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“Capire le migrazioni internazionali”: al via il ciclo formativo
Prende il via a Trieste la terza edizione del ciclo formativo Capire le migrazioni internazionali, promosso da ICS, ASGI, Articolo 21 e Fondazione Luchetta, in collaborazione con il SAI di Trieste, l’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Assostampa FVG… Redazione Friuli Venezia Giulia
A Natale una fiaccolata contro l’indifferenza e per il diritto all’accoglienza
Nel tardo pomeriggio del giorno di Natale si terrà a Trieste la fiaccolata “Luce tra gli ultimi. Un Natale in cammino”, promossa dal costituendo coordinamento regionale della rete di persone e realtà del Terzo Settore. A seguito della morte di quattro persone migranti, avvenuta nelle ultime settimane in Friuli Venezia Giulia, non possiamo girarci dall’altra parte. È da qui che nasce l’iniziativa: dal rifiuto della cultura dell’indifferenza e dalla volontà di riportare al centro, proprio nel giorno simbolo della solidarietà, il tema dei diritti negati, delle disuguaglianze e delle condizioni di vita delle persone migranti e richiedenti asilo arrivate in città. Persone costrette, a causa di gravi inadempienze istituzionali, a vivere per settimane nei magazzini abbandonati del Porto Vecchio, pur avendo diritto all’accoglienza. La fiaccolata si svolgerà in tre tappe. Il ritrovo è previsto alle ore 18.15 in largo Santos (ex Sala Tripcovich), da dove partirà un cammino accompagnato dalla musica. La seconda tappa sarà piazza Oberdan, dove si terrà un flashmob promosso dai giovani della Rete degli Studenti Medi e verrà annunciato un Manifesto, che potrà essere sottoscritto da chi vorrà aderire all’iniziativa. Il percorso si concluderà in piazza Libertà, con una cena condivisa insieme alle persone migranti, prevista indicativamente per le ore 19.30. Le promotrici e i promotori invitano chi parteciperà a portare con sé una fiaccola o una candela per il cammino e un po’ di cibo da condividere, come gesto concreto di prossimità e di relazione. Redazione Friuli Venezia Giulia
Replica ai sindacati SIULP e SAP
Dalle dichiarazioni rese dai sindacati di polizia SIULP e SAP in merito alla pubblicazione del report “Accesso negato. Rapporto sugli ostacoli nell’accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e altre misure di accoglienza a Trieste”, emerge un tono marcatamente emotivo che lascia presumere come il documento non sia stato letto con la necessaria attenzione. Il rapporto è il risultato di un lungo e puntuale monitoraggio condotto da un ampio e autorevole coordinamento di enti e associazioni attive a Trieste nella tutela delle persone più esposte, e documenta l’esistenza di prassi illegittime. Prassi che non possono essere negate, ma che richiedono di essere riconosciute e interrotte con urgenza, a difesa dello Stato di diritto e a tutela dello stesso operato delle forze dell’ordine. ICS auspica quindi una riflessione più posata e fondata sugli elementi di forte preoccupazione che emergono dal rapporto e rinnova la propria disponibilità a un dialogo serio e costruttivo, finalizzato alla cessazione delle pratiche illegittime segnalate, nell’interesse di tutte e tutti. ICS – Ufficio Rifugiati, Onlus Redazione Friuli Venezia Giulia
Accesso negato: a Trieste il diritto d’asilo è ostacolato da prassi illegittime sistematiche
Trieste, 17 dicembre – L’accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale, a Trieste, è segnato da ostacoli gravi, ricorrenti e in contrasto con la normativa nazionale ed europea. È quanto emerge dal rapporto “Accesso negato. Rapporto sugli ostacoli nell’accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e alle misure di accoglienza a Trieste”, presentato questa mattina al Circolo della Stampa da ICS, IRC, Diaconia Valdese, Linea d’Ombra, No Name Kitchen, Goap, Fondazione Luchetta e Cdcp. Il rapporto è il risultato di un monitoraggio svolto nel corso del 2025 attraverso centinaia di testimonianze raccolte sul campo, attività di assistenza legale che hanno coinvolto oltre 1.400 persone, segnalazioni formali inviate alle autorità e un’analisi puntuale del quadro giuridico di riferimento. I dati restituiscono un quadro allarmante: ogni giorno decine di persone si presentano all’Ufficio Immigrazione della Questura di Trieste per chiedere asilo, ma solo 10–12 riescono ad accedere agli uffici e, spesso, solo una parte di queste riesce effettivamente a formalizzare la domanda. In media, la registrazione della richiesta di protezione internazionale avviene dopo circa tre settimane dal primo tentativo, ma non sono rari i casi in cui l’attesa supera i 30 o addirittura i 60 giorni. In questo periodo le persone restano intrappolate in un limbo giuridico, senza alcun documento che attesti la manifestazione della volontà di chiedere asilo e senza accesso alle misure di accoglienza, all’assistenza sanitaria o alla residenza anagrafica. Il rapporto documenta una serie di prassi discrezionali e illegittime: criteri di accesso non trasparenti e non cronologici, allontanamenti ripetuti senza motivazioni formali, accesso di fatto condizionato al possesso di documenti di identità, controlli informali dei telefoni cellulari, rinvii orali verso altre Questure o altri Paesi europei, mancata tutela delle persone in condizioni di vulnerabilità sanitaria, ostacoli specifici per i minori stranieri non accompagnati, emissione di provvedimenti di espulsione anche in presenza di una chiara manifestazione della volontà di chiedere asilo. Le conseguenze di queste pratiche sono pesantissime: centinaia di persone sono costrette a vivere per settimane o mesi senza alcuna forma di accoglienza, spesso in spazi insicuri e degradati come l’area dell’ex Porto Vecchio. Nei mesi autunnali del 2025 si stima che oltre 200 persone al giorno abbiano vissuto in queste condizioni, esposte a gravi rischi per la salute fisica e mentale, e al momento sono oltre cento le persone lasciate in strada senza accoglienza, nonostante il recente maxi trasferimento. Una situazione che, come ribadito dalla giurisprudenza europea, può configurare trattamenti inumani e degradanti. L’impatto non riguarda solo le persone direttamente coinvolte, ma anche il contesto urbano e sociale cittadino: la concentrazione forzata di situazioni di marginalità alimenta tensioni, degrado e una percezione diffusa di abbandono istituzionale, senza offrire soluzioni strutturali né alle persone richiedenti asilo né alla cittadinanza. Con questo rapporto le organizzazioni firmatarie chiedono un intervento immediato delle istituzioni competenti affinché venga ripristinata la piena conformità alla legge. Tra le raccomandazioni principali: il potenziamento del servizio amministrativo per la registrazione tempestiva delle domande di asilo, il rispetto rigoroso delle garanzie nei controlli sui dispositivi elettronici, l’istituzione di procedure prioritarie per le persone in condizioni di vulnerabilità (in particolare minori stranieri non accompagnati), l’applicazione uniforme delle norme sull’accertamento dell’età, maggiore trasparenza sulle modalità di accesso alla procedura, l’attivazione di un tavolo tecnico permanente tra Questura, Prefettura, enti del terzo settore e organismi di tutela. «La normativa, che piaccia o no, deve essere rispettata e le prassi illegittime devono cessare – osservano le organizzazioni –. Domani avremo un incontro con la Questura, in cui riporteremo loro, nuovamente, tutte le irregolarità oggi denunciate». Redazione Friuli Venezia Giulia
Sgombero in Porto Vecchio: almeno 40 persone escluse, nessun coinvolgimento delle organizzazioni umanitarie
Questa mattina è stata eseguita l’ennesima operazione di sgombero in alcuni magazzini del Porto Vecchio di Trieste: circa 150 persone migranti e richiedenti asilo – molte delle quali abbandonate in strada da settimane, e che in quei magazzini avevano trovato un riparo di fortuna – sono state messe in fila, identificate e trasferite. È evidente che si tratta di una misura-spot, priva di una strategia strutturale: lo sgombero non risolve affatto il problema poiché, come abbiamo già denunciato molte volte in passato, le persone richiedenti asilo e in transito che da domani arriveranno in città si troveranno nella medesima situazione. Il trasferimento è avvenuto senza alcun coinvolgimento delle organizzazioni che sul territorio si occupano di accoglienza e supporto, né dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr): un’esclusione che conferma come la gestione della crisi migratoria a Trieste segua logiche emergenziali, securitarie e dettate da urgenze mediatiche. Logiche che, ancora una volta, nulla hanno a che vedere con la salvaguardia dei diritti delle persone più vulnerabili. Il problema, creato artificialmente dalle istituzioni, non viene quindi risolto e si ripresenterà nei prossimi mesi, con una responsabilità politica sempre più pesante. Ma l’aspetto più grave è l’esclusione arbitraria di decine di persone – almeno quaranta, secondo le nostre stime – lasciate fuori dall’operazione solo perché, nel momento del trasferimento, non si trovavano nei magazzini interessati. Nessuno le aveva informate dell’intervento, nessuna istituzione ha tentato di raggiungerle: una conseguenza diretta del mancato coinvolgimento di chi lavora sul territorio e che avrà pesanti conseguenze sulla vita delle persone più vulnerabili. ICS – Consorzio Italiano di Solidarietà Redazione Friuli Venezia Giulia
“Capire le migrazioni internazionali”: parte la terza edizione
Si è svolta stamattina presso la Sala Paolo Alessi del Circolo della stampa di Trieste, con la presenza di Gianfranco Schiavone (presidente ICS) e della giornalista Fabiana Martini, la conferenza stampa di presentazione della terza edizione del ciclo formativo “Capire le migrazioni internazionali”. Il percorso anche quest’anno offrirà a operatori sociali, professionisti dell’informazione, realtà del mondo giuridico e cittadini un’occasione di approfondimento su temi di grande attualità legati ai movimenti migratori e alla protezione dei rifugiati. L’iniziativa prende avvio dal contesto triestino, punto di osservazione privilegiato lungo la rotta balcanica, e amplia lo sguardo alle dinamiche europee e internazionali. Il primo appuntamento, “Spostare altrove. Dal protocollo Italia-Albania all’esternalizzazione delle politiche migratorie in Europa”, analizzerà le proposte orientate a trasferire al di fuori dell’Unione Europea le procedure d’asilo e le fasi di detenzione pre-rimpatrio. Un tema riacceso dall’intesa Italia-Albania, che ha sollevato perplessità da parte di giuristi e organizzazioni internazionali. Interverranno Francesco Ferri (Action Aid) e Gianfranco Schiavone (ICS). Il secondo incontro, “Trieste e i migranti e rifugiati”, si concentrerà sulle esperienze locali: dall’accoglienza diffusa, riconosciuta a livello nazionale, alle criticità che caratterizzano gli arrivi lungo la rotta balcanica. Partecipano Roberta Altin (Università di Trieste) e le operatrici Maddalena Avon e Marta Pacor. Il terzo appuntamento, “La linea del confine: il ritorno dei muri e dei confini in Europa”, approfondirà l’uso sempre più diffuso di barriere fisiche e tecnologiche alle frontiere europee e le conseguenze di queste politiche sulla sicurezza, sull’economia e sui diritti umani. Interverranno Fabio Chiusi, giornalista e autore del libro La fortezza automatica, e Caterina Bove, avvocata ASGI. Il quarto incontro, “Pluralità, convivenza e governance”, affronterà i temi legati alla diversità culturale, religiosa e identitaria. Il sociologo Stefano Allievi analizzerà gli strumenti necessari per governare questa complessità in modo informato e lungimirante. Il quinto appuntamento, “Accogliere o isolare e rinchiudere?”, proporrà una riflessione sul confine sottile che separa le politiche di accoglienza da quelle di segregazione nelle istituzioni totali. Interverranno Michele Rossi (CIAC Parma) e Peppe Dell’Acqua (Forum Salute Mentale), con un richiamo alla storia triestina del superamento dei manicomi e al simbolico viaggio di Marco Cavallo nei CPR italiani. Il sesto e ultimo incontro, previsto a giugno in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, ospiterà la presentazione del Rapporto Migrantes sul diritto d’asilo 2025. Saranno presenti Cristina Molfetta, coordinatrice del rapporto, e Alejandro Olayo Mendez (Boston College). L’edizione di quest’anno include un focus sull’evoluzione delle politiche migratorie statunitensi e sui loro riflessi internazionali. Il ciclo formativo è promosso da ICS, ASGI, Articolo 21 e Fondazione Luchetta, in collaborazione con il Sistema Accoglienza Integrazione (SAI) di Trieste, l’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Assostampa FVG e il Circolo della Stampa di Trieste. Gli incontri si svolgono in presenza dalle ore 17 alle ore 19 presso la Sala Alessi del Circolo della Stampa (Corso Italia 13, Trieste). L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. È possibile iscriversi per seguire le lezioni da remoto seguendo il seguente link: https://cryptpad.fr/form/#/2/form/view/pghVv7a9QdrMRn8wWY1Xo6+wyfqTq-0bYiOU72jZI0c/ (in tal modo si riceverà il link per seguire le formazioni sulla piattaforma zoom) Non è previsto il rilascio di attestati per la partecipazione al corso. Per informazioni e domande inviare una mail a: capirelemigrazioni@virgilio.it Redazione Friuli Venezia Giulia
La Corte europea condanna nuovamente la Croazia per violazioni dei diritti dei richiedenti asilo
La sentenza della Corte europea dei diritti umani (CEDU) nel caso del cittadino turco Y.K. contro la Croazia è divenuta definitiva: la Corte ha riconosciuto che il paese europeo ha violato il diritto d’asilo nei confronti di Yilmaz Kökbalik, cittadino turco di origine curda, che cercava protezione dopo essere fuggito da persecuzioni politiche e torture. Invece di garantirgli accesso alla procedura d’asilo, le autorità croate lo hanno detenuto e poi espulso, esponendolo al rischio di nuove violenze. La nuova sentenza conferma quanto denunciato da anni dal Centro per gli Studi sulla Pace (CMS) e da numerose organizzazioni per i diritti umani: che la Croazia espelle sistematicamente e illegalmente i rifugiati, negando loro il diritto di asilo, la rappresentanza legale e l’accesso alla giustizia. Il Consorzio Italiano di Solidarietà (ICS) accoglie la sentenza come una vittoria della giustizia e un riconoscimento delle gravi violazioni in atto alle frontiere europee. Rinnoviamo l’appello alle istituzioni a porre fine ai respingimenti, garantire accesso all’asilo, assistenza legale e rimedi effettivi a tutte le persone in cerca di protezione. Link alla sentenza: https://hudoc.echr.coe.int/eng#{%22appno%22:[%2238776/21%22]} Redazione Friuli Venezia Giulia
Migranti a Trieste: trasferimenti tardivi e persone ancora in strada
Il 1° ottobre a Trieste non c’è stato alcuno sgombero di migranti dall’area del Porto Vecchio, ma un tardivo trasferimento di circa 150 richiedenti asilo, effettuato direttamente dalla strada. L’operazione conferma quanto ICS denuncia da tempo alle autorità competenti: decine di richiedenti asilo – tra cui famiglie – sono costrette a vivere abbandonate per settimane in condizioni indegne, senza alcuna accoglienza. Una situazione che si ripete ciclicamente e che testimonia la grave disfunzione del sistema ordinario di prima accoglienza e dei trasferimenti, da anni inefficiente e sottodimensionato. Il trasferimento del 1° ottobre, pur positivo per chi ha finalmente trovato una collocazione, non risolve il problema: diverse decine di persone continuano infatti a dormire in strada. Queste operazioni tampone non risolvono nulla, perché già dal giorno successivo i problemi si ripresentano identici. È urgente pertanto intervenire in modo strutturale: serve un sistema ordinario di prima accoglienza con numeri adeguati, capace di rispondere a flussi modesti ma costanti, come richiesto dalle normative e dalla giurisprudenza europea, che garantiscono il diritto all’accoglienza dal momento stesso della richiesta d’asilo. Redazione Friuli Venezia Giulia
Trieste, richiedenti asilo senza accoglienza e sotto sgombero: le associazioni denunciano e chiedono interventi immediati
Le organizzazioni firmatarie (ICS, Linea d’ombra, Diaconia Valdese, No name kitchen, ResQ, IRC, Fondazione Luchetta), a seguito di quanto denunciato nella conferenza stampa del 5 agosto scorso in riferimento alla mancata accoglienza delle persone richiedenti asilo a Trieste, rendono noti i nuovi dati aggiornati e segnalano un ulteriore preoccupante peggioramento. Nelle ultime settimane sono infatti iniziati degli allontanamenti forzati nell’androne a lato dell’ingresso del Porto Vecchio, dove circa un centinaio di persone, in mancanza di un’adeguata accoglienza, cercano un riparo notturno. Gli interventi hanno incluso il sequestro di beni essenziali – coperte, sacchi a pelo, scarpe – affidato alla ditta Italspurghi. Una pratica vessatoria e inaccettabile in uno Stato di diritto, che le organizzazioni firmatarie condannano con forza. Per contrastare questa deriva repressiva le realtà solidali hanno avviato presidi quotidiani a partire dalle ore 7 del mattino nell’androne del Porto Vecchio, per impedire che tali scenari si ripetano. Segnaliamo inoltre che il giorno in cui è stato eseguito il sequestro sono arrivate in dono, da diverse città, molte coperte: segno che, dinanzi alla violenza istituzionale, c’è ancora una comunità solidale presente. Per quanto riguarda l’abbandono in strada dei richiedenti asilo in attesa di accoglienza, ad oggi riguarda almeno 113 persone, nonostante le segnalazioni inviate periodicamente alla Prefettura da quando la situazione si è aggravata. Di questi, circa la metà è in attesa da ormai tre settimane. In seguito al trasferimento avvenuto ieri sono state accolte dalla Prefettura quattro nuclei familiari (di cui due con minori), i quali nelle ultime settimane non hanno dormito in strada solo grazie all’intervento delle associazioni che hanno messo a disposizione dei posti nei dormitori d’emergenza. Tra le persone che continuano invece a dormire in strada, registriamo numerosi casi di vulnerabilità, con bisogni medici non soddisfatti e aggravati dall’impossibilità di accedere a un riparo. Nonostante nel precedente mese di luglio sia stata riscontrata una riduzione dei tempi di attesa per l’accesso alla  procedura di asilo, nelle ultime settimane è aumentato in maniera significativa il numero di richiedenti asilo che non riesce a registrare la domanda in Questura in tempi accettabili. Fra le persone in attesa da diversi giorni, ci sono anche soggetti con profili particolarmente vulnerabili come famiglie con minori, donne sole, e persone con certificate fragilità mediche. Diverse di loro inoltre vengono ripetutamente respinte con modalità poco trasparenti e con motivazioni che spesso sembrano non essere conformi alla normativa sull’asilo. Come già ricordato in altre occasioni dalle organizzazioni attive sul territorio, gli impedimenti nella registrazione della domanda d’asilo comportano l’impossibilità per queste persone di usufruire di diritti fondamentali come quello dell’accoglienza e di una completa presa in carico sanitaria. Per quanto riguarda i trasferimenti in altre città dei richiedenti asilo già inseriti all’interno del sistema di accoglienza, nel mese di agosto ne è stato organizzato uno a settimana, ognuno da 60 persone: un numero del tutto inadeguato in un periodo tradizionalmente segnato da maggiori arrivi. Le istituzioni competenti non hanno predisposto alcuna misura alternativa, nonostante gli obblighi derivanti dal diritto internazionale, europeo e nazionale. Si ricorda in particolare che il diritto dell’Unione Europea sull’asilo non prevede alcuna eccezione all’obbligo di fornire accoglienza ai richiedenti asilo (Sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea  nella causa C-97/24 del 1.08.25) e che, in caso di temporaneo esaurimento dei posti di accoglienza ordinariamente disponibili, vanno subito predisposte, dall’istituzione competente (la Prefettura e il Ministero dell’Interno) strutture alternative provvisorie anche in collaborazione con gli altri enti pubblici, quali l’amministrazione comunale, nel rispetto dell’obbligo di leale collaborazione tra le diverse istituzioni. Alla luce di questo quadro complessivo, chiediamo con urgenza: • la sospensione immediata degli allontanamenti forzati e delle pratiche di sequestro dei beni personali; • l’accesso immediato all’accoglienza per tutte le persone richiedenti asilo, l’aumento dei trasferimenti in misura adeguata agli arrivi e l’attivazione di una struttura ad alta rotazione per le persone abbandonate in strada in attuazione degli obblighi derivanti dal diritto UE. Rivolgiamo inoltre un appello alla cittadinanza a: • sostenere i presidi di solidarietà, ogni mattina dalle ore 7 nell’androne a lato dell’ingresso del Porto Vecchio; • contribuire alla raccolta fondi e beni organizzata dalla Fondazione Luchetta e continuare a supportare Linea d’ombra nella costante attività pratica di cura rivolta verso le persone migranti. Per ulteriori informazioni in merito si rimanda alle pagine social delle due realtà. Redazione Friuli Venezia Giulia
Accoglienza richiedenti asilo a Trieste: nuova grave situazione di inadempienza istituzionale
Il Consorzio Italiano di Solidarietà (ICS), Diaconia Valdese, International Rescue Committee (IRC) e il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR), nella conferenza stampa che si è tenuta martedì 5 agosto 2025 presso il Circolo della Stampa di Trieste, hanno espresso la loro forte preoccupazione per il netto peggioramento che si sta verificando a Trieste in relazione all’accesso dei richiedenti asilo alle misure di accoglienza previste dalla legge. Le sottoscritte associazioni, come hanno già fatto in passato, ricordano nuovamente che il diritto UE dispone con inequivocabile chiarezza (Direttiva 2013/33/UE, art. 17 par. 1) che “gli Stati membri provvedono a che i richiedenti abbiano accesso alle condizioni materiali di accoglienza nel momento un cui manifestano la volontà di chiedere protezione internazionale”. Il diritto europeo non consente deroghe, neanche temporanee, e dispone l’obbligo per gli Stati di garantire con immediatezza le misure di accoglienza ai richiedenti asilo privi di mezzi di sostentamento. Solo in casi eccezionali e giustificati, ad esempio esaurimento temporaneo delle strutture disponibili, gli Stati membri possano adottare condizioni materiali di accoglienza diverse, purché per un periodo limitato e il più breve possibile. Le strutture individuate devono comunque “rispondere alle esigenze essenziali di accoglienza” (Direttiva 2023/33/UE art.18 par. 9). La Corte Europea per i Diritti Umani considera i richiedenti asilo un gruppo particolarmente svantaggiato e vulnerabile che necessita di un’attenzione particolare (Oršuš e altri c. Croazia, n. 15766/03, § 147). La stessa Corte ha inoltre sottolineato che “Lasciare una persona vulnerabile per strada senza alcun sostegno materiale costituisce un trattamento disumano e degradante vietato dall’articolo 3 della Convenzione” (M.S.S. c. Belgio, n. 30696/09, § 263). Allo stesso modo il 1° agosto 2025 la CGUE (Corte di Giustizia dell’Unione Europea) nella causa C‑97/24 ha sancito che uno stato membro non può sottrarsi ai propri obblighi invocando l’esaurimento temporaneo delle capacità di alloggio normalmente disponibili nel suo territorio, neanche in caso di arrivi ingenti. Come ben documentato, a Trieste nel corso degli anni 2022, 2023 e 2024, si sono verificati gravi ed estesi fenomeni di mancata accoglienza dei richiedenti asilo da parte delle Autorità competenti. A partire da giugno 2024, si è osservato un miglioramento della situazione, che tuttavia non è mai stata pienamente risolta, a seguito del consolidarsi di una prassi di veloce turn-over delle strutture di prima accoglienza con sistematici trasferimenti bi-settimanali dei richiedenti asilo verso altre città italiane (circa 60 persone a settimana). A partire da giugno 2025 tale prassi ha subito un brusco rallentamento, con trasferimenti che avvengono solo una volta alla settimana e che coinvolgono un numero sensibilmente inferiore di persone (circa 35-40 a settimana). Ciò è irragionevolmente avvenuto proprio nel periodo dell’anno che vede, per ragioni meteorologiche, un aumento, seppur contenuto, degli arrivi di coloro che chiedono protezione internazionale. La situazione è divenuta dunque molto problematica, anche per le persone più vulnerabili (famiglie con bambini, donne sole, minori) che nonostante abbiano formalizzato la richiesta di protezione a Trieste vengono semplicemente abbandonate in strada in attesa di un posto in accoglienza, prive di alcuna assistenza che non sia quella fornita dalle associazioni di solidarietà. In violazione della normativa vigente sopra riportata, la Prefettura di Trieste non ha ancora predisposto alcuna misura alternativa, anche temporanea. Il 28 luglio 2025 risultavano prive di assistenza almeno 85 persone oltre a 10 persone con situazioni vulnerabili; al 30 luglio 2025 il numero di persone senza assistenza era già aumentato, attestandosi a 111 richiedenti asilo (uomini singoli) e 13 casi vulnerabili. Infine lunedì 4 agosto, il numero dei richiedenti asilo abbandonati in strada è arrivato a 173 uomini singoli, 2 donne sole e 4 nuclei familiari con bambini. Ciò che preoccupa maggiormente è la ripetitività di una situazione che, anno dopo anno, conferma l’assenza di una programmazione strutturata per gestire un fenomeno contenuto e prevedibile, con picchi stagionali ben noti e dati disponibili in anticipo, e finalizzata a garantire un’accoglienza dignitosa, il rispetto dei diritti fondamentali e a prevenire la creazione di contesti di abbandono in città. Il peggioramento rapidissimo della situazione della mancata accoglienza a Trieste si sta configurando per il quarto anno di fila come una crisi umanitaria e richiede un intervento immediato da parte delle Autorità finora inadempienti. Si richiede altresì che venga realizzata, anche attraverso un rinnovato dialogo con le associazioni, una programmazione adeguata che consenta di prevenire il verificarsi di tali gravi crisi. Le scriventi organizzazioni, in assenza di interventi che pongano rimedio all’attuale situazione, si riservano ogni azione legale necessaria a ripristinare il rispetto delle vigenti normative e tutelare i diritti fondamentali dei richiedenti asilo. Redazione Friuli Venezia Giulia