Dipendenti del CNR vogliono fermare PaSwing: no alla complicità con il governo israeliano!
Lo scorso 25 giugno 62 dipendenti di 21 istituti del CNR (Consiglio Nazionale
delle Ricerche) ha inviato una lettera alla dott.ssa Alessandra Sanson,
direttrice dell’Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per lo Sviluppo
dei Materiali Ceramici (ISSMC) per chiedere di fermare PaSwing, un progetto nato
nel 2024 tra l’ISSMC di Faenza e il Ministero della Difesa dello Stato di
Israele. Finanziato con 250.ooo €, ha come finalità quella di sviluppare
ceramiche trasparenti utili per blindare mezzi terrestri e per proteggere
sensori elettro-ottici e sistemi di puntamento.
Dunque, ricercatori e ricercatrici sarebbero impiegate nello sviluppo di
tecnologie a favore di uno Stato colpevole di pratiche genocidarie nella
striscia di Gaza e che continua a perpetrare violenze in tutti i territori
occupati della Palestina.
Già il 15 maggio, anniversario della Nakba, era stata stilata una lettera che
venne letta davanti ai cancelli dell’ISSMC di Faenza, in occasione dell’open day
dell’Istituto. Come risposta i dirigenti si appellarono alla neutralità della
scienza e della tecnologia aggiungendo che, in ogni caso, non avrebbero avuto il
potere di sciogliere un accordo internazionale dipendente esclusivamente dalla
direzione centrale del CNR.
La rete “La ricerca che non va in guerra” – rete che sostiene attivamente la
protesta – ci tiene invece a ribadire che scienza e tecnologia non sono neutre e
che nell’indirizzare la ricerca è dovere di tutte e tutti non solo rispettare
l’articolo 11 della Costituzione ma spendere anche le proprie energie per la
salute pubblica e il bene comune. Come ha raccontato a L’Espresso Marco Cervino,
ricercatore e referente dell’iniziativa, uno dei problemi fondamentali è la
mancanza di trasparenza, ossia l’impossibilità per i dipendenti del CNR di
monitorare se i risultati del proprio lavoro vengano utilizzati a fini bellici.
D’altronde, anche nel caso del progetto PaSwing, è stato necessario un accesso
agli atti per comprendere pienamente tutte le implicazioni militari del
progetto.
Una tale situazione impedisce inoltre l’istituzione di canali formali per
l’obiezione di coscienza, uno strumento fondamentale per chi crede fermamente
nella pace ma che non può essere utilizzato se chi opera viene tenuto all’oscuro
delle conseguenze ultime del proprio lavoro.
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
siamo sempre vicini a chi non si piega alle logiche della guerra e ribadiamo con
forza la nostra convinzione: il progresso della scienza può essere solo quello
che migliora la condizione delle persone, la loro salute e l’ambiente in cui
vivono. Qualsiasi forma di conoscenza che semina morte e distruzione non merita
di essere né finanziata né sostenuta.
Fonti:
https://lespresso.it/c/attualita/2026/7/31/stop-ricerca-guerra-cnr-progetto-faenza/63767;
https://www.pressenza.com/it/2026/06/la-scienza-e-davvero-neutra-il-dissenso-etico-dei-ricercatori-cnr-unisce-litalia-da-nord-a-sud/
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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