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53 ONG: “le misure di Israele ostacolano l’azione umanitaria”
Le organizzazioni umanitarie internazionali operanti nel Territorio Palestinese Occupato avvertono che le recenti misure di registrazione introdotte da Israele rischiano di fermare le operazioni delle ONG internazionali proprio mentre i civili affrontano bisogni umanitari acuti e diffusi, nonostante il cessate il fuoco a Gaza. Il 30 dicembre, 37 ONG internazionali […] L'articolo 53 ONG: “le misure di Israele ostacolano l’azione umanitaria” su Contropiano.
Intervista all’avvocato Gianluca Vitale sulla scarcerazione di Mohamed Shahin
Il 15 dicembre 2025 la Corte d’appello di Torino ha disposto “la cessazione del trattenimento al CPR di Caltanissetta” di Mohamed Shahin.   Abbiamo chiesto all’Avvocato del Forum di Torino Gianluca Vitale di Giuristi Democratici e del Legal Team Italia, che fa parte del Collegio di Difesa dell’Imam, di raccontarci cosa sta succedendo. Lo ringraziamo per aver spiegato in maniera semplice un iter giudiziario che si presenta complicato. Intervista a Gianluca Vitale Partiamo dall’inizio. Cosa è successo? Tutto nasce il 24 di novembre 2025 con la notifica a Mohamed Shahin, Imam della Moschea di San Salvario a Torino di due provvedimenti: il decreto di espulsione del Ministro per pericolosità per la sicurezza nazionale e la revoca della Carta di soggiorno, il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. Scatta il Decreto di espulsione con accompagnamento immediato, a cui segue l’udienza davanti al Giudice di pace di convalida dell’accompagnamento. In quella sede Shahin chiede la protezione internazionale. È evidente che non aveva nessun motivo di chiederla prima perché non aveva nessuna idea che potesse esserci un provvedimento di questo genere nei suoi confronti e che quindi che potesse essere spedito in Egitto coattivamente. A quel punto partono una serie di altri procedimenti, grazie alle modifiche un po’ bizzarre che sono state fatte negli ultimi anni alla legislazione. Vengono investite una serie di giurisdizioni e competenze diverse. Tra queste c’è la Corte di Appello, perché nel momento in cui Shahin chiede la protezione internazionale non si può evidentemente eseguire l’espulsione verso l’Egitto, ma il Questore di Torino decide di trattenerlo come richiedente asilo. Viene così deciso il trattenimento a Caltanissetta nonostante noi sappiamo che c’erano posti anche a Torino. Shahin viene portato coattivamente a Caltanisetta e lì cosa succede? Il giorno dopo in suo arrivo va in audizione davanti alla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Siracusa. Ci va in un momento in cui noi avevamo perso le sue tracce, visto che per circa 24 ore non abbiamo saputo dov’era e non ci veniva comunicato dove lo stavano portando. Questo si configura come una violazione del diritto di difesa, perché non abbiamo potuto assisterlo durante l’audizione davanti alla Commissione territoriale di Siracusa. Viene fatta la convalida del trattenimento alla Corte d’Appello di Torino, come previsto da una delle modifiche avvenute nel post-CPR in Albania. La Corte d’Appello convalida il trattenimento sulla base delle informazioni che gli sono state fornite nella richiesta di convalida della Questura di Caltanissetta, in cui si diceva che Shahin era sottoposto a due procedimenti penali e che la Procura della Repubblica aveva posto un divieto di ostensione degli atti dei procedimenti penali a cui era sottoposto. Il giudice della Corte d’Appello interpreta tutto questo come conferma di pericolo e convalida il trattenimento. Cosa avete fatto a questo punto come Collegio di difesa? Abbiamo agito su diversi piani: un ricorso per Cassazione contro la convalida, che è stato fissato per il 9 gennaio 2026 e un’istanza di riesame del trattenimento. Puoi parlarci dei punti in cui si articola l’istanza che poi porterà al provvedimento di liberazione di cui si sta parlando in questi giorni? L’istanza di riesame del trattenimento è fondata su alcuni elementi nuovi che apprendiamo solamente dopo la convalida. Uno di questi è la circostanza che riguarda quanto fatto dalla Procura della Repubblica di Torino una volta ricevuta un’informativa della Digos sul discorso tenuto da Shahin il 9 ottobre 2025, quello che è citato anche nel decreto di espulsione e che abbiamo letto virgolettato per stralci su tutti i giornali, in cui avrebbe detto che il 7 ottobre non è stata una violenza. In realtà il discorso è molto più lungo e sostanzialmente credo che sia stato ampiamente frainteso. Lui stesso ha chiarito in seguito come venisse contestualizzato il 7 ottobre del 2023 nella trama della lunga vicenda della Palestina dal 1948 in avanti, prima con la Nakba, le varie guerre e poi con quello che è successo dal 2000, le operazioni Margine protettivo fino a Piombo fuso, e le migliaia di morti civili palestinesi. Tornando alla vicenda giudiziaria la Procura della Repubblica, ricevuta l’informativa sul discorso, iscrive subito il procedimento a modello 45, come fatto non costituente reato. Per quel discorso Shahin non è mai stato iscritto come indagato. Tanto è vero che nella stessa giornata la Procura trasmette gli atti in archivio. Per quanto riguarda invece il divieto di ostensione scopriamo che non c’è: semplicemente alla richiesta che venissero pubblicati e utilizzati gli atti del procedimento penale per blocco stradale, il PM aveva risposto di stare ancora indagando e perciò come da articolo 329 di non ritenere che gli atti dovessero essere pubblicati. Chiarita la vicenda, abbiamo potuto accedere agli atti del procedimento penale, visto che non erano più necessarie altre indagini. Visti gli atti ci rendiamo conto che si tratta di una normalissima manifestazione. Una delle tante manifestazioni in solidarietà con il popolo palestinese che a un certo punto – non sicuramente per decisione di Shahin che è semplicemente una delle persone presenti all’iniziativa – arriva sul raccordo autostradale Torino-Caselle e per qualche decina di minuti lo interrompe con un blocco. Abbiamo già fatto un interrogatorio chiarendo ulteriormente la posizione di Shahin davanti al Pubblico Ministero. Questo è sostanzialmente quello che emerge in riferimento alla questione divieto di ostensione. Sono stati poi prodotti due presunti contatti di Shahin con soggetti radicalizzati. Un’identificazione avvenuto a Imperia da parte della polizia stradale nel 2012. Quando Shahin è stato sentito ha chiarito la vicenda dicendo che l’unica cosa che ricordava dell’episodio è che era andato a fare un sermone nella cittadina ligure nel periodo di inizio della guerra in Siria, della primavera siriana. Al ritorno gli era stato dato un passaggio ed erano stati fermati per un normale controllo della polizia stradale in cui erano stati chiesti i documenti. Shahin ha anche chiarito che non sapeva chi ci fosse in macchina e che non conosceva il soggetto di cui si sta parlando, un italiano convertito che si sarebbe arruolato per combattere in Siria dove è morto. Una segnalazione dovuta a un’intercettazione telefonica di un soggetto poi condannato per apologia di terrorismo, che parlando con un’altra persona nel 2018 gli avrebbe detto “se hai bisogno di qualcosa puoi rivolgersi all’imam della moschea di San Salvario”. Questi elementi sono quelli che hanno permesso di ripresentare l’istanza? Sì, sono quelli che hanno permesso di ripresentare l’istanza e soprattutto la circostanza che la Corte d’Appello si era trovata a dover decidere di una persona con due indagini a carico e un segreto istruttorio chissà per che motivo opposto dalla procura mentre, come abbiamo dimostrato, non era questa la realtà. Abbiamo anche aggiunto nell’istanza tutta una serie di documenti, sia precedenti sia successivi al decreto di espulsione. Si tratta degli attestati di solidarietà e di conoscenza da parte del mondo cattolico, valdese, che attestano come Shahin sia sempre stata una persona che ha lavorato per il dialogo interreligioso e per l’integrazione tra le comunità. Abbiamo allegato anche elementi precedenti, come ad esempio un’iniziativa unica in Italia, ovvero la traduzione della Costituzione italiana in lingua araba e la sua distribuzione tra i fedeli della sua moschea. Anche questo un segno di non pericolosità, anzi di perfetto inserimento nei valori del nostro sistema costituzionale. Alla luce di questi elementi il Giudice valorizza tutto questo quando accoglie le istanze di riesame e dice che ci sono degli elementi nuovi che lo allontanano dal sospetto di pericolosità. Elementi che confermano come Shahin sia perfettamente inserito in un sistema valoriale rispettoso della Costituzione.  La vicenda giudiziaria non è ancora conclusa. Cosa succederà? C’è un tot di giurisdizioni e di azioni che devono ancora avvenire. Sul Decreto di espulsione abbiamo proposto ricorso al Tar Lazio e avremo udienza il 22 dicembre 2025. Sulla revoca della carta di soggiorno abbiamo proposto ricorso al Tar Piemonte e avremo udienza il 14 gennaio 2026. Contro il rigetto della richiesta di protezione internazionale adottata dalla Commissione territoriale di Siracusa abbiamo proposto ricorso al Tribunale ordinario civile, Sezione immigrazione di Caltanissetta che proprio ieri, poche ore dopo la decisione della Corte d’Appello, ha sospeso il provvedimento di diniego della protezione internazionale. Questo significa che comunque, al di là del fatto che Shahin è in libertà, dismesso dal CPR, è anche inespellibile temporaneamente perché è pendente il ricorso sulla sua richiesta di protezione internazionale. In conclusione, come possiamo valutare questa vicenda? Al di là della complicazione determinata dalla normativa – questo sovrapporsi di giurisdizioni diverse perché abbiamo due TAR, la Corte d’Appello penale, la Cassazione e il Tribunale civile di Caltanissetta – mi sembra che questa vicenda portata in estrema sintesi sia un segnale molto pericoloso. Sostanzialmente la decisione di espellere Shahin è determinata solamente dal fatto che ha espresso un’opinione, condivisibile o meno. Il giudice della Corte d’Appello scrive che è moralmente o eticamente sicuramente una descrizione che lui non condivide, parole censurabili. Detto questo, ripeto vanno inquadrate nel contesto complessivo del suo discorso, ma soprattutto restano un’opinione. Si parla di radicalizzazione, fondamentalismo. Ho sentito che il Ministro Piantedosi ad Atreju ha detto che non importa che sia un imam, ma il primo paragrafo fa riferimento alla sua qualifica di imam. Si sottolinea che ha organizzato diverse manifestazioni in solidarietà con il popolo palestinese. Credo che il solo fatto di citare questo come elemento a sfavore, visto che è nominato in un provvedimento di espulsione per pericolosità per la sicurezza nazionale, è un ulteriore campanello di allarme su come viene interpretata sostanzialmente la libertà di manifestazione del pensiero e su come viene interpretato essere migranti in questo momento in Italia.   Redazione Italia
La Corte d’Appello di Torino libera Mohamed Shahin. Smontato il teorema Piantedosi
L’imam di Torino, Mohamed Shahin potrà tornare libero. Era stato arrestato e poi deportato dal 24 novembre nel lontanissimo Centro di permanenza per il rimpatrio di Caltanissetta perché destinatario di un provvedimento di espulsione firmato di persona dal ministro degli Interni Matteo Piantedosi. Nel decreto di espulsione firmato da Piantedosi per “motivi di sicurezza dello Stato […] L'articolo La Corte d’Appello di Torino libera Mohamed Shahin. Smontato il teorema Piantedosi su Contropiano.
Amnesty International Italia e altre 12 associazioni chiedono il rilascio di Shahin
L’iniziativa coinvolge la sezione locale della struttura internazionale insieme alle italiane ARCI e A Buon Diritto e alle europee ELSC ed LDSF, all’italo-egiziana EgyptWide e alle egiziane CIHRS, ECFR, EFHR, EHRF e RPE con il Centro contro la violenza El Nadeem e la tortura e la Sinai Foundation for Human Rights. Alla data della diffusione del proprio appello, martedì 2 dicembre scorso, non era ancora arrivara risposta alla lettera che avevano inviato alla presidenza del Consiglio dei ministri e al ministero dell’Interno italiano per perorare la sospensione del procedimento di espulsione e, a spiegazione della motivazione, fornendo la documentazione e reportistica sullo stato dei diritti umani in Egitto. APPELLO Tredici organizzazioni della società civile chiedono al governo e al ministero dell’Interno italiani di fermare l’espulsione verso l’Egitto di Mohamed Mahmoud Ebrahim Shahin, in conformità ai propri obblighi in materia di protezione dei diritti umani, incluso il principio di non-refoulement. Mohamed Mahmoud Ebrahim Shahin, cittadino egiziano residente a Torino, in Italia, da circa vent’anni, è stato sottoposto a un procedimento giudiziario ingiusto, fortemente viziato da evidenti irregolarità procedurali, a partire dal giorno 24 novembre 2025. Su iniziativa del ministero dell’Interno, al sig. Shahin è stato revocato il permesso di soggiorno europeo di lunga durata ai sensi dell’art.13, comma 1 del Testo unico sull’immigrazione (decreto n. 286/1998) che, insieme alle successive modifiche, introduce la possibilità di espellere i cittadini stranieri qualora presentino un profilo di pericolosità sociale o costituiscano una minaccia per la sicurezza nazionale. Le accuse rivolte al sig. Shahin, che sono alla base del decreto di espulsione, includono “l’appartenenza a un’ideologia estremista” e l’aver partecipato a un blocco stradale durante una manifestazione contro il genocidio del popolo palestinese a maggio 2025. Nel decreto, il ministero dell’Interno fa anche riferimento a una presunta dichiarazione in cui Mohamed Shahin avrebbe commentato gli attacchi del 7 ottobre 2023 nel corso di un’altra manifestazione in solidarietà con la Palestina, a Torino, nell’ottobre 2025. Dopo essere stato trattenuto presso una stazione di polizia, Mohamed Shahin è stato trasferito presso il Centro di permanenza per i rimpatri (CPR) di Caltanissetta, lontano dai suoi familiari, dalla sua comunità e dai legali che lavorano alla sua difesa. La richiesta di protezione internazionale che ha presentato a seguito della revoca del permesso di soggiorno è stata rigettata a seguito di un procedimento di esame fortemente accelerato, sul quale ha certamente pesato la classificazione dell’Egitto come “paese di origine sicuro” e che non ha attribuito la giusta importanza ai rischi in cui Mohamed Shahin incorrerebbe qualora fosse espulso in Egitto, un paese dove la tortura è endemica e le autorità sottopongono le persone ad arresti e detenzioni arbitrarie, spesso nell’ambito di processi iniqui, sulla base delle sole opinioni. «Le autorità italiane devono riconoscere pienamente i gravi rischi cui Mohamed Shahin andrebbe incontro se fosse rimpatriato in Egitto. Procedere con la sua espulsione metterebbe l’Italia in diretta violazione dei suoi obblighi internazionali in materia di diritti umani. Il trattamento riservato dall’Italia a Mohamed Shahin è un altro esempio dell’arretramento globale dello Stato di diritto e dei diritti umani a cui stiamo assistendo. Nessuno Stato può credibilmente dichiarare che un altro paese sia “sicuro per tutte/i”, come fa l’Italia classificando l’Egitto come “paese di origine sicuro”, e nessuno Stato può semplicemente ignorare i propri obblighi fondamentali in materia di diritti umani» ha dichiarato Sayed Nasr, direttore esecutivo dell’associazione EgyptWide for Human Rights. Al momento della revoca del permesso di soggiorno, Mohamed Shahin era un individuo incensurato, attivamente coinvolto nella vita socio-culturale della sua città e della comunità islamica torinese. Nel suo ruolo di imam è stato spesso promotore di iniziative nell’ambito dei percorsi locali di dialogo interreligioso, e nel contesto delle manifestazioni a sostegno del popolo palestinese è ricordato dai movimenti locali per il ruolo di mediatore a garanzia dello svolgimento pacifico delle manifestazioni. L’inconsistenza dei fatti contestati a Shahin per giustificare il procedimento di espulsione emesso contro di lui ai sensi dell’art.13, comma 1 del Testo unico sull’immigrazione rappresenta un caso allarmante di strumentalizzazione del diritto in chiave repressiva e di repressione del dissenso pacifico per mezzo della normativa in materia di sicurezza nazionale. «Nella vicenda di Mohamed Shahin preoccupa l’utilizzo dello strumento del decreto d’espulsione e del trattenimento in CPR, una procedura amministrativa che non prevede le garanzie di difesa del procedimento penale. L’applicazione di tale misura altamente restrittiva si basa peraltro su un sospetto riguardante una condotta che non configura una fattispecie penalmente rilevante e su alcune dichiarazioni poi rettificate. Emerge che le persone straniere in Italia rischiano troppo facilmente di essere allontanate dal tessuto sociale in cui vivono, dove intessono relazioni e di cui sono parte integrante, e che non godono delle piene garanzie che lo Stato di diritto prevede per tutte e tutti. Riteniamo che sia un fatto gravissimo, lesivo dei diritti fondamentali», ha dichiarato Luigi Manconi, presidente di A Buon Diritto. «Se espulso in Egitto, stato di cui conosciamo bene la propensione alla tortura e alle sparizioni forzate, Mohamed Shahin rischierebbe la vita. Ciò a causa di un provvedimento iniquo e sproporzionato emesso dalle autorità italiane, frutto di politiche repressive in materia di sicurezza nazionale, provvedimento che chiediamo sia annullato», ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. Nel corso degli anni passati, le organizzazioni firmatarie hanno documentato numerosi casi in cui cittadini egiziani di rientro dall’estero, tanto volontariamente quanto a seguito di procedure di rimpatrio iniziate da Stati terzi, sono stati sottoposti a gravi violazioni dei diritti umani, compresi arresti arbitrari, sparizioni forzate, maltrattamenti e torture, per la loro reale o percepita opposizione al governo. Tra le vittime di queste pratiche rientrano oppositori politici, studenti universitari, attivisti e comuni cittadini senza una storia di attività politica o movimentista alle spalle. Esiste inoltre una pratica consolidata, da parte delle autorità egiziane, di ritorsioni e intimidazioni nei confronti dei familiari degli oppositori politici, che comprende arresti e processi arbitrari, detenzioni prolungate oltre i termini di legge, maltrattamenti, torture, sparizioni forzate. Dal momento che le autorità egiziane hanno già sottoposto la famiglia Shahin a procedimenti giudiziari iniqui a causa della loro opposizione pacifica al governo, abbiamo motivo di credere che egli andrebbe incontro a gravi violazioni dei diritti umani se rimpatriato in Egitto, tra cui detenzione arbitraria o sparizione forzata, maltrattamenti, torture, procedimenti penali ingiusti. Il provvedimento del ministero dell’Interno italiano che attribuisce al sig. Shahin un profilo di pericolosità sociale avrebbe inoltre l’effetto di aggravare notevolmente tali rischi. Alcune delle organizzazioni firmatarie hanno esposto preoccupazioni per le violazioni dei diritti umani in cui il sig. Shahin rischierebbe di essere sottoposto se venisse espulso in Egitto in una lettera alla presidenza del Consiglio dei ministri e al ministero dell’Interno italiano, chiedendo di sospendere il procedimento di espulsione e fornendo inoltre documentazione e reportistica sullo stato dei diritti umani in Egitto che illustra la serietà e la gravità di tali rischi, ma non abbiamo ad oggi ricevuto risposta. Chiediamo alle autorità italiane, in conformità ai propri obblighi in materia di diritti umani, ivi compresi il diritto di ogni persona a non essere sottoposta a trattamenti crudeli, inumani o degradanti, il diritto alla riservatezza familiare, e il principio di non-refoulement, di fermare l’espulsione di Mohamed Shahin verso l’Egitto, e di garantirgli il diritto a cercare protezione internazionale in Italia. ORGANIZZAZIONI FIRMATARIE: * Amnesty International Italia * ARCI * A Buon Diritto * European Legal Support Center (ELSC) * Law and Democracy Support Foundation (LDSF) * EgyptWide for Human Rights (EgyptWide) * Cairo Institute for Human Rights Studies (CIHRS) * Egyptian Commission for Rights and Freedoms (ECFR) * Egyptian Front for Human Rights (EFHR) * Egyptian Human Rights Forum (EHRF) * Refugees Platform in Egypt (RPE) * El Nadeem Center * Sinai Foundation AMNESTY ITERNATIONAL ITALIA, 2.11.2025 – Stop all’espulsione di Mohamed Shahin verso l’Egitto PRESSENZA, 2.11.2025 – Il ‘caso’ di Mohamed Shahin: dal suo rilascio dipende la tutela di tanti diritti  Amnesty International
L’espulsione di Mohamed Shahin è una minaccia alla libertà di espressione
La vicenda dell’espulsione dell’imam torinese Mohamed Shahin merita di essere conosciuta nei dettagli e di una mobilitazione che ne pretenda l’immediata scarcerazione dal Cpr di Caltanissetta dove è stato spedito da Torino (con un accanimento vergognoso) e la sospensione dell’espulsione decretata unilateralmente dal Ministero degli Interni. Contro Mohamed Shahin era […] L'articolo L’espulsione di Mohamed Shahin è una minaccia alla libertà di espressione su Contropiano.
No all’espulsione di Mohamed Shahin. In Egitto rischia la vita
Il ddl Gasparri non è ancora legge e già si prova ad applicarlo con una condanna che fa venire i brividi. L’imam della moschea di via Saluzzo a Torino ha ricevuto un decreto di espulsione. Attivista pro Palestina, è stato già identificato per un blocco stradale, poi contro di lui un’interrogazione parlamentare dell’onorevole Montaruli (FdI), già condannata in via definiva per peculato. Montaruli ne chiede l’allontanamento immediato in nome della sicurezza dello Stato. L’imam è in Italia da 20 anni, ha due figli e ha unicamente commesso l’imprudenza di affermare che l’attacco del 7 ottobre è stato un atto di reazione, quanto basta per associarlo ad Hamas e al terrorismo. La parlamentare chiede, il ministero obbedisce: il signor Shahin è stato prelevato in casa, gli è stata revocata la carta di soggiorno ed è stato trasferito al Centro Permanente per i Rimpatri di Caltanissetta. Perché non a quello di Torino? Ha chiesto protezione internazionale, che molto probabilmente gli verrà negata. I legali da Torino stanno tentando di difenderlo, ma a distanza è praticamente impossibile. Il rischio è che in poche ore, prima di ricorsi e sospensive, di avere il parere dei vari tribunali a cui rivolgersi, l’imam venga rimandato in Egitto, Paese per l’Italia considerato sicuro. L’Egitto di Giulio Regeni, Patrick Zaki, Abu Omar, quello in cui la tortura è normale e per cui Shahin è considerato un pericoloso oppositore. Lo si mette a rischio della vita per un reato di opinione. Crediamo che Shahin sia uno dei primi su cui si accaniranno, soprattutto quando la proposta Gasparri diventerà legge. Ora che ci sono meno persone in piazza ci si vendica con la repressione verso chi critica Netanyahu senza per questo essere né antisemita né terrorista. Giovedì ci saranno mobilitazioni spontanee e simboliche davanti a numerose Prefetture italiane, ma il destino di Mohamed Shahin si va consumando in queste ore a Caltanissetta, con scarso interesse. Chi saranno i prossimi? Stefano Galieni, responsabile immigrazione PRC-S.E.   Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
Torino. No all’espulsione di Mohamed Shahin
Il governo sta mettendo in atto delle vere e proprie rappresaglie contro chi ha contribuito ad animare le manifestazioni oceaniche contro il genocidio in Palestina. E’ di ieri la notizia della richiesta di rimpatrio in Egitto per Mohamed Shahin, l’imam di Torino che è stato sempre in piazza, ogni volta […] L'articolo Torino. No all’espulsione di Mohamed Shahin su Contropiano.
La COP30 espelle la delegazione di Israele
La delegazione israeliana è stata espulsa dall’assemblea della COP30. Le proteste di fronte alla sede di Belem in Brasile e il boicottaggio espresso dalla maggioranza delle delegazioni hanno cacciato i rappresentanti del genocidio a Gaza. La notizia è stata censurata dalla stampa scorta mediatica di Netanyahu. La Commissione Onu per […] L'articolo La COP30 espelle la delegazione di Israele su Contropiano.
Libia: MSF ha ricevuto l’ordine di lasciare il Paese entro il 9 novembre
Medici Senza Frontiere (MSF) annuncia di aver ricevuto una lettera dal Ministero degli Affari Esteri della Libia in cui viene ordinato all’organizzazione medico-umanitaria di lasciare il Paese entro il 9 novembre. Il 27 marzo 2025 MSF aveva ricevuto l’ordine di sospendere le attività in Libia dopo la chiusura imposta dall’Agenzia per la sicurezza interna (ISA) e l’interrogatorio di diversi membri del suo staff. Questa ondata di repressione ha colpito anche altre 9 organizzazioni umanitarie che operano nella parte occidentale del Paese. Da allora, MSF ha ripetutamente espresso il desiderio di poter tornare a fornire assistenza medica in Libia e ha continuato a dialogare con le autorità. “Siamo profondamente rammaricati per questa decisione e preoccupati per le conseguenze che avrà sulla salute delle persone che assistiamo” spiega Steve Purbrick, responsabile dei programmi di MSF in Libia. “Riteniamo di avere ancora un ruolo importante da svolgere in Libia, in particolare nella diagnosi e nel trattamento della tubercolosi, nel supporto al sistema sanitario libico, ma anche nel garantire l’accesso all’assistenza sanitaria ai rifugiati e alle persone migranti che sono escluse dalle cure e soggette a detenzioni arbitrarie e gravi violenze”.  In un contesto caratterizzato da crescenti ostruzioni alle attività delle ONG, da drastici tagli ai finanziamenti internazionali e dal rafforzamento delle politiche europee di collaborazione con le autorità libiche in materia di controllo delle frontiere, attualmente non vi sono ONG internazionali che forniscono assistenza medica ai rifugiati e ai migranti nella Libia occidentale. “Non è stata fornita alcuna motivazione per giustificare la nostra espulsione e il processo rimane poco chiaro. La registrazione di MSF presso le autorità competenti in Libia è ancora valida; speriamo, quindi, ancora di poter trovare una soluzione positiva a questa situazione” conclude Purbrick di MSF. In collaborazione con le autorità sanitarie libiche, MSF ha effettuato oltre 15.000 visite mediche nel 2024, 3.000 sessioni di salute mentale individuali e 2.000 visite per la tubercolosi. MSF si è occupata di identificare e accompagnare alcuni di questi pazienti non libici e particolarmente vulnerabili e di evacuarli attraverso un corridoio umanitario verso l’Italia. Dal 2024, 76 ex pazienti hanno beneficiato di questo programma e altri 63 avrebbero dovuto seguirli entro la fine dell’anno. Nel 2023, MSF ha anche fornito assistenza medica di emergenza in seguito alle inondazioni a Derna.     Medecins sans Frontieres
Negli USA fermato un giornalista britannico. Criticava Israele
Un noto giornalista e analista politico britannico, Sami Hamdi, è stato arrestato domenica mattina all’aeroporto internazionale di San Francisco dall’Ice, l’Agenzia federale per il controllo dell’immigrazione. A rendere nota la notizia è Lettera 43, la quale riferisce che si tratta di una misura di ritorsione per le sue critiche a Israele nel contesto […] L'articolo Negli USA fermato un giornalista britannico. Criticava Israele su Contropiano.