunte in Italiano e Matematica in ogni grado scolastico: più del
60% degli studenti di Campania, Calabria e Sicilia non ha competenze adeguate in
Italiano. In Matematica si aggiunge anche la Sardegna.
Anche il contesto socio-economico e culturale regionale appare però un elemento
da considerare ai fini dei divari: la relazione fra contesto regionale e
risultati Invalsi è forte e ancora orientata lungo il gradiente Nord-Sud (a
indici regionali più bassi/alti corrispondono punteggi medi regionali più
bassi/alti). Tuttavia, emergono anche casi di regioni “disallineate”, che pur
con un indice simile ad altre hanno risultati Invalsi in Matematica decisamente
più alti (Puglia vs Campania) o più bassi (Sardegna vs Abruzzo). E ciò può
dipendere da differenze fra le scuole e all’interno delle scuole. “In Italia, si
sottolinea nel Rapporto, la varianza (le differenze) nei punteggi Invalsi nella
classe seconda della scuola secondaria di II grado è distribuita, ad esempio, in
matematica: per il 52% è data da differenze nelle caratteristiche degli
studenti, per il 19% da differenze tra classi, per il 23% tra scuole e per il 7%
tra regioni (indice economico-culturale). Quindi, le differenze negli esiti di
apprendimento non dipendono solo dalle caratteristiche degli studenti, ma dalle
classi, dalle scuole e dal contesto socio-economico e culturale delle regioni
nelle quali si trovano”.
Qui la ricerca sui divari scolastici:
https://www.fondazioneagnelli.it/wp-content/uploads/2025/05/Divari-sintesi-finale-290525.pdf
Giovanni Caprio